Università degli Studi di Torino
Corso di Laurea in Lettere
“Siamo canne, e la sorte è il vento”
Destino e responsabilità individuale nella
narrativa di Grazia Deledda
Relatore Candidata
Miriam Rossi
Prof. Valter Boggione Matricola 902907
Anno Accademico 2023/2024
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Indice
INTRODUZIONE.............................................................................................................5
1. IL DESTINO DI ASCENDENZA DETERMINISTA: OPERE DEL PRIMO
PERIODO .........................................................................................................................8
1.1 I ............................................................................................................... 8
NFLUENZE CULTURALI E CRITICA
1.2 I : ’ ...........................................11
L DETERMINISMO DEL DESTINO LE ORIGINI CHE STABILISCO NO LA SORTE DELL UOMO
1.1.1 Teorie positiviste sulla predestinazione genetica dell’individuo .............................................12
1.3 E P : ........................................................................................14
LIAS ORTOLU IL DIVERSO CHE PORTA SCOMPIGLIO
2. SUPERAMENTO DEL DETERMINISMO: OPERE DEL SECONDO
PERIODO .......................................................................................................................19
2.1 C : .........................................................................19
ANNE AL VENTO LA ROTTURA DEL MODELLO POSITIVISTA
2.2 E ................................................................................................27
CCEZIO NALITÀ DEI CARATTERI FEMMINILI
2.2.1 Elias e Maddalena ......................................................................................................................28
2.2.2 Ester.............................................................................................................................................29
2.2.3 Marianna Sirca ...........................................................................................................................32
2.3 E ...................................................................................................................................37
ROS E DESTINO
3 DESTINO E RELIGIONE .....................................................................................42
3.1 P , .............................................................................................................42
ECCATO COLPA ED ESPIAZIONE
3.2 S - : F P .........................................................................50
INCRETISMO PAGANO RELIGIOSO ATO E ROVVIDENZA
3.2.1 Il Nostro Padrone........................................................................................................................54
3.3 C ..................................................................................................58
ENNI DI CULTURA E TRADIZIONE SARDA
CONCLUSIONI..............................................................................................................62
BIBLIOGRAFIA ............................................................................................................63
3
SITOGRAFIA .................................................................................................................64
4
I NTRODUZIONE
Grazia Deledda nasce a Nuoro il 27 settembre 1871. La letteratura deleddiana
rappresenta la condizione femminile condannata dall’ineluttabile destino a subire le
disgrazie e le avversità del quotidiano, come se queste ultime fossero conseguenza
inevitabile del fato. La Deledda è figlia di quel mondo leggendario, ma ha saputo lottare
contro gli stereotipi e i pregiudizi che pesavano sulla sua persona. “Sono nata in Sardegna.
La mia famiglia era composta di gente savia, ma anche di violenti e di artisti primitivi,
aveva autorità e aveva anche biblioteca. Ma quando cominciai a scrivere, a tredici anni,
fui contrariata dai miei”. Tutte le informazioni biografiche dell’autrice le abbiamo grazie
al romanzo autobiografico Cosima pubblicato postumo nel 1937.
Che cosa faccio? Penso. Penso molto, forse troppo e se la trama continua dei miei pensieri
non venisse avvolta e illuminata da un’infinita vaporosità di sogno, forse la intensità finirebbe per
farmi male. Non creda però che io sia melanconica. Anche tra le più profonde e misteriose
tristezze sento l’arcana e solenne gioia di vivere, di sperare, di amare, di sognare. E anche di
1
.
essere e poter diventare qualche cosa
Questa sicurezza interiore, che mai la abbandona, le permette di superare le innumerevoli
difficoltà che la sua attività di scrittrice in una società arcaica come quella della Barbagia,
le desta intorno. Una ragazza di buona famiglia che invece di occuparsi solo delle
faccende domestiche e dei ricami per il suo corredo, passa molte ore a leggere, scrivere e
pubblicare opere e a ricevere molta corrispondenza da donne e persino uomini di tutta
Italia. Ci fu un episodio che racchiude in poche righe tutta la diffidenza e la poca
aveva durante i suoi primi
considerazione che l’autrice esordi. La Deledda ricevette una
lettera da uno studioso dell’epoca di nome Giovanni Antonio Murru che l’aveva invitata
senza remore a lasciare i libri e a tornare ad occuparsi di faccende consone a una donna:
1 S. Bisi Albini, in La lettura, Milano, 1911, p. 658.
5 paterno, a coltivare i garofani
Torni, torni, la piccola grafomane, nel limite dell’orticello
e la madreselva; torni a fare la calza, a crescere, ad aspettare un buon marito, a prepararsi ad un
2
avvenire sano di affetti familiari e maternità .
Ma la nostra autrice era troppo volitiva e sicura per arrendersi. Così, in una lettera
a Stanis Manca riprende con tagliente ironia le affermazioni del Murru.
Un’altra al mio posto avrebbe a furia di calzette e di ricami obliato il suo ideale di ragazza
fantastica e purtroppo annoiata; io invece temperai la penna e mentre raccoglievo la sfida al
‘diventa donna intromettevo un racconto
pubblico sardo tanto positivo di casa che sarà meglio’,
la tavola e preparare
tra l’apparecchiare il caffè e fantasticavo versi davanti alla mia finestra,
davanti alle montagne solitamente tinte di rosa nel crepuscolo silente, intrecciandoli ai fiori serici
3
del mio ricamo e della mia calzetta. “Se
Continuò quindi imperterrita la sua strada, con tenacia e forza di volontà: ci è
stato un merito in me giovinetta, anzi ancora bambina, è stato quello della perseveranza;
altro non ne vedo; ho preso fin d’allora l’abitudine di perseverare e questa è la sola bella
4
passione giovanile che oggi mi resti” .
Grazia Deledda, dice lo scrittore Marcello Fois, “ha il problema di essere donna.
E donna nel solito universo in cui le questioni di genere inficiano le pari opportunità”. La
Deledda ha saputo superare i limiti di una donna il cui destino non poteva che essere la
casa e i figli. La ribellione nella Deledda si manifesta nel sapore di autonomia, nei sogni
realizzati, una ribellione intessuta in trame di romanzi ancora oggi letti e riletti , che hanno
ad
seppur faticosamente condotto l’autrice essere insignita per la
La Deledda porta attraverso splendide narrazioni il ritratto di un’umanità
spaventata e inerme di fronte alla sorte con personaggi che rispecchiano la società in cui
L’obiettivo di questo elaborato
ella vive. è quello di far emergere lo sviluppo del pensiero
di Grazia Deledda. La tesi si compone di tre parti, ciascuna delle quali affronta un
2 G. Deledda, Cosima, cit., p. 936.
3 G. Deledda, Lettera a Stanis Manca, in Vita Sarda, gennaio 1982.
4 O. Roux, Infanzia e giovinezza di illustri contemporanei, Firenze, Bemporad, 1909, p. 290.
6
argomento in relazione al concetto di sorte nelle opere della scrittrice. Il primo capitolo è
dedicato al concetto al destino di ascendenza determinista. È nota, infatti, l’influenza che
tra cui il Positivismo.
la Deledda ebbe da numerose correnti letterarie dell’epoca
completa
Benché non ci fu un’adesione al movimento, ne riprende alcuni concetti
che applica alle narrazioni. Il romanzo analizzato da questo punto di vista è Elias Portolu
pubblicato nel 1900. Il secondo capitolo tratta invece del superamento della concezione
del libero arbitrio e
determinista della sorte umana, dando maggiore spazio all’azione
della volontà del singolo individuo. Per affrontare questo tema ho scelto l’opera Canne
al vento edita nel 1913, concentrando l’analisi su Lia, uno dei personaggi del romanzo
che meglio incarna la concezione di libera scelta. Sempre in questo capitolo ho trattato il
in
tema dell’eros relazione al destino. L’amore concepito come peccato è il sentimento
che innesca l’azione delle vicende ed è onnipresente in tutta la narrativa deleddiana.
Oltre Canne al vento ho sviluppato l’analisi sulla base di altri romanzi e in
particolar modo su alcuni personaggi particolarmente rilevanti. Le opere sono: Marianna
Sirca (1915) e Cosima (1937). Il terzo e ultimo capitolo indaga il rapporto che intercorre
fa da sfondo
tra la religione e il destino. La religione, così come l’amore, alla gran parte
dell’opera deleddiana. Non si parla solo di dottrina cristiana ma anche di culti tradizionali
che affondano le proprie radici nel culto del paganesimo. Entro questa prospettiva Grazia
Deledda accosta frequentemente i due culti dando origine a un forte sincretismo, dove
Dio in senso cristiano e il Fato in senso pagano si incontrano e coesistono. Il romanzo
scelto per analizzare questo punto di vista è Il Nostro Padrone pubblicato nel 1910. Grazia
Deledda non ha mai rinnegato le tradizioni ancestrali del suo popolo e in tutti i romanzi
si trovano cenni e riferimenti a questi culti: alla luce di ciò a conclusione al terzo capitolo
ho ritenuto interessante inserire degli approfondimenti sulla cultura tradizionale sarda
sempre in riferimento al tema del destino. 7
1. I :
L DESTINO DI ASCENDENZA DETERMINISTA OPERE DEL
PRIMO PERIODO
1.1 I NFLUENZE CULTURALI E CRITICA
Grazia Deledda, prima scrittrice in Italia ad essere insignita del Premio
Nobel per la Letteratura nel 1926, si forma in un periodo storico-culturale
complesso nel quale movimenti letterari di grande risonanza come il Positivismo
e il Verismo sono già parzialmente in declino lasciando posto alle correnti
letterarie successive. L’autrice nasce a Nuoro, paese al centro della Barbagia in
Sardegna, ormai da un decennio annessa al resto della penisola italiana.
L’unificazione però è evidente solo sul piano politico: l’isola
culturalmente è un
luogo ancorato saldamente alle tradizioni, un mondo quasi primitivo assoggettato
a dure leggi morali e sociali. Nonostante ciò, la scrittrice intraprende fin da
giovanissima, fitte corrispondenze con letterati e riviste illustri dell’epoca,
portando a conoscenza il folklore, le tradizioni e le leggende della propria terra
natia, iniziando gradualmente ad inserirsi negli ambienti culturali attraverso la
pubblicazione dei suoi scritti. In virtù di questi contatti ma anche degli studi
autonomi e alle letture, la sua opera prende inevitabilmente le mosse dalle tendenze
letterarie affermate, sebbene l’autrice in una lettera del 1907 al critico Pirro Bessi
si esprimesse con un certo stupore rispetto ascendenze letterarie riconosciute nei
“Han detto che io imitavo in qualche modo il Verga, del quale conosco
suoi testi:
solo due o tre cose, tanto diverse dalle mie, e han tirato fuori autori tedeschi,
francesi, inglesi, che io non conosco affatto. Dei russi non si parli! Io ho letto i
russi solo dopo l’insistente paragone che i critici ne facevano”. 5
romanzi Vi sono
pareri discordanti nella critica riguardo alle influenze subite dall’autrice. Già nel
evidenzia “l’indipendenza della
1895 Ruggero Bonghi presentando Anime oneste,
sua maniera da ismi contemporanei quali il romanticismo, realismo, psicologismo,
naturalismo, idealismo, simbolismo”. Anche Luigi Capuana, teorico del verismo,
5 N. De Giovanni, Come leggere Canne al Vento di Grazia Deledda, Milano, Mursia, 1993, p. 124.
8
sottolinea un distacco tra l’ideale della poetica verista e l’arte deleddiana, definendo
quest’ultima originale, ma con un forte difetto di oggettività, di fragilità costruttiva, e di
6
mancanza quasi totale di analisi psicologica. Tuttavia Capuana assume una posizione
narrativa dell’autrice; anche lo scrittore coglie dei tratti
contraddittoria nel giudizio sulla
che si avvicinano molto alla corrente verista: “Quando ella ci mette davanti i pastori, i
contadini sardi…c’è una quasi convincente e profonda apparenza di verità in quel che
narra e descrive, da darci l’illusione che niente sia alterato degli aspetti della natura, delle
passioni, degli atti e delle parole dei personaggi passati attraverso la sua immaginazione
d’artista.” 7 Anche nella prefazione della sua edizione Romanzi e Novelle, Natalino
Sapegno, sottolinea come nonostante Grazia Deledda sia lontana da un’adesione ai canoni
presenti elementi che l’autrice riprende
del Verismo, siano da quella tradizione: la
tematica regionale, l’atteggiamento antiletterario e il rifiuto della tradizione illustre. Il
regionalismo è parte integrante della narrativa deleddiana così come i personaggi che
rappresentano la sua attenzione gli umili, i dispersi, i vinti. Sono creature che la scrittrice
ritrova nella sua Sardegna, incarnazione del dolore e della rassegnazione di un destino
8
certo che incombe su di loro. Grazia Deledda non appartiene di fatto a nessuna corrente
letteraria ben definita. La sua arte giudicata indipendente e originale mostra una visione
della vita così come l’autrice la percepisce, ed è la visione di una Sardegna quasi
leggendaria, sovrastata e scossa da passioni che le dure leggi morali della società reprime
costringendo i personaggi dei suoi romanzi a una vita dolorosa e triste; ma le passioni e
gli istinti primordiali non possono essere contenuti, e quando emergono emerge con loro
9
anche la colpa, il senso del peccato e il desiderio di espiazione.
Vittorio Spinazzola, nell’introduzione al romanzo nell’edizione del
Elias Portolu,
un’influenza “sull’esempio
1970 afferma a chiare lettere palese della narrativa verista:
del Verga, la Deledda è tratta a chinarsi con commossa partecipazione sulla vita effettuale
del suo popolo, osservandone i costumi, meditandone la sorte. Accanto ai pescatori e
6 G. Deledda, Elias Portolu in Romanzi e Novelle, a cura di Natalino Sapegno, Milano, Mondadori, 1971,
p. XIII.
7 M. Tettamanzi, Grazia Deledda, Brescia, La Scuola, 1969, p. 227.
8 M. Pintor Mameli, Grazia Deledda, Mantova, Edizioni Mussolinia, 1929, p. 23.
9 F. Bruno, Studio critico su Grazia Deledda, Salerno, Di Giacomo, 1935, pp. 13-14.
9
contadini siciliani assumono così dignità letteraria i servi pastori delle tancas della
Barbagia, i garzoni delle fattorie sperdute alle falde del Gennargentu, le massaie la cui
vita trascorre presso il focolare, nelle silenziose case del Nuorese, nudamente
10
severe."
10 G. Deledda, Elias Portolu, cit., p. XII. 10
1.2 I :
L DETERMINISMO DEL DESTINO LE ORIGINI CHE STABILISCONO LA SORTE
’
DELL UOMO
Grazia Deledda nelle sue opere tratta quasi sempre le stesse tematiche: la colpa, il
rimorso, le passioni, il pentimento e la rassegnazione a un destino che non si può
cambiare. La natura umana è complessa, si divide tra le passioni e le pulsioni che
fanno parte dell’essere umano, ma sono inibite dai divieti sociali, dalle
naturalmente
costrizioni e dalle resistenze della società e della comunità di appartenenza. La scrittrice
conosce bene questi meccanismi, nasce e cresce in un luogo saldamente ancorato a questi
principi. Le origini dell’individuo, in una società chiusa e tradizionalista come la
determinano il futuro dell’individuo stesso, perché non vi è motivo di cambiare
Sardegna,
gli eventi; se un uomo proviene da una famiglia con determinate caratteristiche è destinato
a seguire quel modello. È necessario fare una precisazione su questo punto:
l’ambientazione perché l’autrice conosce
dei romanzi della Deledda è sempre la Sardegna
bene il luogo, le sue peculiarità e la sua cultura, ma come afferma ella stessa le vicende
potrebbero svolgersi in un altro territorio, poiché i principi alla base delle narrazioni non
muterebbero. In una lettera a Georges Hérelle del 1903, discutendo del romanzo Cenere,
l’autrice “Io
sottolinea questo punto di vista: con Cenere non ho voluto fare un romanzo
regionale; l’ho collocato in Sardegna perché è il paese che meglio conosco; ma poteva
11
accadere anche a Roma od a Parigi” . La concezione determinista è tipica delle discipline
Il principio alla base del Positivismo consiste nell’applicazione
di impianto positivistico.
del metodo scientifico anche allo studio dei fenomeni sociali e psicologici. A monte di
ciascun individuo c’è una storia biologica che condiziona il destino di ogni uomo o donna.
In molte opere della scrittrice è presente infatti questa costante, Grazia Deledda si forma
attraverso opere di autori che seguono queste teorie ed ella stessa le applica, per quanto
assumendo posizioni divergenti, nelle sue narrazioni, soprattutto quelle della prima
produzione e realizzati fino al primo decennio del Novecento, che lo studioso Duilio
Caocci definisce “fortemente tributarie dei modelli dell’antropologia positiva”. 12
11 Lettera di Grazia Deledda a Georges Hérelle, Roma, 12 aprile 1903.
12 C. Cao-M. Guglielmi, Sorelle e sorellanza nella letteratura e nelle arti, Firenze, Casati, 2017, pp. 109-
123 11 dell’individuo
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