Università degli Studi di Genova
Dipartimento di Scienze Politiche
Corso di Studi Magistrale in: Amministrazione e Politiche Pubbliche
Titolo della tesi
Rousseau e Canfora: La democrazia diretta dal modello alla realizzazione
Disciplina della tesi: Storia del pensiero politico contemporaneo
Relatore: Prof.ssa Maria Antonietta Falchi
Candidato: Sandro Pucci
Anno accademico: 2016/2017
Indice
- Introduzione Pag. 3
- Capitolo 1. La teoria democratica nella storia antica Pag. 7
- 1.1 La democrazia ad Atene Pag. 7
- 1.2 Clistene, Pericle e Platone Pag. 11
- Capitolo 2. Uno sguardo comparato Pag. 26
- 2.1 Le leggi di Sparta Pag. 26
- 2.2 La vita politica nella Civitas Romana Pag. 34
- Capitolo 3. Dal passato verso il futuro: Jean Jacques Rousseau Pag. 49
- 3.1 Il “miraggio” dei modelli esemplari Pag. 49
- 3.2 I quesiti dell’Accademia di Digione Pag. 60
- 3.3 Legittimare l’ineguaglianza con una “finta” libertà Pag. 69
- 3.4 Il contratto Sociale Pag. 73
- 3.5 Emile, o dell’educazione Pag. 80
- Capitolo 4. L’evoluzione democratica: Luciano Canfora Pag. 90
- 4.1 Da Rousseau alla concezione dinamica della democrazia Pag. 90
- 4.2 Libertà, schiavitù e capitale Pag. 107
- 4.3 L’oligarchia nel dialogo tra Luciano Canfora e Gustavo Zagrebelsky Pag. 114
- 4.4 I nuovi centri di potere Pag. 125
- Conclusione Pag. 133
- Appendice Pag. 136
- Bibliografia Pag. 139
- Sitografia Pag. 145
“Se riempissimo le biblioteche come riempiamo gli stadi di calcio avremmo più coscienza dei nostri diritti”
Sandro Pucci
Introduzione
Nello scenario politico odierno è emerso un fenomeno allarmante, un paradosso contestuale all’affermarsi dei principi democratici nei paesi occidentali, la “sfiducia” nel sistema elettorale. Basta osservare la percentuale di votanti alle elezioni negli ultimi anni per comprendere la vastità del fenomeno.
La possibilità di esprimere la propria preferenza non è altro che il consolidamento dei principi democratici, un cammino che non è sempre stato lineare e che trova la sua origine agli albori della società umana. La democrazia diretta rappresenta la massima espressione del pensiero di ogni individuo, in quanto corrisponde all’eguale partecipazione di ognuno nella scelta del sistema di governo. Indipendentemente dal sistema elettorale, il voto oggi rappresenta la manifestazione di questo principio, esso si trova oggi ad essere attaccato dalla generale “sfiducia” degli elettori, potremmo definire questo fenomeno come il “paradosso” del XXI secolo.
Per la totale comprensione di quest’ultimo si analizza nell’elaborato il percorso storico della democrazia diretta, l’intento è quello di capire i modelli teorici di tale istituto nei grandi pensatori del passato e individuare quanto sia stato realizzato sino ad oggi. Oggi più che mai il concetto di democrazia viene ripreso in ambito politico ed è utile comprenderne il valore, le origini e le minacce future a cui va incontro.
La metodologia utilizzata nell’elaborato si compone del pensiero democratico nelle antiche civiltà, in particolare Atene, Sparta e Roma, origine indiscussa della teorizzazione democratica. Queste civiltà hanno rappresentato il laboratorio concettuale di vari sistemi sociali e politici, collocate ai confini della memoria umana, esse si compongono dei grandi filosofi antichi, precursori indiscussi della democrazia diretta.
L’analisi ricomprende il pensiero democratico nell’antica Atene, la partecipazione politica della polis e i principali autori di riforme a stampo democratico. Con riferimento ad Atene si è analizzato il pensiero politico di Teseo, Dracone, Pisistrato, Clistene, Pericle e Platone. Nello specifico è presente la descrizione delle principali riforme poste in essere che hanno contribuito a definire i tratti democratici del tempo. Inoltre, si è pervenuti all’analisi delle principali costituenti della società, ovvero le componenti economiche, politiche e sociali della polis.
Nella fase dedicata ad Atene vengono descritti gli assetti politici che si sono susseguiti nel corso del tempo, che hanno visto l’alternarsi di diverse forme organizzative. Le varie cariche pubbliche e i primi diritti costituiscono i baluardi di modernità del passato.
Si procede poi ad osservare le principali similitudini e differenze con il sistema di Sparta, il quale ha sviluppato una ingegneria costituzionale molto diversa nonostante la prossimità territoriale. Sparta rappresenta l’assetto tipico dell’oligarchia che spesso viene contrapposta al sistema ateniese, risultando nel tempo meno variabile e la cui forza conservatrice è un aspetto peculiare. Con Sparta viene in risalto la componente culturale, altro aspetto di importanza notevole, soprattutto nell’influenza politica che ne deriva. Proprio questo aspetto, in ottica comparata con Atene, contribuisce a modificare i sistemi di governo.
L’iter del pensiero antico si conclude con la descrizione dell’assetto politico di Roma, le cui istituzioni rappresentano un’importante fonte di ispirazione e modernità che ha influenzato il pensiero dei contemporanei. La fase costituente di Roma, caratterizzata da una prima fase monarchica e in seguito quella repubblicana, si pone su un piano parallelo a quello greco. Essa rappresenta la diversa interpretazione dei concetti democratici, fonte autorevole di istituti innovativi. La civiltà romana è caratterizzata dal predominante concetto di “cittadino”, legata ad un apparato normativo imponente, in cui lo ius ne costituisce la base.
Alla descrizione del pensiero antico è seguita l’interpretazione del pensiero democratico di Jean Jacques Rousseau. Egli ha condotto una importante riflessione sui precetti teorici delle prime civiltà, individuando in quest’ultime le linee guida del concetto democratico. In un contesto storico notevolmente instabile, egli è divenuto il punto di collegamento con il passato ed i suoi pensieri hanno caratterizzato i secoli successivi. La nostra analisi si avvale della sua interpretazione per comprendere la rivisitazione teorica del concetto di democrazia a fine ‘700.
Con Rousseau vengono formulati i primi concetti moderni inerenti la proprietà e la sovranità, in un contesto storico che vede l’affermarsi delle potenze statali. Ad esso si attribuisce la profonda riflessione sull’inuguaglianza dell’individuo, in cui ha ricercato i “mali della società” e la sua origine. In stretto contatto con tale tema ha posto in risalto il ruolo dell’educazione, ponendo anche i costrutti teorici di “volontà generale” e legittimazione.
In seguito si è ci è avvalso della ricostruzione storica del Prof. Luciano Canfora, autorevole interprete dei profili politici odierni. Partendo da una rivisitazione del pensiero di Rousseau si è proseguiti nell’analisi dei sistemi politici di fine Novecento, individuando gli elementi che hanno influenzato i primi anni del nostro secolo. Canfora pone l’accento sugli avvenimenti che hanno caratterizzato il periodo immediatamente successivo a Rousseau, constatando un sostanziale equilibrio sino a metà Ottocento.
Gli avvenimenti connessi allo strumento plebiscitario e il suo impiego fungono da collegamento con lo studio delle democrazie moderne. In Canfora è possibile riscontrare i temi più attuali, quali ad esempio i concetti di libertà, schiavitù e capitale, interpretati in ottica contemporanea. Si è analizzato il contesto del mercato globale, della logica del profitto e della sua compenetrazione dell’assetto politico. In correlazione adesso Canfora risalta la concezione del potere, individuando i suoi centri e le nuove forme di oligarchia.
La comprensione dell’istituto della democrazia diretta, e il suo cammino, ci permettono di concepire i fenomeni odierni, in particolar modo l’interpretazione che gli individui hanno della comunità politica. In un contesto di costante “sfiducia” elettorale si è pervenuti all’individuazione dei profili democratici realizzati e dei profili rimasti annoverati tra i precetti teorici. Si è concordi nell’affermare che vari modelli di democrazia si sono da sempre susseguiti nella teorizzazione ma nella realtà solo tratti di essi si sono concretizzati.
Nella parte conclusiva dell’elaborato viene fornita un’interpretazione concettuale di quelli che possono definirsi i caratteri tipici delle moderne democrazie. La democrazia non assume una definizione univoca, anzi si osserva una costante mutazione concettuale, nella sua formulazione incidono fattori sociali, culturali e storici. Se inizialmente l’obiettivo era quello di ottenere la massima partecipazione politica, con il mutare delle forme di società sono mutati anche gli obiettivi della democrazia.
La democrazia diretta come massima espressione di pensiero perde d’importanza sul piano politico, subisce l’effetto della penetrazione di interessi privati. Con l’evoluzione sociale e soprattutto economica della civiltà si assiste alla nascita di nuovi fenomeni che confinano il significato di partecipazione politica. Da importante strumento di espressione diviene manipolazione dei centri di potere, legittimazione dei gruppi dominanti.
Con l’affermarsi dei diritti di proprietà e la costante crescita di diseguaglianza sociale si è avvertito il bisogno di tutelare i diritti delle minoranze. Al seguito di sanguinose battaglie si è pervenuti all’affermazione di diritti che, mai più di prima, ha visto tutelarsi. Ad oggi viviamo nell’epoca di maggior importanza per i diritti dell’uomo e solamente dopo un cammino durato secoli si può parlare di tutela della democrazia.
Il progresso economico, il suffragio universale, l’istruzione, sono tutti risultati della lotta democratica, al cui fianco però si accompagna il “paradosso” del XXI secolo. Nell’elaborato si è cercato di mantenere una interpretazione coerente degli eventi e delle teorie, lungo un continuo che ricopre svariati secoli, nel pensiero di autorevoli filosofi, storici e “uomini di politica”. Sono ricompresi gli avvenimenti che hanno in particolar modo segnato l’evoluzione democratica, l’intento fondamentale è quello di descrivere quali modelli di democrazia siano stati auspicati e individuare quali aspetti hanno preso vita.
Capitolo 1. La teoria democratica nella storia antica
“Solo perché non ti curi di avere un interesse alla politica non significa che la politica non si prenda un interesse su di te” - Pericle
1.1 La democrazia ad Atene
Le vicende e i profili politici e sociali che hanno caratterizzato la storia ateniese sono sicuramente le fonti che meglio si prestano a descrivere l’inizio della storia della democrazia. È in dubbio la data certa a cui far risalire l’origine del concetto di democrazia “sensu lato”, ma è possibile osservare i primi caratteri di natura democratica direttamente dalle vicende dell’antica società ateniese.
Ben noto è il significato della parola “democrazia”: vocabolo dal greco “demokratia”, composto da “demos” e da “kratia”. “Demos” aveva il valore di popolo, ovvero i cittadini liberi che formavano l’assemblea del popolo. “Kratia”, da “kratos”, indicava la forza, la potenza e il potere. Già a partire dal V secolo a.C veniva utilizzato per indicare il governo popolare.
“Euphranor, autore di un affresco del IV sec. A.C. sito nel quartiere ceramico dell’antica Atene, rappresenta un gruppo di tre personaggi: uno è Teseo, gli altri due che gli sono associati sono figure allegoriche di quello che significa il primo, Demokratia e Demos […] Ci dice Pausania: «Questa pittura mostra che Teseo è colui che ha istituito ad Atene il regime dell’eguaglianza politica. D’altra parte, è largamente diffusa, e in modo particolare nella maggioranza della gente, la tradizione che a partire da lì gli Ateniesi hanno conservato il regime democratico fino alla rivoluzione di Pisistrato che istituì la tirannide» (Paus. I,3,3)” .
Nel periodo compreso tra il IX e VII secolo A.C., caratterizzato da una società primitiva organizzata in clan e tribù, il primo orientamento politico, di natura vagamente democratica, viene attribuito a Teseo. Quest’ultimo, succeduto al padre Egeo sul trono di Atene, affrontò tutti i capi delle tribù e dei gruppi familiari che costituivano le 12 comunità in cui era divisa allora l’Attica, i quali si amministravano senza ricorrere al re di Atene, se non per casi di necessità o emergenza. Egli promise di abolire la monarchia sostituendola con la democrazia mantenendo però i titoli di comandante in capo e di giudice supremo.
Oltre alla descrizione che ci permane da Isocrate, anche l’opera “Vita di Teseo” di Plutarco descrive le opere e i meriti di Teseo: “Figura il merito di avere, conformemente alle più antiche tradizioni, realizzato il sinecismo riunendo gli abitanti dell’Attica in una sola città in modo che vi fosse un solo stato per un solo popolo” (Plut. Vita di Solone 24,1; Isocr. X, 35). Gli viene anche attribuito di aver rispettato il suo giuramento di stabilire un governo senza re in una democrazia della quale avrebbe assicurato soltanto la guida della guerra e la salvaguardia delle leggi, tutti i diritti rimanendo per il resto ugualmente spartiti fra tutti” (Vita di Teseo 23,2) o ancora di aver, rinunciando alla regalità, fatto del popolo il padrone della propria vita politica (Isocr. 35). Governò la sua patria con un tale rispetto delle leggi e un tale spirito di equità che ancora oggi la traccia della sua mitezza è visibile nei nostri costumi”.
D’altronde è difficile scrutare, con esattezza e precisione, l’origine di tali affermazioni, a causa della grande distanza temporale che ci separa dalle fonti. Proprio per il dubbioso intersecarsi tra leggende e accadimenti storici si è solito ricondurre a un tempo successivo il vero inizio della democrazia. Ad ogni modo costituiscono documenti utili per una ricostruzione di modelli ispiratori.
Altro aspetto di notevole rilevanza riguarda Dracone, ritenuto il più antico legislatore ateniese. “Alcune sue leggi vengono ricondotte al 641 a.C., altri all'Olimpiade 39 (624-621 a.C.). Aristotele le riferisce all'arcontato di Aristecmo, del quale ignoriamo la data. Con sicurezza può dirsi solo che le leggi di D. costituiscono il primo codice scritto di Atene e che sono anteriori di qualche tempo a Solone (594)”.
La fondatezza sulla storicità delle notizie su Dracone viene messa in dubbio, opinione diffusa tra gli antichi è che le leggi proclamate da Dracone furono in seguito abolite da Solone. Nell’opera Politica di Aristotele (IV secolo a.C.), viene attribuito a Dracone il merito di aver dato una legislazione (e non una Costituzione) agli Ateniesi, sempre Aristotele in Repubblica degli Ateniesi (330-322 a.C.) dice invece che diede una costituzione timocratica. Ad ogni modo: “[…] nell'insieme sembra che il codice di D. rappresentasse per gli Ateniesi un notevole progresso, sia perché, fissando per iscritto le norme del diritto consuetudinario, le sottraeva all'arbitrio dei giudici, sia anche perché non è dubbio che qua e là modificava il diritto consuetudinario rendendolo meno crudele. Si attribuisce così da taluni antichi e moderni a D. l'istituzione della corte degli efeti, che giudicava dei casi di omicidio legittimo e involontario, sottraendoli alla vendetta del sangue della famiglia dell'ucciso. Ma probabilmente vi è errore: dal testo stesso di quella piccola parte delle leggi di D. che ci sono conservate sembra doversi ricavare che gli efeti preesistevano a D. È peraltro probabile che egli ne allargasse le competenze”.
“Considerato dunque un antico legislatore di Atene, autore del primo codice scritto della città (forse dell’anno 621 a.C.), rimasto celebre per la sua estrema severità”.
Doveroso dunque annoverare, per i caratteri innovativi (se pur di dubbia certezza storica), i richiami fatti sino ad ora su Teseo e Dracone.
Secondo Aristotele fu Solone ad inventare la democrazia prefigurando una forma di polis lasciata prima nelle mani di pochi e potenti. “Sebbene con Solone il prerequisito per accedere alle cariche pubbliche era l’essere ricchi, tuttavia, anche l’ordine più basso, i Thetes, potevano partecipare alle assemblee e far parte dei tribunali”.
L’impostazione democratica legata alla figura di Solone ebbe l’effetto di preparare per tratti essenziali le riforme di Clistene e di Efialte collocate nella prima metà del V secolo a.C. Il nuovo assetto istituzionale, nella riforma di Solone, divideva il corpo sociale in classi su base censitaria, l’obiettivo, tuttavia, era quello di impedire che il conflitto tra ricchi e poveri degenerasse, in modo da minare la pacifica convivenza sociale.
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