Estratto del documento

Scuola di

Studi Umanistici

e della Formazione

Corso di Laurea in Scienze

dell’educazione e della formazione

“Maschietto o

Femminuccia?”

Analisi dei

condizionamenti precoci

nella costruzione

dell’identità di genere

Relatrice

Irene Biemmi

Correlatrice

Sara Guirado

Candidata

Vittoria Palazzo

Anno Accademico 2022/2023

È difficile cambiare i comportamenti a cui ci hanno

abituati, quelli che abbiamo sempre considerato giusti,

magari perché i nostri genitori ci hanno insegnato così.

Giocare in modo nuovo, con regole da reinventare, è

molto più bello, ma a qualcuno può fare un po' paura.

Da Viola e il Blu. La libertà di essere i colori che vuoi

di Bussola M. (2021) 2

INDICE GENERALE

……………………………………………………………

INTRODUZIONE p. 5

Capitolo 1

CONCETTI E INFORMAZIONI GENERALI PER COMPRENDERE

L’ANALISI…………………………………………………………………... p. 7

1.1 Partendo dalla base: definizione e breve percorso storico-sociale del

sesso e del genere…………………………………………………….. p. 7

1.1.1 Differenze di sesso o differenze di genere?...................... p. 9

1.2 Gli stereotipi di genere: che cosa sono e come si originano…….. p. 10

1.2.1 Alcuni esempi…………………………………………... p. 12

L’ordine di genere: una lotta tra ruoli e potere…………………..

1.3 p. 13

1.4 Identità di genere: definizione e processo di costruzione………... p. 16

Capitolo 2

FATTORI CHE INFLUISCONO SUL CONDIZIONAMENTO PRECOCE.. p. 19

2.1 Maschilità e femminilità: tra cambiamenti e persistenze………… p. 19

2.1.1 Essere uomo…………………………………………….. p. 20

2.1.2 Essere donna……………………………………………. p. 23

2.2 Colori di genere: storia e influenza………………………………. p. 24

2.3 Aspetti psicologico-sociali……………………………………….. p. 27

Mutamenti familiari… ………………………………….

2.3.1 p. 27

… e percezione dei figli…………………………………

2.3.2 p. 28

Capitolo 3 DELL’ADULTO

LA RESPONSABILITA’ SULLE SCELTE RELATIVE AL

GENERE DURANTE LA GRAVIDANZA E NEI PRIMI 18 MESI DI VITA:

UNA RICERCA INTERPRETATIVA………………………………………... p. 31

3.1 Il disegno di ricerca………………………………………………. p. 31

3.2 I dati quantitativi…………………………………………………. p. 34

3.3 I dati qualitativi…………………………………………………... p. 34

Conoscenza…………………………………………………… p. 34

Preparazione………………………………………………….. p. 36

3

Colori…………………………………………………………. p. 40

Percezioni e preferenze……………………………………….. p. 43

Altre considerazioni…………………………………………... p. 46

3.4 Conclusioni e limiti……………………………………………….. p.48

CONCLUSIONI………………………………………………………………. p. 53

RINGRAZIAMENTI…………………………………………………………... p. 58

TRACCIA DELL’INTERVISTA………………………………

ALLEGATO 1 - p. 59

BIBLIOGRAFIA……………………………………………………………… p. 61

4

Introduzione

Intorno ai 2 anni i bambini e le bambine cominciano a formare i concetti

riguardanti il genere (riescono ad identificare “i maschi” e “le femmine”) e tra i 3

e i 5 anni iniziano a sviluppare la loro identità di genere, comprendendo in

consapevole cosa voglia dire essere “un maschio” e cosa voglia dire

maniera

essere “una femmina”. È solo tra i 5 e i 7 anni che gli stereotipi legati al genere si

consolidano e diventano poi molto difficili da modificare e ancor di più da

1

sradicare. Ma cosa succede prima dei 2 anni? È molto importante essere

2

consapevoli degli effetti che questi stereotipi hanno o possono avere sui bambini ,

soprattutto quelli molto piccoli. Questo perché spesso i concetti relativi al genere

e all’identità (di genere) sono inconsapevolmente imposti ai bambini ancor prima

in quanto l’argomento del genere è

della loro nascita, solitamente dato per

scontato nella vita quotidiana.

Identifichiamo istantaneamente una persona come uomo o come donna, ragazzo o

ragazza, e organizziamo la maggior parte delle nostre occupazioni quotidiane sulla base

di questa distinzione… Una simile impostazione è così comune, così familiare, da

sembrare parte dell’ordine naturale delle cose. 3 e “naturali”

Sono proprio queste piccole azioni inconsce che hanno catturato la

L’obiettivo

mia attenzione e che ho deciso di analizzare nella tesi. è quello di

fornire una base d’appoggio riguardo i concetti collegati al genere e all’identità di

genere sulla quale poi costruire una ricerca, per analizzare i comportamenti di

coppie in attesa relativi a tali tematiche.

Nel primo capitolo sono presentati un ampio spettro di nozioni base che servono

per fare chiarezza all’interno del confusionario panorama del genere, aiutando

nella comprensione della ricerca. Il genere è infatti una delle principali categorie

organizzatrici della vita sociale di un individuo e pertanto risulta essenziale

riconoscere in primis la differenza tra questo concetto e quello di sesso. Le

riflessioni sul tema presentano poi il genere come un sistema socialmente

1 AINA Olaiya E. & CAMERON PETRONELLA A., Why Does Gender Matter?

Counteracting Stereotypes with Young Children, in «Dimensions of Early Childhood»,

vol. 39, n. 3, 11-20, 2011

2 Tutti i termini maschili usati in questo testo hanno una valenza neutra ed inclusiva.

L’esplicitazione sia della forma maschile che di quella femminile non è stata applicata

perché appesantisce non solo la frase ma il testo stesso.

3 CONNELL Robert W. (2002), Questioni di genere, trad. it. Il Mulino, Bologna 2006, P.

30-31 5

costruito al quale si intrecciano questioni di identità e questioni di potere.

Riconoscendo l’importanza del genere nella vita quotidiana si passa poi all’analisi

di tutti quei fattori che possono alterare e modificare la percezione dello stesso.

L’attribuzione di uno o dell’altro sesso determina il nome dato al bambino, il

modo in cui gli si parla, il colore dei suoi vestiti, i giocattoli che gli verranno

comprati e regalati. Anche dopo che i bambini sono cresciuti il genere continua a

giocare un ruolo di estrema importanza nelle loro vite: gli adulti, maschi e

femmine, hanno differenti acconciature, abbigliamento, lavoro, ruoli familiari,

interazioni, etc. Sono proprio queste differenze tra aspetti maschili e aspetti

femminili ad essere inizialmente analizzate nel secondo capitolo. Vengono poi

presentati i processi di costruzione e di socializzazione al genere che avvengono

sia nel panorama del ristretto contesto familiare, sia nel panorama più ampio della

società attuale.

Tutti gli argomenti trattati nei primi due capitoli confluiscono nella ricerca

personalmente effettuata e presentata nel terzo ed ultimo capitolo: attraverso lo

strumento dell’intervista interpretativa è stato possibile analizzare le scelte relative

al genere delle coppie in attesa di figli o con bambini entro 18 mesi. Il focus della

ricerca è stato determinato dalla carenza, nel panorama scientifico attuale, di studi

che analizzano i comportamenti di genere dei genitori con bambini molto piccoli,

che influenzano successivamente questi ultimi durante la crescita e lo sviluppo

dell’identità personale. I dati raccolti analizzano percezioni e stereotipi presenti

nelle coppie e mettono in mostra la responsabilità che queste hanno nella

nell’educazione dei

formazione e figli riguardo al genere.

conclusione dell’elaborato

La propone una visione di insieme ed ha lo scopo di

illustrare se vi siano in atto cambiamenti socio-culturali nel panorama del genere,

che valorizzino le differenze tra i generi senza ridurli ad una dimensione

normativa e binaria. 6

Capitolo 1

CONCETTI E INFORMAZIONI GENERALI PER COMPRENDERE

L’ANALISI

1.1 Partendo dalla base: definizione e breve percorso storico-

sociale del sesso e del genere

termini “sesso” e “genere” sono stati usati, in

Nel corso dei secoli i modo allusivo

e traslato, per evocare tratti caratteriali o sessuali di ciascun individuo.

Fino al 1970 circa il termine “sesso” era il più utilizzato per riferirsi comunemente

“ruoli sessuali” era

al sesso maschile e a quello femminile, mentre il termine il

termine usato per far riferimento all’adozione di definizioni culturali di

mascolinità e femminilità. Il termine “genere” venne introdotto per la prima volta

nel panorama scientifico da Gayle Rubin. Egli descrisse il sex-gender system,

definendolo come un «sistema di relazioni sociali che trasforma la sessualità

biologica in un prodotto dell’attività umana e nel quale i bisogni sessuali così

4

trasformati trovano soddisfazione» . Introdusse così la differenza semantica tra i

di “sesso” e di “genere”, qualificando il primo come l’insieme delle

concetti

caratteristiche fisiche, biologiche, cromosomiche e genetiche dell’individuo. Il

secondo come un “costrutto sociale”, cioè, un processo di costruzione sociale e

culturale sulla base di comportamenti e di caratteristiche associati a donne e

uomini, che spesso finiscono per definire anche ciò che è appropriato o meno per

una femmina o per un maschio.

Sebbene questa sia stata la prima divisione riconosciuta, già nel 1949 Simone de

5

Beauvoir affermava che «non si nasce donna ma lo si diventa» . Con questa frase

l’autrice introduce un’idea rivoluzionaria per l’epoca, secondo la quale si è

affermata la necessità di superare la visione dicotomica-gerarchica che inquadra il

come “norma” e la femmina come, appunto, “secondo sesso”.

maschio

L’utilizzo del termine “genere” sostituito a “sesso” per fare riferimento alla

categoria maschile e femminile è stato lanciato dallo psicologo John Money con

l’adozione “ruoli di genere” per distinguere

del termine tra gli organi sessuali e

l’educazione sociale di genere,

4 BRAMBILLA Lisa, Divenir donne: ETS, Pisa 2016, P.

83

5 DE BEAUVOIR Simone, Il secondo sesso, EST, Milano 1997, P. 325 7

tutti gli altri aspetti che potessero distinguere una femmina da un maschio. Money

adottò l’uso del termine “genere” per riferirsi alle componenti sia “esterne” del

“ruoli di genere”) “interne” (attualmente

genere (attualmente chiamate sia

“orientamento

chiamate sessuale).

Nello stesso periodo le femministe americane hanno cominciato ad usare la parola

“genere” per riferirsi all’organizzazione sociale della relazione tra i sessi. Questo

di spostare l’attenzione dalla condizione

permise innanzitutto di inferiorità delle

donne allo studio della costruzione sociale dell’appartenenza sessuale che

considerava anche gli uomini. Il termine è stato da loro stesse impiegato con lo

scopo di ribadire da un lato la qualità fondamentalmente sociale delle distinzioni

basate sul sesso, dall’altro il rifiuto del determinismo biologico che quest’ultimo

implicitamente imponeva. Secondo questo nuovo uso il genere sarebbe «una

6

categoria sociale imposta a un corpo sessuato».

Nonostante i notevoli sforzi impiegati nel tentativo di ridefinire la nozione di

“genere”, le femministe non sono riuscite ad impedirne l’uso come sinonimo di

“sesso”. Probabilmente perché la sola attestazione della distinzione tra sfera fisica

(natura, corpo) e sfera sociale (cultura, mente) non è stata sufficiente ad affrontare

questa confusione linguistica. La tendenza a fondere insieme i due termini è

rappresentativa della difficoltà da parte degli individui di immaginare e

fisici come invenzioni sociali, all’interno della

rappresentare i corpi relazione

dicotomica natura-cultura.

Un altro equivoco linguistico vede il termine “genere” come sostituto della

vecchia dizione “condizione femminile”. Questi, però, non possono essere

considerati come interscambiabili: in primo luogo perché il concetto di

“condizione femminile” si limitava ad indicare l’esperienza di subordinazione e di

oppressione delle donne rispetto agli uomini e da parte di questi, mentre il

di “genere” della costruzione sociale dell’appartenenza

concetto pone la questione

ad un sesso. In secondo luogo, il nuovo vocabolo prevede che la condizione

femminile venga analizzata congiuntamente a quella maschile e non più in

maniera separata, dal momento che le due condizioni si costruiscono e

determinano reciprocamente attraverso una relazione formata da legami, contrasti

6 FAZIO Ida (a cura di), Genere, politica, storia, Viella, Roma 2013, P. 36 8

e adattamenti reciproci.

Poiché entrambi gli equivoci si protraggono tutt’ora nel senso comune e nella

pratica di ricerca, è necessario operare una netta distinzione tra i due termini in

modo da sollevare la confusione concettuale e terminologica che avvolge

entrambi. La separazione netta di questi due concetti vuole precisare la non

coincidenza delle dimensioni biologica/naturale e di identità di genere, indicando

mascolinità e femminilità non siano l’effetto di una

come differenza naturale,

quanto un prodotto storicamente e culturalmente determinato e soggetto pertanto

al cambiamento e alle trasformazioni. Purtroppo non esiste una convenzione

l’utilizzo di questi

universalmente accettata per vocaboli. Uno schema comune

utilizzato da molti studiosi è quello di utilizzare "sesso" per gli aspetti biologici

(ormoni, cromosomi, genitali, etc.), mentre "genere" per gli aspetti sociali,

culturali e psicologici che distinguono i maschi dalle femmine.

1.1.1 Differenze di sesso o differenze di genere?

È evidente che esistano differenze tra i generi, queste sono talmente radicate al

“naturali” e fondanti

punto da essere definite come della nostra specie.

Simultaneamente, la cultura contribuisce ad aumentare il divario, attribuendo ad

entrambi i sessi capacità e abilità differenti, a cui vengono poi fatti aderire ruoli e

comportamenti diversi, spesso contrapposti.

Nel corso del tempo sono state elaborate numerose teorie da svariati studiosi per

e nel

provare a spiegare le diversità, soprattutto nell’atteggiamento

comportamento, riscontrate tra donne e uomini. Queste differenze sono biologiche

o sociali? La risposta a questa domanda si è articolata in quattro principali e

divergenti filoni teorici.

Il primo filone è quello delle teorie “classiche”, che connettono maschilità e

femminilità alle caratteristiche ormonali, fisiche e riproduttive. Secondo queste

teorie le differenze tra uomini e donne sono un elemento naturale, originario e

immodificabile, presente in tutte le culture.

Il secondo filone è rappresentato dalle teorie del costruttivismo sociale, che

assumono l’identità di genere come plasmata da modelli culturali e quindi fluida.

Le differenze di comportamento tra donne e uomini si sviluppano pertanto

9

attraverso l’apprendimento sociale ed un modella

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LaVivi99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia dell'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Biemmi Irene.
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