UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI VERONA
SCUOLA DI ECONOMIA E MANAGEMENT
Corso di Laurea in Economia e Commercio
L’AVVENTO DELL’IMPRESA CONTEMPORANEA
STATUNITENSE NEL XX SECOLO
Relatore Laureando
Prof. Edoardo Demo Leonardo Calabrese
Dipartimento di Scienze Economiche
Anno Accademico 2021/2022
L’AVVENTO DELL’IMPRESA CONTEMPORANEA
STATUNITENSE NEL XX SECOLO
INDICE INTRODUZIONE
Capitolo 1 LA POLITICA ECONOMICA AMERICANA
1.1 La politica doganale
1.2 Gli effetti economici del protezionismo doganale
1.3 La ferrovia: regolamentazione ed effetti sul mercato
1.4 La regolamentazione dell’occupazione: leggi sul lavoro e
sindacati
Capitolo 2 L’EVOLUZIONE DELL’IMPRESA CONTEMPORANEA: I
NDUST INDUSTRIALIZZAZIONE E DISTRIBUZIONE DI MASSA
2.1. 2.1 Il lungo processo di industrializzazione statunitense
2.2. 2.2 L’evoluzione dell’impresa statunitense
2.3. 2.3 La distribuzione di massa
2.4.
Capitolo 3 LA PRODUZIONE DI MASSA E LE SUE CONSEGUENZE
SULL’ECONO SULL’ECONOMIA STATUNITENSE
3.1 I settori promotori della produzione di massa
3.2 L’organizzazione scientifica del lavoro
3.3 Produzione di massa e settore automobilistico
CONCLUSIONI
INTRODUZIONE
Lo scopo di questo elaborato è di illustrare in maniera approfondita l’innovazione
dell’impresa contemporanea statunitense nel 1900. L’analisi inziale seguirà la situazione
legislativa e la politica economica negli Stati Uniti e, in particolare, riguarderà tre grandi
macroaree: la politica doganale, la regolamentazione delle ferrovie e la regolamentazione
dell’occupazione (quest’ultimo è un breve cenno che fa da contorno all’attività delle
fabbriche affrontata nel terzo capitolo). I primi due argomenti avranno un importante
collegamento con la seconda parte dell’elaborato, in quanto parlerà dell’importanza delle
ferrovie per lo sviluppo delle imprese statunitensi nel corso del 1800 e del 1900. Inoltre,
il sistema ferroviario servì come strumento essenziale per sviluppare la distribuzione di
massa e la produzione di massa. L’economia americana divenne la più proficua e robusta
al mondo grazie all’espansione del commercio con l’arrivo di tre nuove tipologie
societarie per la vendita al dettaglio di massa: i department stores (o grandi magazzini),
le case di vendita per corrispondenza e le catene di negozi. Queste si servirono
ampiamente del crescente sistema di trasporti e di comunicazione, ovvero utilizzarono il
telegrafo che velocizzò esponenzialmente l’interazione tra impresa e consumatori. Nel
corso di questi anni, comparvero sul suolo nazionale moltissimi negozi che diedero inizio
all’era del consumo di massa. A supporto della distribuzione di massa, ci fu l’avvento
della produzione su larga scala: la produzione di massa. Questo argomento è il fulcro del
terzo e ultimo capitolo e tratta come si è arrivati alla produzione veloce e ottimizzata
attraverso lo studio dei vari settori produttivi, con l’aiuto dell’organizzazione scientifica
del lavoro, meglio nota come Taylorismo. Infine, nell’ultima parte del terzo capitolo,
tratterò la catena di montaggio, che fu l’esempio più iconico della produzione di massa.
Inventata e applicata da Henry Ford, la catena di montaggio segnò un grande
cambiamento nella produzione che rese la Ford Motor company la migliore industria
automobilistica al mondo per diversi decenni.
1
CAPITOLO 1
LA POLITICA ECONOMICA AMERICANA
Nella storia della legislazione federale americana, il 1890 è la data che segna un grande
spartiacque. A causa di due innovazioni legislative, avviene un effettivo trasferimento di
potere dai singoli stati a quello federale. Questo perché, grazie all’innovazione dei
trasporti e delle reti di comunicazione, i mercati non risultavano più locali ma potevano
1
essere regolamentati da altri stati, a partire dalla produzione fino alla distribuzione .
2
La prima innovazione fu la “Interstate Commerce Act” del 1887 e istituì la
regolamentazione federale delle ferrovie, grazie alla fondazione della Commissione per
il commercio interstatale (Interstate Commerce Commission, ICC). Prima di questa data,
le stazioni ferroviarie erano sottoposte alle leggi dei singoli stati. Con la nuova
regolamentazione, invece, vennero modificate le tariffe, in modo che fossero più
contenute ed accessibili, e venne incrementata la pubblicizzazione delle stesse, cosicché
tutti potessero usufruirne. 3
La seconda innovazione fu la “Legge Sherman anti-trust” del 1890. Questa vietò i
monopoli e i cartelli nella misura in cui si formavano nell’ambito del commercio
interstatale, quindi permessi in ambito locale. Fu il primo caso in cui venne imposto ed
implementato il concetto di concorrenza nell’economia americana. In particolare, fu una
prima serie di tutele a favore della concorrenza economica, che successivamente sarà il
pilastro del libero scambio.
Queste leggi segnarono una netta separazione. Prima del 1890, la politica economica
4
americana incoraggiava lo sviluppo . In particolare, riguardava lo sviluppo
dell’agricoltura (vendita a basso prezzo di terreni pubblici), dell’industria manifatturiera
(protezionismo verso la concorrenza di oltre oceano) e dei trasporti (attraverso
1 Postan, Michael Moissey, La politica economica americana (1865-1939), Vol. 7.2 in Storia Economica
Cambridge / Edizione Italiana a Cura Di Valerio Castronovo, p. 50, Einaudi, 1974.
2 Ivi, p. 51
3 Ivi, p. 52
4 Ivi, p. 53 2
agevolazioni ed investimenti). Dopo il 1890, lo scopo della politica economica era quello
di ridistribuire i poteri sulle infrastrutture, controllare e conservare, puntando sulla
concorrenza interstatale.
Questo primo capitolo ha come obiettivo l’analisi di tre settori della politica economica
americana: politica doganale, ferroviaria e del lavoro.
1.1 LA POLITICA DOGANALE (1861-1939)
Per politica doganale si intende un insieme di provvedimenti volti a regolamentare le
importazioni, le esportazioni e i dazi doganali. Questi ultimi, in particolare, sono delle
imposte indirette applicate sul valore di tutti i beni importati od esportati dal paese che li
impone e generano, in questo caso, un’entrata fiscale per lo Stato federale.
La politica doganale americana, prima del 1861, mirava a promuovere l’industria
manifatturiera. Infatti, i dazi doganali spesso erano imposti come forma di tutela per
5
questo settore, oltre al fatto che queste imposte fornivano oltre l’85% delle entrate
federali complessive.
Durante questo periodo di tempo, ci furono due manovre legislative rilevanti in quanto
l’avanzo delle entrate venne distribuito fra i singoli stati e si tratta di:
• 6
“Surplus Revenue Act” del 1836: aveva come scopo l’autosufficienza
economica degli Stati Uniti;
• 7
“Distribution Preemtion Act” del 1841: riguardava la distribuzione dell’avanzo
fiscale tra i singoli stati;
Sempre in questo arco temporale, i dazi doganali avevano raggiunto una percentuale
anche superiore del 25% e quindi si trattava praticamente di tassi proibitivi. A causa dei
5 Postan, Michael Moissey, La politica economica americana (1865-1939), Vol. 7.2 in Storia Economica
Cambridge / Edizione Italiana a Cura Di Valerio Castronovo, p. 59, Einaudi, 1974.
6 Ivi, p. 60
7 Ivi, p. 61 3
fallimenti di leggi dei primi anni del 1800, i dazi doganali furono portati intorno al 20%
per un periodo che va dal 1832 al 1862.
La situazione doganale cambiò con l’arrivo della guerra civile (1861-1865), durante la
quale aumentò esponenzialmente la spesa pubblica per far fronte a questa condizione di
emergenza. Infatti, per provvedere a questa spesa, il governo federale introdusse imposte
sul reddito, sulle successioni e sulle donazioni, imposte di fabbricazione e sull’esercizio
8
di tutte le attività economiche . I dazi furono più che raddoppiati e questo fu un problema
sia per i produttori locali (a causa di pesanti tasse interne) che per quelli esteri (che
dovettero pagare dazi altrettanto elevati). e
Dopo la guerra civile, il Partito repubblicano rimase a capo dell’esecutivo e del
Congresso. Essendo favorevole al protezionismo, nel corso degli anni a seguire i dazi
doganali di tipo protettivo furono mantenuti ed addirittura aumentati. L’unica eccezione
fu la legge doganale del 1883. La sua più grande innovazione fu l’abolizione del dazio
dell’11% ad valorem sulla lana grezza e anche i dazi sugli articoli più ordinari in lana e
9
cotone furono alquanto ridotti . Nel complesso, questa legge risultò come una modesta
concessione della maggioranza protezionistica del Partito repubblicano verso l’opinione
pubblica, la quale esigeva un sistema doganale meno stringente. Il massimo livello del
protezionismo si raggiunse con due tariffe doganali alla fine del 1800. Si tratta di:
• 10
“Tariffa McKinley” del 1990: elevò i dazi su alcuni tipi di tessili, li ridusse sulle
rotaie e li elevò sulle coltivazioni di grano e frumento. Quest’ultimo risultò inutile
in quanto l’agricoltura americana non aveva bisogno di protezione, dato che
dominava il mercato agricolo locale ed estero e veniva esportata la maggior parte
della produzione interna;
8 Postan, Michael Moissey, La politica economica americana (1865-1939), Vol. 7.2 in Storia Economica
Cambridge / Edizione Italiana a Cura Di Valerio Castronovo, p. 61, Einaudi, 1974.
9 Manschke R., “La politica doganale degli Stati Uniti (con riguardo alle ultime doganali)”, Rivista
Internazionale di Scienze Sociali e Discipline Ausiliarie, Vol. 96, Fasc. 368, Vita e Pensiero –
Pubblicazioni dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, p. 290, 1923.
[ 03.10.2022]
10 Postan, Michael Moissey, La politica economica americana (1865-1939), Vol. 7.2 in Storia Economica
Cambridge / Edizione Italiana a Cura Di Valerio Castronovo, p. 63, Einaudi, 1974.
4
• 11
Tariffe della “Dingley Act” del 1897: questa legge alzò l’aliquota media dei dazi
al livello protettivo più alto fino ad allora. Si passò dall’aliquota del 49% del 1898,
a quella del 52% del 1899, per poi tornare all’aliquota del 49% del 1900. Questa
legge, tra tutte le tariffe doganali, fu quella che rimase in vigore più a lungo,
12
ovvero complessivamente per dodici anni ;
Dopo il 1902, la protezione doganale iniziò ad attenuarsi e i picchi dei dazi vennero
tagliati. Le motivazioni possono essere due. La prima riguarda l’industria nazionale, la
quale si era affermata nel mercato e aveva accresciuto la propria efficienza permettendosi
così una minore protezione con i dazi. La seconda riguarda il Congresso, che, attraverso
13
nuove tariffe (“Tariffa Payne-Aldrich” del 1909 e “Tariffa Underwood” del 1913) ,
aveva ridotto le aliquote doganali. .
Al termine della Prima guerra mondiale, il settore dei produttori nazionali rimase
14
inaspettatamente florido e l’attenzione fu portata verso gli agricoltori . I loro redditi reali
medi erano diminuiti di oltre tre quarti rispetto a quelli di dieci anni prima. Per far fronte
a questa crisi, vennero introdotte diverse nuove tariffe, tra cui la più importante fu la
15
“Tariffa Hawley-Smoot” del 1931. Questa fu la tariffa più alta e protezionistica della
storia economica americana e raggiunse il tasso dell’aliquota media del 60%. La nuova
situazione doganale offrì quindi gli aiuti necessari ai settori produttivi nazionali e proprio
in questo momento sorse un problema di carattere politico. Il Congresso, nel prendere
decisioni riguardanti la politica economica e in particolare nell’elaborare le leggi
doganali, si era dimostrato facilmente influenzabile, accoglieva ogni richiesta e i
procedimenti burocratici di approvazione erano lunghi e complessi. Inoltre, nel definire
le tariffe doganali, agiva secondo i principi e gli ideali della politica prevalente e
11 Postan, Michael Moissey, La politica economica americana (1865-1939), Vol. 7.2 in Storia Economica
Cambridge / Edizione Italiana a Cura Di Valerio Castronovo, p. 63, Einaudi, 1974.
12 Manschke R., “La politica doganale degli Stati Uniti (con riguardo alle ultime doganali)”, Rivista
Internazionale di Scienze Sociali e Discipline Ausiliarie, Vol. 96, Fasc. 368, Vita e Pensiero –
Pubblicazioni dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, p. 296, 1923.
[ 03.10.2022]
13 Postan, Michael Moissey, La politica economica americana (1865-1939), Vol. 7.2 in Storia Economica
Cambridge / Edizione Italiana a Cura Di Valerio Castronovo. Einaudi, 1974.
14 Ivi, p. 63
15 Ivi, p. 64 5
dominante. Quindi, per esempio, se la maggioranza politica prediligeva un sistema
protezionistico a discapito di alcuni settori, questa veniva approvata e messa in atto.
Quello di cui si aveva bisogno era una figura imparziale e con possibilità di azione
immediata. Proprio per questo motivo, i membri del Congresso credevano che il compito
di elaborare le tariffe doganali, in modo specifico e dettagliato, dovesse essere trasferito
16 17
al ramo esecutivo . Il presidente, affiancato da una Commissione amministrativa e
rispettando le linee generali della politica economica perseguita dal Congresso, poteva
cambiare e adeguare l’aliquota dei dazi su ogni bene in base alle necessità. Inoltre,
essendo imparziale, poteva attuare quella determinata politica economica in modo
distaccato. Nel 1916 fu istituita la Commissione tariffaria permanente, l’organo
specializzato che avrebbe affiancato il presidente, e nel 1922 il Congresso diede il potere
all’esecutivo di aumentare o ridurre del 50% le aliquote dei dazi indicate dalla legge,
quando la suddetta Commissione lo avesse consigliato. Il presidente che propose questa
18
novità di variabilità delle aliquote fu “Warren Gamaliel Harding” . .
Un altro cambiamento, in seguito alla creazione della commissione, si verificò nel 1932
con l’adozione di un nuovo principio portante, ovvero la “clausola incondizionata della
19
nazione più favorita” . In base a questo principio, gli Stati Uniti, in fase di conclusione
di trattati tariffari che concedevano benefici e privilegi a un paese, si impegnavano ad
estendere gli stessi a tutti i paesi che con cui valeva questa clausola. Procedendo in questo
modo, si evitarono discriminazioni fra le nazioni coinvolte. .
La vera rivoluzione avvenne nel 1934 con la principale legge in ambito economico
20
internazionale presente nel New Deal, ovvero il “Trade Agreements Act” . Questo
autorizzava il presidente a negoziare accordi commerciali con l’estero. In merito a questo
potere, se l’altro paese avesse accettato di effettuare riduzioni ritenute in linea con una
reciprocità equa e ragionevole, il presidente avrebbe avuto la discrezionalità e la facoltà
16 Postan, Michael Moissey, La politica economica americana (1865-1939), Vol. 7.2 in Storia Economica
Cambridge / Edizione Italiana a Cura Di Valerio Castronovo. Einaudi, 1974.
17 Ivi, p. 65
18 Ivi, p. 66
19 Ivi p. 67
20 Larkin, John Day. “The Trade Agreement Act in Court and in Congress.” The American Political
Science Review, vol. 31, no. 3, 1937. [ 10.10.2022]
6
di scegliere se abbassare fino al 50% l’aliquota dei dazi. Possiamo dire che tutta la per di
In conclusione, possiamo con sicurezza affermare che il “Trade Agreements Act” del
1934 mise le basi per la successiva liberalizzazione della politica economica commerciale
americana. Ovvero vuol dire che ben presto il pilastro fondamentale del commercio
sarebbe diventata la libera concorrenza sul mercato.
1.2 GLI EFFETTI ECONOMICI DEL PROTEZIONISMO
DOGANALE
Tecnicamente, il protezionismo doganale si serviva dei dazi e delle varie tariffe. In
particolare, i dazi venivano applicati direttamente alle merci e ai prodotti importati
aumentandone così il prezzo rispetto a quelli nazionali, che venivano quindi favoriti per
il consumo sul mercato interno. Le tariffe, invece, sono diverse in base alla tipologia di
merce o prodotto e si dividono in due categorie:
• Tariffe di importazione: aumentano il costo per gli importatori e aumentano il
prezzo dei beni importati, riducendone così la quantità importata favorendo i
produttori locali;
• Tariffe di esportazione: vengono applicate raramente in quanto risultano dannose
per l’economia locale, ma funzionano esattamente come la prima tipologia di
tariffa;
Per analizzare gli effetti economici causati dal protezionismo doganale, bisogna osservare
due momenti: il breve periodo e il lungo periodo. .
21
Nel breve periodo , se vengono applicati dei dazi sull’importazione di un prodotto, questi
faranno aumentare il costo per i produttori esteri dell’offerta di questo bene. Di
conseguenza, il prezzo dei beni crescerà e il consumo totale diminuirà. Quindi, la quantità
di prodotti importati diminuirà e la quantità prodotta internamente aumenterà. L’effetto
21 Postan, Michael Moissey, La politica economica americana (1865-1939), Vol. 7.2 in Storia Economica
Cambridge / Edizione Italiana a Cura Di Valerio Castronovo, p. 65, Einaudi, 1974.
7
finale che si avrà è un innalzamento dei guadagni totali dei produttori nazionali, proprio
perché è aumentato il prezzo ed è aumentata la produzione interna complessiva. In questo
22
scenario, percepisce ingenti entrate anche il Tesoro statale in quanto i consumatori
pagano il sovrapprezzo sui prodotti importati, che va dunque a finire nelle casse federali.
23
Nel lungo periodo , invece, la protezione consentiva alle industrie a
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.