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denominazione sociale in quanto, l’art. 133 del TUB vieta l’utilizzo ad altri

istituti bancari.

Il carattere unitario della disciplina generale sulle banche popolari e sulle

BCC si arresta, quindi, al loro inquadramento nell’ambito cooperativistico come

previsto dall’art. 28 co. 2 bis TUB “ai fini delle disposizioni fiscali di carattere

agevolativo, sono considerate cooperative a mutualità prevalente le BCC che

rispettano i requisiti di mutualità previsti dall’art. 2514 del C.C. ed i requisiti di

operatività prevalente con soci previsti ai sensi dell’art. 35 TUB.

Dall’analisi dell’art. 28 co. 2 bis emerge che le BCC operano, in

prevalenza, con i soci quando concedono credito prevalentemente a soggetti

residenti, aventi sede od operanti con carattere di continuità nel proprio territorio

di competenza, indicato dallo statuto. Inoltre, l’art. 150 bis, co. 4 del TUB

completa la disposizione dell’art. 28 co. 2 bis con l’obbligo per le BCC di

inserire nello statuto le clausole connotanti la mutualità prevalente. In caso di

violazione della disciplina l’autorità di vigilanza può adottare le sanzioni previste

dall’ordinamento di settore.

Se da un lato è stato evidenziato come nelle banche popolari agli elementi

strutturali-organizzativi come la variabilità del capitale, il principio della porta

aperta e il voto capitario, propri delle società cooperative non si accompagni

29

l’elemento dello scopo mutualistico tipico di queste , dall’altro, si presenta un

Le Banche cooperative,

29 MARASA’, 529

33

dovere di condotta, degli organi sociali, i quali sono tenuti a tutelare, nei limiti

30

dell’interesse sociale, l’interesse del socio alla concessione del credito .

Con riferimento alla mutualità intesa in senso “funzionale” è stato

osservato come la gestione di servizio delle banche popolari, non si estrinseca

nella inibizione dell’operatività con i terzi ma si realizza mediante le

anticipazioni ai soci sulle azioni proprie rese possibili dalla variabilità del

capitale aderenti alle finalità previdenziali del credito popolare.

Per quanto riguarda la giurisprudenza, nella considerazione di un

orientamento favorevole alla ricomprensione delle banche popolari nell’ambito

31

della cooperazione codicistica è ricorrente l’affermazione per cui le suddette

banche presenterebbero soltanto la forma, ma non la sostanza, delle società

cooperative.

Nel tempo sono emerse in relazione alle due tipologie di banche

cooperative, analogie e diversità caratterizzando, per entrambe, una propria

autenticità. Riguardo la loro forma giuridica, si riscontrano le prime analogie in

quanto, entrambe, devono costituirsi nella forma di società cooperative per azioni

a responsabilità limitata e la nomina degli organi di controllo e amministrazione,

compete agli organi sociali.

L’ordinamento bancario, il Mulino 2007 p.

30 Costi. R., 337-339

Banca, borsa, tit. cred.

31 Trib. Sassari, 12 marzo 1993, in 1993 Ii, 407; trib. Melfi 7

Giur. Comm., 1994 II, 628.

maggio 1992, in 34

Nel testo unico si rivengono disposizioni espresse tanto con riferimento

alla forma giuridica che alla compagine sociale delle banche popolari ma nulla si

evince riguardo alla denominazione sociale. E’ stato sostenuto, però, che

l’espressione popolare continuerebbe a poter essere utilizzata unicamente da

32

queste, che dovranno abbandonarla ove si trasformino in SpA . In senso

contrario si registra una pronuncia del Tribunale di Udine, la quale ha affermato

la piena legittimità della permanenza dell’aggettivo “popolare” nella

denominazione sociale di una società bancaria non avente più forma

33

cooperativa .

Riguardo al valore nominale delle azioni, le due categorie presentano delle

34

differenze stabilite dall’art. 3 co. 3 della legge del 31 gennaio 1992, n. 52 : per

le banche popolari il valore non può essere inferiore a 2 euro mentre per le BCC

deve essere compreso tra 25 e 500 euro. La determinazione di un limite massimo

al possesso azionario si lega alla peculiarità del fondamento mutualistico della

35

società cooperativa .

L’art 29 del TUB evidenzia un'altra significativa differenza recitando che

“alle banche popolari non si applicano le disposizioni del decreto legislativo 14

dicembre 1947, n. 1577, e successive modifiche”. Da ciò si desume che le banche

32 D’AMARO, Banche popolari, 1399

Credito cooperativo,

33 OPPO, 657

34 L. n. 59 del 1992 “Nuove norme in materia di società cooperative”: nelle società

cooperative e nei loro consorzi il valore nominale di ciascuna quota o azione non

può essere inferiore a lire cinquantamila e il valore nominale di ciascuna azione non

può essere superiore a lire un milione, salvo quanto disposto dalle leggi speciali per

particolari categorie di enti coopertaivi”.

35 M. Pellegrini, Commento all’art. 33 TUB, in F.Capriglione, M. Pellegrini. P. 395

35

popolari presentano una mutualità strutturale e non funzionale, al contrario delle

BCC con mutualità prevalente che usufruisce, sul piano fiscale, di notevoli

36

agevolazioni . Le banche popolari è vero che ricalcano la forma della

37

cooperativa ma non ne riproducono la sostanza così come previsto dall’art. 31

co. 2 del TUB: nei casi di trasformazione in SpA, ovvero di fusioni da cui

risultino SpA, le delibere assemblari sono assunte non all’unanimità, ma con le

maggioranze richieste per le modificazioni statutarie.

Le BCC perseguono lo scopo sociale favorendo i soci nell’accesso al

credito offrendo loro vantaggi patrimoniali; le banche popolari, invece, non

possono offrire tali benefici in quanto l’attività bancaria è incentrata sul

perseguimento dello scopo di lucro.

Riguardo la compagine societaria, per entrambe il numero è di 200 e il

criterio di voto esercitabile in assemblea si basa sul metodo “una testa un voto”.

L’ammontare massimo detenibile dai soci è di 50.000€ di valore nominale

complessivo per le BCC e allo 0, 5% del capitale sciale per le banche popolari

applicato anche ai non soci.

Il principio fondamentale del voto capitario (un voto per ciascun socio, a

prescindere dal numero di azioni possedute: artt. 30 co. 1 e 34 co. 3, del TUB)

resta fermo sia per le banche popolari che per le BCC nonostante la riforma di

36 Legge di riforma delle società cooperative del 31 gennaio 1992 n. 59 “nuove

norme in materia di società cooperative”.

Il governo delle banche popolari e di credito cooperativo,

37 PRESTI G:, 1998 cit.

p.80 36

queste ultime, dovuta alla legge 49/2016. Resta confermata dalle recenti riforme

l’ammissibilità dell’esercizio del voto per corrispondenza o mediante l’ausilio di

mezzi telematici nella Banca popolare dell’Emilia Romagna, società cooperativa

con azioni quotate in mercati regolamentari, quale deroga statutaria al metodo

38

assemblare collegiale ai sensi dell’art’ 2538 ultimo comma c.c.

L’art. 1 della legge 49/2016 introduce un’importante innovazione in

quanto l’art. 2526 c.c. “soci finanziatori e sottoscrittori di altri titoli di debito”

viene eliminato dall’elenco delle disposizioni non applicabili alle BCC,

contenuto nell’art. 150-bis co. 2 del TUB. Dall’art. 150 bis co. 2 del TUB,

emerge che, l’art. 2526 c.c., si applica alle banche popolari, con la conseguenza

che tutte le banche cooperative possono emettere azioni di finanziamento ed altri

strumenti di debito applicando la disciplina vigente per le S.p.A.

Per acquisire la qualificazione di socio in una BCC occorre che lo stesso,

risieda o operi, con carattere di continuità, nel territorio di competenza della

banca. Riguardo la banca popolare, invece, si richiede una domanda da

presentare al CdA che, con motivazione, accetta o respinge la domanda di

ammissione alla compagine sociale. L’art. 30 co. 6 TUB precisa che “coloro ai

quali il CdA abbia rifiutato l’ammissione a socio, possono esercitare i diritti i

diritti aventi contenuto patrimoniale relativi alle azioni possedute”.

In tale accezione gli azionisti perseguono, esclusivamente uno scopo di

lucro che entra nella causa del contratto di società e si colloca accanto allo scopo

38 Trib. Bologna 11 marzo 2014, GCo 2015, II, 1072

37

mutualistico. La norma non si estende solo agli azionisti poiché l’art. 30 commi

2- bis e 3 TUB, ricomprende anche le categorie delle fondazioni di origine

bancaria, sia gli organismi di investimento collettivo che, ovviamente, non

perseguono uno scopo mutualistico ma necessariamente uno scopo lucrativo.

2.2 Coordinamento del diritto societario con il TUB

Prima di analizzare il funzionamento delle assemblee nelle BCC, è

opportuno soffermarsi sui requisiti di partecipazione dei soci in modo più

approfondito. L’art. 2527 c.c. prevede che il cooperatore possieda le qualità

personali che siano coerenti con lo scopo mutualistico e con l’attività svolta.

L’art. 150 bis ha mantenuto, per le banche cooperative, la previsione che

connota in maniera diretta la compagine sociale in relazione allo scopo

mutualistico, mentre ha escluso dai requisiti soggettivi il divieto di esercitare in

proprio imprese in concorrenza e la possibilità di creare nelle BCC delle

categorie speciali di soci in relazione all’interesse alla formazione o

all’inserimento nell’impresa.

L’art. 28 d. lgs. 310/2004 consente ai soci, di una banca cooperativa che

possano essere anche società concorrenti, e quindi anche altre banche

38

39

compartecipanti al capitale . La seconda deroga salvaguarda il meccanismo di

ammissione dei soci previsto dagli artt. 30 e 34 TUB stabilendo che l’unico

rimedio all’ingresso di nuovi soci, rispetto alla soluzione intermedia della

categoria speciale di cui all’art. 2527 co. 3.

Il CdA è autorizzato a rigettare le eventuali domande di ammissione con

motivazione e lo comunichi entro sessanta giorni al candidato, che ha la facoltà

di chiedere l’intervento dell’assemblea. Gli amministratori, comunque, a norma

dell’art. 2528 c.c. ultimo comma, devono illustrare, nella relazione al bilancio, le

ragioni delle determinazioni assunte con riguardo all’ammissione di nuovi soci.

Tuttavia, l’art. 30 co. 5 e 34 co. 6 TUB stabiliscono che la motivazione del

rigetto della domanda di ammissione a socio sia specificatamente correlata

all’interesse della società, alle prescrizioni statutarie e allo spirito della forma

cooperativa. Il TUB modifica il riesame delle domande stabilendo che la

procedura venga effettuata dal medesimo CdA su istanza del collegio dei

probiviri integrato con un rappresentante del soggetto che presenta l’istanza di

ammissione. Il parere degli amministratori è confacente con gli indirizzi di

vigilanza creditizia volti a negare l’accesso ai soggetti aspiranti il cui merito

creditizio venisse giudicato dubbio.

Pertanto, dietro il rigetto della domanda dell’aspirante socio, motivato

dall’interesse della società, si affianca la motivazione sostanziale della stabilità

39 La previsione originaria contenuta nell’art. 2527 c.c. riguardava “imprese

identiche o affini con quella cooperativa”.

39

della banca cooperativa. Rispetto a questo tipo di interesse il principio della

porta aperta diviene recessivo.

Secondo parte della dottrina un ulteriore strumento di tutela per

l’aspirante socio, è da ravvisarsi nella possibilità di segnalare all’autorità di

vigilanza, alla B. d’Italia, eventuali irregolarità della delibera di rigetto, sia

attinenti al mancato rispetto delle regole procedurali, sia in caso di presenza di

vizi o assenza di motivazione, oppure eccesso di potere o violazione del principio

40

di parità di trattamento .

L’ art. 2528 c.c. co. 2 consente che sia versato dal nuovo socio il

41

sovrapprezzo sull’importo delle azioni che l’assemblea potrebbe determinare in

42

sede di approvazione del bilancio e su proposta degli amministratori .

Tale istituto mira ad impedire che i nuovi soci acquisiscano, senza alcun

corrispettivo, i vantaggi derivanti dall’ingresso in una società già avviata. La

dottrina ritiene che, l’assemblea dei soci, nel’ambito della propria autonomia

deve riferirsi per la determinazione del sovrapprezzo allo stato patrimoniale della

società e all’ammontare delle riserve patrimoniali risultanti dal bilancio che

43

l’assemblea è chiamata ad approvare .

Commento all’art. 2528,

40 S. SCHIRO’, cit. p. 100

41 Il sovrapprezzo si determina dalla differenza tra il prezzo di emissione delle

Il capitale e le altre forme di

azioni e il loro valore nominale. G. DI CECCO,

finanziamento, p. 474

42 Prima della riforma il sovrapprezzo era determinato solo dagli amministratori.

Commento all’art. 2528,

43 S. SCHIRO’, cit. p. 98

40

Riguardo la circolazione delle azioni il d. lgs. 310/2004 stabilisce che alle

BCC si applica solo il co. 1 dell’art. 2530 imponendo la preventiva

autorizzazione del CdA alla cessione delle stesse. Tale orientamento legislativo

vale solo per le BCC in quanto il co. 3 dell’art. 150 bis TUB disapplica il co. 1

dell’art. 2530 alle banche popolari.

Ad entrambe, però, si applica il co. 6 dell’art. 2530 c.c. stabilendo il diritto

di recesso ad nutum per il socio, in caso di divieto statutario di cedere le quote o

le azioni.

L’art. 2538 c.c. regola per le BCC, il funzionamento assemblare: hanno

diritto di voto i soci iscritti nel libro dei soci da almeno novanta giorni e ciascun

socio esercita un voto indipendentemente dalle azioni possedute. Ai soci spetta la

nomina dei membri degli organi di amministrazione e controllo spetta,

esclusivamente, ai competenti organi sociali, e viene esclusa ogni forma di

influenza pubblica come stabilito dall’art. 29 co. 3, relativo alle banche popolari,

e all’art. 33 co. 3 per le BCC.

La relazione al decreto 310/2004, mira a coordinare, con tali disposizioni,

a “coordinare la disciplina delle BCC del TUB con i nuovi modelli di

amministrazione e di controllo” ripristinando una coerenza criticata più volte

44

dalla dottrina . Le banche popolari ovvero: la mutualità che visse due volte,

44 L. SALAMONE, 2004

p. 616 41

Gli artt. 2545-quater e quinquies c.c. stabiliscono per le BCC, le modalità

di destinazione degli utili. Il d. lgs. 310/2004, in tema di riserve, mantiene la

specialità della disciplina delle BCC previste dal TUB agli artt. 32 e 37

prevedendo che all’art. 32, almeno il 10% degli utili vengano destinati a riserva

legale e la quota, che non sia destinata a riserve, venga devoluta in beneficenza o

assistenza; l’art. 37 prevede, invece, che le BCC versino almeno il 70% degli

utili a riserva legale più un ulteriore quota per la promozione e lo sviluppo della

45

cooperazione .

Quest’obbligo di autofinanziamento è stato ampiamente criticato dalla

46

dottrina ma viene giustificato con lo scopo di perseguire una stabilità bancaria ;

Ciò è dovuto al fatto che alle BCC è richiesto un capitale minimo iniziale

inferiore rispetto alle altre tipologie di banche.

Riguardo la disciplina delle banche popolari, queste non sono tenute a

corrispondere una quota degli utili ai fondi mutualistici. La dottrina ha

sottolineato come, tale sottrazione prevista dalla disciplina comune, confina le

47

banche popolari nei limiti di una mutualità solamente di carattere contrattuale .

In tema di trasformazione l’art. 150 bis TUB ha disapplicato l’art. 2545-

decies c.c che stabilisce che la cooperativa può trasformarsi in società di capitali

o consorzio. Differenze sono riscontrabili per le banche popolari in quanto, l’art.

45 La B. d’Italia stabilisce questa quota nella misura del 3%

L’ordinamento bancario,

46 Costi R., cit. p. 350

Commento all’art. 32, Commentario Belli ed altri,

47 Bassi A., in p. 501

42

31 TUB stabilisce che queste necessitano di autorizzazione preventiva della B.

d’Italia e che la loro trasformazione può riguardare solo una s.p.a.

Per entrambe le tipologie di banche è previsto, in caso di trasformazione,

la devoluzione del patrimonio ai fondi mutualistici per la promozione e lo

sviluppo della cooperazione.

L’art. 57 del TUB disciplina le fusioni proprie e per incorporazione, nelle

quali le società fondenti o incorporate siano BCC e la società risultante dalla

fusione sia una BCC. Diversa è la disciplina avente ad oggetto la scissione a

norma dell’art. 36 TUB nelle quali la società scindente sia una BCC e le società

48

beneficiarie siano in qualsiasi forma costituite . La B. d’Italia, con circolare 21

aprile 1999, n. 229 al Titolo III, Cap. 4 sez. II stabilisce che il procedimento di

fusione o scissione inizia con l’invio alla stessa della domanda di autorizzazione

alla fusione o alla scissione.

La B. d’Italia provvederà ad accertare che le conseguenti modifiche

statutarie non contrastino con una sana e prudente gestione come previsto

49

dall’art. 56 co. 1 TUB ; l’iter procedimentale non sarà dovuto se le modifiche

statutarie, portate a conoscenza dell’assemblea straordinaria contestualmente alla

proposta di fusione o scissione siano in linea con gli statuti tipo esaminati dalla

50

B. d’Italia l’autorizzazione può essere rilasciata quando l’operazione risponda

L’ordinamento bancario, p. 721

48 COSTI, Bologna, 2007,

Fusioni e scissioni di banche di credito cooperativo,

49 APPIO, cit. p. 97

Boll. Vig.,

50 Banca d’Italia, 2007, 3, 22. 43

agli interessi dei creditori e sussistano ragioni di stabilità come previsto dall’art.

36 co. 1.

Ottenuta l’autorizzazione, gli amministratori delle BCC coinvolte nel

progetto, possono procedere nell’iter rispettando la disciplina del codice civile di

fusione e scissione che, in ragione dell’art. 2545 undecies co. 1 non sono tenute a

devolvere ai fondi mutualistici un importo pari al capitale minimo della società

risultante dalla fusione.

Gli amministratori depositano, nei trenta giorni che precedono la

deliberazione, oltre ai documenti richiesti per la fusione o la scissione, la

relazione degli amministratori, la situazione patrimoniale, la relazione degli

esperti e i bilanci degli ultimi tre esercizi, un ulteriore relazione di un esperto

designato dal tribunale nel cui circondario ha sede la società che attesti il valore

effettivo del patrimonio.

Le BCC non possono abbandonare la loro specifica forma organizzativa

con la conseguenza che i soci non possono deliberarne, neanche in fase di

51

liquidazione, né la trasformazione in una s.p.a. , né la modificazione statutaria

necessaria per continuare ad esercitare l’attività bancaria in forma di banca

popolare. E’ però possibile che una banca popolare diventi una BCC modificando

il proprio statuto nel rispetto dell’art. 56 TUB, ovvero una banca in forma di

s.p.a. si trasformi in una BCC.

le modificazioni dell’organizzazione societaria,

51 COSTA, Bologna 2011, 168

44

In caso di scioglimento volontario della BCC si applica la disciplina delle

cooperativa a mutualità prevalente prevista dagli artt. 2484 ss. C.c. e la

devoluzione del patrimonio residuo al termine della liquidazione trova invece

riscontro nell’art. 2514 co. 1 lett. d, c.c.

2.3. Le BCC e la crisi finanziaria

La crisi finanziaria che si verificata in questi ultimi anni si è riversata

anche nel sistema economico facendo sì che le BCC si sono trovate nella

posizione di affrontare difficoltà dovute al deterioramento della qualità del

credito, alla compressione dei margini reddituali, difficoltà sul fronte della

raccolta; ciò ha portato la stessa a cercare di rafforzare gli assetti di governance e

52

migliorare, il più possibile, il risk management . 53 54

Secondo la regolamentazione imposta da Basilea 2 e Basilea 3 , le BCC

devono adottare modalità di calcolo del rischio il più possibile incisivi,

aumentare la qualità del patrimonio di vigilanza, contenere il grado della leva

finanziaria cercando di prevenire un’espansione eccessiva degli attivi nel caso di

crescita economica. Il collegamento con il territorio limita, fortemente, la

Il credito cooperativo alla sfida di Basilea 3: tendenze, impatti e

52 CANNATA F.,

prospettive, Banca d’Italia, aprile 2013

53 Basilea è l’accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche: e

banche aderenti dovranno accantonare quote di capitale proporzionali al rischio

derivante dai vari rapporti di credito assunti.

54 Basilea 3 rappresenta un insieme di provvedimenti per la vigilanza bancaria con

lo scopo di perfezionare la preesistente regolamentazione prudenziale del settore

bancario, l’efficacia dell’azione di vigilanza.

45

diversificazione del portafoglio implicando una ripercussione sulla necessità di

diminuire il divario dei soggetti del rapporto bancario.

Tuttavia, la gestione del rischio finanziario è meno articolata in quanto

l’attività delle banche locali nell’area finanziaria è meno pregnante considerando

che le BCC si sono orientate ad una specializzazione nel settore degli impieghi

in imprese artigiane e di piccole dimensioni.

Per affrontare la rischiosità di credito occorrerebbe effettuare

accantonamenti equi per realizzare trasparenze nei bilanci di esercizio e di

mantenere la fiducia della clientela e del mercato. Inoltre, l’introduzione del

mercato obbligazionario, come nuova strategia di raccolta del risparmio ha reso

maggiore la stabilità e migliorato l’equilibrio tra le scadenze di attività e

passività.

La natura istituzionale delle BCC basato su un modello relazionale e di

fiducia con il cliente , ha limitato le perdite sui crediti rispondendo, nel migliore

dei modi, alla crisi. A questa osservazione deve aggiungersi un ulteriore

vantaggio dato dal territorio in cui le BCC operano, in quanto la posizione

garantisce un’ampia conoscenza del contesto aziendale e analizzare progetti

validi idonei a favorire la ripresa economica.

Anche la dimensionalità delle BCC gioca un ruolo fondamentale

nell’affrontare periodi di crisi, in quanto le cooperative di medie dimensioni

46

hanno subito i danni maggiori in quanto dispongono di minori elementi di

sostegno rispetto alle imprese di grandi dimensioni.

Nell’area del nord Italia le BCC si sono molto radicate nel territorio.

Infatti, negli ultimi anni, si è assistito ad una forte crescita dovuto, in primis, ai

vuoti lasciati al verificarsi delle fusioni delle grandi banche, ma soprattutto al

miglioramento della qualità dei servizi offerti. Al centro Italia ,invece, si osserva

come il credito cooperativo abbia conquistato nuovi spazi nel mercato grazie agli

innovativi servizi offerti. Al sud il lavoro del credito cooperativo è molto più

attento, soprattutto per l’erogazione del fido a causa della disoccupazione in forte

aumento. Storicamente le BCC hanno operato per lottare contro forme di usura

velocizzando l’iter di risposta alle richieste di finanziamento.

47

Capitolo III

La riforma del credito cooperativo

3.1. Nuovi requisiti di accesso all’attività creditizia

Le autorità di settore hanno formulato, negli anni, richieste di riforma del

credito cooperativo volto a conseguire un rinnovamento della categoria. Tali

richieste sono sfociate nel seminario del 15 ottobre 2015 tenutosi a Roma presso

le Commissioni Riunite sesta della camera, Finanze, e sesta del Senato, Finanza e

Tesoro.

In tale contesto sono state identificati gli interventi necessari al fine di

55

contrastare la vulnerabilità delle BCC dovuta alle scarse dotazioni patrimoniali .

Nella G.U. n. 87 del 14 aprile 2016 è stata pubblicata la legge 8 aprile

2016 n. 49 relativa alla conversione in legge del d.l. 14 febbraio 2016 n.18; tra le

Intervento al “seminario istituzionale sulle tematiche relative alla

55 BARBAGALLO,

riforma del settore delle banche di credito cooperativo” Senato della Repubblica,

Roma 15 ottobre 2015. 48

novità, oltre alla riforma delle BCC, è prevista la maggiore possibilità per gli

intermediari finanziari di accedere alla garanzia dello Stato sulle sofferenze.

La riforma ha previsto l’introduzione di un fondo di sostegno promosso da

Federcasse per agevolare, relativamente ad un periodo transitorio, la

concentrazione delle BCC e gestire eventuali fasi critiche dovute a vincoli

presenti sul Fondo di Garanzia dei Depositanti. Il presidente di Federcasse si è

espresso favorevolmente alla riforma sostenendo la necessità di una riforma e di

una riorganizzazione dell’Unione Bancaria.

L’art. 1 legge n.49/2016 contiene modifiche al TUB che interessano il

Capo V, Sezione II, dedicato alle BCC; l’art. 1 prevede che l’esercizio

dell’attività bancaria in forma di banca di credito cooperativo (BCC) sia

56

consentito solo alle BCC appartenenti ad un gruppo bancario cooperativo e

vengano innalzati i limiti al numero minimo dei soci e al valore nominale delle

partecipazioni detenibili da ciascun socio. Si stabilisce, inoltre, che la BCC che

venga esclusa da un gruppo bancario cooperativo, possa continuare l’attività

bancaria e creditizia, solo dopo l’autorizzazione della B. d’Italia e la sua

trasformazione in SpA.

56 L’art. 1, introducendo modifiche al d. lgs. n. 385/1993 stabilisce che, con lo

stesso, sono apportate le seguenti modificazioni: a) dopo il comma 1, sono inseriti i

seguenti: 1-bis. “l’adesione ad un gruppo bancario cooperativo è condizione per il

rilascio dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria in forma di banca di

credito cooperativo”. 49

Federcasse sottolinea che il Gruppo Bancario Cooperativo è una nuova

figura giuridica in grado di favorire l’ulteriore stabilità e lo sviluppo delle Banche

di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane.

La società Capogruppo:

 svolge l'attività di direzione e coordinamento sulla base di accordi

contrattuali;

 è partecipata in misura maggioritaria dalle Banche di Credito

Cooperativo appartenenti al gruppo;

 potrà contribuire in caso di necessità, insieme ai Fondi di Garanzia

del Credito Cooperativo e ai Fondi Mutualistici per la promozione e lo sviluppo

della cooperazione già previsti dall’articolato normativo, al rafforzamento

patrimoniale delle BCC che partecipano al gruppo, sottoscrivendo, in particolare,

azioni di finanziamento di cui all'art. 150-ter del TUB (pienamente computabili

nel capitale di migliore qualità).

Nel Gruppo Bancario Cooperativo la Capogruppo è controllata per via

partecipativa dalle singole BCC, che restano titolari di una licenza bancaria

individuale e mantengono intatta la propria forma di cooperativa a mutualità

prevalente. La Capogruppo, che avrà la forma di banca Spa, a sua volta controlla,

soprattutto sotto un profilo prudenziale, le singole BCC aderenti su base

contrattuale (mediante il contratto di coesione).

50

Vi è anche un valore economico-sociale: le comunità restano proprietarie

delle proprie banche cooperative, che diventano più competitive e più solide. La

partecipazione delle persone viene esagitata, la logica della sussidiarietà

confermata, la mutualità nel più complesso dei settori, quello bancario, viene

rafforzata mediante una struttura in grado di renderla possibile in un mercato

sempre più competitivo e in una cornice normativa europea che si può definire

non benevola. L'obbligatoria appartenenza a un Gruppo Bancario Cooperativo

(art. 33, comma 1-bis) non altera, in alcun modo la qualificazione delle BCC

come cooperative a mutualità prevalente.

Il nuovo comma 1.bis dell’art. 33 del TUB prevede che l’adesione a un

gruppo bancario cooperativo sia condizione per il rilascio dell’autorizzazione

all’esercizio dell’attività bancaria in forma di banca di credito cooperativo. Il

numero minimo dei soci viene aumentato da duecento a cinquecento ed il valore

che ogni socio può detenere in azioni varia da 50.000 euro a 100.000 come

stabilito dal comma 4 art 34. Nel caso in cui una BCC receda o venga esclusa da

un gruppo bancario cooperativo, dovrà deliberare la propria trasformazione in

società per azioni, previa autorizzazione da parte della Banca d’Italia, che può

rifiutarne il consenso; in tal caso la BCC dovrà deliberare la propria

57

liquidazione .

57 All’art. 36 del TUB sono apportate le seguenti modificazioni: a) la rubrica è

sostituita da “Fusioni e trasformazioni”; b) al comma 1 sono soppresse le parole

“popolari o”; c) è stato inserito il comma 1-bis: in caso di recesso o esclusione da un

gruppo bancario cooperativo, la banca di credito cooperativo, entro il termine

stabilito dall’art. 37-bis co. 7, previa autorizzazione rilasciata dalla B. d’Italia avendo

riguardo alla sana e prudente gestione della banca, può deliberare la propria

trasformazione in società per azioni. In mancanza viene stabilita la propria

liquidazione”. 51

Per ottenere l’iscrizione nel registro delle imprese è necessaria una

delibera assemblare, previa autorizzazione della B. d’Italia come previsto dal

riformato art. 57 del TUB; il tempo per l’attuazione della fusione viene ridotto

da sessanta a quindici giorni. Privilegi e garanzie di qualsiasi tipo in capo alle

banche oggetto delle operazioni conservano la loro validità e il loro grado, in

favore della banca incorporante o della banca risultante dalla fusione o della

banca beneficiaria del trasferimento per scissione.

Viene disciplinata una clausola di opting-in in virtù della quale entro

novanta giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese (ex art. 37 ter, comma IV

TUB) una BCC può chiedere di aderire a un gruppo costituito, ex art. 37 bis del

TUB, alle condizioni previste per gli aderenti originari: l’organo amministrativo

della capogruppo, sentito l’organo di controllo, comunica alla richiedente la

deliberazione assunta entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di

adesione, in mancanza della quale vale un principio di silenzio-assenso; i casi di

diniego devono essere motivati e la deliberazione deve essere comunicata alla

richiedente e alla B. d’Italia.

Sono stati inseriti, all’interno del TUB, gli artt. 37 bis (Gruppo Bancario

Cooperativo) e 37 ter (Costituzione del gruppo bancario operativo) per

disciplinare la composizione del gruppo bancario cooperativo e la sua

costituzione. E’ previsto, riguardo alla composizione, che il capitale sociale

detenuto in misura maggioritaria dalle BCC appartenenti al gruppo ed il

patrimonio netto sia almeno di un miliardo di euro di patrimonio netto; la nuova

52 58

legge di riforma, in tal modo, non agevola la costituzione di più gruppi .

L’adesione ad un GBC costituisce una condicio sine qua non per il rilascio

dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria in forma di credito

cooperativo e il capitale della capogruppo sarà detenuto in misura maggioritaria

dalle BCC, fatta salva la facoltà attribuita al Ministero dell’economia e delle

finanze di stabilire una diversa misura per esigenze di stabilità del gruppo.

Il Ministero dell’economia e delle finanze ha il compito, inoltre, di

assicurare l’adeguatezza dimensionale e organizzativa del GBC; il Ministero,

sentita la B. d’Italia, stabilisce con proprio decreto:

a) Il numero minimo di banche di credito cooperativo di un gruppo

bancario cooperativo;

b) Una soglia di partecipazione delle banche di credito cooperativo al

capitale della società capogruppo diversa dalla maggioranza, ossia la

soglia indicata al co. 1 lett. a), tenuto conto delle esigenze di stabilità

del gruppo;

c) Le modalità e i criteri per assicurare il riconoscimento e la

salvaguardia delle peculiarità linguistiche e culturali delle banche di

credito cooperativo aventi sede legale nelle regioni a statuto speciale e

nelle province autonome.

approvata la legge di conversione del d.l. n. 18/2016.

58 CAPRIGLIONE F.,

Un’opzione normativa poco convincente, in Rivista di diritto bancario, 11 aprile 2016

53

La B. d’Italia così previsto dal co. VII bis ha, al fine di assicurare la sana e

prudente gestione, la competitività e l’efficienza del GBC, il compito di dettare

disposizioni riguardanti:

a) I requisiti minimi organizzativi e operativi della capogruppo;

b) Il contenuto minimo del contratto di coesione, le caratteristiche della

garanzia in solido delle obbligazioni assunte dalla capogruppo e della

banche aderenti, il procedimento per la costituzione del gruppo e

l’adesione al medesimo;

c) I requisiti specifici relativi ai gruppi bancari cooperativi costituiti nelle

59

province autonome di Trento e Bolzano ai sensi del co. 1-bis .

Lo statuto della capogruppo disciplina il numero massimo di azioni con

diritto di voto che può detenere ciascun socio direttamente o indirettamente per il

60

tramite di società controllate, di società fiduciarie o per interposta persona ;

disciplina tutto ciò che concerne l’assemblea e gli organi amministrativi.

La capogruppo ha il potere di nominare, opporsi alla nomina o revocare uno o

più componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società aderenti

59 Il comma 1 bis dell’art. 1 recita “ Le banche di credito cooperativo aventi sede

legale nelle province autonome di Trento e Bolzano possono rispettivamente

costituire autonomi gruppi bancari cooperativi composti solo da banche aventi sede

e operanti esclusivamente nella medesima provincia autonoma, tra cui la

corrispondente banca capogruppo, la quale adotta una delle forme di cui all’art. 14

co. 1 lettera a); il requisito minimo di patrimonio netto è stabilito dalla Banca d’Italia

ai sensi del comma 7 bis.

60 Essendo la maggioranza del capitale detenuta dalle BCC, non vi potranno essere

singole banche, società o persone fisiche che, per dimensione, contratto o altro,

possano da sole, acquisire diritti di voto in grado di esercitare un’influenza

dominante o notevole sulla capogruppo stessa.

54

al gruppo, motivando ogni provvedimento. Il comma V dell’art. 1 stabilisce,

inoltre, che la B. d’Italia autorizza l’adesione, il rigetto delle richieste di adesione

e l’esclusione di una di una banca di credito cooperativo.

L’art. 37 bis co. 1 dispone che il GBC risulta composto:

a) Dalla capogruppo società per azioni autorizzata all’esercizio

dell’attività bancaria e soggetta alle norme di vigilanza su base

consolidata di cui al Titolo III Capo II del TUB;

b) Dalle BCC soggette all’attività di direzione e coordinamento della

capogruppo e all’attività di vigilanza da parte della B. d’Italia;

c) Dalle società bancarie, finanziarie e strumentali, come definite dall’art.

59 del TUB, controllate dalla capogruppo;

d) Da eventuali sottogruppi territoriali facenti capo ad una banca

costituita in forma di società per azioni sottoposta a direzione e

coordinamento della capogruppo.

Altra importante novità introdotta dalla riforma delle BCC è il

meccanismo “way out”. Le BCC che non hanno aderito ad una holding ed al 31

dicembre 2015 avessero presentato un patrimonio netto superiore a duecento

milioni potevano decidere se proporre istanza alla B. d’Italia da sole o con altre

BCC aderenti di piccole dimensioni, per conferire l’attività creditizia in una SpA.

55

In caso di consenso da parte della B. d’Italia queste avrebbero dovuto

adottare il modello della COOP, che avrebbe vigilato sulla SpA previo

versamento del 20% del patrimonio netto a titolo di tassa straordinaria.

La disciplina del way out consente la possibilità di escludere l’effetto

devolutivo del patrimonio ai fondi mutualistici così come previsto dall’art. 17

della l. finanziaria del 2001e dalla legge n. 388 del 2000, nel caso di operazioni

straordinarie relative a BCC da cui risulti una banca costituita in forma di società

per azioni. Tale effetto devolutivo è fissato dall’art. 150 bis del TUB e modificato

dall’art. 1 comma 4 lettera b.

Si escludevano, nella formula originaria, gli effetti di devoluzione, se la

BCC, coinvolta nelle operazioni straordinarie come fusione, trasformazione

cessione di rapporti giuridici in blocco e scissione, presentasse un patrimonio

netto superiore a duecento milioni di euro la norma prevedeva, in tale

circostanza, che le riserve fossero affrancate, corrispondendo all’erario

un’imposta straordinaria pari al 20% della loro consistenza, sul quale il revisore

contabile ha espresso un giudizio senza rilievi.

Con le modifiche apportate, si consente alla BCC di evitare l’effetto

devolutivo, presentando alla B. d’Italia un’istanza per conferire l’azienda ad una

SpA che eserciti attività bancaria. Viene fissata una data alla quale commisurare i

patrimonio netto al fine dell’applicazione della disciplina in esame; resta fermo

l’obbligo di devolvere una somma allo Stato pari al 20% del patrimonio netto ai

56

sensi del comma 3 ter. La cooperativa conferente dovrà modificare la propria

struttura, al fine di escludere l’esercizio di attività bancaria; per la mancata

ottemperanza sono previste notevoli conseguenze.

61

L’art. 2 bis consente alle BCC di aderire, in modo temporaneo, ad un

Fondo, promosso dall’associazione di categoria che coadiuvi il processo di

adeguamento alle riforme introdotte con il provvedimento.

Altra importante novità prevista dalla riforma è la garanzia sulla

cartolarizzazione delle sofferenze. E’ stata, infatti, introdotta una garanzia dello

Stato sulle tranche senior delle operazioni di cartolarizzazione di crediti in

sofferenza effettuate da banche aventi sede legale in Italia. Il sistema di garanzia

è aperto a tutte le banche italiane e il prezzo della garanzia per i titoli senior sarà

determinato a condizioni di mercato prendendo a riferimento specifici contratti

swap sul default (credit default swap) al fine di garantire il rispetto delle regole in

materia di aiuti di Stato.

Il sistema si basa sulla creazione da parte di singole banche di una

struttura di cartolarizzazione per la cessione di crediti in sofferenza a un prezzo

non superiore al loro valore netto di bilancio ossia al loro valore lordo al netto

delle rettifiche. L'operazione di cartolarizzazione è finanziata mediante

l'emissione di titoli senior e junior. La garanzia di Stato è incondizionata,

irrevocabile e a prima richiesta e copre i pagamenti contrattualmente previsti per

61 Fondo temporaneo delle BCC 57

interesse e capitale, ma esclusivamente a beneficio dei detentori di titoli senior.

La garanzia diviene efficace allorché siano soddisfatte le seguenti condizioni:

 la banca abbia nominato un gestore dei crediti in sofferenza

(NPLs servicer) indipendente, incaricato di gestire le

cartolarizzazioni;

 i titoli abbiano ottenuto un rating uguale o superiore a

investment grade da un'agenzia di rating inclusa nella lista delle

agenzie esterne di valutazione del merito di credito accettate

dall’Eurosistema;

 la banca cedente abbia trasferito a titolo oneroso a investitori

privati almeno il 50% più uno dei titoli junior e un ammontare di

titoli junior e dei titoli mezzanine sufficiente a consentire

l'eliminazione contabile dei crediti in sofferenza oggetto di

cessione .

3.2. Contratto di coesione 58

L’art. 37 bis commi 3 e 7 bis disciplinano il contratto di coesione; questo

rappresenta lo strumento principale attraverso il quale la capogruppo esercita

l’attività di direzione e coordinamento sui propri soci, ovvero sulle BCC, sulle

società bancarie, finanziarie e strumentali e sui sottogruppi territoriali

eventualmente costituiti.

In modo da garantire il corretto funzionamento del GBC e del contratto di

coesione, alle partecipazioni detenute dai soci della capogruppo e a quelle

detenute dai soci dei sottogruppi territoriali denominati subholding, non devono

applicarsi le norme che vietano l’acquisto o la sottoscrizione di azioni delle

62

società controllanti da parte di società controllate .

Il co. 3 dell’art. 37 bis stabilisce i poteri della capogruppo ch devono

obbligatoriamente essere ricompresi nel contratto di coesione, mentre il co. 7 bis

demanda all’organo di vigilanza la definizione del contenuto minimo del

contratto stesso. I poteri inderogabili della capogruppo risultanti nel contratto di

coesione riguardano:

 L’individuazione e l’attuazione degli indirizzi strategici e degli obiettivi

operativi del gruppo nel rispetto delle finalità mutualistiche;

 Gli altri poteri necessari per l’attività di direzione e coordinamento,

proporzionati alla rischiosità delle banche aderenti, ivi inclusi i controlli ed i

poteri di influenza volti ad assicurare il rispetto dei requisiti prudenziali e

62 Il co. 6 art. 37 bis prevede espressamente la non applicazione degli artt. 2359

bis, 2359 quater e 2359 quinquies c.c. 59

delle altre disposizioni bancarie e finanziarie applicabili al gruppo ed ai

soggetti aderenti. Nel concetto di proporzionalità del potere esercitabile dalla

capogruppo dovrebbe attuarsi il principio del c.d. risk based approach, ossia

quanto più una BCC dimostrerà di avere buona governance, efficienza e

competitività tanto più saranno ampi i suoi margini di autonomia;

 Le ipotesi e le modalità di esercizio di tali poteri, in cui la capogruppo

può nominare, opporsi alla nomina o revocare uno o più componenti, fino a

concorrenza della maggioranza, degli organi amministrativi e di controllo

delle società aderenti al gruppo; questo potere è finalizzato all’unitarietà

della governance del gruppo, all’effettività della direzione e coordinamento,

alla sana e prudente gestione delle banche aderenti, in modo da evitare di

comprimere l’autonomia delle BCC aderenti al gruppo. In tale prospettiva, i

casi di esercizio dei poteri di nomina e revoca sono individuati, dunque,

come quelli in cui i processi di selezione e nomina degli organi svolti

autonomamente dalle banche aderenti secondo le ordinarie regole societarie

non assicurino risultati coerenti con le finalità sopra indicate. Le soluzioni

proposte sono anche volte a realizzare le condizioni del controllo secondo i

principi contabili internazionali (IFRS 10), come richiesto dall’art. 37-bis del

TUB.

 La possibilità di escludere una banca dal gruppo in caso di gravi violazioni

degli obblighi previsti dal patto di coesione e le altre sanzioni graduate

applicabili in relazione alla gravità della violazione;

60

 I criteri di compensazione e l’equilibrio nella distribuzione dei vantaggi

derivanti dall’attività comune;

 I criteri e le condizioni, per l’adesione, il diniego all’accesso, il recesso dal

contratto e l’esclusione in base ai principi non discriminatori e rispettosi del

principio di solidarietà e di mutualità prevalente. Le BCC possono aderire,

recedere o essere escluse, solo a seguito di autorizzazione della B. d’Italia che

decide con riguardo alla sana e prudente gestione del gruppo e della singola

banca;

 La garanzia in solido delle obbligazioni assunte dalla capogruppo e dalle

altre banche aderenti, nel rispetto della disciplina prudenziale dei gruppi

bancari e delle singole banche aderenti.

La banca che voglia acquisire la qualifica di capogruppo deve trasmettere

alla B. d’Italia uno schema di contratto di coesione e l’elenco delle BCC e delle

altre società che intendano aderire al gruppo. La B. d’Italia controlla

l’adeguatezza patrimoniale e finanziaria del gruppo e l’idoneità del contratto. Se

l’accertamento risulta positivo le BCC procedono alla stipulazione del contratto

con la capogruppo e modificano lo statuto per l’introduzione delle norme

adeguatrici. Il contratto, in seguito, viene trasmesso alla B. d’Italia che provvede

all’iscrizione del gruppo nell’Albo e presso il Registro delle imprese.

Le disposizioni chiariscono che le disposizioni della capogruppo devono

avere carattere vincolante per le affiliate e individuano gli organi di vertice e i

61

componenti dell’alta direzione, sia capogruppo sia delle banche affiliate, a cui

spetta il compito di emanarle e riceverle.

Il contratto di coesione prevede, inoltre, i doveri della capogruppo

individuabili nella salvaguardia del carattere mutualistico delle singole BCC e

dello spirito cooperativo del gruppo e nella promozione e nel rafforzamento delle

condizioni di stabilità, competitività, efficienza e sana e prudente gestione delle

banche affiliate, attraverso il corretto esercizio dei poteri di direzione e

coordinamento e un’adeguata offerta di servizi. Il contratto di coesione deve

disciplinare i criteri per una equilibrata distribuzione dei vantaggi derivanti

dall’appartenenza al gruppo.

Tali contenuti devono essere disciplinati in modo da assicurare il corretto

esercizio dei poteri di direzione e coordinamento ai sensi delle disposizioni

civilistiche rilevanti; che gli oneri di garanzia, che pesano in misura maggiore

sulle banche meglio patrimonializzate, siano riequilibrati da tangibili vantaggi,

anche economici, per queste ultime.

L’art. 37 bis al co. 1, lett. c-bis e il co. 6, disciplinano i sottogruppi

territoriali come soggetti autorizzati all’esercizio dell’attività bancaria che

devono avere la forma di società per azioni e sottoposte alla direzione e

coordinamento della capogruppo. Il sottogruppo viene assimilato ad una sub-

62

holding che controlla le BCC, le eventuali società bancarie e strumentali e che, a

63

sua volta, è controllata dalla capogruppo .

I sottogruppi presentano il carattere della territorialità, individuato nel

fatto di includere banche aventi tutte sede legale e direzione generale in una

medesima regione o in un insieme di regioni limitrofe; per esigenze di efficienza

e razionalità dell’articolazione del gruppo, si richiede che i sotto-gruppi abbiano

una dimensione minima significativa (individuata nella misura del 10% almeno

del totale dei RWA delle BCC affiliate).

La previsione di ingresso per sottogruppi, comprendenti anche BCC, non

delinea, per esse, anche un percorso di adesione indiretta, realizzata mediante il

controllo esercitato dalla subholding. L’ipotesi sembra interdetta dal combinato

disposto dagli artt. 33 co. 1-bis e 37 bis co. 1 sub a) e b), che continua ad

imporre l’obbligo di adesione al contratto di coesione di gruppo, non ad altri.

Ciò fa sì che l’appartenenza ad un sottogruppo non può surrogare il

consenso all’accordo negoziale, che integra la situazione di controllo, disciplina i

poteri della capogruppo ed è presupposto di adesione al gruppo. Il sottogruppo

sembra finalizzato a dar rilievo alle attuali Federazioni locali oggi punto

intermedio di coordinamento tra banche legate da contiguità territoriali e da

64

omogeneità di contesto cooperativo .

Il gruppo bancario cooperativo: tra autoriforma e neodirigismo, una

63 SEPE M.,

nuova dimensione di credito cooperativo? Cit. p. 95

il diritto delle banche di credito cooperativo tra legge e contratto,

64 CUSA E.,

Torino, 2013, p. 97. Le federazioni sono costituite in forma di società cooperative

con funzioni consortili. Lo scopo che si propone è quello della costituzione di BCC,

rafforzare il rapporto con le comunità locali di cui sono espressione e di agevolarne

63

La disciplina della sottogruppo non è esaustiva sia per quanto riguarda il

soggetto creditizio di vertice, sia riguardo i compiti e le modalità di rapporti a

valle con le coopera ive bancarie e con la capogruppo a monte. Con certezza si

può affermare che la banca, cui fa capo il sottogruppo, entra nel perimetro di

65

consolidamento del bilancio e si colloca in posizione di subholding. Può

partecipare al capitale della capogruppo, senza però concorrere al

raggiungimento di quella maggioranza dei diritti di voto, che resta, invece,

vincolata alle banche in forma cooperativa.

Il contratto di coesione, disciplinando le modalità di esercizio delle

funzioni di direzione e coordinamento, dovrà attentamente misurarsi con la

presenza dei sottogruppi, per evitare una complessa moltiplicazione di vincoli e

di filiera strutturale, con ogni dubbio sulla migliore efficacia dell’azione di

governo.

Analizzando la posizione assunta dalla BCE, risulta che essa esprime

parere favorevole l’assoggettamento dei soggetti affiliati al gruppo, ai poteri di

direzione e coordinamento della capogruppo. Per la Bce, tali poteri,

rappresentano una base capace di assicurare unità nella direzione strategica di

gruppo, rafforzando il sistema dei controlli interni mantenendo, anche, i requisiti

lo sviluppo mediante l’esercizio di attività nell’interesse comune e nel rispetto

dell’autonomia propria di ciascuna banca, quali quelle di rappresentanza, assistenza

ed erogazione di servizi.

65 Regolamento 2004/2238 CE, Principio contabile internazionale n. 27 “Il bilancio

consolidato è il bilancio di un gruppo presentato come se fosse il bilancio di

un’unica entità economica. Il controllo è il potere di determinare le politiche

finanziarie e gestionali di un’entità al fine di ottenere i benefici dalle sue attività. Il

gruppo è costituito dalla capogruppo e da tutte le sue controllate”.

64

prudenziali previsti dalla norma di settore. Per questo motivo, la BCE, evidenzia

la necessità di assicurare, nella definizione della normativa secondaria, che i

gruppi bancari cooperativi dispongano di funzioni di controlli efficenti, attinenti

alla gestione del rischio, alla compliance, all’audit interno e alla pianificazione

strategica, funzioni che devono essere esercitate necessariamente dalla

capogruppo.

Tuttavia la BCE evidenzia alcune criticità. In primis sottolinea che la

riforma deve definire i poteri esclusivi di direzione e coordinamento della

capogruppo sulle banche affiliate, precisando che le strutture di supporto

operativo delle controllate rimangano dipendenti dalle funzioni di controllo della

capogruppo. Altra critica riguarda la disciplina dei poteri decisori della

capogruppo rispetto alla concessione di finanziamenti. La riforma dovrebbe

disciplinare un sistema di controllo esplicito per le operazioni superiori ad un

certo ammontare, con il conferimento alla capogruppo di specifici poteri di

approvazione di operazioni di concessione di finanziamenti, in qualsiasi forma ,

eccedenti una determinata percentuale dei fondi propri del soggetto controllato.

Inoltre, alla capogruppo dovrebbe essere attribuito il potere di approvare le

operazioni effettuate che possano costituire esposizioni superiori ad una

determinata soglia. 65

3.3. La perdita della causa mutualistica e le nuove opzioni di cambiamento

di riforma

Una BCC fuori dal gruppo bancario cooperativo, può scegliere di

modificare il proprio assetto societario e avviare la liquidazione. Se viene a

mancare il requisito richiesto, l’attività creditizia non può essere esercitata, né

autorizzata nella forma di provenienza. Nel caso in cui coinvolga le società

bancarie controllate dalla capogruppo come previsto dal co. 1 sub c) art. 37 bis e

non comporti violazione del vincolo del controllo maggioritario, può optare per il

cambiamento societario senza dover abbandonare il gruppo. Al verificarsi di

questa circostanza non potrà ricorrere alla trasformazione ma solo adottare

modalità che comportino la concentrazione di più soggetti in un’unica entità.

La riforma ha modificato il contenuto degli artt. 36 e 150 bis del TUB e

ha inserito un carattere derogatorio all’art. 2 co. 3 bis e ss. in modo che, il

percorso orientato al mutamento della forma societaria sia rivolto esclusivamente

verso la forma della società per azioni e confermare l’applicazione degli obblighi

di devoluzione del patrimonio effettivo. 66 66

Il trattamento fiscale dedicato alle cooperative con mutualità prevalente

si riflette sulla loro capacità di creazione di patrimonio e riserve. Il passaggio a

società lucrativa, delle risorse, viene regolato in modo equilibrato mantenendo il

vincolo dei suddetti mezzi finanziari evitando conseguenze distorsive della

67

concorrenza . La sostituzione del co. 5 dell’art. 150 bis del TUB ha comportato

l’eliminazione dell’art. 2545 undecies, co. 1 e 2 c.c. che lega gli effetti devolutivi

del patrimonio alla deliberazione di trasformazione delle cooperative

diverse,conferendo una posizione centrale all’obbligo di devoluzione del

patrimonio effettivo.

Mediante il conferimento dell’attività bancaria verso una società lucrativa,

si conservano gli originali caratteri della mutualità prevalente e si persegue una

migliore efficacia competitiva. Gli obiettivi perseguiti per la costruzione del

gruppo bancario cooperativo, sono ravvisabili nell’equilibrio determinato dalla

separazione della causa lucrativa da quella mutualistica tendente ad assicurare i

risultati. Brevi considerazioni sul problema della trasformazione di società

66 TRIMARCHI G.,

cooperativa in società lucrativa contestuale alla perdita della mutualità prevalente,

Consiglio nazionale del notariato, 14 gennaio 2006, in www.notariato.it, p. 5 “e’ nel

sistema della riforma che si deve rintracciare, per le cooperative, un peculiare

regime di formazione del patrimonio sociale: le cooperative a mutualità prevalente

hanno un patrimonio in larga misura formato da riserve indivisibili”.

67 GENCO R., Cooperative bancarie e obbligo di devoluzione in favore dei fondi

mutualistici per la promozione cooperativa. Applicazione dell’art. 17 legge n.

388/2000, in giur. Comm., II, 2014, p. 175 in nota a Cass. Civ., 12 novembre 2013 n.

25368 sez.I “Rispetto all’obbligo di devoluzione patrimoniale l’elemento qualificante

della fattispecie non è l’estinzione della cooperativa in relazione allo scioglimento

della società, ma la perdita dell qualità di cooperativa del soggetto titolare del

patrimonio indivisibile”. 67

L’opzione, infatti, è riservata alle BCC con patrimonio netto maggiore di

duecento milioni o in forma congiunta, anche alle altre purchè almeno, una di

esse raggiunga quella soglia. La dimensione viene considerata come un aspetto

discriminante della possibilità di ricorso alla norma derogatoria; questa fa

riferimento alla conferente e non riguarda la solidità dell’ente creditizio, che si

troverà solo a rispondere dei requisiti di accesso all’attività creditizia previsti per

68

una SpA .

Il requisito dimensionale deve commisurarsi con i requisiti di captale

minimo e di patrimonio di vigilanza richiesti, infatti, è necessario disporre dei

margini necessari per ottemperare ai requisiti prudenziali, nonostante il

mantenimento delle riserve indivisibili presso la cooperativa, riduca

sensibilmente i mezzi finanziari, facenti parte del compendio aziendale da

trasferire.

68 Banca d’Italia, Disposizioni di vigilanza per le banche, circ. n. 285 del 17

dicembre 2013, Titolo I, cap. I, sez. II, p. 40 “ai fini del rilascio dell’autorizzazione

all’attività bancaria, l’ammontare minimo del capitale iniziale è stabilito in dieci

milioni di euro per le banche in forma di SpA, per le BPP e per le banche di garanzia

collettiva”. 68

Capitolo IV

La storia di Chiantibanca: valori e Statuto

4.1. Chiantibanca precursore della riforma: cenni di storia.

In data 18 Ottobre 1909 è stato redatto l'atto costitutivo della cattolica

1

Cassa Rurale di depositi e prestiti del Chianti Fiorentino . Si avvertiva infatti il

2

“bisogno di una banca territoriale che movimentasse la moneta” .

Tra il borgo chiantigiano e Firenze vi era un fitto legame di scambi

mercatali. Una storia di mercato, territorio e società; un'economia

prevalentemente agricola. Obiettivi della Cassa erano: diffondere la cultura della

previdenza, sostenere l'imprenditoria onesta, esaltare il lavoro, la solidarietà, la

3

cooperazione e la collaborazione tra le classi; scoraggiare l'usura .

1 Le ricostruzioni storiche prendono spunto anche da: Storia identità e missione.

1 Dalle Casse Rurali a ChiantiBanca, sito della banca; dai racconti di Antonio Fusi e

dal libro del centenario.

2 Stefano Zamagni, professore di economia politica all'Università di Bologna,

2 Rimini 1943.

3 Don Narciso Fusi, tra i fondatori della Cassa Rurale, ha affermato la contrarietà

3 all'esaltazione di interessi e commissioni nelle operazioni di credito, l'esigenza di

porre le condizioni di credito a beneficio del destinatario, più che del creditore. Si

è ispirato al Codice di Malines del 1927.

69

L'azione cattolica – che grazie all'aggregazione rurale, arginava socialismi

e laicismi - agiva nel credito e nel sociale.

Il 18 ottobre 1924 è nata la Cassa Rurale di Monteriggioni, nella città sita

4

all'ingresso nord di Siena . Nel settembre 1993 il Testo Unico Bancario (d.lgs

385/1993) ha trasformato tali Casse Rurali, operanti da anni nel territorio, in

Banche di Credito Cooperativo. Nel 2009 si sono celebrati i cento anni della

Banca del Chianti fiorentino.

La Banca del Chianti fiorentino con sede a San Casciano Val Di Pesa si

fuse nel 2010 con la Banca Monteriggioni, con sede a Siena. L'incontro avvenne

nel cuore del Chianti. Le due banche operavano già bene in territori di per se

uniformi. Ciascuna banca aveva 14 sportelli, l'una nel territorio di Firenze, l'altra

nel Senese. La direzione generale delle banche unite era San Casciano; la sede

legale si tenne a Monteriggioni. Questa impostazione permane tuttora.

Dalla fusione - avvenuta per unione - nacque la “Banca del Chianti

fiorentino e Monteriggioni”. Il movimento del credito cooperativo osteggiò in un

primo momento quest'iniziativa, ma poi non poté che considerarla un esempio

virtuoso. Nel maggio 2011 l'assemblea riunita dei soci diede alla banca un nome

più agile: “Chiantibanca”.

4 Fonti i primi due capitoli “Cento volte 18 ottobre” di Paolo Bandinelli e “le

4 origini”di Otello Pampaloni dal libro “Cento anni banca del Chianti fiorentino. Una

storia di territorio, mercato e società” di Polistampa edizioni.

70

Nel maggio 2012 la stessa ha acquisito la banca del Credito Cooperativo

fiorentino, con sede a Campi Bisenzio, affacciandosi così sull'industrializzata

valle dell'Arno.

Chiantibanca il 10 aprile 2016 ha deciso di fondersi con Bcc Area Pratese

e Bcc Pistoia, fusione perfezionatasi il primo luglio 2016. Nel disegno “ la mia

banca in terra toscana”, l'orizzonte odierno si snoda ad ovest fino a Pisa e

6

Livorno; ad est ad Arezzo; a sud oltre Siena fino a Montalcino .

Chiantibanca è graficamente rappresentata come la foglia verde smeraldo

ricolma di venature e disegnata nella geografia della Toscana. Le sedi distaccate

della direzione generale si trovano nei comuni di Montalcino e di Pisa (art.3 dello

Statuto sulla competenza territoriale).

Chiantibanca, originata da fusioni tra banche territoriali, è stata precursore

della riforma del Credito Cooperativo. L'aver svolto per tempo delle lungimiranti

aggregazioni, le ha dato il vantaggio e l'opportunità – una volta coinvolta dalla

7

riforma – di scegliere al meglio il suo futuro . Il Movimento ha compreso

tardivamente che bisognava aggregarsi.

L'opportunità dell'aggregazione è stata infatti compresa solo nel 2016,

momento nel quale è stata scritta la doverosa, nonché “urgente” Riforma del

ChiantiBanca: fusione per incorporazione di Banca di Pistoia e Bcc Area Pratese.

6

6

Video su youtube.

7 Come illustrato nel secondo capitolo.

7 71

Credito Cooperativo. La legge in oggetto è la n.49/2016, che ha convertito con

modifiche il DL n. 18/2016.

4.2. La Carta dei Valori di Chiantibanca

Nel 1999 è stata redatta la Carta dei Valori, orientamento perenne

1

dell'azione della Bcc .

 Si investe sul capitale umano: persone che lavorano per le persone.

 Si afferma la centralità, l'attenzione e la promozione della persona.

 Suggella l'unione con la comunità locale, della quale è perseguito lo

sviluppo culturale, sociale ed economico.

 La professionalità si snoda in un approccio solidale.

 L'attività bancaria si fa forte della relazione con i soci, che

ottengono servizi bancari specifici, di qualità e più convenienti

rispetto al mercato.

Carta dei valori e carta di coesione in “storia, identità e missione”, sito di

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daddoras

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in amministrazione e organizzazione (Facoltà di Scienze Politiche, Economia, Giurisprudenza) (CAGLIARI e NUORO)
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher daddoras di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale amministrativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Scienze giuridiche Prof.

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