MATRICOLA N°
698772
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI
”
BARI “ALDO MORO
DIPARTIMENTO DI GIURISPRUDENZA CORSO
DI LAUREA IN MAGISTRALE IN
GIURISPRUDENZA
(PER IL SOMMARIO)
SOMMARIO
DELLA
TESI DI LAUREA
IN
DIRITTO PENALE
IL PRINCIPIO DI LEGALITA’ E DETERMINATEZZA
NELLE NORME CONNOTATE DA ILLICEITA’
SPECIALE.
RELATORE: LAUREANDA:
ANNAPAOLA MISINO
ANNO ACCADEMICO 2023/2024
INDICE
IL PRINCIPIO DI LEGALITA’ E DETERMINATEZZA NELLE
NORME AD ILLICEITA’ SPECIALE
INTRODUZIONE…………………………………………………1
1.1.Profili introduttivi del principio di legalità. ................................. 11
1.2. Il principio di riserva di legge e il concetto di <<legge>> negli
artt. 25 Cost e 1 c.p. .......................................................................... 16
1.3.Fondamento e portata del divieto di retroattività della norma
penale. ................................................................................................ 26
1.4. Principio di determinatezza: distinzione concettuale tra
tassatività e precisione. ...................................................................... 29
1.5.L’indeterminatezza nelle clausole generali come naturale
espressione della legalità. .................................................................. 32
1.6.La legge e l’interpretazione: le due facce della legalità. ............. 38
CAPITOLO 2:
GLI ELEMENTI DI ILLICEITA’ SPECIALE COME
ELEMENTI NORMATIVI DI FATTISPECIE.
2.1.Gli elementi di illiceità speciale tra tipicità e antigiuridicità alla
luce della dottrina tedesca.................................................................. 46
2.2.I contributi di Nino Levi, Domenico Pulitanò e Giacomo Delitala
sulla categoria dell’illiceità speciale. ................................................ 58
2.3. Le clausole di illiceità speciale: elementi normativi di fattispecie o
mere clausole di stile?..........................................................................71
2.4. La tecnica di eterointegrazione normativa: differenza tra elementi
normativi e norme penali in bianco......................................................83
2.5.La sufficiente determinatezza degli elementi normativi di fattispecie
e delle norme penali ‘in bianco’...........................................................96
2.6 Errore scusabile e dolo: tra interpretazione normativa e
giurisprudenza...................................................................................105
TERZO CAPITOLO
DOTTRINA E GIURISPRUDENZA SULLE CLAUSOLE DI
ILLICEITA’ SPECIALE NELLE NORME DEL CODICE
PENALE E IN LEGGI SPECIALI
3.1. Le norme ad illiceità speciale nei delitti dei pubblici ufficiali contro
la pubblica amministrazione…..........................................................114
3.1.1. <indebitamente> come nota di illiceità speciale nel peculato
mediante profitto dell’errore altrui e indebita percezione di erogazioni
pubbliche...........................................................................................116
3.1.2. La condotta abusiva e indebita nel delitto di
concussione.......................................................................................122
3.1.3. L’indebito nel delitto di omissione, rifiuto o ritardo di atti
d’ufficio.............................................................................................130
3.2.l’indagine sull’illiceità speciale nei delitti dei privati contro la
Pubblica Amministrazione: il traffico illecito di
influenze............................................................................................137
3.3. Il dibattito dottrinale sul concetto <<arbitrariamente>>: richiamo
alle cause di giustificazione o nota di illiceità
speciale?............................................................................................142
3.4. Il concetto di abuso nei mezzi di correzione e il rispetto del primato
della dignità umana.........................................................................146
3.5. “Abusivamente” sinonimo di contra ius e assenza di autorizzazione
nei reati ambientali e
edilizi.................................................................................................151
CONCLUSIONI.................................................................................168
INTRODUZIONE
Il presente lavoro di tesi è dedicato allo studio dell’illiceità speciale, una
tecnica redazionale adottata in alcune norme penali che incorporano
espressioni come <<abusivamente>>, <<indebitamente>>,
<<illegittimamente>> ovvero anche <<arbitrariamente>> e che
ricollegano la norma incriminatrice ad altre norme dell’ordinamento. È
senza dubbio un metodo esemplificativo utilizzato nella costruzione
delle norme giuridiche; pertanto, l’obiettivo del presente elaborato è
quello di indagare se l’inserimento di tali clausole in alcune norme
penali sia compatibile con i principi fondamentali del diritto penale, in
particolare con il principio di legalità e quello di determinatezza.
Il principio di legalità rappresenta uno dei cardini fondamentali del
diritto moderno che garantisce al cittadino certezza e prevedibilità delle
leggi. “Nessuno può essere punito se non in forza di una legge
preesistente che ne definisca il reato e la pena”: questo è il cuore del
principio di legalità, una garanzia imprescindibile per lo Stato di diritto.
Nel primo capitolo si esaminano, dunque, le origini del principio e le
fonti normative. Il principio trova fondamento nella nostra costituzione
all’art. 25 e all’interno del Codice penale all’art. 1 e tali disposizioni,
ispirate alle grandi codificazioni illuministiche e alla tradizione
1
giuridica liberale, rafforzano la tutela dei cittadini contro eventuali
arbitri del potere statale, garantendo che nessuno possa essere punito se
non in base a una norma chiara, accessibile e previamente stabilita dal
legislatore. Il principio di legalità si compone di una serie di sotto
principi che il presente lavoro di tesi si propone di esaminare: il
principio di riserva di legge, il principio di irretroattività della norma
penale, il principio di determinatezza e tassatività e il divieto di analogia
in mala parte. Il principio di riserva di legge è esaminato sotto due
aspetti: se debba essere considerato assoluto o relativo e quale fonte
normativa possa essere intesa come "legge". Si riportano teorie di autori
che vedono la riserva di legge come assoluta, in linea con la volontà di
evitare che regolamenti o atti amministrativi influenzino il diritto
penale. Tuttavia, la prassi legislativa ha portato all'uso di decreti-legge
e decreti legislativi anche in ambito penale, mettendo in discussione
l'assolutezza della riserva di legge. Per questo motivo si arriva ad
affermare che nel diritto penale vige una riserva di legge
tendenzialmente assoluta: a legge formale è l'unica fonte competente a
l
stabilire le pene, ma è consentito che fonti sub-legislative possano
specificare tecnicamente i precetti contenuti nella norma, sempre nel
rispetto dei principi definiti dal legislatore. Si approfondisce altresì il
concetto di "legge" che comprende non solo le leggi ordinarie, ma anche
2
leggi costituzionali, decreti-legge e decreti legislativi, a condizione che
siano in linea con i principi stabiliti dal Parlamento. Tuttavia, la prassi
di delegare al governo la normazione penale, se non regolata
correttamente, può portare a un abuso di potere, come nel caso di decreti
modificativi o integrativi. Il presente elaborato approfondisce, poi, il
principio di irretroattività della norma penale disciplinato al comma 2
dell’art. 25 Cost. tale principio richiede che nessuno può essere punito
per un fatto che non fosse reato al momento della sua commissione. La
sua finalità è quella di prevenire abusi del legislatore o delle autorità
giudiziarie e, dunque, di tutelare la libertà individuale del cittadino.
Il principio di determinatezza, richiamato dall'art. 1 del Codice penale,
implica che le leggi siano chiare, precise e comprensibili per garantire
la prevedibilità delle condotte sanzionabili. Esso tutela le libertà
individuali e previene l'arbitrarietà del potere punitivo dello Stato,
assicurando un'applicazione uniforme delle leggi. La dottrina distingue
il concetto di determinatezza dalla tassatività: la prima riguarda la
chiarezza nella redazione della norma, mentre la seconda si riferisce
alla delimitazione del campo di applicazione della legge, vietando
l'interpretazione estensiva. Entrambi i principi contribuiscono al
rispetto del principio di legalità, limitando il potere interpretativo del
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giudice. Alcuni autori aggiungono il principio di precisione, che
impone al legislatore di descrivere con esattezza il reato e le sanzioni.
Analizzato il principio di determinatezza come uno dei corollari del
principio di legalità, talvolta ,però, il legislatore utilizza concetti
generici, vaghi o clausole generali che creano ambiguità nelle norme
penali. L’uso di tali espressioni (si riporta l’esempio di <<atti osceni>>
o <<orine pubblico>>) dipende da valutazioni morali, culturali o
sociali , non sono supportate da fonti normative specifiche, per questo
motivo sollevano interrogativi circa la compatibilità con il principio di
legalità, sancito dall'art. 25 della Costituzione. Tuttavia, la dottrina
sostiene che questa indeterminatezza sia una necessità pratica, poiché
norme troppo rigide potrebbero non rispecchiare l'evoluzione della
società. In questo senso, l'uso di concetti imprecisi e clausole generali
si rivela compatibile con il principio di legalità, in quanto consente una
maggiore flessibilità nell'applicazione della legge, responsabilizzando
l'interprete nel processo di interpretazione e ricostruzione della norma
giuridica. Ed, infatti, a conclusione di questo primo capitolo si
approfondisce il rapporto tra legge e interpretazione nel contesto del
principio di legalità. Esso evidenzia come, talvolta, le condotte dei
cittadini dipendano più dall'interpretazione dei giudici che dalla legge
stessa, sollevando il c.d. "paradosso della legalità". Si riporta la
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distinzione elaborata in dottrina indeterminatezza e discrezionalità:
l'indeterminatezza riguarda la formulazione della norma, mentre la
discrezionalità concerne la valutazione del giudice. Le clausole
generali, per esempio, richiedono un'interpretazione basata su parametri
etici e morali. L'interpretazione giudiziale, pur necessaria per
preservare il principio di legalità, può talvolta sfociare nell'arbitrarietà,
con la Corte costituzionale che interviene per garantire la legittimità
delle decisioni. La crisi della legalità è analizzata come un fenomeno
derivante da fattori macro-sociali, giuridico-costituzionali e legislativi,
in cui la qualità delle leggi e l'interpretazione giuridica hanno un ruolo
determinante. La legge, quindi, sta diventando più elastica e dipendente
dall'interpretazione, con una crescente delega dell'orientamento delle
condotte all'esecutivo tramite regolamenti amministrativi.
Nel secondo capitolo, si esplorano le implicazioni sistematiche delle
clausole di illiceità speciale nelle norme penali, un aspetto che riveste
un'importanza fondamentale per comprendere come queste clausole
interagiscano con il principio di legalità. Un'attenzione particolare è
riservata alle differenti interpretazioni proposte dalla dottrina tedesca e
italiana, le quali offrono varie prospettive teoriche. Da un lato, alcune
teorie inquadrano le clausole di illiceità speciale come componenti della
tipicità della fattispecie penale; dall'altro, tali elementi sono considerati
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come momento di antigiuridicità. Si confrontano anche teorie che
ritengono tali clausole superflue all'interno della norma giuridica,
considerando che non aggiungono nulla di nuovo, ma ripetono
un'antigiuridicità già implicita nella fattispecie, facendole apparire
come meri elementi di stile. Al contrario, la dottrina maggioritaria vede
le clausole di illiceità speciale appartenere alla grande famiglia degli
elementi normativi costitutivi del fatto tipico. Nel presente elaborato ho
approfondito, allora, teorie della dottrina tedesca e italiana che ruotano
attorno al concetto di elemento normativo giungendo alla conclusione
che le clausole di illiceità speciale e gli elementi normativi condividono
talvolta la stessa funzione di rinvio a norme esterne, con l’unica
specificazione che le prime coinvolgono un giudizio di valore più
ampio. Sebbene non possano essere considerate normativi in senso
stretto, le clausole di illiceità speciale appartengono alla famiglia degli
elementi normativi per la loro funzione di qualificare la condotta in base
a una valutazione giuridica, che può estendersi anche a norme
amministrative o civili. Le norme connotate da elementi normativi o da
elementi di illiceità speciale condividono una tecnica redazionale
propria anche delle norme penali “in bianco” : il rinvio normativo.
In questo studio, ho ritenuto fondamentale iniziare con una
chiarificazione del concetto di norma penale in bianco, analizzando
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alcune disposizioni del Codice . Questo approccio preliminare mi ha
permesso di inquadrare meglio il tema e di affrontare il successivo
approfondimento sulla tecnica del rinvio, che caratterizza non solo le
norme penali in bianco, ma anche quelle che contengono elementi
normativi o clausole di illiceità speciale. Ho quindi proceduto a
tracciare una distinzione precisa tra le varie tipologie di rinvio
normativo, esplorando le specificità delle norme che si presentano con
connotazioni di illiceità speciale e gli altri tipi di norme che si riflettono
attraverso il rinvio normativo, per evidenziare le differenze e le
implicazioni giuridiche di ciascuna. Si è giunti ,dunque, a conclusione
che la dottrina nell’argomentare la differenza tra norme penali in bianco
e norme penali connotate da elementi normativi , traccia una distinzione
tra norme realmente integratrici e norme apparentemente integratrici
del precetto: solo le norme richiamate dalle norme penali in bianco
appartengono alla prima categoria, la norma extra-penale richiamata,
invece, dall’elemento normativo o dalla nota di illiceità speciale non
assolve funzione integratrice.
A conclusione di questo capitolo, ho esaminato un tema strettamente
legato agli elementi di illiceità speciale: la responsabilità penale
dell’agente che, nell’ignorare una norma extra-penale richiamata dalla
norma incriminatrice, può incorrere in un errore giuridicamente
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scusabile. In particolare, ho analizzato l’art. 47 del Codice penale che
disciplina l’errore rilevante ai fini della responsabilità penale,
distinguendo tra errore sul fatto ed errore sulla legge extra-penale, la
sua funzione principale è quella di individuare le circostanze in cui un
errore può escludere il dolo e, quindi, la punibilità dell’agente. Da qui,
il confronto con il principio dell’ignorantia legis not escusant sancito
dall’art. 5 del Codice penale, considerato principio cardine del nostro
ordinamento che non ammette che taluno possa ignorare una norma di
legge. Tuttavia, l’art. 47 c.p. costituisce un’eccezione di tale principio
e la dottrina ,insieme alla giurisprudenza, sono intervenute per
specificare quando trova applicazione l’errore scusabile e quando
invece , la condotta dell’agente sia considerata in dolo ai sensi dell’art.
5 c.p.
Il terzo , ed ultimo, capitolo del mio elaborato di tesi si concentra
sull’analisi di alcune norme connotate da illiceità speciale nel diritto
penale, con particolare attenzione alla loro applicazione nei reati
previsti dal Codice penale e nelle leggi speciali. L’obiettivo principale
è indagare sulla definizione e sull’interpretazione di espressioni
giuridiche quali “abusivamente”, “indebitamente”, “arbitrariamente” e
altri termini analoghi utilizzate dal legislatore. Queste locuzioni, infatti
assumono sfumature differenti a seconda del settore normativo in cui
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vengono inserite. Di conseguenza, la giurisprudenza e la dottrina hanno
sviluppato diverse interpretazioni per chiarire il loro ambito di
applicazione e il loro ruolo nella configurazione del reato.
In primo luogo, viene analizzato il concetto di illiceità speciale nei reati
contro la Pubblica Amministrazione commessi dai pubblici ufficiali,
con un focus particolare sull’uso del termine “indebitamente” nel
peculato, in particolare per quanto riguarda il profitto derivante
dall’errore altrui, e nell’indebita percezione di erogazioni pubbliche.
Una riflessione analoga viene condotta sul reato di concussione, con un
approfondimento sul concetto di “indebito” nel contesto del reato di
omissione, rifiuto o ritardo di atti d’ufficio.
Successivamente, l'analisi si concentra sui reati in cui sono i privati a
compiere condotte illecite nei confronti della pubblica
amministrazione. Un caso emblematico in tal senso è quello del traffico
illecito di influenze, in cui il legislatore criminalizza l’intermediazione
illecita nelle decisioni pubbliche. Anche in ques
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