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Tesi - Il giornalismo specializzato: ruolo e funzione di alcune riviste di settore

Tesi - Il giornalismo specializzato: ruolo e funzione di alcune riviste di settore Argomenti trattati: capitolo 2: Gastronomia...e non solo; capitolo 3: il mondo dei motori; capitolo 4 : la nautica da diporto; capitolo 5 : Editoria specializzata VS Internet.

Materia di Teoria e tecnica del giornalismo relatore Prof. G. Mele

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ESTRATTO DOCUMENTO

Immagine 10 : Homepage del sito www.quattroruote.it

Ma non solo, perché sono disponibili anche applicazioni digitali per

Tablet e Smartphone, oltre ad un canale sulla web-tv, che rendono

questa rivista davvero multimediale.

Un altro aspetto da prendere in considerazione è quello delle

pubblicazioni speciali di Quattroruote, ovvero volumi e manuali

dedicati ad argomenti ancor più specifici del mondo dell'auto, che

raccolgono la storia delle singole case automobilistiche ( come ad

esempio la serie “Passione Auto”, di cui sotto riporto un numero).

Immagine 11 : Copertina di un numero della serie Passione Auto

pubblicata da Quattroruote

Insomma, Quattroruote ha creato in tutti questi anni un valido

sistema comunicativo in grado di soddisfare le esigenze di tutte le

categorie di consumatori, dal semplice privato fino all'operatore di

settore, passando per i professionisti. Qui si inserisce la competente

ed autorevole organizzazione di eventi da parte di Quattroruote,

come il Quattroruote Day, che annualmente riunisce le più

importanti personalità del mondo dell'auto per discutere di

tematiche importanti per il mercato, o il Raduno dei Raduni, una

ricca manifestazione di esibizioni e test-drive organizzata

annualmente in quel di Vairano, dove si trova la sede della pista di

Quattroruote.

La rivista ha dunque dato cosi importanza al suo settore di

competenza, trattandolo in modo specifico per permetterne la

giusta fruizione da parte del pubblico.

Ma questi ed altri aspetti sono emersi più chiaramente dall'intervista

che ho sottoposto al vicedirettore di Quattroruote, Gianluca

Pellegrini.

Egli mi ha spiegato innanzitutto che la posizione della rivista è quella

del punto di incontro tra compratori e venditori di auto, restando

però nell'ottica dei compratori e prendendone le difese.

Quattroruote in questo modo capisce quello che la gente vuole,

seguendo o anticipando le tendenze di mercato. Ad esempio in un

periodo come questo, con la crisi del mercato dell'auto e i prezzi del

carburante alle stelle,( per dirne solo due ), poco senso avrebbe una

pubblicità o un articolo- prova di una macchina da settantamila

euro, che si riferisce ad una fetta di mercato ora quasi totalmente

ferma; più produttivo ed interessante sarebbe invece un servizio su di

un'auto con ad esempio un sistema di propulsione ibrido benzina ed

elettrico o benzina e gas, capace di andare incontro alle esigenze

dei consumatori in questo momento, che sono chiaramente quelle

di consumare meno, e ridurre il più possibile i costi di esercizio della

propria automobile.

Se una volta c'era dunque il mito della velocità, ora potremmo dire

che c'è quello del risparmio, dell'affidabilità. Per le strade si corre

molto meno, con una conseguente notevole diminuzione di

incidenti e mortalità, che a sua volta ha portato anche ad una

diminuzione dei costi di soccorso per queste evenienze.

Il vicedirettore ha continuato dicendomi che ora il mercato dell'auto

è in piena crisi, non solo per il fatto della diminuzione delle vendite,

ma anche perché la gente utilizza sempre meno, o per niente,

l'automobile, mettendola da parte e affidandosi al trasporto

pubblico, che è quindi messo a sua volta a dura prova, dovendo

sopportare un afflusso di utenti sensibilmente maggiore, che

potrebbe portare ad un collasso laddove la rete di trasporti pubblici

non è ben organizzata e sviluppata.

In questo modo mi ha fatto capire come il sistema dei trasporti sia

complesso, e possa essere comparato ad un funzionamento a vasi

comunicanti: dove guadagna il trasporto privato perde quello

pubblico, e viceversa.

Il vicedirettore mi ha chiarito poi che la sua rivista non è

assolutamente uno strumento per le aziende, bensì per gli

automobilisti, cui va incontro cercando di capire di volta in volta

cosa vogliono dal mercato.

Circa il fatto dell'esportazione dei marchi italiani all'estero, come la

Ferrari o la Maserati, il vicedirettore mi ha spiegato come questi

marchi abbiano in realtà poco bisogno di una pubblicizzazione da

parte di riviste di auto, e che sono in grado da soli di creare ( e

mantenere) fama e prestigio. Nel fare questo ad esempio la Ferrari è

molto più forte di qualsiasi altro marchio italiano, poiché partecipa

alle gare di Formula1, che rappresentano un vero e proprio

trampolino di lancio, offrendo visibilità in tutto il mondo.

Parlando della Fiat, il vicedirettore mi ha spiegato che, a parte in

Europa, le vendite dell'azienda di Marchionne sono abbastanza

scarse, considerando come casi a parte l'America, che con la

Chrysler è proprietaria in parte del marchio italiano, e il Brasile, dove

la Fiat è venduta però come un marchio locale.

Quattroruote rappresenta comunque già con il suo nome

un'esportazione del marchio italiano; Pellegrini infatti mi ha spiegato

che in Russia è la rivista numero uno del settore ed in Cina la numero

due, e in entrambi questi paesi è venduta con lo stesso nome

italiano.

Tuttavia, il campo dei motori è ormai da tempo inflazionato e invaso

da molte riviste, ne citerò quindi alcune delle più importanti.

Partiamo da AlVolante, rivista molto più recente di Quattroruote (è

nata nel 1999), ma ormai capace di competere senza problemi con

quest’ultima, avendo quasi seicentomila copie mensili all’attivo.

Edita dalla casa editrice Universo e diretta da Guido Costantini, è

riuscita in questo poco tempo anche a introdurre delle novità, come

il listino prezzi aggiornato e commentato, che altre riviste

copieranno. Inoltre, offre dirette, chiare e pratiche prove su strada

delle auto, che indirizzano molto bene all’acquisto, e spiegano

approfonditamente ogni aspetto relativo a guida e sicurezza delle

vetture; c’è, poi, un’importante sezione dedicata al mercato auto,

con segnalazioni di promozioni in atto presso i concessionari, sia per

auto usate che nuove o Km0.

Iniziando a sfogliare il giornale ci si imbatte subito nell’editoriale del

direttore, che affronta l’argomento delicato del momento;

andando avanti c’è poi la parte dedicata alle principali news del

mondo dell’auto e altri inserti speciali, quali i saloni automobilistici

(dove AlVolante è sempre presente) e la sezione Auto da Sogno, in

cui si prende in considerazione un’auto di lusso prodotta spesso in

pochi esemplari.

Si giunge poi alla prova si strada, divisa in PrimoContatto, dove le

auto sono presentate brevemente, e ProvataperVoi, in cui invece

troviamo un’approfondita prova su strada della macchina presa in

considerazione, con giudizi sintetici finali. Troviamo poi una sezione

sport e una dedita alla tecnologia sulle auto, seguite da pratici

consigli di manutenzione e guida.

Nell’ultima parte della rivista c’è poi il listino completo delle auto in

produzione, con tutte le specifiche annesse per ogni modello.

Insomma, una rivista davvero oggettiva, completa e affidabile, che

non si lascia influenzare dai costruttori delle case automobilistiche e

che, per quanto offre (circa quattrocento pagine) costa anche

poco.

Troviamo poi Automese, mensile nato nel 1989 edito da Conti

editore e diretto da Diego Eramo. Una rivista che offre e si distingue

soprattutto per un linguaggio chiaro, semplice, diretto e pratico

adatto anche ai non addetti ai lavori, con una grafica accattivante

e piena di grandi foto.

All’interno troviamo schede tecniche approfondite dei modelli presi

in prova, e ovviamente anche listini prezzi per il nuovo e l’usato, oltre

a interviste fatte a personalità importanti del mondo

dell’automobilismo.

L’impaginazione è chiara e le informazioni sono suddivise in riquadri,

in modo da permettere una lettura guidata della pagina.

Questa rivista tuttavia costa leggermente di più rispetto ad

AlVolante, ed in totale offre meno informazioni, puntando di più sulle

immagini, ed ha una tiratura di quasi cinquecentomila copie mensili.

Giungiamo cosi a parlare di GenteMotori, mensile di auto nato nel

1972, edito da Hachette Rusconi e diretto da Enrico Violi, che conta

una tiratura mensile di poco più di centosettantamila copie.

Possiamo dire che è una delle riviste più rinomate nel panorama

automobilistico, e si indirizza a chi ama la propria auto e la vede

come un punto di riferimento per i suoi viaggi in sicurezza e comfort.

Un mensile molto preciso nei particolari, ma anche aggiornato e

attendibile, pieno di informazioni da tutto il mondo dell’auto, ma

che non trascura la qualità e lo stile delle sue pagine.

All’interno si può apprezzare la parte dedicata alle prove delle auto,

effettuate da esperti che concludono poi con giudizi su prestazioni e

affidabilità del mezzo, e quella dedicata ai listini prezzi aggiornati del

nuovo e dell’usato.

Inoltre figurano interessanti rubriche sulla sicurezza stradale, davvero

importanti per chi fa della sicurezza in viaggio la sua priorità.

Da citare in ultimo sono poi Cambio, dedito soprattutto a chi vuole

acquistare o vendere la propria auto, VetrinaMotori, periodico

freepress molto recente (2002), e AutoOggi, che è però un

settimanale. CAPITOLO QUARTO

LA NAUTICA DA DIPORTO

Immagine 1 : Copertina del primo numero di Nautica

“È per chi naviga, per chi navigherà o per chi si dovrà accontentare

soltanto dei sogni che è nata Nautica, una rivista nuova per un

fenomeno nuovo”.

Fu questo lo slogan e l'immagine (1) che la neonata rivista Nautica

scelse per la sua prima pubblicazione in assoluto, risalente al mese di

Marzo del 1962. E c'è da pensare che ne ha fatta di strada, dato

che solo nel Dicembre 2003 è arrivata a sfondare il tetto delle 500

pubblicazioni, diventando in 50 anni un vero e proprio riferimento

per tutti gli appassionati di mare e dintorni. Nell'immagine 2

sottostante ho riportato la copertina dell'uscita numero 500 della

rivista. Immagine 2 : copertina numero 500 di Nautica

Ma una personalità importante se si parla della rivista Nautica è

Paolo Ciraci, poiché proprio lui ha ideato e creato il sito web della

rivista, Nautica.it. Il sito risale agli inizi dell'era internet, ovvero al 1993

e fu senza dubbio uno dei primi del settore ( una curiosità: digitando

rivista in ricerca Google, il sito www.nautica.it esce come secondo

risultato, dopo la definizione di rivista di Wikipedia). Ciraci ha

pubblicato molti articoli sul mensile cartaceo di Nautica, che sono

riportati (dal 1996 al 2001) sul suo sito paolociraci.it ( nell'immagine

sottostante) e sullo stesso sito di Nautica nella sezione “Il

Cybernauta”.

Immagine 3: Homepage del dito di Paolo Ciraci

Molti i servizi web da lui ideati per Nautica, tra cui “Il Forum dei

Diportisti”, che lascia spazio a libere discussioni e scambi di opinioni

tra appassionati, o “Nautica News”, un blog di articoli e notizie della

redazione e dei lettori, oppure anche “Impressioni di navigazione”,

dove sono riportate le prove di barche effettuate in 50 anni di

attività dalla redazione della rivista Nautica.

Inoltre a partire dal mese di giugno 2010 è disponibile una versione

digitale di Nautica da dove è possibile scaricare tutte le riviste uscite

in formato appunto digitale, e recentemente è disponibile anche

una applicazione(sperimentale) per smartphone come I-Phone

chiamata Nautica APP.

Insomma, le nuove tecnologie e soprattutto internet hanno dato

una notevole spinta alla pubblicizzazione e l'espansione di questa

rivista, che ora offre un sito (disponibile anche in versione inglese)

davvero completo in ogni sezione, da quella pratica per la vendita

di barche usate, agli accessori e alle segnalazioni delle fiere più

importanti, a quella più impegnata dell'editoriale, che si pone

l'obbiettivo di focalizzare il problema di attualità. Ed è proprio qui

che entriamo nel vivo della questione che voglio analizzare, ovvero

se queste riviste siano, come ho detto nell'introduzione, anche

impegnate a farsi carico e portavoce dei problemi che affliggono il

loro settore.

Ebbene sfogliando il formato cartaceo, navigando nel sito di

Nautica e intervistando, mi sono accorto come questo compito sia

pienamente soddisfatto da questa rivista, che mensilmente

attraverso un editoriale (di Lucio Petrone) si occupa di analizzare e

discutere della problematica del momento, facendosi portatrice

attiva della causa di salvaguardare il mondo nautico. Ad esempio,

nell'editoriale dello scorso Gennaio 2012 Petrone parlava del

decreto Salva-Italia e dell'assemblea generale della nautica, che si

sarebbe tenuta a Roma in occasione dell'apertura della fiera

nautica Big Blu. Ne riporto alcuni passi:

“Questa chiamata a raccolta di tutto il mondo nautico - proprio nel

momento in cui, in Parlamento, si sta per trasformare in legge il

decreto "Salva Italia" - ha lo scopo di tentare, per quanto possibile,

di salvare il settore da una catastrofe annunciata. E con ciò non

vogliamo evitare il giusto contributo di operatori e utenti alle

necessita del momento.”

“...Vogliamo soltanto che si agisca con buonsenso”.

“...c'è ancora tempo per rimediare e per questo è importante far

sentire la nostra voce, specie se l'Europa riuscirà a salvare l'euro e sé

stessa e ci sarà una ripresa alla quale arrivare preparati”.

“Ma non sarà solo una protesta, con Rai Sociale, auspichiamo che

l'evento sia anche l'inizio di un nuovo corso del diportismo, volto a

valorizzare quelle funzione di sviluppo sociale e culturale che sono

caratteristiche precipue di un'attività formativa come quella

dell'andar per mare”.

Ma ancora più esaustiva in merito è stata l'intervista telefonica che

ho sottoposto al direttore commerciale di Nautica, Paolo Sonnino.

Egli alla mia solita domanda ( se il ruolo della rivista andasse oltre il

semplice prodotto industriale di pubblicizzazione dei prodotti) ha

risposto in modo molto deciso, affermando che la rivista ha un ruolo

politico davvero marcato e consolidato da tempo, essendo da

molto il mensile leader nel settore; Nautica condiziona dunque

fortemente le scelte politiche che vengono prese per i suoi interessi,

assumendo un ruolo attivo nel decidere le sorti del suo mercato nel

tempo, cosa che gli ha permesso di diventare negli anni un punto di

riferimento per il mondo nautico.

Ho posto poi una seconda domanda al Sig. Sonnino, ovvero a quale

pubblico fosse prevalentemente rivolta la rivista, se a quello dei

lettori fruitori o a quello degli addetti ai lavori, e la sua risposta è

stata anche qui abbastanza netta, ed ha confermato la mia prima

ipotesi, quella dei lettori-consumatori. Sonnino ha affermato che

questa categoria è il loro pane quotidiano, alla quale loro si

rivolgono prima di tutti, anche se pure il pubblico degli addetti ai

lavori ha la sua importanza.

Dall'analisi che ho svolto su Nautica ho dunque capito che è una

rivista politicamente e attivamente impegnata per il suo settore,

come si capisce anche dagli estratti dell'editoriale riportati sopra,

che con gli anni è riuscita ad affermarsi come leader indiscussa e

punto di riferimento per i suoi lettori grazie anche e soprattutto a

questo suo ruolo politico di rilievo.

Ma torniamo all'aspetto prettamente storico della rivista, vedendo

cosa c'era prima di Nautica e cercando di fornire una sintesi storica

della sua formazione.

La più antica rivista italiana del diporto prima di Nautica era “Vela e

Motore”, ma a Milano si editavano, dagli inizi degli anni Cinquanta,

anche “Spruzzi e Virate” e “Le vie del Mare”. A Roma invece si

pubblicava “Italia sul Mare”, prettamente militare, ed è proprio da

questa rivista che nacque Nautica, o meglio da una sua rubrica

(ottenuta da Vincenzo Zaccagnino, amico di Petrone), che poi

diventò una sezione e poi ancora la parte più importante della

rivista. Come racconta lo stesso Lucio Pretone, che collaborando

con altre personalità importanti contribuì fortemente alla nascita di

Nautica, fu proprio in questo periodo (anni '50) che rinacque la

nautica del dopoguerra e la rivista “Italia sul Mare” cessò di essere

solo un prodotto militare. Con il passare degli anni intanto la rivista

cresceva, e anche la pubblicità che vi si faceva. Ormai erano già

anni Sessanta, e si decise di provare una nuova pubblicazione; ciò

avvenì grazie all'aiuto di due signori, proprietari di un cantiere che

costruiva imbarcazioni (l'Italcraft), che proprio in quel periodo

stavano lanciando sul mercato un nuovo tipo di barca e avevano

bisogno di pubblicizzare la cosa. Un tale signor Enzo Bernardini,

editore della rivista, scelse il nome “Nautica”, e decise di dotare la

casa editrice di una propria organizzazione di vendita degli spazi

pubblicitari e proponendo:” Stampiamola in rotocalco, si staccherà

immediatamente da ogni altra e sarà subito una pubblicazione di

grande livello." A questo punto Petrone continuo ancora per un

anno a scrivere per “Italia sul Mare”, fino a quando il crescente

lavoro per Nautica non glielo permise più, e decise allora di

cambiare posto.

Poco dopo, i tre giornalisti Bernardini, Petrone e Zaccagnino si

trovarono degli uffici in una palazzina su Viale dell'Università a Roma,

dove poter dare inizio alla stampa. Cosi, nella seconda metà del

Dicembre del 1961, in un paio di settimane uscì il numero “zero” di

Nautica.

Arrivò quindi il momento del vaglio, che passò prima dalle mani del

salone di Parigi il successivo 10 Gennaio, poi in quelle del nascente

Nautico di Genova verso la fine del mese, e fu un successo doppio:

sia i contenuti che l immagine piacquero molto ad entrambi.

Si era cosi dato il la ad un processo produttivo e ad una

collaborazione sempre piu intensi ed in crescita; infatti il numero uno

della rivista non si fece attendere, e si confermò sia tra gli utenti, che

lo trovarono un mezzo di comunicazione completo e moderno, sia

tra gli operatori del settore, i quali potevano ora promuovere

efficacemente i loro prodotti.

L'ultimo passo fu quello dell'edicola, dove Nautica arrivò per la

prima volta nel Marzo del 1962, presentandosi come un prodotto

nuovo e fresco, subito oggetto di imitazioni. L'editoriale, di cui ho

riportato una frase ad inizio capitolo, ben spiegava il programma

redazionale, ma di certo neanche lo stesso direttore avrebbe mai

potuto immaginare che lo sviluppo del diporto, da pochi anni a

quella parte, sarebbe stato cosi massiccio ed improvviso, e non

poteva neanche immaginare che sarebbe stato proprio Nautica il

principale promotore di questo boom di settore.

Vediamo dunque come la storia di questa rivista ci mostri che non è

mai stata solo un mero prodotto dell'industria, come avevamo

postulato all'inizio, un prodotto cioè creato solo ed esclusivamente

per un ritorno economico o per creare una nuova fetta di mercato (

quella del giornalismo specializzato appunto) su cui guadagnare.

Bensì, grazie alla passione di chi ci lavora, Nautica ha contribuito

come abbiamo visto a sviluppare un forte interesse su questo

settore, che ha dunque ritorni anche di tipo culturale e di

esportazione del marchio italiano all'estero. Il ruolo di questa e di

altre riviste simili è importante però anche dal punto di vista

economico, perché grazie ad una efficace promozione dei prodotti

si arriva più facilmente anche a poterli vendere sul mercato, e

quindi a muovere l'economia.

Ma torniamo ora a Nautica, o meglio vediamo quali sono le

principali altre riviste dello stesso settore.

Innanzitutto si deve citare Bolina, nata nel 1985 per opera di Giorgio

Casti, mensile che si occupa però soltanto di vela. Questo magazine

rimane un po’ fuori dal coro, per il suo stile semplice ( è stampato in

bianco e nero) ma completo, che si distingue dalle pagine lucide e

piene di sfavillanti yacht di altre riviste.

Ha un formato quasi tascabile, con circa duecento pagine piene di

consigli tecnici, suggerimenti di itinerari interessanti, storie di gente di

mare, annunci di compra-vendite. È insomma una rivista si

specializzata, ma che non chiude la cerchia del pubblico di lettori a

cui si rivolge, rimanendo semplice e fruibile anche ai meno esperti

del settore, o a chi si sta avvicinando da poco a questo mondo.

Un’altra rivista nautica è MondoBarcaMarket, mensile tecnico,

amatoriale e divertente, che offre una lettura non troppo pesante,

anche grazie al fatto di una forte presenza di immagini e fotografie.

Al suo interno possiamo trovare una sezione dedicata alle compra-

vendite di barche nuove ed usate, oltre ovviamente a molte

informazioni nautiche.

Grazie alla sua capillare distribuzione, questo magazine offre una

grande vetrina pubblicitaria per chi vuole far conoscere o vendere il

proprio prodotto.

Possiamo poi citare FareVela, rivista molto diffusa che, come Bolina,

tratta in modo specifico le barche a vela, con articoli interessanti su

fiere ed eventi, ma anche giudizi su nuovi modelli di barche e, in

ultimo, un utile listino per la compra-vendita del nuovo e dell’usato,

dove è possibile vendere gratuitamente.

Ovviamente tutte le riviste che ho qui citato, e non solo di nautica,

hanno ormai da anni un corrispettivo sito Internet, che insieme alla

rivista rende la fruizione del prodotto molto più facile e vasta. Questa

affermazione ci introdurrà al prossimo capitolo, in cui si parlerà

proprio dell’interessante rapporto tra editoria specializzata ed

Internet, rapporto che non sempre è cosi scontato e facile e che

spesso, se non ben gestito, può essere fonte di problemi nella

gestione delle informazioni.

EDITORIA SPECIALIZZATA VS INTERNET

L'ANES, in occasione del suo terzo forum nazionale tenutosi a fine

2009 a Milano, ha evidenziato come il settore dell'editoria

specializzata, a causa dell'avvento della crisi e delle nuove

tecnologie digitali, sarà costretta a breve a rivedere a fondo il

proprio modello di business. Ovviamente ciò è lungi dall'essere

chiaramente definito, ma quel che di certo si sa è che la recessione

globale è stata molto più grave del previsto, e questo ha influito

negativamente sui bilanci dell'editoria specializzata.

Infatti, secondo una stima Nielsen ( un'azienda che rileva dati su

utilizzo e consumo dei media) del 2009, la diminuzione della

pubblicità su queste riviste ammonterebbe ad una preoccupante

percentuale del 29,15% in meno rispetto all'anno precedente,al

contrario di quella online che continuerebbe imperterrita la sua

crescita ( più 7%). E a rendere questo quadro ancor più

preoccupante è il tempo medio che gli italiani trascorrono al pc,

notevolmente aumentato.

Ma non è tutto oro quel che luccica, infatti Internet potrebbe

presentare anche fattori negativi; parlando della pubblicità infatti, e

di quella fatta on-line, di certo possiamo dire che non raggiunge ( e

raggiungerà mai, probabilmente) la profittabilità di quella fatta

invece su carta stampata, ed è proprio per questo che molti editori

ancora si ritengono dall'investire nel web.

Un'altra soluzione potrebbe essere quella delle news offerte a

pagamento, ma non ha convinto del tutto gli editori. Infatti, come

spiega Paolo Ainio della Banzai ( azienda Internet che opera nel

campo del commercio dei media e della consulenza online ), non

tutto quello che si offre deve essere gratuito,bensì, come succede

nel web attraverso il fenomeno che è stato definito come Freemium

( metà Free e metà Premium), bisogna proporre una base di

contenuti gratuiti ai quali però gli utenti più interessati, previo

pagamento, potranno aggiungerne degli altri. In tutto questo

bisogna anche fare ovviamente i conti con Google, che, essendo il

motore di ricerca più diffuso e utilizzato, funge anche da

selezionatore di contenuti, il che vuol dire che, come spiega Ainio,

che “ Oggi si può anche fare il contenuto più bello del mondo, ma

se a Google “non piace” questo prodotto rimarrà sconosciuto al

grande pubblico”.

Gli editori specializzati devono dunque porsi con molta attenzione di

fronte ai new media, e soprattutto Internet, devono cioè cercare di

individuare la strategia per sfruttarli in maniera ottimale. Ad esempio

nel passare sul web, una rivista non può semplicemente trasporre i

contenuti cartacei online, poiché i due mezzi utilizzano un

linguaggio ed hanno una fruizione totalmente diversi. Mentre la

rivista scritta deve presentarsi come un prodotto di alta qualità, il

corrispettivo sito internet dovrà essere invece pensato in modo più

industriale, adatto insomma ad essere consultato da un pubblico

molto più vasto ed in genere mediamente meno informato; cosi

facendo, i due contenuti saranno complementari, e l'uno attirerà

utenti verso l'altro, di modo che nessuno dei due si danneggerà e

potranno lavorare in una sintonia produttiva.

CONCLUSIONI

Nel corso di questa tesi è stato analizzato il giornalismo specializzato

partendo dallo studio di alcune riviste di settore, a partire dalla loro

storia fino ad attualizzare il discorso inserendo interviste sottoposte ai

rispettivi direttori, o chi per loro. In generale l’obiettivo è quello di

capire il ruolo e la funzione di questo tipo di riviste, nel panorama più

ampio del giornalismo specializzato, e, facendo questo, cercare

anche di capire eventuali differenze tra di loro.

E c’è da dire che tra le riviste qui prese in considerazione si notano

alcune differenze sostanziali che hanno permesso di concludere

dicendo che questa nicchia di giornalismo, quello di settore, può

esprimersi in modo variegato.

C’è, ad esempio, chi come Nautica ha scelto di voler ricoprire un

attivo ruolo politico per difendere gli interessi del suo settore,

esprimendoli mensilmente attraverso l’editoriale di Lucio Petrone,

come mi ha spiegato il direttore commerciale Paolo Sonnino; o chi,

come Gambero Rosso, decide di voler innanzitutto raccontare la

realtà, senza sporcarsi le mani nella politica, ma svolgendo

un’importante attività promozionale per il marchio italiano, cosa che

più o meno fa anche la rivista di viaggi Dove, andando però più

verso il suggerimento di nuove tendenze e stili di vita; poi c’è

Quattroruote, che si pone dalla parte dei consumatori cercando

sempre di capire cosa chiedono dal mercato, e di scrivere quindi

articoli in linea con le esigenze del pubblico.

Tutte le riviste da qui analizzate sono comunque molto attente alla

situazione economico-sociale del nostro paese, riconoscendo, ad

esempio, che in questo periodo c’è crisi, e proponendo così,

ognuna per il suo settore di appartenenza, possibili soluzioni che

vadano incontro al consumatore.

Un discorso a parte meritano soprattutto Quattroruote e Gambero

Rosso che, rappresentando i due settori principali (enogastronomia

e automobili) delle nostre eccellenze, svolgono un’attività decisiva

per la promozione del marchio italiano all’estero; entrambe sono

infatti esportate in Paesi emergenti ed importanti come la Cina e la

Russia, dove contribuiscono a far conoscere la nostra industria di

alto livello. Tale attività è comunque svolta anche dalla rivista Dove,

che rimane attenta a pubblicizzare anche località turistiche di

tendenza italiane.

Più in generale, queste riviste hanno in comune il fatto di aver svolto

un ruolo nel tempo molto importante : quello cioè di creare un

interesse attorno al loro campo di specializzazione, tale da

valorizzarlo, diffonderlo e sostenerlo nel corso degli anni, di creargli

una ben precisa identità. Tutto questo ha creato a sua volta un

ritorno economico rilevante, perché dove c'è interesse pubblico per

qualcosa, li ci sono soldi; ma questo aspetto economico non è stato

il motivo per cui queste riviste sono nate, bensì un'inevitabile

conseguenza di tale processo.

Il ruolo, quindi, che le riviste specializzate oggi ricoprono nell'ambito

del giornalismo ma anche nella società, è anche quello di creare e

soprattutto mantenere un certo interesse per il loro campo, interesse

che comunque, data la sua natura specializzata, non coinvolgerà

mai le masse, bensì rimarrà un settore di nicchia adatto ad un

pubblico più o meno ristretto, ma che comunque esiste ed è molto

importante. SITOGRAFIA

www.nautica.it

www.paolociraci.it

www.gamberorosso.it

www.edidomus.it

www.giornalilocali.it

www.b2b24.ilsole24ore.com

www.ciao.it

www.qviaggi.it

www.viaggi.corriere.it

www.appblog.it

www.ipadworld.it

it.wikipedia.org

www.ipse.com

www.ricetteonline.com

www.lacucinaitaliana.it

www.mondadori.it

www.onlyforeyes.com BIBLIOGRAFIA

La stampa periodica specializzata e tecnica in Italia: editori e

pubblicazioni, Milano, A.N.E.S. 2003 ;

La nascita della stampa periodica e il suo affermarsi in Italia, Roma

1993 ;

Atti del primo convegno europeo della stampa periodica : i

periodici e l’Europa, Reggio-Calabria, 30-31 Marzo e 1 Aprile 1979,

Roma U.S.P.I. 1980 ;

Per una storia della lingua della stampa automobilistica italiana :

4ruote 1956-1996, Marco Fantuzzi, Bulzoni 1999 ;

RINGRAZIAMENTI

Per lo svolgimento di questa tesi vorrei innanzitutto ringraziare il mio

relatore, il professor Giovanni Miele, ed il suo collaboratore Stefano

Bernardini, che mi hanno seguito continuamente durante tutto lo

sviluppo del mio lavoro.

Un ringraziamento va poi ai direttori e vicedirettori che ho

intervistato e che mi hanno concesso il loro tempo, fornendomi

informazioni molto importanti per lo svolgimento del lavoro, ovvero

la vicedirettrice Mariella Grossi per la rivista Dove, la direttrice Laura

Mantovano per Gambero Rosso, il vicedirettore Gianluca Pellegrini

per Quattroruote, ed infine il direttore commerciale di Nautica,

Paolo Sonnino.

Un ultimo importante grazie va poi a tutte le persone che mi sono

state vicine e mi hanno seguito in questo periodo.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stefanostefius di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecnica del giornalismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Mele Giovanni.

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