Alla mia mamma
Alle mie zie
Alla mia migliore amica
A Michela, Lucia e Clara
A tutte le donne
affinché non si sia un uomo a decidere per loro
Dipartimento di
LINGUE, LETTERATURE E CULTURE STRANIERE
Corso di laurea in
Lingue e letterature straniere moderne
Classe n. L-11
L’infanticidio di Medea nelle riscritture
contemporanee di Catulle Mendès e Jean
Anouilh
Candidato: Relatore:
Francesca Morgana Chiar.ma Prof.ssa Michela Gardini
Caruso
Matricola n.
1065923
Anno Accademico
2023/2024
Introduzione
C , , : .
OLUI CHE ERA TUTTO PER ME IO LO SO BENE SI È RIVELATO UN UOMO INFAME IL MIO SPOSO
- E , M
URIPIDE EDEA
La prima volta che sentii parlare di Medea avevo undici anni: capitò durante una lezione
spiegassero cosa fosse l’Iliade. Ne rimasi affascinata:
introduttiva di epica, prima che
ricordo che, seduta al banco mentre l’insegnante la presentava come una figura oscura,
ci dovesse essere qualcos’altro dietro il suo personaggio.
demoniaca e orribile, pensai
Qualche cosa che non veniva narrata, qualche cosa che avesse ben più a che vedere con i
meccanismi di funzionamento della società, più che con la mitologia stessa.
La storia della Maga Medea riguarda tutti noi: riguarda le donne che non sanno dire di
no, riguarda gli uomini che pensano di aver trovato in una compagna un oggetto di
possessione e, purtroppo, riguarda quei bimbi che restano coinvolti in dinamiche sempre
più violente. , per l’esattezza: dal greco μῦϑος,
1
Quella di Medea è una storia antica. Un mito ovvero
parola, leggenda, racconto. I miti, nella società greco-antica, erano trasmessi per via orale,
davanti al focolare, e servivano a spiegare tutta la loro teologia, una sorta di ragnatela
iper-connessa di personaggi, volti e storie. Eppure, vi è qualcosa di più di una semplice
storia: il mito è stato categorizzato come una narrazione fantastica tramandata oralmente
e solo successivamente in forma scritta, con valore religioso, e dunque simbolico, di gesta
compiute da figure divine o eroi mitici che per un popolo, una cultura o una civiltà
costituisce una spiegazione sia di fenomeni naturali sia dell’esperienza spirituale
costruendo i fondamenti del sistema sociale e possono essere usati come giustificazione
del significato sacrale che si attribuisce a fatti o a personaggi storici. Nei miti
appartengono personaggi come Orfeo, Achille, Ettore, Odisseo, Giasone e Teseo. Ma
anche divinità come Zeus, Ade e Poseidone.
E le donne? Di loro si parla sempre poco. Abbiamo alcuni miti importanti, come quelli di
– abbandonata sull’isola di Ogigia, per la sola colpa di non essersi schierata
Calipso – –
durante la guerra fra Titani e Dei, essendo lei la figlia del Titano Atlante o di Medusa
la sacerdotessa del tempio di Atena oltraggiata dal dio Poseidone e che, ora, pietrifica
1 https://www.treccani.it/enciclopedia/mito/#
– –
ogni uomo con lo sguardo o conosciamo la storia di Cassandra destinata a non essere
mai creduta, soprattutto quando la sua città, Troia, fu condannata. Ed infine, Medea.
Sono miti tragici quelli che circondano le donne della teologia greca. Donne infelici, in
eterna attesa, sospese nella loro leggenda fino all’arrivo di un uomo pronto a risolvere i
loro problemi. Penelope, moglie di Odisseo, sfila e rifila, ogni notte e ogni giorno, una
tela per vent’anni, invecchiando e soffrendo per la presenza dei Proci prima che l’eroe
finalmente si degni di solcare i mari per raggiungere Itaca.
Medea è diversa. Fu la prima cosa che mi colpì, e che tutt’ora, leggendo e studiando le
sue più moderne riscritture, riesce ad affascinarmi. Medea non resta ad aspettare, Medea
non attende che sia un uomo a risolvere i suoi problemi: il suo problema, per così dire, è
degli Argonauti, colui che portò il Vello d’Oro in Grecia.
2
un uomo. Giasone , l’eroe
Medea sa di dover combattere contro un nemico più grande, quasi Giasone rappresentasse
con la sua lingua, i suoi modi, la sua cultura una società arcaica che mal tollerava la
presenza femminile; e, allora, l’unico mezzo sembra essere quello di colpire Giasone e la
società greca al cuore, nel suo punto più debole. I figli, la prole, il futuro.
In seguirsi di furente gelosia e logica macchinazione, alternata ad una consapevolezza di
sé fino ad una lenta discesa nei meandri della follia, Medea compirà la sua scelta finale:
uccidere i propri figli.
Un incubo, questo, che colpisce la nostra società come se non fossero passati più di
duemila anni di storia: furono in molti a parlarne ancora, quasi la sua storia fosse una
sorta di tarlo ricorrente nella mente dei più prolifici scrittori. Ne parlarono Ovidio e
Seneca, ne parlò Gillparzer, ne parlò Alvaro, ma anche in tempi più moderni ce la
fino all’ultima riscrittura di Medea, per
raccontarono Pier Paolo Pasolini, Christa Wolf...
3
opera di Rosie Hewlett in uscita il 21 marzo 2024 e già acclamata da Jennifer Saint, resa
più che famosa con la sua “Arianna”.
Segno che i miti non sono organismi morti, ma creature vive, mutevoli, in continua
evoluzione.
2 https://www.treccani.it/enciclopedia/giasone/
3 https://www.penguin.co.uk/books/456473/medea-by-hewlett-rosie/9781787637290
Come lo sono l’opera di Catulle Mendès, che ci propone una Medea decadente, al limite
e l’opera di Jean Anouilh, che ci mostra una donna
fra passioni romantiche e follia,
distrutta, vittima di una vita consacrata per un amore mal riposto.
Un invito, il suo, a non lasciare che sia un uomo a decidere per la nostra vita, per i nostri
sogni ed ambizioni: non lasciate che un uomo vi convinca di volere quello che lui vuole,
perché, come Medea, potete splendere ed essere altro. Potete essere voi stesse.
Capitolo primo:
Medea, ieri ed oggi
IL MIO MONDO SI APPRESTAVA A NON ESSERE PIU POPOLATO DA EROI CORAGGIOSI […], IL DOLORE DELLE DONNE PULSAVA,
TACIUTO FRA I RACCONTI DELLE LORO PRODEZZE
- Arianna, Jennifer Saint
Medea: un nome che fa paura, una leggenda e una metafora capace di tenerci svegli
la notte e in grado di farci dubitare della nostra stessa umanità. Un nome, quello della
principessa della Colchide, che porta dentro di sé lo strascico del peggiore dei crimini,
come se fosse un velo intriso nel veleno: il figlicidio. Una madre che ammazza
brutalmente, poiché offesa, i propri figli. Un crimine che tuttora oggi fatichiamo a
comprendere, poiché Medea continua a vivere: esiste nei notiziari, esiste nelle
d’arresto, esiste nei sobborghi e nelle ville di lusso, esiste negli incubi di
imputazioni
madri trascurate e accecate dalla gelosia.
Medea potrebbe essere nostra madre, e questa verità continua a turbare, ora come
allora, quando una storia divenne leggenda e la leggenda divenne terrore: concepita,
recitata e poi scritta e riscritta, Medea ci accompagna tracciando un percorso
dall’epoca ellenistica alla società moderna, in un’umanità che sempre si è interrogata
sulla malvagità dell’uomo, cercando spiegazioni nei miti.
Miti che, persistenti e inscalfibili, chiedono di essere raccontati ancora una volta,
passando dalle più celebri narrazioni, fino alla letteratura di consumo, come in Percy
Jackson - il fenomeno letterario che meglio di tutti ci aiuta a comprendere il bisogno
di parlare di mitologia, in un’epoca contemporanea. Persino Medea, in questi libri,
“It’s true. I am Medea. But I am so misunderstood.” 1
fa una piccola apparizione:
Incompresa. Forse oggi Medea vuole solo che capiamo le sue gesta, al di là di tutto.
1.1 Il potere sempre attuale dei miti
Parlare di Medea oggi può sembrare qualcosa di strano, lontano e quasi inafferrabile:
è un mito, una storia e una leggenda di altri tempi. Eppure, non è mai stato così
recente.
The Lost Hero, Rick Riordan, Edition Disney-Hyperion, Glendale, 2013
1 –
La verità è che i miti queste antiche leggende provenienti dalla culla della nostra
–
cultura occidentale, la Grecia non sono oggetti immutabili: il mito, nella sua stessa
essenza di creazione, è una produzione costantemente attiva. Non sono storie
effimere concepite solo per quella determinata cultura e in un determinato tempo, ma
sono esseri vivi: ci parlano di problemi talmente grandi da essere ancora attuali,
problemi che non cambiano perché uomini e donne, alla fine, non cambiano mai.
Le epoche successive alla prima stesura del mito, lo recuperano in maniera
–
necessariamente creativa, adattandolo al proprio tempo così facendo, il mito cambia
costantemente il suo linguaggio, ma non la sua essenza. Le varianti di ogni riscrittura
sono paragonabili a delle incrostazioni interpretative, o anche falsificazioni, con cui
ogni epoca ricopre quella determinata leggenda. Di fatti, quando parliamo di
2
riscritture, possiamo prendere in considerazione la definizione proposta da Furio Jesi ,
che suddivide i miti in genuini e tecnicizzati. Con genuino andiamo ad intendere il
mito vivente nella sua propria epoca e quindi, nel caso di questa analisi specifica, la
Medea sia di Euripide che di Ovidio; e con tecnicizzato, invece, si considera la
riproposizione automatica di mitologie che istituiscono un rapporto distorto o
comunque alterato dei miti originali, come nel caso delle riscritture di Catulle
Mendés e Jean Anouilh.
1.2 Chi è Medea e in cosa differiscono le riscritture proposte
Innanzitutto, per capire le operazioni che questi autori moderni hanno applicato al
mito, dobbiamo ripercorrere brevemente il mito proprio come ce lo racconta Euripide
nel 431 a.C.
Quella di Medea è la storia di una principessa della Colchide, figlia del re Aeta e
– –
nipote della Maga Circe, che, innamoratasi di Giasone l'eroe degli Argonauti
decide di aiutarlo a risolvere le prove imposte dal padre per ottenere il Vello d'Oro,
obbiettivo di Giasone. Per fare questo, utilizza la sua magia tradendo la volontà del
padre e, successivamente, per avere un diversivo in modo da non far scoprire al padre
la fuga con l'eroe, Medea uccide il fratello. In questa specifica tragedia, Medea viene
DAL LAGO, Alessandro, Eroi e Mostri, il fantasy come macchina mitologica, Bologna, Il Mulino, 2017
2 ripudiata da Giasone, dopo anni di amore e fuga ininterrotta, che desidera sposare
Creusa, figlia del re di Corinto. Medea, la cui rabbia è paragonabile solo alla furia
tipica delle divinità, decide di uccidere sia la principessa che il re e, per vendicarsi
sul marito per l'affronto subito, uccide i figli.
I miti tecnicizzati differiscono da questa trama per alcuni semplici aspetti:
nell’opera
1. Catulle Mendés, Médée La Barbare pur mantenendo sostanzialmente
invariato il mito originale, propone una sua personale scansione di dialoghi e fatti.
Ma, se in una visione collettiva, la principessa della Colchide era rappresentata
impropriamente come una figura furiosa, incontrollabile e mossa da gelida
crudeltà, ora la scopriamo in quanto donna bisognosa di amore. L'autore
decadente ne sottolinea l'incredibile portata del suo amore distruttivo.
2. Con Jean Anouilh, con Médée. la narrazione comincia a farsi decisamente più
attuale: compaiono elementi che non potevano affatto esistere in Grecia, come le
roulotte dove vivono Medea e la Nutrice, in un territorio che non è davvero un
territorio, in un modus operandi, quello della modernizzazione degli spazi, tipico
di Anouilh. Ciò che sconvolge, però, è il suicidio finale di Medea, elemento
distintivo dell'arte del drammaturgo.
Il punto di incontro di tutte queste opere è la rivalutazione di una condizione
femminile che porta la donna ad essere il centro della propria vita, a raccogliere tutto
quello che è diventata da sola, grazie ai suoi sforzi e non per mezzo di un amore o di
un uomo. Quella di Medea non è nient'altro che una grande denuncia femminista,
–
denuncia di una donna che mette in luce i propri sentimenti di donna tradita da cui,
poi, la sua furia. Perché Medea non può e non accetta di riconoscersi nei valori e nel
ruolo impostole di una società patriarcale che le tarperanno per sempre le ali. Medea
si ribella e ribellandosi compie il gesto più orribile ed inspiegabile di tutti: l'omicidio
dei propri figli.
1.3 Perché abbiamo ancora bisogno di parlare di Medea
Quindi, perché continuare a parlare di Medea e di questo suo gesto così terribile?
Il mito ci parla di una tragedia impossibile da capire e di un gesto difficilmente
giustificabile per la nostra morale contemporanea: il tema, naturalmente, è quello dei
–
figlicidi materni. Secondo semplici stime, infatti, in oltre vent'anni e solo su suolo
–
italiano son stati registrati ben 480 casi di figlicidi moderni. In particolare, si
ricordano nomi di celebri madri assassine, quali, ad esempio: Annamaria Franzoni,
Loretta Zen, Veronica Panariello e, solo per ultima, Martina Patti, come denunciato
“Da Samuele a Loris a Elena: quei bimbi uccisi dai
dall'articolo di SkyTg24
genitori”. 3
Le cause di questo fenomeno andrebbero ricercate. nella conflittualità genitoriale e
in una mancata accettazione del ruolo materno, temi che vanno a confluire nell'assai
complessa figura di Medea.
Tuttavia, le autrici dei figlicidi non compiono omicidi improvvisamente, da un giorno
all'altro, ma si tratta di una storia continua di maltrattamenti e di disagio che vanno a
sfociare nel più crudele degli atti. Infatti, sono molte le vicende che restano nascoste
nel silenzio assordante delle mura domestiche: in parallelo alla narrazione euripidea
possiamo solo immaginare la natura degli abusi psicologici che Medea subì nel
momento in cui scelse di seguire Giasone. Heroīdes,
Difatti, se ci appelliamo a quanto scritto da Ovidio nelle troviamo
“L'accusa a Giasone” 4
l'interessantissimo frammento de , laddove Medea mette in
scena un lucido e dettagliato elenco di tutti i danni emotivi commessi nei suoi
confronti. Giasone passa da essere un “eroe” ad un “oratore menzognero”, “ingrato”
e “scellerato”. E' il colpevole di tutte le sciagure accadute da lì in avanti. Un tratto
curioso è come l'unica qualità positiva rilevante per la giovane Medea sia solo la
bellezza di Giasone, spesso rimarcata e sottolineata in “bell'eroe.” Nelle Heroīdes
abbiamo un ritratto di donna psicologicamente succube del marito che decide di
“tradire mio padre, lasciato il regno e la patria, ho sopportato di essere in esilio un
qualunque trofeo [ndr. di Giasone]. La mia verginità è stata presa da un bandito
straniero”. Ciononostante, è chiaro a tutti che la fortuna di Giasone sia solo opera di
una mente brillante e scaltra, quale quella di Medea (che gli altri mi accusino, ma tu
devi solo lodarmi). Per concludere, Medea rinfaccia a Giasone di aver commesso
anche lui un grave delitto, quello di scegliere un matrimonio più comodo e sicuro con
https://tg24.sky.it/cronaca/approfondimenti/figlicidi-omicidi-genitori-figli-precedenti
3 OVIDIO, Heroīdes, XII 1-158: L’accusa a Giasone, in PERUTELLI, PADUANO, ROSSI, Storia e testi
4
della letteratura latina Volume 2, testo online T21, traduzioni di Guido Paduano, Zanichelli editore s.p.a.
Creusa, rinnegando i voti fatti a Giunone [Era nella versione greca]. Un'altra cosa
importante da sottolineare è l'accostamento di aggettivi che vengono proposti da
Ovidio: inizialmente Medea è esule, povera e disperata, mentre nei pochi versi
successivi, Giasone, che è il rappresentante di un'intera cultura greca e patriarcale
diventa bandito straniero. Vi è un necessario spostamento di ruoli: Medea riacquista
in questa accusa tutto il suo valore di donna intelligente e tradita, mentre Giasone
miseria. Un’accusa vendicativa che può aiutarci a restituire un barlume
scivola nella
di comprensione verso questa donna.
Ma oggi, la caduta nel baratro omicida di Medea ha portato oggi vari psicologici ad
“Sindrome di Medea” 5
elaborare quella che viene considerata , una malattia sociale
che mette in luce gli abusi sociali subiti dalle donne che, sfortunatamente, vanno a
riversarsi nel peggiore dei crimini. Lo psichiatra Claudio Mencacci spiega i fattori di
rischio riconducibili alla sindrome:
• età giovane,
• basso livello di istruzione,
• donne e ragazze intellettivamente non brillanti,
• basso livello socioeconomico, instabilità familiare,
• temperamento complesso.
La stessa Medea è giovane, esule, fortemente incastrata nell'ottica della straniera in
terra greca, e fortemente incline a compiere eccidi: come anche nota la nutrice nelle
varie opere, vi è il tratto ricorsivo di un suo progressivo imbruttimento man mano
che il personaggio scende nella sua più profonda oscurità. La sindrome di Medea,
però, riguarda principalmente il desiderio di voler infliggere sofferenza nel
compagno uccidendo i figli, ovvero quanto di più caro possa esistere. Parliamo quindi
di gelosia verso la nuova partner in maniera ossessivo-patologica: Medea, infatti,
vuole lasciare a Giasone una sofferenza immane da gestire.
https://www.ilgiornale.it/news/cronache/rabbia-covata-nella-notte-cosa-nascondeva-martina-patti-
5
2042808.html
A questo proposito possiamo ampliare la riflessione con il saggio “Madri assassine:
6
riflessioni sul figlicidio materno contemporaneo” , scritto da Sara Fariello per Studi
sulla questione criminale (versione blog online), nel quale si afferma come
l'infanticidio debba essere innanzitutto compreso in un'ottica sociale che fav
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Analisi dei generi teatrali di Shakespeare
-
Riassunto esame Letterature comparate, prof Sinopoli, libro consigliato Medea. Fortuna e metamorfosi di un archetip…
-
Seneca, Medea e Fedra
-
Letteratura inglese - Shakespeare, riscritture