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L’Editto di Teodorico e gli

ostrogoti in Italia nel VI secolo

Laureando Relatrice

Giorgio Aldo Sciara Francesca Sigismondi

L’Editto di Teodorico e gli ostrogoti in Italia nel

VI secolo

Facoltà di Giurisprudenza

Dipartimento di Scienze Giuridiche

Corso di laurea in Giurisprudenza

Giorgio Aldo Sciara

Matricola 1884572

Relatrice Correlatore

Francesca Sigismondi Elena Tassi

A.A. 2024-2025

Indice

Introduzione

...........................................................................................................1

Parte I: Il contesto dell’Edictum Theoderici

.......................................6

1. Panoramica storica

1.1 Transizione dall'Impero romano ai regni romano-barbarici.........................7

1.2 L’Italia di Odoacre.............................................................................................15

1.3 L’Italia di Teodorico..........................................................................................20

1.4 Organizzazione del regno ostrogoto...............................................................23

2. Paternità dell’Edictum

2.1 Pithou e la riscoperta cinquecentesca.............................................................32

2.2 Silenzio, forma e contesto: i dubbi sulla paternità.........................................37

2.3 Uno sguardo più ampio: le conferme..............................................................42

2.4 Concludendo sulla paternità............................................................................54

2.4.1 L’autore dell’EdiOo...................................................................................58

3. Le circostanze dell’Edictum Theoderici

3.1 Presupposto e scopo dell’EdiOo......................................................................63

3.2 I capitoli dell’EdiOo...........................................................................................69

3.3 Le fonti dell’EdiOo.............................................................................................76

Parte II: Analisi dell’Edictum Theoderici

..........................................84

4. Ius publicum e crimina

4.1 Ius publicum e ius privatum................................................................................85

4.2 Giudici e tribunali..............................................................................................88

4.3 Processo..............................................................................................................93

4.3.1 Appello....................................................................................................101

I

4.4 Crimina e repressione......................................................................................103

4.5 Esecuzione delle sentenze..............................................................................110

4.6 Fisco..................................................................................................................115

5. Ius privatum e delicta

5.1 Personae.............................................................................................................121

5.1.1 Libertà e schiavitù..................................................................................122

5.1.2 DiriOo di famiglia...................................................................................133

5.1.3 Matrimonio.............................................................................................134

5.1.4 Adulterio e divorzio...............................................................................139

5.1.5 Successione e donazioni........................................................................144

5.2 Res......................................................................................................................148

6. Sviluppi giuridici successivi a Teodorico

6.1 L’ediOo di Atalarico.........................................................................................154

6.2 La Pragmatica Sanctio e l’arrivo delle leggi giustinianee in Italia................164

6.3 L’EdiOo nelle fonti medievali italiane...........................................................168

Conclusioni

..........................................................................................................173

Appendici

.............................................................................................................189

7. Edictum Theoderici regis ................................................................................190

8. Galleria fotografica ..........................................................................................219

Bibliografia

...........................................................................................................241

II

Introduzione

Il presente studio si prefigge di analizzare in profondità l'Edictum Theoderici,

un documento giuridico di primaria importanza per la comprensione della

transizione dal mondo tardo-antico all'alto medioevo, e in particolare della

peculiare realtà del regno ostrogoto in Italia. Lo studio condoOo si articolerà in

un'indagine storico-giuridica rigorosa, mirando a ricostruire non solo il

contenuto normativo dell'EdiOo, ma anche il contesto che ne ha determinato la

genesi, le finalità e l'eredità. Si intende fornire una prospeOiva esaustiva che meOa

in luce le dinamiche politiche, sociali ed economiche dell'epoca, evidenziando

come il diriOo abbia rifleOuto e, al contempo, plasmato la convivenza tra le

diverse componenti etniche che nel VI secolo si trovavano a convivere sul

territorio italiano.

La prima parte di questa traOazione sarà dedicata al contesto storico in cui

l'EdiOo vide la luce. Sarà esaminata la complessa e frammentata situazione

giuridica e politica italiana nel V secolo d.C., un periodo caraOerizzato dalla

progressiva disintegrazione dell'Impero romano d'Occidente e dall'affermazione

dei regni romano-barbarici. Particolare aOenzione sarà riservata all'Italia, prima

soOo il dominio di Odoacre, analizzandone le ambiguità giuridiche e politiche,

quali la sua posizione di rex e patricius, e le sue relazioni con l'Impero d'Oriente.

Successivamente, si passerà al regno di Teodorico il Grande, delineando la sua

ascesa al potere, l’organizzazione del regno ostrogoto e la sua celebre politica di

convivenza pacifica tra romani e goti, avente l’obieOivo di preservare le

istituzioni e il diriOo romano. Verrà approfondita la sua visione di un regno che,

1

seppur governato da sovrani germanici, aspirava a presentarsi come

continuazione di Roma e imitazione dell'Impero d'Oriente.

La disamina proseguirà con l'analisi di una delle questioni più dibaOute

relative all'EdiOo: la sua paternità. Si partirà dalla riscoperta cinquecentesca ad

opera dell'umanista francese Pierre Pithou, che per primo pubblicò il testo.

Verranno poi esplorati i dubbi iniziali sull'aOribuzione dell'EdiOo a Teodorico

l'Amalo, basati sul silenzio delle fonti coeve e sugli studi di storici del diriOo come

Piero Rasi e, sopraOuOo, Giulio Vismara. Si illustreranno, tuOavia, le prove che

supportano l'aOribuzione a Teodorico il Grande, aOingendo a fonti quali le Variae

di Cassiodoro, il Chronicon Paschale e l'Anonimo Valesiano, che contengono

riferimenti e parallelismi lessicali e contenutistici con l'EdiOo. In particolare, si

esamineranno i capitoli dell'EdiOo che, con riferimenti espliciti alla ciOà di Roma

o all'uso del termine "capillati" per indicare gli Ostrogoti, suggeriscono

inconfutabilmente un'origine italica e ostrogota. Si cercherà inoltre di individuare

la data di compilazione dell'opera, sebbene con le dovute cautele dovute alla

mancanza di indicazioni esplicite nel testo. La conclusione sarà infaOi

inevitabilmente basata su teorie e ipotesi senza fondamenta salde, se non

l’autorità degli studiosi che le hanno proposte.

Si passerà poi a indagare le circostanze e lo scopo della promulgazione

dell'Edictum. AOingendo direOamente al prologo e all'epilogo del testo, si

mostrerà come la raccolta nascesse dall'esigenza di affrontare le numerose

querelae che dalle province arrivavano alla cancelleria regia di Ravenna, al fine di

ristabilire la generalitatis quietem e garantire la certezza del diriOo per tuOi i

sudditi, siano essi romani o barbari. Si soOolineerà il caraOere pragmatico e

casistico dell'EdiOo, volto a risolvere problemi concreti piuOosto che a fornire una

codificazione esaustiva. Verrà inoltre evidenziato come l'EdiOo abbia tentato di

arginare l'influenza dei potentiores e delle bande armate, che minavano l'autorità

statale e la correOa applicazione della giustizia.

2

Si concluderà la prima parte con lo studio delle fonti dell’EdiOo. Si discuterà

l'approccio dei compilatori della raccolta, che aOinsero a novae leges (costituzioni

imperiali) e vetus ius (scriOi giurisprudenziali di Paolo, Ulpiano, Papiniano,

raccolte private come i Codici Gregoriano ed Ermogeniano, e il Codice

Teodosiano). Verrà chiarito come, pur conoscendo gli aspeOi tecnici del diriOo

romano, essi abbiano operato una selezione e un adaOamento delle norme per

renderle più rispondenti alla realtà italiana del VI secolo, senza cadere nella

"volgarizzazione" del diriOo nel senso dispregiativo del termine, ma piuOosto

ponendo in essere una consapevole rielaborazione.

La seconda parte della traOazione consisterà in un'analisi approfondita

dell'Edictum Theoderici. La metodologia adoOata per la suddivisione delle materie

sarà basata sulla distinzione classica del diriOo romano tra ius publicum e ius

privatum, una dicotomia che, sebbene con significati parzialmente diversi,

mantenne la sua rilevanza nel mondo romano e giustinianeo e risulta appropriata

per il contesto del VI secolo.

Nell'ambito del ius publicum e dei crimina, si esaminerà la disciplina relativa

a giudici e tribunali, evidenziando le preoccupazioni per la corruzione e la caOiva

condoOa dei funzionari statali. Si analizzeranno le norme sul processo,

includendo le modalità di accusa, le prove (con particolare riferimento alla

quaestio degli schiavi) e l'istituto dell'appello, notando le severe sanzioni e le

eccezioni legate allo status sociale. La repressione dei crimina, come omicidio,

raptus, falsificazione e incendio doloso, sarà esaminata, ponendo in risalto la

differenziazione delle pene in base alla condizione sociale del reo (honestiores o

humiliores). Infine, si traOerà dell'esecuzione delle sentenze e del ruolo del fisco,

soOolineando le sfide legate alla capacità dello stato di far valere la propria

autorità in un'Italia affliOa da instabilità e abusi.

Il ius privatum e i delicta saranno oggeOo di un'analisi deOagliata. Si inizierà

con il diriOo delle persone, esplorando le diverse forme di libertà e schiavitù

presenti nell'EdiOo, inclusa la vendita dei figli per necessità e il problema della

3

fuga degli schiavi, un fenomeno endemico dovuto anche alle condizioni

lavorative nei fondi italiani del tardo-antico. Si proseguirà con il diriOo di

famiglia, approfondendo le disposizioni sul matrimonium, i divieti matrimoniali

(per esempio il raptus), l'adulterio e il divorzio, notando le modifiche e le

semplificazioni rispeOo alla legislazione romana precedente, spesso influenzate

dalle nuove sensibilità sociali e dalla limitata capacità di applicazione dello stato.

Poi, si esamineranno le norme sulla successione e le donazioni, analizzando

come l'EdiOo regolasse la trasmissione dei beni familiari aOraverso testamenti e

donazioni, e come si relazionasse al diriOo del fisco. Il diriOo sulle cose

completerà l'analisi, con un focus sulla proprietà dei fondi, il conceOo di possesso

e la praescriptio triginta annorum, ponendo in luce le problematiche legate

all'invasio e all'abuso di titoli, nonché la disciplina del colonato come forma di

garanzia.

Infine, lo studio esaminerà gli sviluppi giuridici successivi a Teodorico. Verrà

traOato l'Edictum Athalarici del 533, il quale, sebbene emanato in nome del nipote

di Teodorico, rifleOe la continuità della politica legislativa del regno ostrogoto,

ribadendo i principi di giustizia e ordine. Un paragrafo importante sarà dedicato

alla Pragmatica Sanctio pro petitione Vigilii del 554, emanata da Giustiniano dopo

la riconquista romana dell'Italia. Questa costituzione imperiale non solo estese

ufficialmente la compilazione giustinianea all'Italia, ma influenzò

profondamente la percezione e la sopravvivenza del diriOo ostrogoto nei secoli

successivi. Nonostante ciò, si dimostrerà come l'Edictum Theoderici abbia lasciato

tracce nelle fonti medievali italiane, pur spesso confondendosi o venendo

erroneamente aOribuito alla compilazione giustinianea, testimoniando la sua

duratura, seppur complessa, influenza sulla storia giuridica europea.

In definitiva l’elaborato si propone di offrire un quadro deOagliato e

criticamente fondato dell'Edictum Theoderici, collocandolo nel suo irripetibile

contesto storico e legale e analizzandone l'importanza come specchio delle

dinamiche di potere, delle stratificazioni sociali e delle evoluzioni giuridiche che

4

caraOerizzarono l'Italia tra la fine dell'antichità e l'inizio del medioevo. Inoltre si

affronteranno in maniera direOa anche le problematiche dibaOute in ambito

storiografico e giuridico, offrendone un’interpretazione originale e innovativa. In

questo senso non vuole essere una semplice raccolta di sapere precostituito ma

un contributo concreto alla ricerca nell’ambito della storiografia giuridica italiana

ed europea. 5

Parte I

Il contesto dell’Edictum Theoderici

6

Capitolo 1

Panoramica storica

1.1 Transizione dall’Impero romano ai Regni romano-barbarici

Nell’ultimo scorcio del V secolo d.C. la situazione giuridica italiana rifleOeva

quella politica, frastagliata e caotica. Questo è infaOi il tempo in cui gli Imperatori

che siedono a Ravenna sono usati come marioneOe dai generali germanici che li

fanno e li disfano a seconda degli interessi personali, così era avvenuto con Libio

Severo, successore dello sfortunato Maggiorano, senatore romano che aveva

regnato dal 461 al 465 imposto dal barbarus Ricimero , magister militum dal 455

1

quando l’Imperatore Avito lo aveva nominato per cercare di porre rimedio alla

disastrata situazione militare che si presentava dopo il sacco di Roma a opera dei

vandali di Genserico, e che da allora era divenuto de facto il governante

dell’Impero d’Occidente .

2

La situazione era ormai divenuta palese a tuOi, anche all’Imperatore

d’Oriente Leone, dopo la morte del suo fantoccio nel 465 (si dice avvelenato dallo

stesso Ricimero) quando per oOo mesi il magister militum governò praticamente

solo. Nemmeno l’imposizione di un Imperatore da Costantinopoli nel 467,

Antemio, ed il matrimonio di sua figlia Alipia con Ricimero poterono porre fine

E. Gibbon, Declino e caduta dell’Impero romano, vol. 3, Milano 2015, pp. 405 - 406.

1 Ivi, p. 406.

2 7

al degrado che aveva raggiunto l’istituzione imperiale in Occidente . Solo quaOro

3

anni dopo Ricimero lasciò Ravenna alla volta di Milano a seguito della condanna

a morte del suo collaboratore Romano e da lì mosse guerra contro Antemio, che

si era rifugiato a Roma .

4

È in questo contesto che nella scena politica della penisola compare un altro

personaggio, Gundobado, comandante dei Burgundiones e nipote di Ricimero.

Era stato proprio lo zio a chiamarlo in Italia con un numeroso contingente

germanico per aiutarlo a deporre l’Imperatore . I burgundi erano una delle tante

5

popolazioni germaniche che, insieme ad alani, vandali e suebi, nel 406 – 408,

approfiOando del richiamo dei contingenti militari romani che si trovavano lungo

il confine sul Reno in Italia a causa dell’invasione dei visigoti, avevano varcato il

limes per stabilirsi nei territori dell’Impero d’Occidente, avvenimento che,

almeno in un primo momento, sembra essere avvenuto in modo pacifico, tant’è

che nel giro di pochi anni assunsero il titolo di foederati impegnandosi ad aiutare

i romani nel proteggere la valle del Reno dalle incursioni unne .

6

TuOavia i burgundi cominciarono a saccheggiare ripetutamente la Gallia

belgica e così nel 436 il generale romano Ezio assoldò mercenari unni per

aOaccarli e interrompere le loro scorrerie. La violenza unna portò alla distruzione

dell’allora capitale del regno Borbetomagus (l’odierna Worms), del re Gundicaro

e della sua stirpe . Nel 443 Ezio concesse ai burgundi, ora guidati da re Gundioco,

7

di stabilirsi, sempre da foederati, nella regione alpina che ha come confini il lago

Lemano a nord, il Rodano a occidente, Grenoble a sud e Yvoire a oriente .

8

Nel corso di una decina d’anni tuOavia la fortuna di questo popolo tornò a

farsi sentire. Nel 455 Ricimero, con l’aiuto dei burgundi, pianificò l’assassinio

E. Gibbon, Declino e caduta, cit., pp. 411 - 412.

3 J. M. O’Flynn, Generalissimos of the Western Roman Empire, Edmonton, Alberta 1983, p. 119.

4 Ivi, p. 126.

5 E. Gibbon, Declino e caduta, cit., pp. 187 - 188.

6 B. SaiIa, I Burgundi: (413 – 534), Roma 2006, pp. 10 - 12.

7 Ivi, p. 17.

8 8

dell’Imperatore d’Occidente Petronio Massimo e come ricompensa gli concesse

di espandersi indisturbatamente verso sud. Il progeOo di conquista venne per

poco tempo invertito da Maggiorano, il quale però fu ucciso da Ricimero nel 461,

anno in cui i burgundi occuparono definitivamente Lugdunum (Lione) e nel corso

del successivo decennio consolidarono il regno espandendosi v

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Scienze giuridiche IUS/19 Storia del diritto medievale e moderno

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