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LA RISPOSTA IMMUNITARIA

ANTIGENE= molecola “estranea” appartenente ad un batterio o ad un altro invasore, capace di indurre una

risposta immunitaria

ANTICORPO (o IMMUNOGLOBULINA)= molecola proteica specifica, prodotta dal Sistema Immunitario, che

reagisce con l’antigene che ne ha provocato la sintesi

Risposta immunitaria= verso un antigene può assumere due forme:

‐ Risposta anticorpale= produzione e secrezione degli anticorpi specifici capaci di combinarsi

specificamente con l’antigene;

‐ Risposta cellulo‐mediata= stimolazione della proliferazione dei linfociti che riconoscono l’antigene

tramite recettori di superficie e di secernere numerosi mediatori (linfochine).

Immunità congenita (o refrattarietà)= non specifica contro i patogeni, assenza di anticorpi e dipendente sia

dall’individuo che dalla specie a cui esso appartiene (barriere meccaniche‐chimiche: cute, mucose, pH,

sostanza antimicrobiche), difese cellulari non specifiche (fagocitosi, infiammazione, febbre)

Immunità acquisita= specifica contro i patogeni e dipende dalla presenza degli anticorpi. Può essere

naturale attiva (produzione di anticorpi nei confronti di un antigene in seguito ad infezione data dal

patogene possessore di tale antigene), naturale passiva (presenza di anticorpi materni che difendono

l’organismo che non è ancora capace di produrli personalmente), artificiale attiva (indotta attraverso

somministrazione di un vaccino che scatena la produzione di anticorpi e la conseguente risposta

immunitaria come in seguito ad una reale infezione, ma ovviamente senza la presenza di sintomi clinici

della malattia) ed artificiale passiva (somministrazione di immunoglobuline già costituite o di sieri immuni).

Per profilassi si intende una procedura medico‐sanitaria il cui scopo è prevenire l’insorgenza delle malattie

(piuttosto che curarle o trattarle) e questo termine è usato nel caso di malattie infettive.

La profilassi si può applicare a tre diversi elementi che partecipano all’insorgenza e allo sviluppo della

malattia:

Sorgente di infezione: per gli individui malati è necessario che venga effettuato un accertamento

diagnostico, affinché si conosca con certezza il loro stato di salute; poi è obbligatorio notificare

l’accertamento alle autorità (molte malattie devono essere notificate solo se sono state contratte

da degli individui (ebola), altre solo se causano epidemie in comunità (scabbia), altre ancora

necessitano di notifiche particolari che specifichino le vie di contagio (tubercolosi, AIDS)) e

procedere con l’isolamento e la terapia.

Per i conviventi ed i contatti degli individui malati basta attuare una sorveglianza sanitaria e/o una

chemioprofilassi. Per i portatori momentanei è importante l’isolamento e la bonifica; per quelli

cronici e sani la consapevolezza e l’educazione sanitaria, in modo che non propaghino l’infezione a

loro volta. Nel caso in cui la sorgente d’infezione non sia l’uomo, ma l’animale, se non è possibile

trattare la malattia con una terapia efficace, si deve procedere con l’abbattimento dell’animale.

Ambiente mediatore ospite‐patogeno: i provvedimenti presi nei confronti dell’ambiente

circostante, la sorgente d’infezione e il sano recettivo sono il risanamento (riduzione della carica

microbica totale), la sterilizzazione (eliminazione di ogni forma di vita), la disinfezione (eliminazione

dei patogeni) e la disinfestazione (eliminazione di macroparassiti e vettori).

Soggetto sano recettivo: è possibile potenziare le difese immunitarie in modo che il soggetto sano

recettivo non si infetti nonostante l’esposizione con l’agente eziologico, o attuare immunoprofilassi

e chemioprofilassi.

Abbiamo 2 tipi di accertamento:

‐ Accertamento diretto= con lo scopo di identificare l’agente eziologico causante la malattia. Si deve,

per prima, studiare la microscopia e fare analisi chimico‐fisiche del materiale patologico; poi deve

essere isolato l’agente patogeno e si può procedere con le analisi diagnostiche microbiologiche

(tipizzazione, profili proteici, e plasmidici, analisi genetica, identificazione dei caratteri di

patogenicità e virulenza, tossine, adesine). Tutto ciò funzione bene nella fase acuta della malattia;

‐ Accertamento indiretto= si studiano dei parametri non riscontrabili tramite studio diretto del

campione patologico, ma evidenziabili grazie a particolari reazioni. Si possono eseguire indagini

sierologiche (agglutinazione, precipitazione, immunofluorescenza, saggi immunoenzimatici, saggi

radioimmunologici), prove di ipersensibilità ed intradermoreazioni (B. tubercolosis, sviluppo di una

reazione di ipersensibilità alla tubercolina che determina un arrossamento ed ingrossamento nella

zona in cui è avvenuta l’infezione). Tutto ciò funziona bene nella fase post‐malattia.

REQUISISTI DELLE INDAGINI DIAGNOSTICHE DI LABORATORIO:

‐ SPECIFICITà = capacità di una determinata tecnica di dare risultati falsi positivi. Più è alta, meno

falsi positivi si ottengono. Si calcola facendo il rapporto tra i soggetti non malati negativi al test

(veri negativi) e la somma di tutti i soggetti non malati (sia positivi al test (falsi positivi), che negativi

al test (falsi negativi)). Affinché sia alta, i falsi positivi dovrebbero essere assenti o pochi;

‐ SENSIBILITà= capacità di una determinata tecnica di evidenziare tutti i positivi senza ottenere falsi

negativi. Si calcola facendo il rapporto tra i soggetti malati individuati con i test (veri positivi) e la

somma di tutti i soggetti malati (sia quelli individuati col test (veri positivi) che quelli non individuati

col test (falsi negativi)). Affinché sia alta, i falsi negativi dovrebbero essere assenti o pochi;

‐ PRATICABILITà= proprietà che indica la difficoltà nella realizzazione di una determinata tecnica e

può dipendere dal tempo di esecuzione o dalla reperibilità degli antigeni specifici o altri fattori…;

‐ VALORE PREDITTIVO= prende in considerazione unicamente i soggetti risultati positivi al test. Si

calcola facendo il rapporto fra i soggetti malati individuati col test (veri positivi) e la somma di tutti i

soggetti risultati positivi al test (sia falsi positivi, che veri positivi).

4.STERILIZZAZIONE E DISINFEZIONE

STERILIZZAZIONE= distruzione di ogni forma di vita in ambienti e materiali

DISINFEZIONE= distruzione di germi patogeni in ambienti e materiali

DISINFESTAZIONE= distruzione di macroparassiti‐vettori (Asepsi, Antisepsi, Risanamento)

STERILIZZAZIONE

Sono importanti il: fattore determinante l’uccisione del microrganismo e il fattore tempo, poiché se il

processo dura troppo senza efficacia si rischia di causare al microrganismo uno stress che lo renderebbe più

pericoloso.

Esistono delle modalità di controllo dell’avvenuta sterilizzazione che consistono nell’utilizzo di avvisatori

acustici, termometri a massima, indicatori basati sul viraggio di colore di gruppi cromofori o fialette con filo

di seta imbevuto di Bacillus thermophilus.

‐ Mezzi fisici: fiamma diretta, calore secco (stufa di Pasteur: 160°C x 2ore o 180°C x 1ora), calore

umido (ebollizione, pentola di Koch, autoclave), radiazioni UV (lampade con buon efficacia e

sterilizzano solo la superficie e non penetrano; si usa anche per le acque) e ionizzanti (buona

efficacia, ma alto costo ed usati nelle industrie; si usano su strumenti sterili e usati una sola volta,

come le siringhe che dopo devono essere buttate via).

Autoclave= apparecchio che sfrutta come agente sterilizzante il vapore sotto pressione. 1 atm x 121

° C x 30min o 1.5 atm x 128°C x 20min. VANTAGGI: il vapore riesce a penetrare velocemente

all’interno dei materiali; distruzione dei microrganismi in breve tempo; facile controllo di efficacia

del processo; economicità; atossicità. SVANTAGGI: degradazione del materiale plastico e corrosione

di quello metallico; impossibilità di sterilizzazione dei grassi e delle polveri anidre.

‐ Mezzi meccanici: filtrazione (microfiltrazione: > 0,1 g batteri, pigmenti e polveri), ultrafiltrazione

(< 0,01 g virus, albumina, gelatina), nanofiltrazione (> 0,001 g ioni metallici, acqua salata,

atomi). La filtrazione è fatta da filtri che trattengono le particelle di micron. I virus però riescono a

passare; è usata per sterilizzare in modo rapido in assenza di altri sistemi; si fa comunque in acque

non molto infettate.

‐ Mezzi chimici: ossido di etilene; formaldeide; glutardeide.

DISINFEZIONE

Può essere classificata in base alla frequenza con cui viene attuata:

‐ Continua: processo svolto giornalmente che può essere effettuato non approfonditamente

‐ Terminale : se alla fine di un esperimento o quando un malato viene dimesso e la sua stanza di

ricovero deve essere ripristinata

‐ Estemporanea : se cade una provetta in lab è necessario fare una disinfestazione in loco non

programmata

‐ Periodica : processo programmato secondo un calendario e svolto in maniera molto approfondita.

Anche qui vengono usati diversi mezzi:

‐ Mezzi naturali: raggi UV, essicamento, pH, temperatura, concorrenza vitale, diluizione,

batteriofagia

‐ Mezzi chimici: disinfettanti con vari meccanismi di azione ed efficacia. L’efficacia di un disinfettante

dipende da molti fattori: concentrazione e stabilità del disinfettante; tempo di contatto tra

disinfettante e materiale da disinfettare; temperatura; pH; umidità; materiale;

suscettibilità/resistenza e carica microbica del microrganismo.

Fra i disinfettanti più noti: aldeidi (lisoformio), fenoli, tensioattivi (ad azione batteriostatica,

disinfettano e schiumano), essenze (origine naturale, usate in associazione con altri disinfettanti

per migliorare l’odore), derivati guanidimici (clorexidina, amuchina), ossidanti (reagiscono con

molecole organiche producendo radicali liberi e dando un effetto mutageno, come ozono, acqua

ossigenata), alogeni (caratterizzati da cattivi odori, stesso meccanismo d’azione degli ossidanti,

come composti a base di cloro, varichina, bromo e iodio, tintura di iodio),

sali minerali pesanti (il più usato è il cloruro di mercurio HgCl2 che si complessa con le proteine,

precipitandole e uccidendo la cellula), acidi ed alcali (riduzione o aumento pH grazie ad acidi e basi

forti, come acido muriatico, acido solforico, idrossido di sodio).

Log reduction= per l’efficacia del disinfettante sulla carica microbica, che diminuisce in maniera

logaritmica se sottoposta ad un disinfettante.

DISINFESTAZIONE

Ha come scopo l’eliminazione dei vettori.

I mezzi di cui disponiamo per l’attivazione pratica di tale metodica si dividono in:

‐ Disinfestanti integrali, che agiscono contro gli insetti che contro i ratti (anidride solforosa e acido

cianidrico)

‐ Insetticidi (composti clorurati organici, composti organofosfolici)

‐ Ratticidi (alfa‐naftil‐tiourea e preparati anti cumarinici)

Mezzi chimici calore: 70°‐80°C per 30 minuti

PROFILASSI PER MALATTIE INFETTIVE: IL LABORATORIO

Attrezzature :

‐ Cappa di sicurezza biologica (principale metodo per ridurre il rischio di aerosol o spargimenti di

materiale infetto;

‐ Centrifughe con chiusura a tenuta

Le attrezzature dei laboratori devono avere l’adeguata certificazione CE e possedere apposito manuale

di sicurezza scritto nella lingua del Paese di utilizzo con informazioni chiare; dovrebbero inoltre

garantire semplicità d’uso, facilità di manutenzione, facilità di accesso per la pulizia e la

decontaminazione.

Le attrezzature vanno scelte a seconda di alcuni principi generali per i quali devono essere:

1. progettate per impedire e/o limitare il contatto tra l’operatore e il materiale infetto;

2. fabbricate con materiali impermeabili ai liquidi, resistenti alla corrosione e rispondenti a requisiti di

resistenza strutturale;

3. prive di spigoli vivi, parti sporgenti o taglienti e parti mobili non bloccabili;

4. progettate, costruite ed installate per consentire un impiego agevole, facilità di manutenzione,

pulizia, decontaminazione e controlli di qualità ed idoneità. Va evitato per quanto possibile l’uso di

materiali in vetro o infrangibili.

Ogni apparecchiatura deve essere corredata di apposita scheda dove registrare le informazioni utili.

Manutenzione ordinaria Deve essere realizzata dall’operatore al momento dell’uso per garantire il

buon funzionamento dell’apparecchiatura.

Manutenzione straordinaria Si tratta di un intervento realizzato a seguito di guasti o anomalie di

funzionamento. Sono interventi effettuati su specifica richiesta e di norma vengono eseguiti da un

tecnico specializzato della ditta fornitrice.

Manutenzione programmata Viene effettuata con cadenze temporali prefissate per evitare

decadimenti nel buon funzionamento dell’apparecchiatura. Di norma gli interventi vengono eseguiti

dalla ditta fornitrice con la quale si stipula un contratto di manutenzione annuale.

Taratura Questa operazione è necessaria a garantire che l’apparecchio e lo strumento utilizzato sia in

grado di fornire misure entro i limiti di tolleranza previsti dai requisiti tecnici

CAPPE DI SICUREZZA BIOLOGICA

Le cappe di sicurezza biologica sono un valido sistema di prevenzione primaria in quanto impediscono

la diffusione di materiale biologico potenzialmente pericoloso.

Le cappe sono classificate in tre categorie (Classe I, Classe II, Classe III) a seconda del livello di

protezione che garantiscono all’operatore, all’ambiente circostante e al prodotto.

Le cappe di sicurezza biologica sono provviste di filtri HEPA (High Efficiency Particulate Air) che

prevengono la contaminazione particellare costituiti da fogli di microfibre di vetro ripiegati più volte. La

loro efficienza filtrante è rappresentata dalla capacità di trattenere particelle di 0,3 di diametro con

un’efficacia compresa tra il 99,97% e il 99,99%. I filtri HEPA sono raggruppati in 5 classi (da H10 a H14)

con caratteristiche prestazionali crescenti.

CLASSE I :

Cappa ventilata aperta frontalmente.

Protezione:

• operatore

• ambiente esterno

La protezione dell’operatore è assicurata dal flusso frontale di aria esterno convogliato come flusso

laminare al di sopra del piano di lavoro che viene emesso dalla cappa attraverso un estrattore. In

questo modo le particelle di aerosol, eventualmente generate nell’area di lavoro, vengono convogliate

nell’estrattore ed allontanate dall’operatore e dall’ambiente. La protezione dell’ambiente è garantita

da un filtro HEPA nel sistema di scarico. Poiché l’aria che penetra sul piano di lavoro attraverso

l’apertura frontale non è sterile non si ritiene che questo tipo di cappa sia consistentemente affidabile

per la protezione del prodotto.

CLASSE II :

Cappa a flusso laminare verticale Esistono 4 tipologie di cappe di classe II, distinte in base alla percentuale

di aria riciclata: Tipo A1, Tipo A2, Tipo B1, Tipo B2

Classe II Tipo A1 – Tipo A2

Protezione:

• operatore

• ambiente esterno

• prodotto

La protezione dell’operatore è assicurata dal flusso frontale di aria esterno convogliato come flusso

laminare al di sopra del piano di lavoro che viene filtrato attraverso un filtro HEPA in modo da minimizzare

la possibilità di contaminazioni crociate per il prodotto. L’ambiente è protetto da un filtro HEPA che filtra

l’aria emessa dalla cappa. Tale aria, libera da particolato, può essere immessa nel laboratorio o liberata al di

fuori dell’edificio attraverso il sistema di ventilazione.

A1 Aria espulsa: 30%

Aria ricircolata 70%

A2 Aria espulsa: 70%

Aria ricircolata 30%

Classe II Tipo B1

Protezione:

• operatore

• ambiente esterno

• prodotto

La protezione dell’operatore è assicurata dal flusso frontale di aria esterno convogliato come flusso

laminare al di sopra del piano di lavoro che viene filtrato attraverso un filtro HEPA in modo da minimizzare

la possibilità di contaminazioni crociate per il prodotto. L’ambiente è protetto da un filtro HEPA che filtra

l’aria emessa dalla cappa. Tale aria, priva di particolato è espulsa, per le cappe del tipo B1 e B2, al di fuori

dell’edificio attraverso il sistema di ventilazione “protetto”.

B1 Aria espulsa: 30%

Aria ricircolata 70%

B2 Aria espulsa: 100%

Aria ricircolata 0%

CLASSE III “GLOVE BOX”

Protezione:

• operatore.

• ambiente di lavoro esterno alla cappa nei confronti degli agenti biologici.

• materiale in lavorazione da contaminazioni esterne.

La cabina glove‐box è ermeticamente chiusa con ingresso d’aria filtrata attraverso filtri HEPA ed espulsa

previa filtrazione attraverso doppi filtri HEPA in sequenza. Opera in pressione negativa e assicura la

protezione totale del prodotto‐operatore‐ ambiente. Questo tipo di cappa garantisce il più alto livello di

protezione personale ed è utilizzata per gli agenti patogeni appartenenti al gruppo 4.

Dispositivi di protezione DPI

:

per DPI si intende qualsiasi attrezzattura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo

scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute

durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.

Vi abbiamo:

‐ Guanti per la protezione della cute e resistenti alla penetrazione di microrganismi (no rischio

contaminazioni)

‐ Camici

‐ Occhiali visiere, conformi al CE ed usati per l’elettroforesi che usa gli UV, oppure per liquidi

‐ Calzari

‐ Mascherine (facciale filtrante) FP3(filtranti) proteggendo le vie respiratorie; sono usa e getta

‐ Cuffie per la protezione del capo; serve a raccogliere i capelli, soprattutto quelli lunghi, sia per

motivi igienici (settore alimentare) sia per evitare una serie di pericoli al lavoratore, come i

seguenti:

‐ incastro con successivo strappo dei capelli e anche del cuoio capelluto da parte di organi in

movimento/rotazione

‐ Bruciature dei capelli a causa di fiamme o corpi incandescenti

‐ Insudiciatura dei capelli dovuta a vari agenti, come le polveri

MISURE COSTRUTTIVE

Tipo di attività livelli di sicurezza biologica applicazione combinata di misure di protezione di vario grado

BLS 1

Laboratorio di base : sicurezza 1 (applicabile a laboratori didattici in cui si manipolino

microrganismi di classe 1):

Agenti che non comportano rischi per il personale e la comunità.

‐ Utilizzo di sistemi meccanici di pipettamento;

‐ Lavaggio delle mani;

‐ Limitato accesso durante il lavoro;

‐ Non mangiare, bere o fumare;

‐ Evitare formazione di aerosol;

‐ Decontaminare le superfici almeno 1volta al giorno;

‐ Decontaminare i rifiuti;

‐ Attuare programmi di controllo di insetti e roditori.

BLS 2

: (applicabile ai laboratori clinici, diagnostici e di ricerca in cui si manipolino microrganismi di

classe 2):

Agenti a moderato rischio per il personale e la comunità.

Ha le stesse precauzioni del BLS 1 e in più:

‐ Arredi e finiture facili da pulire;

‐ Cappa biologica di sicurezza per qualsiasi manipolazione che comporti rischio di aerosol

BLS 3

: (applicabile ai laboratori in cui si manipolino microrganismi di classe 3).

Agenti ad elevato rischio per il personale e basso rischio per la comunità.

Ha le stesse precauzioni del BLS 2 e in più:

‐ Sistema di ventilazione per creare pressione negativa rispetto alle aree circostanti.

BLS 4

: (applicabile ai laboratori in cui si manipolino microrganismi di classe 4).

Agenti ad elevato rischio per il personale e la comunità.

‐ Unità funzionale completamente isolata;

‐ Pressione negativa rispetto alle aree circostanti;

‐ Aria filtrata (HEPA) in uscita prima e in entrata;

‐ Sistema di trattamento autonomo di sterilizzazione per tutti i liquidi di scarico (con acqua delle

docce) prima dello scarico finale;

‐ Cappe di biosicurezza di classe III o, in alternativa, di classe II (tute ventilate a pressione negativa).

5. VACCINAZIONI

La vaccinazione è un provvedimento di prevenzione primaria per le malattie infettive (ruolo

decisivo nell’eliminazione di alcune di esse, come vaiolo, poliomielite, difterite, tetano ed un ruolo

ausiliario per altre, come colera, febbre, tifoide, tubercolosi).

Specificamente, è un’immunoprofilassi attiva effettuata con la somministrazione di un preparato

immunogeno (= soluzione con l’agente estraneo o i suoi antigeni), capace di provocare una risposta

immunitaria contro uno specifico agente eziologico senza riprodurre il quadro patologico ad esso

correlato.

Deve essere intesa come un:

‐ Provvedimento individuale= perché comunque viene somministrata ad un singolo individuo, ma

anche come

‐ Provvedimento di massa effetto estensivo: se più individui si vaccinano

Selettività nella somministrazione legata alla

professione; classe di età; attività sportiva; abitudini

della vita

lo scopo ultimo delle vaccinazioni, oltre alla protezione universale o a quella di un gruppo a rischio, è la

protezione universale contro un determinato agente eziologico o la sua totale eradicazione, come è

successo per il vaiolo e parzialmente per la poliomielite.

“Nessun vaccino è perfettamente sicuro o efficace” Wilson GS., 1967

“Dopo l’acqua potabile, i vaccini sono il più potente strumento di prevenzione delle malattie infettive”

Peter G., 1992

“probabilmente i vaccini sono il più efficace degli interventi in campo sanitario mai inventati

dall’uomo” B.Ward, 2000

La prima vaccinazione fu effettuata nel 1776 da Edward Jenner contro il vaiolo, malattia all’epoca molto

diffusa in Inghilterra e con tassi di mortalità e letalità altissimi.

Fattori influenti sulla percezione del rischio vaccinale

Per decidere se è indicato o meno assumere un vaccino, è necessario confrontare sia tutte le carattestiche

della malattia (frequenza dei casi; gravità; durata; complicazioni e decessi), sia la frequenza degli eventi

avversi e la loro gravità nel caso di vaccinazione (approfondire così uno studio del rapporto tra benefici e

rischi).

In realtà, l’adesione ad una vaccinazione contro una determinata malattia non è sempre proporzionale alla

gravità e alla frequenza della malattia stessa, ma è per lo più determinata dalla coscienza individuale.

Fattori individuali influenti sulla risposta vaccinale

Inerenti alla vaccinazione:

‐ Tipo di antigene= microrganismo ucciso; microrganismo attenuato; anatossine; componenti

microbiche( naturali, DNA ricombinante, polipeptidi sintetici);

‐ Adiuvanti= fosfato e idrossido di alluminio; associazione con altri antigeni e componenti strutturali;

liposomi; polimeri a rilascio controllato;

‐ Somministrazione= dose; numero di dosi; intervalli fra le dosi; vaccini associati o combinati.

Inerenti l’individuo

‐ Età= maturazione del sistema immunitario; presenza di anticorpi materni;

‐ Caratteristiche immunitari

‐ Deficit immunitari

‐ Alimentazione

‐ Patologia concomitanti

VACCINI

I vaccini sono preparati costituiti da microrganismi, modificati in modo tale che la loro introduzione in un

organismo provochi la comparsa di immunità (produzione di anticorpi specifici) senza che insorga la

malattia, tossine e costituenti microbici.

Esistono tre classi di vaccini, distinte in base alla natura del patogeno:

‐ Antibatterici: anti‐meningococco

‐ Antivirali: anti‐influenza

‐ Antitossici: anti‐tetano

Ulteriore classificazione è fatta in base al contenuto del vaccino:

Vaccini di prima generazione= se al suo interno sono presenti microrganismi uccisi, inattivi;

l’inattivazione è ottenuta mediante agenti fisici o chimici che non alterano l’integrità antigenica del

microrganismo (radiazioni, mai il calore!).

SVANTAGGI=Essendo microrganismi non al pieno delle forze, sarà necessario somministrare col

vaccino un’elevata carica antigenica che, però, conferirà una minore durata della protezione;

ad eccezione dei vaccini di natura polisaccaridica, i vaccini iniettati richiedono somministrazioni

multiple per indurre una risposta efficace;

La somministrazione è parentale; alto costo; necessitano di adiuvanti; non labili al calore;

occasionali dolori al braccio come effetti collaterali; assente revisione allo stato virulento.

Per microrganismi vivi attenuati , invece, essendo vivi, sono in grado di replicarsi in vivo

determinando un incremento della carica antigenica, stimolando il sistema immunitario dell’ospite

e, quindi, conferendo protezione per lungo periodo di tempo con una solo somministrazione.

SVANTAGGI=sono controindicati in casi di immunodeficienze primitive e secondarie, neoplasie

generalizzate.

La somministrazione è orale; basso costo; non necessitato di adiuvanti; labili al calore; lievi ed

occasionali sintomi come effetti collaterali; rara revisione allo stato virulento.

Vaccini di nuova o “seconda generazione”= preparati con l’impiego di proteine “carrier” o con

tecniche di ingegneria genetica e del Dna ricombinante e comprendono:

‐ Vaccini con anatossine modificati geneticamente (vaccino anti‐pertosse: Il gene che codifica per la

per‐tosse viene mutato e reinserito nel batterio e fa sì che il batterio mutato produca una tossina

modificata che ha perso la tossicità, ma conserva le proprietà antigeniche; vaccino anti‐difterite: la

tossina difterica è un polipeptide di 535 a.a ed è costituita da due sub‐unità (A e B) dove A è la

componente tossica, che viene mutata sostituendo la glicina in posizione 52 con l’acido

glutammico, perdendo la sua tossicità, ed il gene reinserito nel batterio. La tossina ricombinante

viene chiamata CRM197 (Cross Reacting Material).

‐ Vaccini coniugati come quelli da pneumococco, meningococco o antifluenza e sono basati su

antigeni polisaccaridi della capsula; non sono immunogeni e devono essere associata ad una

molecola carrier che è costituita dall’anatossina difterica CRM197 o dall’anatossina tetanica.

‐ Vaccini peptidici o sintetici se si è in grado di identificare nella struttura completa di una proteina

gli epitopi o determinanti antigenici di interesse immunologico si può riprodurre la sequenza

amminoacida tramite sintesi chimica e realizzare un peptide identico a quello patogeno; questi

peptidi, per essere immunogeni, devono essere coniugati con una molecola carrier.

‐ Vaccini a subunità come il vaccino anti‐epatite B. una volta identifica la proteina (= subunità) di

interesse immunologico di un determinato patogeno, è possibile isolarne il gene ed inserirlo in un

plasmide ricombinante, il quale agisce da vettore per l’inserzione, a sua volta, nella cellula.

‐ Vaccini genetici o a DNA nudo il gene di interesse (batterico o virale) viene introdotto (clonato) in

un plasmide batterico, che si amplifica nelle cellule procariotiche e il DNA ricombinante viene

purificato in apposite colonne cromatografiche di affinità. Si ottengono così tante copie di quel

gene che possono essere inserite all’interno del vaccino.

‐ Vaccini con vettori vivi ricombinanti (batterici o virali) ottenuti a partire da microrganismi vivi

attenuati che vengono utilizzati come vettori trasportanti geni codificanti per antigeni. Uno dei

microrganismi‐vettore più usato è Vaccina virus.

ADIUVANTI

Sono agenti che stimolano il sistema immunitario, aumentando e potenziando la risposta umorale e cellulo‐

mediata verso il vaccino, attraverso tre meccanismi:

1. Effetto deposito= consiste nella graduale e continua liberazione dell’antigene nel sito della

vaccinazione, permettendo una protezione a lunga durata e la possibilità di sviluppo completo di

più anticorpi specifici per quel determinato antigene;

2. Mitogenicità= che consiste nell’irritazione locale, simulando l’effetto infiammatorio dovuto

all’infezione e nel facilitare l’incontro dell’antigene con le cellule APC, con conseguente fagocitosi e

attivazione non specifica dei linfociti;

3. Modulazione e aumento= del tipo di risposta immunitaria indotta dall’antigene.

Esempi di adiuvanti: fosfato ed idrossido di alluminio( formano dei fiocchetti con l’antigene, i quali ne

aumentano la possibilità di riconoscimento da parte degli anticorpi); liposomi( vescicole di membrane

fosfolipidiche che contengono gli antigeni sulla superficie interna ed esterna e ne facilitano il

riconoscimento); costituenti strutturali microbici( lipide A, muramilpeptide, subunità B della tossina

colerica); polimeri a rilascio controllato e citochine.

SOMMINISTRAZIONE

Per la somministrazione dei vaccini è necessario tener conto:

‐ della dose;

‐ del numero di dosi;

‐ della distanza tra una dose e l’altra (se la somministrazione avviene durante il picco della risposta

immunitaria indotta dalla prima somministrazione, allora la seconda risposta sarà più efficace e

potente);

‐ della via di somministrazione (orale; intranasale; intradermica; sottocutanea; intramuscolare) che

determina la rapidità e la natura della risposta immunitaria ai vaccini;

‐ della possibilità di somministrare più vaccini insieme, come: vaccini combinati= preparati che

contengono diversi antigeni nella stessa dose (vaccino tetravalente per la meningite) e vaccini

associati= somministrazione di vaccini per vie diverse nella stessa seduta, parentale o orale.

Per ciò vengono redatti dei calendari vaccinali, pianificazioni con l’obiettivo di terminare le

somministrazioni dei vaccini entro la fine della scuola d’obbligo, per aver un miglior controllo sui vaccinati e

richiedere il minimo numero di visite vaccinali ambulatoriali.

La formulazione di un calendario deve tener conto di fattori epidemiologici( immunizzazione pre‐

esposizione al fattore causale; efficacia protettiva del vaccino; copertura vaccinale; immunizzazione

estensiva della pop), immunologici( maturità del sistema immunitario; interferenza con anticorpi di origine

materna; numero di dosi e relativi intervalli richiesti per conseguire la protezione, disponibilità di vaccini

associati), e pratici( numero dei vaccini da inserire nel calendario; disponibilità di vaccini combinati;

conservabilità del vaccino).

RISPOSTA IMMUNITARIA AI VACCINI

La risposta agli antigeni vaccinali può essere:

‐ di tipo timo indipendente= se l’antigene stimola direttamente le cellule B a produrre anticorpi

‐ di tipo T‐dipendente= se la produzione di anticorpi è stimolata dalle cellule T‐helper ed assicura la

mobilizzazione di una maggior quota di “cellule memoria”.

Nella fase iniziale di risposta ai vaccini avviene la produzione di immunoglobuline IgM (a bassa affinità per

l’antigene). Dopo circa 2 settimane avviene lo switch verso la classe IgG( più affini ed efficaci). Il picco si

raggiunge tra la 2^ e la 4^ settimana dall’introduzione dell’antigene.

(Per gli antigeni “T‐dipendenti” sono i linfociti T‐helper con passaggio di produzione dalle IgM alle IgG).

Dopo la seconda esposizione allo stesso antigene, si verifica una maggior risposta umorale‐cellulo mediata,

detta risposta “anamnestica”, la quale avviene rapidamente (entro 4‐5giorni) portando un aumento del

titolo di IgG, e dipende dalla memoria immunologica dopo la prima esposizione ed è caratterizzata da una

marcata proliferazione di linfociti B, con una produzione di anticorpi e/o cellule T effettrici.

La risposta anamnestica indica anche che l’immunità è persistita.

Esempi di vaccinazioni:

Vaccino antitetanico= il costituente principale è l’anatossina tetanica o un tossoide ottenuto

usando la formaldeide e il calore; è obbligatoria in Italia dal 1968; viene somministrata insieme

all’antidifterica e all’anti‐pertussica in 4dosi (3^ mese di vita‐5^ mese‐11^/12^ mese‐ 6^anno); il

richiamo deve essere fatto dopo 5 anni dall’ultima somministrazione e la rivaccinazione ogni

10anni; non esiste una immunità naturale contro il tetano; il numero di casi e morti a causa del

tetano in Italia dal 1971 sono diminuiti incredibilmente e la maggior parte dei casi è stata rilevata in

individui con età superiore ai 65anni, ovvero coloro per cui la vaccinazione non era ancora

obbligatoria alla nascita.

(vaccinazioni in Italia= abolite: vaiolo; obbligatorie: poliomielite, tetano, difterite, epatite B;

consigliate: morbillo, pertosse, parotite, meningite, rosolia; previste: tifo, meningite, tubercolosi,

rabbia, varicella, infezioni da pneumococco, leptospirosi; utili: influenza, epatite A, febbre gialla,

colera, rabbia).

Vaccino antidifterico= al fine di una sicura protezione immunitaria, il livello anticorporale di

anatossina difterica dovrebbe essere > 0.1 Ul/ml o meglio >1 Ul/ml per una protezione a lungo

termine.

Vaccino antinfluenzale= offerta per delle categorie a rischio come soggetti ad età ≥ 65 anni;

soggetti in età infantile ed adulta affetti da malattie croniche a carico dell’apparato

respiratorio(inclusa l’asma), circolatorio, uropoietico; malattie degli organi emopoietici; diabete ed

altre malattie dismetaboliche ;fibrosi cistica e immunodepressioni; soggetti che possono

trasmettere l’influenza a soggetti ad alto rischio come il personale sanitario di assistenza o contatti

familiari; ad addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo ed al personale che, per motivi

occupazionali, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus

influenzali.

Vaccino antipneumococcico= raccomandato per soggetti in età adulta (≥ 65 anni); a soggetti

sofferenti di malattie croniche e debilitanti a carico dell’apparato cardiovascolare, polmonare,

renale o con asplenia (mancanza milza) funzionale o a seguito di intervento chirurgico; a persone

HIV postivi.

Secondo uno studio del 1999, le infezioni pneumococciche prima dei vaccini, in Italia, causavano

circa 140.000 casi e 7.000 decessi all’anno solo relativi alla polmonite, che ora ha un tasso di letalità

bassissimo, mentre la meningite da pneumococco erano circa 200 all’anno.

Vaccino antimeningoccico= le categorie più a rischio sono: i contatti di casi di meningite in aree ad

elevato rischio epidermico; militari; viaggiatori diretti in zone endemiche(Africa sub‐sahariana);

personale di lab addetto alla manipolazione di campioni biologici; deficit del complemento o

soggetti con asplenia.

Vaccino antitubercolare= obbligatorio dal 1970, per: studenti di medicina; allievi infermieri;

personale sanitario impiegati in ospedali, cliniche ed istituiti psichiatrici; reclute all’atto

dell’arruolamento.

Sempre controindicata nei Paesi a bassa endemia, sia negli adulti sia nei bambini con infezione da

HIV; nei Paesi ad alta prevalenza di TBC, in età pediatrica, l’OMS raccomanda la vaccinazione dei

soggetti con infezione da HIV asintomatici allo scopo di prevenire forme tubercolari disseminate.

Efficacia del vaccino è dubbia negli adulti infetti da HIV.

Vaccino antitifico= obbligatoria o raccomandata per: addetti alla manipolazione di alimenti o ai

servizi di disinfezione e di lavanderia negli ospedali o alla raccolta trasporto e smaltimento di rifiuti

urbani solidi e liquidi; militari; viaggiatori in zone endemiche per febbre tifoide‐

Sono disponibili due vaccini: uno parentale con il polisaccaride capsulare tifoide che induce

un’efficacia protettiva maggiore del 70% sette giorni dopo la somministrazione; uno orale con la S.

typhi Ty 21a viva ed attenuata (3 compresse a giorni alterni), che induce elevata protezione 10

giorni dopo l’assunzione della terza dose.

La durata di protezione è stimata intorno ai 3 anni.

Vaccino anti‐epatite a= costituito da virus interi inattivati, ad elevata immunogenicità (quasi

100% di risposta un mese dopo una singola dose); due dosi da somministrare a 6‐12 mesi di

distanza; recente dimostrazione di efficacia nella profilassi post‐esposizione in conviventi

familiari di malati.

Durata della protezione stimata intorno ai 25 anni.

Vaccino anti‐colerico= disposti tre vaccini: uno parentale (vaccino a cellule intere, inattivato) con

efficacia protettiva modesta, di breve durata (< 6 mesi); due orali (CVD 103 HgR e WC/rBS), uno

dei quali è stato recentemente registrato in Italia. Efficacia protettiva con durata protezione e

comodità dell’assunzione.

IMMUNOPROFILASSI PASSIVA

Somministrazione di anticorpi già costituiti derivanti da un altro individuo sotto forma di immunoglobuline

purificate o di sieri immuni.

L’immunoprofilassi passiva conferisce una protezione temporanea e a breve termine (4‐6 settimane per Ig,

2 settimane per i sieri immuni) contro uno specifico agente infettivo e deve essere considerata come un

intervento di emergenza (a volte da affiancare con vaccinazioni post‐esposizionali).

Le Ig vengono purificate dal plasma grazie ad un frazionamento a freddo con etanolo e possono essere

distinte in normali e iperimmuni, se derivati dal plasma si soggetti con elevato titolo anticorpale verso un

ceto microrganismo a causa di un’infezione o una vaccinazione recente.

Tutti i sieri immuni, invece, contengono un elevato titolo anticorpale e sono definiti eterologhi od omologhi

, a seconda se la specie da cui vengono ricavati è diversa o è la stessa di quella ricevente.

I sieri usati nell’uomo, in genere, si ottengono dai cavalli, perciò sono eterologhi.

primaria=somministrazione di farmaci chemioterapici o

antibiotici soggetti recentemente esposti ad un rischio

di contagio con lo scopo di bloccare lo

CHEMIOPROFILASSI sviluppo del processo infettivo. La protezione ha la

durata del trattamento, e sarà necessario eliminare il

contatto con le persone malate in seguito alla

sospensione del trattamento per evitare

nuovamente il rischio di malattia.

secondaria= somministrazione di farmaci chemioterapici o

antibiotici a soggetti con processo infettivo già in atto, ma

in cui la malattia sia ancora asintomatica. Malattie come

l’AIDS, carbonchio, difterite, influenza di tipo A,

congiuntivite gonococcica, possono essere prevenute in

seguito ad un’attenta chemioprofilassi.

5.MALATTIE CRONICO‐DEGENERATIVE

Categoria che riunisce patologie caratterizzate da: patogenesi su base degenerativa, evoluzione cronica

(per questi due motivi hanno maggior incidenza negli anziani), eziologia multifattoriale e importanza

sociale per gravità, diffusione e costi (essendo croniche, il dispendio economico è elevato).

Esempi di malattie: malattie cardiocircolatorie, tumori, diabete, broncopneumopatie cronico‐ostruttive,

cirrosi epatica, ictus…

Fattori di rischio delle malattie cardiovascolari

Le cardiomiopatie ischemiche sono un esempio a carico dell’apparato circolatorio e causano una

mancanza di afflusso di sangue ed ossigeno al miocardio dovuta spesso ad ostruzioni dei vasi sanguigni.

I fattori di rischio riscontranti sono:

‐ alterazioni del metabolismo lipidico (colesterolemia);

‐ ipertensione arteriosa;

‐ Fumo (27‐33%);

‐ Età;

‐ Sesso;

‐ Eredità;

‐ Sedentarietà(0‐1%);

‐ stress psichici;

‐ diabete;

‐ Dieta (15‐35%).

Hanno un’incidenza differente tra i due sessi e colpiscono maggiormente i maschi perché, in genere,

fumano di più, sono più sedentari e non si curano della propria salute dal punto di vista

dell’alimentazione e attività fisica.

Fattori di rischio dei tumori

I fattori di rischio che influenzano l’insorgenza dei tumori dipendono dalla localizzazione del tumore,

quindi ne avranno di diversi tipi a seconda della sua posizione.

PREVENZIONE PRIMARIA

Rivolta al potenziamento di fattori positivi alla salute ed alla eliminazione dei fattori di rischio delle

malattie nei soggetti sani, cercando di iniziare dalla giovane età.

Non è pero possibile da attuare, perché incide sulle abitudini di vita e sui contesti ambientali che spesso

non sono facili da cambiare.

‐ Mangiare frutta e verdura in abbondanza

‐ assumere il giusto quantitativo di vitamine ed evitare l’esposizione con certi fattori di rischio può

certamente diminuire la probabilità di insorgenza, ma, essendo malattie multifattoriali, sarebbe

necessario prestare attenzione a tutti i possibili fattori di rischio e non solo ad alcune.

PREVENZIONE SECONDARIA

Rivolta ai pazienti con malattia coronarica o con altra malattia aterosclerotica ed ha lo scopo di ridurre la

progressione della malattia aterosclerotica coronarica ed il rischio di fenomeni trombotici sovrapposti, e

pertanto di ridurre il rischio di un ulteriore evento ischemico non fatale e la morte coronarica.

È un atto di natura clinico‐diagnostico che ha come obiettivo la scoperta e la guarigione dei casi di malattia

prima che essi si manifestino clinicamente.

Consiste nella diagnosi precoce (separazione= individuazione dei soggetti esposti o in presenza di

malattia)delle malattie o di condizioni a rischio (precancerosi, ipercolesterolemia) seguita dall’immediato

intervento terapeutico per interrompere o rallentarne il decorso (esempio: Pap‐test); e nelle campagne di

screening (= vaglio) (esempio: test tubercolino con esposizione al micobatterio).

I fattori da considerare in una campagna di screening sono:

‐ aumento significativo della durata e della qualità della vita;

‐ la sensibilità e la specificità;

‐ il valore predittivo del test;

‐ la disponibilità di mezzi diagnostici per esaminare i positivi al test;

‐ i problemi psicologici legati alla falsa positività;

‐ il costo del test, del personale impiegato e della conferma diagnostica;

‐ le modalità e le tecniche di esecuzione del test;

‐ l’invasività e la dannosità del test.

PREVENZIONE TERZIARIA o RIABILITAZIONE

Consiste nella prevenzione delle complicanze di una malattia già in atto ed irreversibile.

È tipica delle malattie croniche (riabilitazione fisica e assistenza psicologica ad infartuati, traumatizzati), ma

anche di alcune malattie infettive (AIDS, epatiti B e C, tubercolosi).

Lo scopo è:

‐ allungare significativamente la sopravvivenza;

‐ impedire l’invalidità dei malati cronici (riabilitazione);

‐ migliorare la qualità della vita;

‐ far acquisire funzioni perdute;

‐ reinserire i soggetti nella società. Prevenzione primaria= il controllo del tabacco al

fine di impedire ai più giovani di iniziare a fumare.

Prevenzione secondaria= controllo nei fumatori

PREVENZIONE TABAGISMO oligo‐sintomatici o asintomatici.

Prevenzione terziaria= controllo nei pazienti

insufficienti respiratori cronici.

Prevenzione 1^= lottare contro il disagio dei giovani

e migliorarne il benessere; attivare processi per la

comunicazione, aggregazione, sviluppo delle

individualità e raggiungere autonomia e

autodeterminazione; lottare contro la criminalità.

Prevenzione 2^= agire su soggetti che già hanno

PREVENZIONE TOSSICODIPENDENZE frequentazioni con sostanze stupefacenti, ma che

ancora non dipendono da esse, focalizzandosi sullo

studio e sulla ricerca epidemiologica ed sull’

osservazione dell’uso delle nuove droghe

Prevenzione 3^= s’intende la riduzione del danno

da uso di sostanze stupefacenti; cercare di

diminuire la sofferenza; creando condizioni di vita

migliori, favorendo l’inserimento sociale.

Misure sanitarie, sociali e psicologiche atte a ridurre

i rischi connessi all’uso di sostanze stupefacenti; a

contenere la diffusione di malattie a trasmissione

ematica e sessuale; a fornire attività di

informazione, orientamento e counseling.

7. AMBIENTE ED INQUINAMENTO AMBIENTALE

Ambiente

In ambito igienico-sanitario, per ambiente si intende tutto ciò che si trova intorno all’uomo.

Ecologicamente parlando, invece, per ambiente si intende l’insieme delle componenti biotiche ed abiotiche

.

Le componenti ambientali sono strettamente correlate fra loro e con l’uomo.

Infatti, circa il 30% delle malattie nei paesi industrializzati può essere imputabile a fattori ambientali e

molte malattie e disabilità possono essere effettivamente ridotte ogni anno attraverso una politica

ambientale adeguata.

Le principali proprietà delle sostanza chimiche che potrebbero arrecare un danno alla salute dell’uomo

sono:

- Le reattività (infiammabilità, corrosività, esplosività, radioattività);

- La tossicità (cancerogenicità, mutagenicità, teratogenicità, risposta allergica, infettività ed effetti sul

metabolismo).

Effetti nocivi delle sostanze tossiche:

- Disturbi dell’accrescimento

- Modificazioni cliniche delle malattie

- Variazioni del tasso di mortalità

- Alterazioni biochimiche e fisiologiche

- Danni ad organi e/o tessuti

- Influenze negative sulla riproduzione

- Effetti teratogeni, embriotossici, cancerogeni e genotossici.

Dose giornaliera accettabile (ADI) DL

Se si volesse valutare la tossicità di una sostanza, non è necessario calcolare la (dose che causa la

50

morte del 50% dei casi delle somministrazioni/esposizioni) o la dose minima in grado di provocare danni

all’organismo perché è più importante sapere qual è la dose massima in relazione alla quale questi danni

non sono provocati.

Si valuta quindi la dose giornaliera accettabile (ADI), ovvero la dose massima che ogni giorno può essere

tollerata dall’uomo senza che essa comporti tossicità di alcun tipo.

l

Per la sua definizione è necessario la conoscenza della NEL (Livetime no‐effect level= quantità di una

sostanza che somministrata per almeno due anni ad un organismo non causa alcun effetto nocivo) o

della NEL90 (90 days no‐effect level= relativa solamente a 90 giorni).

La NEL è un parametro utilizzabile per le sostanze tossiche, ma non per quelle cancerogene.

8. ACQUA ED INQUINAMENTO IDRICO


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Pulcia93

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DETTAGLI
Esame: Igiene
Corso di laurea: corso di laurea in scienze biologiche
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pulcia93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Igiene e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Carducci Annalaura.

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