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Tesi- La protezione dei testimoni davanti ai tribunali penali internazionali Appunti scolastici Premium

Tesi- La protezione dei testimoni davanti ai tribunali penali internazionali per la cattedra di Diritto internazionale del professor Benvenuti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la protezione dei testimoni nel diritto internazionale dei Diritti Umani, l'evoluzione della testimonianza nei Tribunali penali internazionali: dai
trattamenti disumani alle permanenti misure protettive dei testimoni,... Vedi di più

Materia di Diritto Internazionale relatore Prof. P. Benvenuti

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previsioni normative riguardo alla modalità dell'esame del teste, lasciando tale

86

problematica ancora alla discrezionalità dei giudici. Riguardo al secondo punto,

87

anche l'art. 19, nonostante mirasse a rendere più elastiche le condizioni

amministrative della prova, disponeva esplicitamente che i diritti della Difesa non

avrebbero mai dovuto essere pregiudicati in alcun modo; dunque, anche quando

venivano prodotti gli affidavit da parte dell'Accusa (che avrebbero potuto in qualche

modo oscurare l'identità dei dichiaranti), gli avvocati della Difesa avevano la

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possibilità di richiedere la comparizione dei firmatari. Gli affidavit inoltre, non solo

non sono stati utili ai fini della protezione dell'identità del testimone (data la

conseguente convocazione per il contro-interrogatorio), ma furono trasformati in uno

strumento di costrizione per rendere delle dichiarazioni mendaci: molti tedeschi

furono infatti forzati a firmare dichiarazioni giurate e o a testimoniare contro i loro

ex-colleghi e superiori. Una semplice minaccia di sottoporre il soggetto ai sovietici

era sufficiente per persuaderlo a firmare una dichiarazione e o a testimoniare dinanzi

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alla Commissione. Minacce contro la famiglia, compreso il ritiro della ration card ,

la consegna ai sovietici o la prigione, spesso producevano i risultati voluti. Oltretutto

se la falsa costruzione della vicenda avesse dovuto fallire, il soggetto avrebbe

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rischiato di essere messo in isolamento, picchiato, preso a calci, frustato o bruciato.

86 MAY RICHARD e WIERDA MARIEKE, “Trends in International Criminal Evidence:

Nuremberg, Tokyo, The Hague, and Arusha” in Columbia journal of Transnational Law, 1998-1999,

pp.725-765

87 Art. 19 Statute IMT: “The Tribunal shall not be bound by technical rules of evidence. It shall

adopt and apply to the greatest possible extent expeditious and non-technical procedure, and shall

admit any evidence which it deems to have probative value.”

88 WEBER MARK, “The Nuremberg Trials and the Holocaust” in The Journal of Historical

Review, 1992, Vol. 12, No. 2, pp.167-213

89 Ration Card: carta emessa dal governo che consentiva al titolare di ottenere cibo o altre materie

prime che scarseggiavano in tempo di guerra o in altre situazioni di emergenza. Ampiamente utilizzati

durante la seconda guerra mondiale in quanto ogni parte interruppe la normale fornitura di beni del

nemico. Definizione tratta da www.wikipedia.it

90 Tale trattamento disumano veniva adottato non solo nei confronti dei testimoni, ma anche sugli

stessi imputati. Prendendo “the case 8”, l'avvocato americano della Difesa aveva in qualche modo

ottenuto la trascrizione del primo interrogatorio effettuato nei confronti di Friedrich Gaus (imputato,

ex alto funzionario del Ministero degli Esteri tedesco) prima del suo processo, ed il giudice,

nonostante le proteste del Procuratore, decise di consentirne la lettura. Risultò che il Procuratore aveva

minacciato Gaus che lo avrebbe consegnato ai sovietici per impiccagione se non avesse testimoniato

contro i suoi ex-colleghi: il disperato, che aveva già subito 4 settimane di isolamento, ovviamente

accettò. Dopo quella lettura schiacciante, la Difesa dichiarò che “diversi testimoni, tra cui alcuni

imputati, che avevano firmato delle dichiarazioni giurate, che sono state prodotte come prove

dall'Accusa, hanno testimoniato di essere stati minacciati da coloro che li avevano interrogati”. Come

conseguenza il giudice Wyatt prese atto delle accuse di tortura. Un' altro caso ha visto Fritz Sauckel,

capo tedesco del programma di mobilitazione del lavoro in tempo di guerra, condannato a morte nel

28

Sono sussistiti casi dove anche la testimonianza orale davanti alla Commissione fu

91

strumentalizzata per gli stessi fini. Peggio ancora, ogni volta che gli affidavit non

erano sufficienti a produrre il risultato voluto dall'Accusa, emergevano false

testimonianze di funzionari americani pagati, i c.d. “star witnesses”, tra cui alti

funzionari governativi, generali, intellettuali, prigionieri, menomati mentali e

criminali incalliti, usciti dal nulla e pronti a raccontare favole alla Commissione,

92

nonostante fossero sotto giuramento. Dunque l'affidavit, nonostante potesse

superficialmente apparire una prima forma di protezione delle generalità del

dichiarante, si rivelò invece, come anche la semplice testimonianza orale, un mezzo

per sostenere l'Accusa, e frutto di brutali manipolazioni. Un risultato un po'

paradossale se pensiamo al motivo per cui è nato questo Tribunale e al giudice

Jackson che esprimeva delusione nella assenza di un processo “equo” ed

“imparziale”, dove non si ricadesse sullo stesso piano dei nazisti.

Possiamo dunque concludere che in questa prima fase evolutiva della

testimonianza nessun tipo di tutela era assicurata a coloro che dovevano testimoniare

o avessero già testimoniato. L'unica cosa positiva fu che la quantità dei rapporti

raccolti in relazione ai trattamenti di tortura subiti dai testimoni fu talmente elevata

che ne scaturì un'indagine che portò alla conferma delle gravi accuse di questi

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abusi.

processo, sul fondamento di un affidavit firmato dallo stesso, nel quale si auto-incriminava. Solo dopo,

ma prima dell'esecuzione della sua pena, si scoprì che Sauckel era stato costretto a firmare un

documento già scritto definitivamente da coloro che lo avevano rinchiuso in cella, e che fu minacciato

che se avesse solo esitato a firmare, la sua famiglia sarebbe stata consegnata ai sovietici . Anche

Oswald Pohl (capo delle SS che fu dichiarato colpevole per la morte di 30 milioni di persone),

ricordò in una sua descrizione elaborata successivamente al processo, che ogni volta che i documenti

originali non corrispondevano a ciò che le autorità dell'Accusa volevano, o non erano sufficienti per

fondare la sentenza di condanna che avevano intenzione di far emettere, gli affidavit venivano riscritti

“insieme”: la caratteristica più impressionante di questi documenti era che gli imputati spesso

accusavano se stessi in essi.

91 Ad esempio, il caso del Maresciallo Erhard Milch, il quale fu intimidito da un Maggiore

dell'esercito americano affinché non testimoniasse più a favore dell'imputato Hermann Goring,

minacciandolo che, in caso contrario, sarebbe stato accusato e condannato come criminale di guerra,

indipendentemente dalla sua vera colpevolezza. Milch non si tirò indietro e fu effettivamente

condannato all'ergastolo come tale, ma pochi anni dopo fu amnistiato e rilasciato.

92 WEBER MARK, op.cit., pp.167-213

93 Idem 29

2.2.4. Tokyo: i primi barlumi di luce sulla protezione dei testimoni.

Tutte le incorrettezze perpetrate a Norimberga suggerirono la necessità di una

protezione per chi si sottoponeva a tale pressione psicologica, quale era, ed è tuttora,

la testimonianza. Una problematica questa che ricevette più attenzione nel successivo

e contemporaneo Tribunale Internazionale Militare di Tokyo, il quale ebbe origine

esattamente dopo due settimane dalla Conferenza degli Alleati a Londra (Gran

Bretagna, Francia, Stati Uniti e Unione Sovietica), dove si decise di approvare la

Dichiarazione di Potsdam per comunicare la volontà di processare per gli stessi

crimini perpetrati dai nazisti, anche i giapponesi. Il 19 gennaio 1946 il generale

Douglas MacArthur, Comandante Supremo delle Potenze Alleate in Giappone,

approvò con decreto la Carta di Tokyo che istituiva il Tribunale Militare

Internazionale per l'Estremo Oriente (IMTFE).

Il processo di Tokyo, potrattosi per oltre due anni e mezzo, ascoltò circa 419

testimonianze in totale e permise l'ammissione di 779 affidavit da parte di altri

individui. Anche se, diversamente dall'IMT, lo Statuto dell'IMTFE non fu frutto di

negoziazioni, essendo stato redatto interamente dagli americani (da J.B. Keenan, che

divenne Procuratore nel processo) essenzialmente esso riprendeva il progetto di

94

Norimberga: tra le tantissime similitudini, anche il Tribunale di Tokyo non era

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vincolato da alcuna regola tecnica per l'ammissibilità delle prove, ai fini di una

procedura il più possibile rapida e non irrigidita da inutili tecnicismi, e

96

dell'ammissione di prove considerate aventi valore probatorio; inoltre anche le sue

Rules of Procedure si riducevano a poche disposizioni. Se infatti osserviamo la Carta

di Tokyo, ci rendiamo subito conto di questa quasi identità a livello procedurale che

97

sussisteva anche nei confronti dei testimoni: l'art. 9 ammetteva esplicitamente il

diritto dell'imputato di esaminare qualsiasi testimone, anche se con delle ragionevoli

94 CASSESE ANTONIO,.....p.80 e KAUFMAN ZACHARY, “The Nuremberg Tribunal v. the

Tokyo Tribunal: designs, staffs, and operations” in John Marshall Law Review, 15 November 2010,

Vol.43, p.754

95 Art. 13 Statute IMTFE: “Admissibility. The Tribunal shall not be bound by technical rules of

evidence. It shall adopt and apply to the greatest possible extent expeditious and non-technical

procedure, and shall admit any evidence which it deems to have probative value. ”

96 BOAS GIDEON JOHN,.....p.73

97 Art. 9 Statute IMTFE: “An accused shall have the right, through himself or through his counsel

(but not through both), to conduct his defence, including the right to examine any witness, subject to

such reasonable restrictions as the Tribunal may determine”. 30

98

restrizioni che il Tribunale stesso poteva determinare; l'art. 15 confermava la

possibilità di Accusa e Difesa di interrogare ogni testimone. Dunque anche a Tokyo

veniva negata una tutela dell'identità dei testimoni, ad eccezione degli affidavit, i

quali nella pratica si sono differenziati dal Tribunale di Norimberga. Un mezzo di

99

prova esplicitamente previsto ex art. 13 dello Statuto, che, insieme ad una serie di

altri problemi probatori, portò però ad uno stato di inefficienza, incertezza ed

ingiustizia, in quanto si manifestò una sorta di iniquità nei confronti della Difesa a

cui non era permesso di esaminare il fascicolo dell'Accusa che conteneva tutti i

documenti che sarebbero stati presentati al processo, e che non aveva neanche la

100

possibilità di contro-interrogare i dichiaranti degli affidavit. Mentre nell'IMT gli

imputati avevano dunque una garanzia dei loro diritti, con l'IMTFE tali diritti

venivano sottoposti a qualsiasi restrizione che il Tribunale avesse ritenuto

101

ragionevole. La Difesa infatti contestò l'introduzione di tali mezzi di prova fin da

subito, ma venne respinta dalla Commissione, la quale sottolineò come i principi

della Costituzione degli Stati Uniti e del Codice di Guerra non valevano per un

cittadino giapponese, ex combattente di guerra. Così anche la stessa Difesa si avvalse

della medesima arma facendo uso di una grande quantità di affidavit, sempre però

facendo attenzione a non prolungare eccessivamente la durata del processo.

Simmetricamente in questi casi l'Accusa veniva esonerata dal contro-interrogatorio

102

dei testimoni della Difesa, eccetto che nei casi più importanti.

Con il Tribunale Internazionale Militare di Tokyo si inizia ad intravedere quindi

uno spiraglio di luce illuminare il tema di possibili misure di protezione per i

testimoni, tramite l'ammissione degli affidavit e l'impossibilità per la Difesa di

controe-saminare il dichiarante.

98 Art. 15 Statute IMTFE: “Course of Trial proceedings. ...The prosecution and each accused (by

counsel only, if represented) may examine each witness and each accused who gives testimony. ”

99 Art. 13 Statuto IMTFE: “Specific Evidence Admissible. In particular, and without limiting in any

...3) An affidavit,

way the scope of the foregoing general rules, the following evidence may be admitted:.

deposition or other signed statement. 4) A diary, letter or other document, including sworn or unsworn

statements which appear to the Tribunal to contain information relating to the charge.”

100 J. WALLACH EVAN, “The Procedural And Evidentiary Rules of the Post World War II War

Crimes Trials: Did They Provide An Outline For International Legal Procedure?” in Columbia

Journal of Transnational Law, 1999 e CASSESE ANTONIO, op. cit., p.80

101 FUCHS JOHANNES e LATTANZI FLAVIA, “International Military Tribunals” in Max Planck

Encyclopedia of Public, April 2011

102 J. WALLACH EVAN, op. cit. 31

2.2.5. La “giustizia iniqua” dei Tribunali Militari porta riflessione e novità.

Questi due primi Tribunali mostrano il successo che ha avuto la giustizia

internazionale nel secondo dopoguerra, ma bisogna puntualizzare che si tratta di una

“giustizia di vincitori” in quanto non solo i giudici delle Commissioni erano nominati

dagli stessi Stati vincitori, e i Procuratori agivano in base alle direttive dello Stato

103

che li aveva nominati, ma non vi furono neanche processi per i comportamenti

degli alleati, che commisero crimini di guerra in varie fasi e su vari fronti del

conflitto mondiale. La critica prevalente ha fatto riferimento a possibili dubbi circa il

rispetto del principio nullum crimen nulla poena sine lege, cui peraltro gli stessi

Tribunali militari si richiamavano. Si è così reso necessario valutare se gli atti per la

cui commissione gli imputati erano stati processati, fossero crimini secondo il diritto

internazionale al momento della loro perpetrazione: la giustificazione della forma di

giustizia adottata, fu trasposta nel fatto che i singoli atti criminali erano stati compiuti

104

per finalità politiche, in modo sistematico e di massa. Dunque, nonostante i

Tribunali Militari non abbiano costituito tribunali internazionali in senso proprio (in

quanto si può dire solo che fossero giustificati da un'esigenza internazionale), la loro

creazione ha segnato una importantissima novità sotto vari profili. I crimini di

guerra, fino a quel momento di esclusiva giurisdizione degli Stati, ora ricadevano

sotto le fronde di organi a carattere internazionale con il compito di punire crimini

internazionali; sono state introdotte due nuove categorie di crimini, quali quelli

contro l'umanità e quelli contro la pace; infine ha costituito un punto di partenza per

la creazione di nuove norme giuridiche e nuove forme di responsabilità: la

criminalizzazione degli individui iniziò a prevedersi come una responsabilità penale

105

individuale e non dello Stato. Non vi è dubbio che questi avvenimenti abbiano

contribuito in maniera importantissima allo sviluppo di una coscienza nell'opinione

pubblica internazionale, volta a non lasciare impuniti i crimini più atroci, e al tempo

stesso, a far emergere l'esigenza della comunità internazionale di fornirsi di strumenti

106

che coniugassero l'efficacia dell'azione al rispetto dei principi fondamentali.

103 MARCHESI ANTONIO, op.cit., p.21

104 AA.VV., Enciclopedia del diritto. Annali, Giuffrè Editore, 2012, Vol.5, p. 472

105 AA.VV., Introduzione al diritto penale internazionale, Milano, Giuffrè, 2006, p.8, MARCHESI

ANTONIO, op.cit., p.21 e CASSESE ANTONIO, op.cit., p.20

106 FONDAROLI DESIREE, op. cit., p.9 32

L'approccio utilizzato dai due Tribunali Militari del secondo dopoguerra ha

sollecitato una riflessione sulla necessità, per un tribunale internazionale successivo,

non solo di una certa elasticità nell'ammissibilità delle prove, ma di un nuovo ordine

internazionale, nel quale gli interessi degli Stati e la loro sovranità avrebbero avuto

un'importanza sempre minore e sempre più subordinata agli interessi e ai diritti degli

uomini. In questa fase di passaggio si assiste ad un grande cambiamento: dalla

contrapposizione vincitori e vinti, ad un'idea di giurisdizione internazionale al di

sopra degli Stati, che in situazioni eccezionali tuteli gli individui dall'esercizio del

107

potere sovrano.

2.3. I Tribunali ad hoc.

2.3.1. Cenno storico.

A distanza di circa 40 anni, i conflitti che scoppiarono nell'ex Jugoslavia e in

Ruanda fecero rivivere la sensazione di sdegno avvertita al termine della guerra nel

'45, così il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (CdS), esercitando la propria

competenza ad adottare misure necessarie ad assicurare il mantenimento della pace e

108

della sicurezza internazionale, istituì due Tribunali ad hoc: nel 1993 il Tribunale

Penale Internazionale per l'ex Jugoslavia (TPIJ), e nel 1994 il Tribunale Penale

Internazionale per il Ruanda (TPIR). Il primo, competente a giudicare individui

accusati di aver commesso, sul territorio dell'ex Jugoslavia, infrazioni gravi delle

Convenzioni di Ginevra del 1949, violazioni di leggi e consuetudini di guerra,

genocidio e crimini contro l'umanità, purché commessi nel periodo successivo al 1°

Gennaio 1991; il secondo con giurisdizione su atti di genocidio, crimini contro

l'umanità e violazioni dell'art. 3 (riguardante i conflitti armati a carattere non

internazionale) comune alle Convenzioni di Ginevra del 1949 e del II Protocollo

Addizionale del 1977, commessi sul territorio del Ruanda o sul territorio degli stati

107 CAVINO MASSIMO, L'irresponsabilità del Capo dello Stato. Nelle esperienze italiana (1948-

2008) e francese (1958-2008), Giuffrè Editore, 2008, pp.53-55 e BOAS GIDEON JOHN,.....p.51

108 Art. 39 Carta delle NU: “Il Consiglio di Sicurezza accerta l’esistenza di una minaccia alla pace,

di una violazione della pace, o di un atto di aggressione, e fa raccomandazioni o decide quali misure

debbano essere prese in conformità agli articoli 41 e 42 per mantenere o ristabilire la pace e la

sicurezza internazionale”. 33

confinanti, da cittadini ruandesi, purché perpetrati tra il 1° gennaio e il 31 dicembre

1994. Tra i fattori che portarono alla loro istituzione, di cruciale importanza è stata la

fine della guerra fredda e della politica dei blocchi contrapposti (Stati Uniti

d'America ed Unione Sovietica) che si creò alla fine della Seconda Guerra Mondiale,

in cui emerse uno spirito ottimista dove si accettò da entrambe le parti di voler

rispettare alcuni principi del diritto internazionale e realizzare organismi appositi

109

competenti a giudicare e punire le gravi violazioni del diritto umanitario.

2.3.2. Continuità e discontinuità con i precedenti Tribunali.

Questi Tribunali presentano degli elementi di unione con i Tribunali Militari

Internazionali, ma anche un distacco che inaugura una nuova fase del diritto penale

internazionale. Come essi, devono accertare la responsabilità penale individuale in

relazione a condotte qualificabili come crimini internazionali; hanno natura speciale

e sono stati istituiti ad hoc dopo la commissione dei reati di loro competenza, sia

relativamente al tempo che al luogo di commissione del fatto. Al contrario, le due

nuove giurisdizioni non pongono in discussione il principio di irretroattività della

legge penale, in quanto sanzionano comportamenti che hanno violato norme di diritto

penale internazionale già esistenti, di natura pattizia o consuetudinaria. L'attività di

questi due Tribunali è stata molto significativa per l'elaborazione di principi e regole

di parte generale e speciale da un lato, e di una procedura penale internazionale

dall'altro. Hanno fornito un apporto interpretativo del contenuto di disposizioni che

non erano mai state applicate in un contesto internazionale, e un apporto creativo,

colmando le lacune di istituti e categorie di diritto penale, completamente assenti fino

110

ad allora. Riguardo all'istituto della testimonianza, in questa nuova era per la

giurisdizione penale internazionale, a cominciare dal TPIJ, gli elementi probatori

primari divengono i testimoni oculari rispetto a documenti e registrazioni, utilizzati

primariamente durante i processi militari, ove ci si occupà molto poco di specifici

diritti, oltre quelli essenziali dell'imputato. I diritti dei testimoni non sono mai stati

esplicitamente menzionati durante questa epoca, e solo con i Tribunali ad hoc, questi

111

valori vedono accrescere la loro importanza ed utilità per l'operato delle corti.

109 CASSESE ANTONIO, op.cit., pp.21-27

110 AA.VV., Introduzione al diritto penale internazionale, op.cit., pp.11-14

111 F. MITCHELL KEVIN, “Issue: a comparison between the ICTR and the ICC on the rights of

34

2.3.3. Il Tadić case: le prime richieste di misure protettive.

Nel primo caso portato davanti al TPIJ nel 1995, il Tadić case, dove Dusko

Tadić, un membro delle forze serbo-bosniache che operavano nella municipalità di

Prijedor, venne condannato per crimini contro l’umanità e crimini di guerra

commessi durante il conflitto, i dibattiti scaturiti a proposito della protezione dei

testimoni hanno dato origine alle cinque tipologie di misure protettive che hanno

costituito il precedente sul quale entrambi i Tribunali ad hoc hanno successivamente

costruito le proprie regole procedurali attuali, e che ancora influenza le norme sul

trattamento dei testimoni di altri procedimenti penali, ma che ha fatto emergere

112

anche le prime collisioni tra tali misure e i diritti fondamentali dell'imputato.

In tale caso, il Procuratore presentò una mozione per richiedere misure di

protezione per i testimoni presentati dallo stesso. Essa, conteneva tredici diverse

istanze di protezione, relativamente a sette soggetti, ai quali ci si è riferiti con gli

pseudonimi A, F, G, H, I, J, e K, insieme ad un'altra istanza che riguardava il resto

113

dei testimoni che avrebbero testimoniato in quel processo. Come richiesto dal

Procuratore, la mozione, che non ricevette opposizione dalla Difesa, fu ascoltata il 21

victims who testify” in Case Western Reserve University, 2003

112 Idem e CALVETTI GIANMARIA E SCOVAZZI TULLIO (a cura di), Il Tribunale per la ex

Jugoslavia: l'attività svolta e il suo prossimo scioglimento, Giuffré, 2007, p.143

113 Le 14 misure di protezione richieste dal Procuratore: 1)il nome, gli indirizzi, posizioni precise o

altre informazioni di identificazione sui testimoni F, G, H e I, non dovranno essere rivelate al pubblico

e ai media; 2)le informazioni di identificazione dei testimoni J e K, non dovranno essere rivelate al

pubblico e ai media; 3)tutte le udienze di discussione sui problemi relativi alle misure protettive dei

testimoni, dovranno avvenire in sessioni riservate; 4)le informazioni di identificazione di questi

testimoni, dovranno essere sigillati e non inclusi nella documentazione pubblica del Tribunale;

5)quelli già contenuti in documenti pubblici del Tribunale dovranno essere cancellati; 6)tutti i

documenti di identificazione di tali testimoni non dovranno essere rivelati al pubblico e ai media; 7)la

deposizione di tali testimoni dovrà avvenire tramite un unico canale televisivo a circuito chiuso; 8)la

deposizione potrà avvenire utilizzando la voce e l'immagine alterata, o non trasmettendo l'immagine

all'imputato e/o al suo difensore; 9)la deposizione di tali testimoni dovrà avvenire in sessioni riservate;

10)se c'è da riferirsi a tali testimoni durante il processo tra le parti, verranno utilizzati gli pseudonimi

assegnati; 11)in alternativa: o la Procura potrà rifiutare di dare informazioni di identificazione di tali

testimoni, se richiesto dalla Difesa, e l'Accusa potrà rivelare nome e deposizione e altre informazioni

del testimone F in um momento sufficiente per permettere alla Difesa di prepararsi per il

Dibattimento, ma non prima di un mese precedente la data certa del Dibattimento; oppure, l'Accusa

potrà rivelare nome e deposizione e altre informazioni di tali testimoni in un momento sufficiente per

permettere alla Difesa di prepararsi per il Dibattimento, ma non prima di un mese precedente la data

certa del Dibattimento; 12)l'imputato e i suoi difensori non dovranno rivelare i nomi di queste vittime

e testimoni o altre informazioni al pubblico e ai media, a meno che sia necessario, e in questo caso

verranno dati degli ordini per ridurre al minimo il rischio di divulgazione; 13)gli stessi dovranno

notificare all'Ufficio del Procuratore qualsiasi richiesta di contatto con detti testimoni o loro familiari,

e il Procuratore cercherà di trovare un accordo per tali contatti; 14)il pubblico e i media non dovranno

fotografare, registrare o disegnare i testimoni che sono state vittime del conflitto, quando entrano,

escono o sono all'interno del Tribunale. 35

114

Giugno 1995, e nell'immediato 10 Agosto la Camera emise la decisione, firmata

dai giudici MacDonald, Vohrha e Stephen, che approvava le misure richieste, anche

se con delle piccole variazioni. La discussione della Camera che ha portato a tale

risultato, ha ruotato intorno a sette punti chiave: la storia dei fatti, le misure richieste,

i poteri del Tribunale Internazionale, le fonti che il Tribunale avrebbe dovuto

applicare per interpretare le sue Regole e il suo Statuto, la riservatezza, l'anonimato,

ed altre diverse e generali misure richieste dal Procuratore. Dopo una breve

ricostruzione dei fatti, per ricordare che l'imputato Tadić era accusato di gravi

violazioni del diritto internazionale umanitario, in particolare della Convenzione di

115

Ginevra del 1949, per violenze sessuali o stupri, omicidi volontari, torture, gravi

lesioni, trattamenti crudeli, atti disumani, violazioni delle leggi e consuetudini di

116 117

guerra, e di crimini contro l'umanità, si è slittati ad un approfondito esame delle

misure di protezione richieste del Procuratore. Esse ricadevano in cinque categorie di

diritti essenziali: 1)testimoni bisognosi di riservatezza rispetto al pubblico e ai media;

2)testimoni bisognosi di una protezione psicologica dal confronto con l'imputato;

3)testimoni che volevano l'anonimato assoluto, senza quindi essere identificati

dall'imputato e o dal suo avvocato; 4)altre varie misure per determinati testimoni e

114 Vedi “Duško Tadić, Case No. IT-94-1-T, Decision on the Prosecutor's motion requesting

protective measures for victims and witnesses”, 10 August 1995

115 Art. 2 Statute ICTY: “Grave breaches of the Geneva Conventions of 1949. The International

Tribunal shall have the power to prosecute persons committing or ordering to be committed grave

breaches of the Geneva Conventions of 12 August 1949, namely the following acts against persons or

property protected under the provisions of the relevant Geneva Convention: (a) wilful killing; (b)

torture or inhuman treatment, including biological experiments; (c) wilfully causing great suffering or

serious injury to body or health; (d) extensive destruction and appropriation of property, not justified

by military necessity and carried out unlawfully and wantonly; (e) compelling a prisoner of war or a

civilian to serve in the forces of a hostile power; (f) wilfully depriving a prisoner of war or a civilian

of the rights of fair and regular trial; (g) unlawful deportation or transfer or unlawful confinement of a

civilian; (h) taking civilians as hostages”.

116 Art. 3 Statute ICTY: “Violations of the laws or customs of war.The International Tribunal shall

have the power to prosecute persons violating the laws or customs of war. Such violations shall

include, but not be limited to: (a) employment of poisonous weapons or other weapons calculated to

cause unnecessary suffering; (b) wanton destruction of cities, towns or villages, or devastation not

justified by military necessity; (c) attack, or bombardment, by whatever means, of undefended towns,

villages, dwellings, or buildings; (d) seizure of, destruction or wilful damage done to institutions

dedicated to religion, charity and education, the arts and sciences, historic monuments and works of

art and science; (e) plunder of public or private property”.

117 Art. 5 Statute ICTY: “Crimes against humanity. The International Tribunal shall have the power

to prosecute persons responsible for the following crimes when committed in armed conflict, whether

international or internal in character, and directed against any civilian population: (a) murder; (b)

extermination; (c) enslavement; (d) deportation; (e) imprisonment; (f) torture; (g) rape; (h)

persecutions on political, racial and religious grounds; (i) other inhumane acts”. 36

vittime, riguardo anche ai loro attuali indirizzi e posizioni precise; 5)infine misure

generali per tutti i testimoni che forse avrebbero testimoniato in futuro dinanzi alla

corte. Quest'ultima categoria, come richiesto, includeva anche la protezione da

fotografie, registrazioni video, disegni eseguiti dal pubblico o dai media di testimoni

entranti od uscenti dal Tribunale, ma la Camera sembrava poco convinta di tale

categoria: non sulla sua legittimità come forma di protezione, ma piuttosto sull'abilità

della Corte di applicarla, in quanto faceva sorgere una serie di difficoltà pratiche, la

cui risoluzione sarebbe dipesa dalla collaborazione degli Stati. Il Procuratore nella

sua mozione sosteneva fermamente che tutte le misure fossero necessarie per

attenuare la paura di queste persone e dei loro familiari, di poter subire forme di

ritorsione, fintanto morte e violenze fisiche, nel caso avessero testimoniato davanti al

Tribunale Internazionale, e si prospettavano essenziali per proteggere la loro privacy;

inoltre, se non avessero ricevuto la protezione richiesta, non avrebbero testimoniato.

Tali disposizioni, continuò il Procuratore, erano perfettamente autorizzate dallo

118

Statuto e dalle Regole di Procedura e Prova adottate dal Tribunale.

2.3.4. Segue: riflessioni della Corte e amicus curiae.

La posizione del Procuratore è stata subito sostenuta da due dossiers elaborati

dagli amicus curiae della Corte, C. Chinkin, R. Copelon, F. Gaer, J.M. Green, e S.

Hossain, i quali hanno avallato la non-disclosure al pubblico (per la riservatezza) e

all'imputato (completo anonimato), discutendo di come poteva essere reso

compatibile tale ultimo istituto con il diritto dell'imputato ad un giusto processo,

essendo la non-disclosure giustificata da considerazioni fatte soprattutto in casi di

violenze sessuali, ma tale problematica verrà ripresa a conclusione del presente

lavoro. Negli stessi è stato inoltre asserito che in alcuni casi il Tribunale era invitato

addirittura ad estendere ulteriormente tale protezione, esortando a delineare così un

processo in cui i testimoni avrebbero potuto essere ascoltati circa le loro paure e i

119

pericoli che dovevano affrontare, soprattutto per via del conflitto ancora in corso.

Nell'analizzare i poteri del Tribunale, la Camera sottolineò subito come il suo

118 Vedi “Duško Tadić, Case No. IT-94-1-T, Decision on the Prosecutor's motion requesting

protective measures for victims and witnesses”, 10 August 1995

119 Vedi “Duško Tadić, Case No. IT-94-1-T, Decision on the Prosecutor's motion requesting

protective measures for victims and witnesses”, 10 August 1995 37

potere di garantire misure di protezione per i testimoni sorgeva indubbiamente dalle

previsioni contenute nello Statuto (artt. 20 e 22) e nelle Regole di Procedura e Prova

(rules 69, 75, 79, 89). Ma la Camera considerò separatamente due requisiti

fondamentali per concedere tali misure: primo, il bisogno di formulare una guida per

determinare l'appropriatezza delle misure disposte, e la sussistenza di una reale paura

per l'incolumità del soggetto, che nelle circostanze in questione era giustificata dal

carattere barbaro dei crimini allegati. Secondo aspetto, l'importanza della prova

avrebbe dovuto essere sufficiente per permette al Procuratore di affermare che il

processo sarebbe stato compromesso se si fosse proceduto senza di essa. Inoltre i

giudici evidenziarono come, a differenza del processo di Norimberga, la punizione

dei crimini dipendeva soprattutto dai testimoni oculari, senza i quali molto

probabilmente essa sarebbe venuta meno. In aggiunta, altri elementi sono stati

considerati: non avrebbe dovuto sussistere minimamente la percezione che il

testimone fosse inaffidabile; e le misure avrebbero comunque dovuto essere

strettamente necessarie per giustificare l'inevitabile pregiudizio per l'imputato

120

consistente nel non conoscere l'identità dei testimoni d'Accusa. Queste linee guida

avrebbero permesso secondo la Camera, una flessibilità nell'ammettere tutti i fattori

rilevanti di ogni caso particolare, ai fini di determinare la tipologia e il livello di

121

protezione relativo.

Più dibattuta è stata la questione delle fonti che il Tribunale avrebbe dovuto

tenere in considerazione nell'interpretazione delle proprie norme. La domanda che fu

posta era se, nell'interpretare e nell'applicare lo Statuto e le Regole di Procedura e

Prova, la Camera avrebbe dovuto ritenersi vincolata dalle interpretazioni di altri

organi giudiziari internazionali dei principi fondamentali umanitari, o se invece

avrebbe dovuto sentirsi libera di adeguare tali definizioni al proprio contesto. Si

122

tenne conto di vari fattori: l'art. 31 della Convenzione di Vienna sul Diritto dei

Trattati, il quale metteva in luce il contesto, l'oggetto e lo scopo dello Statuto del

120 AA.VV., The Dynamics of International Criminal Justice: Essays In Honour Of Sir Richard

May, Martinus Nijhoff Publishers, 2006, pp.212-213

121 KIRK MACDONALD GABRIELLE e Q. SWAAK-GOLDMAN OLIVIA, Substantive and

procedural aspects of international criminal law. The experience of International and National

Courts, BRILL, 2000, pp.469-474

122 Art. 31 Convenzione di Vienna sul diritto dei Trattati: “Regola generale per l’interpretazione.

Un trattato deve essere interpretato in buona fede in base al senso comune da attribuire ai termini del

trattato nel loro contesto ed alla luce dei suo oggetto e del suo scopo.....”. 38

Tribunale come mezzo principale di interpretazione, e l'unicità del Tribunale sotto

vari aspetti; le intenzioni dei redattori dello Statuto e delle Rules, nel voler rispettare i

diritti umani fondamentali. Si arrivò così alla conclusione che per interpretare le

disposizioni da applicare al Tribunale, e per determinare il giusto equilibrio tra i

diritti dell'imputato e la protezione dei testimoni, i giudici avrebbero dovuto guardare

al loro unico quadro giuridico e nient'altro: il mandato del Tribunale di proteggere i

testimoni in un ambiente di continui conflitti che avevano causato traumi ed angosce

alla popolazione civile, creava un distacco significativo dalle convenzioni dei diritti

123

umani, che al contrario si concentravano soprattutto sui diritti dell'accusato.

Per quanto concerne un altro punto chiave della discussione, il diritto

dell'imputato ad un processo pubblico, anche questo veniva in qualche modo

limitato, come sostenne la Difesa. Furono riecheggiati durante la discussione tutti i

vantaggi per l'imputato che derivavano da tale principio, e si cercò di trovare un

bilanciamento con il dovere di proteggere i testimoni, grazie alla misura della non-

disclosure al pubblico. Nel determinare tale equilibrio si tennero in considerazione le

preoccupazioni delle vittime di violenze sessuali, guardando individualmente alla

situazione che ogni testimone presentava. I provvedimenti richiesti furono ritenuti

adeguati a tutelare il diritto alla privacy di tali soggetti e non pregiudicanti il diritto

dell'imputato ad un processo pubblico. Si constatò che tali misure avrebbero

concesso la possibilità per il soggetto di “scegliere” di testimoniare, proteggendolo

da un secondo trauma che poteva derivare dal racconto di quelle atrocità in un

ambiente poco accogliente come l'aula di un Tribunale.

Assai complicata e piena di problematiche, confinanti sempre con i diritti

dell'imputato, ha presentato la valutazione delle questioni circa l'anonimato,

soprattutto per quanto concerneva l'impossibilità di dimostrare l'inaffidabilità del

testimone da parte della Difesa, ma tale problematica verrà approfondita nell'ultimo

capitolo della presente tesi. Dopo un attento studio da parte della Camera dei valori

in gioco, si optò per un compromesso che vedeva da una parte la concessione delle

misure richieste, seppur con delle variazioni, prevedendo l'anonimato assoluto per

124

alcuni (in particolare per coloro che erano state vittime di violenze sessuali) e la

123 KIRK MACDONALD GABRIELLE e Q. SWAAK-GOLDMAN OLIVIA, op.cit., pp.469-474

124 LAMB SUSAN, “Tadić case” in Max Planck Encyclopedia of Public International Law, April

2009 39

rivelazione di alcune informazioni per altri a seconda della situazione individuale;

dall'altra l'autorizzazione a rilasciare ai media le registrazioni e le trascrizioni

modificate dei procedimenti. Un editing che sarebbe dovuto avvenire a discrezione

del Coordinatore della Unità Vittime e Testimoni, per la necessaria protezione dei

testimoni, e soggetto al controllo ulteriore della Camera. Questa scelta fu adottata in

conformità del diritto del pubblico a conoscere l'amministrazione della giustizia

all'interno del Tribunale Internazionale, e lo scopo per cui lo stesso era stato istituito,

125

cioè punire le gravi violazioni del diritto umanitario internazionale.

2.4. Il Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia.

2.4.1. La protezione nello Statuto e preludio all'adozione.

L'importanza di proteggere i testimoni coinvolti nei processi che si svolgono

dinanzi al TPIJ, fu stabilita fin dal 1993 nello Statuto del Tribunale, incaricandolo

così di sostenere ed assistere tutti i testimoni con cui si sarebbe trovato a collaborare.

126

L'art. 15 dello Statuto, anche alla luce delle modifiche apportate da ultimo nel

2009, pone la protezione dei testimoni come argomento rilevante per il Tribunale, e

127

viene subito avallato dall'art. 20, che assicura che tale protezione avvenga nel

128

modo “dovuto”, dunque appropriato, e dall'art. 22 che prevede in aggiunta, delle

specifiche istruzioni per i giudici riguardo alle particolari misure da applicare, quali

la conduzione delle udienze a porte chiuse e la tutela dell'identità delle vittime. Nel

giustificare tale ultimo articolo il Segretario Generale sottolineò che tale protezione

125 Per tutta la discussione della Camera vedi “Duško Tadić, Case No. IT-94-1-T, Decision on the

Prosecutor's motion requesting protective measures for victims and witnesses”, 10 August 1995, e

KIRK MACDONALD GABRIELLE e Q. SWAAK-GOLDMAN OLIVIA, op.cit., pp.469-474

126 Art. 15 Statute ICTY: “Rules of procedure and evidence. The judges of the International

Tribunal shall adopt rules of procedure and evidence for the conduct of the pre-trial phase of the

proceedings, trials and appeals, the admission of evidence, the protection of victims and witnesses and

other appropriate matters. ”

127 Art. 20 Statute ICTY: “Commencement and conduct of trial proceedings. 1. The Trial Chambers

shall ensure that a trial is fair and expeditious and that proceedings are conducted in accordance with

the rules of procedure and evidence, with full respect for the rights of the accused and due regard for

the protection of victims and witnesses...”

128 Art. 22 Statute ICTY: “Protection of victims and witnesses. The International Tribunal shall

provide in its rules of procedure and evidence for the protection of victims and witnesses. Such

protection measures shall include, but shall not be limited to, the conduct of in camera proceedings

and the protection of the victim’s identity. ” 40

risultava necessaria alla luce della particolare natura dei crimini commessi nella ex

Jugoslavia, e che sarebbe stata di massima importanza soprattutto nei casi di stupro o

violenza sessuale.

Tuttavia, poiché tali misure possono avere un impatto significativo nella vita di

coloro che ne hanno bisogno, devono essere attentamente valutate e scelte dal

giudice per soddisfare le esigenze specifiche del singolo (ci sono stati casi in passato

129

anche di misure di protezione concesse in massa ), ed essere attuate come risposta

al reale rischio a cui è soggetto il testimone. È essenziale inoltre assicurarsi che tali

soggetti non abbiano aspettative di misure di protezione surreali. È bene che

capiscano che tali provvedimenti non costituiscono una ricompensa in cambio della

testimonianza, né che si tratti di disposizioni di routine del Tribunale, ma che sono

destinate a rispondere a minacce reali e credibili alla sicurezza della persona,

derivante dalla sua partecipazione al procedimento. Perciò qualsiasi misura deve

essere discussa chiaramente con l'individuo, rendendolo consapevole dei limiti della

130

stessa.

2.4.2. Le singole misure protettive dei testimoni stabilite oggi: la fase

preliminare.

Considerando gli ultimi emendamenti apportati nel recente 2013, le misure di

protezione, definite principalmente nel Regolamento di Procedura e Prova del

Tribunale, non vengono adottate soltanto riguardo alla specifica deposizione durante

il processo, ma sono concesse fin dall'inizio delle indagini. Durante tale fase (pre-

trial stage) gli investigatori sono a conoscenza del fatto che anche il mero contatto

con i testimoni, potrebbe essere sufficiente a metterli in pericolo; proprio per tale

motivo bisogna tener conto: del contesto locale ed attuale, compresa la situazione

ambientale, sociale e culturale, e quella di sicurezza; della disponibilità della

sorveglianza e della Sicurezza del territorio a collaborare; infine delle potenziali

minacce. Tali “misure” comprendono: una iniziale valutazione per identificare i

129 Vedi ad esempio “Milorad Krnojelac, Case No. IT-97-25, Order on Protective Measures for

Witnesses at Trial, 26 October 2000”, dove la Camera in primo grado permise a 26 testimoni di

deporre utilizzando pseudonimi, e distorsioni dell'immagine.

130 Vedi “Victims and Witnesses, Supporting the Transfer of Knowledge and Materials of War

Crimes Cases from the ICTY to National Jurisdictions, funded by the European Union” in

www.wcjp.unicri.it 41

testimoni chiave, le potenziali minacce e rischi attuali; lo sviluppo di una strategia

basata su numero, modalità e durata dei contatti essenziali; la considerazione

dell'atteggiamento del testimone durante le interviste, e del luogo in cui esse sono

svolte; lo sviluppo di storie di copertura per i testimoni per eventuali interviste;

l'assicurarsi che il comportamento degli investigatori avvenga in modo discreto;

infine informare il soggetto dell'importanza di rimanere riservato, per la sua

131

sicurezza e per quella di altre persone.

È importante elogiare il Tribunale anche per l'ulteriore operazione di

ammonimento che compie verso il testimone prima del processo, che a parere di chi

scrive può essere considerata, non come una misura protettiva vera e propria, ma

sicuramente rientrante in un corretto approccio, che incombe sul Tribunale, al serio

rispetto del dovere statutario di proteggere i testimoni. Quando il soggetto in

questione arriva a l'Aia, viene subito avvisato di alcune cautele che dovrà prendere

egli stesso in quanto testimone del Tribunale, e verso se stesso. Viene avvertito di:

rimanere discreto riguardo alle ragioni per cui si trova a l'Aia; non dare alcuna

informazione né tenere interviste con i media durante il soggiorno a l'Aia, dato che

saranno presenti giornalisti nella galleria pubblica durante la maggior parte delle

udienze; non rivelare ad alcuno la propria attuale posizione; non avere alcun tipo di

contatto con la Procura o la Difesa prima della fine della testimonianza; non parlare

della propria deposizione se ci si trovasse a conversare con altri testi; nel caso di

incontro con altri testimoni durante il soggiorno a l'Aia o nello stesso alloggio, non

rivelare ad altri, dettagli personali che li riguardino, né il fatto che anche loro stanno

testimoniando dinanzi alla Corte, né che il soggetto o altri si trovano sotto misure di

protezione del Tribunale; infine il Tribunale, per la sicurezza e l'incolumità del

soggetto, non incoraggia a ricevere, durante il soggiorno all'Aia, visite o a mettersi in

contatto con altre persone non connesse con il Tribunale. Se comunque il soggetto

desidera avere tali contatti, prima di prendere decisioni private, deve avvisare il

l'Assistente assegnatogli, che lo aiuterà a prendere i provvedimenti nella maniera più

132

sicura. In questa fase che precede immediatamente la deposizione, avviene quindi

una sorta di preparazione dei testimoni per la partecipazione al procedimento, e un

131 Idem

132 Vedi “Information booklet for ICTY witnesses” in www.icty.org 42

importante aspetto di questo passaggio è fornire al soggetto informazioni dettagliate

sul dibattimento, e sul ruolo che gli verrà attribuito, rendendolo capace di capire la

funzione del suo coinvolgimento. Tale processo di familiarizzazione verrà analizzato

dettagliatamente nel successivo capitolo dedicato all'approccio psicologico con il

133

testimone.

2.4.3. La fase strettamente processuale: la rolling disclosure alla Difesa.

Per quanto riguarda la fase stricto sensu processuale, per l'esatta scelta ed

applicazione delle misure di protezione, le norme dello Statuto rimandano al

Regolamento di Procedura e Prova, di cui si è dotato il Tribunale nel Marzo 1994, nel

quale le rules 69 e 75 disciplinano principalmente e nel dettaglio i provvedimenti in

questione, ma non sono le sole. Tali misure, che oscillano da semplici previsioni di

informazione, a provvedimenti più intrusivi e permanenti, non sono automatiche, e la

parte che le vuole ottenere per i suoi testimoni (Accusa o Difesa) deve chiederne la

concessione da parte della Camera. I giudici possono concedere misure all'interno o

all'esterno dell'aula, sia prima, che durante il processo, per proteggere testimoni che

asseriscono di correre un pericolo di vita, insieme eventualmente anche alla loro

134

famiglia, per via della testimonianza.

135

Nello specifico la regola 69, che è riferita alla pre-trial stage, ammette la

possibilità di presentare al Collegio la richiesta di disporre la non-disclosure

dell'identità del testimone, che potrebbe correre un pericolo di vita, all'imputato e al

suo difensore, ma solo finché il soggetto si trovi sotto la protezione del Tribunale.

Solo in presenza di un giustificato motivo, il quale dovrà essere specificato, si

133 Vedi “Victims and Witnesses, Supporting the Transfer of Knowledge and Materials of War

Crimes Cases from the ICTY to National Jurisdictions, funded by the European Union ” in

www.wcjp.unicri.it

134 Rule 75 RPE ICTY: “Measures for the Protection of Victims and Witnesses. (A) A Judge or a

Chamber may, proprio motu or at the request of either party, or of the victim or witness concerned, or

of the Victims and Witnesses Section, order appropriate measures for the privacy and protection of

victims and witnesses, provided that the measures are consistent with the rights of the accused...”

135 Rule 69 RPE ICTY: “Protection of Victims and Witnesses. (A) In exceptional circumstances,

either party may apply to a Judge or Trial Chamber to order the non-disclosure of the identity of a

victim or witness who may be in danger or at risk until such person is brought under the protection of

the Tribunal. (B) In the determination of protective measures for victims and witnesses, the Judge or

Trial Chamber may consult the Victims and Witnesses Section. (C) Subject to Rule 75, the identity of

the victim or witness shall be disclosed within such time as determined by the Trial Chamber to allow

adequate time for preparation of the Prosecution or Defence. 43

possono chiedere misure protettive della propria identità, con lo scopo di ridurre al

minimo i rischi incombenti sulla propria sicurezza. Per applicare tale precauzione

infatti sono richiesti una serie di requisiti: la testimonianza deve risultare rilevante

per il caso; deve essere palese che il testimone sarebbe molestato a tal punto da

giustificare la protezione che tale regola offre; deve sussistere una reale paura per la

sicurezza del soggetto e o per la sua famiglia, che deve risultare ragionevole; la

valutazione del rischio deve essere elaborata ogni volta per ogni testimone; la parte

richiedente la misura deve dimostrare le “eccezionali circostanze” attraverso prove

specifiche, e non generiche affermazioni di condizioni pericolose o minacce al

benessere del soggetto, o addirittura basandosi sul timore della Procura di non

136

disporre in futuro di testimoni disponibili a fare delle dichiarazioni. La Camera

deve dunque convincersi del fatto che la richiesta del Procuratore è stata presentata

per proteggere un determinato testimone in quel determinato processo, piuttosto che

per incoraggiare il soggetto a testimoniare. Per dimostrare che l'angoscia del

testimone è fondata, può anche presentarsi alla Corte un documento aggiuntivo che

riporti le condizioni personali del soggetto, includendo la sua residenza, la famiglia o

connessioni lavorative, qualsiasi bisogno di ritorno alla propria residenza, l'etnia e le

specifiche minacce che sono già pervenute al testimone o alla sua famiglia.

Come si diceva, qualora il Collegio decidesse di approvare tale misura,

l'identità del soggetto sarà comunque divulgata in un momento successivo, stabilito

dalla stessa Corte, che deve però essere sufficiente per permettere la preparazione

della Difesa. Questo “tempo adeguato” dipende dalle caratteristiche di ogni

testimone: coloro che coinvolgono direttamente l'imputato sono ovviamente più

importanti rispetto a coloro che rappresentano delle prove marginali; perciò la

soluzione migliore è stata trasposta nel lasciare tale questione alla discrezionalità

137

della Corte, caso per caso. La disclosure delle dichiarazioni raccolte nel corso delle

indagini ha costituito un problema, in particolare per quanto attiene alla modalità. Il

Procuratore ha sostenuto per molto tempo il proprio diritto a dare comunicazione di

tali atti investigativi in forma riassuntiva e non integrale, ove esigenze di protezione

136 AA.VV., International Humanitarian Law: Prospects, BRILL, 2006, p.262

137 Vedi “Victims and Witnesses, Supporting the Transfer of Knowledge and Materials of War

Crimes Cases from the ICTY to National Jurisdictions, funded by the European Union ” in

www.wcjp.unicri.it 44

di testimoni lo avessero richiesto, fornendo così alla Difesa un sorta di sintesi. Al

tempo stesso il Procuratore ha provato ad asserire che l'obbligo di disclosure in

esame non implicasse la necessità di comunicare il nome dei testimoni alla

controparte: sarebbe stata dunque sufficiente una discovery sulle dichiarazioni in

forma ridotta, e non sull'identità di chi le aveva fornite. Tale interpretazione è stata

comunque smentita dalla giurisprudenza, la quale, posta di fronte a tale modus

operandi, ne ha stabilito l'invalidità, osservando come simili restrizioni potevano

138

essere consentite solo dietro espressa autorizzazione della Corte; in mancanza di

essa l'Accusa non può far altro che fornire alla Difesa un'indicazione completa, tanto

delle dichiarazioni raccolte dalle persone informate sui fatti, quanto sulla loro

139

identità.

2.4.4. Segue: la non-disclosure al pubblico.

La rule 75, come emendata nel recente novembre 2012, e rubricata “Misure per

la protezione delle vittime e dei testimoni”, è molto chiara nel delineare il resto delle

singole protezioni che possono adottarsi oltre quella sancita dalla rule 69. E'

consentita innanzitutto la possibilità per la Corte di disporre la non-disclosure al

140

pubblico e ai media riguardo all'identità e alla posizione del testimone: nello

specifico possono essere negati ai media documenti che identifichino il soggetto; può

essere assegnato uno pseudonimo (ad esempio A, B, ecc.) che verrà usato in tutte le

udienze; il nome e tutte le informazioni di identificazione possono essere rimosse da

tutti i documenti e registri pubblici del Tribunale; possono utilizzarsi strumenti di

distorsione dell'immagine e della voce per alterare l'apparizione su schermi televisivi

141

o la riproduzione della voce su dispositivi appositi; la Difesa non potrà condividere

138 Rule 66 RPE ICTY: “Disclosure by the Prosecutor. … (C) Where information is in the

possession of the Prosecutor, the disclosure of which may prejudice further or ongoing investigations,

or for any other reasons may be contrary to the public interest or affect the security interests of any

State, the Prosecutor may apply to the Trial Chamber sitting in camera to be relieved from an

obligation under the Rules to disclose that information. When making such application the Prosecutor

shall provide the Trial Chamber (but only the Trial Chamber) with the information that is sought to be

kept confidential.”

139 CAIANIELLO MICHELE, Ammissione della prova e contraddittorio nelle giurisdizioni penali

internazionali, Torino, Giappichelli, 2008, p.93

140 FRANCIONI FRANCESCO, Accesso alla giustizia dell'individuo nel diritto internazionale e

dell'Unione europea, Giuffrè Editore, 2008, p.87

141 Rule 75 RPE ICTY: “...(B) A Chamber may hold in camera proceeding to determine whether to

order: (i) measures to prevent disclosure to the public or the media of the identity or whereabouts of a

45

con i media, documenti riservati forniti dal Procuratore, né divulgare al pubblico

informazioni sull'identità o luoghi del testimone; se tali rivelazioni fossero necessarie

per preparare la Difesa, si dovrebbe informare il destinatario del materiale, il quale

non può copiare, riprodurre o pubblicizzare tali informazioni, che dovranno

restituirsi comunque alla Difesa; questa dovrà tenere un registro con nome, indirizzo,

e ruolo di ogni persona od ente che ha ricevuto informazioni riservate, e la data della

ricezione; se una persona appartenente alla squadra legale della Difesa si ritira dal

caso, deve consegnare ogni materiale riservato in suo possesso; infine la Difesa

dovrà restituire tutto il materiale confidenziale al Cancelliere alla fine del processo.

Solitamente tali provvedimenti, previsti nella prima parte della regola 75, vengono

deliberati in camera di consiglio per via del coinvolgimento di dati sensibili del

142

testimone. Inoltre dopo aver considerato tutte le problematiche relative alla

protezione dei testimoni, se il motivo per cui era stata ordinata la non-disclosure non

dovesse più persistere, la Camera può disporre la disclosure di tutti o parte dei

143

documenti concernenti ciò che si è svolto in tali udienze. La possibilità di non-

144

disclosure viene inoltre affiancata dalla rule 53 che affronta interamente tale tema.

2.4.5. Segue: la closed session. 145

La regola 75 prevede anche la conduzione del procedimento a porte chiuse:

solitamente la Camera approva tale misura dopo aver già colloquiato con il testimone

a proposito della natura dei problemi di sicurezza, e adotta tale provvedimento per

affrontare problematiche su una materia che potrebbe identificare il soggetto. È

victim or a witness, or of persons related to or associated with a victim or witness by such means as:

(a) expunging names and identifying information from the Tribunal’s public records; (b) non-

disclosure to the public of any records identifying the victim or witness; (c) giving of testimony

through image- or voice- altering devices or closed circuit television; and (d) assignment of a

pseudonym;...”

142 Vedi “Victims and Witnesses, Supporting the Transfer of Knowledge and Materials of War

Crimes Cases from the ICTY to National Jurisdictions, funded by the European Union ” in

www.wcjp.unicri.it

143 Rule 81 RPE ICTY: “Records of Proceedings and Evidence. ...(B) The Trial Chamber, after

giving due consideration to any matters relating to witness protection, may order the disclosure of all

or part of the record of closed proceedings when the reasons for ordering its non-disclosure no longer

exist.”

144 Rule 53 RPE ICTY: “Non-disclosure. (A) In exceptional circumstances, a Judge or a Trial

Chamber may, in the interests of justice, order the non-disclosure to the public of any documents or

information until further order...”

145 Rule 75 RPE ICTY: “...(B) A Chamber may hold in camera proceeding to determine whether to

order:(ii) closed sessions, in accordance with Rule 79;...” 46

possibile inoltre concedere la c.d. closed session per la completa testimonianza solo

se non si può separare le deposizione in closed sessions e pubblic sessions, per via ad

esempio del fatto che parti della deposizione si intrecciano con questioni di grande

146

rilievo. Queste udienze sono chiuse al pubblico, e le sole persone presenti in aula

sono l'imputato, i giudici, gli avvocati e gli ufficiali del Tribunale che, anche se sono

a conoscenza dell'identità del soggetto, sono vincolati dalla legge e da ordini dei

giudici, a rispettare le misure protettive e a tutelare l'identità della persona. Se una

delle parti dovesse invece rivelare tali informazioni relative al testimone, è passibile

di una multa massima di 100.000 euro o di una pena detentiva di 7 anni, o di

147

entrambe. La norma rimanda inoltre alla rule 79, la quale non fa che ribadire

l'esclusione del pubblico e dei media quando sussiste l'esigenza di proteggere

l'identità, la sicurezza o l'incolumità di un testimone, e che la Camera deve sempre

indicare le ragioni della sua decisione.

2.4.6. Segue: ulteriori misure processuali a tutela del testimone.

Nella medesima rule 75, sono disciplinati altri provvedimenti a salvaguardia

della sicurezza del teste. Anzitutto è possibile rendere la deposizione a distanza,

148

tramite canale televisivo a circuito chiuso unidirezionale, che non permette al

testimone di vedere l'imputato, ma gli consente di ascoltare cosa viene detto in aula.

Inoltre tutte le persone presenti nella stessa hanno la possibilità di vederlo ed

ascoltarlo, compreso l'imputato e suoi avvocati, la Procura e altre persone presenti in

aula. Ancora, è previsto il dovere di informare il testimone, tramite la Sezione

Vittime e Testimoni prima della deposizione, che la sua testimonianza ed identità

146 Vedi “Victims and Witnesses, Supporting the Transfer of Knowledge and Materials of War

Crimes Cases from the ICTY to National Jurisdictions, funded by the European Union ” in

www.wcjp.unicri.it

147 Rule 79 RPE ICTY: “Closed Sessions. (A) The Trial Chamber may order that the press and the

public be excluded from all or part of the proceedings for reasons of: (i) public order or morality; (ii)

safety, security or non-disclosure of the identity of a victim or witness as provided in Rule 75; or (iii)

the protection of the interests of justice. (B) The Trial Chamber shall make public the reasons for its

order”.

148 Rule 75 RPE ICTY: “...(B) A Chamber may hold in camera proceeding to determine whether to

order:(iii) appropriate measures to facilitate the testimony of vulnerable victims and witnesses, such as

one-way closed circuit television...” 47

potranno essere rivelate in un altro caso processuale successivo; il testimone però

149

può chiedere che essa non venga rivelata in un determinato processo o ad un

determinato imputato. In quest'ultimo caso la Camera dovrà decidere se l'interesse di

quell'imputato a conoscere l'identità del soggetto, risulti di maggiore importanza

rispetto alle preoccupazioni del testimone.

Importante anche l'onere di controllare il modo in cui si svolge l'interrogatorio

del teste, per evitare ogni tipo di intimidazione o molestia; la Camera esercita il

150

controllo sulla modalità e l'ordine di interrogatorio dei testimoni e di presentazione

delle prove, per renderli efficaci per l'accertamento della verità dei fatti, e per evitare

151

inutili sprechi di tempo.

In generale quando si dispone una di tali misure descritte finora, il giudice o la

Camera deve stabilire se la trascrizione della deposizione del testimone, possa

utilizzarsi in altri procedimenti davanti allo stesso Tribunale o ad altra

152

giurisdizione. Inoltre, una volta che le misure vengono stabilite in una qualsiasi

fase del procedimento di primo grado, continuano ad essere efficaci dinanzi alla

Corte in secondo grado, o altra giurisdizione, a meno che vengano eliminate,

modificate o estese. In ogni caso non si impedisce al Procuratore di adempiere

all'obbligo di disclosure nella fase di appello, purché egli notifichi alla Difesa la

153

natura delle misure protettive precedentemente disposte. Se una parte vuole in

149 Rule 75 RPE ICTY: “...(C) The Victims and Witnesses Section shall ensure that the witness has

been informed before giving evidence that his or her testimony and his or her identity may be

disclosed at a later date in another case, pursuant to Rule 75 (F)...”

150 Rule 75 RPE ICTY: “...(D) A Chamber shall, whenever necessary, control the manner of

questioning to avoid any harassment or intimidation...”

151 Rule 90 RPE ICTY: “Testimony of Witnesses. ...(F) The Trial Chamber shall exercise control

over the mode and order of interrogating witnesses and presenting evidence so as to (i) make the

interrogation and presentation effective for the ascertainment of the truth; and (ii) avoid needless

consumption of time...”

152 Rule 75 RPE ICTY: “...(E) When making an order under paragraph (A) above, a Judge or

Chamber shall wherever appropriate state in the order whether the transcript of those proceedings

relating to the evidence of the witness to whom the measures relate shall be made available for use in

other proceedings before the Tribunal or another jurisdiction...”

153 Rule 75 RPE ICTY: “...(F) Once protective measures have been ordered in respect of a victim or

witness in any proceedings before the Tribunal (the “first proceedings”), such protective measures: (i)

shall continue to have effect mutatis mutandis in any other proceedings before the Tribunal (“second

proceedings”) or another jurisdiction unless and until they are rescinded, varied, or augmented in

accordance with the procedure set out in this Rule; but (ii) shall not prevent the Prosecutor from

discharging any disclosure obligation under the Rules in the second proceedings, provided that the

Prosecutor notifies the Defence to whom the disclosure is being made of the nature of the protective

measures ordered in the first proceedings...” 48

appello eliminare, modificare o estendere le misure protettive disposte in primo

grado, deve presentare la richiesta alla Camera adita per il primo grado, oppure alla

Camera investita del secondo grado, se non rimane alcuna Camera investita del

154

primo grado. Il giudice, le parti autorizzate dall'autorità giudiziaria appropriata, o

un testimone per il quale sono state disposte le misure protettive, possono cercare di

annullare, modificare o estendere le misure protettive disposte precedentemente dalla

Camera, rivolgendosi al Presidente del Tribunale, il quale trasmetterà la richiesta alla

Camera adita per il primo grado, oppure alla Camera investita del secondo grado, se

non rimanesse alcuna Camera investita del primo grado, oppure ad una nuova

155

Camera, se nessuna Camera rimane adita. Prima di decidere su tali ultime richieste,

la Camera di secondo grado dovrà sforzarsi di ottenere tutte le informazioni rilevanti

dal procedimento di primo grado, comprese le parti che vi hanno partecipato, e si

156

consulterà con il giudice che ha disposto le misure protettive in primo grado.

Quando la Camera decide, deve comunque assicurarsi, tramite la Sezione Vittime e

Testimoni, che il soggetto protetto abbia acconsentito all'annullamento, variazione o

estensione delle misure protettive; tuttavia sulla base di una convincente

rappresentazione di circostanze urgenti, o quando ne conseguirebbe il fallimento

della giustizia, la Camera può in eccezionali circostanze, disporre motu proprio

l'annullamento, la modifica o l'estensione delle misure protettive, in assenza di tale

157

consenso. La richiesta alla Camera di annullare, emendare o estendere le misure

154 Rule 75 RPE ICTY: “...(G) A party to the second proceedings seeking to rescind, vary, or

augment protective measures ordered in the first proceedings must apply: (i) to any Chamber, however

constituted, remaining seised of the first proceedings; or (ii) if no Chamber remains seised of the first

proceedings, to the Chamber seised of the second proceedings...”

155 Rule 75 RPE ICTY: “...(H) A Judge or Bench in another jurisdiction, parties in another

jurisdiction authorised by an appropriate judicial authority, or a victim or witness for whom protective

measures have been ordered by the Tribunal may seek to rescind, vary, or augment protective

measures ordered in proceedings before the Tribunal by applying to the President of the Tribunal, who

shall refer the application: (i) to any Chamber, however constituted, remaining seised of the first

proceedings; (ii) if no Chamber remains seised of the first proceedings, to a Chamber seised of second

proceedings; or, (iii) if no Chamber remains seised, to a newly constituted Chamber...”

156 Rule 75 RPE ICTY: “...(I) Before determining an application under paragraph (G)(ii), (H)(ii), or

(H)(iii) above, the Chamber shall endeavour to obtain all relevant information from the first

proceedings, including from the parties to those proceedings, and shall consult with any Judge who

ordered the protective measures in the first proceedings, if that Judge remains a Judge of the

Tribunal...”

157 Rule 75 RPE ICTY: “...(J) The Chamber determining an application under paragraphs (G) and

(H) above shall ensure through the Victims and Witnesses Section that the protected victim or witness

has given consent to the rescission, variation, or augmentation of protective measures; however, on the

basis of a compelling showing of exigent circumstances or where a miscarriage of justice would

49

158

può essere trattata sia dal Collegio intero che da un giudice di tale Collegio, e la

parte richiedente deve presentare prove che giustifichino la variazione: come ad

esempio quando non sussiste più il bisogno di ricevere la misura protettiva alla luce

del tempo trascorso dalla deposizione del soggetto, oppure quando lo stesso è

disponibile a rescindere tali misure, oppure quando sussiste il bisogno di utilizzare le

159

informazioni protette in un altro caso giudiziario.

2.4.7. La fase esecutiva: la relocation.

Anche nella fase successiva al processo, è possibile mantenere la tutela del

testimone, attraverso una misura drastica che viene applicata in casi estremi, la

relocation. Se dopo la testimonianza non è possibile il ritorno al proprio paese, il

soggetto può essere trasferito in un paese terzo, eventualmente con un cambio

d'identità. Questa misura viene adottata solo quando la Sezione Vittime e Testimoni

valuti l'esistenza di una minaccia verificabile e identificabile per la vita del

testimone. La relocation è adottata molto raramente, e viene decisa dal Cancelliere

(Registrar) del Tribunale: consiste infatti in una sistemazione sicura grazie alla quale

il testimone si trova sotto la sua autorità, non essendo una misura protettiva che viene

concessa dal giudice. Tutte le richieste dei funzionari, vengono trasmesse dal capo

della Sezione al Cancelliere per la decisione finale, il quale stabilisce l'azione che

deve essere intrapresa in ogni caso particolare. Il Tribunale, non avendo uno Stato

suo proprio, ha bisogno per l'attuazione della relocation della cooperazione delle

agenzie nazionali che assicurino la sicurezza e la tranquillità del soggetto e della

160

propria famiglia. I Relocating States forniscono una serie di vantaggi alla persona

che si trasferisce. Benefici che cambiano da paese a paese, ma che comprendono in

otherwise result, the Chamber may, in exceptional circumstances, order proprio motu the rescission,

variation, or augmentation of protective measures in the absence of such consent...”

158 Rule 75 RPE ICTY: “...(K) An application to a Chamber to rescind, vary, or augment protective

measures in respect of a victim or witness may be dealt with either by the Chamber or by a Judge of

that Chamber, and any reference in this Rule to “a Chamber” shall include a reference to “a Judge of

that Chambave.”

159 Vedi “Victims and Witnesses, Supporting the Transfer of Knowledge and Materials of War

Crimes Cases from the ICTY to National Jurisdictions, funded by the European Union ” in

www.wcjp.unicri.it

160 Rule 56 RPE ICTY: “Cooperation of States. The State to which a warrant of arrest or a transfer

order for a witness is transmitted shall act promptly and with all due diligence to ensure proper and

effective execution thereof, in accordance with Article 29 of the Statute.” 50

ogni caso il diritto alla residenza, alla sanità, all'istruzione, all'alloggio e diritti

connessi alla cittadinanza posseduta per un certo periodo. Questi vantaggi hanno lo

scopo di conferire al soggetto, sufficienti risorse per iniziare una nuova vita in un

paese di delocalizzazione permanente. Finora si è raggiunto un accordo con 10 Stati

disposti ad accettare alcuni testimoni, e si sta negoziando con altre diverse nazioni

che sono interessate a concludere tali tipi di accordi per il futuro. Anche se da sola la

relocation basta a risolvere il problema della sicurezza della maggior parte dei

testimoni, si può inoltre chiedere che vengano ammessi alcuni soggetti

particolarmente vulnerabili, nei programmi interni di protezione dei testimoni degli

Stati, che implicano anche cambi di identità.

Prima della relocation in un paese terzo, la SVT ha sviluppato un programma

di trasferimento per quei testimoni che attendono in Olanda di essere dislocati: la

Sezione è responsabile dei bisogni specifici e significativi dei testimoni e delle loro

famiglie durante il periodo di attesa, ed ha il compito di proteggere la loro vera

identità, lo scopo del soggiorno nei Paesi Bassi e il paese di delocalizzazione

permanente. Una volta che il testimone e la sua famiglia vengono trasferiti, saranno

161

soggetti alle leggi e alle politiche applicabili di quel paese. Nel richiedere il

trasferimento dei testimoni, il personale è sempre consapevole del possibile abuso di

tale sistema, da parte del Procuratore o della Difesa, al fine di “indurre la

162

testimonianza”, per questo l'uso della relocation deve avvenire moderatamente.

2.4.8. Forme specifiche di tutela: la Sezione Vittime e Testimoni.

Oltre a queste specifiche misure, il Regolamento prevede alla regola 34

l'istituzione di un importantissimo organismo, la Sezione Vittime e Testimoni

163

(Victims and Witnesses Section), già menzionata tra l'altro dalla rule 75 oltre che

dallo Statuto, dedicata al supporto e alla protezione di tutti i testimoni, chiamati dalla

161 Vedi “Information booklet for ICTY witnesses” in www.icty.org e AA.VV., The Dynamics of

International Criminal Justice, op.cit., pp. 219-225

162 Vedi “Witnesses” in www.icty.org

163 Rule 34 RPE ICTY: “Victims and Witnesses Section. (A) There shall be set up under the

authority of the Registrar a Victims and Witnesses Section consisting of qualified staff to: (i)

recommend protective measures for victims and witnesses in accordance with Article 22 of the

Statute; and (ii) provide counselling and support for them, in particular in cases of rape and sexual

assault. (B) Due consideration shall be given, in the appointment of staff, to the employment of

qualified women.” 51

Procura, dalla Difesa o dalle Camere. Una delle prime decisioni del Tribunale appena

consolidatosi nel '94 fu proprio quella di stabilire un'organizzazione speciale dedita

interamente alla protezione della sicurezza e della dignità di testimoni vulnerabili, in

164

modo particolare in riferimento ai casi di violenza sessuale. Quando venne fondata

la Sezione, essa costituì un organismo unico nel contesto della giurisdizione

internazionale, perciò può ben dirsi che abbia fatto da pioniere nella determinazione

del comportamento da tenere nei confronti delle persone che testimonino innanzi ad

un tribunale penale internazionale. Nel fare ciò la Sezione stabilì un programma di

sostegno fisico e psicologico, tagliato su misura dei bisogni individuali dei testimoni,

prima, durante e dopo la loro testimonianza. Anche se inizialmente le capacità della

Sezione erano molto limitate, le risorse per il funzionamento della tutela sono

165

considerevolmente aumentate. Questo corpo indipendente e neutrale, provvede a

fornire tutte le misure protettive di tipo psicologico e logistico, necessarie al soggetto

per raccontare la propria esperienza nel modo più sicuro e confortevole dinanzi al

Tribunale. Si divide a sua volta in tre entità separate: l'Unità di Protezione, che

coordina le risposte alle esigenze di sicurezza dei testimoni, raccomanda le misure

protettive e intraprende l'azione di protezione verso quei testimoni che verranno

ascoltati in Tribunale; l'Unità di supporto, che fornisce consulenza sociale e

psicologica; e l'Unità di gestione, che è responsabile delle operazioni logistiche e di

amministrazione relative al testimone: lo informa sulle fasi del procedimento, si

occupa del viaggio, dell'alloggio, del sussidio economico e di altre sistemazioni che

riguardano il soggetto e le persone che eventualmente lo accompagnano; infine

mantiene stretti contatti con il personale della Corte riguardo alla loro apparizione in

Tribunale. Il TPIJ è consapevole del fatto che una testimonianza legata ad eventi

bellici può risultare difficile, per questo la Sezione gode di uno staff professionale,

reclutato dalle agenzie di tutto il mondo che hanno affrontato problemi di questo tipo

nei loro sistemi giuridici nazionali, disponibile 24 ore su 24, che aiuta i testimoni con

166

i loro bisogni psico-sociali, prima, durante, e dopo la loro deposizione a l'Aia.

Questo istituto ha sviluppato principi, politiche e procedure che servono a garantire

164 Vedi “Witnesses” in www.icty.org

165 Vedi “The echoes of witnesses and testimonies” in www.icty.org

166 AA.VV., The Dynamics of International Criminal Justice, op.cit, pp.199-203, e “The Protection

of Witnesses at the International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia” in www.secicenter.org

52

che tutti i testimoni possano fare le loro deposizioni in tutta sicurezza, e che

l'esperienza non si traduca in ulteriori danni, sofferenze o traumi per gli stessi. Essa

favorisce un ambiente in cui la testimonianza può essere vissuta come un evento

positivo, più forte e più ricco, infatti in alcune circostanze è importante ad esempio

per i testimoni essere accompagnati da una persona che li sostenga per tutta la durata

di tempo richiesto dal testimone stesso. Opera ai più alti livelli di integrità,

imparzialità e riservatezza, ed assicura che tutti i testimoni siano informati circa

diritti e titoli loro spettanti, e che abbiano un equo accesso ai servizi che la Sezione

167

offre. In stretta collaborazione con la Sezione, anche l'ufficio di rappresentanza del

Tribunale locato a Sarajevo risponde a tutte le richieste di assistenza nei territori

dell'ex Jugoslavia. La VWS sta anche lavorando con le autorità e le Organizzazioni

non governative (ONG) locali competenti, per stabilire una rete di agenzie in grado

di fornire consulenza e sostegno psicologico ai testimoni, in caso di necessità, dopo il

loro ritorno al proprio luogo di residenza. Dunque se i testimoni avessero un forte

bisogno di protezione dopo la loro testimonianza, il Tribunale, non avendo le risorse

per fornire un ampio supporto a tali soggetti, dovrebbe deferire tali casi alle autorità

locali. Se necessario, o se il testimone preferisce non contattare tali autorità, può

anche comunicare direttamente con la VWS per l'assistenza, che provvederà

168

personalmente a scortarli fino a, e da l'Aia.

2.4.9. Segue: gli affidavit e i verbali di prova di altri procedimenti.

Un'altra singolare misura di protezione, che rappresenta piuttosto un modo per

portare dinanzi alla Corte prove irripetibili, è disposta nelle rules 92bis a

92quinquies, un istituto che non ci è nuovo, e che possiamo dire essere ciò che

rimane dell'ammissione degli affidavit inaugurata dai Tribunali Militari. Tali norme

rappresentano l'ultimo approdo attestante l'equilibrio raggiunto nell'ambito del diritto

probatorio, con riguardo al rapporto tra oralità e scrittura: a determinate condizioni e

in riferimento a particolari situazioni, il giudice è legittimato ad ammettere prove

precostituite, formate anche in modo unilaterale, senza cioè che la controparte né

169

alcun altro abbia potuto procedere ad un contro-esame del dichiarante.

167 Idem

168 Vedi “Information booklet for ICTY witnesses” in www.icty.org

169 CAIANIELLO MICHELE, op.cit., pp.132-137 53

Fin dal 1998 il sistema si era aperto in maniera significativa a tali fonti scritte

170

attraverso l'introduzione della regola 94ter abrogata poi nel 2000: essa veniva

incontro all'esigenza di snellire le operazioni d'accertamento dei fatti, e faceva sì che

ciascun fatto avrebbe potuto essere comprovato attraverso verbali o affidavit, offerti a

conferma di una prova testimoniale assunta oralmente in giudizio. Simili atti

precostituiti avrebbero dovuto presentare i requisiti prescritti dalle disposizioni

dell'ordinamento nazionale all'interno del quale essi erano stati formati. Si prevedeva

nello specifico che, ove una parte si fosse avvalsa di tale mezzo, la controparte

avrebbe avuto sette giorni per contestarne in tutto o in parte l'ammissibilità: il

termine de quo sarebbe decorso a partire dall'acquisizione nel processo della

testimonianza da corroborare tramite tali mezzi. Tuttavia, se ritenuto necessario, il

giudice avrebbe potuto sempre ordinare la comparizione di colui che aveva reso la

dichiarazione fuori dal Tribunale, perché fosse contro-esaminato dalla parte avverso

la quale la prova era stata prodotta. Dunque si poneva una duplice condizione di

ammissibilità: in primo luogo, occorreva che l'atto fosse allegato in dipendenza di

una deposizione orale in giudizio al fine di corroborarla; inoltre, implicitamente ne

derivava che l'atto scritto non poteva riguardare aspetti dell'imputazione diversi da

171

quelli oggetto della testimonianza resa oralmente. La rule 94ter si rivelò subito

poco soddisfacente: innanzi tutto non si dettavano regole specifiche in merito alle

modalità di formazione pre-dibattimentale, nel caso in cui l'ordinamento del Paese

ove la prova era stata raccolta, nulla disponesse in proposito; inoltre, era possibile

produrre atti scritti unilateralmente per provare qualsiasi punto nodale della

regiudicanda. La previsione infatti, non poneva alcun distinguo al riguardo, e

qualsivoglia elemento dell'imputazione poteva essere accertato con il contributo di

tale mezzo di prova. Infine, non si chiariva in quali ipotesi fosse opportuno, se non

doveroso, convocare il dichiarante per il contro-interrogatorio, rimettendosi così la

170 Rule 94ter RPE ICTY (abrogata): “Affidavit Evidence. To prove a fact in dispute, a party may

propose to call a witness and to submit in corroboration of his or her testimony on that fact affidavits

or formal statements signed by other witnesses in accordance with the law and procedure of the State

in which such affidavits or statements are signed. These affidavits or statements are admissible

provided they are filed prior to the giving of testimony by the witness to be called and the other party

does not object within seven days after completion of the testimony of the witness through whom the

affidavits are tendered. If the party objects and the Trial Chamber so rules, or if the Trial Chamber so

orders, the witnesses shall be called for cross-examination.”

171 CAIANIELLO MICHELE, op.cit., pp.132-137 54

questione alla piena discrezionalità del giudice. Una simile disposizione in sostanza

si prestava ad applicazioni in grado di violare il diritto dell'imputato di interrogare o

far interrogare i testimoni a carico, garantito dagli Statuti istitutivi dei Tribunali

internazionali: infatti, attraverso di essa, l'Accusa si sarebbe potuta limitare a

presentare al dibattimento un testimone, con scarne informazioni su uno snodo

rilevante del fatto da accertare, offrendo a conferma delle parole da questi rese in

giudizio, atti precostituiti di ben diversa caratura probatoria, e sui quali il diritto al

172

contro-esame per la controparte non risultava assicurato.

La giurisprudenza intervenne, in tempi brevi, ad indicare alcune direttive in

merito a tali problematiche, anche perché la previsione normativa fu subito oggetto

di un vasto utilizzo da parte dell'Ufficio del Procuratore, e diede luogo a numerose

eccezioni di inammissibilità ad opera della Difesa. Vennero riportate delle

osservazioni: anzitutto il termine di sette giorni imposto alla controparte per sollevare

eccezioni in ordine all'ammissibilità della fonte prodotta aveva carattere perentorio, e

imponeva all'istante un onere di motivazione; inoltre nel decidere se convocare il

dichiarante per il contro-esame, il giudice doveva volta per volta bilanciare la

protezione del testimone con l'equità del processo; infine la convocazione del teste

era comunque necessaria ove la prova incidesse su elementi primari dell'imputazione

e contraddicesse passaggi cruciali della strategia processuale della Difesa.

Nonostante l'intervento giurisprudenziale, la rule 94ter manteneva margini di

ambiguità eccessivamente ampi. Rimaneva infatti non risolto il punto relativo alle

modalità con le quali raccogliere tali tipi di dichiarazioni in caso di assenza di una

disciplina specifica nell'ordinamento dello Stato in cui venissero raccolte; inoltre, il

baricentro del metodo probatorio sembrava spostarsi oltre misura verso la scrittura,

in quanto era possibile introdurre informazioni pregnanti attraverso un verbale

173

precostituito, purché corroborante una dichiarazione orale resa in dibattimento.

Nel testo della disposizione infine risultava completamente non affrontata la

questione relativa all'ammissibilità di verbali di prova provenienti da altri

procedimenti celebrati davanti al Tribunale: sussisteva incertezza sul parametro alla

stregua del quale concedere il diritto al contro-esame della parte avversa. La

172 Idem

173 Idem 55

situazione appariva sensibilmente diversa da quella in cui, a conferma di una

deposizione giudiziale, si fosse presentato un affidavit: infatti, nell'atto probatorio

proveniente da altro procedimento, un contro-esame era già stato posto in essere,

anche se non dal medesimo soggetto contro il quale si intendeva riversare la prova.

La soluzione giurisprudenziale, nel silenzio della fonte positiva, era stata quella di

addossare alla parte che si fosse opposta all'ammissione di tale verbale, l'onere di

convincere la Corte della necessità di consentire il contro-interrogatorio: in

particolare, si sarebbe dovuto dar conto delle specifiche diversità di posizione del

soggetto nel processo ad quem rispetto a quello nella causa a quo, e sulla base di tale

assunto, dell'insufficienza dell'escussione condotta da quest'ultimo. In altre parole,

l'opponente era tenuto a dimostrare che le domande rivolte nel contro-esame

nell'ambito dell'altro giudizio non erano esaustive, posti i differenti tenori delle

regiudicande, con la conseguenza che si sarebbe resa necessaria una nuova

convocazione del teste nella sede propria. Il rischio della mancata dimostrazione,

ovviamente, avrebbe comportato l'ammissione del verbale formato altrove, senza

alcun nuovo esame nel processo ove esso si riversava. Si fece strada l'idea di uno

spazio panprocessuale ove ogni prova, purché formata in un processo davanti ad un

organo giurisdizionale internazionale, poteva liberamente essere acquisita in altro

174

giudizio celebrato di fronte alla medesima istituzione. 175

Le modifiche introdotte successivamente con le rules 92ter , 92quater e

176

92quinquies con la riforma del settembre 2006 ha ulteriormente ampliato la

possibilità di avvalersi in giudizio di dati precostituiti, in particolare per quel che

concerneva la prova divenuta irripetibile. Inoltre, si sono introdotte nuove ipotesi in

174 Idem

175 Rule 92ter RPE ICTY: “Other Admission of Written Statements and Transcripts. (A) A Trial

Chamber may admit, in whole or in part, the evidence of a witness in the form of a written statement

or transcript of evidence given by a witness in proceedings before the Tribunal, under the following

conditions: (i) the witness is present in court; (ii) the witness is available for cross-examination and

any questioning by the Judges; and y(iii) the witness attests that the written statement or transcript

accurately reflects that witness’ declaration and what the witness would say if examined. (B) Evidence

admitted under paragraph (A) may include evidence that goes to proof of the acts and conduct of the

accused as charged in the indictment.

176 Rule 92quinquies RPE ICTY: “Admission of Statements and Transcripts of Persons Subjected

to Interference. (A) A Trial Chamber may admit the evidence of a person in the form of a written

statement or a transcript of evidence given by the person in proceedings before the Tribunal, where the

Trial Chamber is satisfied that:...(ii) the failure of the person to attend or to give evidence has been

materially influenced by improper interference, including threats, intimidation, injury, bribery, or

coercion;...” 56

cui è ammesso acquisire fonti scritte per dimostrare la sussistenza di fatti

direttamente ascrivibili all'imputato, e non soltanto per accertarne aspetti secondari.

177

In particolare la rule 92quater prevede che nell'ipotesi di morte, infermità o

irreperibilità del dichiarante, qualunque dichiarazione raccolta nel corso della fase

preliminare possa essere ammessa e valutata, anche se diretta a provare la condotta

tenuta dall'imputato. L'elemento può essere utilizzato non soltanto come fonte di

convincimento riguardo al contesto nel quale si inseriscono i fatti specificamente

addebitati all'accusato, ma anche a base della decisione sul merito, ovvero

dell'imputazione. La formulazione della norma è stata concepita in modo da

precludere l'accesso all'informazione in esso contenuta da parte della Difesa, nel

momento in cui l'atto irripetibile verta su quanto direttamente compiuto

dall'imputato. Tuttavia, se ne trae la legittimità anche di una soluzione contraria,

178

grazie all'assenza di un esplicito divieto processuale. L'impossibilità sopravvenuta

inoltre, consente al giudice di acquisire una dichiarazione precedentemente formata

179

anche ove non siano state rispettate le condizioni dettate dalla rule 92bis per la

177 Rule 92quater RPE ICTY: “Unavailable Persons. (A) The evidence of a person in the form of a

written statement or transcript who has subsequently died, or who can no longer with reasonable

diligence be traced, or who is by reason of bodily or mental condition unable to testify orally may be

admitted, whether or not the written statement is in the form prescribed by Rule 92 bis, if the Trial

Chamber: (i) is satisfied of the person’s unavailability as set out above; and (ii) finds from the

circumstances in which the statement was made and recorded that it is reliable. (B) If the evidence

goes to proof of acts and conduct of an accused as charged in the indictment, this may be a factor

against the admission of such evidence, or that part of it.

178 CAIANIELLO MICHELE, op.cit., pp.132-137

179 Rule 92bis RPE ICTY: “Admission of Written Statements and Transcripts in Lieu of Oral

Testimony. A Trial Chamber may dispense with the attendance of a witness in person, and instead

admit, in whole or in part, the evidence of a witness in the form of a written statement or a transcript

of evidence, which was given by a witness in proceedings before the Tribunal, in lieu of oral

testimony which goes to proof of a matter other than the acts and conduct of the accused as charged in

the indictment. (i) Factors in favour of admitting evidence in the form of a written statement or

transcript include but are not limited to circumstances in which the evidence in question: (a) is of a

cumulative nature, in that other witnesses will give or have given oral testimony of similar facts; (b)

relates to relevant historical, political or military background; (c) consists of a general or statistical

analysis of the ethnic composition of the population in the places to which the indictment relates; (d)

concerns the impact of crimes upon victims; (e) relates to issues of the character of the accused; or (f)

relates to factors to be taken into account in determining sentence. (ii) Factors against admitting

evidence in the form of a written statement or transcript include but are not limited to whether: (a)

there is an overriding public interest in the evidence in question being presented orally; (b) a party

objecting can demonstrate that its nature and source renders it unreliable, or that its prejudicial effect

outweighs its probative value; or (c) there are any other factors which make it appropriate for the

witness to attend for cross-examination. (B) If the Trial Chamber decides to dispense with the

attendance of a witness, a written statement under this Rule shall be admissible if it attaches a

declaration by the person making the written statement that the contents of the statement are true and

correct to the best of that person’s knowledge and belief and (i) the declaration is witnessed by: (a) a

57

verbalizzazione. È sufficiente, infatti, che sia accertata l'effettiva impossibilità dì

ottenere la presenza del testimone, e che si ravvisino adeguati elementi di credibilità

nella dichiarazione a suo tempo rilasciata: in quest'ultima condizione si coglie uno

specifico riferimento alle modalità impiegate nel redigere l'atto d'indagine di cui si

180

chieda l'utilizzo come prova.

2.4.10. Segue: i casi di violenza sessuale.

Una protezione particolare viene attuata relativamente ai Rule 96 cases: la

norma è stata specificamente elaborata per assistere le vittime di violenza sessuale

che testimoniano dinanzi al Tribunale. Solo con i Tribunali ad hoc infatti, a partire

dal TPIJ, le violenze sessuali figurano esplicitamente tra i reati perseguibili come

crimini contro l'umanità, con la possibilità di citare in giudizio non solo gli esecutori,

ma anche i loro capi, cioè la catena di comando militare o politica da cui

eventualmente fosse partito l'ordine. Il TPIJ è stato fondamentale per fissare i

parametri giudiziari entro cui perseguire la violenza sessuale in tempo di guerra (con

applicabilità estesa anche ai periodi di pace). Essa non solo rientra tra i crimini

internazionali, come i crimini di guerra e contro l'umanità, ma può anche costituire

tortura, riduzione in schiavitù e gravi lesioni fisiche, se tali atti sono presenti durante

l'atto di violenza sessuale. Nel dettaglio il crimine di stupro è stato classificato come

“attacco contro la sicurezza della singola donna e non contro il suo onore o quello

della famiglia e del villaggio, venendo intesa come un'invasione fisica di natura

181

sessuale commessa su una persona, in circostanze coercitive”.

In caso di violenza sessuale si presuppone un alto livello di credibilità della

person authorised to witness such a declaration in accordance with the law and procedure of a State;

or (b) a Presiding Officer appointed by the Registrar of the Tribunal for that purpose; and (ii) the

person witnessing the declaration verifies in writing: (a) that the person making the statement is the

person identified in the said statement; (b) that the person making the statement stated that the

contents of the written statement are, to the best of that person’s knowledge and belief, true and

correct; (c) that the person making the statement was informed that if the content of the written

statement is not true then he or she may be subject to proceedings for giving false testimony; and (d)

the date and place of the declaration. The declaration shall be attached to the written statement

presented to the Trial Chamber. (C) The Trial Chamber shall decide, after hearing the parties, whether

to require the witness to appear for cross-examination; if it does so decide, the provisions of Rule 92

ter shall apply”.

180 CAIANIELLO MICHELE, op.cit., pp.132-137

181 PFOSTL EVA, Sicurezza e condizione femminile nelle società occidentali, Editrice Apes, 2008,

pp.151-152 58

testimonianza del soggetto leso e si richiede uno standard di prova speciale. La

182

regola 96 esclude il requisito della conferma della testimonianza della vittima e la

menzione della sua previa condotta sessuale, interdicendo anche il consenso come

mezzo di difesa, in caso di minaccia o in caso la vittima abbia avuto ragione di

temere violenza, coercizione, detenzione o oppressione psicologica. Il consenso non

è ammissibile come prova neanche se sia ragionevole ritenere che, se la vittima non

avesse acconsentito, avrebbe potuto salvarsi; il consenso della vittima può essere

ammesso come prova a difesa dell'imputato, solo se questo dimostri, in un

procedimento a porte chiuse, che si tratta di una prova pertinente e credibile.

L'estromissione della verifica della testimonianza evita lo stereotipo secondo cui la

violenza sessuale è un crimine spesso configurato in modo ingannevole, facile da

addossare e difficile da negare, in quanto la norma dà poco peso al consenso della

vittima, stabilendo una presunzione di assenza di condiscendenza, in quanto nel

contesto dei reati internazionali la simulazione dell'assenso può rappresentare una

strategia di sopravvivenza. Inoltre, la mancata corroborazione garantisce protezione

da imbarazzo e umiliazione, non ammettendo prove che abbiano poca incidenza al

riguardo. Nel caso in cui fosse comunque ammessa la verifica della deposizione, la

Sezione Vittime e Testimoni coopererebbe con varie istituzioni, specialmente con

organizzazioni non governative, al fine di continuare a fornire supporto psicologico

183

alle vittime traumatizzate.

2.4.11. Ulteriori rules a salvaguardia dei testimoni.

Se esaminiamo da vicino l'intero Regolamento del Tribunale, notiamo che in

realtà le rules principali sono coronate a loro volta da alcune regole che

indirettamente rimandano ad esse: andando in ordine crescente incontriamo la rule

184

11bis, la quale stabilisce che quando viene presentata la richiesta di rinvio a

182 Rule 96 RPE ICTY: “Evidence in Cases of Sexual Assault. In cases of sexual assault: (i) no

corroboration of the victim's testimony shall be required; (ii) consent shall not be allowed as a defence

if the victim (a) has been subjected to or threatened with or has had reason to fear violence, duress,

detention or psychological oppression, or (b) reasonably believed that if the victim did not submit,

another might be so subjected, threatened or put in fear; (iii) before evidence of the victim's consent is

admitted, the accused shall satisfy the Trial Chamber in camera that the evidence is relevant and

credible; (iv) prior sexual conduct of the victim shall not be admitted in evidence.”

183 FRANCIONI FRANCESCO, op.cit., pp.88-90

184 Rule 11bis RPE ICTY: “Referral of the Indictment to Another Court. ...Where an order is issued

pursuant to this Rule: ...(ii) the Referral Bench may order that protective measures for certain

59

giudizio per un determinato imputato, la Corte di rinvio può disporre che le misure

185

protettive di determinati testimoni rimangano in vigore; la regola 39, la quale

permette al Procuratore nel pieno delle indagini e della preparazione dell'accusa per

il dibattimento, di prendere delle misure speciali per potenziali testimoni e

186

informatori; la regola 40, la quale prevede in casi urgenti la possibilità per il

Procuratore di richiedere misure necessarie per prevenire la fuga di un imputato o

187

indagato, che sia in grado di molestare o intimidire un testimone; la rule 40bis, la

quale ribadisce che nella stessa situazione il giudice può disporre anche la custodia

188

cautelare dell'imputato o dell'indagato; la regola 65, la quale sancisce che la libertà

provvisoria dell'imputato può essere disposta in ogni fase del processo, prima della

sentenza definitiva, dalla Camera, solo dopo aver ascoltato il paese in cui verrà

liberato e solo se, in caso di liberazione, non porrà alcun testimone o altra persona in

pericolo.

2.4.12. Violazione delle misure protettive: oltraggio alla Corte.

Tutte le norme esaminate fin qui rispecchiano il bisogno di prevenire violenze

fisiche o psicologiche che possono colpire il soggetto che debba testimoniare o abbia

189

già testimoniato, o durante la sua deposizione. La regola 77 attribuisce invece ai

witnesses or victims remain in force;...”

185 Rule 39 RPE ICTY: “Conduct of Investigations. In the conduct of an investigation, the

Prosecutor may:...(ii) undertake such other matters as may appear necessary for completing the

investigation and the preparation and conduct of the prosecution at the trial, including the taking of

special measures to provide for the safety of potential witnesses and informants;... ”

186 Rule 40 RPE ICTY: “Provisional Measures. In case of urgency, the Prosecutor may request any

State:...(iii) to take all necessary measures to prevent the escape of a suspect or an accused, injury to

or intimidation of a victim or witness, or the destruction of evidence.”

187 Rule 40bis RPE ICTY: “Transfer and Provisional Detention of Suspects. ...(B) The Judge shall

order the transfer and provisional detention of the suspect if the following conditions are met:...(iii)

the Judge considers provisional detention to be a necessary measure to prevent the escape of the

suspect, injury to or intimidation of a victim or witness or the destruction of evidence, or to be

otherwise necessary for the conduct of the investigation...”

188 Rule 65 RPE ICTY: “Provisional Release. ...(B) Release may be ordered at any stage of the trial

proceedings prior to the rendering of the final judgement by a Trial Chamber only after giving the host

country and the State to which the accused seeks to be released the opportunity to be heard and only if

it is satisfied that the accused will appear for trial and, if released, will not pose a danger to any

victim, witness or other person. The existence of sufficiently compelling humanitarian grounds may

be considered in granting such release...(I) Without prejudice to the provisions of Rule 107, the

Appeals Chamber may grant provisional release to convicted persons pending an appeal or for a fixed

period if it is satisfied that:..(ii) the appellant, if released, will not pose a danger to any victim, witness

or other person,...”

189 Rule 77 RPE ICTY: “Contempt of the Tribunal. (A) The Tribunal in the exercise of its inherent

power may hold in contempt those who knowingly and wilfully interfere with its administration of

60

giudici degli strumenti che permettono di imporre sanzioni penali nei casi in cui si

siano verificate delle condotte che volontariamente e consapevolmente abbiano

intralciato l'amministrazione della giustizia, configurando così la fattispecie di

oltraggio alla Corte, tra cui rientra il comportamento di chi minaccia, intimidisce,

causa qualsiasi tipo di danno, cerca di corrompere, o in altro modo cerca di

interferire con un testimone o potenziale testimone, durante la deposizione, o che

abbia già deposto, o che stia per testimoniare. Il Tribunale ha condotto diversi

procedimenti di questo tipo, che hanno portato alla comminazione di multe, e

190

occasionalmente di brevi periodi di reclusione; il massimo di pena comminabile

dalla Corte è un periodo di carcerazione inferiore a sette anni o una multa inferiore a

euro 100.000, oppure entrambe. La Corte può, in tali casi incaricare il Procuratore di

191

indagare sulla questione e di preparare successivamente la relativa imputazione.

Tuttavia si è anche formata una giurisprudenza che riconosce al giudice la facoltà di

192

iniziare un procedimento d'ufficio, formulandone anche l'imputazione. Anche se la

maggior parte dei processi di oltraggio sono stati rivolti nei confronti di imputati e

loro difensori, la fattispecie in questione è chiaramente applicabile anche al personale

dell'Accusa. In tale ultimo caso, dato il conflitto di interessi, il procedimento può

instaurarsi per iniziativa della Difesa, della Camera, o di un amicus curiae nominato

193

al posto del Procuratore.

justice, including any person who...(iv) threatens, intimidates, causes any injury or offers a bribe to, or

otherwise interferes with, a witness who is giving, has given, or is about to give evidence in

proceedings before a Chamber, or a potential witness;...”

190 BISCHOFF L. JAMES e REID NATALIE L., International Criminal Law Practitioner Library:

International Criminal Procedure, Cambridge University Press, 06/gen/2011, pp.66

191 N. CALVO-GOLLER, The Trial Proceedings Of The International Criminal Court: ICTY And

ICTR Precedents, Nijhoff, 2006, pp.80-81

192 LATTANZI GIORGIO e MONETTI VITO, La Corte Penale Internazionale: organi,

competenza, reati, processo, Giuffrè, 2006, p.1298

193 AA.VV., International Prosecutors, Oxford University Press, 2012, p.472 61

2.5. Il Tribunale penale internazionale per il Ruanda.

2.5.1. Premessa

Nel caso del Ruanda, la protezione dei testimoni è stata ancor più di massima

importanza per via delle atrocità generate specificamente da differenze puramente

etniche; un pregiudizio che non si placa facilmente all'interno di una comunità. La

possibilità di una ritorsione contro un testimone, o contro la sua famiglia, è molto

alta in un clima di questo tipo: la povertà e le caratteristiche abitative della

popolazione del Ruanda favoriscono in modo particolare la corruzione e o la

minaccia dei testimoni. Il problema della protezione di tali soggetti è molto serio,

soprattutto se si pensa a fatti anche recenti di assassinio di testimoni a seguito della

loro testimonianza ad Arusha, dinanzi alla Corte. Per questo il Tribunale

Internazionale costituisce un importante meccanismo di sicurezza per i testimoni che

194

vogliono deporre contro gli imputati accusati del genocidio del 1994.

2.5.2. Analogie con il TPIJ.

Il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda ha eretto il proprio modello sul

quello precedente del TPIJ, valorizzando particolarmente la protezione verso i

testimoni. Lo Statuto infatti prevede simili protezioni a quelle del suo immediato

195

predecessore, ma con dei notevoli miglioramenti. Ad un primo sguardo si rileva

196

subito dallo Statuto e dal Regolamento di Procedura e Prova del Tribunale in

questione, la medesima intenzione di prevedere ed assicurare la protezione dei

197

testimoni, e le medesime misure protettive che possono essere concesse dalla

Corte. Il TPIR ha incontrato gli stessi problemi del TPIJ nell'ottenere le prove

testimoniali: la riluttanza dei testimoni a deporre dinanzi alla Corte è in entrambi

comprensibile, e le misure che possono essere adottate per venire incontro ai

testimoni incerti, possono dividersi anche qui in: misure adottate dal giudice in

194 F. MITCHELL KEVIN, “Issue: a comparison between the ICTR and the ICC on the rights of

victims who testify” in Case Western Reserve University, 2003 e TEN. COL. STRACQUADANEO

CARLO, “Intervista all'italiana Silvana Arbia, Procuratore generale principale per i crimini del

Rwanda” in www.diritto.net , 4 Ottobre 2013

195 F. MITCHELL KEVIN, op.cit.

196 Vedi gli artt. 14, 19 e 21 dello Statuto TPIR.

197 Vedi la rule 75 del RPE del ICTR. 62

relazione al momento della deposizione in aula, e misure adottate da altri organi del

Tribunale, prima e dopo la deposizione. La prima categoria consiste in una serie di

provvedimenti protettivi, che già abbiamo conosciuto, il cui scopo ed effetto

generalmente è delimitato proprio dalla stessa aula in cui viene effettuata la

testimonianza. La seconda categoria consiste nell'assistenza e nella consulenza

offerta dalla Sezione di Supporto Vittime e Testimoni, prima, durante e dopo la

deposizione, oltre che nelle misure che vengono adottate nella fase preliminare e in

198

quella esecutiva, esattamente come nel TPIJ.

Altra similitudine tra i due Tribunali risiede nel fatto che tali misure devono

essere oggettivamente fondate e non possono essere basate esclusivamente sulla

paura soggettiva del testimone. Questo quello che dichiarò la Camera di primo grado

199

nel caso Nteziryayo del 1997, aggiungendo che la valutazione del bisogno di

disporre misure protettive per il testimone non poteva basarsi neanche sulla sua

disponibilità a testimoniare in cambio della propria sicurezza. Deve sussistere

dunque una situazione oggettiva in cui il testimone è a rischio, o è anche solo

probabile che lo sia. A tal fine, i testimoni devono previamente dichiarare al giudice

se ritengono che la loro deposizione possa costituire un pericolo per loro stessi e o

200

per le proprie famiglie. Anche nel caso Rutaganda nel 1996, la Corte asserì inoltre

che l'adeguatezza delle misure non avrebbe dovuto basarsi sulle sole allegazioni delle

parti, e che avrebbe dovuto essere valutata nel contesto dell'intera situazione di

sicurezza che riguardava i testimoni in pericolo. Su questa tematica il TPIR ha

mostrato in generale una certa morbidezza che diverge dalle esperienze del TPIJ:

mentre la precedente giurisprudenza del TPIR sembra aver seguito una linea rigorosa

nella concessione delle misure protettive, nell'applicazione pratica è stata

considerevolmente più flessibile: una volta che il Tribunale constatò l'esistenza di

una particolare situazione instabile di sicurezza presente in Ruanda e nei paesi con

essa confinanti, e che tale situazione avrebbe messo a repentaglio le vite di quelle

persone che avrebbero testimoniato gli eventi del 1994, la presenza di tale scenario

198 SLUITER GORAN, “The ICTR and the Protection of Witnesses” in Journal of International

Criminal Justice, 2005, Vol. 3, Issue 4, pp. 962-976

199 Vedi “NTEZIRYAYO, Alphonse (ICTR-97-29), Decision on the Defence Motion for Protective

Measures for Witnesses”, 18 September 2001

200 Vedi “RUTAGANDA, George (ICTR-96-3), Decision on Protective Measures for Defense

Witnesses”, 3 April 2001 63

risultò sufficiente a giustificare una serie di provvedimenti protettivi. Tuttavia, dalla

combinazione di una valutazione soggettiva ed oggettiva delle preoccupazioni del

soggetto, ci si sarebbe aspettata molta più attenzione sulla questione dei danni che la

situazione di insicurezza avrebbe procurato ai testimoni a livello individuale.

L'elastica applicazione del “fear test”, è stata comunque dimostrata anche

dall'estensione delle misure protettive a quei potenziali testimoni che risiedevano in

Europa, ma con dei parenti nel Ruanda e nei paesi confinanti, oltre a quei testimoni

201 202

che risiedevano negli stessi. Nel 1998 venne affrontato anche un caso dove la

parte richiedente le misure fallì nel soddisfare il requisito della fondatezza delle

inquietudini dei propri testimoni, e ciononostante ci fu comunque l'adozione di

misure motu proprio dalla Camera, giustificandosi alla luce della situazione di

instabilità in Ruanda. In questo precedente, le parti, avendo colto l'approccio

flessibile della Corte nell'attuazione della protezione dei testimoni, presentarono

delle istanze, esposte come “i diritti dei testimoni alle misure protettive”. In

particolare, la Difesa chiese misure per tutti i suoi testimoni, i quali vennero

classificati in: coloro che al momento risiedevano in Ruanda e che non avevano

rinunciato ai loro diritti alle misure; coloro che al momento risiedevano fuori dal

Ruanda in altri paesi dell'Africa, e che non avevano rinunciato al loro diritto alle

misure; coloro che risiedevano fuori dal continente dell'Africa e che avevano

richiesto la concessione delle misure. Chiaramente, una richiesta che coinvolgeva

tutti i testimoni che non avessero rinunciato al diritto alle misure, era incompatibile

con la natura eccezionale che caratterizzava invece tali provvedimenti. Tuttavia la

Camera non rigettò totalmente l'istanza. Altri fattori possono spiegare l'attitudine

flessibile del TPIR: considerazioni sull'economia giudiziaria hanno aiutato a

comprendere che rispondere con delle misure molto specifiche relative ai testimoni

individualmente, sarebbe stato di peso al Tribunale; inoltre, sebbene la Corte ha

sempre ribadito la natura eccezionale delle misure, sembra sia stata più una

dichiarazione pro forma, dato che la maggior parte delle misure adottate non sono

203

mai state giudicate di natura invasiva per i diritti dell'imputato.

201 SLUITER GORAN, op.cit., pp. 962-976

202 Vedi “KAJELIJELI, Juvénal (ICTR-98-44A-T), Decision on Juvenal Kajelijeli's Motion for

Protective Measures for Defense Witnesses”, 3 April 2001

203 SLUITER GORAN, op.cit., pp. 962-976 64

2.5.3. Singolarità del sistema di protezione dei testimoni: le corti Gacaca.

Il paese africano è attualmente il teatro di un esperimento politico-giuridico

finalizzato a rendere possibile la convivenza tra ex nemici, in uno spazio geografico

in cui vittima e carnefice si trovano spesso ad essere vicini di casa. Per la lotta contro

il genocidio sono state costituzionalizzate accanto al TPIR, una Commissione per la

riconciliazione e l'unità nazionale, e gli Inkiko gacaca, tribunali popolari che

ricordano un modello processuale precoloniale, il cui obiettivo fondamentale è quello

di distribuire capillarmente tra i ruandesi il compito di fare i conti con l'eredità del

genocidio. Ne risulta la contemporanea esistenza di tre sistemi giurisdizionali

concorrenti anche se tra loro molto diversi, tutti finalizzati a fare i conti con i crimini

204

commessi durante il genocidio del '94.

In particolare, solo nel 2000, per far fronte all'immenso carico pendente di

fronte alle corti ordinarie, il governo ruandese istituì le corti Gacaca, tribunali neo-

tradizionali che si allineavano perfettamente con i suggerimenti che le Nazioni Unite

205

hanno poi formulato nel 2004 attraverso il report del Segretario Generale Annan.

La UN Dedaration of Basic Principles of Justice for Crimes and Abuse of Power del

1985 aveva già messo in evidenza il ruolo che, alcuni meccanismi informali e

tradizionali di risoluzione delle controversie, potevano svolgere a favore delle

vittime, ma non aveva inquadrato gli stessi nell'ambito di una transizione post-

conflitto. Infatti l'adozione di meccanismi tradizionali ed informali in contesti

difficili come quelli post-conflitto non è priva di rischi: tali mezzi spesso non

rispettano gli standards minimi a garanzia del diritto ad un giusto processo; mancano

di una prospettiva di genere; non sono in linea con i principali strumenti di diritto

internazionale dei diritti umani; e possono essere in conflitto con l'obbligo di

204 RESTA GIORGIO e ZENO-ZENCOVICH, Riparare Risarcire Ricordare. Un dialogo tra

storici e giuristi, Editoriale Scientifica, 2012, pp.216-218

205 The rule of law and transitional justice in conflict and post-conflict societies: “XI,36...due

regard must be given to indigenous and informal traditions for adminis-tering justice or settling

disputes, to help them so continue their often vital role and to do so in conformity with both

international standards and local tradition. Where these are ignored or overridden, the resuk can be the

exclusion of large sectors of society from accessible justice. Particularly in post-conflict settings,

vulnerable, excluded, victimized and marginalized groups must also be engaged in the development of

the sector and benefit from its emerging institutions. Measures tu ensure the gender sensitivity of

justice sector institutions is vital in such circumstances. With respect to children, it is also important

that support be given to nascent institutions of child protection and juvenile justice, including for the

development of alternatives to detention, and for the enhancement of the child protection capacities of

justice sector institutions.” 65

206

esercizio dell'azione penale per reprimere gravi violazioni dei diritti umani. I

Tribunali Gacaca (etimologicamente significa “piccola erba” con allusione allo

spazio dove i ruandesi erano soliti risolvere le dispute intrafamiliari), sono

giurisdizioni fondamentalmente finalizzate a ristabilire l'armonia all'interno delle

diverse comunità. Essi non conoscono la differenza tra illecito civile e penale e si

basano sull'assunto secondo il quale ogni disputa di una certa rilevanza deve

riguardare l'intera collettività e non solo gli individui coinvolti. I punti caratteristici

del sistema Gacaca sono da individuare nella loro controversa capacità di

ricostruzione della verità relativa al genocidio, nella mancanza di meccanismi

riparativi a favore delle vittime, e nella forte pressione subita da parte delle autorità

ruandesi. Verità e riconoscimento delle proprie sofferenze rappresentano una

fondamentale aspettativa per le vittime. La verità su quanto accaduto nel 1994 è un

elemento fondamentale per individuare le responsabilità, e per distinguere le vittime

dai carnefici ed evitare colpevolizzazioni collettive della popolazione. L'opportunità

attribuita alla popolazione ruandese di prendere la parola durante le udienze gacaca,

di raccontare la propria storia e fornire la propria testimonianza sui massacri,

rappresenta senza ombra di dubbio una prerogativa fondamentale di tale sistema. In

nessun altro contesto post-conflitto si è tentato un così pieno coinvolgimento della

popolazione.

Sono tuttavia emersi dei problemi rispetto alla verità discussa durante le

udienze Gacaca, tra cui l'utilizzo molto frequente di false accuse e false confessioni.

Essi sono stati talvolta usati per risolvere dispute personali, e dunque sia testimoni

207

che accusati sono stati oggetto di minacce e temono perciò atti di vendetta. Inoltre

tali corti, composte dai capi della comunità, offrono degli incentivi per gli accusati

che si dichiarino colpevoli e confessino i propri crimini di fronte alla comunità, come

ad esempio una pena ridotta. In tale sistema giace infatti la convinzione che,

portando testimoni e imputati a narrare insieme le loro storie dinanzi alla collettività,

si dia alle vittime ammutolite la forza di parlare, e contemporaneamente rechi una

pressione morale sugli accusati, che li porterebbe a confessare i propri reati cercando

208

il perdono della comunità.

206 RESTA GIORGIO e ZENO-ZENCOVICH, op.cit., pp.216-218

207 Idem

208 F. MITCHELL KEVIN, op.cit. 66

Anche se questa concorrente giurisdizione è giustificata dall'assegnazione di

diverse competenze (che vedono il TPIR perseguire principalmente alti capi e

comandanti militari, e i Tribunali Gacaca i crimini che hanno coinvolto le masse

civili ruandesi), essa è in forte contrasto con il sistema definito dal TPIR: mentre in

quest'ultimo si presenta come una struttura accusatoria finalizzata ad ottenere una

giustizia rigorosa, dove i testimoni richiedono l'anonimato per evitare un pregiudizio,

nelle corti Gacaca, si pratica l'opposto, cercando la riconciliazione tra testimone e

209

imputato.

2.5.4. Segue: l'Unità di Supporto Vittime e Testimoni.

In Ruanda, la struttura giuridica della protezione dei testimoni, si è sviluppata

per rispondere a due diverse esigenze: la prima era interna, e riguardava il fatto che i

procedimenti instauratisi di fronte sia alla giurisdizione ordinaria che dinnanzi alle

corti Gacaca portarono ad un aumento delle minacce e degli attacchi contro i

testimoni. Stando ad un rapporto del governo ruandese del settembre 2008, 156 tra

sopravvissuti e testimoni sono stati uccisi tra il gennaio 1995 e l'agosto 2008, per via

della loro partecipazione ai processi per la punizione degli imputati del genocidio. La

protezione dei testimoni che si presentavano dinanzi a tali corti, si era basata su un

tipo di protezione ad hoc adottata dalla comunità, insieme a misure di sicurezza

210

stabilite dal governo ruandese.

Prima di uno sviluppo legislativo, i testimoni ricevettero molte minacce e non

erano a conoscenza dei loro diritti, così la risposta d'emergenza si traspose nel 2006

nella creazione dell'Unità di Supporto Vittime e Testimoni (VWSU), configurata nella

211

regola 34 delle Rules, come per il TPIJ. Essa si occupa dei problemi associati alle

209 Idem

210 CLARK PHIL AND PALMER NICOLA, “Testifying genocide: victim and witness Protection

in Rwanda”, REDRESS, 2009

211 Rule 34 RPE ICTR: “Victims and Witnesses Support Unit. (A) There shall be set up under the

authority of the Registrar a Victims and Witnesses Support Unit consisting of qualified staff to: (i)

Recommend the adoption of protective measures for victims and witnesses in accordance with Article

21 of the Statute; (ii) Ensure that they receive relevant support, including physical and

psychologicalrehabilitation, especially counselling in cases of rape and sexual assault; and (iii)

Develop short term and long term plans for the protection of witnesses who have testified before the

Tribunal and who fear a threat to their life, property or family. (B) A gender sensitive approach to

victims and witnesses protective and support measures should be adopted and due consideration

given, in the appointment of staff within this Unit, to the employment of qualified women.” 67

testimonianze dinanzi al Tribunale. Il suo compito è molto simile a quello della

Sezione corrispondente nel suo predecessore (VWS), tuttavia recenti modifiche alle

rules mostrano come il ruolo della stessa è stato esteso e come la comprensione della

natura di alcuni crimini sia cambiata. Uno specifico linguaggio di genere è stato

aggiunto alla regola a seguito della diffusa perpetrazione del reato di stupro e del

fatto che gli effetti psicologici a lungo termine che ne derivavano avevano avuto un

impatto non lieve sulla procedura penale. Come per il TPIJ la Sezione è stata creata

per raccomandare l'adozione delle misure protettive per le vittime e i testimoni, e per

assicurare che questi ricevano effettivamente supporto e consulenza, tuttavia la rule

34 prevede anche che tale supporto debba includere una riabilitazione fisica e

mentale, e che lo staff debba sviluppare piani a lungo o breve termine (differenza con

la corrispondente Unità del TPIJ) per la protezione dei testimoni che devono deporre

dinanzi al Tribunale e che hanno paura di ricevere minacce alla loro vita, proprietà e

212

famiglia. L'Unità è incaricata di investigare su asserite minacce e molestie, e

provvede al supporto psicologico di vittime e testimoni. Essa comprende uno staff di

17 membri, ognuno dei quali possiede un differente background professionale: sono

inclusi avvocati, sociologi, psicologi e assistenti sociali. Fin dal principio, i

dipendenti dell'Unità sono stati collocati in ognuno dei 12 uffici dell'Autorità di

Procura Pubblica e Nazionale (NPPA) posizionati nei centri storici del territorio. Essi

si concentrano sulla protezione fisica e mentale dei testimoni, e sui diritti

fondamentali: lavorano a stretto contatto con la polizia e le autorità locali; insegnano

auto-difesa; offrono aiuto e consigli legali ai testimoni; ed hanno degli accordi con

gli ospedali psichiatrici nella zona. Le misure protettive di questo organo, ricorrono a

risorse statali esistenti come: la presenza di unità di difesa locali alle udienze nei

Gacaca; l'uso di ronde notturne della polizia per prevenire molestie ai testimoni;

indagini su aggressioni fisiche o omicidi. È importante notare che l'Unità si è

concentrata sull'offerta di un'assistenza pratica ai testimoni, piuttosto che sullo

sviluppo di un insieme di provvedimenti legislativi per sancire internamente tale

213

protezione.

212 F. MITCHELL KEVIN, op.cit.

213 CLARK PHIL AND PALMER NICOLA, op. cit. 68

2.5.5. Segue: la Transfer Law e la seconda Unità di Protezione.

La seconda esigenza era a livello internazionale: il governo ruandese cercò di

rispettare i requisiti internazionali del fair trial per ottenere il deferimento dei casi

dal TPIR, con l'estradizione dei sospettati. Il parlamento ruandese approvò così la

legge N.11/2007 (Transfer Law) la quale faceva riferimento alla protezione dei

214

testimoni nell'articolo 14 nel quale si legge che “la Corte Suprema della

Repubblica provvederà a fornire un'adeguata protezione per i testimoni e avrà il

potere di disporre misure simili a quelle stabilite negli articoli 53, 69 e 75 del

Regolamento di Procedura e Prova del TPIR”, e che “tutti i testimoni che viaggiano

dall'estero al Ruanda per testimoniare nel processo di casi trasferiti dal TPIR,

godranno dell'immunità da ricerca, sequestro, arresto o detenzione, durante la

testimonianza e durante il loro viaggio fino al e dal Tribunale”. Questa legge

215

nazionale mirava a soddisfare i criteri stabiliti dalla rule 11bis del Regolamento del

214 Art. 14 Organic Law 16 March 2007 N° 11 “Concerning Transfer of Cases to the Republic of

Rwanda from the International Criminal Tribunal for Rwanda and from Other States” : “Protection

and assistance to Witnesses. In the trial of cases transferred from the ICTR, the High Court of the

Republic shall provide appropriate protection for witnesses and shall have the power to order

protective measures similar to those set forth in Articles 53, 69 and 75 of the ICTR Rules of Procedure

and Evidence. In the trial of cases transferred from the ICTR, the Prosecutor General of the Republic

shall facilitate the witnesses in giving testimony including those living abroad, by the provision of

appropriate immigrati on documents, personal security as well as providing them with medical and

psychological assistance. All witnesses who travel from abroad to Rwanda to testify in the trial of

cases transferred from the ICTR shall have immunity from search, seizure, arrest or detention during

their testimony and during their travel to and from the trials. The High Court of the Republic may

establish reasonable conditions towards a witness’s right of safety in the country. As such there shall

be determination of limitations of movements in the country, duration of stay and travel.”

215 Rule 11bis RPE ICTR: “Referral of the Indictment to another Court. (A) If an indictment has

been confirmed, whether or not the accused is in the custody of the Tribunal, the President may

designate a Trial Chamber which shall determine whether the case should be referred to the authorities

of a State: (i) in whose territory the crime was committed; or (ii) in which the accused was arrested; or

(iii) having jurisdiction and being willing and adequately prepared to accept such a case, so that those

authorities should forthwith refer the case to the appropriate court for trial within that State. (B) The

Trial Chamber may order such referral proprio motu or at the request of the Prosecutor, after having

given to the Prosecutor and, where the accused is in the custody of the Tribunal, the accused, the

opportunity to be heard. (C) In determining whether to refer the case in accordance with paragraph

(A), the Trial Chamber shall satisfy itself that the accused will receive a fair trial in the courts of

theState concerned and that the death penalty will not be imposed or carried out. (D) Where an order

is issued pursuant to this Rule: (i) the accused, if in the custody of the Tribunal, shall be handed over

to the authorities of the State concerned; (ii) the Trial Chamber may order that protective measures for

certain witnesses or victims remain in force; (iii) the Prosecutor shall provide to the authorities of the

State concerned all of the information relating to the case which the Prosecutor considers appropriate

and, in particular, the material supporting the indictment; (iv) the Prosecutor may, and if the Trial

Chamber so orders, the Registrar shall, send observers to monitor the proceedings in the State

concerned. The observers shall report, respectively, to the Prosecutor, or through the Registrar to the

President. (E) The Trial Chamber may issue a warrant for the arrest of the accused, which shall

specify the State to which he is to be transferred for trial. (F) At any time after an order has been

69

TPIR, progettato proprio per facilitare la chiusura del Tribunale stesso, attraverso il

trasferimento di imputati di rango inferiore (con imputazione già formulata dal

Tribunale) alle corti nazionali competenti. In forza di questa regola la Camera del

TPIR deve accertarsi che sia soddisfatto il requisito in capo alle corti nazionali di una

struttura giuridica che provveda appropriatamente alla punizione, con adeguate

condizioni di detenzione e garanzie di un giusto processo. Ma le prime decisioni di

trasferimento adottate dal TPIR posizionarono il riflettore sul programma interno di

protezione dei testimoni del Ruanda e fecero insorgere tre particolari problemi: il

servizio di protezione interno non deteneva le risorse ed era generalmente a corto di

personale; lo stesso era amministrato dall'Autorità della Procura Pubblica e

Nazionale, e si affidava ai soli reports della polizia, il che scoraggiava i testimoni;

infine la disponibilità di collegamenti video non era un mezzo completamente

soddisfacente per assicurare la testimonianza di persone residenti fuori dal Ruanda. Il

TPIR sostenne dunque che i testimoni avrebbero potuto essere riluttanti a

testimoniare per via della paura di serie conseguenze, quali persecuzione, minacce,

molestie, tortura, arresto o addirittura assassinio. Dunque quando sono state prese in

considerazione le richieste presentate dal governo ruandese, le corti nazionali

europee condivisero le preoccupazioni sulla capacità e disponibilità del Ruanda ad

assicurare la protezione ai testimoni, e così si rifiutò di permettere l'estradizione dei

216

sospettati del genocidio.

Come conseguenza il governo ruandese modificò ulteriormente la struttura

giuridica esistente per soddisfare i requisiti delineati dal TPIR, ed il 15 dicembre

2008, il presidente della Corte Suprema del Ruanda ordinò di stabilire una seconda

Unità di Protezione sotto l'Autorità della Corte Suprema e del Tribunale

issued pursuant to this Rule and before the accused is found guilty or acquitted by a court in the State

concerned, the Trial Chamber may proprio motu or at the request of the Prosecutor and upon having

given to the authorities of the State concerned the opportunity to be heard, revoke the order and make

a formal request for deferral within the terms of Rule 10. (G) Where an order issued pursuant to this

Rule is revoked by the Trial Chamber, it may make a formal request to the State concerned to transfer

the accused to the seat of the Tribunal, and the State shall accede to such a request without delay in

keeping with Article 28 of the Statute. The Trial Chamber or a Judge may also issue a warrant for the

arrest of the accused. (H) An appeal by the accused or the Prosecutor shall lie as of right from a

decision of the Trial Chamber whether or not to refer a case. Notice of appeal shall be filed within

fifteen days of the decision unless the accused was not present or represented when the decision was

pronounced, in which case the time-limit shall run from the date on which the accused is notified of

the decision.

216 CLARK PHIL AND PALMER NICOLA, op.cit. 70

Internazionale, piuttosto che della polizia e dei servizi della Procura Nazionale. La

nuova Unità è stata potenziata: riceve ed ascolta testimonianze dirette; registra le loro

richieste e le trasmette alla Corte; informa i testimoni sui loro diritti e su come

esercitarli; eseguono le misure protettive disposte dalla Corte in conformità all'art. 14

della legge organica del 2007; infine mantengono i contatti con altri servizi coinvolti

nella protezione, per assicurare che le misure vengano implementate e eseguite. Tale

Unità è dunque il risultato diretto delle decisioni prese in forza dell'art. 11bis delle

Rules del TPIR, e del fallimento del governo ruandese nell'assicurare l'estradizione

dei sospettati. Piuttosto che venire incontro ai bisogni interni, la maggior parte della

legislazione ruandese concernente la protezione dei testimoni si è basata dunque sui

requisiti forniti dal TPIR. Nel maggio 2009, la Transfer Law fu modificata di nuovo

per rispondere ai continui rifiuti delle giurisdizioni internazionali di trasferire i

sospettati in Ruanda: vennero inseriti mezzi ulteriori attraverso i quali i testimoni che

vivevano all'estero sarebbero stati facilitati a testimoniare, quali la deposizione in

Ruanda o in altra giurisdizione straniera, ricevuta da un ufficiale della corte, o da un

217

giudice, e la deposizione a distanza tramite collegamento video. Il 28 giugno 2011,

la Camera del TPIR emise finalmente una decisione in favore del deferimento nel

218

caso Jean-Bosco Uwinkindi, dove sostenne che le ultime modifiche e

miglioramenti ai servizi di protezione dei testimoni, costituivano una sufficiente

219

garanzia della tutela dei testimoni.

217 Art. 3 Organic Law N° 03/2009 “Modifying and complementing the Organic Law n° 11/2007”:

“Testimony of a witness residing abroad. «Without prejudice to the generality of Article 14, where a

witness is unable or for good reason, unwilling to physically appear before the High Court to give

testimony, the judge may upon request of a party order that the testimony of such witness be taken in

the following manner; 1° By deposition in Rwanda or in a foreign jurisdiction, taken by a Presiding

Officer, Magistrate or other judicial officer appointed/commissioned by the Judge for that purpose; 2°

by video-link hearing taken by the judge at trial; 3° by a judge sitting in a foreign jurisdiction for the

purpose of recording such viva voce testimony. The request for the taking of testimony in any of the

modes described above shall indicate the names and whereabouts of the witness whose testimony is

sought, a statement of the matters on which the witness is to be examined, and of the circumstances

justifying the taking of testimony in such manner. The order granting the taking of testimony of a

witness in any of the modes prescribed above shall designate the date, time and the place at which

such testimony is to be taken, requiring the parties to be present to examine and cross-examine the

witness. Testimony taken under this Article shall be transcribed and form part of the trial record and

shall carry the same weight as viva voce testimony heard at trial».”

218 Vedi UWINKINDI, Jean Bosco (ICTR-01-75), “Decision on Prosecutor's Request for Referral

to the republic of Rwanda. Rule 11 bis of the Rules of Procedure and Evidence”, 28 June 2011

219 CLARK PHIL AND PALMER NICOLA, op.cit. 71

2.5.6. Segue: la cooperazione degli Stati.

Le misure di protezione vengono applicate sia prima che dopo la

testimonianza, ma il rischio rimane, non essendo possibile proteggere in maniera

220

efficace e continuativa tutti i testimoni nei loro villaggi difficilmente raggiungibili.

Anche il TPIR dopo la testimonianza può concedere la relocation o l'instaurazione di

programmi speciali interni di protezione relativi a informatori-testimoni. Entrambi

dipendono principalmente dalla disponibilità degli Stati interessati, ed in Ruanda un

numero esiguo di testimoni sono stati protetti in tal modo: la ragione sta negli enormi

221

sacrifici e costi elevati che gli Stati dovrebbero sopportare.

Altro elemento notevole nell'esperienza del TPIR, riguarda proprio la riluttanza

della Corte ad imporre agli Stati obblighi di assistenza legale ai testimoni. Nel

sistema della relocation in particolare, il Tribunale cerca attivamente la loro

222

cooperazione, ma generalmente evita di imporre obblighi in forza dell'art. 28 del

suo Statuto. È stata espressa al riguardo, in più occasioni, la preoccupazione

sull'eventualità in cui i testimoni rifugiati fossero espulsi dai loro paesi di residenza,

una situazione che pregiudicherebbe la loro deposizione in Tribunale. Il TPIR ha

deciso però che nessuna autorità può costringere gli Stati a non espellere i testimoni

dai loro territori, e che nessuna autorità può emettere un provvedimento che

interferisca con le prerogative sovrane degli Stati per controllare il soggiorno degli

stranieri nei loro territori. Tuttavia se l'apparizione di un testimone è

significativamente essenziale per il processo, l'art. 28 dello Statuto offre sufficienti

strumenti per obbligare gli Stati, tramite speciali accordi di cooperazione, ad

assicurare l'apparizione del soggetto in Tribunale, quando si tratta di casi

223

particolari.

220 SLUITER GORAN, op.cit., pp. 962-976

221 DE BROUWER ANNE-MARIE, Supranational Criminal Prosecution of Sexual Violence:The

ICC and the Practice of the ICTY and the ICTR, Intersentia nv, 2005, pp.256-257

222 Art. 28 Statuto TPIR: “Cooperazione e assistenza giudiziaria. 1. Gli Stati cooperano con il

Tribunale internazionale per il Ruanda nelle indagini e nella azione investigativa e di azione penale

nei confronti delle persona accusata di gravi violazioni al diritto internazionale umanitario. 2. Gli Stati

daranno corso senza indebiti ritardi ad ogni richiesta di assistenza o ad ogni ordinanza emessa da una

Camera di primo grado, concernente, tra l'altro: a) identificazione e localizzazione di persone; b)

assunzione di testimonianze e produzione di prove; c) servizio di documentazione; d) arresto o

detenzione di persone; e) trasferimento o traduzione dell'accusato avanti al Tribunale internazionale

per il Ruanda.”

223 SLUITER GORAN, op.cit., pp. 962-976 72

2.5.7. L'inosservanza delle misure di tutela.

L'efficacia reale delle misure dipende in gran parte dal rispetto delle stesse

nella prassi, e il TPIR ha mostrato molta più attenzione del TPIJ nell'assicurare tale

rispetto. La Corte dispone genericamente il dovere di rispettarle, ma i testimoni

devono essere veramente capaci di fare affidamento su di esse: sarebbe un problema

significativo se l'identità dei testimoni venisse conosciuta da persone diverse dal

giudice, dal cancelliere e dalle parti del processo, e ci sarebbero delle conseguenze

seriamente negative per il soggetto e o per la sua famiglia. È tramite infatti la

punizione delle violazioni di tali doveri, con procedimenti per oltraggio alla corte,

che si cerca di prevenire il più possibile tale problematica, come avviene anche nel

TPIJ. La giurisprudenza di entrambi i Tribunali ha finora dimostrato tuttavia che

entrambi si sono scontrati con alti ostacoli giuridici e pratici: i risultati derivati dai

procedimenti per oltraggio alla corte, sono stati per entrambi insoddisfacenti, e

questo ha avuto a che vedere non solo con i problemi legislativi relativi alla

regolamentazione e alla prosecuzione delle istanze di oltraggio alla corte, ma anche

con la difficoltà probatoria e di accertamento delle responsabilità per violazione delle

224

misure.

2.6. La Corte Penale Internazionale.

2.6.1. Origini.

Il diritto penale internazionale non è il risultato di un processo storico lineare,

ma di un percorso realizzatosi gradualmente, e che ha subito un'accelerazione

particolarmente significativa nell'ultimo ventennio. L'adozione, la firma e poi la

ratifica dello Statuto per una Corte Penale Internazionale permanente rappresentano

225

una tappa fondamentale di questa evoluzione.

L'istituzione della CPI si basa su un percorso tortuoso che parte dagli anni

Quaranta dove, per preservare i risultati positivi ottenuti con l'istituzione dei

Tribunali Militari, e con la consapevolezza della loro “giustizia di vincitori”,

224 Idem e TEN. COL. STRACQUADANEO CARLO, “Intervista all'italiana Silvana Arbia,

Procuratore generale principale per i crimini del Rwanda” in www.diritto.net , 4 Ottobre 2013

225 AA.VV., Introduzione al diritto penale internazionale, op.cit., pp.18-23 73

nell'ambito delle Nazioni Unite si avviò il tentativo di dare origine a meccanismi di

giustizia penale internazionale di natura permanente ed imparziale, che seguì due

direttive principali: la codificazione dei crimini internazionali e l'elaborazione di un

progetto di Statuto per l'istituzione di una Corte Penale Internazionale. Il tutto venne

avviato il 21 novembre 1947 con la richiesta dell'Assemblea Generale delle NU, con

cui si richiedeva alla Commissione di Diritto Internazionale (CDI) di predisporre un

progetto di codice dei crimini contro la pace e contro la sicurezza dell'umanità. Nel

1951 essa presentò un testo, che fu rivisto nel '53, ma il cui progetto venne

abbandonato in quanto mancava un accordo sulla definizione di aggressione, così si

rinviò la creazione dell'istituzione. Ci si trovò in una situazione di stagnazione

politica causata dal mancato funzionamento del sistema delle NU per via della

rivalità tra i due grandi blocchi politici. A distanza di quarant'anni, nel 1989,

l'Assemblea Generale chiese di nuovo alla Commissione di occuparsi della

questione, ed essa ripresentò un testo completo nel 1993. L'organo giudiziario

contemplato nel progetto prendeva in considerazione tutti gli interessi degli Stati e in

particolare quelli delle maggiori potenze. Solo nel 1996, si istituì un Comitato

preparatorio sull'istituzione della CPI, il quale sottopose alla Conferenza diplomatica

del 1998 di Roma un progetto di Statuto e un progetto di Atto finale, che venne

226

approvato finalmente il 17 luglio dello stesso anno.

2.6.2. Giustizia universale e contributo dei suoi predecessori.

La CPI non ha una competenza universale, essendo limitata dalla sua natura

227

consensuale, ma lo Statuto crea un sistema di giustizia penale a vocazione

universale, e non più di circostanza come i due Tribunali ad hoc: il fatto che tali

crimini offendano beni di valore assoluto, alla tutela dei quali vi è un interesse

comune da parte di tutti gli Stati, fonda la pretesa di creare un diritto penale fuori

226 CASSESE ANTONIO, op.cit., pp.27-28

227 Art. 5 Statute ICC: “Crimes within the jurisdiction of the Court. 1. The jurisdiction of the Court

shall be limited to the most serious crimes of concern to the international community as a whole. The

Court has jurisdiction in accordance with this Statute with respect to the following crimes: (a) The

crime of genocide; (b) Crimes against humanity; (c) War crimes; (d) The crime of aggression. 2. The

Court shall exercise jurisdiction over the crime of aggression once a provision is adopted in

accordance with articles 121 and 123 defining the crime and setting out the conditions under which

the Court shall exercise jurisdiction with respect to this crime. Such a provision shall be consistent

with the relevant provisions of the Charter of the United Nations.” 74

228

dallo Stato e senza un territorio determinato, cioè globale. Nei primi cinque anni la

Corte ha trasformato in realtà un progetto che esisteva soltanto sulla carta: sono stati

completati una serie di regolamenti di procedura e di norme per il funzionamento

dell’istituzione, e sono stati istituiti vari organi interni (dall’ufficio della Difesa,

all’ufficio di protezione di vittime e testimoni).

I Tribunali ad hoc hanno contribuito tantissimo alla creazione della CPI, ed

hanno lasciato un bagaglio di esperienza ricchissimo, che non va disperso: si tratta di

esperienza giuridica (decisioni procedurali, sentenze, norme dei regolamenti), ma

anche pratica (in materia di indagini, di organizzazione di appositi programmi di

protezione per i testimoni, di gestione del sistema informatico per la presentazione

delle prove ecc.) e umana (vi sono professionalità che si sono costruite in queste

229

istituzioni e sarebbe un peccato che andassero sprecate). I giudici dei Tribunali ad

hoc hanno creato un sistema di protezione che ha ispirato largamente le norme della

CPI, la quale riporta tuttavia un livello di elaborazione legislativa di gran lunga

superiore. Con l'istituzione della Corte Penale Internazionale, le regole di procedura e

prova a tutela dei testimoni hanno fatto ingresso nel corpo normativo dello Statuto: le

protezioni stabilite nei Tribunali ad hoc assumono qui una presenza permanente nel

regno della legge penale internazionale, coprendo anche qui tutte le fasi del

procedimento davanti alla Corte, dalle indagini alla fase esecutiva, con possibilità di

protrarne l'applicazione anche oltre il processo ed eventualmente associarla alla

230

relocation dei testimoni al di fuori dei territori di origine.

2.6.3. La rivoluzione dell'articolo 68.

L'art. 68 dello Statuto di Roma, nel farsi carico della protezione delle vittime e

dei testimoni e della loro partecipazione al procedimento, costituisce un'innovazione

radicale nella storia della giustizia penale internazionale, in particolare rispetto ai due

Tribunali ad hoc, i quali, seguendo l'impianto accusatorio di common law,

considerano le vittime unicamente uti testes nella loro valenza di fonte di prova

228 AA.VV., Introduzione al diritto penale internazionale, Milano, Giuffrè, 2006, pp.18-23

229 ZAPPALA' SALVATORE, “La giustizia penale internazionale: dai Tribunali ad hoc dell'ONU

alla Corte penale permanente” in Italianieuropei, 26 Giugno 2008, Vol.3

230 LATTANZI GIORGIO e MONETTI VITO, op.cit., pp.1300-1301, F. MITCHELL KEVIN,

op.cit. e LATTANZI FLAVIA e SCHABAS WILLIAM, Essays on the Rome Statute of the

International Criminal Court, Editrice Il Sirente, 1999, Vol.1, p.262 75

testimoniale e come tale la circondando con una rete di misure di protezione,

funzionali ad assicurarsene l'escussione. Nel disegno dello Statuto di Roma, al

contrario, viene riconosciuta alla vittima anche la legittimazione ad una

231

partecipazione attiva al processo allo scopo di usufruire di misure di reparation.

Così, in ossequio all'esigenza di garantire un'efficace tutela alle vittime e ai

testimoni, facendo tesoro dei limiti e delle carenze dell'esperienza del TPIJ e del TIR,

lo Statuto appronta, sin dalla fase delle indagini un'ampia serie di misure. Già nella

232

bozza dello Statuto l'art. 68 riportava numerosi aspetti relativi ai diritti dei

testimoni, provvedendo loro privacy e misure di sicurezza adeguate. In base ad esso,

alla Corte veniva richiesto di assumere adeguate misure per la loro protezione, e che

l'identità dei testimoni non avrebbe dovuto essere rivelata, specialmente nel caso in

233

cui vi fosse stato il timore di rappresaglie. L'attuale art. 68, alla luce delle ultime

modifiche del 2002, dopo aver disciplinato la competenza della Corte e del

Procuratore nell'adozione di tali misure al par. 1, inizia a descrivere le singole misure

protettive che concretamente possono concedersi, molto simili a quelle previste nelle

giurisdizioni ad hoc: le Camere della Corte, per proteggere i testimoni, possono

decidere di svolgere una parte qualsiasi dei procedimenti a porte chiuse, oppure

consentire che le deposizioni siano rese con mezzi elettronici o con altri mezzi

speciali. In particolare, tali misure, che comportano l'attenuazione del regime di

pubblicità delle udienze dibattimentali, vengono applicate soprattutto nel caso di

vittime di violenza sessuale o di minorenni (vittime o testimoni), tranne nei casi in

cui la Corte decida diversamente, tenuto conto di tutte le circostanze, ed in

234 235

particolare delle opinioni del testimone o della vittima.

La norma, al par. 5, prevede un'ulteriore misura tutelare: qualora lo scambio

231 AA.VV., Enciclopedia del diritto. Annali, Giuffrè Editore, 2012, Vol.2, p.308

232 Vedi “Analisi dei temi contenuti nella bozza di Statuto” (a cura del Centro di Informazione delle

Nazioni Unite), Giugno 1998

233 GARUTI GIULIO, Modelli differenziati di accertamento, Utet Giuridica, 2011, Vol.7, pp.44-46

e vedi “Diritti di vittime e testimoni” in www.onuitalia.it

234 Art. 68 Statute ICC: “...2. As an exception to the principle of public hearings provided for in

article 67, the Chambers of the Court may, to protect victims and witnesses or an accused, conduct any

part of the proceedings in camera or allow the presentation of evidence by electronic or other special

means. In particular, such measures shall be implemented in the case of a victim of sexual violence or

a child who is a victim or a witness, unless otherwise ordered by the Court, having regard to all the

circumstances, particularly the views of the victim or witness....”

235 GARUTI GIULIO, op.cit. 76

delle prove generasse un grave pericolo per la sicurezza dei testimoni o dei loro

familiari, il Procuratore può non comunicare tali prove fino all'inizio del processo,

236

oppure utilizzare un summary delle stesse. Tale disposizione è rafforzata dalla

lettura della rule 76 sulla disclosure predibattimentale, che stabilisce espressamente

che la previsione normativa che permette la divulgazione delle informazioni relative

ai testimoni dell'Accusa all'imputato, è soggetta comunque alla legislazione dello

Statuto in materia di protezione e privacy dei testimoni, e di protezione di

237 238

informazioni riservate, rimandando alle rules 81 e 82. Dunque, “quando i

procedimenti devono assicurare la riservatezza di un'informazione, per proteggere un

testimone o una vittima, o membri della loro famiglia, tale informazione non dovrà

essere rivelata”, autorizzando così la non-disclosure dell'identità del soggetto, prima

dell'inizio del dibattimento. Per tutelare i testimoni, il Procuratore ha quindi la facoltà

di occultare le prove, ma in tal caso non può introdurle all'udienza preliminare o al

dibattimento senza prima averle messe a disposizione dell'imputato; perciò viene

239

permessa solo una rivelazione tardiva, essendo vietata una secretazione completa.

240

Anche l'art. 69, rappresentante un'estensione dei metodi permessi nei due Tribunali

ad hoc, mostra un diverso modo di rendere la testimonianza, includendo registrazioni

audio-video e dichiarazioni scritte.

236 FERRAJOLO ORNELLA, Corte penale internazionale: aspetti di giurisdizione e

funzionamento nella prassi iniziale, Giuffrè Editore, 2007, p.118

237 Rule 81 RPE ICC: “Restrictions on disclosure. … 3. Where steps have been taken to ensure the

confidentiality of information, in accordance with articles 54, 57, 64, 72 and 93, and, in accordance

with article 68, to protect the safety of witnesses and victims and members of their families, such

information shall not be disclosed, except in accordance with those articles. When the disclosure of

such information may create a risk to the safety of the witness, the Court shall take measures to inform

the witness in advance. 4. The Chamber dealing with the matter shall, on its own motion or at the

request of the Prosecutor, the accused or any State, take the necessary steps to ensure the

confidentiality of information, in accordance with articles 54, 72 and 93, and, in accordance with

article 68, to protect the safety of witnesses and victims and members of their families, including by

authorizing the non-disclosure of their identity prior to the commencement of the trial. ... ”

238 Rule 82 RPE ICC: “Restrictions on disclosure of material and information protected under

article 54, paragraph 3 (e). … 3. If the Prosecutor calls a witness to introduce in evidence any material

or information which has been protected under article 54, paragraph 3 (e), a Chamber may not compel

that witness to answer any question relating to the material or information or its origin, if the witness

declines to answer on grounds of confidentiality. ... ”

239 FRANCIONI FRANCESCO, op.cit., pp. 85-99

240 Art.69 Statute ICC: “Evidence. … 2. The testimony of a witness at trial shall be given in person,

except to the extent provided by the measures set forth in article 68 or in the Rules of Procedure and

Evidence. The Court may also permit the giving of viva voce (oral) or recorded testimony of a witness

by means of video or audio technology, as well as the introduction of documents or written transcripts,

subject to this Statute and in accordance with the Rules of Procedure and Evidence. These measures

shall not be prejudicial to or inconsistent with the rights of the accused...” 77

2.6.4. La competenza nel disporre misure di protezione: la Camera.

La Corte distribuisce la responsabilità per la protezione dei testimoni tra i

diversi organi che la compongono; tuttavia, sussiste una certa ambiguità in quanto ad

una pratica applicazione. In particolare tre organi si occupano nello specifico della

241

responsabilità di tale protezione: innanzitutto, simile alle previsioni delle

242

giurisdizioni ad hoc, l'art. 68 dello Statuto assegna la responsabilità per la

protezione dei testimoni in modo completo alla Camera: “la Corte adotta

provvedimenti atti a proteggere la sicurezza, il benessere fisico e psicologico, la

dignità e la riservatezza delle vittime e dei testimoni. Nel fare ciò, essa terrà conto di

243

tutti i fattori rilevanti, compresi l'età, il sesso, come definito all'art. 7 par. 3, la

salute, e la natura del reato, in particolare, ma non esclusivamente, quando il crimine

comporta violenza sessuale o di genere, o violenza contro i minorenni”. Stando

244

all'art. 57 anche la Camera predibattimentale può, se necessario, provvedere alla

protezione e alla privacy dei testimoni. Questa è supportata a sua volta dalla rule

245

86 che stabilisce come principio generale che essa, nell'adottare qualsiasi decisione

o provvedimento, dovrà tenere in considerazione le esigenze dei testimoni, in

conformità con l'art. 68 dello Statuto; e lo stesso vale per la Camera di primo grado.

Inoltre essa ha anche la facoltà di disporre, come condizione indispensabile per la

liberazione condizionale dell'accusato, la necessità di non contattare direttamente o

246

indirettamente testimoni.

241 Vedi anche AA.VV., An Introduction to International Criminal Law and Procedure, Cambridge

University Press, 27 May 2010, p.482

242 Art. 68 Statute ICC: “Protection of the victims and witnesses and their participation in the

proceedings. 1. The Court shall take appropriate measures to protect the safety, physical and

psychological well-being, dignity and privacy of victims and witnesses. In so doing, the Court shall

have regard to all relevant factors, including age, gender as defined in article 7, paragraph 3, and

health, and the nature of the crime, in particular, but not limited to, where the crime involves sexual or

gender violence or violence against children...”

243 Art. 7 Statute ICC: “Crimes against humanity. … 3. For the purpose of this Statute, it is

understood that the term "gender" refers to the two sexes, male and female, within the context of

society. The term "gender" does not indicate any meaning different from the above.”

244 Art. 57 Statute ICC: “Functions and powers of the Pre-Trial Chamber. … (c) Where necessary,

provide for the protection and privacy of victims and witnesses, the preservation of evidence, the

protection of persons who have been arrested or appeared in response to a summons, and the

protection of national security information;...”

245 Rule 86 RPE ICC: “General principle. A Chamber in making any direction or order, and other

organs of the Court in performing their functions under the Statute or the Rules, shall take into

account the needs of all victims and witnesses in accordance with article 68, in particular, children,

elderly persons, persons with disabilities and victims of sexual or gender violence.”

246 Rule 119 RPE ICC: “Conditional release 1. The Pre-Trial Chamber may set one or more

78

2.6.5. Segue: il Procuratore.

L'art. 68 prevede che anche il Procuratore possa adottare tali provvedimenti, in

particolare durante le indagini e nel corso del processo, purché non pregiudichino, né

siano contrari ai diritti della Difesa e alle esigenze di un imparziale e giusto

247 248

processo. Insieme all'art. 54 dello Statuto, esso descrive il compito del

Procuratore di adottare le misure protettive, enfatizzando il suo mandato di decidere

ed applicare tali misure relativamente ai suoi testimoni. Tali articoli conferiscono al

Procuratore un potere discrezionale ed una autorità paralleli a quelli della Corte e

dell'Unità per le Vittime e i Testimoni. In particolare, il linguaggio dell'art. 68

stabilisce che è un “dovere” del Procuratore adottare misure protettive e che il suo

potere non è subordinato a quello di nessun altro organo della Corte. L'ultima frase

del primo comma, sembra inoltre precisare che la decisione presa dalla Procura

debba essere intrapresa in maniera oggettiva ed imparziale. Tale ragionamento si

baserebbe anche sul fatto che determinate misure vengono fornite dall'Unità Vittime

e Testimoni, così che esse non possano costituire un incentivo per il testimone a fare

delle dichiarazioni per favorire la Procura.

2.6.6. Segue: l'Unità Vittime e Testimoni.

Il terzo organo che risponde dell'applicazione delle misure è l'Unità per le

Vittime ed i Testimoni, la quale, similmente ai Tribunali ad hoc avverte o

249

raccomanda l'esecuzione delle stesse. Nello specifico, l'Unità avvisa il Procuratore

e la Corte sulle misure protettive appropriate, sulle disposizioni di sicurezza, sulla

conditions restricting liberty, including the following: … (c) The person must not contact directly or

indirectly victims or witnesses; ...”

247 Art. 68 Statute ICC: “...The Prosecutor shall take such measures particularly duringthe

investigation and prosecution of such crimes. These measures shall not be prejudicial to or

inconsistent with the rights of the accused and a fair and impartial trial...”

248 Art. 54 Statute ICC: “Duties and powers of the Prosecutor with respect to investigations. … (b)

Take appropriate measures to ensure the effective investigation and prosecution of crimes within the

jurisdiction of the Court, and in doing so, respect the interests and personal circumstances of victims

and witnesses, including age, gender as defined in article 7, paragraph 3, and health, and take into

account the nature of the crime, in particular where it involves sexual violence, gender violence or

violence against children;...”

249 Art. 43 Statute ICC: “The Registry. … 6. The Registrar shall set up a Victims and Witnesses

Unit within the Registry. This Unit shall provide, in consultation with the Office of the Prosecutor,

protective measures and security arrangements, counselling and other appropriate assistance for

witnesses, victims who appear before the Court, and others who are at risk on account of testimony

given by such witnesses. The Unit shall include staff with expertise in trauma, including trauma

related to crimes of sexual violence.” 79

250

consulenza ed assistenza. L'art. 68 fa un esplicito riferimento al 43 , ma il contenuto

di entrambi non è del tutto coerente: mentre l'art. 68 prevede che l'Unità “può”

avvisare il Procuratore e la Corte sulle misure protettive, al contrario l'art. 43

stabilisce che l'Unità “provvede”, in modo dunque obbligato, alla consultazione

dell'Ufficio del Procuratore, per l'applicazione di tali misure. Lette insieme tali

disposizioni rendono difficile capire chi sia veramente incaricato dell'esecuzione

delle misure, ma nella giurisprudenza della Camera d'appello nel caso Katanga and

251

Ngudjolo del 2008, si è concluso che l'Unità è responsabile non solo per l'avviso,

ma anche per l'attuale applicazione delle misure e degli accordi di sicurezza. La

252

diversa opinione dei giudici Pikis e Nsereko all'interno dello stesso caso, tuttavia,

arrivò ad una diversa conclusione, affidandosi primariamente all'art. 68. Dal loro

punto di vista, l'Unità avrebbe dovuto provvedere solo ai mezzi per la protezione di

vittime e testimoni, cercando di rendere l'ambiente il più accogliente possibile, e

facilitando, nella maniera più appropriata, l'applicazione delle misure considerate

253

necessarie dal Procuratore. Purtroppo anche la regola 17 contribuisce all'esistente

ambiguità, in quanto descrive le funzioni dell'Unità in relazione ai testimoni, nel

provvedere ad una adeguata protezione e a misure di sicurezza per i testimoni, e nello

stesso tempo nel raccomandare agli organi della Corte l'adozione delle misure. Alla

luce di questa lieve critica della mancanza di chiarezza nello Statuto di Roma,

rilevata da M. Eikel e non solo, è in qualche modo sorprendente che le Rules abbiano

aiutato poco a chiarire la posizione dell'Unità all'interno dello Statuto. Si potrebbe

concludere che nella creazione del progetto non c'era molta consapevolezza di questa

250 Art. 68 Statute ICC: “... 4. The Victims and Witnesses Unit may advise the Prosecutor and the

Court on appropriate protective measures, security arrangements, counselling and assistance as

referred to in article 43, paragraph 6...”

251 Vedi Katanga and Ngudjolo case No.: ICC-01/04-01/07 OA 7, “Judgement on the Appeal of the

Prosecutor Against the ‘Decision on Evidentiary Scope of the Confirmation Hearing, Preventive

Relocation and Disclosure under Article 67(2) of the Statute and Rule 67 of the Rules’’ of Pre-Trial

Chamber I”, 26 November 2008

252 Vedi “Dissenting opinion of Judge Georghios M. Pikis and Judge Daniel David Ntanda

Nsereko”.

253 Rule 17 RPE ICC: “Functions of the Unit . … 2. The Victims and Witnesses Unit shall, inter

alia, perform the following functions, in accordance with the Statute and the Rules, and in

consultation with the Chamber, the Prosecutor and the defence, as appropriate: (a) With respect to all

witnesses, victims who appear before the Court, and others who are at risk on account of testimony

given by such witnesses, in accordance with their particular needs and circumstances: (i) Providing

them with adequate protective and security measures and formulating long- and short-term plans for

their protection; (ii) Recommending to the organs of the Court the adoption of protection measures

and also advising relevant States of such measures; ...” 80

confusione che sarebbe risultata dagli articoli 43, 68, e dalla rule 17. Eikel conclude,

dalla lettura combinata delle norme in questione, che il ruolo dell'Unità deve essere

solo quello di allarme e raccomandazione, in quanto semplicemente non rientra nel

suo potere disporre le misure protettive per i testimoni, poiché essa non ha i mezzi

per emettere tali ordini. Sarebbe saggio inoltre prevedere che la responsabilità per la

gestione dell'Unità venga lasciata alla Cancelleria piuttosto che alla Procura, dato che

254

i testimoni potrebbero essere anche testimoni della Difesa.

2.6.7. Guida all'adozione di una tutela.

Nonostante alcuni limiti dovuti alla posizione passiva nel procedimento, il

testimone gode anche qui di una situazione privilegiata ai fini della ricostruzione

della prova, in quanto il suo coinvolgimento processuale è utile per stabilire la verità

dei fatti. I testi dunque necessitano di provvedimenti protettivi, poiché eventuali

conseguenze negative per se stessi e i propri parenti potrebbero condizionare le

deposizioni. L'applicazione di appropriate misure di protezione dipende, come nei

Tribunali ad hoc, essenzialmente da quattro fattori: 1)il tipo di crimine, 2)il testimone

coinvolto, 3)le circostanze dell'illecito, 4)e i diversi momenti del procedimento.

Come dinanzi ai Tribunali ad hoc, anche davanti alla CPI i provvedimenti protettivi

mirano ad assicurare riservatezza, e ad evitare nuovi traumi ai soggetti in questione

(vittimizzazione secondaria). Per rendere tali misure applicabili, giudici dotati di una

specifica competenza in materia di aggressione di donne ed infanti devono essere

255

inclusi nella composizione della Corte. Si tratta di ulteriori passi in avanti rispetto

ai Tribunali ad hoc dove il Procuratore e la Camera di primo grado, “sono

autorizzati” ad adottare disposizioni protettive in caso di minaccia agli interessi dei

testimoni, al contrario dei corrispondenti organi della CPI, che invece “devono agire”

256

in tal senso.

254 EIKEL MARKUS, “Witness protection misureas at the International Criminal Court: legal

framework and emerging practise” in Criminal Law Forum, September 2012, Vol.23, pp-97-133 e

LATTANZI FLAVIA e SCHABAS WILLIAM, op. cit., p.246

255 Art. 36 Statute ICC: “Qualifications, nomination and election of judges. … (b) States Parties

shall also take into account the need to include judges with legal expertise on specific issues,

including, but not limited to, violence against women or children. ...”

256 FRANCIONI FRANCESCO, op.cit., pp. 85-99 81

2.6.8. Il procedimento applicativo e le singole misure.

Come nei Tribunali ad hoc, una disciplina più dettagliata delle misure

protettive è riservata anche qui alle Rules of Procedure and Evidence, più in

particolare nelle regole 87 ed 88, che ne delineano la procedura applicativa. Nello

specifico i provvedimenti tutelari sono disposti dalle Camere motu proprio o su

richiesta del Procuratore, o della Difesa, o dei testimoni o delle vittime, o dei loro

rappresentanti legali, e dopo aver consultato l'Unità Vittime e Testimoni, ed ottenuto

257

possibilmente il consenso dei soggetti da proteggere. La mozione o richiesta sarà

258

soggetta alla rule 134 , dunque dovrà essere presentata per iscritto e notificata alle

altre parti, e ai soggetti eventualmente lesi (così che tutti abbiano la possibilità di

sollevare delle obiezioni), e archiviata sotto sigillo, rimanendo tale fino a diversa

259

disposizione della Camera. Inoltre i giudici possono tenere udienza a porte chiuse

al fine di decidere se disporre tali misure per impedire una divulgazione al pubblico,

alla stampa e alle agenzie di informazione. Può anche essere ordinata: l'udienza in

257 Rule 87 RPE ICC: “Protective measures. 1. Upon the motion of the Prosecutor or the defence or

upon the request of a witness or a victim or his or her legal representative, if any, or on its own

motion, and after having consulted with the Victims and Witnesses Unit, as appropriate, a Chamber

may order measures to protect a victim, a witness or another person at risk on account of testimony

given by a witness pursuant to article 68, paragraphs 1 and 2. The Chamber shall seek to obtain,

whenever possible, the consent of the person in respect of whom the protective measure is sought

prior to ordering the protective measure... ”

258 Rule 134 RPE ICC: “Motions relating to the trial proceedings. 1. Prior to the commencement of

the trial, the Trial Chamber on its own motion, or at the request of the Prosecutor or the defence, may

rule on any issue concerning the conduct of the proceedings. Any request from the Prosecutor or the

defence shall be in writing and, unless the request is for an ex parte procedure, served on the other

party. For all requests other than those submitted for an ex parte procedure, the other party shall have

the opportunity to file a response. 2. At the commencement of the trial, the Trial Chamber shall ask the

Prosecutor and the defence whether they have any objections or observations concerning the conduct

of the proceedings which have arisen since the confirmation hearings. Such objections or observations

may not be raised or made again on a subsequent occasion in the trial proceedings, without leave of

the Trial Chamber in this proceeding. 3. After the commencement of the trial, the Trial Chamber, on

its own motion, or at the request of the Prosecutor or the defence, may rule on issues that arise during

the course of the trial. ”

259 Rule 87 RPE ICC: “...2. A motion or request under sub-rule 1 shall be governed by rule 134,

provided that: (a) Such a motion or request shall not be submitted ex parte; (b) A request by a witness

or by a victim or his or her legal representative, if any, shall be served on both the Prosecutor and the

defence, each of whom shall have the opportunity to respond; (c) A motion or request affecting a

particular witness or a particular victim shall be served on that witness or victim or his or her legal

representative, if any, in addition to the other party, each of whom shall have the opportunity to

respond; (d) When the Chamber proceeds on its own motion, notice and opportunity to respond shall

be given to the Prosecutor and the defence, and to any witness or any victim or his or her legal

representative, if any, who would be affected by such protective measure; and (e) A motion or request

may be filed under seal, and, if so filed, shall remain sealed until otherwise ordered by a Chamber.

Responses to motions or requests filed under seal shall also be filed under seal...” 82

260

closed session, procedura che riduce significativamente il rischio di fuga di notizie

al pubblico; l'espunzione dai verbali, del nome delle persone lese o dei testimoni, o di

ogni informazione che possa condurre alla loro identificazione; il divieto ad ogni

partecipante di rivelare tali notizie a terzi; la deposizione attraverso mezzi speciali o

elettronici che alterano l'immagine e la voce, quali video conferenza, e televisione

unidirezionale a circuito chiuso (vengono qui compresi tutti quei mezzi tecnologici

capaci di nascondere le informazioni del testimone al pubblico, e allo stesso tempo,

di permettere un pieno riconoscimento dalle parti del processo); infine l'uso di

261

pseudonimi. Nella prassi tuttavia questi accorgimenti si considerano come

262

extrema ratio.

2.6.9. Segue: le misure speciali.

Per quanto attiene alla vittimizzazione secondaria, la rule 88 introduce le

“misure speciali” che le Camere hanno la facoltà di adottare al fine di facilitare

soprattutto la deposizione dei testimoni bambini, persone anziane od oggetto di

263

aggressioni sessuali, che siano traumatizzati. Il maggiore problema è infatti

260 Art. 64 Statute ICC: “Functions and powers of the Trial Chambave. … 7. The trial shall be held

in public. The Trial Chamber may, however, determine that special circumstances require that certain

proceedings be in closed session for the purposes set forth in article 68, or to protect confidential or

sensitive information to be given in evidence...”

261 Rule 87 RPE ICC: “...3. A Chamber may, on a motion or request under sub-rule 1, hold a

hearing, which shall be conducted in camera, to determine whether to order measures to prevent the

release to the public or press and information agencies, of the identity or the location of a victim, a

witness or other person at risk on account of testimony given by a witness by ordering, inter alia: (a)

That the name of the victim, witness or other person at risk on account of testimony given by a

witness or any information which could lead to his or her identification, be expunged from the public

records of the Chamber; (b) That the Prosecutor, the defence or any other participant in the

proceedings be prohibited from disclosing such information to a third party; (c) That testimony be

presented by electronic or other special means, including the use of technical means enabling the

alteration of pictures or voice, the use of audio-visual technology, in particular videoconferencing and

closed-circuit television, and the exclusive use of the sound media; (d) That a pseudonym be used for

a victim, a witness or other person at risk on account of testimony given by a witness; or (e) That a

Chamber conducts part of its proceedings in camera.”

262 FRANCIONI FRANCESCO, op.cit., pp. 85-99 e LATTANZI FLAVIA e SCHABAS

WILLIAM, op.cit., p.262

263 Rule 88 RPE ICC: “Special measures. 1. Upon the motion of the Prosecutor or the defence, or

upon the request of a witness or a victim or his or her legal representative, if any, or on its own

motion, and after having consulted with the Victims and Witnesses Unit, as appropriate, a Chamber

may, taking into account the views of the victim or witness, order special measures such as, but not

limited to, measures to facilitate the testimony of a traumatized victim or witness, a child, an elderly

person or a victim of sexual violence, pursuant to article 68, paragraphs 1 and 2. The Chamber shall

seek to obtain, whenever possible, the consent of the person in respect of whom the special measure is

sought prior to ordering that measure...” 83

costituito dal momento della deposizione nel quale si tende alla prevaricazione da

parte della Difesa, sicché spetta ai giudici il compito di controllarli in modo da

evitare soprusi. In generale le Camere possono evitare pressioni ed intimidazioni

nelle domande, specialmente in caso di soggetti che hanno subito violenza o

264

discriminazione sessuale. Questi provvedimenti sono sempre disposti su richiesta

del Procuratore, della Difesa o dei soggetti stessi, e la decisione è eventualmente

preceduta da un'udienza in camera o ex parte. Nel provvedimento può includersi

anche la partecipazione, durante la deposizione, di un legale rappresentante, o

265

psicologo, o membro della famiglia del soggetto interessato.

In particolari casi, come vittime di violenza sessuale, minorenni o persone

266

disabili, è permessa anche la registrazione audio o video. Con riguardo in

267

particolare all'aggressione sessuale, ai sensi della regola 70 è richiesto uno

specifico standard di prova simile a quello delle giurisdizioni ad hoc: il consenso

della vittima non deve essere dedotto dalla sua condotta, da parole o comportamenti

precedenti (anche se di persona incapace di prestare libero consenso), dal silenzio o

dalla mancata resistenza (in caso di coercizione, o minaccia di violenza).

L'atteggiamento sessuale precedente o successivo al fatto criminoso non costituisce

prova, a meno che il suo valore sia giudicato superiore al pregiudizio arrecato. La

procedura per ammettere e valutare la pertinenza della condiscendenza prevede che

264 Rule 88 RPE ICC: “...5. Taking into consideration that violations of the privacy of a witness or

victim may create risk to his or her security, a Chamber shall be vigilant in controlling the manner of

questioning a witness or victim so as to avoid any harassment or intimidation, paying particular

attention to attacks on victims of crimes of sexual violence...”

265 Rule 88 RPE ICC: “...A Chamber may hold a hearing on a motion or a request under sub-rule 1,

if necessary in camera or ex parte, to determine whether to order any such special measure, including

but not limited to an order that a counsel, a legal representative, a psychologist or a family member be

permitted to attend during the testimony of the victim or the witness...”

266 Rule 112 RPE ICC: “Recording of questioning in particular cases...4. The Prosecutor may

choose to follow the procedure in this rule when questioning other persons than those mentioned in

sub-rule 1, in particular where the use of such procedures could assist in reducing any subsequent

traumatization of a victim of sexual or gender violence, a child or a person with disabilities in

providing their evidence. The Prosecutor may make an application to the relevant Chamber...”

267 Rule 70 RPE ICC: “Principles of evidence in cases of sexual violence. In cases of sexual

violence, the Court shall be guided by and, where appropriate, apply the following principles: (a)

Consent cannot be inferred by reason of any words or conduct of a victim where force, threat of force,

coercion or taking advantage of a coercive environment undermined the victim’s ability to give

voluntary and genuine consent; (b) Consent cannot be inferred by reason of any words or conduct of a

victim where the victim is incapable of giving genuine consent; (c) Consent cannot be inferred by

reason of the silence of, or lack of resistance by, a victim to the alleged sexual violence; (d)

Credibility, character or predisposition to sexual availability of a victim or witness cannot be inferred

by reason of the sexual nature of the prior or subsequent conduct of a victim or witness.” 84

la Corte ascolti a porte chiuse il punto di vista del Procuratore, della Difesa, delle

268

vittime e dei testimoni e dei loro rappresentanti. Tutte misure di protezione queste,

che possono essere disposte nella fase successiva alle indagini, dove la sicurezza dei

testimoni è maggiormente minacciata e la responsabilità per la loro tutela e supporto

269

grava essenzialmente sui giudici e sull'Unità Vittime e Testimoni.

2.6.10. Efficacia costante della tutela.

È bene tenere presente che, come per le giurisdizioni ad hoc, anche nei casi

portati dinanzi alla CPI, delle forme di protezione vengono adottate sin dalle indagini

da parte del Procuratore e del proprio team, quale ad esempio il dovere di informare i

testimoni della sua intenzione di ottenere un'autorizzazione dalla Camera

predibattimentale per iniziare un'indagine, a meno che egli ritenga che così facendo

possa mettere in grave pericolo l'indagine stessa o la vita o il benessere del soggetto

270

da avvisare.

Seguendo la pratica dei Tribunali ad hoc, protezione e supporto garantiti prima

del passaggio in giudicato della sentenza, vengono assicurati anche nella fase

268 Rule 72 RPE ICC: “In camera procedure to consider relevance or admissibility of evidence. 1.

Where there is an intention to introduce or elicit, including by means of the questioning of a victim or

witness, evidence that the victim consented to an alleged crime of sexual violence, or evidence of the

words, conduct, silence or lack of resistance of a victim or witness as referred to in principles (a)

through (d) of rule 70, notification shall be provided to the Court which shall describe the substance of

the evidence intended to be introduced or elicited and the relevance of the evidence to the issues in the

case. 2. In deciding whether the evidence referred to in sub-rule 1 is relevant or admissible, a Chamber

shall hear in camera the views of the Prosecutor, the defence, the witness and the victim or his or her

legal representative, if any, and shall take into account whether that evidence has a sufficient degree of

probative value to an issue in the case and the prejudice that such evidence may cause, in accordance

with article 69, paragraph 4. For this purpose, the Chamber shall have regard to article 21, paragraph

3, and articles 67 and 68, and shall be guided by principles (a) to (d) of rule 70, especially with respect

to the proposed questioning of a victim. 3. Where the Chamber determines that the evidence referred

to in sub-rule 2 is admissible in the proceedings, the Chamber shall state on the record the specific

purpose for which the evidence is admissible. In evaluating the evidence during the proceedings, the

Chamber shall apply principles (a) to (d) of rule 70.

269 FRANCIONI FRANCESCO, op.cit., pp. 85-99

270 Rule 50 RPE ICC: “Procedure for authorization by the Pre-Trial Chamber of the

commencement of the investigation. 1. When the Prosecutor intends to seek authorization from the

Pre-Trial Chamber to initiate an investigation pursuant to article 15, paragraph 3, the Prosecutor shall

inform victims, known to him or her or to the Victims and Witnesses Unit, or their legal

representatives, unless the Prosecutor decides that doing so would pose a danger to the integrity of the

investigation or the life or well-being of victims and witnesses. The Prosecutor may also give notice

by general means in order to reach groups of victims if he or she determines in the particular

circumstances of the case that such notice could not pose a danger to the integrity and effective

conduct of the investigation or to the security and well-being of victims and witnesses. In performing

these functions, the Prosecutor may seek the assistance of the Victims and Witnesses Unit as

appropriate. ...” 85

esecutiva. Le misure di protezione, dunque, una volta disposte sono valide per tutti i

271

procedimenti che riguardino il soggetto, ed anche dopo la loro fine. È possibile

prorogare la tutela attraverso il trasferimento delle persone in paesi terzi e la fornitura

di assistenza, anche per mezzo del coinvolgimento di organizzazioni non

governative. Tale responsabilità della relocation grava anche qui sul Cancelliere,

abilitato a negoziare con gli Stati accordi di delocalizzazione e sostegno ai testimoni

272 273

traumatizzati o minacciati , ma anche sull'Unità Vittime e Testimoni, tenuta a

garantire tutela ed assistenza nello stadio post-dibattimentale, per le cui funzioni vale

274

ciò che è stato detto a proposito dei Tribunali ad hoc. Tuttavia, nel 2008 l'Unità ha

chiarito che il suo mandato non copre situazioni di pericolo relative a persone che

non collaborano con la Corte. Dunque essa non prevede di agire per la protezione di

275

soggetti che non abbiano lo status specifico di testimone. Il sistema della

relocation è un tema di grande preoccupazione nella giustizia internazionale, e gli

Stati Parte hanno delle responsabilità speciali. La Corte può rendere sempre più

onerosi e costosi gli obblighi che incombono sugli Stati, in quanto l'obiettivo di tale

estrema misura consiste primariamente nell'assistenza alla protezione dei testimoni

276

della Corte, dovere asserito nell'art. 87 dello Statuto. Data la natura privata delle

disposizioni che riguardano la relocation del teste, esse rimangono generalmente

riservate, anche se la notizia di tale misura solitamente emerge nel momento in cui

277

egli testimonia dinanzi alla Corte.

271 LATTANZI GIORGIO e MONETTI VITO, op.cit., pp.1300-1301

272 Rule 16 RPE ICC: “Responsibilities of the Registrar relating to victims and witnesses. … 4.

Agreements on relocation and provision of support services on the territory of a State of traumatized

or threatened victims, witnesses and others who are at risk on account of testimony given by such

witnesses may be negotiated with the States by the Registrar on behalf of the Court. Such agreements

may remain confidential.“

273 Vedi le regole 16, 17, 18, e 19 delle RPE ICC.

274 FRANCIONI FRANCESCO, op.cit., pp. 85-99

275 Vedi “Summary Report on the Round Table on the Protection of Victims and Witnesses

Appearing Before the International Criminal Court” in www.icc-cpi.int

276 Art. 87 Statute ICC: “Requests for cooperation: general provisions. … 4. In relation to any

request for assistance presented under this Part, the Court may take such measures, including

measures related to the protection of information, as may be necessary to ensure the safety or physical

or psychological well-being of any victims, potential witnesses and their families. The Court may

request that any information that is made available under this Part shall be provided and handled in a

manner that protects the safety and physical or psychological well-being of any victims, potential

witnesses and their families. ...”

277 SCHABAS WILLIAM, The International Criminal Court: A Commentary on the Rome Statute,

Oxford University Press, 2010, p.1021 86

Misure di protezione, ove non siano già operanti, possano essere adottate anche

278

per i procedimenti generati dai reati di cui all'art. 70, al pari del reato di oltraggio

alla Corte esaminato nei Tribunali ad hoc, quando i testimoni vengono subornati, o la

loro libera presenza o testimonianza viene ostacolata o intralciata, o vengono attuate

misure di ritorsione nei loro confronti, o vengono distrutti o falsificati elementi di

prova o intralciata la raccolta di tali elementi. In caso di condanna, la Corte può

comminare una pena non superiore a cinque anni di reclusione, o un'ammenda, in

conformità con le regole procedurali e di ammissibilità delle Prove, oppure

279

entrambe.

2.6.11. Quadro elaborato dalla “tavola rotonda”.

Il 29-30 gennaio 2009, su iniziativa del Cancelliere, fu organizzata a l'Aia la

discussione sulla protezione di vittime e testimoni, per esporre la modalità operativa

del sistema di protezione corrente, al fine di indicare quali cambiamenti si

prefiguravano e di quale tipo di sostegno la Corte avrebbe avuto bisogno per

adempiere al suo mandato. Tale dialogo intendeva permettere l'interazione di

differenti punti di vista. L'Ufficiale responsabile della protezione e l'Ufficiale

incaricato delle operazioni all'interno dell'Unita Vittime e Testimoni delinearono

inizialmente le quattro maggiori misure protettive esistenti in quel momento, per

permettere una visione globale del sistema: 1) la prevenzione, adottata con ottime

esercitazioni, è la miglior protezione. L'Unità, fornisce dei trainings ai partecipanti,

rassicurati che le loro identità non saranno rivelate in tali incontri. 2) Initial response

system: tale sistema permette al testimone di chiedere assistenza se egli dovesse

essere minacciato, e di evacuare dalla zona di minaccia se ritenuto appropriato. 3)

Internal or external resettlement: tale misura estrema consente una sistemazione

permanente del soggetto e della sua famiglia in un'altra regione o paese. 4) Infine

misure adottate sotto la diretta supervisione dei giudici: si tratta delle misure

278 Art. 70 Statute ICC: “Offences against the administration of justice. 1. The Court shall have

jurisdiction over the following offences against its administration of justice when committed

intentionally: … (c) Corruptly influencing a witness, obstructing or interfering with the attendance or

testimony of a witness, retaliating against a witness for giving testimony or destroying, tampering with

or interfering with the collection of evidence;...”

279 Art. 70 Statute ICC: “...3. In the event of conviction, the Court may impose a term of

imprisonment not exceeding five years, or a fine in accordance with the Rules of Procedure and

Evidence, or both...” 87

procedurali standard concesse per proteggere il soggetto, che riguardano l'omissione

da documenti pubblici di informazioni che potrebbero identificare la persona,

udienze a porte chiuse, e in generale misure per nascondere l'identità di un testimone

al pubblico. Successivamente furono proposti dai partecipanti al dialogo metodi di

protezione alternativi che prospettarono la possibilità di raggiungere un'articolata

strategia comprendente tutti gli interessi rappresentati alla tavola rotonda,

280

permettendo un miglioramento dell'intero sistema protettivo.

280 Vedi “Summary Report on the Round Table on the Protection of Victims and Witnesses

Appearing Before the International Criminal Court” in www.icc-cpi.int 88

CAPITOLO III

L'IMPORTANZA DI PROTEGGERE I TESTIMONI

3.1. Le funzioni della tutela dei testimoni.

3.1.1. Finalità oggettive dei Tribunali: contributo alla punizione dei

crimini di rango internazionale e statistiche.

Per capire l'importanza di una effettiva protezione per i testimoni che si

presentino dinanzi ai Tribunali penali internazionali, bisogna partire dagli obiettivi

che i Tribunali stessi intendono raggiungere attraverso la previsione della tutela. In

termini generali il successo dell'attività svolta dalla Procura riguardo ai crimini di

competenza di tali Tribunali, si basa sulla fondamentale identificazione dell'imputato

da parte dei testimoni. Questi ultimi ricoprono dunque un ruolo molto importante ai

fini della punizione di tali crimini, ed hanno infatti un peso probatorio generalmente

più elevato rispetto alle altre prove su cui si basa l'imputazione, ad esempio quelle

documentali, la cui rilevanza emerge spesso solo dopo aver identificato l'imputato

281

attraverso le testimonianze raccolte.

Quando fu creato il primo Tribunale penale internazionale, il TPIJ, il carico di

lavoro si intensificò rapidamente, ed i procuratori impararono presto che per

dimostrare la fondatezza delle imputazioni formulate, il loro lavoro non poteva

dipendere principalmente dalle prove documentali, come si usava invece nel

processo di Norimberga, esaminato precedentemente. Anche se recenti sviluppi delle

regole procedurali dei Tribunali hanno permesso un maggiore ricorso agli affidavit e

ad altre alternative alla testimonianza diretta, nella maggior parte dei casi, per

sostenere l'avvenuta commissione dei reati è sempre stato necessario un numero

consistente di testimoni oculari, i quali hanno dunque rappresentato e rappresentano

282

tuttora la linfa vitale di questi processi. Ma l'acquisizione di testimonianze

sufficienti per punire i crimini internazionali, è stato uno dei più grandi ostacoli alla

giustizia penale internazionale, soprattutto agli albori dei Tribunali ad hoc dove, a

causa dei combattimenti costanti e paralleli ai processi, i testimoni risultavano in

281 AA.VV., Protecting witnesses of serious crime, op. cit., p.20

282 M. WALDT PATRICIA, “Dealing with Witnesses in War Crime Trials: Lessons from the

Yugoslav Tribunal” in Yale Human Rights & Development Law Journal, 2002, Vol.5, pp.217-219 89

genere dispersi, e gli artefici dei crimini controllavano tutta la documentazione delle

operazioni militari, distruggendo così prove materiali rilevanti: molti degli imputati

283

ne sono così usciti vincitori. A fronte di tutto ciò, dunque, la presenza di una rete di

provvedimenti protettivi, che rendono più sicuri i testimoni si configura come

284

necessaria per raccontare gli eventi in modo veritiero e senza timore di ritorsioni.

Le statistiche confermano la centralità della testimonianza nei processi che si

svolgono dinanzi ai Tribunali penali internazionali. Prendendo ad esempio in

considerazione l'esperienza del TPIJ, in base ai rapporti annuali trasmessi ogni anno

al Consiglio di Sicurezza e all'Assemblea Generale delle NU, sono state registrate nel

corso degli anni enormi quantità di testimonianze ascoltate (prodotte sia dalla

Procura che dalla Difesa):

Anno Testimoni Anno Testimoni

(1 agosto - 31 luglio) (1 agosto - 31 luglio)

1995/1996 100 2004/2005 402

1996/1997 120 2005/2006 321

1997/1998 168 2006/2007 628

1998/1999 300 2007/2008 392

1999/2000 430 2008/2009 727

2000/2001 550 2009/2010 594

2001/2002 590 2010/2011 494

2002/2003 550 2011/2012 315

2003/2004 534 2012/2013 509

Totale testimoni: circa 7,230 285

Tab.1 – Numero totale dei testimoni ascoltati ogni anno.

In questa prima tabella è possibile osservare la quantità specifica di persone

che si sono presentate dinanzi alla Corte per testimoniare sia a carico che a discarico

degli imputati, ma anche in qualità di esperti. Basandosi esclusivamente sui dati

283 C. LAKATOS ALEX, “Evaluating the Rules of Procedure and Evidence for the International

Tribunal in the Former Yugoslavia: Balancing Witnesses' Needs Against Defendants' Rights” in

Hasting's Law Journal, 1994-1995, pp.909-922

284 Vedi “Witnesses” in www.icty.org

285 Per tutti i dati riportati nella tabella 1 vedi “Annual Reports” dal 1996 al 2013, e “Audit Report

of VWS” of OIOS, del 26 Dicembre 2008 in www.icty.org 90

evidenziati nei rapporti annuali del Tribunale (ognuno dei quali riferito al periodo

che decorre dal 1° agosto al 31 luglio dell'anno successivo) si rileva anzitutto come il

numero dei testimoni sia variato tantissimo negli anni, a seconda dei casi trattati, fin

dall'esordio della Corte, senza mai avere avuto una linea costante né di crescita né di

diminuzione, anche se si può notare una complessiva tendenza all'incremento.

Inoltre, pensare che oltre 7,000 testimoni sono stati ascoltati in 20 anni di operato,

rende immediata l'idea del grandissimo valore attribuito alle loro deposizioni.

Testimoni totali: 7,230

28,4% =

Con misure 71,6% = Senza misure protettive

protettive

21,3% di essi = Udienza pubblica con altri 7% = Udienza a 0,1% =

provvedimenti protettivi porte chiuse Relocation

Tab.2 – Percentuali misure protettive.

Di questi circa 7,230 testimoni, quasi i due terzi hanno, dal 1996 al 2013,

testimoniato per conto della Procura, e circa un quarto del totale ha effettuato la

deposizione con dei provvedimenti protettivi, mentre il 71 % circa non ha richiesto

mai alcuna misura. La maggior parte di coloro che hanno usufruito di misure di

protezione, hanno testimoniato in un'udienza pubblica, ma con alcuni provvedimenti

protettivi, come l'omissione del nome al pubblico, o l'utilizzo della distorsione audio

e video della propria voce o immagine, per salvaguardare la propria identità. Una

piccola percentuale ha invece testimoniato in un'udienza a porte chiuse, permettendo

così solo alle parti di ascoltare la deposizione, e solo ad una piccolissima percentuale

286

sono state concesse protezioni a lungo termine come la relocation.

È interessante osservare inoltre, tramite una terza tabella sotto riportata (creata

sulla base delle schede informative di tutti i casi sottoposti al Tribunale) il rapporto

tra il numero di testimoni utilizzato dalla Procura in riferimento a determinati casi, ed

il numero degli imputati che poi effettivamente sono stati puniti per i reati

internazionali commessi, grazie soprattutto a tali testimoni.

286 Vedi “Witness statics” in www.icty.org 91 Testimoni a

Testimoni Testimoni a Testimoni a Assolti Imputati con Imputati

Assolti Condannati carico degli

Condannati a carico dei carico degli carico dei con giudizio di Trasferiti

Anno Imputati definitivamente con appello assolti con

definitivamente condannati assolti condannati con appello primo grado nelle Corti

o deceduti pendente appello

definitivamente definitivamente appello pendente pendente pendente nazionali

pendente

1995 37 25 535 6 57 / / / / 2 4

1996 14 9 88 3 55 / / / / / 2

1997 6 2 87 2 / / / / / / 2

1998 16 14 512 / / 1 26 / / 1 /

1999 7 3 248 3 19 1 85 / / / /

2000 3 2 93 / / / / / / / 1

2001 11 6 155 3 99 / / / / / 2

2002 8 3 / 1 / 4 104 / / / /

2003 12 6 194 3 72 / / 2 62 1 /

2004 10 / / 2 54 6 249 / / 1 1

2005 13 4 170 4 208 4 320 / / / 1

Totale 137 74 Circa 2,082 27=18 A+ 9D Circa 564 16 Circa 784 2 Circa 62 5 13

Tab.3 – Numero dei condannati e dei testimoni prodotti dall'Accusa.

La tabella deve essere letta nel modo seguente: ad esempio, nel 1999 sono stati

accusati dalla Procura sette individui, tre dei quali sono stati fino ad oggi

definitivamente condannati dal TPIJ, o per emissione della sentenza d'appello, o per

intervenuto patteggiamento tra le parti, oppure il cui processo sia definitivamente

terminato con una condanna, non avendo proseguito a causa del decesso

dell'imputato dopo la sentenza di primo grado; inoltre tali condanne sono state

ottenute grazie alla testimonianza di circa 248 testimoni portati dalla Procura.

Proseguendo la lettura, degli stessi sette imputati, altri tre sono stati invece

definitivamente assolti oppure sono deceduti prima dell'inizio del procedimento,

comportando la fine del processo; in tal caso, per coloro che sono stati assolti, la

Procura portò circa 19 testimoni. Infine, uno è stato condannato in primo grado, in

attesa oggi della sentenza d'appello, ed i testimoni già ascoltati a suo carico sono stati

circa 85.

Il rapporto che si viene a creare tra il numero totale degli imputati e quello dei

testimoni che hanno collaborato per ottenerne la condanna, evidenzia il grande

contributo che questi ultimi hanno fornito alla giustizia penale internazionale:

guardando la tabella nella riga finale dedicata ai totali, si può osservare che dal 1995

al 2005, ultimo anno in cui sono state formulate le imputazioni nei confronti degli

individui sospettati, su 137 imputati totali sono stati condannati definitivamente 74

individui. Questo significa che grazie a circa 2,866 testimoni sono stati puniti in

modo definitivo circa il 54% degli accusati, percentuale che potenzialmente potrebbe

già raggiungere circa il 65,7% se aggiungessimo coloro che sono stati già condannati

in primo grado, che sono 16. Parliamo di una percentuale comunque altissima che è

stato possibile ottenere solo grazie alla presenza dei testimoni, e questo rende ben

chiaro il contributo che essi offrono alla punizione dei crimini internazionali.

3.1.2. Segue: giustificazione della legittimità dei Tribunali.

Un altro obiettivo legato alla protezione dei testimoni, consiste

nell'assolvimento alla funzione deterrente nei confronti di futuri criminali. Se

l'operato dei Tribunali penali internazionali venisse vanificato da testimoni

minacciati e contro-interrogatori ostili, essi perderebbero il loro potere di scoraggiare

future violazioni del diritto internazionale, e verrebbero dunque considerati

93

287

illegittimi. Ma, oltre che dalla conseguente funzione deterrente, la legittimità dei

Tribunali deriva soprattutto dalla sola protezione fornita ai testimoni. Tre

giustificazioni sono state infatti avanzate per la loro esistenza: moralità, educazione e

solidarietà con coloro che hanno sofferto a causa di tali crimini. L'incapacità ad

esempio di proteggere i testimoni da inutili traumi derivanti dalla deposizione in

aula, significherebbe non raggiungere questi tre valori, né dunque la legittimità del

Tribunale stesso. Per sostenere che la propria esistenza è autorizzata da un mandato

morale, le Corti devono mantenere una posizione di superiorità morale,

distinguendosi da coloro che condannano, proprio attraverso la protezione di

innocenti. Stesso ragionamento deve essere fatto per i documenti e le prove ammesse

in giudizio: per educare il mondo sui mali che hanno afflitto determinati territori,

favorendo così un universale auto-miglioramento, le documentazioni devono

evidenziare che l'evoluzione sia davvero fattibile. Se questi documenti venissero

viziati dal dolore dei testimoni, l'efficacia dell'azione penale verso i crimini

internazionali finirebbe per scemare. Infine anche la solidarietà con coloro che

soffrono potrebbe consentire al Tribunale di allearsi con gli stessi, generando un

meccanismo cooperativo contro le grandi violazioni del diritto internazionale, ed il

minimo che esso può fare è disporre ed applicare delle regole che vadano a loro

beneficio, come le Rules of Procedure and Evidence. In questo modo è possibile dare

un esempio di corretto trattamento di soggetti vulnerabili, proteggendo tutti i

288

testimoni, in particolare le vittime di stupro o violenza sessuale.

3.1.3. Finalità soggettive: protezione da possibili ritorsioni e da traumi

secondari.

L'impatto di un crimine internazionale sugli individui è vario e di differente

intensità, e dipende da una serie di diversi fattori, quali ad esempio il tipo di crimine,

il modo in cui viene commesso, la tipologia di danno sofferto, la condizione fisica e

mentale del soggetto, ed il comportamento dell'autore nei confronti del soggetto dopo

il reato. La situazione psicologica che il testimone si trova ad affrontare subito dopo

il reato può sicuramente comportare la sua riluttanza a collaborare con le autorità, un

287 C. LAKATOS ALEX, op. cit., pp.909-922

288 Idem 94

problema che può essere in gran parte risolto tramite delle misure protettive disposte

dal Tribunale, che forniscano un sostegno non solo logistico-finanziario, ma

soprattutto morale e psicologico, quale può essere ad esempio il servizio offerto dalla

Sezione Vittime e Testimoni. Tra i motivi più frequenti che rendono riluttante il

testimone, si presenta la paura (fondata o meno su avvenute minacce) di eventuali

ritorsioni conseguenti alla deposizione per conto della Procura. Gli autori di crimini

internazionali cercano generalmente di nascondere le loro operazioni in due modi:

camuffando e distruggendo ogni indizio o prova documentale, e concentrandosi su

tutte quelle persone (vittime e testimoni) che sono a conoscenza delle loro attività

criminosa, intimidendole. L'intimidazione viene utilizzata non solo per mandare un

messaggio a quel determinato individuo ritenuto scomodo, ma anche a tutte le

persone che decidano di collaborare con il Tribunale in futuro, il che rende molto

289

difficile la punizione del reato. La documentazione dei Tribunali penali

internazionali ha infatti rivelato che la testimonianza non è completamente senza

rischi. Documenti ufficiali delle Corti riguardo a casi di oltraggio, hanno evidenziato

che i testimoni sono stati spesso intimiditi tramite aggressioni verbali, o minacce di

morte, e a volte sono stati addirittura uccisi. Intimidazioni e minacce non

sorprendono visti gli interessi in gioco in tali processi, ma esse vengono registrate

anche nei processi nazionali di tutto il mondo. Dunque, i Tribunali in analisi spesso

hanno affrontato e affrontano tuttora casi di intimidazioni, e per tutelare tali soggetti

da qualsiasi danno fisico sulla loro persona o familiare, hanno stabilito una serie di

misure protettive e speciali, concesse proprio per evitare un'esposizione della loro

290

identità. Il fondamento logico di tali misure, il cui scopo è dunque ridurre al

minimo il rischio di ritorsioni, sta nella presunzione che tali soggetti solitamente

continuano a vivere in aree di pericolo, all'interno dello stesso confine in cui si

trovano i responsabili. Inoltre nonostante i conflitti siano ormai giunti ad una fine, le

tensioni tra i gruppi belligeranti permangono ancora, in quanto qualsiasi forma di

disprezzo contro un altro gruppo è solitamente molto radicata in una società, e risale

molto indietro negli anni: una situazione particolare, in quanto si tratta di tensioni

che né si verificano in modo effettivo né scompaiono del tutto. Le angosce vissute da

289 AA.VV., Protecting witnesses of serious crime, op. cit., pp.21-22

290 DE BROUWER ANNE-MARIE, op. cit., p.436 95

tali testimoni sono particolarmente difficili da superare: quando ci si rende

disponibile a testimoniare contro un imputato appartenente ad un divergente gruppo

etnico o religioso, il testimone o un suo familiare, o addirittura l'intera comunità di

cui faccia parte, può diventare il primo obiettivo di rappresaglia da parte

dell'imputato o dei suoi simpatizzanti che non vogliono la sua condanna. Un pericolo

ancor più grande quando si tratta di un imputato che ha ricoperto nel conflitto un'alta

carica sociale e al tempo del processo conservi ancora molti amici che tengono alla

291

sua assoluzione.

Con queste difficoltà e una serie di altre sfide, i Tribunali penali internazionali

devono in ogni caso proteggere i testimoni da inutili traumi legati alla testimonianza.

Il coinvolgimento di un testimone nel processo, non deve renderlo vittima una

seconda volta, facendo rivivere una dolorosa esperienza davanti ad una corte

indifferente, con avvocati della Difesa aggressivi e mass media insidiosi. La

protezione dei testimoni prima, durante e dopo la deposizione è dunque

fondamentale. Tali Tribunali sono stati creati per alleviare la sofferenza e correggere

le ingiustizie, e non per lasciar perpetuare lo stesso crimine. Pertanto essi si sforzano

di ridurre al minimo gli effetti psicologici del trauma associato alla testimonianza: la

formalità della Corte, la natura aggressiva del contro-interrogatorio, il testimone al

centro dell'attenzione, la pubblicità dei mass media, un ambiente non familiare, e una

miriade di altri fattori possono rendere l'aula un contesto ostile in cui è estremamente

difficile rivivere e descrivere un'esperienza dolorosa, soprattutto nel caso di vittime

292

di stupro o violenza sessuale.

Nel perseguire tali obiettivi tramite delle misure protettive, il Tribunale

guadagna ulteriori vantaggi. Quello più evidente è la capacità di attrarre più testimoni

per il futuro: se la testimonianza risultasse un trauma psicologico estremo, il lavoro

del Tribunale stesso potrebbe essere smorzato rapidamente dalla mancanza di

cooperazione di potenziali testimoni. Il regolamento interno delle Corti deve quindi

rispettare i bisogni individuali di tali soggetti: la volontà di punire il crimine non

293

deve far dimenticare la necessità di proteggere i testimoni dallo stress del processo.

291 Ibidem, pp.232-233

292 C. LAKATOS ALEX, op. cit., pp.909-922

293 Idem 96

3.1.4. Segue: la realizzazione di benefici umanitari.

La protezione dei testimoni vuole raggiungere altri due importanti obiettivi: il

primo è quello di assicurare che tali soggetti testimonino volontariamente; il secondo

consiste nella funzione sociale che consente alle vittime di far conoscere alla società

gli abusi sofferti. In tale ultimo contesto, le motivazioni dietro le quali gli individui

decidono di testimoniare sono principalmente quattro: l'obbligo morale di raccontare

la verità dei fatti circa gli eventi che hanno vissuto in modo diretto; il desiderio di

ottenere più informazioni sui reati perpetrati, incluso il luogo in cui si trovano i corpi

delle persone amate, l'identificazione degli imputati, e le persone coinvolte nei

crimini (per questa via molte testimonianze sono state cruciali nel determinare la

colpevolezza o l'innocenza degli imputati); il bisogno di far conoscere pubblicamente

la propria sofferenza: molti sopravvissuti, tramite la pubblica descrizione dell'impatto

personale di un crimine, lamentano sentimenti di solitudine ed isolamento, e

desiderano il riconoscimento del loro dolore da parte della comunità. Attraverso il

processo, alcuni sopravvissuti vogliono dunque testimoniare anche per guadagnare

un senso di solidarietà con altre persone che hanno avuto simili esperienze di

sofferenza, e per sentirsi più vicini alle loro comunità. Infine un altro motivo è

costituito dal voler contribuire alla ricostruzione nazionale della propria comunità,

294

sperando anche in una ricostruzione di una società più ampia. Robert Lifton,

psichiatra statunitense conosciuto per i suoi studi sugli effetti psicologici della

guerra, ha etichettato questo processo come una “lotta per il valore”. Nel suo lavoro

con i sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti osservò come tali soggetti

cercavano qualcosa al di là del risarcimento economico, qualcosa come la

conoscenza pubblica dei crimini commessi e la pena per i responsabili, per ristabilire

almeno la sembianza di un universo morale. Al contrario quando la società pone il

silenzio su tali questioni, o nega le esperienze di una vittima, il danno può essere

significativo. Le persone che hanno subito una brutalizzazione in un qualsiasi

contesto hanno bisogno, per andare avanti con le loro vite, di raggiungere forme di

riconciliazione con la violenza che hanno vissuto, soprattutto coloro che

sopravvivono ad atrocità di massa, in quanto queste persone non solo sono state

oggetto di violenza, ma contemporaneamente hanno superato la perdita dei loro

294 CLARK PHIL AND PALMER NICOLA, op. cit., pp.10-13 97

amati, come anche la disintegrazione della propria comunità. Una società che

pubblicamente condanni la brutalità può essere invece per le vittime un mezzo

295

attraverso il quale iniziare un processo di ricostruzione.

Il valore che i testimoni attribuiscono alla testimonianza attraverso tali

motivazioni, evidenzia il bisogno di una struttura di effettiva protezione che dunque

non solo garantisca la loro sicurezza venendo incontro alle loro preoccupazioni, ma

296

permetta anche di soddisfare queste motivazioni che li portano ad esporsi.

3.2. Analisi dello status del testimone: approccio e tipologie.

3.2.1. I primi contatti con il testimone.

Ai fini della comprensione della fragilità psicologica di un soggetto potenziale

testimone, è interessante analizzare il metodo di avvicinamento adoperato nella fase

delle indagini, dall'investigatore o altro membro dell'Ufficio del Procuratore. In una

zona di conflitto in corso o nel periodo immediatamente successivo, prendere contatti

con tale soggetto potrebbe metterlo in una situazione di grave pericolo: emergono

dunque molti problemi di tipo sia logistico che personali. I testimoni sono infatti

comprensibilmente nervosi riguardo alla loro cooperazione con le autorità, diretta

contro potenti e violenti individui, e per questo devono essere avvicinati

discretamente in modo da attrarre meno attenzione possibile. Ad esempio nel caso in

cui il primo contatto dovesse essere intrapreso via telefono tramite l'aiuto di

un'interprete, è importante che venga esposta passo per passo la situazione, e

soprattutto che non vengano compiuti degli errori che potrebbero inutilmente

allarmare il soggetto, quale può essere ad esempio l'accento sbagliato

297

dell'interprete.

Prima che una grande quantità di risorse venga messa a disposizione per la

protezione di quel testimone, deve prendersi una decisione riguardo a se egli possa

ritenersi essenziale o meno per il processo, e se le sue paure possano considerarsi

295 NOWROJEE BINAIFER, “Your Justice is Too Slow : Will the ICTR Fail Rwanda's Rape

Victims?” in United Nations Research Institute for Social Development, Geneva, 2005, pp.5-6

296 CLARK PHIL AND PALMER NICOLA, op. cit., pp.10-13

297 AA.VV., ICTY Manual on Developed Practices, UNICRI, 2009, pp.21-22 98

legittime. Nell'ambito delle indagini, molti testimoni percepiscono immediatamente

la paura circa la loro vita, ma non tutte le loro preoccupazioni sono per questo

fondate. Soltanto attraverso un colloquio con essi, l'investigatore riesce a capire se

tali angosce sia reali o meno: in molti casi, dopo un attento esame ci si è resi conto di

298

come non sussistesse la necessità di una protezione. Nel caso in cui il soggetto

risulti vitale per il processo, e le sue preoccupazioni fondate, l'investigatore dovrà

spiegare le possibili misure protettive che possono richiedersi. Tutto ciò non deve

comunque portare a promettere una qualsiasi forma protezione, prima di una

consultazione con i propri superiori, in particolare con la Sezione Vittime e

Testimoni, riguardo al valore che quella prova testimoniale potrebbe assumere nel

processo. Gli investigatori devono essere inoltre consapevoli che qualsiasi promessa

di protezione potrebbe essere vista male dai giudici, dei quali soltanto è la

competenza a decidere su una simile questione. Tuttavia nel caso di minaccia,

l'azione deve essere intrapresa tempestivamente: è importante che il testimone sappia

come contattare il Tribunale o le autorità locali nel caso di un'emergenza, e che il

personale delle investigazioni appronti delle procedure adeguate a permettere una

299

risposta immediata.

3.2.2. Il processo di familiarizzazione.

La situazione delicata inerente al testimone richiede ulteriori attenzioni prima

della deposizione orale dinanzi ai giudici, attraverso cui viene reso protagonista di

una procedura di “familiarizzazione” con il processo, che ha lo scopo di prepararlo a

fornire la testimonianza, in modo da prevenire situazioni di sorpresa o di sfavore

causate dalla non conoscenza dei vari aspetti processuali. Tale familiarizzazione

consiste infatti in una serie di disposizioni che servono ad abituare il testimone alle

dinamiche del processo.

Innanzitutto una visita all'interno del Tribunale ed una spiegazione passo per

passo di alcuni aspetti particolari che incontrerà il testimone durante la sua

deposizione, sono tappe necessarie, in parte per fornire un ambiente il più

confortevole possibile per il soggetto, ed in parte per consentire una presentazione

298 Idem

299 Idem 99

efficiente della prova testimoniale.

Inoltre si permette al testimone di rileggere le sue precedenti dichiarazioni, per

“chiarire” i ricordi, che potrebbero risultare altrimenti incongruenti con la realtà.

Questo non si tramuta in un controllo per stabilire se il soggetto mantenga o meno la

dichiarazione originale oppure per permettergli di apportare delle modifiche;

qualsiasi tipo di discrepanza deve essere infatti rivelata dinanzi alla Corte, durante la

testimonianza orale. È infatti più probabile che si identifichi la verità dei fatti se il

testimone esponga qualsiasi dubbio circa le dichiarazioni precedenti, durante la

300

testimonianza orale, piuttosto che durante il processo di familiarizzazione.

Oltre a ciò il teste viene edotto non solo sulla struttura della Corte, ma anche

sulla sequenza dei momenti processuali, come ad esempio il prendere posto quando

il soggetto sarà chiamato a fornire la deposizione, oppure anche sul ruolo dei giudici,

sui compiti della Procura e del team difensivo, sulle diverse responsabilità dei

presenti all'udienza, sulle finalità dell'acquisizione probatoria nonché degli strumenti

relativi al contro-interrogatorio. Inoltre, gli sono resi noti gli argomenti in generale su

cui verterà l'esame vero e proprio, le forme in cui la domanda gli sarà posta, la

modalità in cui dovrà rispondere, ed il comportamento che dovrà tenere in aula.

Questa fase preparatoria comprende anche la visione da parte del teste dell'elenco

delle prove o dei documenti già raccolti da ambo i lati, nonché la conoscenza di

come i dati acquisiti verranno mostrati in tribunale e la tipologia di domande

connesse al materiale probatorio. Altra tipologia di disposizioni preparatorie

coinvolge il teste in ordine ai fatti di cui ha personale e completa cognizione, che

sono rilevanti per i capi di imputazione ed eventuali sue modifiche, o per la

commisurazione della pena. In tal caso prima dell'escussione vengono vagliati con

cura i dettagli fondamentali della deposizione, i possibili punti oscuri, e le variazioni

301

nelle dichiarazioni.

300 AA.VV., Representing Victims before the International Criminal Court, Office of Public

Counsel for Victims ICC, 2012, pp.144-145

301 GAROFOLI VINCENZO e INCAMPO ANTONIO, Verità e processo penale, Giuffrè Editore,

2012, p.113 100

3.2.3. Segue: la diversa concezione del witness proofing nei Tribunali penali

internazionali.

La familiarizzazione del testimone, mentre nella giurisprudenza dei Tribunali

ad hoc costituisce una pratica ben consolidata, nella giurisprudenza della CPI è stata

vietata. Nei primi, nonostante lo scopo di tale procedura non sia mai stato troppo

chiaro, si è ripetutamente sostenuto che la preparazione del testimone è uno step

necessario ai fini di una completa scoperta della verità dei fatti. Essa infatti si

giustificherebbe sul bisogno dello stesso testimone di essere informato su tutto ciò

che riguardi il processo, in particolare sulle imputazioni formulate. In tale contesto la

competenza della preparazione viene affidata al Procuratore, che prende contatti con

il testimone interrogandolo durante la fase preliminare, e dunque prima

dell'audizione da parte dei giudici in aula, così come è stato delineato nel paragrafo

302

precedente.

La CPI si è invece discostata dall'approccio adottato dai predecessori,

stabilendo di negare lo svolgimento di “preparazione” del testimone, e proponendo

303

un approccio più cauto. Nel caso contro Lubanga, la Camera predibattimentale

sostenne infatti di non ritenersi affatto vincolata dalla prassi dei Tribunali ad hoc, in

304

virtù dell'art. 21 del proprio Statuto, nel quale, relativamente alla normativa

applicabile dalla Corte, si fa espresso riferimento prima di tutto al proprio Statuto e

alle proprie Rules. Ma, osservando le proprie norme, essa sottolineò come un tale

processo, in presenza di determinate circostanze, fosse, non solo ammissibile, ma

obbligatorio per assicurare il benessere del testimone. E riguardo a ciò, si è deciso

che la preparazione del testimone fosse di competenza della Corte, e non del

Procuratore. Nello specifico la procedura viene intrapresa dalla Sezione Vittime e

Testimoni, la cui competenza emerge implicitamente dall'art. 43 dello Statuto e dalle

rules 16 e 17, e che opera in consultazione con la parte interessata, in modo da

305

rendere la procedura il più appropriata possibile. In realtà, la familiarizzazione del

302 SAFFERLING CHRISTOPH, International Criminal Procedure,Oxford University Press, 2012,

pp.457-460

303 Vedi “Decision on the Practices of Witness Familiarisation and Witness Proofing” No ICC-

01/04-01/06, 8 November 2006

304 Art. 21 Statute ICC: “Applicable law. 1. The Court shall apply: (a) In the first place, this

Statute, Elements of Crimes and its Rules of Procedure and Evidence;...”.

305 SAFFERLING CHRISTOPH, op. cit., pp.457-460 101


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DESCRIZIONE TESI

Tesi- La protezione dei testimoni davanti ai tribunali penali internazionali per la cattedra di Diritto internazionale del professor Benvenuti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la protezione dei testimoni nel diritto internazionale dei Diritti Umani, l'evoluzione della testimonianza nei Tribunali penali internazionali: dai
trattamenti disumani alle permanenti misure protettive dei testimoni, l'L'importanza di proteggere i testimoni, il metodo del bilanciamento: una soluzione raggiunta ma ancora estendibile e le conclusioni.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roxy44 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Benvenuti Paolo.

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