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Tesi, Emotions in uniform: how nurses regulate emotion at work via emotional boundaries Appunti scolastici Premium

Tesi triennale Emotions in uniform: how nurses regulate emotion at work via emotional boundaries, scienze e tecniche psicologiche sugli infermieri, il burnout, le professioni d'aiuto per la cattedra di psicologia generale del professor Tommaso Vecchi.

Materia di Psicologia generale relatore Prof. T. Vecchi

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Molti altri si sono occupati di definire il burn-out ma, nel 1982. Perlman e Hartman, dopo

aver esaminato tutta la letteratura inerente al burn-out dal 1974 al 1980, giunsero a darne

“esso

una definizione che cerca di essere una sintesi delle precedenti: è una risposta a

uno stress emotivo cronico caratterizzato da tre componenti: esaurimento emotivo o fisico,

sul lavoro, spersonalizzazione”.

ridotta produttività Nella traduzione italiana del termine si

parla di operatore “cortocircuitato”, “usurato”, o più spesso fuso o bruciato – esprime con

una metafora efficace l‟esaurimento dell‟operatore e il suo cedimento psicofisico,

all‟interno dell‟attività lavorativa quotidiana. Prostrazione e svuotamento, che si esprimono

sì a livello fisico, ma in particolare a livello emotivo, sono i risvolti emotivi legati al contatto

ripetuto con la sofferenza.

Perché l’infermiere diventa sopravvissuto

4.1.

Può l‟infermiere uscire dalla condizione di “vittima” ? Sicuramente questa possibilità esiste.

La formazione è senza dubbio l‟arma migliore che ha a disposizione. Attraverso la

conoscenza e la percezione, il disagio emotivo può essere combattuto.

La constatazione del burn-out emotivo deve anche essere letta come un segnale

d‟insofferenza che spinge al cambiamento, come l‟occasione per fermarsi, cogliere le

ragioni del disagio e riorganizzare la propria vita e l‟atteggiamento complessivo nei

dell‟attività lavorativa.

confronti Diventare consapevoli delle difficoltà e sapere che

abbiamo i mezzi per affrontarle è senza dubbio di conforto e di incoraggiamento proprio

come il miglioramento di caratteristiche fondamentali quali: l‟autostima, l‟intelligenza

emotiva e le capacità empatiche, comunicative e di ascolto.

4.2. Intelligenza emotiva Molto spesso capita di avere a che fare con

persone capaci e intelligenti, ma che allo stesso

tempo si possono mostrare arroganti e incapaci

nel relazionarsi in maniera cortese e educata con

gli altri. Questi soggetti sono privi di quella che in

psicologia è chiamata intelligenza emotiva.

L‟intelligenza emotiva può essere definita

l‟intelligenza del cuore. 14

E‟ responsabile della nostra autostima, della consapevolezza dei nostri sentimenti,

emozioni; presiede alla nostra sensibilità, all‟adattabilità sociale, all‟empatia, alla

pensieri,

possibilità di autocontrollo. Essere dotati d‟intelligenza emotiva significa riconoscere i

sentimenti, così da esprimerli in modo appropriato ed efficace.

“L‟intelligenza emotiva”;

Nel 1994, Daniel Goleman pubblicava in questo testo metteva in

guardia da una situazione di analfabetismo emotivo che si andava profilando negli esseri

umani.

L‟intelligenza emotiva è costituita da cinque abilità, a loro volta generatrici di capacità

l‟importanza

operative che aiutano a comprendere in sostanza della presenza o

dell‟assenza di ciascuna delle cinque abilità principali:

 Conoscenza delle proprie emozioni. Consiste nella capacità di monitorare istante

per istante i sentimenti, è fondamentale per la comprensione psicologica di sè

stessi, mentre l‟incapacità di farlo ci lascia alla loro mercé.

emozioni, dell‟aggressività

 Controllo delle emozioni. Il controllo degli impulsi e delle

rivolta verso gli altri, e soprattutto verso se stessi, evita la perenne battaglia contro

sentimenti tormentosi. E‟ indispensabile imparare a calmarsi, liberarsi dall‟ansia,

dalla tristezza o dall‟irritabilità.

 Motivazione di se stessi. La capacità di dominare le emozioni per raggiungere un

una dote essenziale per concentrare l‟attenzione, per trovare

obiettivo è

motivazione e controllo di sé, come pure ai fini della creatività. Il controllo

alla base di qualsiasi realizzazione. E‟ indispensabile incanalare

emozionale è e

armonizzare le emozioni dirigendole verso il raggiungimento di un obiettivo; reagire

attivamente agli insuccessi e alle frustrazioni.

Riconoscimento delle emozioni altrui. L‟empatia

 è fondamentale nelle relazioni con

gli altri. Le persone empatiche sono più sensibili ai sottili segnali sociali che

indicano o i desideri altrui. Questo le rende più adatte a professioni come quelle

dedite all‟assistenza.

Gestione delle relazioni. L‟arte delle relazioni consiste nella capacità di dominare

 le

emozioni altrui. Coloro che eccellono in queste abilità riescono bene in tutti i campi

nei quali è necessario interagire in modo disinvolto con gli altri.

Saper utilizzare in modo funzionale nella vita quotidiana queste abilità produce effetti di

benessere e successo. 15

non sono dunque di “ostacolo” alla professionalità, ma

Le dimensioni emotive e affettive

un‟autentica

sono competenza professionale, una risorsa per favorire i cambiamenti nelle

pratiche sociali e nella progettazione dei servizi e per orientarsi nella professione con

quell‟intelligenza del cuore che rende indicativo il legame tra vita emotiva e intellettiva.

4.3. Comunicazione e ascolto

Comunicazione e ascolto sono intimamente legati fra

loro e acquistano significato quando è presente

anche un coinvolgimento empatico. La

comunicazione è niente se separata dalla capacità di

ascoltare e di empatizzare (si parla, infatti, in questo

caso di “ascolto empatico”).

La comunicazione è quel processo mediante il quale vengono trasmessi messaggi da un

che per l‟uomo sono rappresentati da una

soggetto ad altri. Essa si avvale di linguaggi,

serie di codici linguistici molto complessi.

Il processo del comunicare è il passaggio di un messaggio da un emittente a un ricevente:

è quindi un processo circolare che funziona in conformità a un feed-back reciproco,

dall‟ambiente

condizionato in cui si esprime e dai canali che si usano.

All‟interno della comunicazione non è importante solo dare messaggi, ma è fondamentale

anche saperli ricevere, mettersi nella posizione di chi ascolta. oltre all‟ascolto, diventa

In una relazione di reciprocità come quella della comunicazione,

quindi di grande importanza anche il silenzio. Il silenzio è ricco di significati e spesso

un‟esplicita richiesta di aiuto. E‟ in grado di spaventarci e ci trova

diventa impreparati, il

paura, tendiamo a riempirlo in ogni modo. Esso va di pari passo con l‟ascolto

silenzio ci fa c‟è

e ne fa parte, bisogna consentire a chi di fronte di avere spazio per i suoi pensieri, di

poter trovare tempo e modi per esprimere ciò che sente. Il silenzio diventa quindi una

forma di rispetto verso l‟altro, è uno spazio entro il quale si possono racchiudere molte

domande e preparare altrettante risposte. 16

CAPITOLO 5 - CORRELAZIONE LAVORO E STRESS

Il lavoro a turni, e notturno, costituiscono uno dei principali fattori di rischio per gli operatori

sanitari, essendo causa di noti effetti negativi sulla salute e sul benessere psico-sociale sia

sul piano biologico (perturbazione del ciclo sonno/veglia e dei normali ritmi circadiani) che

su quelli lavorativo (ridotta efficienza con conseguenti errori e infortuni), sanitario

(patologie digestive, neuropsichiche, cardiovascolari e, probabilmente, tumori) e sociale

un‟elevata variabilità fra i turnisti

(conflitti casa/lavoro). Tali effetti presentano, comunque,

essendo condizionati da numerosi fattori interagenti, che riguardano sia aspetti individuali

(a es. età, sesso, caratteristiche personologiche e comportamentali) che condizioni di vita

(ad es. stato civile, no. di figli, attività sociali, abitazione,

pendolarismo) e di lavoro, quali ad es. carichi di lavoro,

relazioni interpersonali, motivazione, orari e schemi di

turnazione.

Per quanto riguarda il personale infermieristico, gli studi

hanno riguardato soprattutto le donne, segnalando nelle

turniste, oltre ai già citati disturbi e patologie, anche

maggiori irregolarità e disturbi mestruali e interferenze

sulla gravidanza. In questi ultimi anni alcuni studi

epidemiologici hanno segnalato anche un aumentato rischio di tumore alla mammella tra

le infermiere. Un notevole limite degli studi epidemiologici umani deriva soprattutto da una

valutazione molto approssimativa dell‟esposizione al lavoro a turni e notturno, basata

essenzialmente su ricostruzioni a posteriori del lavoro notturno svolto, o su limitate

informazioni soggettive circa l‟“essere stato o meno coinvolto nel lavoro a turni ruotanti

comprendenti la notte” (Costa et al. 2010).

In uno studio su un campione di 386 infermieri, 37.8% uomini e 62.1% donne di età

a 60 anni, aventi un‟anzianità lavorativa tra

compresa tra 21 6 mesi e 38 anni presso

alcuni ospedali veneti (Costa et al. 1994b), pur dichiarandosi in generale soddisfatti del

lavoro svolto, sia le donne sia gli uomini hanno dato in generale un giudizio meno

favorevole sia nei riguardi del turno del mattino, in riferimento al carico di lavoro mentale,

alla pressione del tempo e al risveglio precoce, sia nei riguardi del turno di notte per

quanto riguarda il livello di sollecitazione fisica e di stress, principalmente connesso alla

necessità di mantenersi svegli e attenti e alla perturbazione dei normali ritmi biologici. 17

I vantaggi riferiti al lavoro a turni sono prevalentemente connessi con una maggior

disponibilità di tempo libero durante il giorno, che è speso sia per attività personali (hobby,

sport, incontri sociali, altri lavori) sia per far fronte agli impegni domestici (soprattutto per le

donne).

Le donne, in generale, hanno denunciato maggiori problemi di salute rispetto agli uomini,

lamentando livelli più elevati di stanchezza, ansia, disturbi gastrointestinali e stress, e

conseguentemente meno soddisfazione e “risorse” psico-fisiche.

CAPITOLO 6 - METODO

4.1. Partecipanti e procedure

d‟invito d‟infermieri

Una lettera è stata spedita a un campione via e-mail (30 infermieri, 0

risposte ) oppure al proprio domicilio (60 infermieri, 14 risposte).

Il campione finale preso in esame dalla ricerca è composto di 12 infermieri (9 femmine e 3

maschi ) provenienti da diversi settori (emergenza, terapia intensiva, donazione di organi,

dialisi renale, reparti in generale, salute mentale e imaging ) di età compresa tra 24 e 52

anni con esperienza lavorativa pregressa nel campo che andava dai 14mesi ai 33anni.

Le interviste sono state condotte in una stanza privata e, previa autorizzazione, sono state

tutte registrate, trascritte integralmente in NVivo 8 e analizzate.

Le trascrizioni parola per parola hanno portato a un totale di 163 pagine.

(Non-numerical Unstructured Data*Indexing, Searching and Theorizing

Vivo) è un programma finalizzato all'analisi qualitativa computer assistita. NVivo presenta

un insieme di procedure utili a descrivere, analizzare e interpretare i molteplici materiali e

dati che si producono in un percorso di ricerca qualitativa. Si configura come un adeguato

ausilio per gestire e archiviare i materiali raccolti; per selezionare segmenti di testo; per

organizzare le diverse annotazioni che si producono durante un processo di ricerca; per

individuare i possibili collegamenti tra i contenuti dei diversi materiali messi in campo; per

mettere a punto gli schemi concettuali e le ipotesi interpretative; per produrre i resoconti

dell'analisi dei dati qualitativi mediante diagrammi e per stilare il rapporto della ricerca.

NVivo è pensato per coadiuvare il ricercatore dall'inizio alla fine di un processo di ricerca 18

qualitativa e si adegua alle molteplici strategie di analisi (studio dei casi, biografie, analisi

narrativa, del discorso, delle storie di vita, osservazione partecipante, etc.).

6.2. Intervista

L‟intervista utilizzata, nella ricerca in questione, è di tipo semi - strutturata.

L‟intervista semi - strutturata prevede una traccia che riporta gli argomenti che

essere affrontati durante l‟intervista; essa può essere costituita

necessariamente devono

da un elenco di argomenti o da una serie di domande a carattere generale.

Nonostante sia presente una traccia fissa e comune per tutti, la conduzione dell‟intervista

base delle risposte date dall‟intervistato e sulla base della singola

può variare sulla

situazione. L‟intervistatore, infatti, non può affrontare tematiche non previste dalla traccia

ma, a differenza di quanto accade nell‟intervista strutturata, può sviluppare alcuni

che nascono spontaneamente nel corso dell‟intervista qualora ritenga che tali

argomenti

argomenti siano utili alla comprensione del soggetto intervistato. Può accadere, ad

esempio, che l‟intervistato anticipi alcune risposte e quindi l‟intervistatore può dover

modificare l‟ordine delle domande.

È stato chiesto ai partecipanti di richiamare specifiche interazioni ed esperienze lavorative.

In questo modo sia l‟infermiere l‟intervistatore possono riflettere sulle emozioni provate

sia

durante l‟interazione con il paziente/parente e il modo in cui esse sono state gestite.

Le domande poste nell‟intervista ai soggetti prendono in considerazione due diversi tipi di

situazione:

 Routine (pensate a una giornata di routine sul lavoro. In particolare, pensate a

un‟interazione che avete avuto con un paziente e la sua famiglia. Non deve essere

un paziente particolare o speciale, ma proprio il paziente tipico che vede nel suo

lavoro. Ci può descrivere questa situazione come se la stesse vivendo ora? ;

 Racconto (porta alla mente una situazione inattesa o traumatica e le interazioni

associate con un paziente o la sua famiglia. Ci può descrivere questa situazione

come se la stesse vivendo ora? .

Le interviste sono durate in media 55 minuti. 19

6.3. Risultati e discussione

Immergersi in situazioni difficili può consentire la crescita di risorse personali. Il lavoro

emotivo è stato collegato con la soddisfazione sul lavoro (Grunfeld et al, 2005).

Sono state identificate nove diverse strategie di regolazione delle emozioni.

Qui di seguito riporto una tabella che mostra le definizioni e gli esempi delle strategie di

regolazione delle emozioni rilevate nell‟articolo.

Emotion regulation strategy Defining features Example statements

Situation modification „I‟ll just completely walk away .

Direct situation modification Active efforts, generally . . I‟ll just take myself out of the

behavioural, to directly modify situation completely.‟

(Gross and Thompson, the experience of the situation in (Nurse

2007) order to alter its emotional H)

impact.

Expression of felt emotion

(before a complete response

pattern has been elicited) as an

Expression attempt to manage the other I just walked in and I said

person‟s behaviour to change „Don‟t you dare talk to my

nursing staff like that, we‟re

(Gross, 1998; Hochschild, the type and/or intensity of the here to look after you, don‟t

1983; Mikolajczak et al., felt or anticipated emotion. In you dare do it‟, and then he

2009) some cases this involved turned around and said „Oh,

conscious intent to alter the I‟m so sorry‟ and

emotional impact of the situation, apologised.

while in other cases this became (Nurse E)

an automated response to

specific circumstances.

Attentional deployment Directing attention to a particular

aspect of the situation in a way

that minimizes its emotional

impact. For example breaking a „. . . just tried to break things

Refocusing situation down into a series of up, you‟ve got all this to do, but

tasks that can be addressed

(Gross, 1998; Lazarus and enables the individual to focus just one thing at a time, and

just ask lots of questions.‟

Folkman, 1984) attention on a specific aspect of

the situation and to concentrate (Nurse K)

on the demands of the task,

diverting attention away from the

emotional aspects of the

situation. 20

If it‟s been a particularly

Cognitively generating an

internal version of an traumatic, or stressful day,

that‟s when you think about it,

experienced situation and

replaying and focusing one‟s you don‟t sleep properly. . . . I

Rumination thoughts on emotive aspects of was replaying the whole

(Morrow and Nolen- the scenario. The intent is to conversation in my head, and

Hoeksema, 1990) change an element of the thinking should I have said this

internal version of the situation instead of that. . . . sometime

or how one views it to minimize even just thinking about it in

the associated feelings. your head. . . my face will go

However, by intensely focusing hot. (Nurse G)

on specific aspects the

associated emotions are often

re-experienced.

Cognitive change „I think . . . I probably process

Acceptance Attitudes and thoughts of giving things and go you know what,

(Carver et al., 1989; in and accepting the situation we tried really hard today, and

not everyone is going to live.‟

Garnefski and Kraaij, 2007; and the associated felt emotions.

Mikolajczak et al., 2009) (Nurse F)

Reframing the situation in a

Positive reappraisal positive light, such as searching „I deal with the situation as

for positive meaning in the more like a challenge.‟

(Carver et al., 1989; experience of the situation. Its (Nurse

Garneski and Kraaij, 2007; focuses on applying a positive L)

Gross, 1998) meaning to the situation.

Adopting a cognitive perspective „I just put it down to the patient

Perspective taking of the situation that minimizes its

emotional impact. This often not being well, not mentally

stable.‟ (Nurse D)

(Garnefski and Kraaij, 2007) involves dampening the meaning

and/or seriousness of the

situation. So I guess, these are the sort

of things that go through your

The ability to cognitively and head, you know, you try and

behaviourally establish, have a bit of empathy, how

maintain, and regulate an would I feel if I was there, but

emotional boundary with the then you also try and hold

other person one is interacting back a little bit as well,

because I can‟t be there with

Emotional boundaries with. This mechanism enables

the individual to control the everybody, you know, 15 years

in [Department], I can‟t be

emotional distance or an

emotional connection between there with everybody. . . .

Because I don‟t want to think

themself and the patient and/or

their family. This may be an about how it would feel for it to

automatic or a controlled be me, I just need to be that

process. professional nurse . . . so there

are times. . . I can‟t afford to

get involved in that emotive 21

side of things. (Nurse P)

„I can at the moment drop that

barrier, easy and just talk to

people as people deal with

their problems.‟ (Nurse B)

Response modulation „. . . at that time I suppressed

Expressive suppression Thoughts and actions employed it, I held it back.‟

to inhibit the observable (Nurse C)

(Gross and Levenson, 1993) expression of felt emotion.

6.4. Gestire i confini emotivi

I confini emotivi sono utilizzati dagli infermieri per regolare le emozioni; è emerso dalle

interviste che, a volte, per mantenere il giusto livello di professionalità i confini emotivi

vanno rafforzati o ridotti. La manipolazione dei confini emotivi comprende diversi

meccanismi cognitivi e comportamentali inerenti alle diverse strategie antecedentemente

della situazione, implementazione dell‟attenzione e cambiamento

focalizzate (modifica

cognitivo). È quindi importante specificare che i confini emotivi sono stati descritti come un

la natura, l‟intensità

campo di forza emotiva manipolato per influenzare e la durata stessa

delle emozioni vissute sul posto di lavoro; regolano lo spazio emotivo tra infermieri e

clienti, creando una distanza o una connessione a livello emotivo.

per l‟infermiere un investimento di

Conversare coni pazienti e le loro famiglie rappresenta

risorse emotive. Il modo in cui un infermiere guarda o tiene la mano di un paziente (Gray e

Smith, 2009 ) rappresenta essere un meccanismo volto a facilitare il collegamento emotivo

con i pazienti. Il raggiungimento della neutralità, invece, può aiutare gli infermieri a

decidere se rimanere lontani o se lasciarsi coinvolgere emotivamente dai pazienti.

d‟interviste,

Attraverso la serie gli autori, hanno intuito che i confini emotivi diventano parte

personalità professionale dell‟infermiere; gli infermieri sembrano dunque

integrante della

indossare delle uniformi, sul posto di lavoro.

L‟atto di modulare lo spazio emotivo tra loro e i pazienti è stato quindi descritto come un

dell‟identità degli infermieri.

processo evolutivo diventato parte cruciale

Il concetto di empatia risulta quindi essere fortemente collegato con la manipolazione dei

confini emotivi. 22

6.5. Empatia

All‟interno della professione infermieristica tale risorsa è importante per interagire con il

malato, ma lo diventa anche nel rapporto con i colleghi. La condivisione dei momenti

d‟immedesimazione,

difficili della giornata, dei disagi interiori richiede buone capacità è un

con l‟esperienza altrui che dà

fondersi forza e ci impedisce di pensare che siamo soli o

inadeguati alla professione. Assumerci la capacità

di sentire la realtà dell‟altro determina quanto sia

l‟empatia. Quando si è capaci di

importante

empatia accade che l‟esperienza di altri, quindi

ciò che non abbiamo vissuto e che non vivremo

mai, diventi elemento della nostra esperienza.

Ma l‟empatia non va concepita come il

con l‟altro “

confondersi totalmente la proiezione

della propria personalità sulla personalità di

un’altra persona per comprenderla meglio;

l’identificazione intellettuale stessi con un altro”, ma con l‟opera della Stein, si

di sé

esclude qualsiasi forma di identificazione confusiva con l‟altro. Essa definisce l‟empatia la

capacità di cogliere l‟esperienza vissuta estranea, e concepisce l‟ atto di cogliere come un

ma come accoglienza dell‟esperienza estranea. L‟altro rimane

proiettarsi sull‟altro

estraneo e da me distinto.

Empatizzare non significa proiettarsi nell‟esperienza altrui, ma insieme: co-sentire.

L‟empatia perciò non è unipatia (L. Mortari, 2006), deve essere presente la distinzione tra

me, e l‟esperienza dell‟altro, che io accolgo ma che non rappresenta comunque un vissuto

siamo gli attori dell‟esperienza

originario. Dobbiamo perciò essere coscienti che non

originaria dell‟altro, anche se abbiamo ben vivo l‟essenza

quale sia del suo vissuto. Il

nostro può essere visto come un sentire pensoso. Ci si deve però allontanare da pensieri

essere tolta l‟illusione di una

di onnipotenza, ci deve comprensione perfetta del sentire

altrui, i pensieri efficaci richiedono sempre una certa capacità di autocritica. Costruire una

dell‟altro è salvaguardata la

relazione in cui trascendenza significa rinunciare ad ogni

“in una passività più passiva di ogni passività”,

forma di potenza e situarsi deve esserci

spazio all‟unicità dell‟altro. Come si

volontà per un ascolto autentico che lasci libero

accennava all‟inizio, all‟interno del nostro lavoro è importante interagire con i colleghi di 23

quella che viene definita un‟amicizia

lavoro per consentirci di elaborare i vissuti e creare

professionale. In questo tipo di relazione amicale i soggetti coinvolti attivano una

comunicazione complessa che si nutre delle esperienze empatiche di entrambi, cosicché

l‟esperienza dell‟amico, si attiva per

ciascuno, oltre a far risuonare dentro di sé rendere

empatizzabile la propria esperienza all‟altro; ciò permette una contemporanea

bifocalizzazione dell‟attività cognitiva, in quanto impegnata sia a mostrare il proprio vissuto

quell‟altrui.

ma anche a comprendere

importante che all‟interno delle nostre realtà lavorative si

Diventa perciò creino e coltivino

relazioni di amicizia professionale che facilitino il confronto delle emozioni reciproche.

6.6. Limitazioni

Si pone l‟accento fatto che i risultati non possono essere rappresentare l‟intera gamma

al

e la relativa combinazione di strategie di regolazione delle emozioni a disposizione dei

lavoratori.

6.7. Conclusioni

L‟articolo che io ha scelto di analizzare e approfondire ha quindi preso in esame sia il

modo sia il perché gli infermieri debbano impegnarsi nelle pratiche di gestione delle

emozioni nel loro contesto di lavoro. Gli infermieri, presi in esame in questo studio, oltre a

sapere esattamente cosa sono in grado di fare e cosa sono disposti a dare in un

determinato giorno, hanno una sensibilità acuta per la situazione e per la probabile

emersione di determinate emozioni.

I confini emotivi regolano lo spazio emotivo tra infermieri e pazienti, creando una distanza

o una connessione a livello emotivo. Conversare con i pazienti e le loro famiglie

rappresenta in investimento di risorse emotive. Il modo in cui un infermiere guarda un

paziente e gli tiene la mano (Gray e Smith, 2009 ) sono meccanismi che facilitano il

collegamento emotivo.

Il raggiungimento della neutralità può aiutare strategicamente gli infermieri a decidere se

rimanere lontani o se lasciarsi coinvolgere emotivamente dai pazienti. L‟atto di modulare lo 24


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giada.ferrari.37 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Vecchi Tommaso Elia.

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