INDICE
ABSTRACT pag. 3
INTRODUZIONE pag. 4
COSA SONO I COMPORTAMENTI PROBLEMA pag. 5
LE TECNICHE DI OSSERVAZIONE pag. 6
- osservazione informale, osservazione sistematica, l’analisi funzionale del comportamento.
L’OSSERVAZIONE SISTEMATICA DEL COMPORTAMENTO: pag. 10
- esempi applicativi.
STRATEGIE DI INTERVENTO EDUCATIVO pag. 13
CONCLUSIONI pag. 15
BIBLIOGRAFIA / SITOGRAFIA pag. 16
ALLEGATI pag. 17
INDICE
- ABSTRACT pag. 3
- INTRODUZIONE pag. 4
- COSA SONO I COMPORTAMENTI PROBLEMA pag. 5
- LE TECNICHE DI OSSERVAZIONE pag. 6
- osservazione informale, osservazione sistematica, l'analisi funzionale del comportamento.
- L'OSSERVAZIONE SISTEMATICA DEL COMPORTAMENTO: pag. 10
- esempi applicativi.
- STRATEGIE DI INTERVENTO EDUCATIVO pag. 13
- CONCLUSIONI pag. 15
- BIBLIOGRAFIA / SITOGRAFIA pag. 16
- ALLEGATI pag. 17
ABSTRACT
La scuola odierna è chiamata ad intervenire in modo competente verso specifici comportamenti disfunzionali, denominati "comportamenti problema" in quanto sono problematici per l'alunno che li manifesta in termini di ostacolo all'interazione positiva con i contesti di crescita e di sviluppo. L'intervento da parte degli insegnanti deve essere guidato da un'analisi accurata e strutturata del comportamento disfunzionale messo in atto, analisi compiuta attraverso specifici strumenti sviluppati nell'ambito della psicologia comportamentale applicata. Tra questi strumenti la dissertazione si sofferma in particolare modo sull'utilizzo dell'osservazione sistematica come procedura di osservazione guidata, che prevede precise regole di osservazione, definite a priori. Solamente dopo aver compreso la struttura del comportamento problematico e la sua funzione è possibile strutturare un intervento educativo in classe, che vada a modificare quegli antecedenti contestuali che fungono da input per il comportamento stesso o quelle conseguenze che fungono da rinforzi positivi o negativi, andando a rafforzare la messa in atto di tale condotta.
INTRODUZIONE
Nel corso degli ultimi anni sempre più spesso insegnanti e educatori riportano la necessità di dover gestire comportamenti problematici di diversa natura da parte degli alunni (condotte aggressive o autolesive, irrequietezza motoria, stereotipie, atteggiamenti sfidanti, ecc.). Questa emergenza educativa sembra presentarsi nelle diverse fasce d'età (dai bambini prescolari agli adolescenti).
Nell'ambito scolastico vi è la diffusa percezione di trovarsi di fronte ad una reale emergenza educativa, sensazione aggravata dalla numerosità delle classi, in aule che spesso presentano limitazioni strutturali (spazi limitati, assenza di strumenti adeguati) e dalla conflittualità crescente tra le agenzie educative e in particolar modo con le famiglie, che spesso sono pervase da stati di sfiducia verso l'istituzione scolastica, fino ad arrivare a veri e propri conflitti. I dati, in realtà, non sembrano indicare un aumento significativo ed effettivo di disturbi comportamentali, quanto piuttosto un loro attento e tempestivo riconoscimento (D. Fedeli 2020) In passato i bambini con questo tipo di problematiche venivano scambiati per alunni poco educati o poco motivati all'apprendimento, mentre oggi, grazie all'attenzione posta verso alunni con Bisogni Educativi Speciali, la scuola e gli insegnanti si sentono responsabilizzati e chiamati ad un intervento educativo più attento, con un evidente aumento dell'impegno nel riconoscimento. nell'analisi e nella gestione di comportamenti problematici (sia didattica che relazionale). La letteratura insegna che tali comportamenti sono tipici della fase evolutiva, quindi modificabili nel tempo, purchè si affrontino nella maniera più adeguata, se non fornisce la risoluzione del problema, senza dubbio contribuisce ad attenuarne la portata distruttrice (D. Janes 1992; E G Carr 1998; R.H. Schaffer 2004) La scuola è, infatti, chiamata a gestire la crisi comportamentale quando essa si presenta, in modo competente, consapevole e pianificato. mettendo in sicurezza l'alunno problematico, i compagni di classe, il personale scolastico, impedendo per quanto possibile anche la distruzione di attrezzature e beni (nota prot 12563 del 5 luglio 2017 relativa alla prevenzione e gestione delle crisi comportamentali a scuola).
Ogni alunno è un individuo con la sua storia, che si esprime attraverso le azioni e le relazioni che instaura e attraverso queste rivela i propri bisogni, interessi, vissuti e ciò che fa parte della sua persona. Per mettere al centro dell'intervento educativo l'alunno, è necessario utilizzare l'osservazione come strumento che permette di conoscerlo, nell'intento di rispondere ai suoi bisogni e di permettergli di sviluppare un buon livello di benessere all'interno dei contesti in cui vive. L'insegnante deve tenere ben presente che non basta guardare, bisogna osservare. "L'atto del guardare è immediato, spontaneo, generico, non selettivo. L'osservazione si configura come un processo cognitivo, in quanto non solo è orientata alla lettura di un fenomeno/situazione ma soprattutto alla sua comprensione. Osservare significa mettere in luce alcune caratteristiche relative ad una cosa, persona, situazione ponendole in relazione con altre cose,
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L'osservazione
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