Lineamenti di economia politica
di Antonio Luigi Paolilli
Cattedra di Economia Politica [titolare del corso: prof. Guglielmo Forges Davanzati] Università di Lecce – Facoltà di Lettere e Filosofia
Luglio 2004
Oggetto dell’economia politica
Secondo una prima visione (propria dell’economia politica classica) l’economia è la scienza che studia i meccanismi di produzione e distribuzione della ricchezza; ha il compito di studiare il modo in cui si determina la produzione a partire da tre fattori (o input): capitale (K), lavoro (L) e terra (T), o natura, fattore quest’ultimo che include anche le materie prime, e come la produzione si ripartisce fra i tre fattori e i loro detentori (capitalisti, lavoratori, proprietari terrieri). L’economia si basa sul principio di riproducibilità: tutte le risorse (esclusa la terra) sono riproducibili, ovvero non soggette al vincolo di scarsità in una prospettiva di lungo periodo.
Secondo una seconda visione (neoclassica), l’economia è invece la scienza che studia i problemi di allocazione di risorse scarse tra usi alternativi dati.
Metodo dell’economia politica
Nello studio dei fenomeni economici si utilizzano sia il metodo deduttivo sia quello induttivo. Con il primo si parte dal generale per arrivare al particolare. Il punto di partenza sono gli assiomi, ovvero proposizioni non dimostrate né dimostrabili. Un assioma diffusamente accolto nella teoria economica è che gli individui sono autointeressati (ovvero egoisti).
Usando il metodo induttivo, invece, dal particolare si arriva al generale. Si parte pertanto da fatti empirici per giungere a osservazioni di carattere generale.
Come accennato, i metodi si usano entrambi. La contrapposizione è tra chi considera l’economia politica una scienza assiomatica e chi la considera una scienza sociale. L’economia neoclassica si fonda su costanti universali e immutabili dell’agire umano. È assiomatica, astorica e non tiene conto degli assetti sociali e istituzionali. L’economia politica come scienza sociale tiene invece conto del fatto che i comportamenti sono socialmente e storicamente condizionati.
Il criterio di razionalità in economia
Quando si può considerare vera una teoria economica?
Esistono a tal proposito due posizioni:
- Posizione a1: una teoria è vera se è falsificabile (Popper), cioè suscettibile di una verifica empirica.
- Posizione a2: una teoria è vera se è logicamente coerente, ossia se non è affetta da errori logico-analitici.
La struttura base di una teoria economica è composta da assiomi, ipotesi, modelli, verifiche empiriche e indicazioni di politica economica (aspetto normativo). Per dare rigore ai modelli si usa un apparato formale matematico.
La realtà studiata dall’economia è quella capitalistica di mercato, in cui esistono imprese private. Il mercato è il luogo, non necessariamente fisico, dove vengono scambiati i beni e i servizi (insieme degli scambi). La differenza con un’economia precapitalistica è nella presenza del capitalista (figura che accumula per accumulare e produce per produrre) e del salariato.
Concetto di razionalità nella teoria economica: è considerata razionale un’azione che porta ad allocare risorse scarse nel migliore dei modi possibile. La razionalità è detta strumentale in quanto prescinde dagli obiettivi. I requisiti della razionalità strumentale sono i seguenti:
- Scarsità delle risorse;
- Libertà di scelta;
- Illimitata capacità di calcolo, senza costi;
- Perfetta informazione.
Ricordiamo che la razionalità non implica l’egoismo perché si può essere razionalmente altruisti. Inoltre la nozione di razionalità non implica un dover essere, cioè non è normativa, ma è un assioma.
Questo approccio è stato investito da varie critiche, soprattutto esterne, cioè che non toccano la logica interna della teoria. Si è evidenziato che le consuetudini, le abitudini, l’istinto, il potere, la creatività sono tutti moventi, certamente non trascurabili nello studio dell’agire umano, non necessariamente compatibili con la razionalità.
Altri moventi sono forniti da Keynes: l’incertezza, che non va confusa con il rischio (contemplato, invece, in ambito neoclassico), al quale si può attribuire una probabilità. In condizioni di incertezza ci si uniforma all’opinione media, come dimostrato dagli economisti cognitivi. Inoltre la razionalità strumentale non è riferibile a tutti i soggetti economici: i capitalisti non hanno sempre comportamenti razionali, nel senso che se è razionale la modalità dell’investimento (quando, come, dove investire), non è tale l’impulso a investire in quanto tale.
Altre critiche sono state mosse da Hayek, secondo il quale l’agire economico segue procedure per tentativi ed errori portate avanti finché si giunge a una regola di condotta efficace ma non sempre efficiente. Dicesi efficiente un comportamento che rende massimo un obiettivo dato un vincolo oppure minimizza i costi, efficace un comportamento che raggiunge l’obiettivo indipendentemente dai costi. Per l’assioma della razionalità, invece, l’errore non è ammesso. Simon, invece, pone in discussione l’illimitata capacità di calcolo, asserendo che l’uomo si pone degli obiettivi ragionevoli, ma non necessariamente ottimali.
Teoria dell’equilibrio del consumatore (microeconomia neoclassica)
Studia il processo logico che porta il consumatore ad operare le sue scelte fra beni diversi, dato un certo reddito. Il reddito di cui il consumatore dispone è detto vincolo di bilancio. La teoria neoclassica si fonda sull’ipotesi dell’utilità marginale decrescente (l’utilità marginale è l’incremento di utilità associato al consumo di un’unità addizionale di un bene).
Una rappresentazione grafica delle preferenze del consumatore è fornita dalle curve di indifferenza, che possono essere definite come il luogo geometrico di tutte le possibili combinazioni di (per semplicità) due soli beni x ed y che, presi insieme, forniscono al consumatore la medesima utilità totale. Esistono infinite curve di indifferenza che danno valori di utilità totale crescenti man mano che sul primo quadrante di un grafico (con ascisse e ordinate rappresentanti le quantità dei due beni) ci si sposta verso Nord-Est, secondo un approccio ordinalista (figura 1). Le curve di indifferenza relative a due beni imperfetti sostituti (v. infra) sono curve convesse ad inclinazione negativa (figura 1) perché la riduzione della quantità del bene y deve essere accompagnata dall’aumento della quantità del bene x affinché il grado di soddisfazione del consumatore non cambi.
L’inclinazione delle curve è data dal tasso di sostituzione fra i due beni, tasso che è uguale al rapporto inverso fra le utilità marginali dei due beni. Quando, nell’ambito di una curva, ci si allontana dall’origine degli assi, l’inclinazione della curva stessa tende a zero (se si procede verso destra) o a infinito (se verso l’alto), e ciò perché occorrono sempre più grandi quantità del bene abbondante per compensare la diminuzione di utilità causata dalla rinuncia a dosi del bene più scarso. Oltre i punti ad inclinazione zero o infinita la curva assume invece una inclinazione positiva, in quanto il bene sovrabbondante diventa per il consumatore un male economico (categoria trattata nel prosieguo).
Ci si può chiedere se è possibile che due curve di indifferenza si incrocino. La risposta è no. Infatti (figura 2), qualora ciò avvenisse, l’utilità del punto 3 dovrebbe essere uguale a quella del punto 1, in quanto giacenti sulla medesima curva U1. Anche l’utilità del punto 2 dovrebbe essere uguale a quella del punto 1, perché giacenti sulla stessa curva di indifferenza U0, e quindi, per transitività, l’utilità del punto 3 dovrebbe essere uguale a quella del punto 2. Ma per definizione U1 ≠ U0, da cui l’impossibilità dell’incrocio delle curve.
Il vincolo di bilancio
Il vincolo di bilancio si definisce come R = pxx + pyy dove R è il reddito disponibile per il consumatore e px e py sono i prezzi unitari dei beni x ed y. La funzione è linearmente decrescente. Infatti: x = R / px – pyy / px. Per y = 0 si avrà x = R / px (intercetta sulle ascisse). Se x = 0 si avrà: y = R / py (intercetta sulle ordinate).
La scelta razionale (equilibrio del consumatore) è sul punto di tangenza tra curva di indifferenza e vincolo di bilancio, poiché in tale punto il consumatore riesce ad ottenere la massima utilità conseguibile con le sue risorse. L’inclinazione di una curva di indifferenza è data dal rapporto fra le utilità marginali (UMgx / UMgy) e, poiché nel punto di tangenza fra due funzioni le inclinazioni sono le medesime, l’equilibrio del consumatore si ha quando UMgx / UMgy = px / py. Tutte le curve che secano il vincolo di bilancio in due punti si trovano infatti a Sud-Ovest di quella tangente e sono pertanto connesse a utilità minori, mentre le curve a Nord-Est, correlate a maggiori utilità, semplicemente non sono raggiungibili. Se aumenta il reddito, il vincolo di bilancio trasla verso l’alto, purché non cambino le preferenze. Se aumenta/diminuisce il prezzo di x, fermo restando quello di y (o viceversa), il vincolo ruota (diminuisce/aumenta il valore dell’intercetta sulle ascisse): ci sarà un nuovo punto di equilibrio su una curva di livello più elevato. Diminuirà/aumenterà (nel caso di bene x normale), la quantità di x domandata.
Si può perciò costruire una curva di domanda di un bene decrescente in funzione del prezzo (inclinazione negativa). Aggregando tutte le curve di domanda individuali (sommatoria orizzontale) si ottiene la curva di domanda di mercato. Più la curva è inclinata (ovvero ripida), meno il bene è sostituibile, più la domanda è rigida (nei confronti del prezzo). Al contrario è elastica.
L’elasticità può essere misurata con la seguente formula: = - (D / D) / (p / p) dove rappresenta l’elasticità, D e p le variazioni della domanda e del prezzo, D e p la domanda e il prezzo iniziali. La formula misura quindi il rapporto fra la variazione relativa della domanda (effetto) e la variazione relativa del prezzo (causa). La formula può essere presentata, ovviamente, anche come di seguito, eliminando un segno di frazione: = - (D / p) (p / D).
- Domanda linearmente decrescente: elasticità infinita sull’intercetta delle ordinate, zero sull’intercetta delle ascisse;
- Domanda parallela alle ascisse: elasticità infinita (prodotto perfettamente sostituibile);
- Domanda parallela alle ordinate: elasticità zero (perfetta rigidità, caso non realistico).
Nel caso, realistico, in cui i prezzi di riserva – ovvero il prezzo massimo che il consumatore è disposto a pagare per l’acquisto di una unità del bene - dei consumatori non siano tutti uguali, p1 (prezzo di riserva del consumatore 1, disposto a pagare di più), influisce da solo sulla domanda finché non interviene il consumatore 2.
Forme particolari delle curve di indifferenza (non riconducibili al modello neoclassico)
Non sempre le curve di indifferenza sono come quelle viste sopra. Citiamo i seguenti casi particolari, rappresentati nella figura 4 (curve di indifferenza in nero, vincoli di bilancio in rosso).
- Beni complementari (fig. 4A). Il consumatore effettuerà le sue scelte sempre su un angolo della curva di indifferenza, che si presenta come una spezzata. In quel punto la funzione non è derivabile e quindi la condizione neoclassica (Umgx / Umgy = px / py, ovvero stessa inclinazione del vincolo e della curva di indifferenza) non è rispettata. Se il rapporto di complementarità è n a 0, non sono complementari, ma uno dei due è neutrale (vedi sotto).
- Perfetti sostituti (fig. 4B), ovvero di uguale gradimento: l’equilibrio del consumatore è su un asse (quello del bene che costa meno), a meno che il rapporto fra i prezzi non sia uguale a quello fra le utilità (in tal caso la scelta deve essere casuale, ovvero non razionale, coincidendo il vincolo di bilancio con la curva di indifferenza).
- Beni neutrali (fig. 4C) o indifferenti: la curva è parallela all’asse del bene indifferente ed il punto di equilibrio è sull’altro asse.
- Mali economici (fig. 4D). Apportano disutilità: la curva parte dall’asse del bene utile e si allontana dall’altro; il punto di equilibrio è sull’asse del bene utile.
- Beni non economici che non hanno un prezzo né un mercato (p.e. l’aria che respiriamo).
Relazioni prezzo – domanda e reddito-domanda
Relazione prezzo di un bene y - domanda di un bene x (py con Dx): si ha proporzionalità diretta nel caso di beni sostituti, inversa nel caso di beni complementari.
Relazione domanda con reddito R (curva di Engels): al crescere del reddito si riduce la domanda di beni inferiori e aumenta quella dei beni di lusso (sottocaso dei beni normali, relativamente al rapporto reddito - domanda).
Relazione Dx con px: curva della domanda a inclinazione negativa (relazione inversa, o normale), tranne che in due casi: beni per i quali prendiamo il prezzo come indicatore di qualità (va precisato che la pubblicità, invece, cambia solo l’elasticità della domanda) e beni di Giffen (o di sussistenza: vedi paragrafo successivo).
Tipologie dei beni secondo dicotomie
I beni, definibili tali in rapporto alla loro capacità di soddisfare dei bisogni, si distinguono innanzitutto in:
- Beni economici, in quanto scarsi, o per i quali è concepibile il diritto di proprietà, o la cui disponibilità richiede un lavoro, e beni non economici, o liberi, in quanto liberamente disponibili, che non hanno un prezzo né un mercato.
- Beni sostituti e beni complementari. I primi soddisfano alternativamente un bisogno; il maggior uso dell’uno implica il minore uso dell’altro. I secondi devono essere usati insieme per soddisfare un certo bisogno: l’utilizzo dell’uno è in relazione diretta con l’uso dell’altro. Sono tali o in base alle preferenze dei consumatori (soggettivamente complementari) o in base a vincoli tecnici.
- Beni normali e inferiori (secondo la natura del bene e secondo le proprietà merceologiche).
- Beni ordinari e di Giffen, secondo le proprietà merceologiche. I secondi sono anche inferiori.
- Abbiamo ancora i beni neutrali e i mali economici, i primi ad utilità zero, i secondi apportanti disutilità, e i beni per i quali c’è un rapporto prezzo – qualità presunta (e quindi relazione diretta prezzo – domanda).
Effetto di reddito ed effetto di sostituzione: metodo di Hicks
Tale procedura serve a determinare quanta parte della variazione della domanda di un bene deriva dalla variazione del suo prezzo (effetto sostituzione, che ha sempre segno negativo, nel senso che comporta variazioni della domanda di segno opposto rispetto a quelle del prezzo) e quanta derivi invece dall’effetto reddito, ovvero dalla variazione del potere d’acquisto conseguente al mutare del prezzo.
Esempio: supponiamo che il prezzo del bene x si riduca: il vincolo ruota lasciando inalterata l’intercetta delle y. Per effetto della diminuzione del prezzo di x, ci si sposta da E1 ad E3. Se però tracciamo la parallela al primo vincolo, in modo da rimanere sulla curva di indifferenza iniziale, otteniamo E2. Il tratto x1 – x2 ci misura l’effetto sostituzione (di segno opposto rispetto alla variazione del prezzo), il tratto x2 – x3 l’effetto reddito (dello stesso segno della variazione del reddito). Per i beni di Giffen l’effetto reddito è di segno opposto rispetto alla variazione del reddito, e supera, in valore assoluto, l’effetto sostituzione (e ciò li distingue dagli altri beni inferiori, per i quali non si ha tale superamento). Le curve di indifferenza, infatti, sono divergenti. Nell’esempio grafico, l’effetto sostituzione spinge la domanda da x1 ad x2, ma l’effetto reddito la riporta da x2 ad x3.
Comportamento dell’impresa
L’impresa è il soggetto economico che organizza la produzione combinando i fattori produttivi, con l’obiettivo di massimizzare il profitto, dato dalla seguente relazione: P = p q – CT, dove P è il profitto, p il prezzo di vendita, q la quantità prodotta e venduta e CT il costo totale (a sua volta determinato moltiplicando il costo medio per la quantità prodotta). L’impresa opera su due mercati: quello dei fattori produttivi e quello dei beni. Deve pertanto risolvere due problemi: come produrre (mercato dei fattori) e quanto produrre (mercato dei beni). Per il primo problema i neoclassici pongono questa ipotesi: i rendimenti marginali sono decrescenti (si intende per produttività marginale l’incremento di prodotto associato all’impiego di una unità addizionale di un fattore produttivo). La funzione di produzione è: Q = f (L, K), con f’>0 e f’’<0.
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