ALMA MATER STUDIORUM-UNIVERSITA’ DI
BOLOGNA
DIPARTIMENTO DI FARMACIA E BIOTECNOLOGIE
CORSO DI STUDIO IN FARMACIA
MODULAZIONE DELLE VIE DI PROLIFERAZIONE
CELLULARE MEDIATA DA VINCLOZOLIN IN UN MODELLO IN
VITRO DI NEUROBLASTOMA UMANO
Tesi di laurea in Tossicologia
Tesi Sperimentale
Presentata da: Relatore:
Maria Carmen Prof.ssa ***
Matricola n° Correlatrici:
000000000 Prof.ssa ****
Dott.ssa *****
Anno accademico 2023/2024 Indice
Indice
1. Introduzione......................................................................................................3
1.1 Gli interferenti endocrini........................................................................3
1.1.1 Classificazione degli IE................................................................4
1.1.2 Distribuzione ambientale ed esposizione umana........................14
1.2 Meccanismi d’azione degli IE..............................................................16
1.3 Tossicità degli IE a livello del SNC.....................................................19
1.4 Effetti epigenetici degli IE....................................................................22
1.5 Il VNZ..................................................................................................24
1.5.1 Neurotossicità del VNZ..............................................................27
2. Scopo della ricerca...........................................................................................28
3. Materiali e Metodi...........................................................................................30
3.1 Linea cellulare......................................................................................30
3.2 Terreni di coltura e soluzioni...............................................................30
3.2.1 Terreno di coltura.......................................................................30
3.2.2 Soluzioni.....................................................................................31
3.3 Allestimento delle colture cellulari.......................................................32
3.4 Differenziamento linea SH-SY5Y........................................................32
3.5 VNZ....................................................... .............................................32
..
3.6 Test dell’Alamar Blue per la determinazione della vitalità
neuronale....................................................................................................33
3.7 Test della sonda H DCF-DA per la determinazione della formazione di
2
ROS............................................................................................................35
1
Indice
3.8 Western Blotting per la determinazione della fosforilazione di Akt e
mTOR e dell’attivazione di p53, Bax e Bcl2...............................................36
4. Risultati............................................................................................................38
4.1 Valutazione della citotossicità del VNZ in cellule SH-SY5Y..............38
4.2 Valutazione della formazione di ROS in cellule SH-SY5Y................39
4.3 Analisi dei livelli di pAkt, p-mTOR, p53, Bax e Bcl2 dopo trattamento
con VNZ a concentrazioni subtossiche......................................................40
5. Discussione.......................................................................................................42
6. Bibliografia......................................................................................................45
7. Ringraziamenti................................................................................................53
2
Introduzione
1. Introduzione
1.1 Gli interferenti endocrini
A partire dagli anni Cinquanta, si è evidenziato un aumento di patologie, quali il
cancro al seno e alla prostata, e di disturbi della riproduzione, come l’infertilità.
Questi effetti sono stati correlati con l’esposizione a determinate sostanze
chimiche, appartenenti alla classe degli interferenti endocrini (IE). Nel 1996, la
Environmental Protection Agency (EPA) definì per la prima volta nella storia
queste molecole come “sostanze esogene o miscele di sostanze che interferiscono
con la sintesi, secrezione, trasporto, metabolismo, legame con il recettore o
eliminazione degli ormoni” [1]. Gli studi sugli IE hanno indotto l’Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS) a modificare questa definizione, nel 2002,
affermando che “un IE è una sostanza esogena o una miscela di sostanze che altera
le funzioni del sistema endocrino e conseguentemente causa effetti avversi in un
organismo sano, oppure sulla sua progenie” [2].
L’ultima definizione di IE la diede, nel 2012, la Endocrine Society, dichiarando
che tali molecole sono “sostanze esogene che interferiscono con ogni aspetto
dell’azione ormonale”. Tra la precedente definizione e quest’ultima vi sono due
differenze: la prima è la sostituzione di “funzione del sistema endocrino” con
“azione ormonale”, intesa più in generale come attivazione dei recettori ormonali
e conseguente risposta cellulare; la seconda consiste nell’eliminazione di “effetti
avversi” perché questa terminologia è poco precisa, potrebbe fuorviare e
influenzare studi scientifici su queste sostanze [2].
L’immissione degli IE nell’ambiente risale agli anni Quaranta del Novecento e ad
oggi si conoscono circa mille molecole che appartengono al gruppo degli IE, che
risulta ancora in gran parte sconosciuto. Queste sostanze sono oggi molto diffuse
nell’ambiente. Gli IE hanno origine sia naturale, come micotossine e isoflavoni,
sia sintetica, come fungicidi, pesticidi, metalli pesanti, prodotti chimici industriali,
plastificanti e farmaci. Ogni giorno l’uomo è esposto agli IE, a basse dosi e
costantemente, attraverso tre fonti: l’ingestione di cibo e acqua contaminati e
3
Introduzione
l’inalazione di aria inquinata [3]. Gli IE si distribuiscono in fiumi e mari a causa
del rilascio di acque reflue urbane e industriali; vengono immessi nell’atmosfera
attraverso i gas di scarico delle automobili, delle industrie e per via
dell’incenerimento di rifiuti. Queste sostanze, dalle acque e dall’atmosfera, si
depositano nel suolo, nel terreno e nei fondali marini [4]. Di conseguenza, pesci,
uccelli e mammiferi entrano in contatto con esse tramite il loro nutrimento e queste
si accumulano nei tessuti animali. Gli IE entrano nel processo di
biomagnificazione che comporta l’aumento della loro concentrazione salendo
nella catena trofica e, in tale modo, raggiungono l’uomo attraverso la dieta [5].
Alcuni IE sono caratterizzati da un’alta stabilità molecolare, che li rende sostanze
molto persistenti. Tali sostanze sono ad alto rischio per la salute umana e la loro
produzione è stata bandita circa vent’anni fa. Nonostante questo, essi possono
essere ancora rilevabili nell’ambiente. Altri IE, invece, sono degradati più
facilmente da batteri o altri processi chimici come la fotolisi e l’ossidoriduzione
[4].
La preoccupazione per l’impatto di queste sostanze sulla salute umana è cresciuta
particolarmente negli ultimi trent’anni. Essi, infatti, interagendo con il sistema
endocrino attraverso molteplici meccanismi d’azione, comportano disturbi nella
riproduzione, che possono anche essere transgenerazionali e sono fattori di rischio
per l’insorgenza di patologie come il cancro [6]. Negli ultimi anni si sta osservando
il ruolo di queste molecole a livello centrale. Gli IE possono provocare disturbi
comportamentali e neurotossicità non solo a causa dell’alterazione di sintesi,
metabolismo e rilascio di molecole endogene, come neuropeptidi,
neurotrasmettitori e neurormoni, ma anche attraverso l’attivazione di pathways
molecolari dannosi per le cellule nervose [4].
1.1.1 Classificazione degli IE
Gli IE possono essere classificati in vari modi: nel 2012 l’OMS, diede una sua
classificazione, suddividendoli in quattro macro-classi. Questa suddivisione si
4
Introduzione
basa sulle caratteristiche chimico-fisiche, di accumulo nei tessuti e di applicazione
[7].
1. Sostanze Alogenate Persistenti e Bioaccumulabili o Persistant organic
Pollutants (POPs):
I POPs sono sostanze chimiche persistenti nell’ambiente con effetti negativi diretti
sulla salute umana. Esse sono altamente tossiche, nonostante siano presenti in
quantità inferiori rispetto ad altre sostanze [8]. Queste sostanze sono rilasciate
nell’aria, nel suolo e nelle acque e, poiché non si degradano, possono essere
trasportate a lungo raggio. Accumulandosi nei tessuti animali, entrano nella catena
alimentare e, in questo modo, raggiungono l’uomo [9]. In accordo con la
Convenzione di Stoccolma tenutasi nel 2001, la produzione di alcune di queste
sostanze è stata limitata, mentre per altre è stata definitivamente messa al bando. I
primi POPs identificati vennero chiamati “dirty dozen” poiché causavano gravi
danni sull’uomo e sull’ecosistema: la loro produzione è stata vietata. Questi sono:
aldrina, clordano, diclorodifeniltricloroetano, dieldrina, endrina, eptacloro,
esaclorobenzene, mirex, toxafene, policlorobifenili, dibenzodiossine e
policlorodibenzofurani [3]. Le più alte concentrazioni di POPs si trovano nelle aree
urbane e industrali e sono dovute alle emissioni di gas e al trattamento delle acque
reflue, mentre nelle zone rurali, la presenza di questi inquinanti è dovuta
principalmente alle sostanze usate nell’agricoltura [9]. La categoria dei POPs non
comprende soltanto i composti capostipite, ma anche i congeneri, ovvero i loro
omologhi o isomeri. I congeneri sono un ampio numero di molecole: per tale
motivo, l’esposizione umana a queste sostanze e la loro presenza nell’ambiente è
estremamente elevata.
Tra i POPs troviamo le seguenti molecole.
Le diossine (Fig. 1) sono un ampio gruppo di molecole che comprendono le
policlorodibenzodiossine, i dibenzofurani, i bifenili e altri composti diossino-
simili [10]. Queste molecole esistevano prima dell’industrializzazione soltanto in
piccolissime quantità, dovute a processi, come la combustione, o eventi geologici,
come l’eruzione vulcanica. La loro produzione massiva, cominciata intorno agli
5
Introduzione
anni Quaranta, è stata causata dalle attività industriali dell’uomo [10]. Le diossine
sono estremamente persistenti nell’ambiente e molto liposolubili. L’uomo ne viene
esposto principalmente attraverso l’ingestione di alimenti di origine animale tra
cui carne, pesce e latticini [11].
Fig.1 Struttura base delle diossine, variamente sostituita per ogni molecola del gruppo.
La diossina più tossica per contaminazioni di tipo ambientale e alimentare è la
2,3,7,8-tetraclorodibenzo-diossina (TCDD) (Fig. 2). Essa è estremamente
bioaccumulabile nei tessuti umani: il suo tempo di dimezzamento si è stimato
essere di 7-11 anni. La TCDD è nota per essere stata ampiamente utilizzata dalle
forze militari degli Stati Uniti nella Guerra del Vietnam come defoliante. La
molecola veniva chiamata Agente Arancio e il suo impiego era finalizzato ad
eliminare la copertura forestale e distruggere le colture. Sono stati svolti studi
sull’esposizione dei soldati americani a questa molecola e si è riscontrato che a
distanza di quattro decenni questa diossina fosse ancora presente nei tessuti lipidici
[10]. Fig.2 Struttura della TCDD.
Il meccanismo d’azione delle diossine si esplica attraverso il loro legame con il
recettore degli idrocarburi arilici aromatici: esso può indurre la trascrizione o la
repressione di geni, in particolare quelli del citocromo P450. Inoltre, le diossine
possono interagire con i recettori nucleari per gli estrogeni e per gli androgeni [12].
A causa di queste interazioni, le diossine sono implicate in una lunga serie di
disturbi: esse sono fattori di rischio per il cancro; comportano deficienza
immunitaria, anomalie riproduttive e dello sviluppo, insorgenza di patologie come
6
Introduzione
il diabete e la cloracne. Possono inoltre compromettere il funzionamento del
sistema nervoso centrale (SNC) e periferico [10].
I policlorobifenili (PCB) sono una classe costituita da 209 composti
organoclorurati e singolarmente indicati come congeneri (Fig. 3). A partire dagli
Quaranta, le miscele di PCB furono prodotte in grandi quantità in tutto il mondo
per diverse applicazioni industriali. È stato stimato che la produzione mondiale di
queste molecole fosse di 1.2 - 2 milioni di tonnellate. Ad oggi si ritiene che 0,2 -
0,4 milioni di tonnellate siano ancora presenti nell’ambiente data la loro
persistenza [13]. Sono stati studiati a fondo gli effetti che i PCB hanno sull’uomo:
possono causare endometriosi e fibromi, tumori uterini e soppressione dell’attività
degli ormoni tiroidei e del sistema immunitario. I PCB aumentano il rischio di
diabete [14] e hanno un impatto negativo sullo sviluppo neurologico [15].
Figura 3. Struttura base dei PCB. I congeneri sono variamente sostituiti.
Il diclorodifeniltricloroetano (DDT) (Fig. 4) è un insetticida molto lipofilo,
semivolatile, introdotto durante la Seconda Guerra Mondiale con applicazioni
principalmente agricole e usato anche contro la malaria. È stato stimato che la sua
produzione mondiale fosse di 4,5 milioni di tonnellate. Il suo tempo di emivita è
di 10 - 15 anni. Il DDT viene trasportato a lungo raggio da aria e acqua ed è
estremamente bioaccumulabile oltre che persistente nell’ambiente [16]. Nel 1980,
la dispersione di questa sostanza insieme ad altre simili come dicofol e
diclorodifenildicloroetilene (DDE) causò la contaminazione del Lago Apopka, in
Florida [17]. Le conseguenze riscontrate da questo evento furono il declino della
popolazione di alligatori del Lago Apopka e una diminuzione della vitalità delle
loro uova. Vennero inoltre riportate per circa un decennio diverse anomalie nello
sviluppo delle gonadi dei piccoli alligatori. Inoltre, furono rilevati squilibri nei
valori di concentrazione degli ormoni sessuali nel sangue. Questi valori,
7
Introduzione
confrontati con quelli degli alligatori dei laghi vicini, vennero correlati all’azione
del DDT [18]. Questa sostanza venne bandita dapprima in Svezia, poi negli Stati
Uniti e a seguire in tutti gli altri Paesi. Gli effetti del DDT sulla salute umana sono
molteplici: essa può dare insorgenza di leucemie e linfomi. Inoltre, può causare
altri tipi di cancro come al pancreas, al cervello, al seno e alla prostata. Il DDT è
in grado di aumentare il rischio dello sviluppo di endometriosi e di dare alterazioni
del ciclo mestruale. Infine, si sono osservati i suoi effetti dannosi nello sviluppo
neurologico [16]. Figura 4. Struttura del DDT.
(PFOS)
Il perfluoroottansulfonato (Fig. 5) è un surfactante sintetico, con molti
atomi di fluoro. La sua struttura molecolare termina con un gruppo solfonato [7].
Il PFOS è idrofobico ma proteinofilico: è una sostanza che si accumula in
particolare nel fegato, proprio per il suo legame con le proteine circolanti che
raggiungono quest’organo. Si accumula meno nel tessuto adiposo, a differenza
degli altri POPs [7]. La produzione di questa molecola è terminata nel 2001. Essa
veniva utilizzata per la produzione di polimeri che venivano incorporati nei
repellenti per le macchie e in altri agenti di rivestimento superficiale [19].
Figura 5. Struttura dei PFOS.
L’acido perfluoroottanico (PFOA) (Fig. 6) è anch’esso un surfactante. Ha una
struttura simile al PFOS, ma termina con un gruppo carbossilico. Il PFOA ha un
grande potenziale di accumularsi nei tessuti umani lipofili. La sua maggiore
8
Introduzione
applicazione fu quella di emulsionante nella produzione di fluoropolimeri come il
Teflon. Inoltre, viene utilizzato nelle industrie per la sua capacità di conferire a
prodotti come abbigliamento, tappeti e pentole la resistenza ad alte temperature
[19]. Figura 6. Struttura dei PFOA.
Gli effetti di PFOS e PFOA sono stati riscontrati in diversi studi epidemiologici
nella riproduzione maschile e femminile. Causano cambiamenti nei livelli di
ormoni quali estrogeni, testosterone, ormone luteinizzante e follicolostimolante
[20]. Inoltre, sono stati osservati effetti neurotossici di tali sostanze, che conducono
ad un ritardo dello sviluppo neuromotorio, diminuzione delle funzioni cognitive e
di memoria [21].
Sostanze Meno Persistenti e Meno Bioaccumulabili
2. Plasticizzanti: ftalati
- Fenoli non alogenati: bisfenolo A (BPA)
-
Gli ftalati (Fig. 7) sono esteri dell’acido ftalico e comprendono un vasto gruppo
di sostanze di cui il di(2-etilesil)ftalato (DEHP) (Fig. 8) è capostipite.
Queste sostanze si usano principalmente nell’industria delle plastiche come
plastificanti, ovvero come sostanze aggiunte alla materia per migliorane la
modellabilità e flessibilità. Il DEHP si impiega anche come solvente nei prodotti
per la cura personale, veicolo per pesticidi, negli imballaggi alimentari e nella
produzione di vari oggetti quali dispositivi medici, giochi, cavi, inchiostri per
stampanti, colori, vernici e adesivi [22]. Gli effetti negativi degli ftalati sembrano
interessare l’apparato genitale-riproduttivo maschile, causando una diminuzione
dei livelli di testosterone, ipospadia e criptorchidismo [23]. Tali sostanze sono
neurotossiche e, recentemente, è stato riportato un effetto di danneggiamento a
livello degli astrociti [24]. 9
Introduzione
Figura 7. Struttura di base degli ftalati.
Figura 8. Struttura di DEHP.
Il BPA (Fig. 9) è un monomero plastificante che è stato molto usato nei paesi
industrializzati per la produzione di plastiche di uso alimentare, come contenitori
riutilizzabili di cibo e bevande, biberon per bambini, stoviglie e bottigliette
d’acqua, ma anche per la produzione di lenti per gli occhiali, tubi, oggetti di
elettroni
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Modulazione
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Modulazione segnali
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Trasmissione ed Elaborazione Numerica Versione Ridotta solo Elettronici (Modulazione Analogica, Modulazione Numeric…
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Modulazione Multilivello - fondamenti di telecomunicazioni