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Ravenna capitale, Teodorico e Giustiniano

Ravenna e i tre periodi storici

Ravenna attraversa tre periodi:

  • Dal 402 al 476 è capitale dell’Impero Romano. Nel 476 l’ultimo imperatore Romolo Augustolo si ritira in monastero e l’Impero Romano d’occidente termina.
  • Subentra un periodo di dominazione gota caratterizzato dalle guerre gotiche e dalla presenza in Italia di Odoacre e poi di Teodorico. Il periodo della dominazione teodoriciana si conclude nel 526 quando inizia la dominazione bizantina.
  • Il terzo periodo coincide con la vita di Giustiniano.

Tre periodi netti con delle esigenze diverse perché Ravenna capitale è la sede del massimo potere in Occidente, della corte e pertanto si hanno anche figure importanti quali: Galla Placidia, la madre dell’imperatore Onorio che avrà molte iniziative edilizie ed artistiche.

Il periodo goto e l'arianesimo

Nel periodo goto Ravenna diventa ariana. Ario diceva: “C’era un tempo in cui Cristo non c’era”, quindi, contro la Chiesa di Roma, affermava che Cristo è stato creato da Dio Padre e non è esistito dall’inizio dei tempi. Ciò contribuirà al cambiamento dell’iconografia e di alcune immagini realizzate.

Il periodo di Giustiniano e il ritorno all'ortodossia

Il periodo di Giustiniano vede un ritorno all’ortodossia e quindi insorge la necessità di modificare delle immagini che Teodorico aveva fatto realizzare.

La scelta di Ravenna come capitale

La capitale era stata trasferita da Milano a Ravenna perché Ravenna, trovandosi tra le paludi, era più facilmente difendibile dall’attacco dei barbari. Ravenna diventa capitale dal 402 al 476 e, in tale periodo, abbiamo il regno di Onorio che muore nel 423, succeduto dal fratello Teodosio II e poi da Valentiniano III con la reggenza di Galla Placidia fino al 442.

Non passeranno tutta la vita a Ravenna, tant’è che si faranno seppellire a Roma ma la loro attività edilizia è molto forte. Seguono poi: Petronio Massimo, Maiorano, Livio Severo, Artemio, Glicerio, Giulio Nepote, Romolo Augustolo che governano per brevi periodi fino al 476 quando l’ultimo imperatore viene costretto a ritirarsi.

Ciò che aveva fatto rallegrare gli italiani di aver messo la capitale a Roma erano state due grandi invasioni: infatti Ravenna viene spostata nel 402 e nel 410 Roma è devastata da Alarico. Nel 452 Attila scende in Italia e viene fermato da Papa Leone I Magno. I Vandali scendono, invece, nel 468.

Ci furono numerose invasioni fin quando arrivano i goti con Odoacre che governa tra il 476 ed il 493 e Teodorico dal 496 al 525. E poi inizia il terzo periodo, quello di Giustiniano, che è dal 526 al 565.

Architettura e costruzioni a Ravenna

Le costruzioni che vengono realizzate, quando Ravenna è capitale dell’Impero, purtroppo sono andate perdute: non abbiamo il palazzo imperiale, non abbiamo la zona della corte. Ci sono rimaste però tracce di edifici dell’età di Galla Placidia cioè: S. Giovanni Evangelista e vicino il Mausoleo di Galla Placidia, anche se Galla non fu sepolta in quel Mausoleo.

Del periodo Teodoriciano abbiamo: S. Apollinare Nuovo, il cosiddetto Palazzo di Teodorico, il Battistero degli Ariani in più il Mausoleo. Del periodo Giustinianeo abbiamo: S. Vitale.

Il mausoleo di Galla Placidia

Prendiamo in esame il Mausoleo di Galla Placidia. Da come si nota, abbiamo un piccolo edificio a croce greca; oggi questo edificio è così, ma in passato era solo una cappella aggregata ad una chiesa più grande che è andata distrutta. Questa cappella ha al centro dei quattro bracci una cupola, che è costruita col sistema romano (ciò significa che le maestranze con la corte romana si sono trasferite a Ravenna).

La tecnica utilizzata è l’uso di piccoli tubi di terracotta disposti a cerchi sempre più stretti fino ad arrivare alla chiave di volta. Il paramento murario è in semplice mattone con archetti allungati che servono ad alleggerire la parete, scaricando il peso lungo le colonne, dando la possibilità di alleggerire queste sezioni di pareti in cui si possono aprire delle finestre. Il mattone permette anche una decorazione diversa rispetto alla pietra: la cornice, che limita in alto il sottotetto, è eseguita con un gioco di mattoni aggettanti.

L’esterno dell’edificio sembra molto austero, spoglio, mentre l’interno è rutilante di colori perché è decorato con tessere vitree di mosaico. Abbiamo quindi austerità esterna e luminosità interna.

È formato da quattro bracci, i bracci sono aperti da volte a botte (è una volta che pesa su due lati) e queste volte sono decorate con motivi geometrici o vegetali. Alla fine di ogni braccio c’è una lunetta. In alto a destra ed in basso a sinistra le due lunette hanno dei girali con due figure simboliche cioè le cerve che si abbeverano (che è una ripresa del salmo), le altre due hanno sull’ingresso il buon pastore, nella parte che esternamente rappresenta il tiburio, invece, abbiamo due figure di martiri intorno alla finestra e il motivo del cantaro con le colombe.

Per quel che riguarda il pavimento, quello che vediamo nella prima delle quattro foto, è il più tardo, non è quello originale. Quello che colpisce sono i mosaici. È il buon pastore che abbiamo già visto, ne abbiamo apprezzato il naturalismo e la ripresa/cristianizzazione della vita pastorale che adesso diventa il gregge, rappresentato secondo il modello apollineo cioè del Cristo giovane e con la croce a stile.

Mentre sull’altra lunetta abbiamo l’immagine di S. Lorenzo dove al centro vi è la graticola su cui è stato martirizzato. È un diacono e quindi è rappresentato col libro dei Vangeli aperto mentre nell’armadietto ci sono i quattro Vangeli. Si nota la vivacità con cui viene rappresentata la figura di S. Lorenzo: ha il manto che svolazza, la tunica che segue il movimento, quindi domina il naturalismo.

Nella volta, alla sommità del tiburio, è rappresentato un cielo stellato, spesso tipico delle chiese medievali e convenzione che andrà avanti per tutto il Rinascimento. Al centro vi è la croce aurea (croce della vittoria di Costantino), il cielo stellato, i quattro simboli evangelici senza l’aureola.

Nel Mausoleo ci sono anche due sarcofagi, mai usati. Noi però sappiamo che Onorio e Galla vennero sepolti nel mausoleo che si trova presso S. Pietro a Roma, che poi sarà dedicato a S. Andrea e lo sappiamo perché, in seguito a degli scavi, alcuni dei ritrovamenti preziosi furono la testimonianza che la tomba fosse proprio la loro. Quindi questi due sarcofagi del Mausoleo di Galla Placidia non contennero i loro corpi ma sono importanti in quanto mostrano alcune caratteristiche dell’arte ravennate: mentre a Roma (prendi in considerazione i sarcofagi dogmatici) le pitture mostravano tranquillamente rappresentazioni di figure umane a Ravenna, invece, c’è una certa ritrosia nel farlo, infatti, tutt’e due i sarcofagi presentano la figura delle pecorelle. Notiamo l’agnello al centro sul monte del Paradiso, le iniziali di Cristo e i due agnelli al lato rappresentano Pietro e Paolo. Abbiamo, poi, le palme coi datteri che alludono ai martiri. Nell’altra tomba abbiamo addirittura l’agnello con la croce che identifica chiaramente la figura di Cristo.

Troviamo anche sarcofagi alla Romana, importati da Costantinopoli, ma questa è la produzione tipica di Ravenna, diversa da quella Costantinopolitana che narravano dei miti e da quelli Romani che rappresentavano le scene della vita di Cristo.

La chiesa di San Giovanni Evangelista

Purtroppo la vediamo soltanto come esterno ed è ricostruita perché è stata gravemente danneggiata e poi ricostruita durante la II guerra mondiale. Ci permette, però, di vedere quali sono le caratteristiche delle basiliche ravennate: le basiliche si distinguono perché sono a tre navate, hanno una sola abside fiancheggiata da due ambienti che si chiamano pastoforia: quello di sinistra si chiama protesis e quello di destra diaconicon. Tali ambienti servivano da sagrestia. La chiesa è spesso preceduta da un nartece che è un portico. Un’altra caratteristica è il fatto che l’abside è poligonale all’esterno e invece circolare all’interno. Ci sono grandi finestre e l’uso del mattone. All’interno l’edificio è scandito da tre navate individuate da due file di colonne. Oggi, entrando in S. Giovanni, vediamo una chiesa totalmente ricostruita. Infatti non c’è traccia di pittura, non c’è un dipinto, una scultura. È una chiesa ridotta allo scheletro architettonico.

Il battistero degli Ortodossi

È chiamato così per differenziarlo da quello degli Ariani. Osservando l’esterno vediamo che le cappelline hanno un’altezza inusuale, sono davvero basse e la spiegazione consiste nel fatto che, essendo paludoso il terreno, nel tempo si è verificato un fenomeno di bradisismo per cui il peso della costruzione ha fatto sì che il terreno su cui insiste si abbassasse, quindi, oggi il livello del terreno è...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/01 Storia dell'arte medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Aporia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Zanichelli Giusi.
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