Estratto del documento

Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”

Dipartimento di Scienze della Comunicazione,

Studi Umanistici e Internazionali:

Storia, Culture, Lingue, Letterature, Arti, Media

(DISCUI)

Corso di Laurea Magistrale in

LINGUE STRANIERE

E STUDI INTERCULTURALI

STORIA DELLA MIGRAZIONE FEMMINILE IN ITALIA:

QUANDO L’ESODO SI INTRECCIA CON LA

CRIMININALITÀ ORGANIZZATA

Relatore: Tesi di laurea di:

Chiar.mo Prof. Martellini Amoreno Andreani Sofia

Anno Accademico 2018/2019 1

INDICE E PREMESSA

CAPITOLO 1 - LA MIGRAZIONE FEMMINILE IN ITALIA

1.1 Quadro storico dell’immigrazione femminile in Italia

1.2 La prima fase: gli anni Settanta

1.3 La seconda fase: gli anni Ottanta

1.4 La terza fase: gli anni Novanta

1.5 La quarta fase: l’inizio del nuovo millennio

CAPITOLO 2 - L’IMPATTO DEI CAMBIAMENTI GEOPOLITICI SULLE MIGRAZIONI

2.1 Le cause delle migrazioni

2.2 I migranti “forzati” nel mondo

2.3 I richiedenti asilo: provenienze e percorsi

CAPITOLO 3 - STORIA DELLA MIGRAZIONI E BREVE EXCURUS SULLA

CRIMINALITÀ STRANIERA NELLE MARCHE

3.1 Panorama sui flussi migratori nelle Marche dagli anni Settanta ad oggi

3.2 Situazione degli immigrati nelle Marche dalla crisi dei rifugiati ad oggi

3.3 Composizione per nazionalità, età e genere

3.4 Devianza e criminalità

3.5 Presenze migratorie negli istituti penitenziari delle Marche

CAPITOLO 4 - BREVE STORIA DELLA DETENZIONE FEMMINILE IN ITALIA

4.1 Excursus sulla detenzione straniera in Italia

4.2 La detenzione femminile in Italia: quadro generale

4.3 Problematiche legate alla detenzione femminile

4.4 Interviste campione alla Casa Circondariale di Villa Fastiggi

4.5 Storia di B.

4.6 Storia di A.

4.7 Storia di M. 2

“Le migrazioni sono la più antica azione di contrastoalla povertà,selezionano coloro i

quali desiderano maggiormenteriscattarsi,sono utili per il Paese cheliriceve,aiutano a

rompere l’equilibrio di povertà nel Paese di origine:quale perversione dell’animo

umano ci impedisce diriconoscere un beneficio tantoovvio?” John Kenneth Galbraith

Premessa

Ho scelto di approfondire il mondo della migrazione femminile in seguito

ad una lunga esperienza intrapresa come referente e mediatrice culturale

di un centro di accoglienza per donne e bambini, gestito dalla Prefettura di

Pesaro e Urbino negli anni 2014/2017. Appena laureata ed in cerca di

un’occupazione, risposi ad un annuncio di ricerca mediatori culturali,

iniziando quest affascinante e complesso percorso lavorativo. Tutte le

volte che, in seguito a nuovi sbarchi di migranti, mi trovavo - in

collaborazione con la Polizia di Stato - a dovere identificare una donna,

una bambina, oppure una minore adolescente, la mia mente andava

sempre indietro a capire che cosa era successo prima, prima di

attraversare il deserto, prima di mettersi in viaggio con mezzi di fortuna

nel mare Mediterraneo, rischiando la vita e andando incontro all’ignoto. I

volti di Semret, Diana, Kidane, Joyce e Aganesh non me li sono mai

dimenticati. Ora che queste donne sono al sicuro nei Paesi in cui sono stati

ricollocati secondo i loro progetti migratori, è mia intenzione ricostruire a

ritroso queste storie di coraggio, immensa dignità, e talvolta fortuna o

sfortuna, dal punto di vista storico, sociale e culturale, per poter offrire

una lettura non piatta del fenomeno, ma attuale e precisa. 3

Le domande che muovono il mio lavoro sono: quali sono i motivi che

spingono una donna a migrare? Quando e in che modalità il progetto

migratorio che era nei loro piani “cozza” con la realtà a tal punto da

intrecciarsi talvolta con percorsi criminali?

CAPITOLO 1

LA MIGRAZIONE FEMMINILE IN ITALIA

1.1 Quadro storico sulla migrazione femminile in Italia

Secondo le statistichedei principali istituti demoscopici, la componente

femminile costituisce circa la metà della popolazione migrante a livello

mondiale. Dinanzi alla crescente partecipazione delle donne ai movimenti

migratori, determinati da necessità lavorative, dal ricongiungimento

familiare e/o da motivi più strettamente personali, si è cominciato a

prestare particolare attenzione a questa specifica categoria di migranti,

che presenta peculiarità tali da distinguerla da quella maschile e che, ad

uno sguardo attento, svela aspetti di straordinario rilievo ed importanza,

specie per la ricerca storica e psico-sociale. Il fenomeno migratorio in Italia

è stato caratterizzato originariamente dalla compresenza di flussi

migratori differenziati in base alle origini nazionali ed etniche,

all’appartenenza religiosa, ai percorsi migratori, al genere ed alle modalità

1

di integrazione nel mercato del lavoro .

1 Caritas, Dossier Statistico Immigrazione 2017, Idos Centro Studi e Ricerche, Roma 2017, p.

102. 4

Per quanto concernel’immigrazione in Italia, sin dagli anni Settanta si

segnala la forte presenza di flussi migratori femminili, sia dal punto di vista

quantitativo (la percentuale di donne sul totale non è mai stata inferiore al

30%) sia da quello qualitativo (la presenza nei network e nella vita

associativa, la visibilità sociale, etc.).

La complessità della situazione della donna migrante è correlabile al fatto

che essa è, allo stesso tempo, straniera, donna e madre. Il semplice fatto

di essere straniera comporta, spesso, il trovarsi in una condizione

minoritaria all’interno della società ospitante e, non di rado, questo va di

pari passo con situazioni di svantaggio socio-economico e, talvolta, di

discriminazione. Le donne immigrate, inoltre, vivono, forse più degli

uomini, complessi processi di ridefinizione identitaria che chiamano in

causa la capacità di gestire situazioni culturalmente anche molto distanti.

Al fine di meglio comprendere l’articolato mondo della migrazione

femminile, questo lavoro prende le mosse da una breve descrizione delle

specificità di tale tipologia migratoria, dai primi flussi sino ai nostri giorni.

Affrontare il discorso sulle donne migranti significa anche prendere in

esame pregiudizi e stereotipi, che le vedono coinvolte in prima

persona“come bersagli” nella duplice veste di donne e di immigrate. 2

Attualmente, si parla di “femminilizzazione dei processi migratori” per

suggerire sia la portata numerica sia la specificità del fenomeno su scala

planetaria. Parimenti al contesto europeo, nel quale la presenza delle

immigrate è andata gradualmente aumentando fino a raggiungere

proporzioni eguali a quelle della popolazione maschile, anche in Italia le

donne costituiscono una parte significativa dell’immigrazione ed il

2 Tognetti Bordogna M., Le donne e i volti della migrazione, in www.immigra.org, 2003 5

3

rapporto di genere risulta pressoché paritario. Secondo l’Istat , in

Italiaoggi la popolazionefemminile rappresenta il 51% del totale degli

stranieri, con picchi in Lombardia dove si contano 1.181.772 presenze,

quasi il triplo di quanto ne ospita il Centro Italia, che conta 417.382

4 5

presenze . Le migranti nel nostro Paese sono ad oggi 2.718.716 e ciò

dimostra il costante e consolidato protagonismo femminile nel processo

migratorio, incrementato di sette punti percentuali rispetto al 2018.

Nei Paesi dell’Europa del Sud (Italia, Grecia, Portogallo, Spagna) la maggior

parte delle immigrate è arrivata attraverso un processo migratorio

autonomo. In Italia la presenza femminile ha caratterizzato i flussi

migratori sin dall’inizio, al punto da poter affermare che, nella Penisola, le

donne sono state le prime vere pioniere dell’immigrazione, come accade

nella maggior parte dei processi migratori descritti da Edmondo De Amicis

negli anni Ottanta dell’Ottocento in Dagli Appennini alle Ande. Al

contrario, nei Paesi dell’Europa centrale (Francia, Inghilterra e Germania)

le donne sono arrivate in un secondo tempo, solitamente per

ricongiungersi al coniuge, emigrato subito dopo la Seconda guerra

mondiale. Entrando nello specifico del modello migratorio seguito dalle

donne immigrate in Italia, possiamo dire che consta di quattro fasi

corrispondenti alle decadi che separano gli anni Settanta ai nostri giorni.

3 Istat, database I.Stat, sezione “Stranieri residenti al 1° gennaio 2019, in

http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCIS_POPSTRRES1

4 Statisticamente, per Centro Italia si intende il territorio comprendente le regioni Toscana, Umbria,

Marche e Lazio.

5 Dati Istat aggiornati al 1° gennaio 2019. 6

1.2La prima fase: glianni Settanta

La prima fase si colloca attorno alla metà degli anni Settanta del

Novecento, segnata dall’arrivo di donne sole, provenienti per la maggior

parte dall’isola di Capo Verde, dal Corno d’Africa o dalle Filippine. Queste

donne, spesso, giungono in Italia attraverso il ruolo di mediazione svolto

dalla Chiesa Cattolica, che le mette in contatto con le famiglie italiane in

cerca di collaboratrici domestiche. Il processo di individualizzazione, che

ha interessato l’universo femminile a partire dagli anni Sessanta/Settanta

e che costituisce un elemento tipico dell’era moderna occidentale, ha

fatto sì che la realizzazione personale e l’affermazione professionale si

6

trasformassero in autentici propulsori per la donna .Con l’avvento della

modernità - definita “in polvere” da Apadurai (2001) e “liquida” da

Bauman (2002) - cambia, infatti, il rapporto che lega il singolo alla società,

trasformando le aspirazioni in possibilità. Sempre più numerose sono le

donne che migrano da sole, per un desiderio di emancipazione,

diventando il primo anello della catena migratoriaal cui seguito vengono,

eventualmente nel corso degli anni, altri membri della famiglia di origine.

Questo carattere di autonomia della migrazione femminile non è solo una

caratteristica di oggi, ma è risultata peculiare anche nel primo periodo di

7

arrivi di donne in Europa.I flussi migratori al femminile degli anni Settanta

erano caratterizzati da una specificità coloniale e da una specificità di culto

religioso. Alcuni originavano da territori interessati da rapporti coloniali

con l’Italia, in particolare dall’Eritrea. Sarà la catena migratoria religiosa

che di fatto contribuirà a tracciare e definire percorsi ben precisi tra paesi

6 Laurent A.,Storia dell’individualismo, Il Mulino, Bologna 1994, pp. 118-120. In questo testo,

leggiamo che“il movimento di emancipazione delle donne (che rivendicano di essere considerate

anche individui liberi in grado di scegliere la propria vita e disporre del proprio corpo) è espressione

della rivoluzione individualista che sostituisce l’indipendenza privata alle appartenenze obbligate”.

7 Pugliese E., Rapporto immigrazione, Ediesse, Roma 2000 7

8

cattolici e l’Italia . Sarà la Chiesa che con le sue strutture organizzate si

farà carico di accogliere queste donne, di collocarle al lavoro e di

soddisfare, in molti casi, anche i loro bisogni primari. In questi casi di

itervento socio-assistenziale svolto dalla Chiesa, la realtà migratoria al

femminile di fatto non pone problemi al nostro sistema sociale, alla nostra

società, al nostro sistema di welfare: non pone domande, non richiede

risorse particolari di alloggio e di vitto perché il lavoro è garantito dalla

catena attivata dalla Chiesa, vera e propria agenzia per il lavoro; mentre

l’alloggio e il vitto li mette a disposizione il datore di lavoro.Le donne che

arrivano in questo periodo sono collocate o si inseriscono nell’ambito del

9

lavoro domestico, situazione di segregazione occupazionale che le

costringe a stare per tutta la settimana chiuse nell’abitazione del datore di

lavoro, mentre il giovedì pomeriggio e la domenica pomeriggio, gli orari di

libertà, li trascorrono nelle chiese, nelle parrocchie, negli oratori, ad

imparare l’italiano o a ricamare ma anche a riprodurre piatti, musiche e

racconti del paese della tradizione, attività che saranno fondamentali per

la loro sopravvivenza psicologica equilibrata e per garantire una cultura

identitaria tra le generazioni. Le donne arrivate negli anni ’70 sonocome

10

contraddistinte da una triplice invisibilità . Esse sono invisibili perché non

si vedono per strada, invisibili perché stanno all’interno di un mercato del

lavoro molto particolare, segregato, invisibili perché i ricercatori o i mass

media non le vedono, non le fanno diventare oggetto della loro attenzione

e quindi non appaiono sulla scena pubblica.Un altro elemento di

invisibilità, poi è costituito dal fatto che i flussi sono formati da donne

8 Pugliese E., Quelli che se ne vanno, Il Mulino, Roma 2018

9 Kymlicka W., La cittadinanza multiculturale, Il Mulino, Bologna 1999

10 Favaro G., Tognetti Bordogna M., (1991) Donne dal mondo, Guerini A, Milano 8

bianche, se escludiamo le donne che provengono dall’Eritrea e dalle

Filippine, che quindi si confondono con le donne autoctone.

1.3 La seconda fase: gli anni Ottanta

ll flusso degli anni Ottanta, in seguito alle politiche di restrizione

introdotte da alcuni Paesi europei, vede una rilevante presenza di maschi

di origine africana e asiatica, che prima si orientavano verso Francia,

Inghilterra, Germania, Paesi più attraenti economicamente. Individui che

svolgono in Italia un’attività sulle strade, divenendo così facilmente visibili;

visibilità accentuata anche per il fatto che hanno caratteri somatici diversi

da quelli degli autoctoni. Le donne, in ogni caso, continuano ad arrivare.

Arrivano per esigenze economiche, per lavorare; ma ciò che spesso le

spinge ad uscire dai luoghi di origine è la ricerca di libertà ed il bisogno di

crescita culturale. In altri termini vi è anche il desiderio e la volontà di

fuggire alla posizione sottomessa che la cultura e le tradizioni del Paese di

origine riservano loro nei confronti delle figure maschili. Frequentemente

vi è il desiderio di sottrarsi alle violenze maschili e all’autorità parentale.

Questo atteggiamento è presente specialmente tra le vedove, le

11

divorziate, le separate. Da una ricerca condotta nei Paesi europei

emerge chiaramente come la presenza di donne immigrate separate o

divorziate sia molto più elevata di quanto non sia l’incidenza di questo

fenomeno fra i maschi. La migrazione è un modo per sfuggire ad una

cultura non più condivisa e non più condivisibile. La cultura occidentale,

conosciuta in forma mediata (a volte distorta rispetto alla realtà)

attraverso le donne che già sono migrate, spinge alla partenza. Le recenti

ricerche sulla migrazione al femminile hanno contribuito a rivalutare il

11 Silva C., Immigrazione femminile e appartenenza religiosa, in Macisti M.I. (a cura), Immigrati

e religioni, Liguori, Napoli 2000 9

ruolo delle donne nel processo migratorio e a collocarle come soggetti

attivi di tali processi.I flussi degli anni Ottanta sono caratterizzati da una

maggiore visibilità, perché si verifica un equilibrio fra appartenenza di

genere. Ma in aggiunta, per quanto riguarda le donne, sono anche

caratterizzati dal fatto che, molto lentamente, si va verso un processo di

emancipazione dalla segregazione occupazionale: le donne non svolgono

più lavoro domestico a tempo pieno ma il lavoro a ore; si innesca

conseguentemente un processo di relazione con gli autoctoni, ci sono i

tempi, gli spazi per dialogare con la cosiddetta società di accoglienza. Un

salto verso l’emancipazione, verso una conoscenza maggiore del contesto

d’inserimento, verso un’articolazione con il territorio e con il Paese

cosiddetto di accoglienza. Ora le donne cominciano ad aggregarsi fra loro

anche per poter permettersi una casa, cominciano a porsi il problema di

eventuali figli e mariti rimasti al paese d’origine. Cominciano a tessere

quella rete, relazionale e identitaria, che rappresenterà una rete a tutti gli

effetti di grande protezione dei flussi migratori verso l’Italia. La presenza

comincia ad essere abbastanza equilibrata numericamente per i maschi

così come per le femmine. Gli anni Ottanta, in conclusione, oltre che

essere anni in cui l’equilibrio di genere è più marcato, sono anche anni in

cui per la migrazione ha un peso rilevante il cosiddetto “reticolo sociale al

12

femminile” .

12 Macisti M.I., La solitudine e il coraggio, Guerini A., Milano 2000 10

1.4 La terza fase: gli anni Novanta

Negli anni Novanta i flussi migratori presentano una condizione di

equilibrio tra maschi e femmine e sono caratterizzati dalla presenza delle

donne migrate a causa del ricongiungimento familiare. In questi anni il

ricongiungimento è però attivato anche dalle donne che, partite per prime

negli anni Settanta, ritrovano il marito e i figli.Gli anni Novanta sono anche

gli anni della grande visibilità delle donne straniere, della loro

sovraesposizione nel nostro paese, in quanto la tratta di donne e minori e

la prostituzione diventano “la realtà costruita” della migrazione delle

donne.Il settore definito del sex worker non si caratterizza solo per la

presenza delle donne della tratta, ma vede anche una presenza

significativa di donne che sono a conoscenza del tipo di lavoro che

svolgeranno in Italia, della loro attività di prostitute. Ciò che non

conoscono è il livello di sfruttamento, di maltrattamento, le condizioni

lavorative a cui saranno sottoposte. Le donne che si inseriscono in questo

settore provengono dapprima negli anni 1989-90 dai Paesi dell’Est,

mentre nel periodo 1991-92 arrivano dalla Nigeria, poi negli anni 1993-94

dall’Albania e ancora dai paesi dell’Est; successivamente dai paesi del Sud

13

America. È un settore, quello del sex worker , che rappresenta u

Anteprima
Vedrai una selezione di 18 pagine su 82
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 1 Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 2
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 6
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 11
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 16
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 21
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 26
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 31
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 36
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 41
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 46
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 51
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 56
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 61
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 66
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 71
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 76
Anteprima di 18 pagg. su 82.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della migrazione femminile in Italia: quando l'esodo si intreccia con la criminalità organizzata Pag. 81
1 su 82
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/12 Lingua e traduzione - lingua inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sofia8558 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Martellini Moreno.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community