Al principio
del diritto
AL PRINCIPIO DEL DIRITTO
Pensare la principio del diritto non vuole dire pensare all’inizio. Principio e inizio sono differenti.
Inizio di alcun che, innanzitutto accade, è inizio perché diverso dalla fine e dallo sviluppo. Ha come
caratteristica di accadere ed essere diverso da svolgimento e fine. Principio del diritto, non ci
soffermiamo sull’episodio iniziale e nemmeno ci chiediamo su qualcosa che è diverso dalla fine. Ci
interroghiamo sulla sua origine, ma non come accanimento del tempo e nemmeno come cosa che
ha un termine e che non sia qualcosa che scompaia durante lo sviluppo. È stato tematizzato, il tema
del principio. Quando per la prima volta qualcuno si è posto questione del principio, i pensatori
arcaici sono i primi che hanno pensato al problema del principio.
Si collocano nel 7° sec dc, non ci sono molte testimonianze, possiamo trarre che la loro lingua è
arcaica e la usano in modo più poetico, le parole hanno volume, hanno un peso che da loro una
profondità che va aldilà del significato immediato, ogni parola tra chiude in sé il mondo e come tale
darle un significato è sempre possibile solo tenendo presente che si colloca in una catena
complessa. Questi pensatori danno inizio a una avventura che continua tutt’ora. Di particolare non
c’è il tema perché origine è sempre stato al centro dell’attenzione, ma la modalità attraverso i grandi
miti cosmologici. Le grandi teologie non sono solo patrimonio della cultura greca arcaica. Modo in
cui viene impostato il procedimento, la rende doppiamente filosofica. Perlopiù i miti cercano di
spiegare origine del tempo a partire da …, quindi diamo per scontato che ci sia qualcosa a partire
dalla quale tutto trae la propria spinta. I miti, nei loro depositi di conoscenza e hanno un limite,
danno qualcosa per presupposto, difettano di radicalità. Tentare per la prima volta di porre a tema
la struttura del principio guardando a come è e quindi modificando il tipo di interrogativo.
TALETE
Il primo, di cui ci sia rimasta notizia, che propone questo tipo di questione è Talete di Meleto (città
Asia minore), il quale vive tra 7° e 6° sec dc. La sua è impostazione rivoluzionaria perche si chiede
com’è cio da cui tutti è eretto, si chiede cosa le accomuna tutte ma non si lascia trattenere da
nessuna di loro e nemmeno dalla loro somma. Ciò che è principio non puo essere annientato dal
continuo passare delle cose di cui è principio.
Atto fondamentale talete —> c’è qualcosa capace di porsi al di là di ogni passare, che è presente in
tutto cio che passa che non esaurisce nella somma di tutte le forme che trascorrono e neanche in
una determinata
La riposta la cerca nell’oggetto ampio che è identificabile nell’idea di physis che ha a che fare con
cio che butta fuori, è l’incessante ordinaria di tutto, è qualcosa che incessantemente si da e
continua darsi e in questa sua capacità incessante sta propriamente la sua fisicità. Physis è pensata
come la potenza originale, è ovvio che pensatori arcaici vadano a cercare il principio nel suo
orizzonte.
Tale è principio inesauribile e inesausto che è in tutte le cose, ma non si identifica con tutte di esse
e nemmeno con la loro somma e non è distrutto dal continuo trasformarsi e passare delle forme,
cos’è?
Talete -> acqua
Quale pensiero del principio si rapprende nel modello dell’acqua? (L’acqua sta per il principio)
perché acqua non ha una d forma determinata ma la ammette ad ogni forma, è in grado di
accogliere in sè tutte le possibili forme ma senza farsi trattenere da alcuna di esse e nemmeno si
risolve nella somma di tutte le possibili forme che puo assumere. Non c’è differenza tra inizio, fine e
ciò che accade in mezzo, acqua permane al di là di tutte le trasformazioni. Aristotele fa di Talete uno
dei primi pensatori perchè c nell’intuizione del principio acqua, andando a scavare troviamo che vi è
una correlazione tra struttura del principio e struttura del pensiero, struttura del principio acqua
inesistenza di assenza tra sviluppo e fine è cio che troviamo anche nell’intelligenza: mantiene
capacità di immutare. Non è che continuando. A pensare ci immutiamo e come l’acqua, anche
intelligenza sa affrancarsi da ogni convenzione, sono racchiuse tutte le caratteristiche dell’avventura
filosofica. Vi è una correlazione tra la struttura del principio e la struttura del pensiero perché
assenza qualitativa tra inizio, sviluppo e fine è cio che troviamo anche nell’atto stesso
dell’intelligenza, poiché sa assumere in sè ogni forma e ogni contenuto e finchè è all’opera mantiene
questa capacità immutata. Atto dell’intelligenza è quello con cui riusciamo ad accogliere pensando
ogni forma, questa capacità è inesauribile e come l’acqua che no si lascia racchiudere, anche
intelligenza è capace di affrancarsi da ogni restrizione. Ecco che nell’immagine del principio acqua
sono racchiuse tutte le questioni proprie dell’avventura filosofica.
Questa intuizione di Talete ha altra determinazione nei suo proseguitori: Anassimene con l’aria,
Anassimandro che sveste idea di principio com’è venuto e ne dichiara espressamente la struttura
concettuale, principio non è un elemento, è innanzitutto un modo dell’essere.
ANASSIMANDRO
Dichiara che il principio è cio che non ha limite, il principio è l’indeterminato cioè che non si lascia
trattenere da nessuna determinazione e per questo è capace di raccoglierle tutte in se; viene
sviluppata l’intenzione di Talete ed esplicitata nelle sue linee concettuali, viene ora mostrata nella
sua struttura teorica. Con l’acqua Talete cercava archè che non si lasciasse trattenere da tutte le
sue forme, ovvero l’indeterminato. Con questa idea si manifesta una questione che diventa quella
con cui si confronterà ogni pensatore: acqua sa prendere ogni forma ma cosa le da forma? Il
contenitore; ovvero ciò che determina è qualcosa di diverso dal principio indeterminato, se un
principio è l’indeterminato sul quale qualcosa esercita la sua azione differenziatrice, non c’è un solo
archè ma dovrei trovarne due (indeterminatezza e indeterminazione) quindi dovrei individuare un
dualismo da combinare in base a un criterio Altro problema: se ciò che permane è il principio in
quanto indeterminato,le differenze non sono permanenti ma sono destinate a passare, alla fine
quindi il principio sono tutte quelle che cose che scompaiono, ovvero ciò che è principio di tutto è lo
scomparire delle cose, cosa tiene assieme tutto? Il loro assolversi, ciò che è principio di tutte le
cose viene ad assomigliare pericolosamente alla morte di esse, ciò entro cui tutto scompare è il
principio di tutte le cose. È la morte il principio di tutto? È questo il problema, il pensiero del
principio si trova esposto alla possibilità della sua insensatezza, la sua negazione. Dall’inizio il
pensiero del principio è esposto alla possibilità di smarrirsi, da un lato idea del principio acqua è
potente perché mi da idea della struttura del principio, è in tutte le cose senza esaurirsi in nessuna
di esse, è cio che permane ad ogni passare, al contempo pero mi espone anche a un problema,
identificare il principio con l’annientamento (il nulla) e mi lascia aperta una domanda: da dove e
perchè le differenze, cosa sono? Questo problema diventa il tema che assume come suo campo di
prova uno dei più bravi pensatori arcaici, la cui parola ancora adesso costituisce un banco di prova
di ogni sistema filosofico —> Parmenide
PARMENIDE
Tenta di dare una risposta .
Oltre ad essere un grandissimo pensatore è stato anche personalità illustre della sua città, faceva
parte del ceto aristocratico, ha svolto funzione di legislatore, era uno dei più grandi indagatori della
natura. Adotta per esporre il suo pensiero una forma particolare, una forma letteraria di cio che in
quell’epoca assumeva ogni cosa che meritasse di essere scritta, in quanto quella era la forma
propria del sapere: epica. Scrive un poema che si intitola “Sulla natura”, è l’equivalente di un nostro
trattato scientifico
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Riassunto lezione precedente
(Meglio definirli arcaici che pre socratici) —> tema su cui si sono impegnati: principio arché
Con Talete si inaugura un nuovo ambito di concepire i temi. Nei pensatori arcaici viene superato l’orizzonte della
mitologia, d ali in poi non ci sarà proposta filosofica che non abbandoni il modo di pensare proprio della filosofia. Si
fanno carico del tema del principio, il loro programma è pensare il modo d’essere più originario, quello che è presente in
tutte le modalità possibili e non si lascia esaurire dal continuo defluire delle forme. Per Talete è l’acqua, capace di non
lasciarsi intrappolare in nessuna delle molteplici forme di cui è capace, ma cosi si rischia. Principio è ciò che pone fine a
tutte le differenze.
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PARMENIDE
Abbiamo tornata definitiva, vi è un salto radicale perché filosofia si mostra nella sua veste
inquietante, pensare al principio significa esporsi a un interrogativo che non lascia tranquilli perché
distrugge tutti i modi di pensare consolidati, che ci guidano nella quotidianità. Egli si serve delle
forme e del linguaggio del mito, tanto è vero che scrive un poema. Questa scelta viene giustificata
dal fatto che sul finire del 7° sec, il linguaggio dei sapienti è poesia. Sapere ha forma letteraria
nell’epos, attraverso di esso Parmenide propone il suo programma filosofico che è rivoluzionario.
Si rifà in forma polemica. Esiodo: Teogonia; parla di ciò da cui tutto ebbe inizio, all’inizio del poema
troviamo che Esiodo si immagina mentre pascola il gregge su un monte e le muse andarono di notte
a rivelare tutto cio che poi racconterà ad Esiodo. Racconta che prima fu caos e poi venne tutto il
resto. Ci sono arrivati frammenti del poema di Parmenide.
Proemio
Racconta che il giovane Parmenide viene rapito in un cocchio trainato da cavalle, le quali trascinano
a tutta velocità il cocchio per le strade fiammeggiando i mozzi delle ruote, le fanciulle figlie del sole
lo portarono alla porta dei sentieri della notte del giorno, che è presidiata da Diche (dea giustizia).
Fanciulle chiedono a dea di spalancare porta, lo fa e al di là le fanciulle guidarono il carro e una dea
lo prende per mano iniziando a parlargli. Scrive un’introduzione a qualcosa che ha carisma alla
rivelazione della divinità.
Che cosa lo guida? Il carro trainato dalle cavalle; immagine tipica della poesia sapienzale, cavalle
simbolo di intelligenza che trascina il giovane per vie non battute dagli uomini.
1a differenza con esodio, a guidarlo sono le fanciulle figlie del sole, che non sono le muse.
Quando? Sul fare dell’aurora; mentre esodio nella nebbia notturna.
Lui percorre vie mai battute, ovvero non si fa portatore della tradizione, finche arriva alla porta
presidiata da diche che gli spalanca una porta, aprendo un abisso (rispetto a visione abissale, il
giovane ha paura); la dea lo prende per mano e gli dice di non temere. Restando troverà la verità
introvabile (cio che nono potrà mai venire meno), le opinioni fallaci (degli uomini), la necessità di
tutte le cose che sono (la loro ragione d’essere); pero pe farlo è necessario che la sua intelligenza
sia ben guidata, percorra strade mai percorse e che lui abbia coraggio di sostare sull’abbisso.
Questa sfida esige un pensiero che sia capace di mettersi di fronte a cio che è sconvolgente e che
sappia mettersi in sfida con esso, esige la cancellazione di ciò che sembra piu inevitabile di
qualunque cosa. Esperienza piu spontanea è quella della morte, la sua strada è quindi quella di
contestare la morte (primo atto sconvolgente messo in campo da Parmenide è negare ciò che pare
innegabile). Per Parmenide non vi sono nascita e morte perché se principio è esaustivo ed è il modo
d’essere più originario, non puo essere nulla di più esterno a questo, quindi non vi è nulla che se ne
vada dal principio nè venga ad essere da esso, tutto si mantiene nel principio. Nulla si aggiunge o
toglie all’essere perché egli è onnisolvente (il principio è se stesso). Principio è quello che fa
giustiziaall’idea che nascita sia passaggio da non essere a essere e viceversa che morte sia
passaggio da essere a non essere. Se cosi è differenze sono cio che si danno dentro all’essere e
non quelle che scompaiono da esso.
Essere viene da se stesso e va verso di sé.
Se nulla si aggiunge e nulla si toglie implica che noi [9-9.10]
Essere è in se stesso originariamente differire.
La parola essere ha una sua etimologia. Ha 4 radici: presente, passato remoto, participio e tedesco
vesen (??). Guardandole vogliono indicare:
-situarsi in quanto mi hai colto nel momento in cui provengo da e vado verso (son qui nel momento
del passaggio).
-Crescere, generare.
-Stare, colui che sta è capace di resistere a una spinta contraria
-indugiare, soffermarsi prima di ripartire.
Ci mostra che ciò che accumuna è di essere la sintesi tra due vettori opposti, ciascuno indica la
compresenza di due tensioni contrapposte cioè nel verbo essere c’è polarità tra irrompere e
trattenere; è indicatore di un atto originario che è insieme tra buttar fuori e tenere dentro. Differisce
in se stesso a partire da se e per questo può essere principio di ogni differenza. Principio è principio
dei molti perché è capace di pluralità. Essere ha in sé polarità che non si dissolve.
Parmenide dice che la stessa cosa sono pensare ed essere, perché il pensiero ha stessa capacità di
cogliere in sé ogni forma (capacità di auto differenziazione non è solo struttura dell’essere ma è
propria anche dell’atto del pensare); pensare è differenziare e essere è continuo prodursi di
differenziazione. Pensiero Parmenide ci impone di stare sull’abbisso, dove si ha una cognizione
destabilizzante perche ci troviamo di fonte a situazione in cui tutto è pieno di luce e notte —> essere
è manifestazione continua, continua generazione di forme che non è destinata a passare però in
questa inesausta capacità di indifferenziarsi, viene a compresenza di un venire alla luce e di un
mantenere nascosto, nell’atto stesso del differire vi è anche qualcosa che si sottrae alla vista, che
resta nascosto. Il modo peggiore di pensare alla verità è credere che essa sia un oggetto da
possedere e che sia esaustivamente data, perspiqua cojme oggetto del pensiero. Parmenide ci dice
che la verità non sia mai riducibile a qualcosa di dato possedibile,
Se mi chiedo cosa è essere, mi pongo una domanda radicale. Interrogo l’essere e pretendo di
mettere in questione tutto, se io metto in questione tutto non posso dare per scontato il significato
dell’essere. Quando essere viene fatto oggetto, si ritrae; non lo posso tenere come oggetto. Per
questo nel darsi di cio che è, tutto è ugualmente pieno di luce e notte, la struttura del principio è
abissale. Abisso è cio in cui la mia vista sprofonda, al tempo stesso è anche cio a partire da cui mi
si dispiega l’orizzonte delle mie possibilità in concreto. Se pretendi di sapere come oggetto, ti si
sprofonda tutto, la verotà è altro che voler mettere le mani su di essi. Atteggiamento non è quello di
apprensione dominante, il principio è quello che ti restituisce alla necessità di cio che è, non
dipende da te, non sei tu che lo domini, ciò che puoi e devi fare è porti al limite estremo.
Cosa fa essere le cose come sono? L’essere si ritrae, nel suo rendersi innominabile scopre cio che
è, lo porta allo scoperto, nel sottrarsi lascia che siano le cose che sono e ce le rende partecipabili al
nostro dominio. Abisso non è solo ciò che occulta ma anche quello che ritraendosi spalanca infinite
possibilità. Essere nel ritrarsi non fa altro che permanere in se stesso e rimanere quello che è,
preserva se stesso e preservandosi mostra cio che è.
Corrisponde alla nozione di verità in greco —> aletheia
Verità è lo svelamento. Ha stessa struttura dell’essere. Ma in questo disvelarsi mantiene sempre
collegamento con un’idea della privatezza. Principio e verità non possono essere trattati come un
principio che si domina.
Essere si svela ritirandosi ma facendolo si mantiene. Ci costringe a modificare modo di ragionare.
La verità non è la quieta della certezza, è inquietante.
La dea gli dice che cio che fa essere tutte le cose è il loro essere in connessione, il loro destino, è la
loro storia che le fa essere cio che sono. (????)
Interrogarsi sul principio è porre una domanda in modo diverso da quello che utilizziamo
normalmente. Abituarsi ad usare una prospettiva non consueta. Il principio di diritto non è cio da cui
parto per derivare ma quello che mi spiega il perché del cessarsi originario del fondo ???????????
ERACLITO
Soprannominato “lo scuro”, di lui abbiamo pochi frammenti e la parola Eraclito è piu vicina
all’aforisma piuttosto che a un discors
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