Università degli Studi di Napoli “Federico II”
Dipartimento di Scienze Sociali
Corso di Laurea in Culture digitali e della comunicazione
Relazione finale
Sociologia della cultura digitale
L'evoluzione del giornalismo nella società dell'informazione
Relatore: Prof. Emiliano Grimaldi
Candidato: Leonardo D’Ambrosio
Matricola: M12003317
Anno Accademico: 2023/2024
Indice
- Introduzione
- Capitolo Primo: La società dell’informazione, le sue trasformazioni e il ruolo del giornalismo
- Premessa
- Il potere
- La democrazia
- La sfera pubblica
- Perché è importante parlare di giornalismo?
- Capitolo Secondo: La transizione del giornalismo e del giornalista: dal giornalismo tradizionale alla post-verità
- Crisi del giornalismo “tradizionale”
- Integrazione tra carta stampata e digitale
- La figura complessa del giornalista
- La questione della post-verità e delle fake news
- Capitolo terzo: Il giornalismo digitale, le sue forme e i casi “Il Post” e “Will Media”
- Digital Journalism
- Citizen Journalism o giornalismo partecipativo
- La svolta dei dati: data journalism
- Il giornalismo che nasce sul web: il caso de Il Post
- La nuova frontiera del giornalismo: il caso Will Media Post
- Giornalismo e Intelligenza Artificiale: no al luddismo contemporaneo
- Conclusioni
- Bibliografia
Introduzione
La società dell’informazione rappresenta uno dei cambiamenti più profondi e radicali del nostro tempo. Con l'avvento delle tecnologie digitali, l'accesso e la diffusione delle informazioni hanno subito trasformazioni senza precedenti, influenzando ogni aspetto della nostra vita quotidiana e il funzionamento della democrazia stessa. In questo contesto, il giornalismo ha un ruolo cruciale, non solo come fonte primaria di informazione, ma anche come elemento fondamentale nelle democrazie, laddove riesce a garantire un confronto pluralistico all’interno di una pubblica opinione informata. Il presente lavoro prova ad esplorare la trasformazione del giornalismo e del giornalista nell’era digitale, evidenziando le sfide e le opportunità che emergono in questo panorama in continua evoluzione.
Nel primo capitolo, "La società dell’informazione, le sue trasformazioni e il ruolo del giornalismo", verranno esaminate le dinamiche di potere e il loro impatto sulla democrazia, con particolare attenzione alla sfera pubblica. Si analizzerà perché è fondamentale discutere del giornalismo oggi, considerando la sua influenza nella formazione dell'opinione pubblica e nella difesa dei valori democratici.
Il secondo capitolo, "La transizione del giornalismo e del giornalista: dal giornalismo tradizionale alla post-verità", approfondirà la crisi del giornalismo tradizionale e l'integrazione tra carta stampata e digitale. Si esplorerà la figura complessa del giornalista moderno, chiamato a confrontarsi con la questione della post-verità e delle fake news, fenomeni che minano la credibilità dell’informazione e la fiducia del pubblico.
Nel terzo capitolo, "Giornalismo digitale, le sue forme e i casi de Il Post e Will", si entrerà nel vivo delle nuove forme di giornalismo nate sul web. Si discuterà del digital journalism, del data journalism e del citizen journalism, evidenziando come queste pratiche stiano ridefinendo il panorama mediatico. Attraverso l'analisi dei casi de Il Post e Will Media, verranno illustrati esempi concreti di innovazione nel giornalismo digitale. Infine, si affronterà il tema del rapporto tra giornalismo e intelligenza artificiale, proponendo una riflessione critica sul futuro della professione giornalistica.
La tesi si propone dunque di offrire alcuni spunti di riflessione sulle trasformazioni in atto nel giornalismo, mettendo in luce i fattori che stanno ridisegnando il modo in cui le informazioni vengono prodotte, distribuite e consumate. Attraverso un'analisi basata sui più recenti contributi scientifici sull’argomento, si cercherà di comprendere il ruolo del giornalismo nella società digitale e le sfide che le nuove tecnologie e i profondi mutamenti culturali a livello globale pongono alla figura del giornalista nell’era della post-verità.
Capitolo 1
La società dell’informazione, le sue trasformazioni e il ruolo del giornalismo
Premessa
In questo capitolo si vuole descrivere e analizzare la società in continua evoluzione in cui siamo immersi, quanto si sono modificati i concetti fondamentali della società, chi sono i controllori dei flussi di informazione e perché in questo contesto è fondamentale parlare di giornalismo inteso come fenomeno dinamico.
Al fine di poter parlare del giornalismo come concetto dinamico ed in particolare delle recenti evoluzioni che ne hanno modificato ampiamente la natura, in questo capitolo descriveremo la società in cui siamo immersi, quanto se ne siano modificati i concetti fondamentali e come si sono trasformati i controllori dei flussi di informazione.
La cosiddetta “società dell’informazione”, di cui si dibatte da un punto di vista accademico fin dagli anni Novanta, può essere definita come la nuova società in cui, il vecchio capitale, ovvero la proprietà dei mezzi di produzione materiale, decade e “la capacità di produrre, manipolare e distribuire informazioni diventa il fattore principale di ricchezza e di potere” (Ardvisson e Delfanti, 2016).
Fritz Machulp, Daniel Bell, e soprattutto Manuel Castells, massimo esponente del dibattito sulla società dell’informazione, ne hanno delineato le principali caratteristiche elaborando complesse teorie a riguardo.
Il primo in ordine cronologico ad analizzare il ruolo dell’informazione e della conoscenza come fattore produttivo è stato Fritz Machlup che negli anni Sessanta introdusse l’espressione “economia della conoscenza nel linguaggio comune” (Arvidsson e Delfanti, 2016). Successivamente Daniel Bell (Bell,1973), sociologo dalle radici marxiste, ampliò questa visione descrivendo un nuovo ceto che si stava imponendo, non più legato alle grandi ideologie del passato, ma caratterizzato da un orientamento apolitico e consumista. Si assiste al cosiddetto “scongelamento dei cleaveges” (Lipset e Rokkan 1967), alla rottura con le grandi ideologie del passato e alla nascita di una nuova società definita da Bell “postindustriale”, caratterizzata dall’intreccio tra:
- La riduzione del peso economico della produzione materiale
- La centralità della produzione di sapere, come motore di sviluppo economico e sociale, diventano fondamentali le proprietà intellettuali e i concetti di brevetto, diritto d’autore e marchio
- La vecchia classe dirigente viene sostituita da un nuovo ceto di burocrati tecnici ed apparentemente apolitici
In ambito sociologico molti altri autori si sono occupati di queste trasformazioni, ma oggi è probabilmente la riflessione di Manuel Castells a costituire un punto di riferimento imprescindibile per comprendere i tratti specifici della società dell’informazione. Castells, nel caratterizzare la società dell’informazione, descrive una società strutturata in reti (network society) in cui il potere è legato a beni intangibili o informazionali e non più alla produzione di beni materiali (Catells,1996). Nella sua network society il sociologo spagnolo ipotizza e definisce quello che è il nuovo dualismo su cui si fonda questo tipo di società, ovvero un dualismo basato su chi ha accesso ai flussi di informazione e chi ne resta escluso. È un passaggio molto importante questo riconoscimento del potere e del posizionamento sociale determinato dall’accesso alle informazioni. Apre uno scenario che supera il dualismo classico basato sulla classe capitalista detentrice dei mezzi di produzione e la classe proletaria sfruttata e potenzialmente sposta l’asse delle possibilità di distribuzione del potere.
Le teorie di questi autori, ed insieme le ricadute sociali e politiche delle trasformazioni che queste analisi ci aiutano a comprendere, sono il punto di partenza per una riflessione che non ha soltanto come punto focale la società dell’informazione da un punto di vista sociologico. Descriverla, e verificarne le trasformazioni continue e rapide, serve a comprendere il contesto in cui ci troviamo oggi a vivere. Questa sarà la cornice in cui si colloca la riflessione sul giornalismo e la sua trasformazione che proveremo a tracciare nei prossimi paragrafi spiegando come si sono modificati e si stiano modificando alcuni dei concetti fondamentali di ogni società: potere, democrazia, opinione pubblica e sfera pubblica.
L’analisi ci aiuta a collocare i cambiamenti degli ultimi decenni e quelli che quotidianamente condizionano la nostra conoscenza del mondo, e ciò potrebbe rivelarsi particolarmente interessante nella fase recente che stiamo vivendo, immersi in una società mondiale condizionata da nuovi e vecchi conflitti.
Il potere
Il primo termine su cui la mia riflessione si vuole soffermare è quello di “potere”. Il potere viene definito da Gallino come “la capacità di un soggetto individuale e collettivo, di conseguire determinati scopi in una specifica sfera della vita sociale, nonostante la presenza contraria di un altro soggetto.” (Gallino,1978)
La definizione di Gallino unita agli spunti di riflessione sociologica elaborati da Castells possono essere la base per comprendere quanto le dinamiche di potere e di controllo dei flussi di informazioni siano determinanti per descrivere il mutato ruolo del giornalismo.
Nel suo libro del 2009 “Comunicazione e Potere”, da considerarsi un caposaldo quando ci si occupa dei concetti di informazione, comunicazione e potere, Castells definisce il potere come l’elemento centrale di ogni società, giacché la società si definisce intorno a valori e istituzioni e ciò che è considerato di valore e istituzionalizzato dipende da relazioni di potere. Ne consegue che “le relazioni di potere sono sempre di più organizzate a partire dalle reti, alla capacità di determinare chi vi può accedere e alla gestione dei flussi di informazione” (Castells, 2009).
Le riflessioni dell’autore spagnolo risuonano attualissime e soprattutto particolarmente efficaci per descrivere la società in cui siamo immersi: «La mente del pubblico viene modellata in gran parte attraverso processi che si svolgono nei media» scrive Castells (p.157), richiamando i tre processi attraverso i quali l’accesso alle notizie influenza il modo in cui le persone percepiscono sé stesse in relazione al mondo e quindi il processo di formazione dell’opinione pubblica: agenda setting, priming, framing. È evidente come questi concetti, estesi all’era contemporanea dei social media, possano portare all’estremo i processi di autodefinizione delle soggettività in relazione ai nuovi contesti di riferimento e di rappresentazione.
Non a caso nel testo di Castells (Castells,2009, p.42) sono delineati quattro tipi di potere nella network society:
- Il potere retificante (networking power) è la capacità di far andare un messaggio in rete anche con nuove procedure di controllo dell’informazione;
- Il potere in rete (network power): è la capacità di creare degli standard di base per definire chi è incluso in quella rete e chi invece ne rimane escluso;
- Il potere reticolare (networked power) è la forma di potere di alcuni nodi su altri nodi e si esercita attraverso l’agenda setting e meccanismi di influenza nel sistema mediale;
- Potere di creazione di reti (network-making power) è la capacità di creare una rete di comunicazione di massa a partire da zero (Murdoch, Page, Blin etc.).
La definizione di queste quattro forme di potere viene ad essere fondamentale per comprendere quali siano i controllori dei flussi di informazione e quanto siano cambiati con l’avvento della società in rete.
Nel mutato mondo magmatico e al contempo fluido della rete, i giornalisti, nel compiere la loro funzione tradizionale di connettere l’informazione con il pubblico, non hanno più delle strade sicure da percorrere. Piuttosto devono fare i conti con il nuovo, e continuamente mutevole, modo di accedere alle informazioni, distribuirle e controllarle. Il fenomeno del Citizen Journalism, il modello Wikileaks, il nuovo ruolo e modo di intendere la figura del giornalista nella società in rete sarà il centro di una riflessione più approfondita nel capitolo secondo.
A questo stadio della riflessione, a partire dalla prospettiva proposta da Castells, si può affermare che nella società attuale il potere è la capacità di creare delle reti e di programmarle, ma soprattutto è quella sostanziale prerogativa di definire chi ha accesso a queste reti e ai flussi di informazione, direzionando i contenuti, talvolta perfino i desideri. Questo potere ne costituisce la massima novità su cui essere consapevoli come studiosi di comunicazione contemporanea viene esercitato costruendo significati nella mente umana, attraverso processi che influenzano le opinioni del pubblico, sui quali è opportuno ben interrogarsi in ragione di una visione responsabile ed etica delle relazioni umane e sociali. In questo contesto, il giornalismo emerge come un potente agente nella configurazione di queste reti di informazione e nella definizione dell’accesso e dell’orientamento dei contenuti. La responsabilità etica del giornalismo risiede quindi nella consapevolezza del suo ruolo nel plasmare i significati della mente umana e nel promuovere una visione informata e critica della realtà.
La democrazia
Come si è visto, con le nuove forme di intermediazione e di potere analizzate da Castells, si assiste ad un aumento progressivo dei cittadini che si informano e partecipano al dibattito pubblico e politico tramite i media digitali. Lo scenario che si apre, da un lato, crea le condizioni per ogni individuo di accedere, far proprie ed al limite produrre le informazioni senza intermediazione, di esserne fruitore diretto e quindi a sua volta interprete e nuovo intermediario. Dall’altro, mette le basi per andare sempre di più verso una nuova democrazia in cui il giornalista, potrebbe e dovrebbe acquisire un ruolo di nuova fondamentale importanza: non solo mero divulgatore della notizia, ma reporter capace allo stesso tempo di collocarla ed approfondirla. Questo tipo di ruolo se esercitato, con i mezzi che l’attuale società dell’informazione consente, può contribuire alla formazione del pensiero critico dei cittadini e a renderli consapevoli ogni giorno di più, sul tema della connessione delle loro volontà con il potere politico.
Al fine di descrivere la metamorfosi del giornalismo con l’avvento dei nuovi media diventa necessario parlare di democrazia e della sua rinnovata connotazione sempre strettamente legata all’emergenza dei media digitali e alle trasformazioni dei processi di comunicazione. Quello di Democrazia è un termine ridefinito in seguito alle trasformazioni della “terza rivoluzione industriale” (Arvidsson e Delfanti, 2021). Bernan Manin, politologo francese, identifica tre visioni della democrazia: democrazia liberale, democrazia dei partiti e “democrazia del pubblico” (Manin, 1997). È su quest’ultima che ci soffermeremo maggiormente poiché è una forma di democrazia distintiva della società dell’informazione.
Secondo Manin, possiamo definire “democrazia del pubblico” o “audience democracy” una democrazia in cui le decisioni sono prese a partire dal sentiment dell’audience, ovvero dai desideri del pubblico che in questo senso diviene sempre più attivo. Il pubblico, dunque, non si limita più a votare chi lo deve rappresentare nel governo: è destinato ad essere protagonista delle decisioni, in maniera molto spesso involontaria, attraverso l’analisi dei sondaggi proposti dai leader che si fanno portatori delle volontà del pubblico in quel preciso momento storico all’interno del parlamento. Il rapporto tra pubblico spettatore e rappresentanti politici diviene diretto, dominato dalle nuove dinamiche di potere e intermediazione di cui parlava Castells.
Per spiegare questo concetto con riferimento ad un esempio di evoluzione della democrazia in parallelo a quella dell’ecosistema mediale può essere interessante guardare al contesto italiano degli ultimi decenni. Guardando al caso italiano, possiamo identificare un momento chiave nel passaggio da una democrazia dei partiti ad una democrazia del pubblico nel 1992, anno spartiacque della politica italiana, nel quale si comincia a parlare di Seconda Repubblica, termine utilizzato inizialmente dai giornali, ma che pian piano entrerà nel linguaggio politico e storico. Il sistema dei partiti, e conseguentemente la democrazia dei partiti, sta a mano a mano disgregandosi e il grande cleavage su cui si era basata tutta la prima Repubblica, la contrapposizione tra ideologia comunista e ideologia liberale, legata al patto atlantico, decade del tutto. Si passa da una democrazia caratterizzata dalla forza dei partiti e dal consociativismo, all’interno della quale il nome del presidente del consiglio era quasi secondario, ad una democrazia dominata dalla forza dei sondaggi e dei media, legati molto spesso ad un unico leader carismatico. Si assiste ad un processo di personalizzazione e mediatizzazione della politica, in cui contano di più i leader e la loro personali...
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