UNIVERSITÀ
DI PAVIA
Facoltà di Medicina e Chirurgia
Corso di Laurea in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica
Classe delle lauree in professioni sanitarie della riabilitazione SNT/2
Direttore Prof. Pierluigi Politi
PREVENIRE LA PSICOSI NELLA COMUNITÀ PAVESE
REVISIONE SISTEMATICA
Relatore:
Chiar.mo Dott. Paolo Fusar Poli Tesi di Laurea di
Alice Zanotti
Matricola n. 473690
Anno Accademico 2020-2021
Io vedo la follia come un meccanismo che ricalca quello della
disperazione, della sensazione di fine: l'incomprensibilità del
mondo, il tirarsene fuori. Stare ancora sul pianeta senza saperlo.
Vicino agli altri senza aver bisogno dell'altro. Perdendo persino il
ricordo delle parole e del loro significato, rinunciando a
comunicare.
La schizofrenia ne è un esempio straordinario: essere nel mondo
come il mondo finisse e come se l'essere non avesse alcun senso,
poiché ogni significato si pone in una relazione.
Lo schizofrenico è un'isola, una monade chiusa in una cella
dell'esistere, in una prigione del mondo. In isolamento perché così
può ancora respirare. La vita che più si avvicina alla morte.
Insomma, la follia ha già a che fare con la morte, anche se non
nella sua rappresentazione corporea, bensì in quella psicologica, la
personalità, e in quella sociale, le relazioni.
Vi sono tre morti: quella del corpo, la più emblematica e assoluta,
quella psicologica, che permette al corpo di essere ancora attivo e
di rivestirsi persino di eleganza, e poi la morte sociale: privati di
ogni dimensione, come se fossimo diventati trasparenti e, pur
dentro una moltitudine, nessuno ci vedesse.
Il folle è un morto che cammina e che respira.
VITTORINO ANDREOLI
Perché trattare le persone solo per rimandarle alle condizioni che
le hanno fatte ammalare in primo luogo?
OMS 2008
2
RINGRAZIAMENTI
Alla mia famiglia, che ci ha creduto
prima che lo facessi io. A loro va la mia
gratitudine e tutto l’amore di cui sono
capace.
A Christian, il miglior compagno che
potessi avere al mio fianco in questo
percorso e nella vita.
A Camilla, l’amica più preziosa che ho,
capace di condire il suo affettuoso
supporto con ispirazione e spensieratezza.
Un ringraziamento speciale al mio
relatore Paolo Fusar Poli, per i suoi
indispensabili consigli, per le preziose
conoscenze trasmesse e l’inestimabile
opportunità di partecipare al suo progetto
di ricerca.
3
Sommario
Introduzione..................................................................................................................... 6
Prefazione ........................................................................................................................ 7
PSICOSI: UN INQUADRAMENTO GENERALE ............................................................ 8
Le caratteristiche delle Psicosi ................................................................................................ 8
EPIDEMIOLOGIA DELLA PSICOSI PRIMARIA ........................................................ 11
CAUSE .......................................................................................................................... 12
NEUROANATOMIA E NEUROBIOLOGIA DELLA PSICOSI ...................................... 14
DOPAMINA E SINTOMI POSITIVI (ALLUCINAZIONI e FENOMENI DI PASSIVITA’)14
DOPAMINA E SINTOMI NEGATIVI (COGNIZIONE, AFFETTO E
COMPORTAMENTO) ......................................................................................................... 14
INTERAZIONE TRA GLUTAMMATO E DOPAMINA ..................................................... 14
MODIFICAZIONI NEUROSTRUTTURALI ....................................................................... 15
DECORSO DELLE PSICOSI ........................................................................................ 16
CLINICAL HIGH RISK (CHR) ..................................................................................... 16
DUP (Duration of Untreated Psychosis) ......................................................................... 18
CORRELAZIONE FRA DUP e PROGNOSI MENO FAVOREVOLE ................................ 18
OUTCOMES .................................................................................................................. 19
STRUMENTI DI VALUTAZIONE CHR-P .................................................................... 20
CAARMS (Comprehensive Assesment of At Risk Mental State) .......................................... 20
SIPS ...................................................................................................................................... 21
PREVENZIONE ............................................................................................................ 22
METODO DELLA RICERCA ........................................................................................ 23
STRATEGIA DI RICERCA E CRITERI DI SELEZIONE ............................................. 23
CRITERI DI INCLUSIONE ................................................................................................. 24
CRITERI DI ESCLUSIONE ................................................................................................ 24
MISURE ED ESTRAZIONE DEI DATI ........................................................................ 25
SINTESI DEI DATI ....................................................................................................... 25
RISULTATI ................................................................................................................... 26
DOMINI EMPIRICI DI BUONA SALUTE MENTALE ................................................. 27
DOMINIO DEMOGRAFICO ............................................................................................... 28
DOMINIO ECONOMICO ................................................................................................... 29
DOMINIO DI QUARTIERE ................................................................................................ 30
DOMINIO EVENTI AMBIENTALI .................................................................................... 31
DOMINIO SOCIALE E CULTURALE ............................................................................... 32
4
DISCUSSIONE .............................................................................................................. 34
CONCLUSIONE ............................................................................................................ 37
MATERIALI SUPPLEMENTARI .................................................................................. 38
Tabella 1 ............................................................................................................................... 38
Interventi essenziali di sanità pubblica per determinanti sociali dei disturbi mentali associati
agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite 2030, adattati a partire da
Lund 2018. ............................................................................................................................ 38
Tabella 2 Descrizione dei servizi CHR-P inclusi nel riesame ................................................. 39
Tabella 3 ............................................................................................................................... 41
Strategie di salute pubblica fornite dai servizi CHR-P rivolte ai determinanti sociali dei
disturbi mentali, stratificate dalle caratteristiche del servizio, strategie universali e strategie
selettive con i corrispondenti domini di buona salute mentale. .............................................. 41
Tabella 4. Studi e tipo specifico di interventi di sanità pubblica segnalati ............................. 42
REFERENZE ................................................................................................................ 48
5
Introduzione
Gli studi epidemiologici più recenti hanno dimostrato che i disturbi mentali gravi insorgono e
si sviluppano lentamente, progressivamente e in maniera aspecifica nella popolazione giovane
(12 e i 25 anni). Individuazione precoce, possibilmente in fase pre-psicotica e ad alto rischio di
evoluzione psicotica e intervento tempestivo e multidisciplinare sono le uniche armi a
disposizione per contrastare le disabilità e preservare il funzionamento globale (sociale,
lavorativo, emotivo e cognitivo) che risulta già notevolmente compromesso al momento
dell’esordio psicotico franco.
Gli effetti della schizofrenia causano disabilità non solo a chi n’è affetto, ma anche alla
famiglia, usualmente coinvolta nella gestione della sintomatologia, estremamente invalidante,
del carico economico ed emotivo e dello stigma.
Un ampio progetto internazionale promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS)
ha accertato che la schizofrenia è responsabile dell’1,1% del totale di anni di vita persi a causa
della disabilità (DALYs, Disability Adjusted Life Years) e dell’2,8% complessivo di anni
vissuti in condizioni di disabilità 1
(SNLG Sistema Nazionale per le linee guida)
L’eziopatogenesi aumenta, in percentuale di rischio, se uno dei due genitori è affetto (17%) o
se lo sono entrambi (46%) con una concordanza pari al 46% nei gemelli monozigoti e al 14%
nei gemelli dizigoti.
Il fatto che non vi sia una concordanza del 100%, indica la necessità di fattori non genetici: da
qui il modello biopsicosociale e la necessità di un intervento multidimensionale specifico ed
immediato rivolto ai fattori cosiddetti spuri, la cui assenza influisce sull’esito, sulle possibili
ricadute e sulla cronicizzazione, nonché sull’impatto economico sanitario, diretto e indiretto,
molto elevato.
1 SNLG Sistema Nazionale per le linee guida – Ministero della Salute - Gli Interventi Precoci nella Schizofrenia
https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_714_allegato.pdf 6
Prefazione
L'obiettivo primario di questa revisione sistematica, conforme a PRISMA/MOOSE di Database
Web of Science, Cochrane Central Register of Reviews e Ovid/PsychINFO, dall’inizio fino al
14 giugno 2021, è comprendere, in primis, quali siano le iniziative di prevenzione che i servizi
CHR-P di tutto il mondo vanno a offrire sul proprio territorio e, fino a che punto, queste stesse
riescano a realizzare non solo una prevenzione indicata, ovvero specifica per i ragazzi a rischio
psicosi con preesistenti segni e sintomi, ma anche un tipo di prevenzione universale, più ampia,
attraverso interventi di vario genere a carattere comunitario, in secundis, fornire una
valutazione, basata sulle evidenze, di tali iniziative di sanità pubblica.
Sono state incluse 65 pubblicazioni, che forniscono dati su 12 reti autonome, 40 integrate, 3 e
6 indagini regionali ed internazionali sui servizi CHR-P in Europa, Asia, Oceania, Africa, Nord
America e Sud America, riguardanti un bacino totale di oltre 28 milioni di persone.
A tal proposito, si è adottato un quadro che identificasse i determinanti sociali distali e
prossimali seguendo l’approccio ecologico di Bronfenbrenner, dove i fattori prossimali si
riferiscono a persone, oggetti o eventi nell'ambiente esterno immediato con cui l'individuo
interagisce che aumentano o riducono il rischio di disturbi mentali, mentre i fattori distali si
riferiscono alle più ampie disposizioni strutturali o tendenze, nella società, che esercitano la
loro influenza sui disturbi mentali nelle popolazioni.
I risultati sono stati sistematicamente riassunti e discussi criticamente al fine di promuovere la
ricerca futura in questo campo. 7
PSICOSI: UN INQUADRAMENTO GENERALE
Le caratteristiche delle Psicosi
Con il termine psicosi, da psico, in greco anima, e il suffisso -osi che ne indica una
degenerazione, ci riferiamo all’alterazione dell'equilibrio psichico di un individuo che
sperimenta una distorsione o una perdita di controllo della realtà, associate a false percezioni e
deliri (sintomi positivi), frequente assenza di Insight, pensiero, linguaggio e comportamento
disorganizzati e bizzarri.
Le anomalie psicopatologiche prevedono anche deficit cognitivi e un appiattimento
dell’affettività che rientra nei cosiddetti sintomi negativi.
Il DSM-5 segna un passaggio dalla presentazione della schizofrenia come l'archetipo del
disturbo psicotico alla sua considerazione come uno dei diversi disturbi psicotici esistenti su
uno spettro di psicopatologia. I disturbi lungo lo spettro della schizofrenia differiscono l'uno
dall'altro per il tipo, il numero, la complessità, la gravità e la durata dei sintomi psicotici e delle
caratteristiche associate che li definiscono, dalle estremità lievi a quelle gravi dello spettro della
schizofrenia.
Quando parliamo di disturbo psicotico ci riferiamo quindi ad una categoria di disturbi diversi
tra loro per cause, prognosi e trattamento. Tra queste, la più nota è certamente la schizofrenia
che tuttavia copre solo la frazione del 30% di una sindrome psicotica multidimensionale molto
più ampia.
La schizofrenia rappresenta il 30% di risultati negativi di uno spettro molto più ampio di
disturbi psicotici È almeno 10 volte più ricercata dell'altro 70% dello spettro delle
(Perala et al. 2007).
psicosi cliniche e fondamentalmente è arrivata a rappresentare tutto ciò che è
(van Os, 2016)
'psicotico' - anche coloro che hanno sottili esperienze di psicosi nel contesto dell'ansia e della
depressione, detti a 'Rischio Ultra Alto' (di schizofrenia) (Van Os & Guloksuz, 2017).
I fenomeni psicotici potrebbero essere concettualizzati come un ampio spettro che va dalla
schizotipia lieve ma persistente alla schizofrenia grave e ricorrente.
Il termine Schizofrenia, coniato dallo psichiatra svizzero Eugen Bleuler nel 1908, deriva dal
greco antico, σχίζω (schízō, 'io divido') e φρήν (phrḗn, 'cervello'), letteralmente scissione della
2
mente/della psiche. (Il Libro Bianco sulla Schizofrenia)
2 https://www.fondazionethebridge.it/wp-content/uploads/2019/09/Il-libro-bianco-sulla-schizofrenia-1-1.pdf 8
Il termine schizofrenia, sostitutivo del termine di demenza precoce, introdotto da Kreplin, fu
poi recuperato dallo stesso Bleuler nel 1911, nel suo trattato Dementia Precox, riferendosi al
gruppo delle schizofrenie, al plurale, per denotare un insieme eterogeneo e composito, dal
punto di vista eziopatologico, clinico, psicopatologico, del decorso e quindi della prognosi.
Il termine schizofrenia, inoltre, secondo Bleuer, indicava come la scissione profonda, radicale,
quasi ontologica delle funzioni psichiche della mente fosse al centro della esperienza soggettiva
dell'individuo schizofrenico.
Questa intuizione originaria di Bleuler è in qualche modo ancora attuale perché potrebbe
giustificare l'assenza di un biomarker diagnostico o prognostico affidabile e univoco, in parte
spiegabile dal fatto che questo gruppo di disturbi psichiatrici è di per sé molto eterogeneo.
Bleuler, offrendoci il termine schizofrenia al posto di demenza precoce, voleva dissociare il
disturbo da una prognosi sfavorevole o cronica neurodegenerativa, che potesse aprire una serie
di decorsi clinici fra di loro pleomorfi.
I cosiddetti Sintomi Positivi comprendono disturbi del pensiero, deliri (false credenze associate
a paranoia) e allucinazioni (principalmente di tipo uditivo) spesso accompagnati da ansia,
3
depressione ed eccessiva attività psicomotoria. (Il Libro Bianco sulla Schizofrenia)
Coesistono ai precedenti, i Sintomi Negativi che includono ottundimento affettivo (anedonia)
e apatia, impoverimento qualitativo dell’eloquio e restrizione quantitativa del linguaggio,
riflesso della disorganizzazione del pensiero e del ridotto impulso a pensare (abulia) e
trascuratezza nella cura di sé.
Questi sintomi sono generalmente responsabili di problemi legati all'interazione sociale e alle
attività quotidiane e causa principale del successivo ritiro sociale.
Ai precedenti si associano i Deficit Cognitivi, centrali rispetto al concetto di disabilità, per
l’impossibilità di trattarli farmacologicamente e per la loro capacità di influenzare
negativamente, con il progredire del tempo, i risultati che il paziente potrebbe raggiungere nel
percorso riabilitativo e di reinserimento sociale. (Kurtz 2006; Rohiling et al. 2009).
Quando parliamo di psicosi includiamo un gruppo variegato di diverse categorie diagnostiche
Schizofrenia;
- Disturbo Schizofreniforme;
- Disturbo Schizoaffettivo;
- Disturbo Delirante;
-
3 https://www.fondazionethebridge.it/wp-content/uploads/2019/09/Il-libro-bianco-sulla-schizofrenia-1-1.pdf 9
Disturbo Psicotico Breve;
- Disturbi Psicotici Indotti da Sostanze o da Farmaci;
- Disturbi Psicotici dovuti ad altre condizioni mediche;
- Disturbi Psicotici Altrimenti Specificati ;
- 1
Disturbi Psicotici Non Specificati ;
- 1
1. Disturbi Psicotici Altrimenti Specificati e Disturbi Psicotici Non Specificati: Queste ultime due categorie diagnostiche rappresentano due
entità nosografiche aspecifiche che andrebbero utilizzate con cautela quando non possono essere soddisfatti tutti i criteri diagnostici delle
categorie psicotiche sopraelencate. 10
EPIDEMIOLOGIA DELLA PSICOSI PRIMARIA
La psicosi colpisce 1 persona su 100.
In Italia, con una popolazione adulta (di età superiore a 18 anni), pari a 49 milioni di individui,
si può stimare che circa 245.000 persone sono o sono state affette, in un qualche momento della
loro vita, da un disturbo di tipo schizofrenico. Il 10% degli adolescenti ha un disturbo
4
psicotico.
L'incidenza della schizofrenia che conta 26/100 mila persone/anno, varia in modo significativo
nelle diverse aree geografiche; risulta piuttosto elevata nelle zone altamente urbanizzate
probabilmente a causa di un sovrapporsi di diversi fattori di rischio per psicosi quali
l'immigrazione, l’alta densità abitativa, la deprivazione economica e sociale.
La variabilità concerne anche il genere con un rischio di sviluppare un disturbo psicotico
quattro volte maggiore
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