ALMA MATER STUDIORUM – UNIVERSITA’ DI BOLOGNA
SCUOLA DI ECONOMIA, MANAGEMENT E STATISTICA
Corso di Laurea in Economia Aziendale
L’INTERNAZIONALIZZAZIONE NELL’AGROALIMENTARE
ITALIANO: STRATEGIE E CRITICITA’
(Strategia D’impresa)
Presentata da: Relatore:
Giordano Sessa Prof. Vincenza Odorici
Matricola n° 0000837707
APPELLO …
ANNO ACCADEMICO … /… INDICE
Introduzione 1
Capitolo 1 2
La globalizzazione e il settore agroalimentare 2
1.2 L’agroalimentare nel Mondo 2
1.2 I trend del futuro 5
1.3 L’agroalimentare in Italia 7
Capitolo 2 14
L’internazionalizzazione strategica 14
2.1 Le principali teorie 14
2.1.1 Le teorie Pre-Hymer 15
2.1.2 La teoria di Hymer 16
2.1.3 Le teorie Post-Hymer 17
2.2 Le strategie di ingresso nei paesi esteri 19
2.2.1 Gli investimenti diretti esteri 20
2.2.2 Le alleanze strategiche 22
2.2.3 Le esportazioni dirette e indirette 24
Capitolo 3 25
L’internazionalizzazione dell’agroalimentare in Italia 25
3.1 L’export agroalimentare italiano 25
3.2 Analisi SWOT dell’export agroalimentare 31
3.2.1 Strenghts 31
3.2.2 Weaknesses 32
3.2.3 Opportunities 33
3.2.3 Threats 35
3.2.4 Tra opportunità e minaccia: l’e-commerce 37
Conclusione 38
Bibliografia 39
Sitografia 39
Introduzione
L’Italia: un paese unico, patria del genio, di una tradizione secolare, dell’estro e della dolce
vita. Un paese alla continua ricerca del bello, che ha fatto dell’imprescindibile binomio
“creatività-qualità” il proprio biglietto da visita.
Questa reputazione, applicabile virtualmente a qualunque settore di eccellenza nostrano, è
particolarmente visibile nel settore agroalimentare.
L’incredibile biodiversità in cui siamo immersi costituisce un vantaggio competitivo rispetto
agli altri player dell’arena internazionale non indifferente.
Vantaggio che oggi più che mai deve essere capitalizzato, poiché in uno scenario di quasi
completa stagnazione della domanda interna, “L’internazionalizzazione più che una scelta è
una necessità
” (Paolo Gubitta)
Il presente lavoro di tesi quindi punta a delineare il contesto generale in cui l’Italia opera e
le incredibili opportunità che un mondo sempre con meno barriere può offrire.
In particolare, l’obiettivo del primo capitolo è quello di fornire una visione generale del
settore agroalimentare, con una analisi top-down, ovvero partendo dal contesto globale,
volgendo anche uno sguardo al futuro analizzando quali saranno i trend che guideranno le
evoluzioni del settore, per poi arrivare al quadro domestico, mettendo in luce gli elementi di
criticità che hanno reso il nostro processo di globalizzazione più complesso rispetto a quello
di economie simili.
Nel secondo capitolo si è poi fornita una approfondita analisi teoretica del fenomeno di
internazionalizzazione, evidenziando gli sviluppi e i fattori di influenza più importanti nella
realizzazione di tale processo.
Nel terzo capitolo invece, dopo un excursus sulla modalità più utilizzata per l’esportazione
dell’eccellenza del nostro Paese nel mondo, l’export, si andrà a delineare una interessante
SWOT analysis
, che permette di mettere in luce in maniera ordinata gli elementi strategici
più importanti. 1
Capitolo 1
La globalizzazione e il settore agroalimentare
1.2 L’agroalimentare nel Mondo
La globalizzazione, cioè la tendenza dell’economia ad assumere una dimensione mondiale,
non è un fenomeno nuovo (Baldwin e Martin, 1999). Anzi, si può dire che la progressiva
apertura dei vari Paesi al commercio internazionale rappresenti una costante dello sviluppo
capitalistico, come testimoniato dai dati sul commercio internazionale, da cui risulta che alla
vigilia della prima guerra mondiale erano stati già raggiunti livelli di scambi, di investimenti
diretti dall’estero (verso i Paesi in via di sviluppo) e di flussi migratori dello stesso ordine di
grandezza di quelli registrati alla fine del secolo scorso.
Secondo la maggior parte degli economisti, le conseguenze della globalizzazione in termini
aggregati sono sostanzialmente positive: mai nella storia dell’uomo si era assistito a una
crescita così evidente del reddito totale e del reddito pro-capite (Maddison, 2006), oltre che
a una riduzione così elevata dell’area della povertà.
Un settore che è stato protagonista di questo fenomeno è sicuramente l’agroalimentare: le
esportazioni mondiali dal secondo dopoguerra sono cresciute a un tasso medio annuo del
6,8%, cioè 1,2 punti in meno rispetto alle esportazioni di beni e servizi totali. Come per
queste ultime, ben diversa è stata la dinamica nei tre sotto periodi considerati in questo
lavoro: fino al 2001, l’export settoriale ha mostrato un andamento declinante, con un tasso
di variazione del -2,4% annuo, a fronte della crescita debole delle esportazioni complessive;
nel secondo quinquennio, l’agroalimentare ha registrato una netta ripresa, crescendo a un
tasso medio del 10,4%, ma sempre inferiore a quello delle esportazioni totali (12,1%);
infine, dal 2006, la dinamica di crescita dell’export agroalimentare (11,2%) ha superato
quella delle esportazioni totali di beni e servizi (7,5%).
2
Fonte: Elaborazioni su dati Un-Comtrade Figura 1.1 Dinamica crescita export agroalimentare e totale
Questa crescita può essere ricondotta “Alla crescente domanda di cibo dei Paesi emergenti
che si è aggiunta a quella di materie prime di base e di prodotti più sofisticati e costosi,
sempre richiesti dai Paesi avanzati e in misura sempre maggiore dai “nuovi ricchi” (di),
2012), tema che verrà approfondito successivamente.
Le dinamiche della crescita economica e dell’export mondiale nel quindicennio sono
correlate alle forti modificazioni intervenute in questi anni nella geografia economica e
commerciale mondiale. 3
Figura 1.2 Le dinamiche della crescita economica e dell’export mondiale
Dall’analisi della tabella si evince che i primi dieci Paesi esportatori di prodotti
agroalimentari, ordinati rispetto alla loro quota nel biennio 2010/2011 coprono una quota di
mercato del 52.8%, alla quale, mentre se aggiunti gli altri 15 maggiori esportatori si
raggiunge una notevole percentuale dell’80.3%.
Figura 1.2 Livello di stabilità delle quote di mercato rapportato alla quota di mercato media
Fonte: elaborazione ISMEA su dati UN Comtrade
Grazie all’ulteriore supporto del grafico a dispersione in figura 1.3 è possibile evidenziare
inoltre l’entrata nello scenario del commercio mondiale di nuovi protagonisti come Brasile,
Cina, Argentina e Indonesia, anche se ancora molto lontani dai volumi detenuti dagli USA e
dall’Unione Europea, che anche nel 2018 si conferma leader dell’export del food&wine, con
un volume d’affari di 138mld di euro.
La strategia di questi nuovi competitors mondiali è riconducibile sicuramente ad una
maggiore specializzazione nel settore, a cui è conseguito un corrispondente incremento della
quota di mercato.
Un esempio virtuoso di questo approccio è il Brasile che ha registrato un incremento della
quota di mercato di quasi 2 punti percentuali tra il 2000-2002 ed il 2008-2010 e un aumento
del proprio livello di specializzazione, delineando un rafforzamento della posizione
competitiva per i prodotti agroalimentari. 4
Figura 1.3
Nota: la dimensione delle bolle con sfondo blu rappresenta la quota di mercato del paese nel 2010, quella di quelle con il bordo
grigio rappresenta la quota di mercato del paese nel 2000.
Fonte: elaborazione ISMEA su dati UN Comtrade
Situazione simile, anche se con un incremento più contenuto della quota di mercato, è stata
registrata per i Paesi Bassi.
L’Italia ha leggermente aumentato il proprio livello di specializzazione (passando
da una bassa a una media specializzazione) ma ha perso quote di mercato, così come Stati
Uniti, Spagna e Canada.
Ma la sola maggiore specializzazione riuscirà a far brillare l’Italia in questo settore così in
crescita e in continua evoluzione?
1.2 I trend del futuro
Per rispondere a questa domanda, prima di passare all’analisi del settore per trovare
maggiori insights nel contesto italiano, è bene dopo aver effettuato uno studio sul passato,
volgere lo sguardo al futuro.
Dall’indagine effettuata, si sono quindi delineati cinque fattori che saranno trainanti per
questo settore pieno di risorse:
● Asimmetria tra domanda e offerta
La domanda è attesa modificarsi in maniera sostanziale, a causa di molti fattori di
cambiamento strutturale, come precedentemente accennato.
5
Di seguito andrò ad elencare le principali cause scatenanti:
o crescita demografica
. La popolazione mondiale – 7,2 miliardi di persone nel
2014 - dovrebbe superare gli 8 miliardi nel 2024 e i 9,5 nel 2050. I più elevati
tassi di crescita sono attesi nei paesi emergenti; tra i paesi avanzati, in Europa
e Giappone sono attesi tassi negativi di crescita della popolazione già nel
prossimo decennio; Figura 1.4 Popolazione per aree geografiche, previsioni al 2050
Fonte: elaborazione Unicredit su dati WorldBank
o aumento medio del reddito disponibile
: soprattutto nei paesi emergenti.
Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato per il 2020 un aumento medio
del reddito pro capite superiore al 40% nelle economie in via di sviluppo, con
incrementi che sfiorano il 55% nei paesi asiatici; l'incremento medio stimato
per i paesi avanzati raggiungerà invece il 25%;
o forti cambiamenti nelle diete alimentari dei paesi in via di sviluppo: La
crescente urbanizzazione e il maggior reddito disponibile dei consumatori di
questi paesi favorirà il cambiamento delle loro abitudini alimentari: in
particolare, diminuirà il consumo di tuberi e legumi a favore di cibi grassi;
6
● Volatilità delle materie prime
L’oscillazione forte delle commodities, dovuta a molti fattori scatenati dalla globalizzazione
sfrenata, come il riscaldamento globale o la variazione dei tassi di cambio, rappresenta una
delle più serie minacce per il settore;
● Rivoluzione digitale
Proprio come per il settore bancario e logistico, anche nell’agroalimentare i dati, denominati
gli AgriData
, diventano informazione essenziali per l’acquisizione di vantaggi strategici non
indifferenti;
● Differenziazione dei consumi
L’intrinseca modificazione della società non impatta solo i paesi in via di sviluppo, ma
anche i paesi più moderni, i quali consumatori diventano sempre più esigenti.
A questo proposito, l’implementazione degli AgriData diventa di rilevanza fondamentale
per accurate segmentazioni di mercato e strategie sempre più mirate;
● Sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale
Sono due tematiche fulcro del futuro. E’possibile notare infatti una sempre maggiore
sensibilità a temi quali la qualità del cibo, la provenienza e la sostenibilità sia sociale che
ambientale della filiera.
1.3 L’agroalimentare in Italia
Come abbiamo visto, il settore agroalimentare ha delle forti potenzialità, a cui ovviamente si
accostano varie criticità.
Prima di vedere come l’Italia ha sfruttato le sue potenzialità e come potrebbe far fronte a un
mercato dinamico come questo, è interessante andare ad analizzare nello specifico il
mercato in sé, focalizzandoci su punti di forza e criticità, che sono intrinsecamente legate
alla sua struttura. 7
Uno degli assets strategici su cui in nostro Paese può sicuramente fare leva è la sua
straordinaria diversità biologica, che permette di avere una enorme quantità di prodotti unici
e dalla qualità eccelsa.
L’Italia è infatti caratterizzata da un patrimonio di biodiversità tra i più significativi in
ambito europeo sia per numero totale di specie animali e vegetali, sia per l’alto tasso di
endemismo. Tale ricchezza è dovuta alla grande diversità litologica, topografica e climatica
che caratterizza il nostro Paese, alla sua storia paleogeografica e paleoclimatica, nonché alla
posizione centrale nel bacino Mediterraneo, che rappresenta uno degli hotspot di
biodiversità definiti a scala planetaria, ovvero di quelle regioni della terra caratterizzate da
livelli di diversità biologica e di endemismo particolarmente elevati, ma minacciati dalle
attività umane. L’Italia stessa è sede di importanti aree “ad alta densità” di biodiversità ed
endemismo, come ad esempio le isole tirreniche, alcuni settori della catena appenninica, o
delle Alpi Marittime e Liguri.
Secondo l’ultima rilevazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato, in Italia si contano
299 prodotti agroalimentari di qualità a denominazione di origine e a indicazione geografica
riconosciuti dall’Unione europea: il nostro paese è al primo posto tra i 26 paesi europei che
hanno ottenuto tali riconoscimenti, davanti a Francia (248 prodotti di
qualità), Spagna (195), Portogallo (139) e Grecia (107) e vantiamo oltre un quinto (21,2%)
del totale dei prodotti di qualità europei censiti.
Figura 1.6 Numero prodotti agroalimentari di qualità a denominazione di origine e a indicazione geografica per nazione,
valori assoluti – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione Europea
8
Rispetto alla rilevazione condotta nel 2017 l’Italia ha ottenuto il riconoscimento per cinque
prodotti di qualità in più: Lenticchia di Altamura dalla Puglia, Marrone di Serino dalla
Campania
, il salume Pitina dal Friuli-Venezia Giulia, la Cioccolata di Modica dalla Sicilia
ed il salume Lucanica di Picerno dalla Basilicata.
Nel dettaglio i prodotti agroalimentari di qualità sono rappresentati da 167 DOP
– Denominazione di origine protetta – (pari al 55,9% del totale dei prodotti di qualità
italiani), 130 IGP – Indicazione geografica protetta – (pari al 43,5%) e 2 STG – Specialità
tradizionale garantita – (pari allo 0,7%), cioè la Mozzarella e la Pizza napoletana.
L’offerta di qualità dei territori italiani è rafforzata da 5.056 prodotti agroalimentari
tradizionali, caratterizzati da metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura
consolidate nel tempo.
A livello regionale, l'Emilia Romagna conta il maggior numero di certificazioni, seguita da
Veneto, Lombardia e Sicilia.
Figura 1.7 PRODOTTI AGROALIMENTARI1 DOP, IGP e STG PER REGIONE, 2015
9
Il valore della produzione di tali prodotti ha raggiunto i 6,4 miliardi di euro nel 2014, con
una crescita su base annua del 2,5%. Il valore al consumo è pari a 13,2 miliardi di euro
(+4,2%), confermando la polarizzazione degli acquisti verso prodotti di qualità, pur in un
contesto di consumi alimentari tendenzialmente negativi.
Il comparto è trainato dai formaggi, che rappresentano oltre la metà del fatturato
complessivo; seguono i prodotti a base di carne, che incidono per circa il 30% nel comparto.
Questa straordinaria biodiversità è però accompagnata da una altrettanta straordinaria
frammentazione aziendale, non proprio in linea con le grandi realtà mondiali.
Il 6°Censimento dell’agricoltura 2010 – con dati parzialmente aggiornati al 2013 – descrive
un tessuto produttivo agricolo composto da una moltitudine di micro-realtà molto diverse tra
loro e con attività non sempre rispondenti a criteri economici.
Figura 1.8 Numero imprese agricole per regione, 2013
10
Questa è una situazione che non si fa fatica a riscontrare anche in altre realtà del meridione
europeo (Grecia, Cipro, Spagna, Portogallo, ecc…)
Da una analisi più approfondita però si evince che il settore sta vivendo un processo di
profonda trasformazione dell’offerta, che si muove verso la direzione giusta.
Si conta infatti una riduzione del numero di aziende, che dal 2000 a oggi ha registrato un
calo aggregato de
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