L'influenza di caratteristiche individuali e sociali sulla pianificazione individuale del futuro
Dipartimento di Scienze Statistiche
Statistica Gestionale
Matteo Sorrenini
Matricola 2023085
Relatore Prof.ssa Maria Grazia Pittau
Anno Accademico 2023/2024
Sapienza Università di Roma
© 2024 Matteo Sorrenini. Tutti i diritti riservati
Questa tesi è stata composta con L TEX e la classe Sapthesis.
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Indice
- Introduzione 1
- Rassegna letteraria 5
- La pianificazione del futuro 5
- Il welfare state 9
- Studi precedenti 14
- Dati e statistiche descrittive 19
- Disegno campionario 20
- Analisi descrittiva 23
- Predittori individuali 26
- Predittori a livello di gruppo 33
- Analisi Empirica 40
- I modelli multilivello 40
- Modello di regressione multilivello logistico 42
- Metodo di stima 43
- Applicazione dei modelli multilivelli 45
- Ruolo delle variabili individuali 45
- Analisi delle intercette variabili 49
- I modelli multilivello 40
- Conclusioni 55
- Appendice A 57
- Modello senza predittori di gruppo 57
- Modello con predittore la spesa sociale 57
- Modello con predittore la spesa sociale e tasso di disoccupazione 58
- Modello con predittore la spesa sociale e PIL pro capite 58
- Modello con predittore la spesa sociale e indice di Gini 59
- Modello con predittore la spesa sanitaria 59
- Modello con predittore la spesa sanitaria e l’aspettativa di vita 60
- Modello con predittore la spesa sanitaria e PIL pro capite 60
- Modello con predittore la spesa sanitaria e indice di Gini 61
- Modello con predittore il tasso di povertà 61
- Modello con predittore il tasso di povertà ed il PIL pro capite 62
- Modello con predittore il tasso di povertà ed la spesa sociale 62
- Appendice B 63
- Bibliografia 88
Introduzione
Per pianificazione del futuro si intende il processo nel quale si definiscono obiettivi, si creano strategie e si compiono azioni allo scopo di raggiungere risultati ambiti in un generico aspetto della vita. Essa è un aspetto essenziale per la vita di una persona dal momento che influenza in modo netto la qualità della vita sotto i punti di vista del benessere e della realizzazione. Tramite la pianificazione si ha un’idea chiara di ciò che si vuole acquisire, il che porta ad orientare azioni e decisioni più consapevolmente. Trascurare tale aspetto porta il rischio di una vita passiva di reazione ad una serie di eventi piuttosto che generare in maniera attiva il proprio percorso. Inoltre, riducendo l’incertezza si ha una diminuzione dell’ansia dovuta al domani che viene sostituita da un senso di controllo e di direzione.
Aspetto fondamentale di una corretta pianificazione è quello di definire in maniera accurata i propri obiettivi: infatti, se essi sono specifici e tangibili servono come punto di riferimento e di motivazione nell’impegno. Tuttavia, non è sufficiente porsi solo degli obiettivi ma è necessario ideare strategie per la loro realizzazione. Porsi scopi intermedi porta ad approcciare a risolvere piccoli problemi alla volta piuttosto che approcciare con apprensione al raggiungimento dell’obiettivo complessivo. Inoltre, gestire le risorse e prevedere le difficoltà aumentano le probabilità di successo.
D’altro canto, tali strategie devono essere in grado di adattarsi all’imprevedibilità della vita, degli eventi non programmati portano adattamenti del programma che devono risultare idonei alle nuove circostanze ma allo stesso tempo porre come priorità il fine ultimo. La capacità di adattamento e di flessibilità richiedono una visione costante e periodica dei progressi e della qualità del piano seguito.
Per un giusto equilibrio tra vita lavorativa e personale è necessario tener conto di riservare il giusto quantitativo di tempo per le varie attività così da non causare insoddisfazione e stress. Questo studio ha l’obiettivo di analizzare la propensione individuale alla pianificazione del futuro, approfondendo il ruolo esercitato sia da fattori personali che da variabili macroeconomiche nel determinare la tendenza a programmare la propria vita. In particolare, verranno esaminati quegli indicatori che quantificano il grado di welfare state presente nel Paese in cui si vive.
Per welfare state si intende “il complesso di politiche pubbliche attuate da uno Stato che interviene in un’economia di mercato al fine di garantire assistenza e benessere ai propri cittadini, regolando e redistribuendo in modo deliberato i redditi generati dalle forze del mercato”. In sostanza, il welfare state comprende tutte quelle iniziative che mirano a sostenere le persone in condizioni di difficoltà, fornendo supporto in settori chiave come la sanità, l’istruzione e la previdenza sociale. L’obiettivo è quello di assicurare a tutti un tenore di vita dignitoso e di ridurre le disuguaglianze all’interno della società.
Da questa prospettiva, è facilmente intuibile come le variabili che riflettono lo sviluppo delle politiche di welfare possano esercitare un impatto significativo sulla tendenza degli individui a pianificare il proprio futuro. Un contesto in cui lo Stato garantisce un alto livello di protezione sociale potrebbe generare sia un senso di sicurezza che disincentiva la pianificazione individuale, sia una spinta a sfruttare al meglio le opportunità offerte.
Per rispondere a questi interrogativi, verranno utilizzati modelli di regressione multilivello di tipo logistico, che consentono di esaminare la complessità del fenomeno tenendo conto delle interazioni tra caratteristiche personali e contesto socio-economico. Questo approccio analitico permette di cogliere non solo le differenze tra individui, ma anche quelle esistenti tra i diversi Paesi, evidenziando come specifici fattori macroeconomici possano influenzare la propensione alla pianificazione in modo differenziato.
Rassegna letteraria
- Capitolo 1: Il Capitolo 1 è dedicato alla rassegna della letteratura e inizia con un’analisi delle idee e delle critiche dei principali filosofi sul tema della pianificazione. Si proseguirà esplorando come tali concetti si siano evoluti nell’epoca della tarda modernità, caratterizzata da un incremento delle libertà personali, e come le politiche sociali abbiano contribuito a definire il ruolo della pianificazione, dando priorità agli interessi e al benessere dei cittadini. Verrà introdotto il concetto di welfare state, la sua storia e le diverse classificazioni utilizzate per distinguere i vari regimi di welfare tra i Paesi. Questa sezione termina con la critica mossa dal pensiero neoliberale, che evidenzia gli effetti potenzialmente negativi che un ampio sistema di welfare potrebbe avere sulla propensione individuale alla pianificazione. Una volta definito questo quadro concettuale, la rassegna si focalizzerà sulle principali teorie relative alla pianificazione individuale del futuro. Verranno analizzati diversi approcci concettuali e modelli teorici sviluppati negli ultimi decenni. La revisione includerà sia studi che si concentrano su variabili microeconomiche e psicologiche (come il ruolo della motivazione, del benessere e dell’autoefficacia) sia ricerche focalizzate su variabili di contesto, tra cui la stabilità politica, la sicurezza sociale e le dinamiche del mercato del lavoro. Particolare attenzione verrà data agli studi comparativi, che indagano le differenze tra Paesi con diversi regimi di welfare e condizioni socio-economiche. La revisione della letteratura non solo descriverà i risultati principali, ma identificherà anche le lacune e le ambiguità nella ricerca esistente, giustificando così l’approccio adottato in questa tesi.
- Capitolo 2: Nel Capitolo 2 verrà fornita una descrizione approfondita del dataset utilizzato, basato sull’European Social Survey (ESS) e focalizzato sul ciclo di interviste più recente. Si definirà il disegno campionario utilizzato per la selezione degli intervistati. Successivamente, verranno presentate la struttura e le caratteristiche del campione, evidenziando la distribuzione della variabile dipendente (la propensione a pianificare) nei vari Paesi europei. Inoltre, saranno esaminati i principali predittori a livello individuale (come reddito, livello di istruzione e occupazione) e i predittori a livello nazionale (quali spesa sociale, PIL pro capite e tasso di disoccupazione), mettendo in luce le differenze significative rispetto a studi precedenti.
- Capitolo 3: L’Analisi empirica, trattata nel Capitolo 3, è suddivisa in due parti principali. La prima parte (sezione 3.1) è dedicata all’introduzione dei modelli multilivello, spiegando la loro utilità nel contesto dell’analisi della pianificazione. Partendo dai concetti di base, come la distinzione tra effetti fissi e casuali, si analizzeranno i vantaggi di questi modelli nel gestire dati gerarchici e nell’indagare la variabilità tra e dentro le Nazioni. Si illustreranno inoltre le differenze tra modelli a uno e due livelli, soffermandosi sul caso specifico del modello logistico multilivello. Verrà descritto in dettaglio il metodo di stima adottato (l’approssimazione di Laplace) e si discuteranno le problematiche di interpretazione dei coefficienti quando si confrontano effetti a livello individuale e di gruppo. La seconda parte (sezione 3.2) si concentrerà sull’applicazione dei modelli multilivello, partendo da un modello senza predittori di gruppo per mostrare gli effetti delle variabili individuali e proseguendo con modelli che includono uno o due predittori a livello nazionale. Particolare attenzione sarà rivolta all’impatto della spesa per la protezione sociale, della spesa sanitaria e del tasso di povertà.
- Conclusioni: nelle conclusioni si discuterà in dettaglio i risultati dell’analisi, ponendoli in relazione con le teorie trattate nel primo capitolo. Si evidenzieranno le implicazioni dei risultati sia a livello teorico che pratico, riflettendo sull’importanza di considerare le condizioni di contesto quando si analizzano fenomeni legati alla pianificazione personale.
- Appendice A: L’Appendice A presenterà in modo sistematico tutti i modelli stimati nel corso dell’analisi, con i relativi coefficienti, intervalli di confidenza e misure di bontà di adattamento.
- Appendice B: L’Appendice B finale fornirà lo script R utilizzato per l’intera analisi, includendo i comandi per la preparazione del dataset, la stima dei modelli e la realizzazione dei grafici descrittivi.
Capitolo 1: Rassegna letteraria
La pianificazione del futuro
Nel corso del tempo i riscontri positivi della pianificazione del futuro sono stati oggetto di analisi tra i maggiori filosofi fin dall’antica Grecia. In principio, Aristotele, all’interno dell’Etica Nicomachea, parla di come lo scopo della vita morale sia il raggiungimento della felicità, un bene supremo a cui si arriva per mezzo di molteplici azioni le quali hanno come fine un bene minore. Tale bene supremo deve essere alla portata dell’uomo e conseguibile solo con la pianificazione delle proprie azioni in linea con il bene ultimo.
Un altro filosofo greco che sprona ad adottare una pianificazione del futuro per un miglioramento del proprio benessere è Epicuro: egli distingueva i piaceri cinetici (come può essere una conversazione con un amico) e piaceri catastemastici (ad esempio l’esistenza di una vera amicizia che non richiede conferme nel tempo). Perciò, la felicità consiste nell’autosufficienza, ovvero dalla libertà, dal bisogno di piaceri momentanei. Seppur mirato ad una soddisfazione per la vita in sé, Epicuro richiede quel “sobrio ragionare” che è dato solo attraverso il controllo di se stesso attraverso la cura per il futuro.
Seneca, una delle figure di maggior spicco della letteratura latina, nella sua carriera sviluppò più opere che hanno trattato il tema della pianificazione del domani. Il filosofo sostiene che la maggioranza degli uomini sprechi la propria vita in occupazioni frivole e vane a differenza dei pochi che sfruttano il tempo alla ricerca di verità e saggezza. Seneca discute di come il problema sia la gestione del tempo piuttosto che il quantitativo a nostra disposizione e che la pianificazione di esso sia la chiave per una vita vissuta pienamente. Infatti, nella filosofia stoica si ha che vivere con saggezza conduca alla vera felicità: il concetto di saggezza è strettamente legato con la programmazione perché significa agire in accordo con la ragione nel porsi obiettivi e raggiungerli con costanza sviluppando il senso di autocontrollo che porta ad evitare la procrastinazione dei doveri a favore dell’ozio. In ultimo, è importante osservare l’importanza che si dà nella preparazione della propria morte: si passa da una visione negativa del decesso ad una realizzazione dell’inevitabile ciclo della vita che porta ad aumentare il valore del tempo che si possiede. Essere consapevoli della morte sprona a pianificare per vivere il singolo giorno al meglio che si può senza rimpianti.
Anche nella filosofia moderna il tema è ampiamente trattato come si può notare dalle opere di Kant, in particolare nella Critica della ragion pratica, dove divide le ragioni (definiti imperativi) dietro ogni azioni in due categorie: imperativi ipotetici e categorici. Per Kant gli imperativi ipotetici rappresentano le ragioni che spingono a fare determinate azioni necessarie per il raggiungimento di un fine ultimo, mentre, gli imperativi categorici sono gli ideali che portano a svolgere azioni moralmente necessarie. Soffermandoci sugli imperativi ipotetici, si può affermare che si sta agendo nel modo corretto quando si tende a pianificare una serie di azioni per un fine ultimo. Essi assumono la forma “se vuoi ottenere X, devi fare Y” e quindi sono condizionali e strumentali, dipendenti dai desideri e dagli obiettivi individuali. Per esempio, “se vuoi essere sano, devi fare esercizio fisico regolarmente” per rappresentare di come la pianificazione per raggiungere un fine specifico, come una carriera di successo o un obiettivo personale, rientra in questa categoria.
In ultimo, il filosofo utilitarista John Stuart Mill afferma che le azioni dell’individuo sono spinte verso la massima felicità possibile che è perseguibile solo attraverso un’attenta pianificazione. Infatti, sta alla singola persona calcolare con lucidità quali azioni procurano il massimo benessere durevole eliminando quelle che complessivamente forniscono disagio e sofferenza. Tuttavia, egli si discosta dal pensiero utilitarista, per cui la felicità si calcola in base al piacere e alla soddisfazione dei bisogni momentanei, basandola su un concetto più ampio per cui essa sia una realizzazione del livello più alto possibile di sviluppo del soggetto ottenibile solo tramite un’adeguata progettualità delle proprie azioni e del futuro.
La situazione al giorno d’oggi
Negli ultimi anni si è osservato un cambiamento dell’idea che si ha sul tempo strettamente legato alle trasformazioni avvenute nell’epoca di tarda modernità che si sta vivendo. Infatti, si è passati da percorsi di vita delineati propri delle precedenti generazioni a esperienze di vita composte da così tanti episodi e scelte (si pensi alle maggiori possibilità di carriera o di studio) che hanno reso ciò che si vive sempre più unico ed individuale.
Rispetto ad una società tradizionale, l’individuo è come se fosse il proprio “ufficio di pianificazione” con i programmi per il futuro che sono il “contenuto sostanziale della traiettoria riflessivamente organizzata del sé”.
Per alcuni, le tante possibilità presenti hanno reso incerto il futuro al punto da togliere la volontà di impegnarsi nella ricerca di un percorso di vita: Brannen e Nilsen (2002) affermano che le persone vivono ogni giorno così intensamente che “non sono più in grado di pensare al lungo termine e tanto meno di pianificarlo”. D’altro canto, Mythen (2005) afferma che la moltitudine di opzioni presenti portano maggiore voglia di sviluppare un percorso di vita personale, concetto che viene associato alla pianificazione individuale del futuro. Quindi, si contrappone la crescente incertezza della società moderna (che porta l’individuo a vivere a pieno il presente) e l’ascesa di processi di individualizzazione che spingono le persone a riflettere su come modellare le proprie vite e, indirettamente, di incoraggiare la pianificazione.
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