Università degli Studi di Padova
Dipartimento di Tecnica e Gestione dei Sistemi Industriali
Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale
Pianificazione della Produzione Secondo
l’Approccio DDMRP. Un’Analisi
Teorica.
Laureando: Filippo Gavaz De Biasi
Relatore: Ch.mo Prof. Roberto Panizzolo
Anno accademico 2019-2020 I
SOMMARIO
Lo scopo della presente tesi è quello di presentare e analizzare il modello di
gestione della produzione e di calcolo dei fabbisogni dei materiali che va sotto
il nome di Demand Driven Material Requirements Planning. Nata agli inizi del
nuovo millennio, la metodologia vuole essere il sistema di pianificazione degli
approvvigionamenti più adatto a rispondere alle esigenze del mondo moderno in
cui la volatilità della domanda, la necessità di offrire sul mercato una grande
varietà di prodotti e la competizione su scala globale sono aspetti centrali. La
premessa è data dal fatto che la grande maggioranza delle aziende produttive
adotta attualmente una logica di pianificazione, l’MRP, nata alla fine degli anni
’60 del secolo scorso e che ad oggi presenta diverse criticità a causa della sua
rigidità intrinseca.
Il primo passo di questa analisi è allora la comprensione dell’MRP, i motivi per
cui ha avuto successo e i fattori che ne compromettono l’efficacia nel contesto
industriale dei giorni nostri. In seguito, si passa a discutere i concetti su cui si
fonda il Demand Driven MRP e la sua logica di funzionamento. Infine, vengono
presentati i più rilevanti casi studio presenti in letteratura per validare quanto
affermato e si traggono le conclusioni circa l’efficacia e l’applicabilità del
metodo presentato.
II INDICE
SOMMARIO ...................................................................................................... II
INTRODUZIONE ............................................................................................... 1
1. SCENARIO ................................................................................................. 3
1.1. Cenni storici ........................................................................................ 3
1.2. Logica di funzionamento della pianificazione tradizionale ................ 5
1.3. Inefficienza dell’MRP nel contesto odierno ..................................... 10
2. VERSO UN NUOVO APPROCCIO ........................................................ 23
2.1. Il principale ostacolo al flusso: la variabilità .................................... 24
2.2. Tipi di Variabilità e Six Sigma ......................................................... 29
2.3. Lean manufacturing .......................................................................... 32
2.4. Teoria dei vincoli .............................................................................. 35
2.5. La forza del disaccoppiamento ......................................................... 37
3. STRUTTURA DEL DDMRP: POSITION AND PROTECT .................. 43
3.1. Strategic Inventory positioning ......................................................... 44
3.2. Buffer profiles and levels .................................................................. 50
3.3. Dynamic adjustment ......................................................................... 61
4. STRUTTURA DEL DDMRP: PULL ....................................................... 69
4.1. Demand driven planning ................................................................... 69
4.2. Visible and collaborative execution .................................................. 77
5. CASI STUDIO .......................................................................................... 85
5.1. Caso studio 1 – costi e benefici ......................................................... 86
5.2. Caso studio 2 – implementazione reale ............................................ 91
5.3. Caso studio 3 – confronto MRP vs DDMRP .................................... 96
5.4. Caso studio 4 – simulazione su dati storici ..................................... 105
6. RIFLESSIONI FINALI .......................................................................... 111
III
INDICE DELLE FIGURE .............................................................................. 115
INDICE DELLE TABELLE ........................................................................... 117
BIBLIOGRAFIA ............................................................................................. 119
IV INTRODUZIONE
Da quando Friedrich Taylor ha esposto le tue teorie dell’organizzazione
scientifica del lavoro, è stato chiaro a chiunque avesse a che fare con processi
produttivi che per incrementarne le performance è necessario trovare dei modelli
di gestione che ne aumentino la produttività limitandone al contempo i costi. Se
con la mass production fordista, grazie alla domanda di gran lunga superiore
all’offerta e alla limitata varietà di prodotti richiesta dal mercato, l’obiettivo era
quello di far uscire dalle fabbriche il maggior numero di pezzi possibile, con il
passare del tempo la gestione dei flussi produttivi si è evoluta ed ha perseguito
obiettivi via via più articolati, anche in virtù degli sviluppi tecnologici che hanno
riguardato gli ambienti industriali.
L’invenzione e la diffusione del computer hanno reso possibile
l’automatizzazione dei calcoli, consentendo a Joe Orlicky di elaborare attorno
agli anni ‘50 il suo metodo di gestione della produzione, il Material
Requirements Planning (MRP), che ha avuto la forza di rivoluzionare la
pianificazione industriale fino a quel momento basata su metodi statistici legati
ai consumi storici e alle previsioni di domanda. La causa della forza dirompente
con cui l’MRP si è imposto nel mondo industriale è da ricercare nella sua
capacità di fornire un calcolo esatto dei fabbisogni dei codici a domanda
dipendente, rendendo quindi non più necessaria una loro previsione. Questo
approccio comporta perciò in linea torica un azzeramento delle giacenze di
magazzino per tutti i livelli delle distinte base: ogni ordine di produzione e/o di
acquisto è pianificato nelle quantità e nelle tempistiche necessarie ad essere
consumato nel momento in cui viene reso disponibile, garantendo un flusso
continuo dalla materia prima al prodotto finito e la minimizzazione del capitale
circolante. Ad oggi, il sistema ideato da Orlicky è senza ombra di dubbio quello
più utilizzato dalle aziende manifatturiere per gestire la produzione e i flussi
logistici. 1
Da quando è stato ideato ad oggi, l’MRP è rimasto sostanzialmente uguale a sé
stesso. I calcoli sono stati resi più veloci e la mole dei dati elaborabili è cresciuta
notevolmente, ma la logica di calcolo è rimasta esattamente la medesima. Ciò
che invece è profondamente cambiato dagli anni ’50 ad oggi è il mercato. La
ricerca di prodotti sempre più differenziati e personalizzati, la complessità delle
reti di fornitura, la sempre più forte spinta alla riduzione delle giacenze e in
generale l’aumento esponenziale della variabilità in senso lato fanno sì che le
condizioni nelle quali l’MRP è stato ideato non esistano più. Chi si occupa di
pianificazione o di gestione dei materiali sa perfettamente che la promessa di un
flusso continuo privo di magazzini intermedi è puramente utopica. Generalmente
nulla o quasi va secondo quanto previsto. Sono necessari continui interventi per
modificare i piani in base ad aggiornamenti provenienti dai fornitori o dai reparti
e le previsioni di domanda variano costantemente. In questa situazione vengono
a galla tutti i limiti dell’MRP, che ad ogni modifica degli input crea uno scenario
completamente diverso. Da ciò deriva una generale mancanza di fiducia nel
sistema da parte di chi con esso si interfaccia, con conseguenti azioni “fuori
flusso” che non fanno altro che peggiorare la situazione.
Per superare queste inefficienze è stato proposto agli inizi del nuovo millennio
un nuovo sistema di pianificazione che si propone di garantire la flessibilità che
tanto manca all’MRP e quindi di adattarsi alle esigenze del mondo industriale
dei nostri giorni. Questo sistema è chiamato Demand Driven Material
Requirements Planning (DDMRP) e cerca di unire al proprio interno i principi
ritenuti tuttora validi dei vari sistemi di controllo della produzione sviluppati nel
corso degli anni e di unirli in un toolset organico capace di soddisfare le esigenze
del mercato attuale. Questa tesi nasce con l’obiettivo di presentare il DDMRP,
analizzando le premesse dalle quali prende vita, valutando i principi base sui cui
si fonda e spiegandone dettagliatamente il funzionamento, per poi cercare di
darne una valutazione in termini di applicabilità e corrispondenza dei risultati
forniti alle promesse fatte. 2
1. SCENARIO
Al fine di poter dimostrare l’inadeguatezza dei tradizionali sistemi di
pianificazione basati sulla logica MRP, è prima necessario comprendere in quali
circostanze e con quali obiettivi sono stati studiati e sviluppati, e come tali
circostanze si siano evolute nel tempo modificando di conseguenza il modo in
cui quegli stessi obiettivi debbano essere perseguiti. Questo primo capitolo tratta
le origini del sistema MRP, la sua struttura logica di base e le sue caratteristiche
di funzionamento che ne hanno consentito una così vasta diffusione. Infine,
spiega in che modo, a seguito dei radicali cambiamenti cui è andato incontro il
mondo industriale, quegli stessi fattori che ne hanno determinato il successo
globale siano diventati i suoi principali punti di debolezza.
1.1. Cenni storici
Quando, nel 1975, Joe Orlicky presentava al pubblico il suo lavoro Material
Requirements Planning: The New Way of Life in Production and Inventory
Management, c’erano al mondo all’incirca 700 aziende manifatturiere o
stabilimenti che avevano implementato, o che erano impegnati ad implementare,
1
sistemi MRP (Orlicky, 1975) . Ad oggi, questi sistemi sono realmente diventati
la “way of life” nell’industria manifatturiera.
L’MRP è stato inizialmente concepito negli anni ’50 del secolo scorso grazie
alla crescente disponibilità sul mercato dei computer, i quali fecero sì che calcoli
fino ad allora fatti manualmente potessero ora essere svolti in modo automatico,
molto più velocemente e senza errori. Gli approvvigionamenti di materie prime
e semilavorati erano fino a quel momento gestiti con tecniche basate sul punto
J. Orlicky, Material Requirements Planning: The New Way of Life in Production and
1
Inventory Management. McGraw-Hill, New York, 1975.
3
di riordino (ROP, reorder point) o di lotto economico (EOQ, economic order
quantity), e ciò portava sistematicamente a componenti mancanti e giacenze di
magazzino non corrispondenti a quanto richiesto dal mercato. L’MRP nacque
con la promessa di ridurre drasticamente i livelli globali delle giacenze e di
incrementare contemporaneamente i livelli di servizio, consentendo agli
stabilimenti produttivi di mettere in lavoro soltanto le quantità strettamente
necessarie a soddisfare la domanda di mercato e di farlo esattamente nei tempi
richiesti.
L’acronimo MRP apparve nel 1965 e di lì in poi il metodo è stato soggetto a
numerosi miglioramenti volti ad inglobare diversi aspetti del mondo industriale.
Nel 1972 vennero integrati i vincoli capacitivi nella logica di calcolo, dando vita
a quello che viene definito close-loop MRP. In seguito, nel 1979, furono aggiunti
al metodo principi di contabilità, trasformando l’MRP nel manufacturing
2 3
resource planning o MRP II (Wight,1981) . Infine, nel 1988 Ling e Goldratt
iniziarono un processo che portò all’integrazione di altre funzioni aziendali con
lo scopo di fornire un metodo più efficace per ricavare l’input per il calcolo dei
record MRP, introducendo il concetto di sales and operations planning (S&OP).
Questa evoluzione dell’MRP II prese il nome di enterprise resource planning
(ERP) e prometteva una migliore visibilità all’interno dell’intera organizzazione
in modo da affiancare e sostenere il personale nei processi decisionali. Il
4
dizionario APICS definisce l’ERP come il quadro di riferimento per
organizzare, definire e standardizzare il processo di business necessario per
pianificare e controllare efficacemente un'organizzazione in modo che
l'organizzazione possa utilizzare le proprie conoscenze interne per ricercare un
vantaggio esterno. Un sistema ERP fornisce un'ampia banca dati di informazioni
che include record di strutture di prodotto, archivi di costi e vendite, dettagli
finanziari, analisi delle gerarchie di prodotti e clienti e dati transazionali storici
e attuali.
O. W. Wight, MRP II: Unlocking America’s Productivity Potential. Omneo, 1981.
2 R. C. Ling, W. E. Goldratt, Orchestrating Success: Improve Controll of the Business with
3
Sales and Operations Planning. Oliver Wight Limited Publications, 1988.
APICS dictionaty, 16 edition. APICS, 2020.
4 th 4
La visione di Orlicky era pionieristica, rivoluzionaria. Non si trattava di un
semplice adeguamento dei metodi utilizzati in precedenza, ma di una radicale
rivisitazione del modo in cui le operazioni di pianificazione venivano svolte.
L’MRP ha cambiato radicalmente il mondo industriale e lo ha fatto in modo
relativamente rapido. La rivoluzione rappresentata dall'invenzione del computer
permise di scartare le vecchie tecniche che "fungevano da stampella e avevano
al loro interno metodi di sintesi, superficialità e approssimazione, spesso basati
su presupposti labili o piuttosto irrealistici, a volte forzando l’adattamento di
5
concetti alla realtà per permettere l'uso di una tecnica". (Orlicky, 1975)
Questa citazione diverrà fondamentale nel seguito del presente capitolo per
capire come l’MRP stesso sia diventato incapace di soddisfare le aspettative del
mondo industriale contemporaneo.
1.2. Logica di funzionamento della pianificazione
tradizionale
Quando si parla di sistemi di pianificazione tradizionali, ciò che si intende è una
struttura composta da una componente tattica, il Master Production Scheduling
(MPS), e una parte operativa legata alle attività quotidiane, il Material
Requirements Planning (MRP). L’impianto formato da questi due elementi sta
alla base dei sistemi di pianificazione della maggior parte delle aziende attive
nel mondo contemporaneo. In particolare, quasi l’80% delle aziende produttive
che usano sistemi ERP per la gestione della propria supply chain implementano
6
anche il modulo dell’MRP (Ptak e Smith, 2018) .
Ibid
5 C. Ptak, C. Smith, Precisely Wrong. Why Conventional Planning Fails and How to Fix it.
6
Industrial Press, 2018. 5
L’MPS è la componente tattica dei sistemi di pianificazione convenzionali,
costituisce una sorta di dichiarazione di quanto l’azienda vorrà e sarà in grado di
produrre nel medio termine. Di seguito viene riportata la definizione in lingua
inglese di MPS data dal dizionario APICS:
“A line on the master schedule grid that reflects the anticipated build schedule
for those items assigned to the master scheduler. […] It becomes a set of
planning numbers that drives material requirement planning. It represents what
the company plans to produce expressed in specific configurations, quantities
and dates. The master production schedule is not a sales item forecast that
represents a statement of demand. The master production schedule must take
into account the forecast, the production plan, and other important
considerations of backlog, availability of materials, availability of capacity, and
management policies and goals”.
L’MPS esprime quindi il piano di produzione generale di uno stabilimento in
termini di prodotti finiti, e lo fa su un arco temporale denominato planning
7
horizon, orizzonte di pianificazione (Orlicky,1975 ). Non rappresenta un segnale
di domanda ma è la traduzione degli input derivanti dal mercato in un piano di
produzione fattibile per il plant. L’MPS stabilisce quali prodotti finiti l’azienda
vuole e deve produrre, in quali quantità e con quali tempistiche per poter
soddisfare le esigenze dei clienti. L’orizzonte di pianificazione cui fa riferimento
è determinato in base decisioni manageriali che conseguono dallo specifico
contesto in cui l’azienda opera: più il prodotto realizzato è complesso, maggiori
saranno i lead time necessari alla produzione; di conseguenza l’orizzonte di
pianificazione si spingerà più avanti nel futuro. La logica con cui l’MPS produce
i piani di produzione è solitamente costruita sulla base di varie politiche aziendali
quali la prioritizzazione di determinati layer di domanda e, ad esempio,
considerazioni di carattere capacitivo riguardanti particolari vincoli di fabbrica.
L’input dato in pasto all’MPS è un segnale di domanda che è determinato da una
diversa funzione aziendale denominata sales and operations planning (S&OP),
la quale elabora i fabbisogni del mercato su un orizzonte temporale più lungo e
Ibid
7 6
solitamente a livello più aggregato. In ogni caso il segnale di domanda è
composto sia da ordini effettivi già piazzati dai clienti, sia da domanda prevista
con dedicati software di forecasting.
L’output generato dall’MPS diventa poi l’input per l’MRP, il quale converte il
piano di produzione dei prodotti finiti nei fabbisogni dei singoli componenti
presenti nelle distinte base. Anche in questo caso si riporta la definizione in
lingua inglese fornita dal dizionario APICS:
“A set of techniques that uses bill of materials data, inventory data, and the
master production schedule to calculate requirements for materials. It
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