Carmelo Vigna sulla cura
Introduzione alla cura
La cura per un essere umano è anzitutto una maniera di rapportarsi al mondo: quella maniera che protegge dal male qualcosa; soprattutto qualcuno. Ma proteggere qualcosa o qualcuno dal male significa presupporre che qualcosa o qualcuno sia vulnerabile. L'esperienza diffusa e costante della vulnerabilità delle cose di natura e degli esseri umani è dunque alle origini della cura. Questa esperienza è però l'esperienza stessa della nostra finitudine. Solo un essere finito può infatti essere vulnerato e rischiare di perire. La cura vorrebbe impedirlo.
Modalità della cura
Impedire che qualcosa o qualcuno sia vulnerato e anche perisca, si può in molti modi. Perciò la cura prende molti nomi. Siamo abituati a legare la cura al malato e alla sua malattia. Ma si cura anche educando, si cura governando, si cura se medesimi nel corpo e nell'anima, si curano gli animali procurando loro del cibo, si curano le piante con l'acqua o il concime, si curano gli oggetti restaurandoli o semplicemente ripulendoli, si cura l'ambiente, si curano i rapporti con gli altri e pure i rapporti con Dio ecc. Ogni essere può essere oggetto di cura; ogni forma dell'essere può meritare della cura. Se è vulnerabile. Strappare alla vulnerabilità è il sogno di ogni essere umano. Perché è, prima ancora, il sogno di Dio.
Significato della cura d'altri
Non possiamo qui inseguire i molti sensi secondo cui ci si cura di qualcosa o di qualcuno o si prende in cura qualcosa o qualcuno (già queste due maniere differiscono notevolmente). Preferiamo soffermarci sul prendersi cura d'altri, perché questo è poi il senso più importante e più diffuso nella quotidianità. E quanto alla cura d'altri, di nuovo restringiamo le nostre considerazioni all'essenziale. L'essenziale è la cura d'altri come liberazione d'altri dal male (del corpo e dell'anima).
La necessità della cura d'altri
E subito osserviamo che la cura d’altri non è una semplice possibilità per un essere umano. In certo senso, non è neppure un “dovere”. È piuttosto una vera e propria “necessità”. Un essere umano, infatti, vive e fiorisce in rapporto ad altri, e se il rapporto ad altri non è per lui gratificante, ne muore. Per quanto l’affermazione possa parere paradossale, è vero che noi ci nutriamo esclusivamente di alterità, nel corpo come nello spirito. Perciò a noi conviene avere altri come disponibili per noi. Ma altri possono essere per noi disponibili solo se stanno bene. Ne viene che la condizione del nostro benessere è il benessere d’altri. Ma perché altri stia bene, deve essere da noi, appunto, “curato”.
Ordine delle intenzioni nella cura
Per meglio intendere questa prima considerazione, bisogna fare attenzione all’ordine delle intenzioni. Il nostro star bene non può essere la prima intenzione, nel rapporto ad altri. Non sfuggiremmo altrimenti ad un miserabile narcisismo e ad una sorta di cannibalismo delle relazioni. La prima intenzione deve sempre essere lo star bene d’altri. Il nostro star bene (la cura di noi medesimi) seguirà poi - inevitabilmente. Ma, appunto, non deve essere voluto di prima intenzione. Proprio come quando, ad es., si va in bicicletta: mai guardare la ruota; guardare piuttosto la strada, per non andare finire contro un palo o contro un albero o in un fosso. La ruota andrà di suo al modo giusto, proprio perché uno fa attenzione alla strada e non alla ruota.
Simmetria nei rapporti di cura
Ora, i nostri rapporti con altri sono a volte simmetrici, a volte asimmetrici. Ma non c'è mai asimmetria senza una certa simmetria e viceversa. Così il nostro rapporto di cura. A volte siamo solo curati, a volte siamo solo curanti, quando non c’è una vera e propria simmetria; e tu...
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