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2.5 La mammografia

35 La mammografia è la tecnica radiologica utilizzata nella diagnosi del carcinoma

mammario, utilizza raggi X a dosi molto basse e non dannose per la salute, in grado di

rilevare la presenza di un eventuale tumore della mammella ad una fase iniziale, quando è

ancora troppo piccolo per essere individuato alla visita o alla palpazione.

Stanford Warrenad fu l’inventore della mammografia, egli parti dall’osservazione fatta

durante le proprie ricerche , che a braccio sollevato la mammella poteva essere esaminata

bene ai raggi X.

La storia della mammografia è caratterizzata dall’evoluzione degli apparecchi radiologici

dedicati allo studio della mammella, le prime applicazioni da radio senologia risalgono al

1913, solo negli anni ’60 si inizia a parlare di mammografo, uno strumento è in grado di

proiettare un fascio di raggi X direttamente sulla mammella.

L’evoluzione della tecnica della metodica è avvenuta grazie alla risoluzione di molte

problematiche connesse allo studio della ghiandola mammaria, quali:

 Basso contrasto di densità radiologica del tessuto mammario

 Identificazione di piccole neoplasie

 Caratteristiche anatomiche della ghiandola

 Necessità di ridurre la dose

Negli anni ’70 il radiologo Charles Gros, ideò un’apparecchiatura che produceva

mammogrammi di buona qualità diagnostica, nello stesso periodo si inizia a stabile il

concetto fondamentale della compressione della mammella durante l’effettuazione

dell’esame; i principali sviluppi nella mammografia comprendono l'invenzione di schermi

ad alta risoluzione di immagini.

36 La mammografia schermo-pellicola è stata a lungo considerata un "gold standard" per lo

screening del cancro al seno, oltre alla sua capacità di fornire un'adeguata visualizzazione

di anomalie dei tessuti molli, la sua forza è la capacità di descrivere calcificazioni sottili;

questa mammografia ha un potente strumento per la rilevazione iniziale e successivo

35 E.V. Cosmi, J.A. Pinotti et al. Anno 2006

36 Andrew Karellas, Srinivasan Vedantham. Anno 2008

follow-up delle lesioni sospette, ma allo stesso tempo ha alcune limitazioni intrinseche che

sono difficili da superare.

Le carenze più importanti e ampiamente riconosciuti nella mammografia schermo-

pellicola sono associate alla sua gamma dinamica limitata, presenta significative

limitazioni nel rilevare lesioni molto sottili, soprattutto in presenza di tessuto ghiandolare

denso.

Queste limitazioni sono state ben chiarite durante le fasi di sviluppo preliminari della

mammografia digitale che fornisce un'ampia gamma dinamica e offre la comodità di

manipolazione delle immagini digitali, comunicazione, e archiviazione.

Il termine "mammografia digitale" viene utilizzato per qualsiasi tecnologia che impiega un

singolo o multiplo assemblaggio del rivelatore per acquisire un'immagine elettronica dei

raggi X trasmessi attraverso la mammella che può essere visualizzato, memorizzato, e

comunicato elettronicamente.

Concludendo, la mammografia digitale rispetto ala mammografia schermo – pellicola, ha

una rilevazione più alta del cancro e viene più utilizzata per lo screening del carcinoma

mammario.

37 Per molti anni, la mammografia ha rappresentato l'unico test consigliato per lo

screening del tumore al seno, e rimane l'unico test in grado di ridurre la mortalità. Tuttavia,

rimane un controverso nell'applicazione della mammografia nello screening, a causa di una

diminuzione della sensibilità nelle donne con seno denso, le preoccupazioni di radiazione e

un alto tasso di studi di falsi positivi.

La sovrapposizione di tessuto mammario nella mammografia standard può nascondere

importanti caratteristiche e dare falsi negativi, infatti l’aumento della densità del seno

diminuisce la sensibilità della mammografia; si è passati così allo sviluppo di nuove

tecnologie, come la tomosintesi mammaria, cioè una mammografia tridimensionale ad alta

definizione.

La tomosintesi è uno strumento diagnostico che consente di studiare la mammella a

“strati”, utilizzando una singola acquisizione, infatti la mammella viene scomposta in tante

immagini che poi, sovrapposte, ricostruiscono la mammella nella sua completezza.

37 Jennifer S. Drukteinis, M.D.Blaise P. Mooney, M.D.Chris I. Flowers, MBBS, and Robert A Gatenby, M.D.

Anno 2013

La tomosintesi consente di studiare i seni difficili da leggere, come i seni densi, che

possono essere così analizzati più specificamente, svelando lesioni che nell’immagine

d’insieme sarebbero mascherate.

È ormai assodato che la riduzione della mortalità del carcinoma mammario è legata ad una

diagnosi precoce, favorita dai programmi di screening mammografico.

Si consiglia di iniziare a sottoporsi alla mammografia già all’età di 40 anni, poichè la

struttura mammaria, modificandosi gradualmente, diventa meno ricca di tessuto

ghiandolare e più ricca di tessuto adiposo.

In molte Regioni sono attivi screening mammografici che offrono alle donne un controllo

mammografico gratuito a partire dai 50 anni e con cadenza biennale.

38 La mammografia può essere usata per lo screening o per la diagnosi:

 la mammografia di screening, è utilizzata per controllare donne che non presentano

né sintomi né segni di tumore al seno; vengono effettuate due radiografie per ogni

seno, lo scopo dello screening è quello di diagnosticare precocemente il tumore al

seno, quando ancora è troppo piccolo.

 La mammografia diagnostica viene effettuata quando si hanno dei sintomi o quando

la mammografia precedente ha riscontrato delle anomalie; vengono riprese diverse

immagini per studiare il seno in modo più approfondito.

La mammografia non è solitamente un esame doloroso, può dare un lieve e momentaneo

disagio nel momento in cui avviene la compressione sulla mammella, utilizzata per poter

ottenere delle immagini più nitide e precise.

PREPARAZIONE

Non occorre osservare particolari accorgimenti nei giorni precedenti l’esame, la fase del

ciclo mestruale non influenza la qualità delle immagini; tuttavia è preferibile eseguire

38 http://www.farmacoecura.it/diagnostici/mammografia-per-il-seno-esame-esiti-e-limiti/

l’esame mammografico evitando la fase periovulatoria e/o premestruale, qualora la

mammella risultasse in quel periodo particolarmente dolente.

Non vengono somministrati farmaci e non è richiesto il digiuno o l’effettuare particolari

diete.

È opportuno evitare nelle ore precedenti all’esame, qualsiasi tipo di cosmetico ad uso

locale, come creme, talco e olio

ESECUZIONE DELL’ESAME

Il test, eseguito da un tecnico radiologo, deve essere effettuato in duplice proiezione:

cranio – caudale e obliqua medio – laterale; vengono eseguite due proiezioni per ogni

mammella, ottenendo cosi quattro radiografie.

L’esame mammografico viene generalmente eseguito in stazione eretta, a seno nudo,

appoggiando una mammella alla volta su una speciale piattaforma ad altezza regolabile.

L’apparecchio attraverso la paletta va a determinare una leggere compressione sulla

ghiandola, questa compressione consente:

- di rendere regolare lo spessore del seno, in modo che tutto il tessuto possa essere

visualizzato.

- Stendere il tessuto in modo che piccole anomalia vengano identificate

- Consente l’utilizzo di una dose minima di raggi X, visto che l’immagine dovrà

rappresentare uno spessore minore di tessuto del seno

- Aiuta a tenere fermo il seno, in modo da minimizzare la sfocature dell’immagine

provocata dal movimento

- È utile per ridurre la dispersione di raggi X per aumentare la nitidezza dell’immagine

39 Ogni mammografia deve essere accompagnata da una scheda di identificazione, nel quale

saranno indicati i seguenti dati:

- Dati anagrafici

- Dati di esecuzione del test

- Notizie sulla presenza di noduli alla palpazione

- Se si dove sono stati riscontrati i noduli

39 http://www.diagnosix.it/wp-content/uploads/2011/07/SCHEDA-SENOLOGICA-mauro.pdf (consultato

30/07/2014 ore 12:48)

- Possibile gravidanza in atto

- Uso di contraccettivi orali

- Numero di gravidanze avute

- Numero allattamenti

- Stato mestruale

- Se ha avuto interventi chirurgici e dove

- Se ha subito interventi chirurgici mammari

- Se ci sono state neoplasie mammarie in parenti di primo grado

- Se è in possesso di mammografie precedenti

Dopo l’esecuzione della mammografia non rimangono segni o alterazioni cutanee sulle

mammelle, non vi è nessuna raccomandazione da osservare nei giorni successive , e

nessuna terapia da fare.

In pochi casi, per difficoltà di interpretazione a causa delle caratteristiche del tessuto

mammario, o causa di una lesione troppo piccola che non è riconoscibile, o a causa di

interpretazione scorretta, il tumore non viene evidenziato.

Tra un esame e l’altro possono quindi svilupparsi dei tumori, chiamati “tumori di

intervallo”, è perciò molto importante che la donna durante l’intervallo di tempo che si ha

tra un esame e l’altro, presti molta attenzione ad eventuali cambiamenti del seno.

La mammografia risulta anormale quando evidenza di alterazioni:

opacità nodulari, addensamenti o distorsioni del disegno mammario e micro calcificazioni;

tutti questi fattori possono far si che il medico radiologo richieda un esame ecografico e

una risonanza magnetica, come esami complementari e mai sostitutivi.

In caso di positività del carcinoma mammario avviene la mediata presa in carico della

persona, con programmazione degli interventi terapeutici e chirurgici.

Se una donna ha un reperto mammografico anomalo sullo screening possono essere

raccomandati: esame fisico, biopsia supplementare, una mammografia diagnostica o visite

specialistiche, una ecografia al seno mirato o MRI del seno.

Immagini supplementari possono aiutare a classificare la lesione come una constatazione

benigna o una lesione sospetta.

40 Uno studio Canadese condotto nelle donne tra i 40 e i 59 anni, per verificare l’utilizzo

della mammografia, ha stabilito che, l’utilizzo di questo esame non riduce la mortalità di

40 Anthony B Miller, Claus Wall, Cornelia J Baines, Ping Sun, Teresa To, Steven A Narod. Anno2014

tumore al seno, e potrebbe portare a cure non necessarie; i dati dello studio suggeriscono

che il valore dello screening mammografico debba essere rivalutato.

Almeno per una donna su cinque la mammografia ha dato un risultato sbagliato; i canadesi

hanno scelto la sopravvivenza come parametro per valutare l’efficacia dello screening,

anche se al tumore della mammella potrebbero presentarsi altre patologie che portano alla

morte.

I risultati di questo studio potrebbero non essere generalizzabile a tutti i paesi, tuttavia,

l'istruzione, la diagnosi precoce e la cura, dovrebbero continuare ad essere forniti alle

donne, al fine di diagnosticare il maggior numero di tumori al seno.

2.6 Esami complementari alla mammografia

41 LA GALATTOGRAFIA

E’ una metodica radiologica che permette la visualizzazione dell’albero galattoforico della

mammella mediante iniezione di mezzo di contrasto radiopaco nei dotti galattofori e

successiva esecuzione delle radiografie. Serve a studiare i doti galattofori, attraverso i quali

fuoriesce il latte durante l’allattamento.

Va eseguita in caso di secrezione dal capezzolo, è necessario che questa secrezione sia in

atto al momento dell’esame, al fine di poter individuare l’orifizio del dotto secernente.

La procedura si divide in due fasi: l’introduzione di mezzo di contrasto nei dotti galattofori

e l’esecuzione delle radiografie.

L’ECOGRAFIA

42 Le linee guida internazionali definiscono l’ecografia come un esame complementare alla

mammografia e non come metodo primario dello screening del tumore al seno; in alcuni

casi, può essere necessario l’uso di entrambe le metodiche per una corretta diagnosi. Fino

agli inizi del 1990 l’ecografia veniva utilizzata principalmente per distinguere le masse

mammarie solide e cisti; da allora il potenziale diagnostico è migliorato.

41 http://www.rad.unipi.it/index.php/area-pazienti/diagnostica-senologica

42 Monika Nothacker,Volker Duda, Markus Hahn, Mathias Warm, Friedrich Degenhardt, Helmut Madjar,

Susanne Weinbrenner, Ute-Susann Albert . Anno 2009

Al giorno d’oggi l’uso dell’ecografia è utile nel momento in cui si esamina un seno denso,

permette la rilevazione di neoplasie di piccole dimensioni, utilizza gli ultrasuoni e non le

radiazioni, nelle donne al di sotto dei 40 anni viene eseguita sotto consiglio medico poiché

il seno risultando molto denso risulta difficile da valutare dai raggi X.

L’ecografia si esegue con l’ecotomografo, la paziente si trova in posizione supina con il

torace scoperto, si pone del gel acquoso e si fa scorrere la sonda sul seno; l’immagine si

ottiene in tempo reale sul monitor dell’ecografo.

L’infermiere raccoglie i dati anagrafici della paziente, prepara la paziente aiutandola a

posizionarsi sull’apposito lettino e ha rassicurarla.

ECO-COLOR DOPPLER

Alcuni tipi di ecografo sono in grado di visualizzare i vasi che alimentano il nodulo e ciò

può essere molto utile per differenziare le lesioni benigne da quelle maligne. I vasi

appaiono sul monitor sotto forma di macchie di colore rosso o blu

L’ESAME CITOLOGICO

43 L’esame citodiagnostica mammario si esegue sulle secrezioni del capezzolo e su prelievi

effettuati per agoaspirazione.

L’agoaspirato consiste in un prelievo di cellule direttamente da lesioni palpabili,o

attraverso una guida ecografica o radiologica, da lesioni non palpabili, utilizzando un ago

molto sottile montato su una siringa o con apparecchiatura dedicata, in modo da non

provocare ematomi, nel caso in cui il risultato è negativo consente di ridurre la necessità di

ricorrere alla biopsia mammaria.

Nel caso di lesioni non palpabili si esegue un agoaspirato sotto guida ecografica, si

posiziona la paziente in modo supino con le braccia in alto ed il seno scoperto; con la

sonda ecotomografia si individua la lesione e si sceglie il punto di ingresso dell’ago, dopo

aver disinfettato la cute e posizionato un telino sterile si procede con l’introduzione

dell’ago nella cute, quando la lesione è raggiunta si procede con l’aspirazione. Il materiale

prelevato viene preparato per l’esame anatomopatologico.

43 Ying-Hua Yu, Wei Wei, Jian-Lun Liu . Anno 2012

Nel caso di lesioni palpabili si esegue un agoaspirato a mano libera, non viene utilizzato

nessun strumento.

La classificazione citologica è rappresentata da cinque punti:

 C1 inadeguato

 C2 cellule presenti benigne

 C3 cellule sospette, ma probabilmente benigne

 C4 cellule sospette, ma probabilmente maligne

 C5 cellule maligno

L’infermiere predispone il materiale per effettuare l’esame, svolge assistenza prima,

durante e dopo l’esame, si adopera ad inviare il materiale per l’esame anatomopatologico,

procede con la medicazione del sito in cui si è intervenuti; aiuta la paziente nel

posizionarsi, la riassicura e calma le proprie ansie, si adopera ad informarla sulla

procedura del ritiro dell’esito dell’esame.

L’AGOBIOPSIA

La biopsia viene eseguita quando è necessario avere una diagnosi più precisa del tessuto

mammario corrispondente alla lesione mammaria individuata, nel caso in cui gli esami

precedenti non abbiano fornito una chiarezza definitiva.

L’agobiopsia si effettua chirurgicamente, consiste nel prelievo in anestesia locale,

mediante aghi speciali di calibro superiore al millimetro, di piccoli frammenti di tessuto

mammario, che vengono successivamente analizzati istologicamente.

Oggi sono disponibili diverse metodologie di agobiopsia:

- prelievi multipli con aghi a ghigliottina di calibro compreso tra 14 e 20 G e pistola

automatica o semiautomatica,

- prelievo-exeresi con "ago" di calibro fino a 2 cm (ABBI), prelievo con il

mammotone (un ago biopsia controllata dal computer).

RISONANZA MAGNETICA MAMMARIA

È uno strumento diagnostico molto potente, caratterizzato da un’elevata qualità

dell’immagine, che permette di identificare anche noduli molto piccoli, spesso impalpabili

e invisibili con le metodiche tradizionali, studiandone la dinamica di vascolarizzazione.

La Risonanza Magnetica Mammaria permette di identificare i noduli tumorali maligni in

quanto questi sono diversamente vascolarizzati rispetto al normale tessuto mammario e ai

noduli benigni. Questo consente di identificare e caratterizzare il tumore mammario

quando è ancora di piccole dimensioni e, magari, non visualizzabile attraverso

mammografia ed ecografia.

L’esecuzione della risonanza magnetica mammaria è semplice, non prevede l’utilizzo di

raggi X e dura mediamente 15 minuti; nel caso dell’esame con mezzo di contrasto la

paziente deve presentarsi a digiuno.

ANALISI DEL SANGUE

Le analisi del sangue servono per controllare le vostre condizioni generali. Si

determineranno i valori dell’emocromo (conta delle cellule ematiche), della funzione

epato-renale e anche i livelli di alcuni marker, che sono particolari sostanze chimiche che

possono essere prodotte dalle cellule tumorali

CAPITOLO III - Il ruolo educativo

dell’infermiere

3.1 La storia infermieristica

44 Definire l’assistenza infermieristica nel corso dei tempi, vuol dire esprimere in modo

esplicito la natura stessa dell’assistenza in cui l’infermiere è prima uomo, madre e fratello

e poi un professionista.

L’assistenza ai bisognosi e specialmente ai malati è stata attuata fin dai tempi remoti, già

nella preistoria vediamo un primo approccio all’assistenza, a quei tempi l’uomo viveva a

stretto contatto con la natura e attraverso l’osservazione degli animali ha appreso le prime

manifestazioni di amore parenterale e aiuto reciproco.

Nell’antico Egitto erano i Pastofori, coloro addetti alla cura, le donne assistevano nelle

pratiche mediche e si adoperavano nel nutrire e vestire gli infermi; in India svolgevano

assistenza giovani uomini appartenenti ad ordini sacerdotali, solo in casi particolari

venivano ammesse anche le donne.

La pratica della cura del popolo ebraico era affidata ai sacerdoti, l’assistenza era fornita da

donne ben addestrate nell’esercitare la pratica infermieristica, che veniva effettuata solo a

domicilio.

Nell’antica Roma le donne non potevano svolgere assistenza,tranne nelle chiuse case

romane, di particolare interesse invece era lo studio degli uomini agli aspetti dell’ostetricia

e ginecologia. Con la dottrina di Cristo nasce una nuova concezione dell’assistenza agli

infermi, vennero costruiti i primi ospedali, la Chiesa era colei che si occupava delle cure

mediche, coloro che assistevano i malati erano infermieri laici, i quali consideravano

l’assistenza come un mezzo per conseguire l’eterna salute.

Nel corso degli anni nacquero le Diaconessa, donne che si occupavano dell’assistenza

degli infermi e bambini; l’assistenza veniva praticata senza nessuna preparazione ne

tecnica ne scientifica, spesso si imparava vedendo e praticando.

Nel Medioevo, l’assistenza veniva esercitata dagli ordini monastici femminili e maschili,

nel Rinascimento un fattore molto importante per l’assistenza infermieristica è dato dal

Concilio di Trento, grazie a questo si ha la laicizzazione del personale di assistenza, il

servizio laico degli infermieri fu introdotto negli ospedali, ma l’unico scopo di questa

44 Giancarlo Celeri Bellotti, Anne Lucie Destrebecq. Anno 2013

assistenza era il lucro, tanto che l’assistenza ebbe un forte decadimento e le condizioni dei

malati peggiorarono.

Grazie all’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, divenuto poi Fatebenefratelli, si

hanno innovazioni organizzative ed assistenziali; nello steso periodo Camillo de’ Lellis

fonda l’Ordine dei Ministri degli Infermi che abbina l’assistenza religiosa a quella

infermieristica.

IL CAMMINO INFERMIERISTICO ITALIANO DALL’OTTOCENTO AD OGGI

Florence Nightingale fu la prima persona a cui è possibile attribuire il titolo di infermiera,

nel suo significato attuale.

La sua professione ebbe inizio nella guerra di Crimea nel 1854, nel prendersi cura dei feriti

di guerra e dei malati di colera, emerse la sua concezione naturalistica dell’assistenza:

principale compito dell’infermiere è il far agire beneficamente gli elementi della natura,

aria- acqua- luce, garantendo così un ambiente terapeutico e controllato nelle sue

condizioni igieniche.

Il principale contributo di Florence Nightingale alla professione infermieristica, consiste

nella progressione della formazione, attraverso le scuole da lei fondate, mirate a creare una

professione socialmente riconosciuta, aperta a tutte le donne non solo religiose ma anche a

coloro che volevano qualificarsi nel mondo del lavoro.

L'obiettivo di Florence Nightingale era di innalzare lo status sociale delle infermiere,

attraverso la costruzione della futura leadership della professione; occorreva perciò, a suo

avviso, formare un numero limitato di infermiere capaci di dirigere e di insegnare ad altre.

Il sistema formativo della Nightingale aveva come obiettivo irrinunciabile, il possesso al

massimo grado , da parte dell’infermiera diplomata di due requisiti: la perfetta padronanza

e competenza delle tecniche e l’irreprensibilità del carattere e della condotta.

L’Italia a fine ottocento era una Nazione complessivamente povera, l’assistenza

infermieristica negli ospedali era a dir poco scadente, l’infermiere era incapace di

realizzare gli obiettivi essenziali dell’assistenza.

Nel 1901 si costituì il primo Congresso Internazionale delle infermiere, con lo scopo di

creare linee guida per lo sviluppo completo della personalità delle infermiere; nel 1908 si

svolse a Roma il primo Congresso femminile Nazionale, in questo ambito si cominciò a

parlare di formazione.

In quegli anni le poche Infermiere volontarie della Croce Rossa, cominciarono insieme a

gruppi di medici a sviluppare, sulla scia della Florence Nithingale, la possibilità di una

leadership infermieristica, formata a livello tecnico/pratico, da poter utilizzare per attività

assistenziali negli ospedali e nel territorio. Furono così costituite e regolamentate le prime

Scuole Convitto per Infermiere Professionali (R.D.L. 15 agosto 1925 n° 1832).

Le scuole svolgevano corsi biennali (formazione teorico/pratica) per il conseguimento del

diploma di stato. Si istituì un successivo terzo anno di corso per l’abilitazione a Capo Sala

e per Assistente Sanitaria.

L’ambiente formativo era rigidamente regolamentato; scopo della formazione era quello di

formare una buona infermiera educata, colta ma soprattutto obbediente, in quanto era

considerata una pura esecutrice di ordini.

Nel 1940 fa la sua comparsa l’infermiere generico, e nel 1955 nascono i Collegi per le

infermiere professionali, vigilatrici d’infanzia e assistenti sanitarie visitatrici; da questo

momento in poi il Collegio e la federazione IPASVI hanno un continuo sviluppo sulla

professione infermieristica, un primo passo fu il far iscrivere gli infermieri negli Albi.

Nel 1965 si svolse a Roma il primo Congresso Nazione, svolto dalla Federazione IPASVI,

in cui si affrontavano le difficoltà riguardanti la professione; nel 1971 la professione

infermieristica viene rivolta anche agli uomini, questo avvenimento rappresenta una vera

evoluzione nel campo infermieristico.

Con la legge del 15 Novembre del 1973, N°795, l’Italia recepisce l’accordo Europeo

sull’istruzione e formazione degli infermieri professionali.

Con l’Accordo di Strasburgo vengono definiti i punti cardini dell’istruzione, per

uniformarsi alle indicazioni Europee vengono istituite 4600 ore d’insegnamento, vengono

elaborati nuovi programmi di studio e la durata dei corsi diventa di tre anni.

A definire il campo delle attività e competenze degli infermieri nel 1974 interviene il

D.P.R. 225, il cosiddetto “ mansionario”; il testo tende a stabilire un diverso approccio con

l’assistito, non più visto solo come un malato con dei problemi clinici, ma come una

persona che esprime bisogni psichici, fisici e sociali. In questa logica diventano

fondamentali gli aspetti relazionali dell’attività infermieristica.

Il mansionario estende il campo di attività infermieristica dall’ospedale ai servizi di sanità

pubblica e abbraccia i settori della prevenzione, della cura, della riabilitazione e

dell’assistenza sanitaria.

Viene riconosciuto anche il ruolo didattico dell’infermiere in rapporto all’assistito e alle

famiglie ma anche nei confronti di altri operatori ed allievi.

Nel 1978 nasce il Servizio Sanitario Nazionale, un sistema di tutela della salute, ponendo

la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle malattie tra i primi compiti della

Repubblica. Le vecchie mutue, lasciavano il posto alle Unità Sanitarie Locali, che

assumevano a proprio carico tutte le competenze in materia di assistenza sanitaria.

Nel 1979 gli infermieri cessano, per legge, di essere considerati personale sanitario

ausiliario.

Nel 1990, vengono istituite le "lauree brevi" e alla fine del 1992 viene emanato il D. Lgs

502 (poi 517) che, oltre a definire le competenze dell’Università, delle Regioni e delle

Aziende del SSN in materia di formazione infermieristica, stabilisce come requisito per

l’accesso alle scuole a ai corsi il possesso del diploma di scuola secondaria superiore di

secondo grado di durata quinquennale (nel 1996/97 il periodo di transizione al nuovo

sistema formativo si conclude con il passaggio definitivo di tutta la formazione di base in

ambito universitario).

Nel 1994 nasce il Profilo Professione dell’ infermiere, il decreto ministeriale 739/94

riconosce l’infermiere responsabile dell’assistenza generale infermieristica, precisa la

natura dei suoi interventi, gli ambiti operativi, la metodologia del lavoro, le interrelazioni

con gli altri operatori, gli ambiti professionali di approfondimento culturale e operativo;

l’infermiere assume la responsabilità di gestire autonomamente il processo assistenziale,

dal momento decisionale a quello attuativo, valutativo e di confronto.

A fissare gli ultimi tasselli al percorso di riordino della professione è la 251/2000

(Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della

prevenzione nonché della professione ostetrica). Questa legge stabilisce che gli infermieri

in possesso dei titoli di studio rilasciati con i precedenti ordinamenti possono accedere alla

laurea di secondo livello in Scienze infermieristiche.

Con il Decreto del 9 luglio 2004 si fissano le modalità e i contenuti delle prove di

ammissione ai corsi di laurea specialistica in Scienze infermieristiche e nel 2006 partono i

primi dottorati.

3.2 Dorothea Orem e l’autoassistenza

45 La disciplina infermieristica è fondata su modelli teorici di riferimento, dove per modello

teorico si intende la rappresentazione che le discipline e le scienze usano per presentare i

loro concetti e le relazioni che li legano.

Tra i vari modelli emerge quello di Dorothea Orem, teorica statunitense che contribuì ai

servizi istituzionali del Ministero della Sanità nello stato dell’India.

Il modello teorico principale della Orem è basato sull’inadeguata cura di sé, suddivisa in:

 Teoria dell’autoassistenza

 Teoria dell’inadeguata cura di sé

 Teoria dei sistemi infermieristici

La Orem ritiene che l’assistenza infermieristica è rivolta principalmente a soddisfare i

bisogni umani che si trovano in relazione con la cura di sé (self- care), evidenza il ruolo

infermieristico in rapporto alla capacità dell’uomo di autogestire la sua salute, quindi

limita l’intervento infermieristico a particolari situazioni di bisogno.

Le circostanze in cui può insorgere un bisogno possono dipendere da:

 Presenza o assenza di malattia

 Qualità dello stato di salute

 Avvenimenti e circostanze della vita della persona

La Orem sostiene che l’individuo ha la necessità di continui stimoli per continuare a

vivere ed operare secondo le proprie capacità, l’agire dell’individuo diviene cura di sé solo

quando si identificano i bisogni di input; il modello concettuale afferma che nel caso in cui

la capacità della cura di sé diminuisse rispetto alle esigenze, l’infermiere sarebbe in grado

di compensare con azioni di nursing.

Esistono due tipi di bisogni: quelli di base e quelli che insorgono in relazione

all’alterazione dello stato di salute.

45 http://currentnursing.com/nursing_theory/application_self_care_deficit_theory.html

In caso di malattia la persona essendo parzialmente o totalmente incapace di eseguire

un’azione autonoma d’assistenza, qualcuno deve compensare la sua insufficienza,

rispondendo al suo specifico bisogno d’aiuto.

Quest’azione può essere intrapresa da persone diverse o dall’infermiere quando sono

richieste conoscenze teorico-pratiche specialistiche, competenza e indirizzo deontologico.

Le azioni compensatorie d’assistenza infermieristica mirano a mantenere la vita, la salute e

il benessere dell’individuo; possono essere singole o costituite da un insieme di atti fisici o

verbali con cui l’infermiere eroga l’assistenza per raggiungere un obiettivo specifico.

La Orem individua cinque metodi con cui l’infermiere deve porsi nei confronti del

paziente:

 Agire o fare al posto del paziente

 Guidare l’altro

 Insegnare a fare

 Sostenere

 Favorire l’ambiente adatto per implementare la capacità di soddisfare i propri

bisogni

Suddivide la sua teoria in tre teorie correlate:

 LA TEORIA DELL’AUTOASSISTENZA

Il self-care è un’attività appresa e finalizzata degli individui, I requisiti della cura di

sé sono azioni necessarie nella regolazione del funzionamento e dello sviluppo

umano. Sono identificati tre tipi di requisiti di cura di sé:

1. Universali: bisogni fondamentali della persona.

2. Di sviluppo: requisiti speciali che si sviluppano in seguito ad un evento.

3. Deviazione della salute: deviazioni strutturali, funzionali, misure diagnostiche e

terapeutiche; requisiti che derivano dalla malattia, cioè da azioni compiute dal

medico e l’infermiere sulla malattia.

 LA TEORIA DELL’INADEGUATA CURA DI SÉ

Gli individui sperimentano la mancanza di autoassistenza quando non sono in grado di

curare se stessi. Le persone possono trarre beneficio dal nursing quando sono soggette a

limitazioni collegate allo stato di salute che li rendono incapaci di una continua

autoassistenza o di un’assistenza dipendente o l’assistenza che mettono in atto è inefficace

o incompleta.

Infatti, in queste situazioni è individuata la necessità di un intervento di autoassistenza

terapeutica che rappresenta la somma delle misure di cura necessarie per soddisfare tutti i

requisiti legati alla cura del sé. I fattori interni ed esterni che possono condiziona

l’autoassistenza sono: l’età, sesso, stadio di sviluppo, condizioni di salute, fattori del

sistema di cura sanitario, fattori ambientali.

I deficit del self-care sono definiti completi (non avere nessuna capacità di soddisfare i

propri bisogni) o parziali (può essere esteso o limitarsi a più fattori che impediscono la cura

di sé nell’ambito di una richiesta terapeutica).

La Orem parla di prevenzione, un argomento strettamente correlato all’assistenza, e

individua tre livelli di prevenzione:

 Prevenzione primaria : prima della malattia

 Prevenzione secondaria : subito dopo l’insorgenza della malattia

 Prevenzione terziaria : recupero e riabilitazione. In questo contesto si fonda

l’educazione terapeutica .

46

 LA TEORIA DEI SISTEMI INFERMIERISTICI

Un sistema di assistenza infermieristica è costituito dal rapporto tra infermiere e cliente, a

seconda dell’autosufficienza di colui che richiede l’aiuto, sono distinti tre diversi livelli di

assistenza:

Sistema infermieristico totalmente compensativo: sostituzione completa del

 paziente nelle attività che non riesce a svolgere da solo.

 Sistema infermieristico parzialmente compensativo : sostituzione parziale in

quelle attività che la persona non riesce a svolgere in autonomia

 Sistema infermieristico educativo e di sostegno: istruzione o educazione

della persona, per consentirle di svolgere al meglio le proprie attività.

Dorothe Orem, è stata, una teorica che ha anticipato il campo della prevenzione e

dell’educazione all’autoassistenza.

Essa afferma che gli infermieri, sviluppano le capacità di individuare i requisiti di cura di

sé dei loro pazienti; un sistema di assistenza infermieristica, è visto come un particolare

sistema che si auto-organizza e viene costruito sul rapporto infermiere-paziente che diventa

46 http://www.interruzioni.com/orem.htm (consultato il 1/08/2014 ore 10:09)

vantaggioso quando il momento dell’ erogazione del servizio combacia con quello della

richiesta di assistenza infermieristica.

L’educazione svolta dall’infermiere per l’autoesame del seno, fa parte della tipologia dei

sistemi educativi e di supporto della Orem.

Quando la persona non fornisce a sé stessa un’adeguata cura, ad esempio la donna che non

esegue l’autoesame o non partecipa ai programmi di screening, essa necessita

dell’intervento dell’infermiere che è chiamato ad insegnare la cura di sé mediante il

sistema di istruzione o di supporto.

In questa tipologia viene spiegato che, il paziente deve essere in grado di eseguire o

imparare ad eseguire le misure per la cura di sé; in questa situazione infatti la tecnica

infermieristica è orientata a dare supporto, guida ed insegnamento, delle tecniche utili al

benessere, così che il paziente si impegna nell’acquisizione delle abilità e conoscenze.

In conclusione, il concetto di salute “positiva” può essere inserito tra i concetti teorici e

culturali dell’assistenza infermieristica, la cui natura è il “prendersi cura” della persona.

3.3 L’autonomia professionale dell’infermiere

47 Il passaggio dal mansionario all’autonomia professionale ha reso l’infermiere più

responsabile e gli ha conferito il compito di educatore.

Con il Decreto Ministeriale 739/94 viene stabilito il profilo professionale dell’infermiere,

in cui l’infermiere viene definito il professionista sanitario che, in possesso del diploma

universitario abilitante ed iscritto all’albo professionale è responsabile dell’assistenza

48

infermieristica, l’assistenza infermieristica è servizio alla persona, alla famiglia e alla

collettività, si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari di natura

intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa.

L’infermiere riconosce la salute come bene fondamentale della persona ed interesse della

collettività e si impegna a tutelarla con attività di prevenzione, cura, riabilitazione e

palliazione.

47 Bugnoli S. Anno 2010

48 Articolo 2. Codice deontologico, Ipasvi . Anno 2009

Nell’articolo 1 del D.M 739 si attribuisce all’infermiere la responsabilità generale

dell’assistenza infermieristica, in questo periodo la professione è ancora vincolata dal

mansionario, infatti il profilo professionale va solo a sovrapporsi al mansionario, senza

abrogarlo, per cui la realizzazione della responsabilità non si ha del tutto.

Profilo professionale dell’infermiere: l’infermiere …

 partecipa all’identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività

 individua i bisogni e ne formula i relativi obiettivi

 pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale

 garantisce la corretta applicazione della prescrizione diagnostica e terapeutica

 agisce sia individualmente che in collaborazione

 per l’espletamento delle funzioni si avvale, ove necessario del personale di supporto

 svolge la sua attività in strutture pubbliche o private, nel territorio e nell’assistenza

domiciliare, in regime di dipendenza o libero professionista.

Questo indica l’importanza della figura infermieristica, egli è presente in tutto il percorso

che svolge il paziente, in modo da soddisfare il bisogno di aiuto.

Per poter comprendere al meglio il ruolo dell’infermiere, bisogna trattare le tre dimensioni

in cui si sviluppa l’assistenza:

 la dimensione tecnica, consiste nelle funzioni pratiche assolte dall’infermiere, per

soddisfare i bisogni del cliente;

 la dimensione relazionale, si identifica nel rapporto che si istaura tra infermiere e

paziente e si attua nelle strategie finalizzate all’informazione e supporto del cliente;

 La dimensione educativa, pone l’infermiere in una posizione di riferimento e

sostegno, per il singolo e la collettività, come promotore di metodi e processi per il

raggiungimento di un alto livello di qualità della vita.

Il 26 febbraio del 1999 con la legge n.42, venne abrogato il “Mansionario” (prevedeva una

serie di compiti e mansioni, limitando la responsabilità degli infermieri esclusivamente alla

realizzazione dei compiti), scompare il carattere di ausiliarità e l’infermiere diviene

Professionista sanitario, elemento fondamentale dell’autonomia professionale e non più

ausiliario di altre figure.

Il legislatore riconosce agli infermieri il Codice Deontologico come elemento

fondamentale e irrinunciabile per l’esercizio professionale; con esso si ha l’evoluzione

scientifica e tecnologica, modifica del rapporto istituzione pubblica - utente e l’evoluzione

della professione dell’infermiere attraverso la responsabilità e l’educazione.

Il Codice Deontologico indica il modello etico di comportamento da seguire .

La legge 251 del 2000 ribadisce con maggior forza l’autonomia dell’infermiere: “gli

operatori delle professioni sanitarie dell’area delle scienze infermieristiche svolgono con

autonomia professionale attività dirette alla prevenzione, cura, salvaguardia della salute

individuale e collettiva, espletando le funzioni individuate dalle Norme istitutive dei

relativi Profili Professionali e dal Codice Deontologico, e utilizzando metodiche di

pianificazione per gli obiettivi finalizzati all’assistenza”.

Con l’attribuzione della responsabilità, la professione infermieristica richiede conoscenze,

competenze e abilità.

Il livello di competenze raggiunto richiama la responsabilità che l’infermiere deve

assumere, il termine responsabilità include il concetto deontologico di impegno: è

responsabile chi risponde delle proprie azioni.

Un aspetto da non sottovalutare della responsabilità è la possibilità di essere chiamati

dinanzi ad un giudice, per rendere conto del proprio operato, dopo che il fatto è già

accaduto, quindi l’infermiere divenuto responsabile può essere chiamato a giudizio e

prendersi le proprie colpe.

Il “MODELLO ORGANIZZATIVO” rappresenta l’evoluzione della professione nella sua

operatività, deve riferirsi a elementi concettuali e teorici per essere compreso ed avere basi

scientifiche riconosciute.

Si ha: il modello piccola equipe (prevede la divisione dei pazienti in gruppi a cui è

assegnato un infermiere responsabile), l’assistenza personalizzata (assistenza erogata da un

infermiere in un percorso di tempo determinato), adesione al regime terapeutico ed in fine

dall’educazione sanitaria.

L’EDUCAZIONE SANITARIA: consiste, nell’utilizzo di strategie per riconoscere,

mantenere e sviluppare la salute, si rivolge al singolo e alla collettività apparentemente

sana e ha come obiettivo la promozione di uno stile di vita sano.

L’infermiere:

 Promuove il concetto della cura di sé

 Aiuta la persona a convivere con la malattia cronica

 Educa le persone ad un uso corretto dei servizi sanitari pubblici

L’azione educativa inizia quando il professionista si rende conto dell’esistenza dell’altro

come persona che ha un vissuto. Ha lo scopo di aiutare la popolazione ad acquisire la

salute attraverso i propri comportamenti e sforzi; essa si fonda sull’interesse che i singoli

manifestano per il miglioramento delle loro condizioni di vita, mira a far percepire agli

individui che i progressi della salute derivano dalle loro responsabilità personali.

L’AZIONE EDUCATIVA È:

 un intervento sociale che tende a modificare consapevolmente il comportamento nei

confronti dei problemi della salute, presuppone che ci sia la conoscenza del

patrimonio culturale del gruppo e la focalizzazione dei suoi interessi;

 un processo diretto a:

 Fornire le informazioni necessarie per un esame critico dei problemi di salute;

 Responsabilizzare gli individui e la collettività nelle scelte che fanno.

L’educazione sanitaria si basa principalmente sulla promozione della salute e la

prevenzione dei rischi; la promozione della salute richiede conoscenze, preparazione e

continui aggiornamenti da parte dei professionisti sanitari.

L’acquisizione delle conoscenze comprende:

 le nozioni (relative al corpo ed alle sue cure);

 le informazioni (relative all’utilizzo e alla disponibilità dei servizi sanitari);

 la comprensione (dei meccanismi ambientali e comportamenti a rischio).

Ci sono tre tipi di approccio educativo:

 l’approccio educativo tradizionale da parte del professionista sanitario nei confronti

del singolo o della collettività, che consiste nel fornire informazioni sulle patologie

fisiche e psichiche, e sui modi per evitarle.

 l’approccio intermedio, incentrato principalmente nell’elencare i fattori di rischio,

in modo da far comprendere alla popolazione a cosa si va in contro se questi

continuano a persistere.

 l’approccio innovativo, incentrato sullo stile di vita, educa la popolazione sul

corretto stile di vita, necessario per prevenire l’insorgenza di una patologia.

I metodi utilizzati dall’educazione sanitaria sono:

 Metodi unidirezionali o indiretti, questi sono adatti per veicolare le informazioni

sanitarie, o per integrare campagne più complesse.

I metodi unidirezionali sono dati dalla stampa, televisione, media; questi agiscono

con azione diretta (interventi che offrono informazione su temi sanitari e vanno a

stimolare comportamenti e atteggiamenti per la difesa della salute), ed azione

indiretta (atteggiamenti e comportamenti che possono riflettersi sulla salute).

 Metodi bidirezionali o diretti, volti ad istaurare rapporti interpersonali. I metodi

bidirezionali, sono quelli che avvengono attraverso i colloqui, le conferenze,

l’insegnamento e i dibattiti.

L’educazione sanitaria è composta da più fasi:

 Analisi dei problemi e dei bisogni, basata sulla raccolta di dati epidemiologici e sui

bisogni individuali o di gruppo.

 La programmazione, prevede l’identificazione dei problemi e ne fissa gli obiettivi

da raggiungere.

 L’attuazione dell’intervento, consiste nella messa in atto degli obiettivi prefissati.

 La valutazione dei risultati raggiunti, verifica se il programma prescelto ha avuto un

esito positivo o negativo.

In conclusione l’infermiere come educatore deve garantire la formazione di una coscienza

sanitaria nel singolo e nella collettività per permettere a tutti di gestire la propria salute e

favorire quella degli altri; deve educare a nuovi comportamenti nei confronti della salute,

permettendo così all’individuo e alla collettività di svolgere scelte consapevoli di vita

per salvaguardare o perseguire il miglior stato di benessere fisico, psichico e sociale.

3.4 L’infermiere come educatore sanitario nell’autoesame

del seno

49 Nei contesti in cui gli infermieri praticano l’educazione preventiva, la promozione della

salute rappresenta un fattore molto importante; essa costituisce la chiave per la qualità

dell’assistenza sanitaria.

La promozione della salute si attua sul mantenimento della salute della popolazione,

attraverso l’igiene, l’alimentazione, l’esercizio fisico e l’adozione di atteggiamenti positivi.

L’assistenza sanitaria primaria è mirata a migliorare gli esiti di salute per una popolazione

intera, lo screening per la diagnosi precoce, la diagnosi delle malattie e le condizioni di

salute, sono un principio importante per la sanità pubblica

50 La diagnosi precoce del tumore al seno è fondamentale per la gestione del carcinoma

mammario.

In uno studio condotto in Nigeria è stato visto che le donne che avevano ricevuto

informazioni e istruzioni sull’autoesame del seno da parte degli operatori sanitari, hanno

dimostrato maggiore conoscenza e fiducia nel praticare l’autoesame rispetto alle donne che

avevano ricevuto informazioni da altre fonti.

L'autoesame del seno (BSE) è stato raccomandato come misura di diagnosi precoce per i

paesi in via di sviluppo.

Dal momento che gli infermieri hanno la tendenza ad avere grande influenza sul

comportamento delle donne, è molto importante che essi siano ben informati sul cancro al

seno e alle relative misure di diagnosi precoce.

In uno studio pubblicato dal Journal of Clinical Nursing è stato scoperto che di 192

infermieri solo il 18 % conosce la tecnica esatta dell’autopalpazione.

Questa informazione ha portato a sviluppare un programma educativo per istruire gli

infermieri sul modo corretto di effettuare l’esame, in modo da garantire la giusta

educazione.

51 La conoscenza degli infermieri, la pratica e l'insegnamento contribuiscono alla diagnosi

precoce del tumore al seno. Gli infermieri come educatori sanitari, possono utilizzare dei

49 P.A. Potter, A.G. Perry. Anno 2011

50 OAbimbola Oluwatosin. Anno 2012

programmi educativi appositamente progettati per la diagnosi precoce del cancro al seno.

Essi sono visti come una componente vitale del team sanitario in quanto la natura del loro

lavoro quotidiano offre opportunità per incoraggiare e influenzare le donne a essere

consapevoli del seno, nonché garantire il successo del programma di screening del cancro

della mammella.

La necessità per gli infermieri di comprendere il loro ruolo nella pubblica istruzione e

l'insegnamento deve essere rafforzata soprattutto in un ambiente dove non ci sono

screening organizzati sul cancro al seno; essi possono organizzare l’insegnamento, al fine

di aiutare la popolazione a svolgere le pratiche per la cura di sé ed a massimizzare le

capacità di autocura.

L’autoesame del seno, è un esame che conta molto, rende alle donne l’idea di essere

responsabili della propria salute, conoscere il tessuto mammario e svolgere comportamenti

che promuovono lo stile di vita sano.

Il personale infermieristico ed ostetrico sono i principali membri del personale sanitario

che educano le donne, sulla prevenzione del cancro al seno; l'infermiere dovrebbe offrire

una dimostrazione per facilitare qualsiasi incertezza che può presentarsi nella paziente,

deve conoscere la tecnica corretta dell’autoesame del seno, per poterla insegnare, in modo

da educare le donne a finché non ricorrano ad indagini invasive nel momento in cui non

riescono a distinguere correttamente il tessuto mammario, e suscitare per chi esegue

correttamente l’esame, rassicurazioni.

Il compito principale dell’infermiere è quello di dare alla popolazione femminile, le

indicazioni necessarie per imparare a conoscere il proprio seno al fine di poter riconoscere

eventuali modificazioni, è importante che la donna prenda consapevolezza della propria

mammella; l’infermiere deve incoraggiare le donne a essere consapevoli di ciò che fanno

ed osservano, infatti la funzione dell’autoesame è quella di imprimere nella memoria

“come è fatta la mammella” per questo è importante eseguire periodicamente l’esame, in

modo da fissare l’aspetto e la consistenza della mammella.

È stato visto che le donne che non sono in grado di svolgere correttamente l’autoesame del

seno, potrebbero avere ansia o un falso senso di sicurezza.

52 Letterature del passato e del presente, hanno confermato che gli operatori sanitari restano

la principale fonte di informazione ai cittadini sul tema del seno.

51 Ayşen Taşçı, Yasemin Yıldırım Usta. Anno 2010

52 Adekemi E. Olowokere, Adenike C. Onibokun, Abimbola O. Oluwatosin. Anno 2012

L'infermiere viene giustamente collocato per incoraggiare e insegnare comportamenti di

prevenzione per le donne. Egli deve combinare approcci per incoraggiare le donne a

sviluppare la fiducia in se stesse ed eseguire regolarmente e correttamente l’esame,

attraverso:

 Formazione / Informazione: Fornire informazioni alle donne sul cancro al seno e i

metodi di screening utilizzati nelle cliniche e programmi di sensibilizzazione della

comunità. Strutture comunitarie come previsto nel sistema di assistenza sanitaria di

base possono essere utilizzate dagli infermieri come mezzo per la diffusione di

informazioni sul cancro al seno e le pratiche di screening;

 Dimostrazione: Le donne possono efficacemente utilizzare l’autoesame del seno

per rilevare anomalie. La tecnica dell’esame non dovrebbe essere solo insegnata,

ma dovrebbe essere anche accompagnata da una dimostrazione. L’utilizzo della

dimostrazione è un elemento molto importante per far imparare alle donne, la

tecnica corretta, esse infatti dovrebbero imparare l’autopalpazione esercitandosi

prima su un modello che rappresenti la mammella, in modo da sapere cosa fare sul

proprio seno. Ciò permetterà di migliorare la fiducia in se stesse e aumentare la loro

praticità;

 Rinforzo: le donne potrebbero avere bisogno di un promemoria per far si che

svolgano regolarmente l’autopalpazione, poiché è importante che l’esame venga

eseguito sempre nello stesso periodo del ciclo mestruale. L’infermiere potrebbe

dare dei consigli, utili, affinché le donne ricordino di eseguire l’esame.

53 Uno studio che ha visto la partecipazione di un gruppo di donne a sottoporsi ad un

programma educativo nei centri sanitari, ha dimostrato che la mancanza di competenze e

conoscenze adeguate rendono le donne incapaci di identificare il cancro al seno; di

conseguenza, trascurano se stesse.

Questo studio ha confermato l’ipotesi che l’educazione all’autoesame del seno rafforza le

prestazioni e la consapevolezza nelle donne, inoltre il programma educativo aumenta in

modo significativo la pratica, la conoscenza, il beneficio percepito e la conoscenza

percepita dell’autoesame del seno.

Studi simili in questo campo mostrano che le donne con una corretta educazione e

sensibilizzazione, sono incentivate a praticare in modo regolare questo esame.

53 Parvin Mangolian Shahrbabaki, Jamileh Farokhzadian, Zahra Hasanabadi, Simin Hojjatoleslami. Anno

2012

54 Altro fattore importante nell’ambito dell’educazione sanitaria, è stato un aumento

dell’utilizzo della tecnologia, come la televisione, radio e internet, questo ha portato la

popolazione a fornirsi della tecnologia per sviluppare i propri saperi.

I professionisti sanitari, dovrebbero utilizzare anche le nuove tecnologie per diffondere

l’educazione, un ‘educazione differente da quella svolta sul territorio o negli ambulatori,

ma utile nel dare le basi sanitarie, che potrebbero aiutare la popolazione.

Uno studio condotto dal 2010 al 2013, ha visto che le novità tecnologiche hanno

aumentato l'interesse degli operatori sanitari, per questo motivo, programmi educativi sono

stati sviluppati sul portale internet, per aiutare gli individui malati e sani.

L'educazione alla salute che è necessaria per la comunità può essere svolta anche tramite

la tecnologia, la ricerca di informazioni su Internet è una pratica comunemente usata, in

particolare dalle donne che lavorano.

In Europa e in America sono stati istituiti siti Internet per fornire informazioni sanitarie

corrette, per proteggere e migliorare la salute delle donne, e per combattere il cancro.

È stato creato un social network in cui le donne potevano condividere le loro esperienze e

porre delle domande; in conclusione , questo studio ha ribadito che l'internet, come uno dei

grandi sviluppi rivoluzionari dei tempi recenti, può essere efficace nel fornire informazioni

nel settore della sanità.

Gli operatori sanitari preparano siti internet finalizzati a migliorare la conoscenza e il

comportamento relativo al cancro del seno e l’utilizzo dell’autoesame.

È importante però sottolineare che un’ educazione volta soprattutto all’insegnamento di

una tecnica per svolgere un esame, come l’autopalpazione, fatta attraverso la semplice

visione di un video o immagini sul portale internet, non darebbe gli stessi risultati che si

possono ottenere attraverso l’osservazione, la dimostrazione e l’esercitazione fatta

fisicamente, insieme ad un operatore sanitario, con il quale si instaura un rapporto di

fiducia che contribuisce sensibilmente alla riuscita dell’esame.

Oltre all’educazione nella prevenzione primaria, l’infermiere opera anche nella

prevenzione secondaria e terziaria.

Egli fa parte del team che accompagna la donna nel momento in cui riceve la diagnosi di

tumore al seno.

54 Arzu Tuna1, Elif Unsal Avda, Sebnem Cinar Yuce, Nursel Alp Da, Aklime Dicle, Arife Ozkan1, Handan

Sezgin, Aysun Babacan Gumus, Ayse San Turgay,Mustafa Degirmenci. Anno 2014

Il fondamentale passaggio all’autonomia professionale, il passaggio dal concetto

di mansione al concetto di competenza, hanno fatto sì che oggi l’infermiere sia un

professionista intellettuale.

Ciò ha determinato l’infermiere come un professionista specialista nell’ambito di un

settore specifico della sua professione ma, soprattutto, a pieno titolo l’unico professionista

responsabile dell’assistenza infermieristica erogata a favore del paziente.

E’ infatti determinante il ruolo fondamentale svolto dall’infermiere Case Manager, che

accompagna l’assistito durante l’intero iter del ricovero.

CORE CURRICULUM DELL’INFERMIERE DI SENOLOGIA

Dopo aver parlato del ruolo dell’infermiere come educatore dell’autoesame del seno, è

importante sottolineare anche la figura sanitaria che si presenta nel campo oncologico, una

figura strettamente specializzata al trattamento delle donne con carcinoma mammario:

l’infermiere specializzato in senologia.

55 In Italia, l’infermiere di senologia è ancora poco strutturato e il suo ruolo è spesso legato

alla volontà del singolo professionista.

L’infermiere di senologia è il professionista che si prende carico della donna affetta da

carcinoma mammario, prima, durante e dopo.

Da ciò si evince che il ruolo dell’infermiere di senologia in ambito nazionale è dato

dall’essere un riferimento per la donna con patologia mammaria dal momento della

diagnosi, al follow-up e/o alla ripresa della malattia e nella centralità della persona.

Ma altro ruolo fondamenta lo svolge attraverso la prevenzione, educando le donne prima

che si manifesti il cancro, praticando così una vera e propria prevenzione primaria.

Al momento della diagnosi, l’infermiere di senologia assicura la continuità assistenziale,

sviluppa processi, porta innovazioni e implementa la ricerca infermieristica. Anche in

questo momento egli educa la paziente ad evitare tutti quei comportamenti potenzialmente

dannosi, garantendo sempre la disponibilità per dubbi e chiarimenti. Inoltre, essendo

sempre presente durante il percorso assistenziale, il professionista deve essere in grado di

recepire i sentimenti della paziente, giungendo, talvolta, a consigliare il supporto di uno

psicologo.

55 http://www.senonetwork.it/app/public/files/download/Core%20Curriculum%20Infermiere%20Senologia_S

enonetwork%20Italia%20Onlus_o3r4tarh.pdf

Ricopre un ruolo chiave all’interno del team multidisciplinare e con i professionisti

coinvolti nel percorso di cura.

Le competenze richieste:

 la clinica: esperienza specifica riguardo la patologia mammaria, supporto

psicologico alla paziente, familiari e caregiver.

Assicura la continuità assistenziale e garantisce sostegno emotivo ed adeguato.

 Leadership: propone miglioramenti organizzativi e promuove l’approccio

multidisciplinare

 l’educazione: contribuire e pianificare l’educazione per una diagnosi precoce.

Somministra materiale informativo al paziente, familiari e caregiver.

Svolge un ruolo importante nella prevenzione, poiché essendo un professionista

sanitario educa la popolazione ad agire in modo salutare per garantire una qualità di

vita ottimale.

 la ricerca: applica l’evidence based. Partecipa attivamente all’attività scientifica, a

gruppi di lavoro nazionali e internazionali e agli studi clinici.

3.5 L’autoesame del seno

Si stima che il 90% dei tumori al seno, sono rilevati dalle donne o dai propri partner,

ancora oggi, come prevenzione o dopo una visita senologica, una ecografia o una

mammografia, viene consigliato di eseguire l’autopalpazione del seno. Molte donne,

tuttavia, si sentono a disagio nel fare questo esame, poiché non si sentono all’altezza o per

il timore di scoprire qualche anomalia.

56 L’autoesame del seno (osservazione e palpazione), è un esame semplice e poco costoso;

l'esame non richiede alcun intervento invasivo o di qualsiasi apparecchio, può essere svolto

comodamente a casa da soli. È utile per conoscere meglio i propri seni, la loro anatomia,

consistenza e particolarità, è importante infatti che la donna conosca le caratteristiche del

proprio seno, in modo da notare immediatamente ogni minimo cambiamento, questo

56 http://www.alfemminile.com/benessere-salute-benessere/autopalpazione-seno-f60809.html

permetterà alle donne di sapere come si presenta il tessuto mammario nello stato normale e

come si presenta nel momento in cui diviene anormale.

Nonostante le diverse polemiche circa l'uso dell’autoesame del seno, compresa la sua

sensibilità e specificità nella rilevazione del cancro al seno, rimane ancora il metodo più

utilizzato dalle donne rurali, soprattutto nella maggior parte dei paesi a basse risorse, dove

sofisticati metodi di screening diagnostici non sono facilmente accessibili in termini di

accessibilità e disponibilità, anche se la sua efficacia nel ridurre la mortalità del cancro al

seno, non è stata direttamente testata in un trial randomizzato

Questo esame rappresenta una manovra di screening, ma non è una tecnica diagnostica.

COME ESEGUIRE CORRETTAMENTE L’ESAME

57 Le donne dovrebbero ricevere un’ educazione sul modo corretto con cui svolgere

l’autoesame del seno; come primo punto è importate istruire la paziente sul periodo

mestruale in cui va eseguito l’autoesame.

La mammella infatti nel periodo fertile della vita mostra modificazioni mensili legate al

ciclo: l’esame va eseguito tra il settimo e il quattordicesimo giorno dall’inizio delle ultime

mestruazioni, circa 2 giorni dopo la fine del ciclo mestruale ed è importante che venga

eseguito regolarmente una volta al mese.

C’è tuttavia, una certa variabilità individuale del seno, per questo ogni donna dovrebbe

capire con l’esperienza qual è per lei il momento più favorevole per svolgere l’autoesame.

Queste regole non valgono per le donne che si trovano in menopausa, poiché, con il venir

meno del periodo mestruale, la mammella non è più soggetta a modificazioni, inoltre viene

sostituita da tessuto grasso, il quale comporta un’ agevolazione nella palpazione.

L’infermiere deve avvertirla donna che le prime volte che effettuerà l’autopalpazione , avrà

la sensazione di sentire noduli ovunque.

I cinque step dell’autopalpazione sono:

OSSERVA: la prima cosa da fare è osservare l’aspetto del proprio seno. Si inizia col

posizionarsi in piedi dinanzi ad uno specchio e si alzano le braccia in alto, uno alla volta

57 Misty Nichols, BSN, RN. Anno 2012

per esaminare la regione ascellare, successivamente posizionare le braccia dritte lungo i

fianchi e osservare attentamente i seni allo specchio.

I passi successivi sono: posizionare le mani dietro la testa, posizionare le mani sui fianchi e

flettere i muscoli del petto, queste posizioni consentiranno di osservare i seni in modo

approfondito.

È importante porsi delle domande per esaminare i seni:

 se i seni sono simmetrici

 se il colore è uniforme in entrambi i seni

 se il capezzolo presenta delle fossette

 se è presente qualche eruzione o anomalia

 se sono presenti rigonfiamenti o sporgenze

È bene esaminare anche il profilo per poter notare delle modificazioni, che altrimenti non

sarebbero visibili da davanti. È importante svolgere l’esame sempre nella stessa posizione

ogni mese.

TOCCA: Durante la palpazione si deve sentire l'intera area di ogni seno, compresi i

linfonodi (che sono posizionati verso il collo), le ascelle e la parte superiore del torace,

dalla clavicola al di sotto del seno e dalle ascelle allo sterno.

Se si preferisce svolgere l’esame sotto la doccia si posa una mano dietro la testa e con

l’altra mano si esamina il seno.

Se si esegue l’esame da sdraiati, si alza il braccio del lato della mammella che si vuole

esplorare e con l’altro si inizia a palpare la mammella.

La tecnica e il modello che si sceglie è una preferenza individuale.

58 Ci sono tre diversi metodi per eseguire la palpazione del seno: il movimento Cerchio, la

tecnica a strisce verticali e la tecnica a spicchi.

 La tecnica del movimento cerchio richiede l'utilizzo dei polpastrelli, si inizia a

palpare dalla zona del capezzolo verso l'esterno in un modello circolare, creando

58 http://cantucciodiyersinia/./blogspot.it/2013/09/autopalpazione-del-seno.html (consultato il 2/08/2014 ore

14:52 ) inizialmente un piccolo cerchio intorno all’areola del capezzolo, proseguendo con

l’ingrandimento del cerchio, in modo da esaminare tutte la superficie del seno

 La tecnica a strisce verticali, si tratta di fare l'esame del seno utilizzando le prime

tre dita della mano e con i polpastrelli delle dita di palpare dall’esterno all’interno

del tessuto. Il movimento dovrebbe iniziare nella zona vicino alle ascelle ed andare

verso il centro del torace, spostando le dita verso il basso fino a raggiungere l’area

sotto il seno, e poi verso l’alto fino ad arrivare alla zona in mezzo alle due

mammelle.

 La tecnica a spicchi prevede di iniziare l'esame nella regione del capezzolo. Palpare

dal capezzolo verso l'esterno, immaginando il seno in otto sezioni diverse. Ogni

spicchio viene esaminato, spostando i polpastri della mano dal capezzolo verso

l’esterno.

Una volta che l' esame del seno è completato da un lato, procedere verso l'altro seno,

ripetendo tutti i passi descritti in precedenza.

Durante l’autoesame è importante prestare attenzione ai dettagli. Acquisire familiarità con

il tessuto in modo da individuare eventuali differenze. Non dimenticare di palpare la zona

dal tessuto mammario alla clavicola, compresa la zona superiore del torace.

59 figura N°1 sono rappresentati i tre metodi dell’autopalpazione

59 http://4.bp.blogspot.com/eIIgOsVq7pQ/UjHGDdJ89FI/AAAAAAAAGjM/0KSgSdoZ6Uo/s1600/palpazion

e+seno.jpg.

STRINGI: con il pollice e l’indice della mano stringere il capezzolo, esercitando una

pressione moderata, questo serve per verificare eventuali secrezioni di siero o di sangue

dalla ghiandola mammaria, che in condizioni normali non si dovrebbero presentare,

qualsiasi fluido che si presenta, deve essere segnalato al vostro medico.

Il capezzolo non deve risultare retratto o deviato, troppo sporgente o cambiare di

dimensione; attenzione anche alla consistenza sia del capezzolo che della mammella in

generale, non dovrebbe risultare dura e non si dovrebbe sentire dolore.

SFIORA: con le dita sfiorare la zona dell’areola, in modo da individuare escoriazioni,

irregolarità del tessuto e desquamazioni.

RICORDARE: è importante ricordare l’aspetto del proprio seno, in modo da notare

eventuali modificazioni. Ricordare inoltre gli esami medici ha cui bisogna sottoporsi, e

attenzione ai fattori di rischio.

60 figuraN°2 è rappresentata la tecnica dell’autopalpazione

60 http://www.buonaidea.it/public/idee/img/idea-280-2.jpg

Non è da sottovalutare lo stato emotivo in cui la donna esegue l’autoesame del seno.

Purtroppo ancora oggi, in qualsiasi campo assistenziale ci si trovi, viene troppo spesso

sottovalutato l’aspetto emozionale; che lo si faccia per mancanza di tempo o per un

eccessivo carico di lavoro, non ha importanza.

La persona viene presa in carico nella sua completezza, il che ovviamente include la sua

sfera sentimentale.

A tal proposito è bene analizzare uno dei disturbi facilmente riscontrabile nelle donne che

eseguono questo esame, specialmente durante le prime volte.

L'ansia, nelle sue molteplici sfumature che vanno dalla semplice apprensione, alla paura, al

panico, è uno stato affettivo decisamente comune e radicato nella mente umana, essa

svolge un ruolo importante nel funzionamento generale dell’individuo.

61 L’ansia si suddivide in:

- fisiologica (o di allarme), in cui avviene una tensione psicologica e fisica in cui vengono

attivate tutte le risorse dell’individuo, in modo da attuare dei comportamenti. Essa è diretta

nei confronti di uno stimolo realmente esistente .

-patologica, quando disturba in maniera più o meno notevole il funzionamento psichico

dell’individuo, a volta è vaga, cioè senza una precisa causa reale, provoca una sofferenza

insopportabile e determina comportamenti di difesa che limitano l’esistenza dell’individuo.

L’ansia è un fattore che influenza facilmente l’esecuzione dell’autoesame del seno, essa

può portare la donna a non eseguire l’esame per paura di scoprire la malattia o ad eseguirlo

in modo ossessivo.

In uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Georgetown University Medical

Center, è stato visto che il 24% praticava in modo ossessivo l’autoesame del seno; le donne

facenti parte di questo gruppo, avevano una storia familiare di carcinoma mammario, e

questo le portava ad eseguire l’autoesame del seno ogni giorno, mostrando un

atteggiamento fortemente ansioso e ipocondriaco.

Nei tempi passati invece molte donne non eseguivano l’esame per paura di scoprire un

eventuale malattia, timore di dover ricorrere ad una mastectomia, o per scarsa conoscenza

nei confronti dell’esecuzione dell’esame.

Questo molto spesso portava al progredire della malattia.

Per tale motivo furono fondate molte associazione che, aiutavano la donna nel capire il

proprio corpo sia fisicamente che psicologicamente.

61 http://www.my-personaltrainer.it/salute/ansia.html (consultato il 2/09/2014 ore 16:25)

3.6 Diagnosi infermieristiche correlate

62 La diagnosi infermieristica è una fase del processo assistenziale in cui l’Infermiere

identifica i bisogni del paziente, E’ importante ricordare che, ogni piano assistenziale deve

essere basato sulla persona, in base alle sue esigenze e al suo stato psicologico.

Pertanto la diagnosi infermieristica si attua attraverso la valutazione dei problemi e la

risoluzione degli stessi con interventi mirati.

Prendendo in considerazione l’argomento qui trattato, esistono alcune problematiche che

vengono riscontrate dai professionisti con un’incidenza maggiore.

Nello specifico le diagnosi infermieristiche correlate sono:

 Grado di ansia correlata agli effetti percepiti dell’autoesame del seno.

 Intolleranza alle attività correlata a paura

 Alterazione dell’immagine di sé, nel momento in cui si sospetta una patologia

 Paura di ricorrere all’intervento

Diagnosi Obiettivi Interventi Risultati attesi

Ridurre lo - Individuare la natura Il livello di ansia della

Grado di ansia stato di ansia delle preoccupazioni, donna sia inferiore, e che

correlata agli della donna iniziando un dialogo abbia le giuste

effetti percepiti riguardanti le stesse, conoscenze riguardanti

dell’autoesame incoraggiandola ad l’autoesame del seno

del seno esprimere le proprie

paure ed incertezze

- Constatare il livello di

conoscenza

sull’autoesame del seno

- Informare la donna

sul corretto

svolgimento dell’esame

ed educarla a

riconoscere quanto

62 Rigon L. A., Nanda International. Anno 2012

potrebbe riscontrare

Incoraggiare - Confortare la paziente -La paziente inizia ad

2)Intolleranza le attività e e educarla alla cura di avere più cura di sé.

alle attività promuovere la sé

correlata alla cura di sé. -Ritiene che sia

paura - Tentare di importante coinvolgere i

comprendere il motivo familiari in questo

dell’intolleranza percorso diagnostico e

che loro possano

- Consigliarle un garantirle un buon

percorso diagnostico supporto.

sicuro e nel quale potrà

trovare supporto -Inizia il percorso

psicologico diagnostico consigliatole

.

- Coinvolgere i

familiari promuovendo

così il benessere sociale

della donna

Accettazione - Percepire qual è - La donna accetterà

3) Alterazione dell’immagine l’immagine che la l’immagine di sé che ha

dell’immagine di di sé donna ha di se stessa adesso e sarà informata

sé, nel momento su ciò che potrà accadere

in cui si sospetta - Chiedere informazioni in seguito.

una patologia sui risultati

dell’autoesame del seno

- Rassicurarla

chiarendo che non tutte

le lesioni sono

necessariamente

patologiche

- Informare la paziente

sulle possibilità in cui

dovesse subire

un’alterazione della

propria immagine

La paziente - Conoscenza delle Riduzione della paura

4)Paura di calmerà le paure della donna

ricorrere proprie paure

all’intervento - Rassicurare la donna

sulle proprie paure,

valutando eventuali

esami diagnostici

- Informarla sulle

eventuali tecniche

d’intervento, in cui

potrebbe incombere

3.7 Esiti dell’autopalpazione

Le donne che decidono di eseguire l’autoesame del seno devono tener presenti tre punti :

 L’autopalpazione, anche se è un esame preventivo, non può sostituire la visita

medica.

 Quello che si richiede alla donna non è fare una diagnosi, ma accorgersi di

eventuali cambiamenti della mammella

 Le alterazioni che la donna può percepire sono nella stragrande maggioranza dei

casi, legate alla normale struttura del seno o a lesioni benigne, ma ci sono

possibilità di riscontrare anche una lesione maligna.

Le lesioni che i possono riscontrare durante l’autopalpazione sono i fibroadenomi e le cisti

(noduli benigni) e lesioni maligne.

Quando si palpa il seno si possono riscontrare dei noduli mammari, i noduli non sono

nient’altro che il raggruppamento degli acini con i lobi e i lobuli che vanno a conferire al

seno un aspetto nodulare, la scoperta di un nodulo è uno stato di allarme, che indirizza la

donna a rivolgersi al medico.

63 La distinzione tra malignità e benignità di un nodulo, si può capire attraverso diversi

parametri di base.

Le caratteristiche di un nodulo benigno sono:

 Al tatto presenta una consistenza molle

 Quando lo si tasta con i polpastrelli risulta mobile

 Ha una forma ben definita, con dei contorni regolari e lisci

 Tende a non essere vascolarizzato, di conseguenza non c’è apporto di sangue che lo

aiuta a crescere

 Non modifica la forma e consistenza del seno

 Può essere dolente o non dolente

Le caratteristiche di un nodulo maligno invece, sono:

 Non è mobile al tatto , ma fisso in un punto

 Ha una consistenza dura

 Può causare retrazione della pelle e modificare la mammella

 È vascolarizzato, riceve apporto di sangue che lo fa crescere di dimensione e

volume

 Può causare micro e macro calcificazioni

È importante che appena si riscontra un cambiamento della mammella o la presenza di un

“nodulo”, la prima cosa da fare è rivolgersi al proprio medico di fiducia. Questi valuterà se

è il caso di sottoporsi ad approfondimenti diagnostici (mammografia, ecografia,

agoaspirato, biopsia).

Se la visita e la mammografia non evidenziano nulla di particolare, è probabile che il

medico proponga di aspettare qualche mese, per ripetere gli esami clinico – diagnostico –

strumentali.

Altri segni che possono essere evidenti durante l’autopalpazione sono:

 L’ansiomastia, differenza di volume e forma delle mammelle

 L’eritema, può essere dovuto ad un fatto infiammatorio o evidenziare un processo

neoplastico iniziale

63 http://www.medicina360.com/noduli-al-seno-benigni-e-tumori-maligni-quando-preoccuparsi-diagnosi-e-

terapie.html

 Edema, si verifica quando si blocca la rete linfatica sottodermica, e ne consegue la

stasi, che può dar luogo al tipico aspetto “ a buccia d’arancia”

 Retrazione del capezzolo, è causato dalla sclerosi peritumorale, può essere

accompagnata da secrezioni seriose o ematiche

L’utilizzo dell’auto-esame del seno, mammografie annuali ed esami clinici del seno,

sono la migliore protezione nel rilevare tumori al seno precoce.

Tutte le donne hanno bisogno di essere incoraggiate ad essere responsabili della propria

salute e il benessere.

CAPITOLO IV - Indagine scientifica sulla

conoscenza dell’autoesame del seno - Studio

sperimentale

4.1 Introduzione

Nel corso degli anni il ruolo dell’infermiere nell’ambito sanitario, si è avvalso sempre di

più, identificandosi come professionista della salute.

Il rapporto tra utente ed infermiere si è andato ad evolvere, identificando l’infermiere come

una figura di sostegni, di educatore e di responsabile nei confronti del cittadino.

L’infermiere, come altri responsabili della salute, sono i professionisti più indirizzati nei

confronti dell’educazione sanitaria, in un processo educativo l’Educatore Professionale

deve necessariamente partire da un presupposto di fiducia nell’utente riconoscendo i suoi

bisogni e le sue aspettative.

L’educatore è quindi colui che “conduce fuori” le potenzialità dell'assistito verso un

intervento formativo diretto, guidandolo nel suo processo di crescita o accompagnandolo

nel suo percorso di vita.

Oggi, possiamo tranquillamente affermare che la funzione educativa dell’infermiere è

complementare alla funzione di cura e di assistenza. L’infermiere deve, sia in prevenzione

primaria sia in prevenzione secondaria, promuovere un corretto stile di vita tale da ridurre

il rischio di contrarre malattie.

L’educazione del paziente aumenta l’adesione alla prevenzione, aiuta a ottenere modifiche

dei comportamenti a rischio e a mantenerli nel tempo.

Questa tesi tratta essenzialmente l’infermiere nel suo ruolo di educatore, sottolineando un

tema del carcinoma mammario, patologia molto importante.

In questo studio è stato evidenziato il ruolo dell’infermiere come educatore

nell’effettuazione dell’autoesame del seno, un sistema di prevenzione primaria che nel

corso degli anni si è avvalso sempre di più nell’identificazione della neoplasia in fase

precoce.

4.2 Materiali e metodi

Nel presente studio si è utilizzato un questionario epidemiologico cartaceo “ad hoc” (vedi

allegato) stampato su fogli formato A4.

Si è distribuito in prima persona il questionario cartaceo, dando indicazioni di massima per

la compilazione (senza per altro suggerire le possibili risposte). Ogni intervistato ha

compilato in modo completamente anonimo la scheda e l'ha riconsegnata il giorno dopo

inserendola in un contenitore insieme agli altri soggetti che hanno voluto collaborare

volontariamente allo studio.

In un secondo tempo è stato realizzato ed utilizzato un questionario elettronico gestito

mediante Microsoft Excel 2003-XP per raccogliere tutte le risposte, per una successiva

analisi epidemiologico e statistica mediante il pacchetto epidemiologico statistico software

EPI-INFO (2008 versione 3.5.1 italiana per Windows distribuito dal NIH e dal CDC di

Atlanta, USA).

Pur esistendo un codice che collega la scheda cartacea alla corrispondente riga del foglio

Excel, tutti i dati sono stati raccolti nel massimo anonimato e nel pieno rispetto della Legge

italiana sulla privacy (Decreto Legislativo n.196/2003 e successive integrazioni e

modifiche).

4.2 Analisi dei dati

Il questionario di ricerca è composto da 16 items, compilati da donne e uomini che

volontariamente hanno partecipato all’ indagine proposta.

Obbiettivo del questionario:

Descrivere gli studi di valutazione di un semplice questionario, messo a punto per valutare

l’opinione della popolazione femminile e maschile, con le seguenti caratteristiche:

- facile;

- di rapida compilazione;

- accettabile;

- anonimo.

Ruolo d’indagine:

Analizzando in dettaglio il questionario si rilevano i seguenti dati e le risposte alle relative

domande specifiche (segui le codifiche sul modello cartaceo allegato).

Lo studio è stato eseguito su un campione formato da 100 soggetti (94 femmine e 6

maschi) DONNE

UOMINI

di una età media di 34 ± 15 anni (da un minimo di 17 ad un massimo di 62 anni con una

mediana di 26 ed una moda di 22 anni).

Le 94 femmine avevano una età media di 35 ± 15 anni (da un minimo di 18 ad un massimo

di 62 anni con una mediana di 28 ed una moda di 22 anni).

I sei maschi avevano una età media di 27 ± 16 anni (da un minimo di 17 ad un massimo di

60 anni con una mediana di 20 ed una moda di 20 anni).

In specifico: il 57 % degli intervistati ha un età compresa tra i 17 e i 29 anni, il 16% ha un

età tra i 30 ed i 49 anni , ed in fine il 27% ha un età che va dai 50 anni e oltre.

La maggior parte degli intervistati risulta avere un età giovanile.

La scarsità del sottocampione maschile impedisce ogni deduzione sulla significatività

statistica delle differenze. Di conseguenza tutte le deduzioni vengono dedotte dall’esame

del campione femminile, mentre i soggetti maschili verranno utilizzati come orientativi

delle idee degli intervistati sull’argomento (prettamente femminile).

Il titolo di studio dichiarato dagli intervistati era il seguente

 diploma di licenza media: 23 soggetti (21 femmine e 2 maschi);

 diploma di maturità: 61 soggetti (58 femmine e 3 maschi);

 laurea universitaria: 16 soggetti (15 femmine e 1 maschi).

70

60

50

40

30

20

10

0 TITOLO DI STUDIO

TITOLO DI STUDIO

MEDIE INFERIORI 23

MEDIE SUPERIORI 61

LAUREA 16

.

L'analisi di frequenza delle risposte date dagli intervistati al questionario (vedi modello

allegato) rilevano i seguenti risultati:

Domanda n.04 = Conosci donne che hanno avuto un carcinoma della mammella ?

D_04 Frequenza

NO 27

SI 73

Totale 100

il 73% degli intervistati ha dichiarato di conoscere soggetti che hanno avuto la prognosi del

carcinoma mammario, ed il 27% ha dichiarato di non conoscere soggetti che hanno

presentato una prognosi del carcinoma mammario.

80

70

60

50

40

30

20

10

0 NO SI

Domanda n.05 = Sei a conoscenza degli esami preventivi ?

D_05 Frequenza

NO 17

SI 83

Totale 100

l’83% degli intervistati ha dichiarato di essere a conoscenza degli esami preventivi, mentre

il 17% del campione ha dichiarato di non essere a conoscenza degli esami preventivi per il

carcinoma mammario.

SI SI; 83

NO NO; 17

0 10 20 30 40 50 60 70 80 90

Domanda n.06 = Conosci la tecnica dell'autoesame del seno ?

D_06 Frequenza

NO 28 (24F)

SI 72 (70F)

Totale 100

ben il 72 % del campione è a conoscenza della tecnica dell’autoesame del seno, mentre il

28% del campione, non ne è a conoscenza

NO SI 28%

72%

Da questi risultati è risultato che, tra la domanda N°5 e la domanda N°6, anche se la

maggior parte degli intervistati conosce gli esami preventivi, di questi l’11 % risulta non

essere a conoscenza dell’autoesame del seno, il quale fa parte degli esami preventivi del

carcinoma mammario; questi dati sono importanti poiché possono far pensare che i

soggetti Italiani o non sono veramente a conoscenza degli esami preventivi del carcinoma

mammario, o che non considerano l’autoesame come strumento preventivo.

Domanda N°5 Si 83% DIFFERENZA

13,25 %

Domanda N°6 Si 72%

Domanda n.07 = (SOLO DONNE) Esegui regolarmente l'autoesame del seno ?

D_07 Frequenza

NO 63

SI 35

Totale 98

Anche se la domanda era espressamente rivolta alle sole donne, hanno risposto ben cinque

uomini (3 “NO” e 2 “SI”).

60% DONNE SI

UOMINI NO

40% UOMINI SI

DONNE NO DONNE NO

20% UOMINI SI UOMINI NO

DONNE SI

0% RISPOSTE

Domanda n.08 = Come hai imparato ad eseguire l'autoesame del seno?

D_08 Frequenza Percentuale

Web 7 9,6%

Pubblicazioni 14 19,2%

TV 16 21,9%

S.S.N. 36 49,3%

Totale 73 100,0%

E’ da notare che hanno risposto soltanto 73/94 donne (77,6%), mentre altre 21 (22,4%

ossia poco oltre 1:5 intervistate) dichiarano di non conoscere la tecnica dell’autoesame del

seno.

L’operatore sanitario risulta avere un vantaggio rispetto ai media sull’insegnamento

dell’autoesame del seno.

Domanda n.09 = Hai imparato a riconoscere le variazioni del tessuto del seno nel

corso del mese ? D_09 Frequenza

NO 63

SI 37

Totale 100

E’ da notare che hanno risposto anche i sei uomini (3 “NO” e 3 “SI”).

70

60

50 SI

40 NO

30

20

10

0 RISPOSTE I

Il mancato riconoscimento delle variazioni del tessuto mammario potrebbe essere

collegato anche al mancato insegnamento dell’uso corretto dell’esame, poiché non tutti gli

intervistati hanno avuto una preparazione da parte di un operatore sanitario.

Domanda n.10 = A che età bisognerebbe cominciare ad eseguire l'autoesame del

seno?

Le 81 donne che hanno risposto, hanno indicato una età media di 23 ± 8 anni (da un

minimo di 10 ad un massimo di 50 anni con una mediana di 20 ed una moda di 30 anni).

I 6 uomini che hanno risposto, hanno indicato una età media di 23 ± 5 anni (da un minimo

di 19 ad un massimo di 30 anni con una mediana di 20 ed una moda di 20 anni).

In specifico, il 32% ha risposto che l’età ideale in cui si dovrebbe iniziare ad eseguire

l’esame si trova tra i 17 ed i 20 anni; il 32 % ha risposto che l’età ideale va tra i 21 ed i 39

anni; il 5% ha dichiarato che, l’età ideale si ha con la comparsa del menarca; l’11%

identifica l’età ideale tra i 13 ed i 16 anni; il 7% ha risposto che l’età ideale è tra i 40 ed i

50 anni, mentre l’1% ha risposto che bisognerebbe iniziare da subito.

Infine 12% del campione si è astenuto nel rispondere poiché non sa quale sia l’età giusta in

cui iniziare ad eseguire l’esame

Domanda n.11 = Ogni quanti giorni esegui o si dovrebbe eseguire l'autoesame del

seno ?

Le 73 donne che hanno risposto, hanno indicato un intervallo medio di 52 ± 77 giorni (da

un minimo di 1 ad un massimo di 365 giorni con una mediana di 30 ed una moda di 30

giorni.

I 5 uomini che hanno risposto, hanno indicato un intervallo medio di 153 ± 305 giorni (da

un minimo di 7 ad un massimo di 700 giorni con una mediana di 15 ed una moda di 15

giorni.

In specifico, il 31% degli intervistati ha risposto che bisognerebbe eseguire l’autoesame

del seno ogni mese.

Domanda n.12 = L'ansia potrebbe alterare la corretta esecuzione di un autoesame ?

D_12 Frequenza Percentuale

NO 37 39,4%

SI 57 60,6%

Totale 94 100,0%

Il 60,6 % degli intervistati, ritiene che l’ansia potrebbe alterare l’esecuzione

dell’autoesame del seno, mentre il 39,4 % non ritiene l’ansia un fattore che possa

influenzare l’esame. 60,60%

39,40%

NO SI


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (MARINO, ROMA, SORA, TIVOLI)
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher greta.cicchinelli@gmail.com di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Infermieristica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Piccioni Daniela.

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