Corpi violati
Condizionamenti educativi e violenze di genere
Corpi violati
Condizionamenti educativi e violenze di genere
NUOVE FORME DI VIOLENZA SIMBOLICA:
BAMBINE E BAMBINI NELL’ IMMAGINARIO
PUBBLICITARIO (Irene Biemmi)
Affonda le radici nell’asimmetria nei rapporti di potere tra uomini e
La violenza come donne, ma anche in un un simbolismo del maschile che si basa sue fatto
prodotto culturale che virilità coincide con violenza.
Quindi, la violenza fisica agita dagli uomini sulle donne, ma anche nel gruppo maschile, trova fondamento
in una violenza simbolica sedimentata storicamente e che caratterizzava le relazioni tra i generi.
Alla base delle rela'zioni (pubbliche o private) deve essere posto l'aspetto più accattivante dei ruoli
sessuali: la complementarità, che si regge su dualismi che da sempre definiscono i campi di azione
destinati al genere maschile e femminile, facendoli apparire come naturali e quindi non modificabili
Uno dei veicoli più potenti di tale trasmissione
La violenza di genere, non è culturale è oggi rappresentato dalla
frutto di una patologia, ma deve comunicazione mass mediatica
essere interpretata come il
prodotto di una cultura sessista
con la quale siamo abituati a
interfacciarci già dall’ infanzia.
I media assumono un potere normativo sull' addestramento ai ruoli di
Socializzazione mediatica ai genere, sopratutto la televisione; diffondono uno spaccato di realtà che
ruoli di genere si affianca alle esperienze di vita reale del bambini.
Intreccio tra due mondi
« Mondo dell'esperienza diretta» con il « Mondo mediale» che offre
quale bambini/e interagiscono conoscenze indirette, filtrate a priori
personalmente e senza mediazioni dai media
Rischi derivanti da questa contaminazione
: perdita di confini chiari tra le due realtà con effetto disorientante
soprattutto per gli spettatori in età evolutiva.
Per molto tempo, la televisione è definita come una « finestra sul mondo», cioè poi si sono, uno strumento
trasparente, neutro, una sorta di specchio di realtà. Poi si sono affacciate ipotesi diverse, che leggono i
mass media come mezzi opachi che raccontano il reale usando sguardi parziali e arbitrari omettendo
alcune informazioni a vantaggio di altre.
Renata Metastasio , a proposito delle sovra e sotto rappresentazioni operate dalla tv, prende in
considerazione queste variabili: sesso, etnia, età e classe sociale.
I contenuti televisivi non sono uno
Anche i programmi pensati per le pubblico specchio fedele della realtà ad es.
infantile (cartoni animati ) si basano su un Nella fiction televisiva,vi è una
protagonismo maschile che tende a relegare ai sovra-rappresentazione dei
margini le figure femminili oppure a incasellarle personaggi di sesso maschile,
nelle consuete immagini stereotipate. bianchi, adulti, di classe sociale
medio alta. L'universo femminile è
meno visibile, ritratto in ruoli
domestici e tradizionali.
L'avvento dei cartoni animati giapponesi, che hanno successo in Italia negli anni ‘80, porta con
Le «perseguitate» ad es. Candy Candy, di solito
sè precise icone femminili orfane,focalizzate sulla ricerca dell’ amore.
Le «streghette» ricalcano il vecchio schema di donna
seduttrice, anche se poi finiscono per rinunciare alla
magia per amore.
Le «eroine con sembianze maschili». ad es. Lady Oscar, che
per avere un ruolo di prestigio in società, si travestono da
uomini.
Le «professioniste» , ad es. Jenny la tennista, dedite al
sacrificio e alla disciplina.
Proposte più attuali: cambiamento nell' immaginario femminile
Caso esemplare: evoluzione della figura della principessa nei film Disney/Pixar
Le prime principesse (Biancaneve, Cenerentola) ripropongono i valori, i paradigmi, gli ideali di
Ragazze docili, gentili, umili,
femminilità propri del periodo storico in cui si collocano
premurose, perfette angeli del focolare ed hanno come unico obiettivo quello di trovare un principe che
conferisca senso alla propria esistenza.
La bellezza è il loro principale biglietto da visita; il coro ruolo nella vicenda è quello di una attesa passiva di un
cambiamento provocato da altri l'atteggiamento remissivo ma fiducioso).
Alla fine degli anni ‘80, vi è uno scenario diverso; da "la Sirenetta" in poi le nuove eroine dei film Disney
cambiano sembianze: vogliono scoprire i mondo sono intelligenti, capaci de guardare oltre l’ apparenza,
sfidano le regole imposte da famiglia e società, hanno senso di indipendenza e sono alla ricerca del vero
amore, non più del Principe Azzurro (“Aladdin”).
Svolgono un ruolo attivo nella società, combattono per il proprio popolo (“Pocahontas”), anche se per
farlo devono travestirsi da uomo.
Le principesse del 2000 (“la Principessa e il ranocchio”, “Rapunzel”,“Brave-Ribel”) sono ormai
completamente affrancate dal modello tradizionale della "Bella addormentata nel bosco".
Analoga evoluzione si ha anche nelle rappresentazione del genere femminile adulto.
Nella fiction televisiva italiana, dagli anni '80, iniziano ad entrare in scena alcune immagini
di " donna moderna" intesa come une professionista in carriera in ambienti lavorativi
considerati tradizionalmente maschili. (Donna medico, donna poliziotto, donna avvocato).
Discorso a sè vale, invece, per la pubblicità che risulta ancora oggi il contenitore della
programmazione televisiva meno recettivo ad accogliere le trasformazioni in atto nell’
immaginario femminile ma anche maschile.
La pubblicità è incisiva nel processo di socializzazione mediatica
Pubblicità sessiste nei infantile poiché è amata dai piccoli telespettatori per alcune
programmi per l’ infanzia caratteristiche:
Ripetitività
Brevità temporale
Familiarità e riconoscibilità delle situazioni rappresentate
Semplicità del messaggio verbale e iconico
Attrattività del prodotto stesso come chiave d'accesso in un
mondo ideale
I giovani attori e giovani attrici degli spot devono risultare seducenti e accattivanti.
Centrale è il ruolo della socialità, poiché i programmi e i prodotti pubblicizzati spesso sono nel
gruppo di amici un elemento di interesse comune, sul quale si sviluppano conoscenze condivise.
Non essere aggiornati sui contenuti della pubblicità vuol dire poter essere estromessi dalle
dinamiche comunicative attivate nel gruppo dei pari e non possedere i prodotti può determinare
Serve a pilotare i bambini/e verso
insicurezza e paura di non essere socialmente accettati. scelte di acquisto "adatte" al proprio
genere di appartenenza.
La pubblicità veicola precise indicazioni su come comportarsi parlare, vestirsi, giocare in quanto maschi
e in quanto femmine. A tale scopo i messaggi sono tipizzati su base sessuale: si rivolgono ai due sessi
facendo leva sui modelli de genere più tradizionali i avari costruiscono altri esempi a cui i bambini e
bambine attengono per el formazione delle propria identità di genere.
Si crea un circolo vizioso, per cui le pubblicità rinforza un immaginario sessista già assimilato dai
bambini attraverso le altre agenzie di comunicazione ed educazione (scuola, famiglia).
Il mondo rappresentato nelle pubblicità per bambini/e si tinge di rosa o di azzurro per rimarcare i
due diversi target a cui si rivolge.
Si distinguono per le strategie comunicative e le caratteristiche formali, visive, sonore e anche per i
contenuti trasmessi.
Le pubblicità per bambine hanno Le pubblicità per bambini hanno
caratteristiche narrative più soft con cambi di immagine più metti e più
ritmi più lenti, musica melodica, toni prevalenti, musica forte e ritmata,
pacati, cambi di immagine più diluiti nel musica pop-rock. Gli spot maschili
tempo (dissolvezze). Gli ambenti degli sono ambientati in spazi aperti,
spot femminili sono chiusi, scenari lontani e sconosciuti, talvolta
rassicuranti, con colori tenui e pastello. pericolosi e a tinte forti (colore nero,
grigio, blu, rosso).
Secondo la "cultivation theory " la continua fruizione del mezzo televisivo durante la vita, produce come
effetto la formazione negli spettatori di immagini di realtà omologanti e unificate. Abbracciando tale teoria,
si può dire che l' esposizione a pubblicità sessiste durante I‘infanzia, costituisce la prima tappe di un
percorso di assunzione di una visione semplificata del mondo, in cui donne e uomini hanno ruoli e
caratteristiche preconfezionate e immodificabili.
I GIOCATTOLI sono il prodotto più presente nelle pubblicità per l’infanzia e su di essi si realizzano processo
di «addestramento» ai futuri ruoli adulti.
Per ie target maschile si pubblicizzano veicoli, piste, bambolotti che rappresentano guerrieri, castelli,
videogiochi, robot. Il tema principale è la guerra e valori dominanti sono velocità,
coraggio,competizione, rischio e avventura. I bambini degli spot sono attivi, indipendenti e le loro
azioni sono improntante alla lotta per il potere e competitività con una totale esclusione di emozioni;
dalle loro espressioni emergono concentrazione, aggressività e sforzo fisico.
Invece di promuovere l'idea del gioco collaborativo, allegro e festoso si vede che la soddisfazione non
nasce dal divertimento, ma dalla sconfitta dell’antagonista.
Per affermare la propria mascoli'nità i bambini sono costretti a dare continue prove di coraggio,
aggressività anche se magari sono totalmente lontani dal loro sentire e dalle loro inclinazioni.
Violenza elemento fondante della costruzione della virilità.
Sul fronte femminile le giovani attrici protagoniste, si prendono cura de bambole e del proprio
abbellimento personale. Mentre giocano dai loro volti traspare allegria, divertimento, stupore,
tenerezza e tranquillità. I loro giochi abbracciano l'idea del gioco cooperativo, tinteggiato da tratti di
calma, gioca, emozione. I giocatori usati dalle bambine sono: casette e castelli, stoviglie in miniatura,
accessori per la casa, per l’ abbellimento e bambole. Quelle con sembianze di neonati
alimentano ie «senso materno » e quelle che
rappresentano donne o ragazze sono
Avvento delle Barbie alla fine degli anni ’50 produce modelli di identificazione.
una piccola rivoluzione nel rapporto tra bambine e
bambole Si decentra dall' accudimento e si
impronta alla cura dell' aspetto estetico
Giocare con le Barbie significava vivere in un presente di viaggi nel camper, di lavori con
divise dettagliate, di ozio a bordo piscina. Barbie inaugura el fenomeno delle « fashion dolls »,
bambine di immagine, ma parallelamente hanno anche il merito di offrire alle bambine la
possibilità sognare una realizzazione nella vita professionale. Barbie incarna la figura di una
donna emancipata, intraprendente, capace di svolgere molti mestieri, sia tradizionali che inediti.
Sulla stessa scia delle « fashion dolls », negli anni 2000 vi è l'avvento delle Bratz.
Alla bellezza classica di Barbie, si sostituisce una fisicità prorompente, quasi irrealistica; testa
enorme, corpo sottile, occhi grandi e truccati, nasi molto piccoli e gambe lunghe. Ciò che le
rende molto diverse è ie loro atteggiamento da « cattive ragazze »: impetuoso, battagliero ma
anche seducente e accattivante. Se il modello-Barbie è stato criticato per aver riprodotto ie
modello di bellezza femminile su canoni tradizionali, il modello-
Bratz porta con sè un rischio ancora peggiore per le nuove
generazioni di bambine: quello di una loro sessualizzazione
precoce.
Con la tv si modificano i processi di socializzazione
Processi di adultizzazione infantile; la tv crea un ambiente elettronico comune dove,
e sessualizzazione precoci bambini e i ragazzi accedono a informazioni prima riservate
al mondo adulto. .
Infanzia come categoria che sta scomparendo
L'infanzia come periodo protetto della vita è quasi scomparsa. Oggi i bambini sembrano meno
bambini, hanno un linguaggio e un comportamento più adulto rispetto al passato.
La televisione sta eliminando la linea divisoria tra infanzia ed età adulta in 3 modi:
1) Essa non richiede un' istruzione per comprenderne la forma
2) Non impone difficili questioni di natura intellettuale o etica
3) Non separa gli uni dagli altri suoi telespettatori
Adulti e bambini si fondono in una sorta di soggetto ibrido: le «bambino adulto».
Quindi, si assiste ed una adultizzazione precoce dei bambini che si sviluppa insieme ad
una infantilizzazione degli adulti. in questo contesto va inquadrato il fenomeno della
erotizzazione precoce dei bambini messa in atto dai mass media.
Oggi l'esposizione dei più piccoli a tematiche di tipo sessuale non avviene più solo in forma
indiretta, ma in modo più diretto: bambini e bambine soprattutto nelle pubblicità diventano
protagonisti di messaggi di tipo erotico. La «sindrome di Lolita» colpisce sopratutto le bambine,
per esempio le giovani protagoniste delle pubblicità di moda che scimmiottano atteggiamenti propri
di modelle adulte professioniste. oggettivazione dei corpi femminili, compresi quelli infantili, è
diventata un fastidioso leitmotiv. Il modello della donna sexy e disponibile, complice passiva dello
sguardo maschile, offre una precisa rappresentazione dei rapporti di potere tra i sessi che va ad
inquinare l’immaginario delle giovani generazioni.
L'immaginario di genere veicolato a livello massmediatico
Verso nuove relazioni di incide nei processi di costruzione identitaria, nella
genere: oltre il rosa e formazione dei concetti di femminilità e mascolinità e nello
l'azzurro strutturarsi delle relazioni tra i generi. La programmazione
televisiva tratteggia una visione dei ruoli fortemente
I 2 mondi rosa e azzurro polarizzata e radicata su stereotipi sessisti spesso già
superati nella realtà.
rimangono separati e non
comunicanti
Il dover-essere maschile si gioca tuto sulla capacità di manifestare un atteggiamento forte e
prevaricante; il dover-essere femminile impone di sapersi prendere cura degli altri e del proprio aspetto, e
Le pubblicità sono complici di una rappresentazione della
di accettare di diventare oggetto dello sguardo maschile. realtà che legittima rapporti violenti tra uomini e donne
VIOLETTA E LE ALTRE.
VECCHI STEREOTIPI E NUOVE
CENSURE (Anna Antoniazzi)
Ci sono violenze agite su bambini/e insidiose, che non lasciano segni sul corpi ma
La fine precoce sottraggono all ' infanzia sogni, aspirazioni, progetti.
dell'infanzia Ci sono modelli sui quali da secoli la società patriarcale ha fatto affidamento per
conservare se stessa e mantenere le donne sottomesse, e lo ha fatto imponendo
modelli femminili nei quali si rispecchiassero
è nella contemporaneità che questo atteggiamento na assunto caratteristiche più pericolose perché
subdole, ambigue in quanto apparentemente aperte e fioriere di libertà personale.
Qualche anno fa, si poteva menzionare «Hello Kitty» e le «Winx» come modelli immaginativi proposti.
La prima, una gattina disegnata senza bocca, quasi a sottolineare che il femminile non deve esprimersi con
le parole; le seconde, sono fate che acquistano credibilità solo quando si trasformano per manifestare i
propri poteri magici.
come modello e paradigma per l'infanzia, si fa riferimento a Violetta, protagonista della
telenovela argentina prodotta da Disney Ragazza di 16 anni che ama
In apparenza nulla di strano, in realtà il target al cantare, e il padre la ostacola.
quale si rivolge non sono solo le pre e le Riesce a partecipare a studio
adolescenti, ma le bambine che dai 6 anni passano 21, un talent-show e scuola.
in modo traumatico da un cartone come « Peppa Lì stringe nuovi legami, e si
Pig» a « Violetta », dove non cambia solo la tonalità innamora.
cromatica ma l'approccio stesso ai sentimenti, al
mondo, alla vita.
È un fenomeno antico che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti: le bambine
sono da sempre spinte a uscire precocemente dalla dimensione infantile per diventare
"donne". Immedesimarsi in qualcuno di più grande produce sessualizzazione precoce poiché i
bambini sono esposti a stimoli visivi e emotivi che ne alterano l'equilibrio. Violetta è emblema
di una femminilità stereotipata: l'educazione delle bambine sembra aver fatto un salto
all'indietro, dal momento che fin da piccole la moda le spinge a mostrare il proprio corpo.
« Violetta » è un tipico esempio di "crossmedialità specifica" nel quale i contenuti relativi a
uno stesso personaggio tipo, colonizzano l'immaginario infantile, il tempo libero, i sogni,
senza lasciare spazio ad altro. I bambini/e non sono solo influenzati dai modelli
educativi incarnati dagli adulti di riferimento, ma da quelli che i media propongono e si
rapportano al gruppo dei pari attraverso limitazione di quei modelli.
Violetta ma anche prima di lei Barbie, Winx, Bratz, sono icone che
Un eterno presente sanciscono vecchie prassi educative in grado di proiettare le bambine
adolescenziale in un universo altro rispetto alla loro esperienza, fisicità, emozioni.
In questa tendenza si può scorgere una recrudescenza del mito dell’ eterna giovinezza che tende a ridurre
l’esistenza umana a un perpetuo presente adolescenziale.
I concerti del 2014 di violetta, non hanno solo "catturato" le bambine e le mamme, ma hanno messo in
evidenza alcuni elementi: foto e video riportati da giornali, riviste, appaiono rimarcare un modo simile di
truccarsi, atteggiarsi da parte delle bambine e delle loro genitrici. In tale atteggiamento, il punto di vista
comportament
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