Estratto del documento

La memoria nel Disturbo

Dissociativo dell'Identità

Facoltà di Medicina e Psicologia

Dipartimento di Psicologia

Corso di laurea in Psicologia e processi sociali

Ilaria Mosca

Matricola 1814460

Relatore

Prof.ssa Cristina Ottaviani

A.A. 2019 - 2020 1

2

INDICE

INDICE ................................................................................... 3

Introduzione .......................................................................... 4

Capitolo 1 .............................................................................. 5

Disturbo Dissociativo dell’Identità

1. Cenni storici sul ............ 5

1.1 Jean-Martin Charcot: isteria traumatica e nevrosi .......... 7

1.2 Sigmund Freud: gli stati dell’Io .......................................... 9

1.3 Pierre Janet: la tendenza alla dissociazione psichica .. 12

Capitolo 2 ............................................................................ 14

1. Quadro sintomatologico del DID e diagnosi secondo il

DSM-5 ......................................................................................... 14

2. Eziologia del disturbo ........................................................... 19

2.1 Il modello sociocognitivo................................................ 19

2.2 Il modello post-traumatico ............................................. 23

3. Personalità, coscienza e memoria ..................................... 25

3.1 Personalità, differenze neurobiologiche fra gli alter ego

e il DID ...................................................................................... 25

3.2 Che cos’è la coscienza? .................................................. 27

3.3 Definizione di memoria. Memoria sensoriale, memoria e

breve termine e memoria a lungo termine in relazione al

DID ............................................................................................ 30

Capitolo 3 ............................................................................ 34

Studi sperimentali sull’alterazione della memoria tra gli

1.

“alter ego” .................................................................................... 34

Conclusione ........................................................................ 44

BIBLIOGRAFIA .................................................................... 46

SITOGRAFIA ....................................................................... 50

3

Introduzione

Alla base di questo elaborato vi è il Disturbo Dissociativo dell’Identità e le sue

implicazioni cliniche.

In particolare, si pone l’attenzione sull’alterazione della memoria e la sua

funzione specifica nel disturbo sopracitato: viene a formarsi un quadro estremamente

variegato che offre numerosi spunti di analisi.

Le motivazioni che mi hanno spinta ad approfondire il tema hanno una

duplice natura: da una parte troviamo una letteratura scientifica, attinente al DID,

scarna, sicuramente influenzata dalla difficoltà della comprensione di un fenomeno

così complesso; dall’altro un interesse personale che mi ha permesso di azzardare un

ragionamento critico sugli studi empirici che ho consultato.

L’elaborato mira a mettere in risalto la controversia esistente su una delle

caratteristiche fondamentali di questo disturbo: la dissociazione e l’alterazione del

sistema mnemonico dei pazienti con diagnosi di Disturbo Dissociativo dell’Identità.

Il punto di partenza dell’analisi è un excursus storico che può aiutare il lettore

a comprende l’origine dei concetti di cui si andrà a parlare nel lavoro, ed il loro

cambiamento nel tempo, grazie a studi empirici e nuove e più complete definizioni;

il lettore potrà, successivamente, apprendere gli elementi clinici appartenenti al

disturbo arrivando, infine, ad una descrizione di studi sperimentali che evidenziano

la questione, ancora aperta, sull’alterazione della memoria in pazienti con diagnosi

di DID. 4

Capitolo 1

Cenni storici sul Disturbo Dissociativo dell’Identità

1.

A tutti noi può essere capitato, occasionalmente, di mettere in atto dei

comportamenti in modo “automatico”, come ad esempio guidare senza pensare in

modo attento e consapevole alle strade da percorrere per giungere alla meta: questo

può essere considerato come un ordinario episodio di dissociazione tra la nostra

mente ed il nostro corpo dovuto a quello che abitualmente viene definito

“sovrappensiero”; possiamo ragionevolmente affermare che casi di questo tipo non

influenzano la vita quotidiana dell’individuo.

I pazienti affetti da Disturbo Dissociativo dell’Identità (DID), di contro, vivono

una sorta di allontanamento dalla propria realtà, interna ed esterna, e conseguente

sospensione della registrazione degli eventi in memoria che innegabilmente

1

condizionano la qualità della vita dell’individuo.

Questo disturbo ha attirato, da sempre, l’attenzione del pubblico attraverso

opere artistiche, teatrali e letterarie ma, soprattutto, quella dei ricercatori, la cui

intenzione, era ed è, quella di spiegare il perché avviene in questi pazienti una sorta

di scissione tra mente e corpo, le cui manifestazioni reali erano osservabili grazie

sintomi fisici non riconducibili ad alcuna spiegazione di ordine clinico.

2

Per quanto di interesse nella presente trattazione, occorre a questo punto

soffermarsi sulla nascita e lo sviluppo di teorie e tecniche che hanno avuto un ruolo

fondamentale nell’evoluzione del concetto di Disturbo Dissociativo dell’Identità.

Infatti, a più di un secolo dalla nascita della psicologia moderna (come meglio

si dirà in seguito), le conoscenze scientifiche attuali affermano che i soggetti affetti da

Disturbo Dissociativo dell’Identità (DID) mostrano una “compartimentazione e/o auto-

1 Mesrobian, S. T. (2016), Ritual abuse and dissociation, ProQuest, p. 3.

2 Lombardi, R. (2019), “Mysteries, abysses and impasses in body-mind dissociation”, The International Journal of

Psychoanalysis, Vol. 100, No. 6, p. 1371. 5

frammentazione del Sé” . Nello specifico, si fa riferimento ad un meccanismo di difesa

3

attuato dal cervello per tutelare l’individuo che ha subìto gravi traumi che lo induce

in una sorta di “assenza psicologica”.

Nel XVIII secolo la dissociazione è stata strettamente legata ai concetti di

ipnosi e possessione. Un intenso interesse per lo spiritismo e le tecniche magico-

mistiche ha, difatti, portato Johann Joseph Gassner prima e Franz Anton Mesmer

dopo, ad indagare in questo ambito per trovare possibili spiegazioni che

giustificassero i fenomeni di alterazione della coscienza nei pazienti.

Nel 1775 il trattamento su malati soggetti a scissione di Johann Joseph Gassner

è stato criticato dal mondo ecclesiastico e successivamente considerato non come un

semplice rito religioso ma, bensì, come un approccio curativo elaborato e

psicologicamente orientato. Il prete tedesco utilizzava l’imposizione delle mani per

esorcizzare gli individui e liberarli dalla possessione demoniaca. Per prima cosa egli

esortava i demoni (sintomi) a mostrarsi; questo passaggio veniva ripetuto per più

volte nel trial metodologico: se i demoni si fossero mostrati si sarebbe avuta la

conferma che si aveva a che fare con una malattia soprannaturale trattabile con

l’esorcismo; in caso contrario, il prete tedesco avrebbe indirizzato i pazienti a

consultare un medico designato alla cura di malattie naturali .

4

È importante sottolineare che durante tutta la procedura Gassner provocava

in prima persona i sintomi nei soggetti che si pensava fossero impossessati da forze

soprannaturali, facendoli successivamente sparire con un contro-comando; poi,

istruiva i pazienti a far sparire i sintomi come egli stesso faceva, vale a dire attraverso

l’uso delle formule di esorcismo. È grazie a queste precisazioni che possiamo

comprendere perché l’esorcismo di Gassner era inteso anche come una tecnica di

auto-controllo.

3 Brand, B., Loewenstein, R. J. (2010) Dissociative Disorders: An Overview of Assessment, Phenomonology, and

Treatment, Psychiatric Times, October 2010, p. 63.

4 Burkhard, P. (2005), International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis, “Grassner’s Exorcism-not

Mesmer’s Magnetism-is the Real Predecessor of Modern Hypnosis”, pp. 1-12.

6

Inoltre, sempre nel 1775, il medico tedesco Franz Mesmer fu chiamato a

Monaco per osservare e valutare gli esorcismi di Gassner. Mesmer introdusse il

concetto di “Mesmerismo” o “Magnetismo animale” che ha sostituito la

5

metodologia di Gassner. Mesmer descrisse un modello esplicativo basato sulla

convinzione dell’esistenza, all’interno degli individui, di un fluido identificabile

come una forza magnetica la cui cura consisteva nell’utilizzo di calamite per

sbloccare l’accumulo di fluido nelle diverse parti del corpo.

Nonostante il successivo fallimento della teoria, questa ha gettato le basi per gli studi

sull’ipnosi ed i suoi effetti.

Per comprendere in pieno il DID e la sua frequente comorbilità con i Disturbi

da sintomi somatici, inizialmente ricondotti sotto la denominazione di “Disturbi da

conversione”, si andranno ad analizzare, nei prossimi paragrafi, tre grandi teorie del

periodo a cavallo tra il XIX e il XX secolo. I Disturbi da sintomi somatici comportano

che la persona lamenta sintomi che suggeriscono un deficit o un’alterazione fisica,

spesso non riconducibili ad una spiegazione di ordine clinico.

1.1 Jean-Martin Charcot: isteria traumatica e nevrosi

Jean-Martin Charcot (1825-1893) è stato un neurologo francese noto

principalmente per i suoi studi sull’isteria e sulle nevrosi. Egli fu direttore del Gruppo

ospedaliero de la Pitié-Salpêtrière, istituto che, nel tempo, fu utilizzato anche come

carcere per prostitute e manicomio per pazienti con attacchi epilettici e malattie

mentali in genere; divenne, così, un rinomato centro psichiatrico che richiamò

studenti universitari da tutta Europa.

Per condurre le sue analisi Charcot utilizzò, inizialmente, un metodo basato

sull’osservazione anatomo-clinica che si poneva l’obiettivo di spiegare i disturbi

6

5 Burkhard, P. (2010), International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis, “On the History of Dissociative

Identity Disorders in Germany: The Doctor Justinus Kerner and the Girl From Orlach, or Possession as an “Exchange of

the Self”, p. 83.

6 Gazzillo, F., Ortu, F. (2013), Sigmund Freud, la costruzione di un sapere, Roma, Carocci editore S.p.A., p. 44.

7

mentali come il risultato di lesioni cerebrali. Tuttavia, questa metodologia non trovò

riscontro durante gli esami autoptici ed il medico francese, quindi, sostenne che non

si trattava di “alcuna lesione materiale grossolana, si tratta di una lesione dinamica” .

7

A questo punto fu costretto a trovare un’altra logica che lo aiutasse ad

individuare il denominatore comune tra tutte le sintomatologie alla base delle crisi

isteriche.

Alla fine del XIX secolo egli avanzò un’ipotesi secondo cui i processi cerebrali

alla base degli inspiegabili sintomi dell’isteria fossero gli stessi che si attivano e

producono condotte pseudo-neurologiche durante una seduta ipnotica .

8

Occorre ora approfondire brevemente il meccanismo ipnotico ed i suoi effetti.

L’ipnosi è uno stato alterato di coscienza indotto. Durante un episodio ipnotico

alcune capacità sono intensificate mentre altre possono svanire, attraverso

modificazioni fisiologiche, motorie e sensoriali . L’obiettivo, più o meno riconosciuto,

9

del processo, è quello di ridurre il campo della coscienza del paziente e di indirizzare

la sua attenzione dagli stimoli esterni a quelli prodotti dall’ipnotista che rimane a

contatto con l’ipnotizzato che lentamente si allontana dalla realtà esterna .

10

A riguardo, il medico francese, sostituendo al proprio approccio il metodo

anatomo-clinico con quello psicologico, paragonò il processo ipnotico alla

sintomatologia presente durante una crisi isterica .

11

Egli giunse ad ipotizzare che la causa dell’isteria potesse essere ricondotta alla

presenza di idee cosiddette “fisse” che rimangono isolate da tutti i meccanismi

12

cognitivi coscienti dell’individuo.

7 Charcot, J. M. (1888), L’hystérie-Textes choisis et présénts par E. Trillat, Privat Editeur, p.93.

8 Bell, V., Deeley, Q., Halligan, P. W., Oakley, D. A. (2009), Dissociation in hysteria and hypnosis: evidence from

cognitive neuroscience, Journal of Neurology Neurosurgery Psychiatry, abstract, p. 332

9 Brown, D. P., Fromm, E. (2009), Hypnosis and Behavioral medicine, Routledge, Taylor and Francis Group,

foreword.

10 Mosconi, G., (2008), Ipnosi neo-ericksoniana: la psicoterapia e il training ipnotico, Franco Angeli, p.16.

11 Gazzillo, F., Ortu, F. (2013), Sigmund Freud, la costruzione di un sapere, Roma, Carocci editore S.p.A. p. 48.

12 Bell, V., Deeley, Q., Halligan, P. W., Oakley, D. A. (2009), Dissociation in hysteria and hypnosis: evidence from

cognitive neuroscience, Journal of Neurology Neurosurgery Psychiatry, p. 332

8

Charcot parlò inoltre di un indice di ipnotizzabilità, ossia la tendenza di ogni

individuo a mettere in atto dei meccanismi di dissociazione mentale ; questo indice

13

è quantificabile attraverso il numero di sintomi di conversione e dissociazione che il

soggetto mostra durante le sedute con il terapeuta.

14

In conclusione, alla luce di quanto detto, si può affermare che per Charcot i

pazienti con crisi isteriche erano soggetti con una naturale propensione alla

dissociazione, accentuata dalla presenza di idee “fisse” originate da traumi passati,

idee che sfociano in una rappresentazione verso il mondo esterno attraverso dei

sintomi fisici. Grazie all’ipnosi il terapeuta era in grado di restringere il campo della

coscienza del paziente, manipolandolo, riuscendo ad evitare che ricordi e pensieri

non consapevoli influenzassero il comportamento dell’individuo.

1.2 Sigmund Freud: gli stati dell’Io

Nel 1885 Sigmund Freud collaborò con Jean-Martin Charcot nel laboratorio di

anatomia patologica della Salpêtrière. Non volendosi però accontentare

dell’accostamento dei fenomeni isterici a quelli ipnotici, si allontana dalle idee del

collega, indirizzando la propria attenzione verso un’ipotesi che mettesse in luce

l’attività inconscia alla base dell’origine dei sintomi .

15

Per comprendere in pieno la prima teoria sulla dissociazione che Freud

formulò, bisogna innanzitutto partire dal presupposto che egli fece delle sue tesi le

spiegazioni di base tanto dei meccanismi mentali normali che di quelli patologici

legati anche alla presenza dell’isteria nei pazienti.

16

Nell’opera “Studi sull’Isteria” del 1892, in collaborazione con il medico e

psichiatra austriaco Josef Breuer, Freud affermò:

13 Gazzillo, F., Ortu, F. (2013), Sigmund Freud, la costruzione di un sapere, Roma, Carocci editore S.p.A., p. 51

14 Bell, V., Deeley, Q., Halligan, P. W., Oakley, D. A. (2009), Dissociation in hysteria and hypnosis: evidence from

cognitive neuroscience, Journal of Neurology Neurosurgery Psychiatry, p. 332

15 Gazzillo, F., Ortu, F. (2013), Sigmund Freud, la costruzione di un sapere, Roma, Carocci editore S.p.A., p. 54

16 Ibidem, p. 80 9

“Quando abbiamo elencato le condizioni che, secondo la nostra

esperienza, sono decisive perché da traumi psichici si sviluppino

fenomeni isterici, abbiamo già dovuto parlare di stati anormali della

coscienza in cui tali rappresentazioni patogene hanno origine e abbiamo

già dovuto rilevare il fatto che il ricordo del trauma psichico agente non

è ritrovabile nella normale memoria del malato, bensì nella sua memoria

durante l’ipnosi. Ora, quanto più abbiamo continuato ad occuparci di

questo fenomeno, tanto più sicura è divenuta la nostra convinzione che

quella scissione della coscienza così sorprendente nei noti casi classici di

Double coscience [coscienza doppia], esiste in stato rudimentale in ogni

isteria e che la tendenza a tale dissociazione e quindi al manifestarsi di

stati anormali della coscienza, che chiameremo “ipnoidi”, è il fenomeno

basilare di tale nevrosi. […] Questi stati ipnoidi, per quanto diversi

possano essere, concordano tutti fra loro e con l’ipnosi in un punto: le

rappresentazioni in essi affioranti sono molto intense, ma sono tagliate

fuori dai rapporti associativi con il rimanente contenuto della coscienza.

Fra di loro questi stati ipnoidi sono associabili e il loro contenuto

rappresentativo può anche raggiungere per tale via i più diversi gradi di

organizzazione psichica.” 17

In questo scritto i due autori spiegano come, attraverso la pratica clinica, si sono

trovati a dover ipnotizzare i pazienti per poter risalire al momento in cui è avvenuto

l’incidente che, conseguentemente, ha provocato il trauma psichico provando a

dimostrare, in un secondo tempo, una connessione con la prima comparsa dei

sintomi , giungendo alla seguente conclusione: i sintomi sono prodotti da eventi

18

esterni, avvenuti, in alcuni casi, in occasioni molto lontane nel tempo rispetto alla

17 Breuer, J., Freud, S. (1892), Studi sull’Isteria (1886-1895), Bollati Borignhieri, pp. 1-465.

18 Breuer, J., Freud, S., Strachey, J. (a cura di) (2000), Studies on hysteria, the definitive edition with a new foreword

by Irvin D. Yalom, Basic Books Inc. 10

comparsa dei primi sintomi ed esiste un’evidente relazione determinante tra i due

elementi che porta alla comparsa di sintomi somatici dell’isteria che possono essere

definiti come il risultato di traumi reali subiti dal soggetto che, relegati in una parte

inconscia della sua psiche, non vengo abreagiti e t

Anteprima
Vedrai una selezione di 12 pagine su 51
Memoria nel disturbo dissociativo dell'identità Pag. 1 Memoria nel disturbo dissociativo dell'identità Pag. 2
Anteprima di 12 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Memoria nel disturbo dissociativo dell'identità Pag. 6
Anteprima di 12 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Memoria nel disturbo dissociativo dell'identità Pag. 11
Anteprima di 12 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Memoria nel disturbo dissociativo dell'identità Pag. 16
Anteprima di 12 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Memoria nel disturbo dissociativo dell'identità Pag. 21
Anteprima di 12 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Memoria nel disturbo dissociativo dell'identità Pag. 26
Anteprima di 12 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Memoria nel disturbo dissociativo dell'identità Pag. 31
Anteprima di 12 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Memoria nel disturbo dissociativo dell'identità Pag. 36
Anteprima di 12 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Memoria nel disturbo dissociativo dell'identità Pag. 41
Anteprima di 12 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Memoria nel disturbo dissociativo dell'identità Pag. 46
Anteprima di 12 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Memoria nel disturbo dissociativo dell'identità Pag. 51
1 su 51
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilariamsc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Ottaviani Cristina.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community