INDICE
Introduzione 2
Capitolo 1. Le emozioni
1.1. Cosa sono le emozioni 4
1.2. Le principali teorie sulle emozioni 6
1.2.1. Le principali teorie sulle emozioni 12
1.3. Comunicazione non verbale come mezzo di espressione delle emozioni 15
1.4. Sviluppo delle emozioni potenziate 18
Capitolo 2. Orientamento, genere e comportamenti sessuali a rischio 29
2.1. Sviluppo dell’identità 29
2.2. Identità di genere, orientamento sessuale e sessualità 36
2.3. Comportamenti sessuali a rischio 40
Capitolo 3. Uno studio di intervento 45
3.1. Research Gap 45
3.1.1 Obiettivo e ipotesi 46
3.2. Metodo 47
3.2.1. Partecipanti 47
3.2.2. Procedura 48
3.2.3. Strumenti 50
3.2.4. Analisi dei dati e risultati 52
3.2.5. Discussione dei risultati 57
Conclusioni 59
Bibliografia 64
1
INTRODUZIONE
La regolazione emotiva rappresenta un aspetto cruciale del benessere psicologico e relazionale,
poiché influisce significativamente sul modo in cui gli individui percepiscono, comprendono e
gestiscono le proprie emozioni, e sulla loro capacità di rispondere in maniera adeguata agli stimoli
interni ed esterni. Questa capacità di modulare le emozioni si rivela fondamentale in diversi
contesti, in quanto permette agli individui di affrontare le sfide quotidiane con maggiore
consapevolezza e autoregolazione. In particolare, la regolazione emotiva gioca un ruolo
determinante nel controllo dei comportamenti impulsivi, che includono anche i comportamenti
sessuali. Tali comportamenti, quando non adeguatamente regolati, possono manifestarsi in maniera
disfunzionale o eccessiva, e risultare in azioni che non solo mettono a rischio il benessere
individuale, ma anche quello delle persone con cui si interagisce.
L'intervento sulla regolazione emotiva, rappresenta una strategia terapeutica fondamentale per
promuovere una gestione più sana e consapevole della sessualità. In questo contesto, la regolazione
emotiva si configura come una risorsa importante per la prevenzione e il trattamento di
comportamenti sessuali a rischio, contribuendo significativamente a ridurre il rischio di dipendenza
sessuale e altri disturbi correlati.
La struttura di questa tesi si articola in tre capitoli, ognuno dei quali contribuisce a delineare e
approfondire i concetti chiave legati alla regolazione emotiva e ai comportamenti sessuali. I primi
due capitoli della presente ricerca offrono una cornice teorica e concettuale essenziale per
comprendere il contesto e gli obiettivi dello studio. Nel primo capitolo, si è approfondito il tema
delle emozioni, esplorando le principali teorie psicologiche che ne spiegano lo sviluppo e la
regolazione, e come la difficoltà in quest’area possa influenzare negativamente il benessere
psicologico e comportamentale dell’individuo. Questo capitolo ha permesso di delineare un quadro
2
teorico in cui la regolazione emotiva emerge come un fattore centrale per il raggiungimento di un
equilibrio psicologico ottimale, influenzando direttamente la gestione dei comportamenti sessuali e
relazionali.
Il secondo capitolo ha affrontato invece il tema dell'identità di genere e dei comportamenti sessuali
a rischio, analizzando i processi psicologici, emotivi e sociali che contribuiscono a determinare
l'orientamento sessuale e le scelte comportamentali in contesti ad alto rischio. Si è discusso di come
la regolazione emotiva possa interagire con fattori esterni come l'ambiente sociale e culturale, il
supporto familiare e le esperienze passate, influenzando significativamente il modo in cui gli
individui si relazionano con la propria sessualità e con i comportamenti a rischio. L'identità di
genere, in particolare, è stata analizzata come una variabile centrale che può influenzare le modalità
di espressione sessuale e la percezione del rischio in relazione a tali comportamenti.
La ricerca empirica finale ha esplorato in dettaglio il ruolo della regolazione emotiva e dei
comportamenti sessuali a rischio, focalizzandosi sull’efficacia di un intervento terapeutico basato
sulla Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT). Gli obiettivi principali di questa parte della
ricerca erano duplice: da un lato, comprendere le relazioni tra variabili chiave come autoefficacia,
autoconsapevolezza e rischio sessuale; dall’altro, valutare l’impatto specifico del protocollo DBT
nel promuovere una regolazione emotiva più efficace e nel ridurre comportamenti sessuali
problematici. Il protocollo DBT, noto per la sua efficacia nell’affrontare disturbi legati
all’impulsività, ha mostrato un potenziale significativo nell’aiutare gli individui a sviluppare una
gestione più sana delle emozioni, con impatti positivi sulla sessualità e sul comportamento
relazionale. 3
CAPITOLO 1
LE EMOZIONI
In questo capitolo viene presentata una sezione teorica relativa alla definizione del concetto di
emozione e dei processi emotivi e alla descrizione di alcune delle teorie esplicative a fondamento
dello sviluppo di questi processi. L’obiettivo del capitolo è quello di fornire una panoramica sul
funzionamento dei processi emotivi in relazione, oltretutto, all’uso di tecniche e strumenti che ne
migliorano l’utilizzo e la regolazione nella vita quotidiana dell’essere umano.
1.1 Cosa sono le emozioni
La parola emozione deriva dal latino ‘’emotio’’, che significa movimento, impulso. In questa
prospettiva, l’emozione è intesa come un insieme di reazioni organiche che un individuo sperimenta
quando risponde a determinati stimoli esterni che gli consentono di adattarsi a una situazione
rispetto a una persona, un oggetto, un luogo, tra gli altri.
Come riporta Gendron (2010) in una revisione della letteratura, la psicologia ha una lunga storia di
tentativi di definire il termine emozione. Izard (2010) ha condotto un'indagine in cui ha chiesto a
importanti teorici e ricercatori di definire le emozioni i cui risultati hanno mostrato che non esiste
una definizione condivisa del termine emozione ma, sono reazioni che possono essere sia innate che
influenzate da precedenti esperienze e conoscenze.
Le emozioni, inoltre, vanno distinte dagli stati d’animo, poiché questi ultimi, a differenza delle
emozioni, non seguono sempre eventi precisi, di cui si ha una comprensione non definita, non
accompagnata generalmente da modificazioni fisiologiche; le emozioni possono assumere forme
come la gioia, paura, rabbia e via dicendo, possono cambiare intensità in base al momento vissuto,
4
gli psicologi distinguono l’ampia gamma di emozioni in vari modi, primo tra tutti è necessario
menzionare la distinzione tra emozioni primarie e secondarie.
In genere, nella classificazione delle emozioni, avviene la distinzione tra emozioni primarie, dette
anche semplici, e emozioni secondarie, dette anche complesse.
La differenza fra queste due tipologie di classificazioni la troviamo all’interno del biologico, infatti
le emozioni primarie o semplici sono radicate biologicamente mentre le emozioni secondarie o
complesse sono la risultante dell’interazione di alcune emozioni primarie e dell’esperienza
soggettiva ovvero il vissuto personale.
Le emozioni primarie e secondarie sono strettamente connesse e possono influenzarsi
reciprocamente in vari modi. Queste emozioni “di base’’ interagiscono e, questa interazione, può
modulare la nostra esperienza emotiva, il nostro comportamento e le nostre decisioni quotidiane.
Le emozioni costituiscono una dimensione psicologica fondamentale degli esseri umani, che
non solo percepiscono, pensano, ricordano e comunicano gli eventi, ma li sentono anche.
In molti modi, le emozioni sono una parte centrale e focale del nostro mondo soggettivo.
La totalità delle emozioni dipende dal fatto che queste ultime hanno una profonda natura
neurobiologica all’interno del nostro organismo, sono un’esperienza soggettiva con una
connessione importante con i nostri interessi e i nostri scopi, mostrano un’essenza nelle relazioni
sociali definita dalla cultura a cui apparteniamo.
Tutti questi aspetti interagiscono fra di loro e si influenzano a vicenda con la conseguenza che le
emozioni costituiscono esperienze multiformi che attraversano e pervadono tutto il nostro
organismo in ogni suo aspetto.
In generale le emozioni possono essere considerate come collezioni specifiche e coerenti di risposte
fisiologiche attivate da determinati sistemi nervosi, e codificate poi a livello cognitivo, nel momento
in cui il soggetto si rende conto di certi stimoli o situazioni per lui rilevanti che vanno a toccare aree
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importanti dei suoi interessi, esse rappresentano quindi, una sintesi tra specifici programmi genetici
e le esperienze culturali e soggettive compiute dal soggetto.
1.2. Le principali teorie sulle emozioni
Trattando di teorie che hanno cercato di spiegare la formazione, lo sviluppo e l’utilità funzionale
delle emozioni si suddividono in tre categorie:
● Teorie fisiologiche: sono le reazioni del proprio corpo a creare le proprie emozioni (per
esempio, James & Lange, 1800).
● Teorie neurologiche secondo cui rappresentano le reazioni del proprio cervello a dare avvio
alle risposte emotive (Cannon-Bard, 1927);
● Teorie cognitive, infine, descrivono i processi emotivi in termini di pensieri e attività
mentali che scatenano le proprie emozioni (Beck, 1976).
L’esempio più noto tra le teorie fisiologiche sulle emozioni è avanzato dallo psicologo William
James e dal fisiologo Carl Lange che affermavano che le nostre emozioni sono la reazione delle
risposte del nostro corpo a determinate situazioni. Ciò che intendevano dire è che un'emozione
quale, per esempio, può essere la paura è vissuta a causa di cambiamenti corporei causati da uno
specifico stimolo ambientale e che l’esegesi di quella risposta fisica dovuta a cambiamenti nel
sistema nervoso autonomo (SNA) si traduce poi in un’esperienza emotiva.
Dal loro punto di vista, una risposta fisiologica a quello stimolo si verificherebbe prima
dell’esperienza soggettiva di un’emozione. Nel 1884, James affermò che l’'emozione è la nostra
percezione dei cambiamenti corporei che si verificano, e i cambiamenti corporei seguono
direttamente la percezione del fatto eccitante.
Secondo lo psicologo emozioni diverse vengono vissute in maniera differente perché derivano da
differenti raggruppamenti di risposte fisiologiche. Il concetto di fondo di questa teoria è questo: uno
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stimolo esterno causa una reazione fisiologica. Questa teoria è stata successivamente modificata e
chiamata teoria periferica delle emozioni poiché enfatizza l’importanza delle risposte corporee per
l’emergere delle emozioni.
Il neurologo Damasio (1944) ha integrato e riformulato la teoria periferica delle emozioni; il suo
ragionamento può essere riepilogato nell’affermazione che le emozioni si formano inconsciamente
nel sistema nervoso centrale (SNC) sulla base di segnali corporei e sono correlate con i sentimenti
prodotti consapevolmente nel corso successivo dell’elaborazione degli stimoli iniziali.
Secondo Damasio, senza la rappresentazione dell’immagine di tutto il corpo, gli adulti sarebbero
come dei neonati perché le emozioni senza sentimenti coscienti non sono abbastanza per la
sopravvivenza. Tuttavia le emozioni possono esistere solo all’interno del SNC come comprovato da
alcuni fenomeni di diversificazione; il SNC deve tenere in aggiornamento tutte le informazioni
sullo stato del corpo per regolare i processi che lo conservano in vita come l’unico modo in cui
l’organismo può mantenere la capacità di autoregolarsi e sopravvivere in un ambiente dove si
verifica un continuo mutamento. Damasio ha proposto che la principale differenza tra gli esseri
umani, le scimmie antropomorfe e gli altri animali sia il livello di elaborazione dell'immagine di sé
del corpo, che negli esseri umani è estremamente grande, quindi più ampia, e include la memoria
autobiografica, mentre in altre specie include solo un livello significativamente più basso, quindi
solo l’immagine di sé centrale, a seconda del grado di sviluppo della corteccia. La proposta di
Damasio coinvolge anche la mancanza di una percezione pura, un’interpretazione senza esperienze
corporee, e che controllando il comportamento motorio e le sue conseguenze sulla cinestesia e la
mediazione, si potrebbero regolare le proprie emozioni e quindi influenzare i sentimenti.
In un’ulteriore prospettiva, Cannon e Bard (1927) diversamente da James-Lange, immaginarono
che l’esperienza soggettiva dell’emozione fosse simultanea e indipendente dai cambiamenti
corporei autonomi e che fossero di una grandezza simile, indipendentemente dall’emozione
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coinvolta in quell’istante, una visione che poi venne confutata anche da Ekman ed altri solo nel
1983. I due studiosi ipotizzarono anche che i cambiamenti corporei fossero più lenti delle emozioni,
in modo tale che l’accrescimento degli ormoni non potesse cambiare lo stato emotivo del soggetto.
Cannon (1927) credeva che le reazioni corporee fossero la risposta dell’organismo ad un contesto
improvviso e minaccioso, che portava alla massima attivazione del sistema nervoso simpatico e
preparava il corpo alla risposta di lotta o di fuga, non accettando l’ipotesi di James che ‘’ogni
emozione è legata ad uno stato corporeo distinto’’, la sua decodificazione era che tutti gli eventi che
colpiscono il sistema nervoso simpatico portano ad un’eccitazione fisica generale e non
discriminatoria. Inoltre, credeva che il SNC fosse in grado di suscitare qualsiasi emozione, anche
senza ricevere informazioni da SNP (sistema nervoso periferico).
Bard (1927) ha cercato di determinare quali aree del cervello fossero responsabili della generazione
delle emozioni attraverso l’asportazione della corteccia cerebrale.
La spiegazione proposta è oggi conosciuta come Cannon-Bard o teoria telematica delle emozioni in
quanto viene enfatizzata l’importanza del talamo nell’elaborazione emotiva.
Secondo la loro interpretazione, gli effetti emotivi hanno due effetti distinti sul cervello: stimolare il
SNA a suscitare l’eccitazione fisiologica che prepara il corpo a rispondere ad una minaccia e fanno
si che la corteccia cerebrale percepisca le emozioni; l’eccitazione automatica e l’interpretazione di
un evento emotivo vengono elaborate simultaneamente ma separatamente. Secondo questa visione
il talamo è la struttura principale in cui questi due percorsi si separano, in quanto trasmette
informazioni sensoriali alla corteccia cerebrale, inviando contemporaneamente segnali discendenti
al midollo spinale per stimolare i cambiamenti viscerali che accompagnano un’emozione.
Recentemente, ci sono stati molti tentativi di fornire un’unica teoria universale delle emozioni, le
più riconosciute sono l’ipotesi del marcatore somatico (Antonio Damasio), la teoria delle emozioni
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come costruzioni (Lisa Feldman Barrett) e la teoria dell’emozione di ordine superiore (William
James).
L’ipotesi del marcatore somatico detta anche teoria intercettiva delle emozioni è stata introdotta da
Damasio e collaboratori (1994). Il termine somatico implica parti del corpo muscolo-scheletriche e
viscerali, mentre i marcatori somatici rappresentano reazioni emotive contenenti una forte
componente fisica o corporea che supporta il processo decisionale.
Le reazioni emotive si basano sulle esperienze di una persona in precedenti situazioni simili. Fin
dalle prime esperienze nell’infanzia, i marcatori somatici aumentano continuamente l’efficienza e
l’accuratezza del processo decisionale, in quanto consentono una panoramica delle possibili
alternative, che vengono poi sottoposte ad un’elaborazione cognitiva più dettagliata, che porta alla
decisione finale.
Gli stati corporei causati dall’esperienza di emozioni piacevoli, chiamate anche ricompense, o
spiacevoli, dette punizioni, segnalano il potenziale verificarsi di un particolare risultato e guidano il
comportamento in modo tale che una persona scelga alternative che portano piacere o beneficio.
La teoria si basa su osservazioni di pazienti con lesioni al lobo frontale, in particolare con il
coinvolgimento della sua parte ventromediale della corteccia prefrontale (vmPFC), incluso il noto
caso di Phineas Gage (1848).
Questi pazienti mostrano gravi difficoltà nel prendere decisioni e comportamenti orientati
all'obiettivo, sia personali che sociali, nonostante abbiano altre abilità intellettive in gran parte
conservate.
Hanno anche difficoltà a pianificare le azioni quotidiane, gli obiettivi a breve e lungo termine, le
attività familiari e sociali, hanno anche difficoltà a esprimere emozioni e sentimenti in situazioni in
cui da loro ci si aspetta una reazione. 9
I marcatori somatici possono sorgere sulla base di emozioni primarie o secondarie, dove le
emozioni hanno il ruolo di indurre, e come tali, i marcatori somatici possono essere intesi come
guide nel processo decisionale e nel comportamento sociale. I cambiamenti negli stati somatici e
viscerali pre direbbero quali stimoli individuali potrebbero causare al nostro corpo e anticiperebbero
quali effetti di tali stimoli aumentano o diminuiscono la probabilità di sopravvivenza nei vari
contesti. In situazioni di incertezza, i marcatori somatici limiterebbero il numero di possibili scelte
di comportamento, facilitando così il processo decisionale. La teoria dei marcatori somatici
fornisce un quadro neuroanatomico per comprendere l’impatto delle emozioni sul processo
decisionale e sul comportamento in generale. La vmPFC è il luogo chiave in cui tutti i marcatori
somatici sono generati da emozioni secondarie. La vmPFC riceve proiezioni da tutte le modalità
sensoriali, sia direttamente che indirettamente. Questa è anche l’unica parte de
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