Estratto del documento

ALMA MATER STUDIORUM - UNIVERSITÀ DI BOLOGNA

Corso di Laurea Magistrale in Italianistica, Culture Letterarie

Europee e Scienze Linguistiche.

Per l’edizione critica e commentata delle

Inornate Rime di Ludovico Sfortunato.

Tesi di Laurea Magistrale in

Metodologia della ricerca filologica

Relatrice: Prof.ssa Francesca Florimbii

Correlatrice: Prof.ssa Paola Vecchi Galli

Presentata da: Giuseppe Pio Cirillo

Sessione

terza

Anno accademico

2021-2022 Alla mia famiglia.

c’è sempre stato.

A chi

A chi se n’è andato.

A chi ha creduto in me fin dall’inizio.

E fino alla fine.

A voi che più di chiunque altro avreste voluto esserci.

Sommario

Premessa p. 9

Introduzione 11

1. La sfortuna di un oblio: Ludovico fra luci ed ombre 11

2. Forme e aspetti del petrarchismo di Ludovico Sfortunato 17

2.1. L'incunabolo 17

2.2. Legami e rotture con la poesia di Petrarca 18

2.3. La questione della forma-libro 19

2.4. Apporti e recuperi dalla tradizione 22

3. Notizie sullo stampatore 24

Nota al testo 27

1. Caratteristiche degli esemplari delle Inornate Rime 27

2. Note linguistiche e grafiche 32

2.1 Grafie 32

2.2 Fonetica 33

2.3 Morfologia 34

2.3.1 Morfologia nominale 34

2.3.2 Morfologia verbale 35

2.4 Sintassi e lessico 37

3. Considerazioni su metrica e retorica 39

Criteri di edizione 43

Inornate Rime 49

I. 49

II. 56

III. 61

IV. 66

V. 70

VI. 72

VII. 74

VIII. 76

IX. 78

X. 80

XI. 82

XII. 84

XIII. 86

XIV. 88

XV. 90

XVI. 92

XVII. 94

XVIII. 96

XIX. 98

XX. 100

XXI. 102

XXII. 104

XXIII. 106

XXIV. 108

XXV. 110

XXVI. 112

XXVII. 114

XXVIII. 116

XXIX. 118

XXX. 120

XXXI. 122

XXXII. 124

XXXIII. 126

XXXIV. 128

XXXV. 130

XXXVI. 132

XXXVII. 134

XXXVIII. 136

XXXIX. 138

XL. 140

XLI. 142

XLII. 144

XLIII. 146

XLIV. 148

XLV. 150

XLVI. 152

XLVII. 154

XLVIII. 156

XLIX. 158

L. 160

LI. 162

LII. 164

LIII. 166

LIV. 168

LV. 170

Conclusioni 181

Indici e tavole 183

Indice alfabetico dei capoversi 183

Indice alfabetico dei titoli 185

Tavola metrica 187

Sigle delle stampe 189

Bibliografia 191

Sitografia 205

Ringraziamenti 207

Premessa si pone l’obiettivo di fissare le basi per la

Il presente lavoro realizzazione di una futura edizione

critica e commentata completa delle cinquantacinque rime, tramandate esclusivamente da un

incunabolo veneziano del 1489, attribuite a un certo Ludovicus Sfortunatus. Grazie alle

ricognizioni di Antonio Rossi, che nel 2017 ha pubblicato uno studio sull’Atlante dei

1

Canzonieri in volgare del Quattrocento , mi è possibile recuperare le redini di un progetto mai

realmente portato a termine: per questo motivo, ritengo necessario improntare una nuova ricerca

che possa cercare di riportare in auge una personalità poetica completamente dimenticata nel

corso dei secoli. un’indagine

Prima di tutto, la decisione è quella di procedere ad volta a gettare luce

sull’identità del nostro che la stampa inserisce nell’ambiente veneziano

Ludovicus, della nobile

famiglia dei Manolesso: per tale motivo, la parte iniziale della seguente tesi si pone

l’obiettivo di

primariamente presentare la documentazione che, nelle diverse fasi di ricerca, mi

ha permesso di valutare questo rapporto, giungendo ad una conclusione che sembra ribaltare

completamente la fisionomia finora nota del poeta.

poi un’analisi più specifica della sua produzione letteraria,

A questa trattazione, segue che

si inserisce perfettamente nel quadro del primo petrarchismo veneto di fine Quattrocento:

Ludovico Sfortunato, infatti, non è altro che una delle numerose figure fantasmatiche che

secondo il gusto dell’epoca,

popolarono il XV secolo, i cui componimenti, ricalcano in maniera

evidente il modello del Canzoniere di Petrarca, producendo, tuttavia, dei risultati molto spesso

insoddisfacenti o parziali. e

Dopo la presentazione dell’incunabolo delle sue caratteristiche principali, valuto, poi, il

grado di fedeltà del nostro poeta nei confronti del suo modello principale, domandandomi, allo

stesso modo, se i suoi componimenti siano in grado di dar vita ad un racconto di senso

se l’incunabolo,

compiuto, ossia a un canzoniere o una forma-libro, oppure invece, racchiuda

al suo interno testi di natura estemporanea raccolti esclusivamente in vista della stampa.

Il lavoro sarebbe incompleto senza la presenza di una Nota al testo, che dà conto al lettore

delle caratteristiche fisiche di tutti gli esemplari consultati, delle particolarità grafiche,

1 Antonio Rossi, Ludovico Sfortunato (Ludovico Manolesso), in Atlante dei Canzonieri in volgare del Quattrocento

(ACAV), a cura di Andrea Comboni e Tiziano Zanato, Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2017, pp. 690-691.

9 dell’esemplare

fonetiche, morfologiche, sintattiche e lessicali registrate in fase di lettura

prescelto per la trascrizione, e, infine, della struttura prosodica dei diversi componimenti.

“Criteri di Edizione”, in cui

Di rilievo per il lavoro critico è anche la sezione denominata

sono indicate tutte le scelte editoriali effettuate per la resa dei testi, accompagnate anche da un

discorso volto a fornire un titolo all’incunabolo, che la tradizione ci consegna anepigrafo.

Nella seconda parte della tesi, il lettore trova completamente trascritti e commentati i

componimenti contenuti nella stampa veneziana, con una serie di indicazioni volta a rendere il

testo ancora più fruibile: le note, sia filologiche sia esegetiche, lo aiutano, infatti, a farsi strada

all’interno di questi testi, rintracciandone il senso e verificandone la coesione.

Nell’ottica di una maggior l’ultima parte

comprensibilità, del presente elaborato si dota di

alcuni strumenti volti a supportare i lettori in fase di lettura: si trovano, infatti, un indice dei

capoversi, una tavola metrica e una lista delle sigle utilizzate. Chiudono il lavoro, infine,

l’elenco dei riferimenti bibliografici consultati e una sitografia.

10

Introduzione

1. La sfortuna di un oblio: Ludovico fra luci ed ombre ’400

Benedetto Croce, in un articolo fondamentale nel campo della critica letteraria, parlava del

2

definendolo «il secolo senza poesia» . Le motivazioni alla base di questo giudizio vanno

senz’altro ricercate nella mancanza di originalità che contraddistingue la maggior parte delle

raccolte poetiche pubblicate in quegli anni, che fin troppo spesso si riducono a dei discutibili

calchi dei Rerum Vulgarium Fragmenta. Infatti, non possiamo dimenticare che, proprio in

questo periodo, si assiste ad una cospicua imitazione delle opere di Petrarca (in primis, del

Canzoniere), fenomeno che si manifesta in maniera prematura soprattutto in Veneto, e

specialmente a Venezia, una delle prime città a mostrare un forte interesse nei confronti della

3

neonata «arte della stampa» . La combinazione di queste due tendenze produce una specifica

conseguenza, che si concretizza nella straordinaria produzione, nelle tipografie, in particolare,

’400 ’500,

della Serenissima della seconda metà del e poi, soprattutto, nel dei testi dei primi

poeti petrarchisti, che cercano di farsi strada nel mondo della letteratura. Perciò, ci troviamo di

fronte ad un gruppo piuttosto esteso di letterati, sprovvisti, tuttavia, di ispirazioni artistiche

, secondo l’acuta osservazione di

4

innovative e «privi di personalità poetiche» Camilla Giunti.

Se alcune di queste figure riescono a trovare, almeno nel loro tempo, la strada per il successo,

altre, invece, sono rimaste nell’ombra, 5

«vaganti per la letteratura italiana in cerca di un corpo» .

6

In mezzo a questa «confraternita» , si nascondono alcuni poeti del tutto sconosciuti, le cui opere

giacciono polverose nei Fondi delle biblioteche d’Italia e d’Europa.

Tra questi autori senza forma, è possibile individuare la figura di Ludovico Sfortunato,

autore di alcuni componimenti poetici, ad oggi inediti, noti semplicemente, a seconda dei casi,

7

con il titolo di Rime o di Poesie , di cui sopravvive esclusivamente un incunabolo del 1489,

2 Benedetto Croce, Il secolo senza poesia, «La Critica», XXX, 1932, pp. 161-184: p. 161.

3 Ferdinando Ongania e Carlo Castellani, L'arte della stampa nel rinascimento italiano: Venezia, Vol. I,

Venezia, Tipografia Emiliana, 1894, p. 5. Come è ben noto, la Repubblica, famosa all’epoca per essere un crocevia

di culture, accolse i primi stampatori profughi dalle principali città tedesche (fra cui Magonza) e

diede loro la possibilità di esercitare la professione in maniera pressoché libera. Nel giro di pochi anni, Venezia

diventò il punto di riferimento dei caratteri mobili, al punto da accogliere i professionisti del mestiere di tutta Italia

(Cfr. Carlo Castellani, La stampa in Venezia dalla sua origine alla morte di Aldo Manuzio seniore, Venezia,

Ferdinando Ongania Editore, 1889).

4 Camilla Giunti, Il tempo del Trecento, in La letteratura italiana. Dalle origini al Cinquecento, a cura di Loredana

Chines, Giorgio Forni, Giuseppe Ledda ed Elisabetta Menetti, Milano, Bruno Mondadori, 2007, pp. 181-197: p.

182.

5 Maria Corti, Nuovi metodi e fantasmi, Milano, Feltrinelli, 2001, p. 327.

6 Ibidem.

7 Segnalo la bibliografia/sitografia consultata: 1) Frederick Richmond Goff, Incunabula in American libraries. A

supplement to the third census of fifteenth-century books recorded in North American Collections (1964), New

11 L’interesse per questo

stampato presso la tipografia veneziana di Andrea Calabrese da Pavia.

testo è stato messo in evidenza da Antonio Rossi, che ha pubblicato, nel 2017, uno studio su

Sfortunato, proponendo anche la necessità di valutare con maggior attenzione il valore

dell’incunabolo Prima di quell’anno, l’opera non aveva mai attratto l’attenzione della critica

8 .

in maniera rilevante: nel 2000, ad esempio, Nadia Cannata pubblicò uno studio sui canzonieri

in volgare del ‘400 e del ‘500 9 , ricordando sommariamente anche quello del nostro poeta, ma

senza elaborare un approfondito studio analitico.

La rubrica che introduce l’incunabolo recita (se ne riporta una trascrizione interpretativa,

perché inseriamo le maiuscole e sciogliamo le abbreviazioni tra parentesi tonde): Ludovicus

Sfortunatus artib(us) stude(n)s olim domini Martij Magnifici domini Orsati Manulessi. Questa

titolazione è, sin da questo momento, foriera di informazioni più o meno specifiche, almeno

all’apparenza. Secondo l’interpretazione di Antonio Rossi, dalla lettura della rubrica, si può

senz’altro constatare che il nostro Ludovico sia un discendente della nobile famiglia veneziana

dei Manolesso: lo studioso, infatti, lo considera figlio di Marzio di Orsato Manolesso. Le

informazioni storico-genealogiche su questi patrizi si ricavano da alcuni repertori, come ad

, tutti concordi nell’affermare

10

esempio quello di Francesco Schroder che i membri di tale

famiglia, originari di Torcello, ottennero prestigiosi titoli nella Serenissima nel momento in cui

furono accolti nel Maggior Consiglio dopo la memorabile Serrata del 1297. Inoltre,

sembrerebbe che le scarse notizie siano dettate dal fatto che buona parte dei discendenti

abbandonò ben presto Venezia, allo scopo di trasferirsi a Càndia, dove svolse attività politica

fino alla presa definitiva della colonia, ad opera dei Turchi, nel 1669. Supplement to Hain’s

York, The Bibliographical Society of America, 1972, p. 97; 2) Arthur Walter Copinger,

Repertorium bibliographicum, or collections toward a new edition of that work, Vol. I, Londra, Henry Sotheran,

Centro Nazionale d’Informazione

1895, p. 256; 3) Indice generale degli incunaboli, Vol. V (S-Z), a cura del

Bibliografica, compilato da Enrichetta Valenziani, Emidio Cerulli, Paolo Veneziano e Alberto Tinto, Roma,

Istituto Poligrafico dello Stato, 1972, p. 80; 4) Biblia. Biblioteca del libro italiano, Vol. I: Libri di Poesia, a cura

di Italo Pantani, Milano, Editrice Bibliografica, 1996, pp. 278, 350, 400, 471; 5) Catalogo degli incunaboli della

Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, a cura di Piero Scapecchi, Firenze, Nerbini, 2017, p. 385-455-514-539-

560.; 6) https://data.cerl.org/istc/_search (Incunabula Short Title); 7)

(Cataloghi e Repertorio dell’Archivio storico

https://trivulziana.milanocastello.it/it/content/cataloghi-e-repertori

civico e Biblioteca Trivulziana); 8) https://polovea.sebina.it/SebinaOpac/.do (OPAC del Polo SBN di Venezia);

9) https://bibliotecaangelica.cultura.gov.it/?page_id=410 (Cataloghi online della Biblioteca Angelica di Roma);

10) https://opac.bncf.firenze.sbn.it/bncf-prod/ (OPAC del Polo SBN di Firenze); 11)

https://www.bl.uk/catalogues-and-collections/catalogues (Catalogo della British Library di Londra); 12) https://i-

share-uiu.primo.exlibrisgroup.com/discovery/search?vid=01CARLI_UIU:CARLI_UIU&lang=en (Catalogo della

Biblioteca dell’Università di Illinois).

8 A. Rossi, Ludovico Sfortunato (Ludovico Manolesso), in ACAV, cit., pp. 690-691.

9 Nadia Cannata, Il canzoniere a stampa, 1470-1530: tradizione e fortuna di un genere fra storia del libro e

letteratura, Roma, Bagatto Libri, 2000. Si vedano, per il nostro caso, le pp. 49-50-95-96-405.

10 Francesco Schroder, Repertorio genealogico delle famiglie confermate nobili e dei titolati nobili esistenti nelle

province venete, Venezia, Tipografia di Alvisopoli, 1830, p. 480.

12

Partendo da tali presupposti, ho quindi analizzato diversi alberi genealogici allo scopo di

rintracciarvi la presenza di un Ludovico, da potere identificare con il nostro poeta. In realtà tale

operazione si è rivelata ricca di insidie: ad esempio, la consultazione del volume V degli Arbori

de’ patritii all’interno del

11

veneti di Marco Barbaro non ha dato i frutti sperati: volume, infatti,

all’altezza del periodo storico in cui sarebbe

non vi è alcuna menzione del nome del petrarchista dall’incunabolo. Ma non solo:

verosimile collocarlo, sulla base delle informazioni offerteci

un’epoca

Ludovico è un nome che non compare mai, neanche in successiva o precedente a

quella in esame. Ho riscontrato il medesimo risultato sfogliando, allo stesso modo, sia il

Vivaro, un’opera autografa assai utile

12

Campidoglio veneto di Girolamo Alessandro Capellari

per lo studio della storia di Venezia, grazie alla ricchezza delle notizie raccolte da svariate fonti,

sia due manoscritti conservati presso la Biblioteca del Museo Correr di Venezia, recanti la

13

segnatura Cicogna 3662 e Cicogna 3663 .

Si potrebbe pensare a tal proposito, se volessimo continuare a seguire l’intuizione di base, e

cioè che il nostro autore sia di nobili origini, a uno pseudonimo: accadeva spesso, all’epoca,

che giovani rampolli di ricche famiglie decidessero di celare la loro identità nel momento in cui

si dedicavano all’arte poetica, attività ritenuta sicuramente meno dignitosa rispetto, ad esempio,

a missioni diplomatiche o a incarichi pubblici. Gli stessi Manolesso assunsero, infatti, ruoli

specialmente fra ‘400 e ‘500, principalmente in qualità di provveditori di stradioti

fondamentali,

nell’ambito delle guerre tra la Serenissima e l’impero Ottomano: questo potrebbe essere indice

del fatto che il consolidamento di un cursus honorum coerente fosse sentito realmente come

una necessità. Arbori de’ patritii veneti

11 Marco Barbaro, (noto anche come Genealogie Venete o Genealogie patrizie), Venezia,

Biblioteca del museo Correr, ms. Cicogna 2502. Si tratta di una monumentale opera manoscritta della prima metà

del ’500, divisa in sette volumi dell’Archivio di Stato di Venezia,

e consultabile anche online, sul sito dove è

invece custodito in una miscellanea di codici, dal titolo di Storia Veneta, insieme con le Cittadinanze di Teodoro

Toderini (in bb. 1-8), le Cittadinanze di Giuseppe Tassini (in bb. 9-16) e le Genealogie di Priuli (in bb. 24-

29):https://asve.arianna4.cloud/patrimonio/b834e4c8-0e5f-4857-8db9-44da99631a25/miscellanea-codici-storia-

veneta-genealogie-barbaro-vol-v-m-o-b-21.

12 Girolamo Alessandro Capellari Vivaro, Campidoglio Veneto, in cui si hanno l'Armi, l'origine, la serie de

gl'huomini illustri et gli Albori della Maggior parte delle Famiglie, così estinte, come viventi, tanto cittadine

quanto forastiere, che hanno goduto e che godono della Nobiltà Patritia di Venetia, 4 voll., Venezia, Biblioteca

Nazionale Marciana, Codd. It. VII, 15-18.

13 Del ms. Cicogna 3662, ho consultato attivamente la prima parte, corrispondente alle pp. 1-323, che racchiude

un’opera di Giovanni Antonio Muazzo dal titolo di Cronico delle famiglie nobili venete che habitorono in regno

di Candia o mandate o capitate con altre occasioni sino al tempo che il regno stesso passò sotto il dominio de

turchi, con le discendenze di quelle che ripatriate in detto tempo s'attrovano tuttavia in Venetia (ai Manolesso

sono dedicate le pp. 170-175). Nel ms. Cicogna 3663, si trova una versione in parte diversa del testo già citato (da

p. 1 a p. 193), e, per la ricerca condotta, sono state studiate attentamente le pp. 80-82.

13 14

Molto utile è stata la consultazione degli Acta graduum academicorum Gymnasii Patavini ,

che mi ha permesso di verificare il possibile conseguimento dell’alloro poetico da parte di

I diversi volumi dell’opera, infatti, divisi per epoche, raccolgono i documenti di

Ludovico.

laurea di coloro i quali ottennero il titolo presso l’Università di Padova, il centro di studi più

in Veneto nel corso dell’età moderna. Perciò, sarebbe stato lecito

vivo pensare che un poeta

come il nostro, appartenente ad un nobile famiglia, avesse condotto i propri studi in quella città:

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/05 Filologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giuseppecirillo98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca filologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Florimbii Francesca.
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