UNIVERSIT À EC AMPUS
MASTER
1500 O 60 CFU
RE
“L'INSEGNAMENTO DELL'ITALIANO AGLI STRANIERI, L2”
RISORSE E STRATEGIE PER UN APPRENDIMENTO/INSEGNAMENTO INCLUSIVO: IL
CONTRIBUTO DELL’UNIVERSAL DESIGN FOR LEARNING (UDL) E DELL’INTELLIGENZA
ARTIFICIALE (AI) IL RELATORE
Prof. Riccardo Mancini
LA CANDIDATA
Bastianoni Serena
Matricola: 007763410
Anno Accademico
2024/2025
1
INDICE
INTRODUZIONE……………………………………………………………….……….... Pag. 3
CAPITOLO I – Inclusione scolastica: cenni teorici e riferimenti normativi….....…….. Pag. 5
1.1 Definizione di inclusione e quadro concettuale………………………………..….Pag. 5
1.2 Inclusione nella normativa italiana ed europea……………………………...…… Pag. 5
1.3 Dal modello individuale a quello delle capacità…………………………….…….Pag. 8
CAPITOLO II – Risorse e strategie per l’insegnamento/apprendimento inclusivo…….Pag. 10
2.1 Il ruolo della scuola e del docente inclusivo………………………………………Pag. 10
2.2. Ambienti di apprendimento inclusivi…………………………………………….Pag. 11
2.3 Il gruppo-classe……………………………………………………………………Pag. 12
CAPITOLO III – Risorse didattiche e Universal Design for Learning (UDL)………….Pag. 14
3.1 Origini e fondamenti teorici dell’UDL……………………………………………Pag. 14
3.2 I tre principi UDL: coinvolgimento, rappresentazione, azione/espressione……....Pag. 14
CAPITOLO IV - AI: che cos’è, quali sono le sue potenzialità e criticità……………….Pag. 16
4.1 Come applicare l’AI nella didattica……………………………………………….Pag. 16
4.2 Rischi, limiti e considerazioni etiche……………………………………………...Pag. 18
4.3 Strumenti di AI a supporto dell’inclusione………………………………………..Pag. 19
4.3.1 L’AI come risorsa per l’insegnamento……………………………….….Pag. 20
4.3.2 L’AI come risorsa per l’apprendimento……………………………..…..Pag. 24
CAPITOLO V – Sintesi operativa e riflessioni……………………………………………Pag. 28
5.1 Connessione tra risorse, UDL e AI…………………….…………………………Pag. 28
5.2 Riflessioni su buone pratiche e scenari futuri…………………………………….Pag. 28
CONCLUSIONI…………………………………………………………………………….Pag. 30
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA………………………………………………………..Pag. 31
2
INTRODUZIONE
Nel panorama educativo contemporaneo, l'aspirazione a un'inclusione piena e significativa di ogni
studente rappresenta una delle sfide più urgenti e complesse. Garantire che ciascun individuo possa
accedere a opportunità di apprendimento equitative e personalizzate è un imperativo etico e
pedagogico, fondamentale per la costruzione di una società più giusta e coesa. Questa ricerca si
propone di esplorare le risorse e le strategie più efficaci per un insegnamento/apprendimento
inclusivo, ponendo particolare enfasi sul contributo sinergico dell'Universal Design for Learning
(UDL) e dell'Intelligenza Artificiale (AI).
L'obiettivo primario di questo lavoro è analizzare come l'UDL possa fornire un quadro solido per la
progettazione di ambienti di apprendimento che rispondano alle diverse esigenze degli studenti.
Parallelamente, si intende indagare il potenziale trasformativo dell'Intelligenza Artificiale, non solo
come strumento compensativo o dispensativo, ma come risorsa proattiva per personalizzare i percorsi
educativi, facilitare l'accessibilità e supportare i docenti nella differenziazione didattica.
La rilevanza di questa tematica è duplice. Da un lato, il contesto normativo italiano, con la sua
legislazione avanzata in materia di inclusione scolastica (Legge 170/2010, D.Lgs. 66/2017), richiede
un costante aggiornamento delle pratiche didattiche e l'adozione di metodologie innovative.
Dall'altro, l'accelerata evoluzione tecnologica, in particolare nel campo dell'AI, offre opportunità
senza precedenti per superare barriere all'apprendimento che in passato sembravano insormontabili.
Comprendere l'intersezione tra questi due ambiti – pedagogia inclusiva e tecnologia avanzata – è
cruciale per formare educatori capaci di navigare la complessità delle classi odierne e preparare gli
studenti alle sfide del futuro.
Il percorso di questa ricerca si articola in cinque capitoli, ciascuno dei quali approfondisce un aspetto
specifico della tematica trattata:
Il primo capitolo introduce il concetto di inclusione scolastica, ripercorrendo le tappe fondamentali
della sua evoluzione teorica e analizzando il quadro normativo italiano che ne regola l'applicazione,
evidenziando i principi e gli obiettivi che guidano la scuola inclusiva.
Il secondo capitolo esplora le principali risorse e strategie didattiche che favoriscono l'inclusione,
dalle metodologie collaborative alle tecniche di differenziazione, fornendo un panorama delle
pratiche già consolidate e di quelle emergenti nel contesto scolastico.
Proseguo con il terzo capitolo, dedicato all'Universal Design for Learning, dove illustro i suoi principi
cardine (rappresentazione, azione ed espressione, impegno) e analizzo come la sua applicazione possa
tradursi in una progettazione didattica flessibile e accessibile a tutti gli studenti, superando il concetto
di adattamento a posteriori. 3
Nel quarto capitolo affronto il tema dell’Intelligenza Artificiale rapportata all’inclusione, cercando di
illustrarne potenzialità e criticità.
Infine, nel quinto capitolo fornisco una sintesi del lavoro, focalizzandomi sulla sinergia tra le diverse
risorse didattiche, i principi dell'UDL e le potenzialità dell'AI. Le conclusioni finali riassumeranno i
risultati emersi, le implicazioni pratiche per la didattica e le prospettive future della ricerca in questo
campo. 4
CAPITOLO I - Inclusione scolastica: cenni teorici e riferimenti legislativi
1.1 Definizione di inclusione e quadro concettuale
Il concetto di inclusione scolastica si fonda su una visione globale della persona: non si tratta
semplicemente di “integrare” alunni con bisogni educativi speciali nella classe, ma di trasformare
l’intero contesto educativo affinché diventi accessibile, accogliente e stimolante per ogni studente.
L’inclusione, quindi, è un processo sistemico e culturale: valorizza le differenze come risorse,
promuove la partecipazione attiva e richiede flessibilità organizzativa, metodologica e valutativa.
La prospettiva teorica più attuale si basa sull’ICF dell’OMS (Classificazione Internazionale del
Funzionamento, della Disabilità e della Salute), formalmente adottata dal MIUR nel 2009: tale
modello sposta l’attenzione dalle limitazioni personali agli ostacoli ambientali, enfatizzando la
dimensione bio-psico-sociale dell’inclusione. A livello europeo e internazionale, questa visione è
sostenuta anche dall’UNESCO, dall’Agenzia Europea per l’Educazione Speciale e dalle linee guida
dell’Unione Europea, che promuovono pratiche inclusive come valore pedagogico e sociale.
1.2 Inclusione nella normativa italiana ed europea
Il percorso verso l’inclusione scolastica (ma non solo) è un percorso che riguarda un modello di scuola
sempre più in grado di rispondere alle esigenze di ciascuno studente, capace di rimuovere qualsiasi
barriera, qualsiasi forma di discriminazione per gli allievi con fragilità e disabilità.
Solo negli ultimi anni si è cominciato a parlare di inclusione, per sottolineare l’importanza di una
visione ancora più sociale e contestuale che organizzi e metta in campo qualsiasi risorsa utile e
disponibile nell’ambiente al fine di promuovere, anziché evidenziare, tutte le diversità presenti in uno
stesso contesto come ad esempio quello scolastico.
Come accennato nel paragrafo precedente, il percorso verso l’inclusione ha riguardato quattro fasi: la
separazione, l’inserimento, l’integrazione e l’inclusione.
Separazione: fino agli anni Sessanta, l’inserimento a scuola del bambino con disabilità dipendeva
essenzialmente dalla diagnosi medica che ne veniva fatta. La visione medicalizzante fungeva da
spartiacque tra chi poteva usufruire dell’istruzione e chi, invece, veniva messo in una situazione di
emarginazione.
Opinione diffusa fino a quel momento era che l’alunno con disabilità potesse essere aiutato in maniera
proficua solo quando inserito in un gruppo di alunni con deficit di eguale portata e, a seconda della
gravità del deficit, vennero assegnati a scuole speciali o a classi differenziali, sempre e comunque
separati dai pari senza alcun deficit. 5
Inserimento: Nei primi anni Settanta viene sancita la legge 30 marzo 1971 n.118 che, all’articolo 28,
riconosceva l’importanza del diritto all’educazione e dell’inserimento degli alunni con disabilità in
una classe comune, eccetto coloro in situazioni più gravi.
Tre anni dopo, venne emanato il documento Falcucci, che ha significato la nascita di una crescente
sensibilizzazione al problema e così l’anno successivo, venne emanata la C.M. 8 agosto 1975, n. 227,
che proponeva il progressivo inserimento di alunni con disabilità nella scuola comune, sottolineando,
tuttavia, le barriere strutturali e organizzative che ne conseguirono e che ostacolavano il
conseguimento di obiettivi educativi e sociali apprezzabili.
Integrazione: La legge n. 517 del 1977 segna una svolta nella scuola italiana. Con questa legge si
abbandona definitivamente l’inserimento, quindi l’abolizione delle classi differenziali, delle scuole
speciali e finalmente si parla di integrazione; tutti gli alunni possono ricevere la stessa educazione e,
per gli alunni con disabilità viene istituita una nuova figura: quella dell’insegnante di sostegno.
Nel corso degli anni successivi si sono succedute una serie di normative che riprendevano e
perfezionavano il concetto dell’interazione per un’educazione e un’impostazione didattica sempre
più puntuale e per tutti, fino ad arrivare a un’altra legge cardine, ancora punto di svolta e tutt’ora
molto attuale: la legge quadro n. 104 del 1992 per l’assistenza, l’integrazione e i diritti delle persone
con disabilità. Tale legge costituisce tappa fondamentale nell’evoluzione della normativa in materia
di diritto allo studio degli alunni con disabilità. Tra le innovazioni apportate da questo testo leggiamo
l’affidamento di un ruolo sempre più attivo alle famiglie, la stesura di un Profilo Dinamico Funzionale
(PDF), propedeutico alla redazione e all’adozione di un Piano Educativo Individualizzato (PEI) che
descriveva le esigenze scolastiche, sanitarie, socioassistenziali oltre a formulare una programmazione
coordinata tra essi e la scuola.
Con il D.P.R. 24 febbraio 1994 viene introdotta la Diagnosi Funzionale (DF) che, insieme al PDF,
costituisce la documentazione fondamentale di competenza dei servizi specialistici dell’Azienda
Sanitaria Locale, in seconda battuta necessaria all’istituzione scolastica. Quanto si legge in questo
documento risulta presupposto per la compilazione dei successivi PDF e PEI a cui partecipano
docenti, unità multidisciplinare e famiglia dell’alunno con disabilità.
Nel 1997 viene sancita la legge n. 59 che, all’art. 21, conferisce alle scuole autonomia in termini
giuridici, organizzativi, amministrativi, finanziari, didattici e nella ricerca e sperimentazione.
Contestualmente a questa svolta, i programmi nazionali scompaiono e cedono il posto al POF, il Piano
dell’Offerta Formativa (che diventerà PTOF con la Legge 107 del 2015 che menzionerò più avanti).
Andando avanti nella linea del tempo verso l’inclusione troviamo una progressiva attenzione ai
diversi bisogni degli alunni in situazione di disabilità che può essere rintracciata nelle Linee guida
sull’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, emanate dal Ministero (nota n. 4274 del
6
2009), un ampio documento che delinea un rinnovato impegno di qualità e attenzione sempre
maggiori nei confronti dell’integrazione scolastica, alla luce anche dei nuovi scenari comparsi in
quegli anni, tra i quali è doveroso ricordare l’emanazione della Convenzione sui diritti delle persone
con disabilità (ONU, 2006), ratificata in Italia con la legge 18 del 2009. È in questo contesto che si
viene a considerare la dimensione biopsicosociale della persona con disabilità anche in ambito
scolastico (ICF, 1999).
Inclusione: l’impennata verso l’inclusione è stata data da una proficua riflessione non solamente sul
suolo italiano ma soprattutto a livello di organismi internazionali. Proprio qui, inizia a farsi strada il
concetto di Special Educational Needs che ha contribuito alla diffusione di quello di inclusione o,
ancor meglio, di quello di approccio inclusivo alle diversità, incentrato sull’individuazione di obiettivi
comuni a tutti gli alunni.
Con la Dichiarazione di Salamanca del 1994 si inaugura un rinnovato impegno nel perseguimento di
un’educazione per tutti e per ciascuno. Dove << sono i programmi scolastici che devono adattarsi ai
bisogni dei bambini e non viceversa >> (UNESCO, 1994).
Torno a menzionare la Convenzione ONU del 2006, in cui si sancisce il diritto della piena inclusione
in ogni contesto delle persone con disabilità. Tale Convenzione, insieme alle Linee guida
sull’educazione inclusiva (UNESCO, 2009) saranno le colonne portanti su cui si baseranno le
successive Legge 170 del 2010 sugli alunni con DSA (Nuove norme in materia di disturbi specifici
di apprendimento in ambito scolastico), il D.M. 27 dicembre 2012 per gli alunni con BES (Strumenti
di intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione
scolastica) e la C.M. 6 marzo 2013 n. 8 per gli alunni con BES (Strumenti di intervento per alunni
con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica),
rispettivamente sugli alunni con DSA e con BES, per i quali viene redatto dal consiglio di classe, a
seconda dei casi e in presenza di una certificazione che attesti la presenza del disturbo di
apprendimento (per i DSA), un Piano Didattico Personalizzato (PDP) contenente strumenti
compensativi e misure dispensative, didattica individualizzata e personalizzata, modalità di verifica
e di valutazione adeguate.
Due anni dopo, in Italia compare la Legge “La Buona Scuola” (107/2015), una riforma che segna
ancora un passo in avanti del sistema scolastico italiano in materia di autonomia scolastica (a partire
da questo momento il POF diventa triennale, PTOF), organico dell’autonomia e inclusione tra le altre
cose. In particolare, il Decreto legislativo 66 del 2017 (successivamente modificato dal decreto 96
del 2019 e dal D.I 182 del 2020), attuativo della legge 107 del 2015, si esprime in materia di inclusione
<< nel rispetto del diritto all’autodeterminazione e all’accomodamento ragionevole, nella prospettiva
della migliore qualità di vita >>. L’inclusione viene sostenuta e realizzata nella << definizione e
7
condivisione del Progetto individuale fra scuole, famiglie e altri soggetti, pubblici e privati, operanti
sul territorio >> in quanto << è impegno fondamentale di tutte le componenti della comunità
scolastica >>.
Il Profilo di Funzionamento andrà a sostituire la Diagnosi Funzionale e il Piano Didattico Funzionale;
si prevede la costituzione di un Gruppo per l’inclusione regionale (GLIR), uno territoriale (GLI) e
uno internamente all’istituzione scolastica (GIT), oltre al consolidamento del Gruppo di Lavoro
Operativo (GLO).
1.3 Dal modello individuale a quello delle capacità
Non possiamo pensare al cammino verso l’inclusione da un punto di vista normativo se non
inquadriamo anche i vari approcci o modelli di riferimento che ci aiutano a comprendere meglio la
percezione, le caratteristiche, le prospettive di miglioramento e il ruolo dell’insegnante inclusivo. Si
distinguono quattro modelli della disabilità che vanno dal modello individuale
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Progettazione didattica inclusiva e Universal Design for learning
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Gestione delle risorse umane
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Lezioni, Valorizzazione delle risorse primarie e secondarie M
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Allocazione efficiente delle risorse