La mascolinità egemone in decostruzione.
Lo studio del caso Harry Styles
Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione
Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale
Corso di Laurea in Comunicazione, Tecnologie e Culture Digitali
Noemi Lania Relatrice
Matricola 2062231 Gaia Peruzzi
Anno Accademico: 2024 – 2025
INDICE
ABSTRACT .............................................................................................................................. 3
INTRODUZIONE .................................................................................................................... 4
CAPITOLO 1 ........................................................................................................................... 6
Teorie e modelli della mascolinità .......................................................................................... 6
1.1 Breve storia della mascolinità .......................................................................................... 6
1.2 Mascolinità egemone e mascolinità fluida ....................................................................... 8
1.3 Mascolinità subordinate, marginalizzate, complici ........................................................ 12
CAPITOLO 2 ......................................................................................................................... 16
Moda, media e costruzione dell’identità maschile .............................................................. 16
2.1 Media, moda e rappresentazioni di genere ..................................................................... 16
2.2 La moda maschile come linguaggio e pratica culturale di genere ................................. 23
2.3 La moda maschile contemporanea ................................................................................. 26
CAPITOLO 3 ......................................................................................................................... 30
Il caso Harry Styles ................................................................................................................ 30
3.1 Biografia e costruzione pubblica del personaggio ......................................................... 30
3.2 Corpus e metodo di analisi ............................................................................................. 36
3.3 Harry Styles: un modello di mascolinità fluida .............................................................. 37
CONCLUSIONE .................................................................................................................... 43
BIBLIOGRAFIA ................................................................................................................... 45
SITOGRAFIA ........................................................................................................................ 47
INDICE DELLE FIGURE .................................................................................................... 49
2
ABSTRACT
La presente ricerca analizza la mascolinità come costruzione sociale e culturale, con particolare
attenzione al modo in cui moda e media ne influenzano rappresentazioni e trasformazioni.
Dopo aver ricostruito i principali modelli teorici: dalla mascolinità egemone (Connell) alla
performatività di genere (Butler), lo studio esamina la moda maschile come linguaggio e
pratica culturale capace di rafforzare i codici tradizionali e di aprire spazi fluidi e inclusivi. Il
caso di Harry Styles, osservato attraverso un corpus di articoli italiani e internazionali (2017–
2024), costituisce l’oggetto empirico centrale. L’analisi mostra come l’artista abbia trasformato
la propria immagine pubblica in un modello di mascolinità fluida, normalizzando estetiche
ibride. La sua figura dimostra che la decostruzione della mascolinità egemone non avviene solo
in sede teorica, ma anche attraverso la cultura pop, capace di incidere sugli immaginari
collettivi e sulle pratiche quotidiane. 3
INTRODUZIONE
Il tema della mascolinità negli ultimi decenni è diventato oggetto di crescente attenzione: per
secoli l’identità maschile è stata percepita come un dato naturale, legato a caratteristiche
‘‘innate’’ come forza, razionalità e dominio; le trasformazioni culturali contemporanee hanno
reso evidente che la mascolinità però, non è una condizione fissa, ma una costruzione storica e
sociale. In particolare, il progressivo indebolimento delle strutture patriarcali tradizionali e la
visibilità delle soggettività LGBTQIA+ hanno messo in discussione la centralità di un modello
unico e normativo di “uomo virile”.
La tesi si articola in tre capitoli. Nel primo capitolo vengono ricostruite le principali teorie e
modelli della mascolinità, con particolare attenzione alla distinzione tra mascolinità egemone,
fluida e altre configurazioni (subordinate, marginalizzate e complici). Il secondo capitolo
esplora il rapporto tra moda, media e rappresentazioni di genere, mostrando come la moda
maschile funzioni sia come linguaggio simbolico che come pratica performativa, capace di
rafforzare o destabilizzare i codici dominanti. Il terzo capitolo è dedicato al caso di Harry
Styles: la sua biografia, la costruzione pubblica del personaggio e l’analisi delle fonti, al fine
di comprendere come l’artista diventi un modello di mascolinità fluida e quali implicazioni
culturali derivino da tale rappresentazione.
Il presente lavoro, partendo dalle premesse sopra elencate, intende analizzare come la
mascolinità venga definita, rappresentata e negoziata attraverso la moda e i media, con
attenzione alcune figure pubbliche che ne ridefiniscono i confini. Il riferimento teorico
principale è la nozione di mascolinità egemone elaborata da Raewyn Connell (1995), intesa
come configurazione di pratiche e ideali che legittimano la posizione dominante degli uomini
eterosessuali nella società. Tale concetto permette di comprendere come l’identità maschile sia
un campo di tensioni in cui convivono forme subordinate, marginalizzate e complici. Allo
stesso tempo, la riflessione di Judith Butler (1990) sulla performatività di genere consente di
interpretare la mascolinità come un insieme di atti ripetuti e regolati socialmente. La moda e i
media assumono un ruolo centrale: non si tratta di semplici ambiti estetici o di consumo, ma di
veri e propri dispositivi culturali che producono significati e modelli di comportamento.
L’abito, come sostiene Roland Barthes (2024), non è mai neutro: oltre alla sua dimensione
materiale, porta con sé narrazioni e valori che i media amplificano e trasformano in immaginari
4
collettivi. La moda maschile, in particolare, ha storicamente oscillato tra sobrietà e
spettacolarità, tra imposizione di un codice virile e apertura a estetiche alternative. Oggi, grazie
anche ai social media, si assiste a una crescente pluralizzazione delle rappresentazioni: la figura
maschile non è più limitata al modello forte, razionale e invulnerabile, ma può apparire
sensibile, androgina, vulnerabile, eccentrica.
Il caso di Harry Styles diventa il punto di riferimento centrale. Ex membro della boyband One
Direction e oggi artista affermato a livello globale, è riuscito a trasformare la propria immagine
pubblica da idolo adolescenziale a icona culturale. La sua forza non risiede soltanto nella
carriera musicale, ma soprattutto nella capacità di utilizzare la moda come linguaggio creativo
e come strumento di ridefinizione identitaria. Dai look sfoggiati nei tour internazionali alle
copertine di riviste prestigiose come Vogue e GQ, fino alla collaborazione con Gucci, Styles
ha reso visibile una mascolinità fluida, che non nega la tradizione ma la reinventa,
contaminando codici maschili e femminili con naturalezza. La scelta di concentrarsi su questo
personaggio non è casuale: Harry Styles non rappresenta solo un fenomeno estetico o
mediatico, ma incarna la possibilità di normalizzare la fluidità di genere in uno spazio
mainstream, parlando contemporaneamente a pubblici diversi: dai fan adolescenti alla critica
musicale, dai lettori delle riviste di moda agli spettatori dei suoi concerti. La sua immagine si
colloca in uno spazio che richiama la mascolinità egemone e le alternative fluide, muovendosi
tra il racconto dei media e la quotidianità di chi cerca nuove possibilità di emancipazione.
Dal punto di vista metodologico, il lavoro adotta un approccio qualitativo basato sull’analisi di
un corpus di articoli e copertine pubblicati tra il 2017 e il 2024. Le fonti selezionate includono
due testate internazionali (Vogue US e GQ USA) e due italiane (Vanity Fair Italia e Fanpage.it),
in modo da evidenziare le convergenze e le differenze culturali nel modo in cui la figura di
Styles viene raccontata.
L’obiettivo complessivo è dimostrare che la figura di Harry Styles non va interpretata come
un’eccezione isolata, ma come parte di un più ampio processo di trasformazione della
mascolinità contemporanea. Attraverso la moda e i media, Styles rende tangibile la possibilità
di un maschile diverso, non fondato sul dominio ma sull’apertura, sulla creatività e sulla
vulnerabilità. Il suo esempio contribuisce a ridefinire i confini estetici della mascolinità e ad
immaginare nuovi modelli relazionali e culturali, più inclusivi e pluralistici. 5
CAPITOLO 1
Teorie e modelli della mascolinità
1.1 Breve storia della mascolinità
Il termine mascolinità fa riferimento all’insieme di caratteristiche, comportamenti, ruoli sociali
e rappresentazioni comunemente associati all’essere uomo in una determinata società e in un
determinato periodo storico. Non è una qualità intrinseca e immutabile dell’individuo, ma è un
costrutto complesso, in continua evoluzione e viene ridefinito nelle pratiche culturali, nelle
istituzioni e nei discorsi pubblici (Butler, 1990; Connell, 1995). La mascolinità, perciò, è un
insieme di norme mutevoli che si intersecano con alcune variabili, come ad esempio: classe;
razza; orientamento sessuale; contesto storico; contesto culturale e sociologico (Connell,
2000). La mascolinità, inoltre, non coincide con il sesso biologico, né va confusa con il genere
inteso in senso binario. Essa rappresenta una tra le molteplici possibili espressioni dell’identità
di genere maschile, modellata storicamente attraverso norme sociali e culturali.
Secondo quanto riportato dal Vocabolario Treccani, “Il termine deriva dal latino masculinitas,
derivato di masculus ‘‘maschile’’, che a sua volta è un diminutivo di mas ‘‘maschio’”
(Treccani, s.d.).
Il suffisso latino -ĭtas, da cui deriva l’italiano -ità, indica una condizione o una qualità astratta;
masculus, formalmente un diminutivo di mas, veniva usato in latino per indicare il “maschio”
senza accezioni riduttive. Infatti, i diminutivi in latino non esprimono necessariamente un
significato diminutivo in senso stretto, ma possono assumere sfumature affettive, specificative
o derivazionali (Treccani, s.d.)
Nel lessico italiano contemporaneo invece, il termine ha assunto nel tempo connotazioni
sempre più ampie: inizialmente veniva utilizzato in ambito medico-psicologico tra Ottocento e
Novecento per designare tratti considerati “virili’’ come forza e aggressività, successivamente
è entrato, in maniera progressiva, nel lessico delle scienze sociali per descrivere le modalità
attraverso cui l’identità maschile viene costruita, rappresentata e normata culturalmente
(Butler, 1990; Connell, 1995; Ciccone, 2009).
Negli ultimi decenni, il concetto di mascolinità ha attirato crescente attenzione nelle scienze
sociali, in particolare nei Gender Studies. La mascolinità è stata messa in discussione con la
crescita delle trasformazioni sociali contemporanee, come la crisi delle tradizionali strutture
patriarcali, l’avanzamento dei diritti delle donne, l’emergere di soggettività LGBTQIA+ e i
cambiamenti nel mondo del lavoro e della famiglia (Butler, 1990; Connell, 1995; Ciccone,
6
2009, 2016). Analizzare questo concetto oggi, significa interrogarsi non solo su cosa significhi
essere uomini, ma anche su come le forme dominanti della mascolinità contribuiscano a
riprodurre o mettere in discussione rapporti di potere. La costruzione sociale della mascolinità,
infatti, si inserisce all’interno di sistemi di potere più ampi, come il patriarcato,
l’eteronormatività, il sessismo e il razzismo sistemico, che storicamente hanno privilegiato gli
uomini eterosessuali cisgender, ponendoli in posizione dominante nelle gerarchie sociali.
Come afferma Stefano Ciccone, “parlare di mascolinità significa interrogare il potere a partire
dal vissuto degli uomini” (Ciccone, 2009, p. 17). È quindi un’operazione necessaria per
decostruire stereotipi, denunciare privilegi invisibili e aprire a modelli relazionali più paritari.
Nel corso della storia occidentale, la mascolinità ha assunto configurazioni differenti.
Nell’antichità classica, il modello virile si fondava su virtù come il coraggio e la partecipazione
alla vita pubblica, nel Medioevo, l’ideale cavalleresco poneva l’accento su onore, protezione
dei deboli e fede religiosa. Con l’avvento della modernità e della borghesia industriale, si
afferma una mascolinità legata al lavoro, all’autorità paterna e alla razionalità (Connell, 1995).
Nel Novecento, soprattutto nel secondo dopoguerra, prende forma il modello dell’“uomo
virile”, inteso come soggetto produttivo – dedito al lavoro e fonte principale di guadagno per
la famiglia – e dominante, costruito in opposizione alla femminilità e all’omosessualità. Tale
modello verrà definito da Raewyn Connell come mascolinità egemone, ossia la forma
dominante di maschilità che legittima il potere di un particolare modello di uomo –
eterosessuale, bianco, cisgender e di classe media – sugli uomini che non vi si conformano
(omosessuali, razzializzati, poveri, ecc.) e sugli altri generi (Connell, 1995).
A partire dagli anni ’90, si diffondono tuttavia discorsi alternativi che aprono a una pluralità di
vissuti e rappresentazioni. Connell stessa, in seguito, sviluppa la teoria delle mascolinità
multiple, parlando di mascolinità subordinate, marginalizzate e complici, con l’obiettivo di
superare la rigidità del modello egemone.
La mascolinità è oggi intesa come una costruzione sociale e discorsiva, prodotta attraverso
processi culturali, educativi e mediatici. Come sostiene Judith Butler (1990), il genere non è
qualcosa che si è, ma qualcosa che si fa: è il risultato di pratiche reiterate e performative. Anche
la mascolinità, dunque, è un atto, continuamente riprodotto nei contesti sociali attraverso
norme, aspettative e codici simbolici.
Pierre Bourdieu (1998) parla di dominio maschile come forma di violenza simbolica: le
rappresentazioni del maschile diventano strumenti per legittimare gerarchie e disuguaglianze,
spesso in modo invisibile, ovvero senza che vengano percepite come imposte o ingiuste, ma
7
piuttosto come naturali e inevitabili. In questa prospettiva, la mascolinità non è un’identità
stabile, ma un campo di tensioni tra norme egemoniche e pratiche sovversive.
Analizzare la storia della mascolinità consente di comprendere come sia una costruzione
culturale e sociale in continuo mutamento, e mai fissa. L’interesse per questo campo di studio
è cresciuto parallelamente alla crisi dei modelli normativi e all’emergere di forme maschilità
più fluide; trattare la mascolinità oggi, serve per decostruire i meccanismi del potere di genere
e per optare per nuove forme di maschilità più inclusive.
La mascolinità inoltre ha una dimensione fluida, quindi è il prodotto di un continuo adattamento
culturale. Le configurazioni egemoniche della mascolinità sono modelli sociali che dominano
la mascolinità e sono accettati come “normali” in modo universale mentre mascherano la loro
natura costruita e contingente. Con questa espressione si intendono quei modelli culturali
dominanti che definiscono quali caratteristiche e comportamenti sono considerati socialmente
legittimi per un uomo; sono ideali che stabiliscono, ad esempio, che un “vero uomo” debba
essere forte, eterosessuale, indipendente e di successo, escludendo o svalutando tutte le forme
di maschilità che non corrispondono a questi criteri. Queste configurazioni non racchiudono
tutte le esperienze degli uomini, ma hanno un forte peso sociale: sono dei cosiddetti modelli da
seguire che escludono e/o mettono ai margini tutte le forme di maschilità che si allontanano da
esse. Anche se questi modelli possono cambiare nel tempo e nei diversi contesti, tendono
comunque a conservare dei privilegi legati all’eterosessualità, alla virilità, al potere e al
controllo.
1.2 Mascolinità egemone e mascolinità fluida
Il concetto di mascolinità egemone fu elaborato da Raewyn Connell negli anni Ottanta dello
scorso secolo (le prime formulazioni le troviamo in Carrigan, T., Connell, B. & Lee, J., 1985),
la quale la definisce come ‘‘la configurazione della pratica di genere che incarna la risposta
attualmente accettata al problema della legittimazione del patriarcato, che garantisce (o si
ritiene garantire) la posizione dominante degli uomini e la subordinazione delle donne’’
(Connell, 1995, p. 77). Questo concetto viene successivamente riformulato da Raewyn Connell
e James W. Messerschmidt: ‘‘il modello di pratica… che consente la continuazione del
dominio degli uomini sulle donne’’ (Connell & Messerschmidt, 2005, p. 832). La mascolinità
egemo
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