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SCUOLA DELLE SCIENZE UMANE E DEL PATRIMONIO CULTURALE

Scienze Filosofiche E Storiche

Dipartimento di Scienze Umanistiche

SULLA FORMULAZIONE DEL

PRINCIPIO RESPONSABILITÀ DI HANS JONAS

TESI DI LAUREA DI RELATORE

ANTONIO PALUMBO PROF. DOMENICO FABIO MAZZOCCHIO

MATRICOLA 0739808 ANNO ACCADEMICO 2023 - 2024 1

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INDICE

- Introduzione

- Capitolo I L’unità psico-fisica della vita

1.1 Brevi cenni sulla biografia di Hans Jonas…………….…………6

1.2 La ricezione dell’opera di Jonas…………………………………7

1.3 Dalla gnosi alla filosofia della natura……………………………8

1.4 Dalla filosofia della natura all’etica…………………………….12

Capitolo II Verso il Principio Responsabilità

- 2.1 Premessa………………………………………………………. 19

2.2 Il contesto culturale e intellettuale……………………………..23

2.3 L’esigenza di una nuova etica………………………………….27

2.4 Il progresso della tecnica………………………………………32

2.5 Essere e dover essere…………………………………………..37

2.5.1 Sugli scopi………………………………………………..40

2.5.2 Sui valori…………………………………………………54

2.6 Il Principio Responsabilità e i suoi limiti……………………...61

2.6.1 La storia di un concetto…………………………………..63

2.6.2 Il Principio di Jonas………………………………………65

2.6.3 Alcuni limiti del Principio………………………………..72

- Capitolo III Uno sguardo al futuro

3.1 Il calcolo dei rischi…………………………………………….78

3.2 L’educazione come mezzo per la responsabilità………………86

- Conclusione

- Bibliografia 3

Introduzione

La disciplina dell’etica, o comunemente chiamata filosofia morale, è un ambito di ricerca

che mira a studiare, comprendere, e teorizzare tutto ciò che riguarda il comportamento

umano (dal greco ethos), non soltanto sotto il punto di vista cognitivo; quindi, lontano dalle

mere funzioni cerebrali che portano l’essere umano, così come gli altri esseri viventi cerebro

dotati, a compiere determinate azioni in base a stimoli ed impulsi. L’etica si occupa invece

del comportamento dal punto di vista relazionale, intersoggettivo e interpersonale, che ri-

guarda i legami umani. Da sempre sono stati questi rapporti a suscitare nei filosofi morali un

interesse verso quello che già da Aristotele veniva definito il sommo bene, la virtù più nobile

di tutte, il cui raggiungimento rappresentava l’apice della felicità umana. Nella storia della

filosofia morale, si è quindi sempre cercato di occuparsi di una proposta normativa che mi-

rasse a regolare i rapporti umani. Gli elementi della vita umana, che, come la natura, avevano

sempre fatto parte della sua storia e della sua evoluzione, nonché del loro posto nel mondo,

non erano mai stati presi in considerazione come soggetto-oggetto di un agire eticamente

orientato, non rivolgendo una meritata attenzione verso ciò che fosse esterno ai rapporti in-

trinsecamente umani.

Tutto ciò è stato possibile, o quanto meno auspicabile, fino a quando l’agire tecnico

dell’uomo non iniziò a diventare un problema non solo per la natura, da cui l’uomo stesso è

nato e a cui resta indissolubilmente legato, ma contemporaneamente per la naturalezza del

medesimo “essere umano”.

Ad un certo punto della storia nasce dunque l’esigenza, che col passare del tempo diventa

sempre più urgente, di dover necessariamente inserire anche, se non soprattutto, la natura

come habitat, come pianeta Terra, all’interno di un discorso etico, attribuendo ad essa la

stessa importanza che detiene il soggetto umano nei rapporti interpersonali.

Con l’avanzare della tecnica, e la sempre più invadente impronta umana nei luoghi inconta-

minati del pianeta, appare piuttosto vicina l’idea di abbracciare innanzitutto un tipo di pen-

siero, e poi un tipo di agire, che riformuli la visione che si ha della natura come nostra madre

e nostra casa.

La responsabilità è quell’elemento dell’etica che serve a direzionare l’uomo e il suo rispet-

tivo agire verso una rotta diversa rispetto a quella che si è perseguita finora. Se fino alla

seconda metà del XX secolo il termine responsabilità era usato in ambito etico e giuridico

per regolare i rapporti umani, eclissando ancora la richiesta di aiuto della natura, nell’anno

1979 il pensatore tedesco di origini ebraiche Hans Jonas darà alle stampe Il principio

4

responsabilità. La proposta etica di Jonas è una formulazione del concetto di responsabilità

del tutto nuova rispetto sia alle precedenti etiche, sia alle precedenti interpretazioni del ter-

mine trattato. Per questioni di spazio mi limito a dire che la responsabilità di cui Jonas parla

risulta innanzitutto diversa dalle altre perché sfida, con audacia, quella legge non scritta della

filosofia morale secondo cui sarebbe errato far derivare un precetto morale da un fondamento

ontologico. È la natura, insieme all’autenticità umana, a costituire l’oggetto etico della pro-

posta morale di Jonas, la quale non sarebbe comprensibile se non letta alla luce della sua

opera precedente, Organismo e libertà.

È per questo motivo che ho deciso di suddividere tale lavoro in tre parti: nella prima offrirò

una ricognizione generale dei tasselli del percorso intellettuale di Jonas, concentrandomi

proprio sull’opera della sua seconda fase, nonché prologo della successiva; nella seconda

parte mi dedicherò interamente al principio responsabilità e allo sforzo intellettuale che Jo-

nas compì per arrivare a ciò. Infine, nella terza fase mi occuperò di delineare i rischi attuali

legati non solo alla natura in quante tale, ma anche agli effetti collaterali legati all’uomo

derivati da un incrinato rapporto con il suo habitat, ponendo l’accento sull’elemento

dell’educazione come base per un agire responsabilmente orientato. 5

Capitolo I

L’unità psico-fisica della vita

1.1 Brevi cenni sulla biografia di Hans Jonas

Hans Jonas (1903-1993) nacque a Mönchengladbach (nella Renania settentrionale) da

una famiglia ebraica di fabbricanti tessili. Allievo di Edmund Husserl, Martin Heidegger

e Rudolf Bultmann, a quest’ultimo sarà dedicata la dissertazione per la libera docenza

conseguita a Marburgo nel 1928, intitolata Agostino e il problema paolino della libertà ,

1

pubblicata solo in parte nel 1930. Nel 1933, con l’ascesa in Germania del nazionalsocia-

lismo, Jonas, come tanti altri intellettuali ebrei residenti in Germania (tra i quali Hannah

Arendt e Günther Anders, amici di gioventù di Jonas), fu costretto a rifugiarsi in Inghil-

terra per poi nel 1935 emigrare in Palestina. Nel 1940 rientrò in Europa per partecipare

come volontario alla Seconda guerra mondiale, militando nella Brigata ebraica dell’eser-

cito inglese e contribuendo alla liberazione dell’Italia. Tornato in Palestina, partecipò

2

alla guerra arabo-israeliana del 1948, quindi iniziò la sua carriera alla “Hebrew Univer-

sity” di Gerusalemme. Trasferitosi in Canada, insegnò nella McGill University di Mon-

treal (1949-50) e nella Carleton University di Ottawa (1950-55). Nel 1955 si stabilì negli

Stati Uniti d’America, qui insegnò nella New School for Social Research di New York e

vi visse per il resto della sua vita. Da questi cenni sulla vita di Jonas si può percepire come

egli sia stato innanzitutto un uomo dalle pratiche gesta e un forte sostenitore dei suoi

ideali e della sua patria, prima di essere un grande pensatore: la partecipazione a due

conflitti ci mostra molto del carattere determinato e concreto di Jonas, che come vedremo

più in là, con la sua filosofia cercherà di intervenire pragmaticamente sui problemi mon-

diali che affliggeranno la seconda metà del XX secolo.

Anche il percorso intellettuale di Jonas fu denso di eventi e fasi, risultando un pensatore

eclettico e poliedrico, spaziando dalla religione, alla biologia, all’etica e alla riflessione

sulla tecnica, dalla medicina alla bioetica e all’ecologia. In particolare, dalla storiografia

filosofica tradizionale (oltre che da Jonas stesso) vengono riconosciute tre fasi che arti-

colano la vicenda intellettuale jonasiana: 1) fase teologico-filosofica, in cui molta in-

fluenza ebbe sicuramente il già citato maestro Bultmann, come opera cardine di questo

Cfr. H. Jonas, Agostino e il problema paolino della libertà, a cura di C. Bonaldi, Morcelliana, Brescia, 2007.

1 La Jewish Infantry Brigade Group.

2 6

periodo possiamo citare il primo volume di Gnosi e spirito tardo-antico (1934), qui Jonas

3

si dedicò allo studio dello gnosticismo tardo-antico e proto-cristiano effettuando un pa-

rallelismo tra questo e il carattere esistenziale-nichilista del mondo moderno; 2) fase fi-

losofico-biologica, che trova la sua massima espressione nell’opera Organismo e libertà.

Verso una biologia filosofica (1966), in cui Jonas, orientandosi verso gli studi naturali-

4

stici cercò di offrire una nuova ontologia a partire dalla scienza della biologia; 3) fase

etico-filosofica, nella quale Jonas darà vita alla sua maggiore opera, Il principio respon-

sabilità (1979), un testo la cui densità è pari all’audacia che l’autore dimostra di avere

5

nel tentativo di formulazione di un’etica per la civiltà tecnologica, e sul quale ci concen-

treremo maggiormente.

1.2 La ricezione dell’opera di Jonas

Capire quanto un autore sia famoso, a parer mio aiuta molto a comprendere la figura con

la quale si ha a che fare, ed è per questo che prima di iniziare col discorso vero e proprio

vorrei effettuare un breve excursus sulla ricezione di Jonas e dei suoi testi nel panorama

culturale italiano.

A differenza di ambienti tedeschi e anglofoni, dove l’opera di Jonas spicca proprio in seno

alla sua produzione (dagli anni Sessanta agli anni Ottanta), in Italia è solo dopo la sua

morte (1993) che inizia a farsi strada negli ambienti culturali. A dire di molti, l’inziale

6

assenza e la tarda ricezione dell’opera di Jonas nel contesto italiano fu dovuta al profondo

dibattito bioetico che ha caratterizzato e tuttora caratterizza il nostro paese, dibattito che

vede da una parte la bioetica laica “utilitaristica” e dall’altra la bioetica cattolica “assolu-

tistica” , la cui tregua si potrebbe individuare proprio nella proposta filosofica di Jonas,

7

che sarebbe capace di mediare e proporre un equilibrio tra le due parti, ma che purtroppo,

fino a poco tempo fa non fu presa in considerazione data la difficoltà di collocarla in uno

dei due schieramenti. Inoltre è evidente la difficoltà di posizionare la figura di Jonas in

8

uno dei due “grandi gruppi” (analitici e continentali) con il quale Franca D’Agostini ha

Cfr. H. Jonas Gnosi e spirito tardo-antico, a cura di C. Bonaldi, Bompiani, Milano, 2010.

3 Cfr. H. Jonas, Organismo e libertà. Verso una biologia filosofica, a cura di Paolo Becchi, Einaudi, Torino,

4

1999.

Cfr. H. Jonas, Il principio responsabilità. Un'etica per la civiltà tecnologica, a cura di P.P. Portinaro, Einaudi,

5

Torino, 1990, 2002.

Cfr., a tal riguardo, P. Becchi, Presentazione a H. Jonas, Organismo e libertà, pp. IX-X.

6 Per un approfondimento sulla divergenza tra bioetica laica e bioetica cattolica si veda G. Fornero, Bioetica

7

cattolica e bioetica laica, B. Mondadori, Milano, 2005, nuova edizione ampliata ivi, 2009.

Cfr. Luca Guidetti in La materia vivente. Un confronto con Hans Jonas, Quodlibet, Macerata, 2007, p. 76.

8 7

tentato di spiegare attraverso un sistema la storia della filosofia del nostro tempo . Gli

9

“analitici” sarebbero quei pensatori legati alla tradizione logico-epistemologica anglosas-

sone, i “continentali” invece sono i filosofi legati alla storicità dei saperi e della stessa

filosofia e alle questioni metafisiche. Jonas può dirsi sicuramente un continentale (in

quanto allievo di Husserl e Heidegger), ma allo stesso tempo nella seconda parte della

sua vita attraversa gli ambienti culturali transcontinentali, confrontandosi con la logica

anglosassone e con la cultura scientifica americana, da qui il suo spiccato interesse verso

il pragmatismo e le scienze naturali. In conclusione, per dirla con le parole di Paolo Bec-

chi: “Jonas è altresì un filosofo, oggi forse tra i più autorevoli, che contesta radicalmente

l’odierna rimozione della metafisica, ritornando a parlare di quei problemi, destinati a

rimanere irrisolti, sui quali - secondo Wittgenstein – bisognava invece tacere” .

10

1.3 Dalla gnosi alla filosofia della natura

La filosofia di Jonas può essere descritta come una filosofia dell’unità o dell’equilibrio in

quanto nel suo percorso intellettuale è fortemente presente la volontà di voler unire piut-

tosto che dividere, la tendenza ad inglobare piuttosto che rifiutare e rigettare; si pensi al

dualismo mente-corpo che Jonas cerca di risolvere nell’organismo in quanto tale, ten-

tando di superare quella scissione ontologica che da Cartesio a Husserl ha segnato il pa-

norama filosofico occidentale . Quest’atteggiamento di unione è sicuramente il fulcro

11

della sua opera Organismo e libertà, che secondo Jonas e secondo gran parte degli stu-

diosi del pensatore ebreo-tedesco non viene mai considerata per come meriterebbe, lo

stesso Jonas afferma: “Se si vuole parlare della mia filosofia occorre dire in ogni caso che

essa non comincia con la Gnosi, ma con gli sforzi dedicati alla biologia filosofica” .

12

Inoltre, la causa di questo porre in secondo piano la fase intermedia del pensiero di Jonas

e di conseguenza anche il testo di riferimento, deriva quasi sicuramente anche dal maggior

successo che riscosse nel 1979 Il principio responsabilità e il rispettivo primato che si

guadagnò tra i suoi lettori. Da ciò risulta deducibile che per intraprendere un percorso

speculativo e discorsivo sulla proposta etica di Jonas è necessario prima di tutto aver

compreso le basi e le fondamenta della sua visione ontologica-biologica e del suo

Cfr., Franco D’Agostini, Analitici e continentali. Guida alla filosofia degli ultimi trent’anni, Cortina, Milano,

9

1997, pp. 345-348 (su Hans Jonas).

P. Becchi, Presentazione, in Organismo e libertà, cit., p. X.

10 Interessante è a mio avviso l’intervista a Jonas condotta da Vittorio Hӧsle nell'ambito del programma televi-

11

sivo “Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche”, Anima e corpo, trad. it. di F. Li Vigni, in «Ragion

Pratica», n. 15, vol. VIII, 2000.

H. Jonas, Memorie, trad. it. di Palma Severi, Il Melangolo, Genova, 2008, cit., p. 117.

12 8

tentativo di rimarginare l’abisso tra mente e corpo che in Organismo e libertà trova la sua

massima espressione, solo allora possiamo addentrarci nello studio dell’etica jonasiana,

che prima di tutto è un’etica fondata sull’ontologia.

Potrebbe essere un errore considerare l’intero percorso intellettuale di Jonas come qual-

cosa che può essere scisso e analizzare separatamente alcune istanze, ciò potrebbe creare

non poche incomprensioni. Per questo motivo ho deciso, anche se il tema del mio lavoro

è Il principio responsabilità, di mostrare quanto forte sia il legame fra tutte le parti: a

partire dagli studi sulla gnosi, passando per la teorizzazione di una biologia filosofica,

fino ad arrivare alla formulazione di un’etica per la civiltà tecnologica . Il titolo di questo

13

capitolo, pertanto, è intimamente connesso con questo legame che a parere di molti non

può essere sciolto, se si vuole comprendere l’intera opera jonasiana.

Come abbiamo detto nelle pagine precedenti, Jonas fu allievo, oltre che di E. Husserl

(1859-1938) e M. Heidegger (1889-1976), due pilastri della filosofia occidentale del XX

secolo, anche di Rudolf Bultmann (1884-1976), un teologo evangelico tedesco noto per

il suo programma di demitologizzazione del messaggio evangelico. Bultmann guiderà il

giovane Jonas verso gli studi sulla gnosi, che, aggiunti al contatto con Heidegger e al

riferimento sull’analitica esistenziale, porteranno Jonas a studiare l’antichità alla luce

della modernità e viceversa, egli difatti noterà non pochi punti di contatto tra le due cor-

renti, grazie al quale comprenderà l’una servendosi dell’altra, ma anche notevoli diffe-

renze. Citando lo stesso Jonas, che ci offre un bellissimo spunto auto

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

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