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Tempo dopo il regime Fascista, con a capo Benito Mussolini, riuscì dove

i precedenti governi, avevano fallito. Il primo passo che fece Mussolini

infatti, fu quello di accattivarsi il sostegno dei cattolici, grazie ad alcuni

strategici provvedimenti, come la reintroduzione dei crocifissi nelle scuole e

nei tribunali, e consentendo l’insegnamento della religione cattolica nelle

scuole elementari. La riconciliazione tra lo Stato e la Chiesa fu totalmente

raggiunta dopo un lungo e intenso lavorio che portò finalmente l’11

Patti Lateranensi. Tale evento consacrò l’inizio

febbraio1929, alla firma dei

di un rapporto idilliaco tra lo Stato italiano e la Chiesa, tanto che il Papa,

2

definì Mussolini, l’uomo “inviato Provvidenza”

dalla .

Le trattative furono condotte nella massima segretezza; a rappresentare

la Santa Sede venne chiamato l’avvocato Pacelli, in rappresentanza

dell’Italia inizialmente un consigliere di Stato, Domenico Barone, e poi il

ministro di Grazia e Giustizia Alfredo Rocco. I Patti contengono due

protocolli: il Trattato lateranense, grazie al quale è nato lo Stato Città del

la “Questione Romana”,

Vaticano risolvendo definitivamente e il

Concordato, che riconobbe gli effetti civili al matrimonio canonico solo se

3

trascritto presso i registri dello stato civile . Con una sola celebrazione, cui

seguiva la trascrizione, al cittadino “fedele” era riconosciuto il diritto di

acquisire lo status di coniuge non soltanto davanti alla Chiesa ma anche di

fronte allo Stato. Fra i risultati della conciliazione in modo particolare

2 Tale idillio continuò, non senza difficoltà, fino a quando Mussolini non diede il suo

consenso all’introduzione in Italia delle leggi razziali, provocando una reazione molto

forte da parte del Papa, poiché queste leggi introducendo i divieti matrimoniali tra gli

ebrei e gli “ariani” violavano il Concordato. Cfr. L. M V. T , Manuale di

USSELLI OZZI

diritto ecclesiastico, Bari, 2000, p. 37.

3 Durante le guerre di indipendenza desiderio dei garibaldini e dei mazziniani era quello

di annettere Roma al Regno d’Italia. Lo Stato Pontificio, tuttavia, di cui la città faceva

parte, era protetto militarmente dalle truppe francesi, in quanto il Papa non voleva

rinunciare al potere sovrano che esercitava su di esso. Il momento storico viene

ricordato come “Questione Romana”. Cfr. L. M V. T , Manuale di Diritto

USSELLI OZZI

ecclesiastico, cit., p. 31. 9

bisogna richiamare il contenuto dell’art. del Trattato e l’art. 34 del

1

Concordato.

L’art. del Trattato del Laterano dichiarava: “l’Italia riconosce e afferma

1

il principio consacrato nell’art. 1 dello Statuto del Regno 4 marzo 1848, pel

quale la religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello

Stato”. Con questa norma dunque in Italia fu reintrodotta la religione di

Stato (il venir meno di questo principio con la nascita dello Stato

repubblicano pluralista e democratico nel 1948, è stato riconosciuto dalla

Santa Sede solamente nel 1984 a seguito della revisione del Concordato;

risulta essere l’unico articolo del Trattato lateranense che è stato abrogato).

Con il Trattato inoltre l’Italia ha riconosciuto la sovranità della Santa Sede

sullo Stato Città del Vaticano, delimitandone con precisione i confini.

L’art 34 del Concordato stabilisce: “ Lo Stato italiano volendo ridonare

all’istituto del matrimonio, che è base della famiglia, dignità conforme alle

del

tradizioni cattoliche del suo popolo, riconosce al sacramento

”.

matrimonio, disciplinato dal diritto canonico, gli effetti civili

Quanto previsto nei Patti, pur restando in vigore per molti anni, se da un

l’ordinamento dall’altro

lato aveva avvicinato civile e quello canonico, non

era privo di vizi. Infatti, se la Chiesa si occupava della validità del

matrimonio, dichiarandolo nullo quando lo riteneva necessario, lo Stato

invece continuava a regolamentare la produzione degli effetti civili del

matrimonio canonico. La legge n. 847 del 1929 art. 12, stabilisce che non è

possibile effettuare la trascrizione del matrimonio canonico nei casi in cui

e all’art. 16 invece ne prevede l’

non è ammessa dalla legge civile,

impugnabilità qualora tale divieto non sia rispettato. Nemmeno con il

Concordato lateranense dunque, è stato possibile avere un matrimonio

canonico che fosse in grado di produrre in ogni caso gli effetti civili. 10

Per quanto riguarda invece il matrimonio celebrato dai ministri dei culti

ammessi (artt. 7-12 della legge n. 1159/1929 e artt. 25-28 del regolamento

n. 289/1930), va precisato, che esso veniva considerato un matrimonio civile

celebrato in forma “speciale”, rispetto al quale continuava ad essere

4

applicata la legge civile .

Il Concordato stipulato in Italia con la Chiesa cattolica oltre a

rappresentare un grande successo politico per il regime fascista, fu anche una

sorta di modello che venne sperimentato anche in altri Stati come per

esempio quello austriaco e quello tedesco

Tale regime normativo entrò in crisi, mostrando così la sua

a seguito dell’entrata in vigore della Costituzione

inadeguatezza,

Repubblicana del 1948. All’art. 3 infatti, essa stabilisce il principio di

uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, senza distinzione di sesso,

razza o religione. I Patti del ’29 nonostante fossero in netto contrasto con tale

principio, dato che solo i matrimoni cattolici producevano effetti civili,

all’art.7

continuarono a vigere nel nostro ordinamento poiché menzionati

Costituzione. L’art. 7 continuava a riconoscere i Patti

secondo comma della

lateranensi come unico strumento per la disciplina dei rapporti tra lo Stato e

la Chiesa anche se all’interno dell’Assemblea costituente che aveva lavorato

per la stesura della Costituzione non erano mancate posizioni diverse da parti

di esponenti laici.

Grazie all’art. 7 i cattolici infatti ottennero il riconoscimento alla Chiesa

di essere “indipendente e sovrana” così come lo Stato anche se “ciascuno nel

4 Tuttavia nell’ottobre del 1930, poco più di un anno dopo alla stipula dei Patti, fu

emanata una particolare normativa che risultò essere più intollerante, e la libertà

riconosciuta a coloro che professavano una religione diversa da quella cattolica divenne

sempre più limitata anche rispetto a quanto stabilito nella già citata normativa del 1929.

Cfr. L. M V. T , Manuale di diritto ecclesiastico, cit., pag. 38.

USSELLI OZZI 11

proprio ordine”, e quindi di rendere praticamente intoccabili gli stessi Patti

del 1929. 12

1.2 Il matrimonio canonico dopo gli Accordi di Villa Madama

Nei primi anni della sua attività, la Corte Costituzionale non volle

occuparsi del problema della legittimità delle norme pattizie. La

giurisprudenza del tempo inoltre era fermamente convinta che queste

avessero assunto natura costituzionale, in quanto espressamente richiamate

dall’art. 7 della Carta Repubblicana.

di modificare alcune parti del

L’idea Concordato era già stata presa

durante i lavori dell’Assemblea costituente, in merito al

in considerazione

dibattito riguardo proprio il contenuto dell’art. 7 che aveva fatto nascere tra

i costituenti non poche perplessità. Tale possibilità però svanì

immediatamente a causa dei contrasti politici che caratterizzarono quel

periodo, e l’idea di un cambiamento svanì con la fine dei lavori della

Costituente.

Fu intorno agli Settanta che la Corte iniziò a prendere in

considerazione il rapporto tra norme costituzionali e concordatarie, a

seguito del processo di laicizzazione dello Stato che in poco tempo avrebbe

5

portato alla rivisitazione fino al completo superamento dei vecchi modelli .

questione dell’art.7della

Uno dei primi interventi della Corte fu sulla

Costituzione. Con la sentenza n. 30 del 1971 la Consulta, in merito al

sancisce la sovranità e l’indipendenza dei

contenuto della norma in cui due

Chiesa dall’altro),

ordinamenti(quello dello Stato da un lato e quello della

stabilì che le norme concordatarie non potevano mettere in discussione i

principi cardini dello Stato italiano. Tale sentenza ha reso necessario

l’intervento della giurisprudenza e della dottrina del tempo, che stabilirono

5 L’abbandono dei vecchi modelli a partire dagli inizi degli anni Settanta è stato

possibile grazie a istituti come la legge sul divorzio (legge n. 898 del 1970) e poi alla

legge sull’aborto (legge n. 194 del 1978). Cfr. L. M V. T , Manuale di

USSELLI OZZI

Diritto ecclesiastico, cit., p. 44. 13

con precisione, che i principi ai quali faceva riferimento la Corte, sono

quelli della Costituzione materiale.

Sempre nel 1971 la Corte dichiarò con sentenza n. 32,

l’incostituzionalità della l. matr.,

dell’art.16 nella parte in cui non

prevedeva la possibilità di impugnare la trascrizione per ottenere gli effetti

civili del matrimonio canonico, quando il soggetto al momento della

celebrazione delle nozze era in uno stato di incapacità naturale. Riguardo

all’art. 34 invece l’organo costituzionale ribadì che anche se la norma

concordataria era discriminante nei confronti di alcuni cittadini, poiché

di fatto non c’era

riconosceva gli effetti civili solo ai matrimoni cattolici,

dato che l’esistenza di tale

alcuna violazione del principio di uguaglianza, dall’art.

norma pattizia veniva legittimata a sua volta 7 della stessa

Costituzione. La Consulta però qualche tempo dopo mutò la posizione

presa precedentemente, anche perché contraddittoria e osteggiata da gran

parte della dottrina, con sentenza del 5 gennaio 1977 n. 1, specificando che

i Patti Lateranensi erano norme ordinarie del nostro ordinamento e in

quanto tali non potevano assolutamente essere in contrasto con i principi

costituzionali.

La normativa in materia matrimoniale introdotta dal Concordato

all’art. 34 ben prestò mostrò la sua inadeguatezza a causa dei continui

mutamenti del diritto. l’incostituzionalità

La Corte con sentenza n. 16 del 1982, sancì

dell’art. 12 l. matr., nella parte in cui non considerava motivo di

intrascrivibilità del matrimonio la minore età; con la coeva sentenza n. 18

nell’ambito della delibazione

del 1982, dell’art. 17, poiché non prevedeva, l’intervento della

della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio,

Corte d’appello per garantire il diritto di difesa delle parti e l’applicazione

del principio del contraddittorio e inoltre anche dell’art. 34 per il

14

riconoscimento “delle dispense pontificie dal matrimonio rato e non

consumato”. Con questo ultimo intervento fu colpito uno dei capisaldi del

Concordato.

Dopo circa dieci anni di trattative, il 18 febbraio del 1984, la Chiesa

l’accordo di Villa Madama,

e lo Stato italiano firmarono che sostituì il

6

Concordato del 1929 .

Sulla base della nuova normativa, che si occupa della disciplina

matrimoniale all’art. 8, il matrimonio canonico acquista gli effetti civili

soltanto per espressa volontà delle parti facendo venir meno in questo

modo l’automatismo, tipico delle norme concordatarie, in cui gli effetti

7

civili si producevano per mezzo della trascrizione .

La volontà dei coniugi è testimoniata dalla richiesta delle

da parte dell’ufficiale di stato civile prima delle nozze,

pubblicazioni dalla

lettura da parte del Ministro di culto degli articoli del codice civile in

merito ai diritti e ai doveri scaturenti dal vincolo matrimoniale e infine

dalla sottoscrizione dell’atto di matrimonio.

Per ciò che concerne invece la riforma della disciplina sul

riconoscimento degli effetti civili del matrimonio celebrato secondo il

diritto canonico, che è stato introdotto grazie all’art. 8 degli Accordi di

6 L’accordo fu raggiunto soltanto dopo molti anni a causa dei contrasti di natura politica

ed ideologica all’ interno dell’Assemblea costituente, poiché si riteneva che nelle prime

bozze dell’accordo erano ancora troppe le concessione a favore della Chiesa e troppo

pochi invece i rinnovamenti apportati. Cfr. L. M V. T , Manuale di diritto

USSELLI OZZI

ecclesiastico, cit., p. 47.

7 L’art. 8 della legge 25 marzo 1985 afferma: “1. Sono riconosciuti gli effetti civili ai

a condizione che l’atto

matrimoni contratti secondo le norme del diritto canonico,

relativo sia trascritto nei registri dello stato civile, previe pubblicazioni nella casa

comunale. Subito dopo la celebrazione, il parroco o il suo delegato spiegherà ai

contraenti gli effetti civili del matrimonio, dando lettura degli articoli del codice civile

l’atto di

riguardanti i diritti e i doveri dei coniugi, e redigerà quindi, in doppio originale,

matrimonio, nel quale potranno essere inserite le dichiarazioni dei coniugi

la legge civile.” Cfr.

consentite secondo P. D M , Il matrimonio Concordatario e

I ARZIO

gli altri matrimoni religiosi, Padova, 2008, p. 15. 15

Villa Madama, è rimasta inconclusa, dato che non è stata adottata alcuna

nuova legge matrimoniale, ed è per questo motivo che bisogna fare rinvio

alla legge del 27 maggio 1929, n. 847. Poiché non esiste una normativa

adeguata a cui poter fare riferimento, la giurisprudenza molto spesso è

chiamata a svolgere una funzione suppletiva in tal senso, volta dunque a

colmare le lacune della normativa vigente. Detto questo tuttavia, dato che i

presupposti perché il matrimonio celebrato nel rispetto del diritto canonico

possa produrre gli effetti civili grazie alla trascrizione, sono previsti

dall’art. 8 dell’ Accordo di Villa Madama, si è ritenuto di conseguenza che

l’art. 5 non sia ormai più in vigore, ma ovviamente ci sono posizioni

8

contrarie , che lasciano tutt’ora la questione ancora aperta .

Un’ altra questione che la Corte Costituzionale ha dovuto risolvere è

quella che riguarda il riconoscimento della copertura costituzionale ai

nuovi Accordi. di Villa

Nel 1985 è stato dato esecuzione in Italia all’Accordo

Madama grazie alle leggi nn. 121, 206, e 222, il quale ha reso possibile la

modificazione del Concordato, secondo quanto stabilito dal secondo

comma e nella seconda parte dallo stesso art. 7 della Costituzione

Repubblicana.

L’art. 7 della Costituzione al primo comma dichiara che Stato e Chiesa

sono due ordinamenti autonomi l’uno dall’altra, al secondo comma

continua dicendo che i loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. La

Costituzione richiama ancora dunque i Patti Lateranensi del 1929. Per

questo motivo in passato la dottrina ha affermato che non si sarebbe

dovuta riconoscere copertura costituzionale agli Accordi di Villa Madama,

8 La Circolare del Ministero di Grazia e Giustizia, 1/54/FG/1 (86) 256 del 26 febbraio

l’art. 5 della l.

1986, dichiara di considerare ancora in vigore nel nostro ordinamento

matr. Cfr. P. D M , Il matrimonio Concordatario e gli altri matrimoni religiosi

I ARZIO

con effetti civili, cit., p. 19 16

poiché non contemplati nel testo della Carta costituzionale. Tale tutela

inoltre doveva mancare, anche perché gli organi intervenuti per le

trattative (da un lato il governo, e dall’altro il Parlamento che ha dato

esecuzione al nuovo accordo) non erano dotati di alcun potere che

consentisse di poter derogare al normale regime di legalità costituzionale.

La Corte tuttavia, si è discostata da tale lettura, dichiarando che in

realtà non esiste una rottura tra la vecchia e la nuova normativa bensì una

continuità, riconoscendo tutela costituzionale alla nuova normativa vigente,

(sentenza n. 421 del 1993). 17

Capitolo II

IL MATRIMONIO E LE FORMALITA’ DELLA CELEBRAZIONE

_____________________________________________________

Sommario: 1. Il procedimento di trascrizione del matrimonio canonico:

funzione e natura giuridica. - 1.1 Le pubblicazioni matrimoniali. - 1.2 La

1.3 La trascrizione dell’atto di matrimonio.

celebrazione delle nozze. - - 1.4

Gli impedimenti e i motivi di intrascrivibilità del matrimonio canonico.

____________________________________________________________

1.Il procedimento di trascrizione del matrimonio canonico:

funzione e natura giuridica

L’art. 8 dell’Accordo di Villa Madama stabilisce: “sono riconosciuti

gli effetti civili ai matrimoni contratti secondo le norme di diritto canonico,

a condizione che l’atto relativo sia trascritto nel registro di stato civile,

previe pubblicazioni nella casa comunale”.

Secondo la previsione di tale norma i coniugi con la celebrazione del

matrimonio esprimono una volontà necessaria ma non sufficiente per il

conseguimento degli effetti civili, poiché questi potranno essere ottenuti

soltanto attraverso la trascrizione (che può essere tempestiva o tardiva) nei

registri dell’ufficiale dello stato civile.

Dunque è il matrimonio regolato dal diritto canonico che produce gli

effetti per l’ordinamento dello Stato, in merito alla validità, mentre invece

per gli effetti civili è necessaria la trascrizione nei registri dello stato civile

perché altrimenti resterebbe un semplice vincolo religioso. 18

L’art. 8 inoltre continua elencando quali sono i motivi di

intrascrivibilità del matrimonio, ovvero quando:

a) i coniugi non hanno l’età richiesta dalla legge;

b) quando esiste fra i coniugi un impedimento previsto dalla legge.

La trascrizione può essere disposta quando per legge civile non può più

essere esperita l’azione di nullità o di annullamento.

L’accordo dell’84 e il Protocollo addizionale, la legge n. 121 del

1985, che si occupano ampiamente della disciplina della materia

matrimoniale, hanno riproposto i contenuti presenti nella legge

matrimoniale n. 847. Questa norma non è stata però abrogata dopo

l’emanazione del nuovo Accordo, ed è per questo che fino a quando non

verrà sostituita da una nuova legge matrimoniale dovrà farsi riferimento ad

essa per ovviare alla lacuna.

Il procedimento della trascrizione si snoda in più fasi: le

pubblicazioni, il nulla osta che viene rilasciato dall’ufficiale dello stato

civile quando non sussiste alcun impedimento per le nozze, la celebrazione

del matrimonio con lettura degli artt. del codice civile in merito ai doveri e

ai diritti scaturenti dal matrimonio nei confronti dei coniugi, sottoscrizione

dell’atto matrimoniale da parte dei coniugi e la trasmissione dello stesso da

parte del ministro di culto entro cinque giorni all’ufficiale di stato civile per

la trascrizione.

L’attività di trasmissione dell’atto di matrimonio da parte

dell’ufficiale dello stato civile non deve essere considerata come

meramente “materiale”, poiché si avvicina al genere degli atti di notifica.

Invece, per quanto riguarda la trascrizione del matrimonio canonico

da parte dell’ufficiale dello stato civile può essere considerato un atto

appartenente al genere delle “certazioni”, cioè un atto capace di produrre

nel diritto dello Stato gli effetti tipici del matrimonio civile. 19

Fino a qualche tempo fa si credeva che la trascrizione fosse un atto di

accertamento costitutivo. Questa affermazione però è stata considerata

come impropria, poiché sia il matrimonio canonico che la trascrizione

civile si “costituiscono” grazie alla volontà espressa dalle parti e non per

dell’intervento di un potere pubblico.

mezzo

Ancora meno seguito l’orientamento che definiva la trascrizione

come “condicio degli effetti civili prodotti dal matrimonio canonico,

iuris”

in quanto la condizione legale richiede la presenza di atti simili dai quali

scaturiscono effetti civili senza il suo intervento, dato che nessun

matrimonio canonico in Italia è in grado di produrre effetti civili in

mancanza della trascrizione.

Il Protocollo addizionale inoltre elenca altri tre casi di impedimenti

per la trascrizione:

a) infermità di mente di uno dei coniugi ;

b) l’esistenza di un altro matrimonio ancora valido civilmente tra gli sposi;

c) se sussiste affinità in linea retta fra i coniugi.

Viene anche contemplata nella norma la possibilità di poter effettuare la

trascrizione tardiva, ossia oltre il termine di cinque giorni.

La più importante novità introdotta dall’art. 8 dell’Accordo di Villa

Madama rispetto al Concordato lateranense, è l’aver recepito il principio

“della volontarietà degli effetti civili”, riconoscendo ai soli coniugi la

possibilità di poter chiedere la trascrizione del matrimonio per poter

venendo meno così l’automatismo previsto dalla

ottenere gli effetti civili,

vecchia disciplina concordataria. Tale novità rappresenta il simbolo del

principio della libertà matrimoniale che viene espressamente rappresentato

dall’Accordo del 1984. L’origine di questo principio è da ricollegare al

20

potere riconosciuto all’Autorità ecclesiastica di trascrivere il matrimonio

9

anche in assenza della volontà delle parti .

La volontà dei coniugi dunque deve sussistere non solo per tutto il

tempo della celebrazione ma anche al momento della sottoscrizione dei due

atti matrimoniali, di cui uno verrà trasmesso all’ufficiale dello stato civile

per la trascrizione.

9 –

Questo era possibile grazie ad un disposto della circ. min. 5 giugno 1954 Matrimoni

di coscienza Trascrizione nei registri di Stato civile, prevista per i matrimoni che

erano stati celebrati segretamente e poi estesa in tutti i casi in cui mancasse un’espressa

volontà delle parti . Cfr. R. S , La trascrizione tardiva del matrimonio canonico,

ANTORO

Torino, 2010, p. 121. 21

1.1 Le pubblicazioni matrimoniali

Sulla base di quanto stabilito dall’art. 8 primo comma dell’Accordo

di Villa Madama il matrimonio produce gli effetti civili se sono rispettate le

norme di diritto canonico, e se viene trascritto nei registri di stato civile,

previa pubblicazione presso la casa comunale.

Tramite le pubblicazioni i nubendi rendono nota alla collettività la

loro volontà di sposarsi, consentendo così a chiunque sia a conoscenza di

qualche impedimento previsto dalle leggi dello Stato di comunicarlo

all’ufficiale dello stato civile, con possibilità dei soggetti legittimati, di

poter proporre opposizione.

Le pubblicazioni previste per la trascrizione del matrimonio

concordatario vengono disciplinate dal contenuto degli artt. 93 - 101 dettati

per regolare il matrimonio civile. Le pubblicazioni devono essere fatte su

richiesta di entrambi i coniugi o da una persona incaricata a titolo di

procuratore speciale (art.96 c.c.). Chi si occupa delle pubblicazioni, dovrà

non solo specificare le generalità degli sposi, ma anche che non esiste tra

loro né parentela, né affinità e in ogni caso che non vi sia nulla che sia

considerato dalla legge motivo di impedimento matrimoniale. Se i coniugi

hanno domicilio in due comuni differenti l’ufficiale dello stato civile a cui

è stato richiesto di effettuare le pubblicazione dovrà richiedere all’ufficiale

del comune dell’altro sposo di fare la medesima cosa.

La pubblicazione dovrà rimanere alla porta della casa comunale per

otto giorni. Le nozze potranno essere celebrate non prima di quattro giorni

dalle pubblicazioni, e se non sono effettuate dopo centottanta giorni si

considerano come mai fatte. Inoltre non si deve dimenticare che per quanto

riguarda le pubblicazioni di un matrimonio canonico che deve produrre gli

22

effetti civili sono effettuate con lo stesso procedimento previsto per le

pubblicazioni in vista di un matrimonio celebrato con rito civile.

Per decisione del Tribunale è anche possibile, per gravi motivi, che

vengano drasticamente diminuiti i termini previsti per la pubblicazione. Se

l’ufficiale dello stato civile riconosce di non poter fare le pubblicazioni

dovrà con un certificato spiegarne le ragioni. Contro la decisione

dell’ufficiale è possibile presentare ricorso al tribunale, che deciderà in

camera di consiglio (art.98 c.c.).

Per il matrimonio concordatario l’art. 6 della l. matr. precisa che la

richiesta delle pubblicazioni oltre che dai coniugi, o da un soggetto terzo

incaricato, può essere fatta anche dal ministro di culto che celebrerà le

10 L’intervento del ministro di culto è estremamente importante,

nozze .

perché consente all’ufficiale dello stato civile di sapere che la

pubblicazione è richiesta per ottenere la trascrizione di un matrimonio

canonico e non per la celebrazione di un rito civile, inoltre consente di

poter impedire che si facciano inutilmente le pubblicazioni se non è

possibile celebrare il matrimonio religioso, per la presenza di un qualche

impedimento canonico. Ancora però è tuttavia seguito quell’orientamento,

che è stato formulato riguardo al Concordato lateranense, che ritiene che un

eventuale omissione da parte del ministro di culto non costituisce motivo di

impedimento per effettuare la trascrizione.

Come accennato durante il periodo in cui le pubblicazioni sono

affisse è possibile che vengano sollevate opposizioni per poter dimostrare

che esistano impedimenti che non consentono la celebrazione del

10 Bisogna precisare che anche se nell’Accordo di Villa Madama non è più previsto

l’intervento del parroco in merito alle pubblicazioni, tuttavia non vi sono motivi per cui

si possa non considerare ancora in vigore quanto contenuto nell’art. 6 della legge

matrimoniale, riguardo ai soggetti legittimati a fare richiesta delle pubblicazioni

matrimoniali. Cfr. A. F , Giustizia e religione,Torino, 2011, p. 31.

UCCILLO 23

matrimonio (art. 102-104 c.c. ). La legge specifica anche chi sono i soggetti

legittimati a prendere l’iniziativa (art. 102 c.c.), e che possono rivolgersi al

pubblico ministero affinché proponga opposizione.

Dopo che è stata fatta pubblicazione per ben otto giorni, e che siano

trascorsi altri tre, senza che siano state sollevate opposizioni, e in assenza

di impedimenti per la trascrizione del matrimonio canonico secondo quanto

disposto dall’art. 7, della l. matrimoniale, l’ufficiale dello stato civile,

rilascia ai soggetti interessati il nulla osta, con il quale si attesta che gli

sposi hanno i requisiti di età, e che non esistono impedimenti considerati

inderogabili dalla legge civile (art. 8.1, Accordo).

L’art. 4 del Protocollo addizionale, specifica quali sono per la legge

gli impedimenti inderogabili, ovvero:

1) quando uno dei contraenti è dichiarato interdetto a causa di infermità di

mente;

2) l’esistenza di un altro matrimonio valido tra gli sposi ai fini della legge

civile;

3) l’impedimento a causa di un delitto o dall’esistenza di affinità in linea

retta.

Si tratta di una elencazione piuttosto semplificata poiché si fa rinvio

formale alla legge dello Stato.

L’art. 8 dell’Accordo dell’84 inoltre prevede, che la trascrizione è

ammessa anche quando, sulla base del disposto della legge civile, non è più

possibile esperire l’azione di nullità o di annullamento.

Il certificato di nulla osta ha una valenza giuridica alquanto discussa,

anche se può essere seguita l’opinione di chi ritiene che lo stesso non può

essere considerato come un vero e proprio nulla osta per poter effettuare la

celebrazione del matrimonio, in quanto l’ufficiale dello stato civile non ha

24

poteri in materia, e quindi il matrimonio canonico può essere contratto

anche se l’ufficiale dello stato civile dovesse negare tale certificato.

Secondo la dottrina il nulla osta può essere ricondotto ad una

abilitazione, cioè come un atto amministrativo che richiede, per poter

esercitare un diritto, di verificare se nei soggetti interessati esistano i

presupposti richiesti dalla legge per poter svolgere una certa attività.

D’altra parte però, c’è chi ha anche considerato il nulla osta come un

atto di mero accertamento, che è un giudizio espresso dalla pubblica

amministrazione che riguarda le pubblicazioni, come l’assenza di

opposizioni, per cui poi lo Sato riconoscerà la possibilità di trascrivere

l’atto matrimoniale. è stata sollevata, l’ufficiale dello stato civile,

Se però l’opposizione

qualunque sia la ragione, non rilascia il nulla osta, dando un avviso al

ministro di culto che ha fatto richiesta per le pubblicazioni, fino al

momento in cui l’opposizione non viene meno a seguito dell’intervento

dell’Autorità giudiziaria (art. 62, Reg. st. civ.). Al parroco non dovrà

pervenire alcuna comunicazione quando l’ufficiale dello stato civile, anche

se non è stata sollevata alcuna opposizione, viene messo al corrente del

fatto che esiste un impedimento inderogabile a causa del quale non può

11

consegnare il nulla osta (art. 7 l. matr.) .

11 Tuttavia la Circ. Ministeriale, 1/54/FG/1 (86) 256 del 26 febbraio 1986 dichiara che

l’ufficiale di stato civile ha il dovere di effettuare in ogni caso la comunicazione, come

se fosse stata sollevata una opposizione. La Circ. Ministeriale precisa inoltre che se

l’ufficiale di stato civile non può in nessun

invece sia stata notificata un opposizione,

disposto dell’art. 7 l. matr.,

caso concedere il certificato, secondo il poiché non è di sua

competenza discriminare sulle motivazioni che stanno alla base della stessa al fine di

non concedere il nulla osta, quando essi riguardano motivo derogabile, poiché è

prerogativa dell’autorità giudiziaria dover valutare tale motivo, e quindi prendere la

decisione finale. Cfr. P. D M , Il matrimonio concordatario e gli altri matrimoni

I ARZIO

religiosi con effetti civili, cit., p. 37. 25

l’ufficiale dello stato civile non voglia rilasciare il certificato, si è

Se

sostenuto in dottrina che la fattispecie può essere disciplinata applicando

per analogia l’art. 98 c.c. che si occupa dei casi in cui questi non voglia

effettuare le pubblicazioni matrimoniali.

La consegna del nulla osta, secondo l’opinione della dottrina che dà

molta importanza a quanto previsto nell’art. 11 l. matr., ha un grande

rilievo nella disciplina legale del matrimonio concordatario poiché

riconosce la sicurezza ai coniugi che il matrimonio celebrato sia trascritto,

se l’atto da cui risulta è regolare, anche se dopo che è stato rilasciato il

nulla osta sia giunto un impedimento previsto dalla legge civile. In questa

situazione l’ufficiale di stato civile ha il dovere di farne immediata

comunicazione al pubblico ministero, in modo tale che questi impugni la

12

trascrizione .

Bisogna poi ricordare quanto previsto nell’art. 59, nei commi primo e

secondo, Reg. st. civ. (Dpr. 3.11.2000, n. 396), che stabilisce che anche se

sono state fatte le pubblicazioni, ed è stato concesso il nulla osta per poter

celebrare le nozze, se l’ufficiale dello stato civile viene a conoscenza

dell’esistenza di un impedimento che non è stato dichiarato, deve darne

comunicazione al pubblico ministero che solleverà opposizione con ricorso,

debitamente notificato insieme al decreto che prevede l’udienza camerale

davanti al collegio, all’ufficiale dello stato civile che ha dato il nulla osta. Il

Presidente del tribunale, dopo il ricorso, impedisce attraverso un proprio

decreto la celebrazione delle nozze, fino a quando non viene meno

l’opposizione, art. 59, comma quarto, Reg. . st. civ.

12 Questo orientamento, era stato seguito dalla Circolare del Ministero di Grazia e

Giustizia e degli affari di culto, 15 febbraio 1930, Dir. Gen. Affari civili e libere

professioni, Uff. 1, n. 53/3, e poi ripresa dagli Accordi di Villa Madama dalla Circolare

del Ministero di Grazia e Giustizia, 1/54/FG/1 (86) 256 del 26 febbraio del 1986. Cfr. P.

D M , Il matrimonio concordatario e gli altri matrimoni religiosi con effetti civili,

I ARZIO

cit., p. 38. 26

Per il matrimonio concordatario la dottrina sostiene che in questo

caso non dovrebbe essere impedita la celebrazione del matrimonio

canonico ma al contrario la trascrizione volta ad ottenere gli effetti civili.

L’art. 61, secondo comma, Reg. st. civ. (Dpr. 3.11. 2000), sancisce

che se le nozze sono state celebrate nonostante venga sollevata

opposizione, allora l’ufficiale dello stato civile deve adoperarsi per

sospendere la trascrizione fino a che il procedimento di opposizione non sia

giunto a termine. Se tale normativa potesse estendersi anche al matrimonio

concordatario, i coniugi, che non avessero ottenuto il nulla osta non

potrebbero essere sicuri che il loro atto matrimoniale sia ugualmente

trascritto nei registri dello stato civile. Bisogna comunque sottolineare a

questo proposito il contenuto dell’art. 61, comma primo, Reg. st. civ. (Dpr.

3.11.2000, n. 396), poiché quando l’ufficiale dello stato civile viene a

conoscenza di una opposizione al matrimonio, dopo che ha concesso il

nulla osta, dovrà immediatamente comunicarlo al ministro di culto solo nel

caso si tratti di un ministro celebrante diverso da quello della religione

13

cattolica .

13 Tale previsione normativa ha sollevato qualche dubbio rispetto al principio di

uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione, poiché in questo modo si crea una

discriminazione nei confronti di chi professa una fede religiosa diversa. Cfr. P. D I

M , Il matrimonio concordatario e gli altri matrimoni religiosi con effetti civili,

ARZIO

cit., p. 40. 27

1.2 La celebrazione

La celebrazione delle nozze costituisce la seconda fase del rito

religioso, un atto considerato complesso in quanto assolve una doppia

funzione, di carattere religioso ed amministrativo, oltre che anche l’unico

vero momento in cui si realizza l’unitarietà del matrimonio concordatario.

L’art. 8, n. 1, comma primo, dell’accordo di Villa Madama, prevede che

immediatamente dopo la celebrazione il parroco o un suo delegato deve

apprestarsi a spiegare agli sposi gli effetti civili del matrimonio, previsione

da cui può rilevarsi che uno dei due ministri di culto sia anche il soggetto a

cui è stato chiesto di assistere alle nozze, per quanto riguarda il delegato,

può essere un diacono o un laico, quando ci siano i presupposti previsti dal

diritto canonico. Non bisogna però dimenticare, quanto prescritto dall’art. 5

l. matr., secondo il quale può produrre gli effetti del matrimonio civile,

dopo esser stato trascritto nei registri dello stato civile. Se tale previsione si

considera ancora valida, poiché non in contrasto con il nuovo accordo di

Villa Madama, dunque si dovrebbe certamente ritenere che non può

assistere al matrimonio canonico, al fine di effettuare la trascrizione ed

ottenere così gli effetti civili, un soggetto che non possa essere qualificato

come ministro di culto. Lo stesso può dirsi in riferimento all’art. 82 c.c. che

afferma che deve essere disciplinato in maniera conforme al Concordato il

matrimonio che è stato celebrato da un ministro di culto.

Anche se comunemente si dice che il ministro di culto celebra le

nozze, in realtà questi si accinge ad assistervi, poiché per il diritto canonico

sono gli stessi sposi a celebrarle.

L’art. 8, primo comma, della l. matr., inoltre dispone che il prete o il

suo delegato, che assiste al matrimonio deve dare lettura degli art.143, 144,

147 del c.c. e spiegando ai coniugi quali sono i loro diritti e i loro doveri.

28

L’omessa lettura di tali artt., secondo la tesi di una parte della dottrina

comporterebbe l’impossibilità per il matrimonio di acquisire gli effetti

civili, in quanto impedirebbe la stessa trascrizione dell’atto matrimoniale.

Si tratta in realtà di un opinione già condivisa in passato dalla dottrina non

molto tempo dopo la firma del Concordato lateranense, in quanto si

riteneva che grazie al richiamo di tali artt. si evocava l’autorità dello Stato.

La dottrina prevalente invece afferma che una simile mancanza da parte del

ministro di culto non comporti conseguenze così gravi.

Affinché il matrimonio produca gli effetti civili è necessario che gli

sposi abbiano espresso la volontà di ottenerli, e in ogni caso che abbiano

già precedentemente manifestato tale decisione attraverso la richiesta delle

pubblicazioni e alla fine della celebrazione grazie alla sottoscrizione

dell’atto matrimoniale. Quest’ultima previsione dottrinale ci appare la più

logica e coerente. Nei casi in cui il matrimonio sia trascritto tardivamente la

lettura degli artt. generalmente non avviene ma l’atto è trascritto. Da quanto

detto possiamo concludere dicendo alla luce dei fatti che la legge non

considera tale adempimento importante ai fini della trascrizione. I coniugi

esprimono la volontà di ottenere gli effetti civili del matrimonio

richiedendo la trascrizione, sempre che entrambi ne siano al corrente. Solo

con questi presupposti l’ufficiale dello stato civile a cui è stato richiesto di

provvedere alla trascrizione dovrà esporre agli sposi quali sono i diritti e

doveri scaturenti dal matrimonio e accingendosi a dare lettura degli

artt.143, 144, 147 c.c.

L’art. 8 dell’accordo stabilisce che gli sposi, durante la celebrazione

delle nozze concordatarie, possono fare delle dichiarazioni di carattere

29

14

patrimoniale e personale . Sarà compito del ministro di culto poi annotarle

nell’atto matrimoniale.

Se l’atto del matrimonio non è in grado di poter produrre gli effetti

civili, secondo il disposto della Circ. Min. di Grazia e Giustizia, 256 del

febbraio 1986, le dichiarazioni non si considerano valide. Tale

orientamento è stato pienamente condiviso dalla Corte di Cassazione.

Al termine della celebrazione, il ministro di culto deve apprestarsi a

redigere l’atto di matrimonio in doppio originale, uno dei quali verrà

lasciato nell’archivio parrocchiale, l’altro invece sarà trasmesso

all’ufficiale di stato civile che dovrà procedere alla trascrizione. Tutte e due

gli atti dovranno essere sottoscritti rispettivamente dal parroco o dal suo

delegato, dagli sposi e dai testimoni.

Tuttavia, la sottoscrizione dell’atto matrimoniale non è prevista né

negli accordi di Villa Madama, né nella l. matrimoniale, né tantomeno nel

Concordato lateranense del 1929. La dottrina su questo punto però ha

sempre ritenuto che anche in mancanza di una normativa che lo prevedesse

esplicitamente, nel caso in cui l’atto non viene sottoscritto dai testimoni

l’ufficiale di stato civile non avrebbe potuto trascriverlo bensì rinviarlo al

ministro di culto perché provvedesse alla regolarizzazione. Altra ipotesi e

altro problema ancora più complesso si ha quando il matrimonio viene

celebrato senza testimoni, poiché in questo caso non è possibile

regolarizzarlo.

Anche qui la dottrina sottolinea come neanche in questo caso la

legge prevede la necessità della presenza di testimoni, così come non è

14 I coniugi per esempio possono per esempio riconoscere il figlio naturale (art. 254

c.c.), legittimare il figlio naturale (art. 283 c.c.), scegliere il regime della separazione dei

beni (art. 162, comma 2 c.c.) e inoltre specificare la legge a cui dovrà farsi riferimento

per disciplinare i rapporti patrimoniali (l. 31 maggio 1995, n. 218, art. 30, comma 1).

Cfr. A. F , Giustizia e religione, cit., p. 62.

UCCILLO 30

normativamente previsto che il ministro di culto deve allegare le

dichiarazioni di consenso per la celebrazione del matrimonio effettuate

dagli sposi, dunque se risulta valido per la Chiesa, può essere trascritto.

Questa tesi viene seguita anche dalla giurisprudenza, che ha ribadito di

come i testimoni non siano elemento fondamentale poiché la loro non

presenza non comporta la nullità del matrimonio ma semplicemente la

di una sanzione per l’ufficiale che ha celebrato le nozze.

previsione

Ai sensi dell’art. 8 dell’accordo di Villa Madama è necessaria la

redazione dell’atto matrimoniale in doppio originale, previsione in netto

contrasto con la normativa concordataria la quale richiedeva la redazione di

un unico atto. La necessità di un doppio atto nasce dal fatto che il

matrimonio dovrà produrre effetti non solo per il diritto canonico ma anche

per lo Stato.

Altro argomento importante è la non redazione dell’atto in doppio

Secondo la giurisprudenza e la dottrina prevalente anche l’atto

originale.

custodito in parrocchia costituisce prova a tutti gli effetti. Di conseguenza il

parroco può anche trasmettere l’unico atto e la trascrizione. La

celebrato all’estero la

giurisprudenza ammette che in caso di matrimonio

trascrizione può essere fatta anche grazie a un certificato che provi che il

matrimonio sia stato effettivamente celebrato, anche se non se ne è

occupato l’ufficio competente bensì quello ecclesiastico.

La maggior parte della dottrina però ha dichiarato essere assurdo che

si possa procedere alla trascrizione del matrimonio e dunque al

conseguimento degli effetti civili se non vi è stata la redazione dell’atto in

doppio originale, poiché in questo modo non si è avuto conferma da parte

degli sposi di volerli. Non mancano comunque posizioni diverse che

attestino di come in caso di trascrizione tardiva, dalla redazione di un unico

atto originale può facilmente ottenersi una copia da poter trascrivere. Da

31

detto dunque in caso di mancanza del doppio atto originale, l’unica

quanto

anomalia rilevabile è la mancata sicurezza che le parti vogliano gli effetti

civili, per cui è possibile procedere alla trascrizione seppur tardiva solo se

sono gli sposi a richiederla.

Un altro problema messo in evidenza dalla dottrina, è quello che

riguarda il caso in cui gli sposi manchino di sottoscrivere il secondo atto

che verrà inviato all’ufficiale di stato civile che dovrà provvedere alla

trascrizione. Anche qui la soluzione proposta per poter ottenere la

produzione degli effetti civile è seguire il procedimento per la trascrizione

tardiva.

Si è già detto dell’importanza dell’atto matrimoniale e di come esso

non solo costituisce la piena prova delle nozze ma anche il documento in

cui sono annotate le dichiarazioni dei coniugi, come per esempio la scelta

del regime patrimoniale da seguire. Il parroco al momento delle

dichiarazioni e con la menzione delle stesse nell’atto svolge il compito di

quanto detto in precedenza, l’atto di

pubblico ufficiale. Infine sulla base di

matrimonio può essere considerato atto pubblico a tutti gli effetti per lo

Stato. 32

1.3 La trascrizione dell’atto di matrimonio

L’art. comma quarto, dell’Accordo del 1984, stabilisce che il

8 n. 1,

ministro di culto del luogo dove sono state celebrate le nozze, in base al

disposto delle norme di diritto canonico deve richiedere all’ufficiale dello

stato civile la trascrizione del matrimonio, entro cinque giorni

dall’avvenuta celebrazione. il parroco, acquista “ex

Nel procedimento di trascrizione parte

lo status di pubblico ufficiale, poiché svolge una funzione

Reipublicae”

pubblica certificativa a tutti gli effetti ex art. 357 c.p., perché dimostra,

l’avvenuta celebrazione e il rispetto delle formalità previste dalla legge per

15

poter procedere alla trascrizione .

La trasmissione dell’atto per la trascrizione entro il termine di cinque

giorni è di grande importanza nell’ambito del matrimonio concordatario,

poiché è proprio in questo brevissimo arco di tempo che la legge intende

“cristallizzare” l’avvenuta celebrazione in base alle norme di diritto

canonico, a cui poi segue la lettura degli articoli del c.c. e infine la

costituzione dell’atto matrimoniale in doppio originale, per poter ottenere il

riconoscimento degli effetti civili. Questo processo di cristallizzazione,

dunque non può durare all’infinito, per questo motivo la legge ha stabilito

un limite temporale, trascorso il quale, senza che sia stata richiesta la

trascrizione, al matrimonio non è più garantito un sicuro riconoscimento.

Scaduto il termine di cinque giorni gli sposi potranno ricorrere alla

trascrizione tardiva, poiché la loro volontà di ottenere gli effetti civili non

15 ecclesiastico, deve anche possedere alcuni

Il parroco, oltre alla titolarità dell’ufficio

requisiti soggettivi sanciti dalla legge, ovvero essere cittadino italiano, e non essere

sottoposto a interdizione dai pubblici uffici. Cfr. A. F , Giustizia e religione,

UCCILLO

cit., p. 43. 33

può essere desunta dal compimento delle formalità previste dalla legge,

16

altrimenti il matrimonio rileva solo per il diritto canonico .

Anche se il testo del nuovo Accordo non ne fa menzione, oltre alla

richiesta di trascrizione il parroco deve inviare all’ufficiale dello stato

civile uno dei due originali dell’atto di matrimonio.

Che sia proprio il ministro di culto a richiedere che il matrimonio sia

trascritto, costituisce una novità, rispetto alla vecchia normativa, e questa

previsione fa sì che non ci sia alcun dubbio sulla provenienza dell’atto e sul

fatto che deve essere trascritto.

La richiesta di trascrizione dell’atto matrimoniale resta sempre

competenza del parroco del luogo in cui sono state celebrate le nozze anche

se vi ha assistito il suo delegato. La competenza di trasmettere l’atto non

un’attività non delegabile,

sembra comunque poter essere considerata

anche se al tal proposito la dottrina non appare d’accordo in quanto non è

previsto espressamente dalla legge. Se la richiesta dunque per la

trascrizione invece che dal parroco viene fatta dal suo delegato non sembra

questo costituisca un vizio che possa impedire la trascrizione dell’atto.

che La trasmissione dell’atto di matrimonio da parte del parroco viene

considerato un atto dovuto, ed è per questo che la richiesta dei coniugi di

non effettuare la trascrizione è irrilevante. Secondo la dottrina infatti

l’attività di trasmissione dell’atto matrimoniale appartiene alla categoria

delle notificazioni.

L’art. 8 dell’Accordo di Villa Madama tuttavia non specifica se entro

il termine di cinque giorni l’atto deve essere trasmesso e ricevuto

16 Da questo orientamento, sembra potersi affermare che per la Suprema Corte, il

consenso espresso dai coniugi per poter ottenere gli effetti civili tramite la trascrizione

del matrimonio sarebbe irrevocabile solo nei cinque giorni successivi all’avvenuta

celebrazione delle nozze, secondo quanto stabilito dalle norme di diritto canonico. Cfr.

P. D M , Il matrimonio concordatario e gli altri matrimoni religiosi con effetti

I ARZIO

civili, cit., p. 50. 34

dall’ufficiale dello stato civile, o basta semplicemente che sia stato inviato.

La giurisprudenza costituzionale ha ritenuto giusto seguire quest’ultima

interpretazione.

Se l’ufficiale dello stato civile si accorge che il parroco ha

di specificarvi l’avvenuta lettura degli artt. del c.c., dovrà

dimenticato

procedere alla sospensione della trascrizione e il documento dovrà essere

restituito al prete in modo tale che possa regolarizzarlo (art. 10, comma

primo, l. matr.).

Il nostro legislatore ha voluto dare maggior importanza alla lettura

degli artt. del c.c. anche nel matrimonio civile.

L’ufficiale dovrà sospendere la trascrizione e rinviarlo al ministro di

culto nel caso in cui il documento trasmesso non era originale, oppure

manchi di uno degli elementi previsti dall’art. 9 l. matr., da riportarsi nei

registri di stato civile.

caso in cui non è possibile la regolarizzazione dell’atto

Un altro

matrimoniale si ha quando il parroco dimentica di dare lettura durante la

celebrazione del matrimonio degli artt. del c.c. riguardanti i diritti e i doveri

dei coniugi. l’atto o per altri motivi, l’

Se per impossibilità di regolarizzare

ufficiale non può procedere alla trascrizione, non deve eseguirla e dovrà

motivare tale decisione indicandone le ragioni in un certificato. Contro tale

decisione è possibile proporre opposizione al tribunale che sentito il

pubblico ministero deciderà in camera di consiglio.

L’ ufficiale dello stato civile a cui è stato trasmesso l’atto dovrà

verificare che non ci sono ostacoli per la trascrizione, e cioè che il

matrimonio sia stato celebrato nei modi previsti dal diritto canonico

preceduto dalle pubblicazioni, e che sia stato concesso il nulla osta. Dopo

aver proceduto al controllo di tali formalità effettuerà la trascrizione nei

35

registri dello stato civile entro ventiquattro ore dal suo ricevimento, e nelle

ore successive dovrà avvisare il parroco dell’avvenuta

ventiquattro

trascrizione (art. 10 l. m.).

Questi termini hanno natura “ordinatoria” e non “perentoria”, poiché

se non viene rispettato (caso che si realizza con una certa frequenza), il

matrimonio produce lo stesso gli effetti a partire dal momento della

celebrazione (art. 8, n. 1, comma quarto, Accordo di Villa Madama).

Se il matrimonio è stato contratto seguendo le formalità previste dal

diritto canonico può essere dunque trascritto tempestivamente, producendo

effetti civili retroattivi, anche se dal giorno della celebrazione al momento

17

della trascrizione uno dei due coniugi dovesse morire .

Fin qua abbiamo parlato delle fasi che caratterizzano la trascrizione

tempestiva del matrimonio. Accanto ad essa tuttavia esiste anche la

trascrizione c.d. tardiva e infine viene contemplato dalla dottrina un

ulteriore procedura che è quella della trascrizione tempestiva ritardata.

Tale istituto viene disciplinato dall’art. 13 l. matrimoniale, che

prevede la possibilità di effettuare la trascrizione del matrimonio canonico

anche se le nozze non sono state precedute dalle pubblicazioni, ma se l’atto

viene trasmesso all’ufficiale dello stato civile rispettando il termine di

18

cinque giorni .

L’art 13 dichiara che l’ufficiale dello stato civile ricevuto l’atto e

dopo aver verificato la mancanza dei presupposti per poter impedire la

17 La dottrina appare alquanto divisa riguardo la natura giuridica da riconoscere alla

trascrizione del matrimonio concordatario. Si sostiene che sia un atto dalla natura delle

“certazioni”, cioè un atto piuttosto complesso seguito da adempimenti civilistici capace

di produrre nel nostro ordinamento gli stessi effetti del matrimonio civile. Cfr. P. D

I

M , Il matrimonio concordatario gli altri matrimoni religiosi con effetti civili, cit.,

ARZIO

p. 56.

18 L’accordo di Villa Madama non fa alcuna menzione della trascrizione tempestiva

ritardata. Cfr. P. D M , Il matrimonio concordatario e gli altri matrimoni religiosi

I ARZIO

con effetti civili, cit., p. 58. 36

trascrizione può procedere ad affiggere un avviso (che dovrà rimanere per

dieci giorni) delle avvenute nozze che serviranno a sostituire le

pubblicazioni che non sono state fatte precedentemente al rito religioso.

Anche se tale avviso dovesse mancare non determina la nullità della

trascrizione.

L’art. 13, comma terzo dispone che in tale istituto le opposizioni

dall’art. 12 della l.

possono essere sollevate in base alle cause previste

matrimoniale. In ordine a tale riferimento dunque bisogna anche ammettere

che è possibile che l’ufficiale dello stato civile non possa rifiutarsi di

procedere alla trascrizione quando anche in assenza di opposizioni viene a

conoscenza dell’esistenza di un impedimento considerato inderogabile

dalla legge.

Manca poi un termine entro il quale si possa procedere alla

trascrizione tempestiva ritardata, e l’art. 14 della l. matr. ammetteva la

trascrizione ritardata senza alcun limite di tempo quando si configuravano i

presupposti previsti dalla legge. Ed è per questo che la dottrina ha inteso

che l’art. 13 doveva intendersi combinato assieme all’art. 8 comma

secondo, stabilendo così che anche per questo istituto deve essere rispettato

il termine di cinque giorni che decorre dal momento della celebrazione, e

che dopo la cerimonia il parroco deve provvedere alla trasmissione

dell’atto matrimoniale in doppio originale.

Anche in questo caso poi, dato che si tratta sempre di una sorta di

trascrizione tempestiva appare corretto sostenere che retroagiscono gli

effetti del matrimonio al momento della celebrazione del rito religioso così

come previsto dalle norme del diritto canonico. 37

1.4 Gli impedimenti e i motivi di intrascrivibilità del matrimonio

canonico

Come più volte accennato, dopo aver ricevuto la richiesta di

trascrizione, compito dell’ufficiale di stato civile è quello di verificare

l’inesistenza di impedimenti alla trascrizione.

La regola generale, che si può desumere dal diritto canonico è che

l’ufficiale dello stato civile non può fare le pubblicazioni quando esistono

delle ragioni, impedimenti inderogabili, che non consentono al matrimonio

di poter produrre gli effetti civili.

Il Protocollo addizionale prevede alcuni casi che costituiscono

impedimenti inderogabili, ecco perché è stata definita norma meramente

“esemplificativa”, poiché ne esistono degli altri non inseriti nella stessa

legge. L’art. 4 del Protocollo add. contempla tra gli impedimenti

delle nozze l’esistenza di un matrimonio

inderogabili alla celebrazione

valido agli effetti civili tra gli sposi, ma d’altra parte invece omette di

indicare che tipo di impedimento per esempio può arrecare un eventuale

caso in cui entrambi i coniugi siano uniti da un matrimonio ancora valido

agli effetti civili con persone terze.

Bisogna dunque concludere dicendo che sono motivi di

intrascrivibilità del matrimonio canonico, per quanto attiene la forma

tempestiva, e che quindi inducono l’ufficiale dello stato civile a non

compiere le pubblicazioni, innanzitutto gli impedimenti inderogabili sanciti

dalla legge civile, come: consanguineità in linea retta all’infinito e in linea

collaterale fino al secondo grado; affinità in linea retta anche se derivante

da un matrimonio sciolto, a causa di morte o di divorzio, o nei confronti del

quale è stata pronunciata la cessazione di effetti civili (art. 87, comma

38

primo, n. 4, c.c.); adozione (art. 87, primo comma, nn. 6, 7, 8 e 9, c.c.);

interdizione a causa di infermità di mente (art. 85 c.c.); impedimento da

delitto (art. 88 c.c.); e infine quello dovuto a precedente matrimonio (art. 86

c.c.). Si deve mettere in evidenzia però che l’affinità in linea retta non può

essere considerato un impedimento inderogabile, e quindi non rende

impossibile la trascrizione nel matrimonio concordatario e di conseguenza

neppure le pubblicazioni civili, quando il matrimonio da cui scaturisce

l’affinità è stato annullato (e non sciolto per morte o divorzio) poiché, in un

caso del genere l’impedimento può essere facilmente superato quando il

tribunale ammette il matrimonio, secondo il disposto dell’art. 87, comma

19

quarto c.c. . Se però i due coniugi legati da affinità in linea retta, anche se

da matrimonio nullo, richiedano le pubblicazioni matrimoniali, senza aver

ottenuto prima il consenso da parte del tribunale, l’ufficiale dello stato

civile deve rifiutarsi di compierle.

Altro motivo di intrascrivibilità è determinato, secondo le

disposizioni del diritto canonico, nel caso di matrimonio contratto da

minore ultrasedicenne, ma che non abbia ottenuto il consenso da parte del

tribunale civile. Bisogna rammentare a questo proposito che è il tribunale

dei minori a stabilire se un sedicenne possa contrarre matrimonio, e solo in

presenza di gravi motivi. L’art. 8 dell’accordo di Villa Madama non

ammette la trascrizione del matrimonio quando i coniugi non hanno i

requisiti prescritti dalla legge civile riguardo l’età prevista per la

celebrazione senza fare anche in questo caso ulteriori chiarimenti. Se gli

19 In base al contenuto della Circolare Min. Grazia e Giustizia n. 1/54/FG/1 (86) 256,

del 26.2.1986, si è sottolineato semplicemente che l’affinità in linea retta costituisce un

impedimento inderogabile senza però indicare le possibili situazioni in cui tale ostacolo

del tribunale. Cfr.

può essere superato grazie all’intervento P. D M , Il matrimonio

I ARZIO

concordatario e gli altri matrimoni religiosi con effetti civili, cit., p. 25. 39

hanno ottenuto l’autorizzazione del tribunale, l’ufficiale dello

sposi non

stato civile può rifiutarsi di procedere alle pubblicazioni.

Difficoltoso risulta invece indicare qual è il limite al matrimonio

rappresentato dall’età quando, uno dei due sposi, ha meno di sedici anni.

In questo caso la legge civile non permette di poter contrarre matrimonio,

senza neanche possibilità di ottenere il consenso da parte del tribunale,

costituendo così una sicura ipotesi di intrascrivibilità del matrimonio. I

limiti per poter contrarre il matrimonio previsti dal diritto canonico sono

diversi e inoltre inferiori: sedici per l’uomo, quattordici per la donna. Tutto

questo potrebbe indurre a far pensare che l’età inferiore ai sedici anni sia

da considerare come un impedimento inderogabile al matrimonio. La

dottrina però lo considera non tanto come un impedimento inderogabile,

ma come una forma di capacità alle nozze. Questa interpretazione offerta

dalla dottrina sembra trovare ampio riscontro nell’art. 8, n. 1, comma

dell’accordo

secondo, di Villa Madama, il quale prevede due casi di

intrascrivibilità del matrimonio canonico, e cioè quando gli sposi non

hanno i requisiti di età previsti dalla legge riguardo l’età per poter contrarre

nozze, e l’esistenza di un impedimento che la legge civile considera

inderogabile.

Secondo una parte della dottrina, in merito alla celebrazione delle

nozze, al soggetto minorenne, manca la capacità per poter porre in essere

l’atto e divenire titolare del diritto in esso contenuto. Facendo leva su

contenuto nella norma dell’accordo di Villa Madama, all’art. 8, n.1,

quanto

comma terzo, laddove essa prevede che la trascrizione del matrimonio

canonico è possibile quando, in base alla legge civile, non è più concesso

di esperire l’azione di nullità o di annullamento la restante dottrina, ha

dichiarato che l’età minore ai sedici al tempo della celebrazione delle nozze

non è un motivo di capacità per poter contrarre nozze, in quanto facendo

40

riferimento all’art. 117, comma secondo, c.c., è possibile trascrivere

il matrimonio dell’infrasedicenne dopo un anno che ha

tardivamente 20

raggiunto la maggiore età .

Altra ipotesi invece è costituita dai casi in cui l’ufficiale dello stato

civile si trovi di fronte ad un impedimento civile derogabile ma non

derogato dall’autorità giudiziaria statuale. Anche se esiste un impedimento

civile per contrarre matrimonio può essere superato quando gli sposi

ottengano l’autorizzazione da parte del tribunale.

Alla categoria degli impedimenti derogabili appartengono i seguenti

casi: matrimonio tra zio e nipote, o tra zia e nipote (art. 87, n.3, c.c.);

matrimonio tra affini in linea collaterale in secondo grado (art. 87, n. 5,

111,

c.c.); matrimonio celebrato per procura nei casi previsti dall’art.

e infine l’affinità

comma secondo, c.c.; in linea retta da matrimonio nullo

(art.87, n.4, c.c.).

L’art. 89 del c.c. regola il c.d. lutto vedovile, che per impedire che ci

siano dubbi sulla paternità dei figli (c.d. turbatio sanguinis ), vieta alla

donna di contrarre matrimonio prima che siano trascorsi almeno trecento

giorni dallo scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili del

precedente matrimonio. La legge però contempla anche qui la possibilità

che tale ostacolo possa essere superato grazie all’autorizzazione ottenuta

dal tribunale.

La minore età di uno o di tutte e due i coniugi, se superiore ai sedici

anni, è considerata un impedimento derogabile, poiché il tribunale

acconsente alle nozze.

20 Appare così abbastanza palese che l’art. 12 della legge matr., il quale regolava gli

impedimenti alla trascrizione del matrimonio canonico prevedendo dei casi in contrasto

con le nuove norme dell’accordo di Villa Madama, sia stato abrogato. Cfr. P. D

I

M , Il matrimonio concordatario e gli altri matrimoni religiosi con effetti civili,

ARZIO

cit., p. 28. 41

Il matrimonio che è stato concluso seguendo le norme del diritto

canonico e a cui sono riconosciuti gli effetti civili, le pubblicazioni civili e

l’eventuale rifiuto da parte dell’ufficiale dello stato civile sembra collegata

ai casi di intrascrivibilità del matrimonio canonico. Se esiste tra i coniugi

un impedimento dell’ordinamento statuale, derogabile ma non derogato,

bisogna considerare l’opinione largamente diffusa che considera

inaccettabile la mancata effettuazione delle pubblicazioni, se poi in ogni

caso lo stesso ufficiale dello stato civile ricorrerà a istituti come la

trascrizione tempestiva ritardata, o la trascrizione tardiva, per ottenere gli

effetti civili.

Quando si è in presenza di un impedimento derogabile i coniugi

mostrando all’ufficiale dello stato civile la copia dell’autorizzazione

concessa dal tribunale evitano l’ipotesi che questi possa rifiutarsi di

effettuare le pubblicazioni, ma senza tale autorizzazione l’ostacolo

dell’impedimento derogabile non può essere superato.

Al tempo del Concordato lateranense, una circolare del Ministero

della Giustizia e degli affari di culto, Dir. Gen. Affari Civili e Professioni

Legali, Uff. I, del 19 febbraio 1930, n. 53/3, stabiliva che l’ufficiale dello

stato civile che conoscesse un impedimento anche se derogabile per la

legge statuale, in caso di richiesta per le pubblicazioni per il matrimonio

che doveva essere poi trascritto, poteva eseguirle soltanto con il consenso

da parte dell’autorità giudiziaria dello Stato. In ogni caso il matrimonio

celebrato innanzi al Ministro di culto cattolico poteva essere comunque

trascritto, anche se esisteva un impedimento civile derogabile ma non

derogato, e quindi in mancanza di pubblicazioni, ricorrendo alla disciplina

ritardata dell’art.13 l. matr.,

della c.d. trascrizione tempestiva con

eccezionale natura sanatoria. 42

Qualche mese dopo però, il Ministero della Giustizia e degli affari di

culto, ha emanato una nuova circolare, Dir. Gen. Affari Civili e Professioni

Legali, del 30 luglio 1930, n. 891, che contrariamente alla precedente,

prevedeva che soltanto se esiste un impedimento inderogabile tra quelli

elencati dall’art. 12 l. matr., le pubblicazioni ai fini della trascrizione

devono essere rifiutate dall’ufficiale dello stato civile.

Invece per gli impedimenti civili inderogabili differenti da quelli

contenuti nell’art. 12 l. matr., e quelli derogabili ma non derogati

dall’autorità statale, la circolare ministeriale ammetteva comunque le

pubblicazioni alla casa comunale.

Secondo l’opinione di una parte della dottrina la circolare

ministeriale n. 891 del 1930 trovava conferma nel Concordato lateranense

del 1929, grazie al rinvio alla regolamentazione del matrimonio canonico

secondo le norme del diritto canonico, e grazie anche al fatto che si era

tentato di creare uniformità tra i due status coniugali, quello civile e quello

canonico. L’accordo di Villa Madama comunque non fa più tale rinvio, il

matrimonio regolato dalle norme del diritto viene definito come un fatto dal

diritto dello Stato.

Se esiste un impedimento derogabile per il diritto dello Stato gli

sposi possono richiedere all’ufficiale dello stato civile di effettuare le

pubblicazioni e questi non può rifiutarsi quando i nubendi hanno avuto la

dispensa dall’impedimento da parte del tribunale.

La dottrina maggioritaria non ha però accolto tale lettura dando un

interpretazione diversa alla questione ovvero prevedendo la trascrivibilità

del matrimonio in presenza di impedimenti derogabili anche se non

derogati dal tribunale, senza dispensa; però se dovesse presentarsi un

impedimento derogabile per la legge civile e gli sposi non ottengono la

dispensa, l’ufficiale dello stato civile può non effettuare le pubblicazioni

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (AGRIGENTO, PALERMO, TRAPANI)
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rosaria_Bonfissuto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto canonico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Ferrante Mario.

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