Parte prima.
Inizio medioevo è la deposizione di Romolo augustolo da parte del capo militare sciro, odoacre, nel 476. I
germani erano ancora aggregati tribali non ancora stabili. Erano in continuo divenire etnico, ma poi
raggiunsero una durevole sedentarietà. Si chiamano ora barbari. Odoacre era a capo di eruli e rugi, si mise
al servizio di Roma con truppe reclutate tra i popoli barbari. Questi venivano definiti foederati e per il diritto
di hospitalitas potevano usufruire di un terzo delle terre della regione in cui erano stanziati. Al di sopra di
loro c’erano i capi originari, ben inseriti nella res publica imperiale. Odoacre non pensò mai di dichiararsi
imperatore d’occidente così governava da Ravenna, fin dai tempi di Onorio (402). Si nominò Rex gentium.
Anche il concetto di romani cambiò (indicava solo quelli della Urbe). Con odoacre si assiste ad una
formalizzazione delle pratiche dell’hospitalitas e della foederatio anche con altri popoli, come i goti, i franchi
e gli alamanni.
Gli unni, di origine ugro finnica, sono stati i maggiori responsabili di quella mobilità di popoli. Di origine
mongola e aggregatesi nella steppa asiatica, si mossero in varie direzioni, determinando una spinta
efficace sui goti. Giunsero in Europa guidati da Attila (450), che venne sconfitto dal generale romano Ezio.
Dopo un primo ritiro, gli unni conquistarono alcune città del nord Italia ma poi furono costretti al ritiro grazie
a papa leone I, fino a stabilirsi in pannonia. La vera causa della tanta mobilità di quei popoli è da ricercare
in fattori strutturali e politici. Le varie gentes cominciavano ad ambire dominazioni proprie, avendo
abbandonato completamente il seminomadismo di sfruttamento. Cercavano quindi un insediamento stabile.
C’erano poi i capi tribù che venivano definiti Rex, ma non come re, bensì come condottiero, quindi che
avesse la prerogativa del comando. Ogni capo tribù aveva una concezione personale del potere: sapeva
su chi e quali famiglie comandava, ma non si poneva il problema della definizione dei confini territoriali
dell’esercizio del potere. Odoacre era quindi un re a capo di una natio non molto definita e in quanto tale,
pericolosa.
Franchi e alamanni si erano stanziati nelle gallie, gli svevi in Galizia, gli alani in Portogallo, i vandali in
africa settentrionale. Tutti questi popoli erano rimasti legati alla versione ariana del cristianesimo. Tuttavia
le strutture episcopali ariane affiancavano quelle cattoliche senza alcun problema, tranne per i vandali che
li perseguitarono. Così furono sconfitti dal generale bizantino belisario nel 533. Altri stanziamenti tribali
furono: gli alamanni sul medio Reno, i turingi nella Germania centrorientale, i burgundi nei bacini del
rodano e della senna, ma anche Lione. Nell’Europa nordoccidentale il passato romano incise meno. Popoli
come i pitti in scozia facevano incursioni nelle terre dei britanni che favorirono l’ingresso di nuove gentes,
come i sassoni che colonizzarono lentamente, ma profondamente la Britannia scacciando le popolazioni
celtiche. Ben presto gli anglosassoni caratterizzeranno i loro regni con una omogeneità culturale, religiosa,
ma anche linguistica.
nel resto d’Europa vi era invece la possibilità d’integrazione fra due culture. Quella romana coi suoi valori
(cristianesimo, concezione territoriale dello stato, stratificazione sociale basata sul latifondo) e quella
barbara (concezione personale del potere, valore dato dalla capacità di comando, religione a cavallo tra
politeismo e arianesimo). Il popolo che più velocemente stabilì una convivenza tra le due furono i burgundi.
Una folta compagine di tribù, poi, aveva stretto relazioni tra loro in un insediamento provvisorio nella zona
tra Danubio e mar nero. Cominciò ad essere chiamata Goti. Quelli dell’ovest ostrogoti e dell’est visigoti.
Cominciarono ad essere inquadrati nel sistema bizantino di foederatio e hospitalitas, ma ciò non basto a
frenare la loro espansione verso occidente. Il loro re, alarico, arrivò a devastare Roma nel 410. I visigoti si
spinsero verso sud (Sicilia e africa). Ma alla morte di alarico il progetto frenò e il successore ataulfo cercò
di unificare dominazione visigota e potere imperiale romano. Onorio, imperatore, non condivise questo
orientamento e spinse i visigoti verso le gallie e l’ebro. Qui si ebbe l’integrazione: componenti del ceto
senatorio galloromano si affiancarono ai visigoti nell’esercizio dello stesso comando militare. Furono
influenzati dall’attività legislativa dell’imperatore d’oriente. Si stabilirono anche in penisola iberica, dove
ebbero il maggior consolidamento e fissarono il centro politico attorno a Toledo, sotto il re leovigildo. In
ambito religioso la doppia rete ariana e cattolica di diocesi durò fino a quando leovigildo tentò di riunificarla
sotto quella ariana, fallendo. Sarà il figlio recaredo a solennizzare la conversione al cristianesimo di tutti i
visigoti. Così l’integrazione avvenne con successo, ma non seppe resistere a lungo all’invasione della
penisola iberica da parte dei musulmani nel 711.
Il re degli ostrogoti era Teodorico che insieme al suo popolo, fu indirizzato da Zenone, imperatore, a
stabilirsi in Italia con la foederatio. I due cominciarono un buon rapporto di fiducia e Teodorico divenne
infine, comandante delle truppe imperiali e console. Venne inviato per ostacolare odoacre e il conflitto si
prolungò dal 488 al 493 con la sconfitta e la morte dello sciro. Nel suo regno Teodorico non volle sovvertire
l’ordine preesistente: i goti erano i capi dell’esercito, romani i governatori civili per la sola popolazione
romana (tribunali divisi per goti e romani). Inoltre il ruolo del senato era affidato solo a romano-italici, e
venne rivitalizzato. Questo equilibrio complementare tra le parti era garantito dalla forte autorità arbitraria
del sovrano in caso di interferenze. Teodorico a Ravenna era affiancato al consistorium, il consiglio del
principe. Fu varata, in accordo con il senato, una politica fiscale equilibrata, promuovendo attività di
ricostruzione e bonifica. Per la politica estera gli ostrogoti arginarono la minaccia franca conquistando la
Provenza e diventando i tutori dei visigoti che poterono stabilirsi in spagna. Per i rapporti con la chiesa
furono aspri a causa dell’emanazione nel 524 di provvedimenti da parte di Giustino che bandivano pagani,
ebrei ed eretici dai pubblici uffici e atteggiamenti persecutori verso gli ariani. Fu così che Teodorico ruppe i
rapporti con i suoi consiglieri, facendo prevalere i suoi comandanti e facendo cadere in disgrazia il senato.
Teodorico morì nel 526, portando al completo dissolvimento dell’integrazione romano-barbarica. Con il re
teodato si avrà un nuovo sentimento di patriottismo, ma presto smorzato dalle truppe di Giustiniano che
promulgò la Prammatica sanzione che portò l’Italia sotto il dominio romano-bizantino. Così molti ostrogoti si
integrarono, altri invece si dispersero. Venne perseguitata ogni pratica non cattolica.
Nel secolo 6 in Italia, un’altra gentes barbarica si sarebbe avvicinata alla simbiosi quasi raggiunta tra
ostrogoti e romani: i longobardi. Popolazione della Germania settentrionale, si stabilirono nel 5 secolo in
pannonia, diventando milizia mercenaria dell’impero bizantino. Nel 6 secolo si trasferirono definitivamente
in Italia sotto il re Alboino, insediandosi i Italia settentrionale. L’esercito di popolo era costituito solo ci fosse
necessità militare. Solitamente erano varie tribù guidate dai loro duces, con un coordinatore superiore,
eletto. Dopo la morte di Alboino non ci fu un re vero e proprio, in quanto non se ne avvertiva la necessità.
Tuttavia a causa di instabilità, concorrenze e minaccia bizantina, dovettero eleggere un Rex sopra i duces.
Il piano sociale e militare era più stabile di quello politico. Gli uomini in età di combattimento erano definiti
exercitales o arimanni e facevano parte delle farae che divennero le prime unità di insediamento stabili. A
livello religioso ci furono controversie tra longobardi politeisti o ariani e i vescovi cattolici. I longobardi
vollero darsi un’organizzazione statale, ma finirono per dividere il territorio in ducati di cui si conosceva il
centro, ma non i confini. Nel 7 secolo i re rotari e grimoaldo impressero la loro autorità facendo nascere il
ducato di Spoleto e di Benevento (langobardia minor) ponendo come capitale, Pavia. Nel 643 rotari
promulgò un importante editto, attuabile solo ai longobardi e non ai latini, per contenere il fenomeno della
faida (giustizia privata dell’offeso contro il colpevole). Era ora quindi, previsto un guidrigildo, un risarcimento
in denaro da dare allo stato che dipendeva dallo status sociale dell’offeso. Da Pavia si avviò poi un vero
interessamento per la cultura ellenistico - romana e per la versione cattolica del cristianesimo. Re astolfo
nel 750 rivoluzionò l’arruolamento militare, concesso solo a chi era ricco. Re liutprando rafforzò poi la
nozione di regno, offrendo anche protezione alle chiese (Bobbio divenne uno dei più importanti centri del
cattolicesimo europeo). Nell’8 secolo la totale conversione al cattolicesimo e l’integrazione sociale
portarono ad una pacificazione della penisola e ad un miglioramento dei rapporti con il papa. Tuttavia con
la donazione di Costantino, documento falso di papa paolo 1, (segno del volere del papa di dominare in
Italia), i longobardi con astolfo fecero crollare l’esarcato entro il 770. Il papa, avvertito il pericolo, permise ai
Franchi di intervenire. Carlo magno entrò in Italia nel 773, fece capitolare Pavia e sconfisse il re Desiderio
nel 774. Da quel momento Carlo magno divenne Rex franco rum e longobardo rum.
Fu il popolo franco a raggiungere la simbiosi perfetta. Aveva infatti manifestato caratteristiche di forza
militare, adeguamento alle situazioni regionali e particolare attitudine a sfruttare gli incontri di popoli diversi.
Etimologia di franco: wrang (errante) o frakkr (coraggioso). Il raggruppamento più importante fu quello del
Franchi Salii (cambrai e tournai), seguito dai Franchi Ripuarii (Colonia). La gens franca è la più primitiva
delle genti barbariche e molto incline alla simbiosi con altri popoli. La loro gerarchia sociale nasceva
dall’attività bellica. I re erano anche capi militari eletti dalle tribù. I capi militari provenivano non solo da
famiglie potenti, ma anche ricche. Diventarono poi sedentari, ma furono costretti a cambiare il loro assetto
sociale.
Nel 5 secolo i franchi entrarono in contatto con il regno galloromano di soissons che diventò il loro modello
per eccellenza. Il regno dei franchi salii, sotto la spinta del re clodoevo, nel 486 prevalse su quello di
soissons. Alcuni regni franchi persero completamente autonoma, assoggettati a quello salico. Si andò
affermando l’idea di Rex franco rum, a capo di tutti i singoli re regionali. Clodoevo si impose come re, nel
483 si fece impartire il battesimo e si convertì al cristianesimo romano, imponendola anche al suo popolo.
Fu una mossa fondamentale per la politica estera. La sede principale del potere fu piazzata a Parigi e
venne coltivata la leggenda di un re comune, meroevo, anche dopo la morte di clodoevo nel 511.
Nel 6 secolo i merovingi ottennero nuove conquiste ripartite tra i regni di Reims, Orleans, soissons, Parigi (i
re sempre discendenti di merovingi). Furono assoggettati turingi, bavari, alamanni, annesso il regno dei
burgundi e conquistata la Provenza. Dopo la morte di clotario 1, figlio di clodoevo, i regni interni si fecero
sempre più numerosi, determinando nuove aree fondamentali: australi (sviluppo del regno di Reims) e
neustria (regno scisso+parigi). I secoli 7 e 8 sono caratterizzati dal perseguimento di interessi personali
delle singole famiglie. I franchi cercarono l’integrazione totale con la società gallo romana. I latifondi erano
le varie ricchezze e potenza di quelle famiglie che esprimevano poi il potere politico dei vescovi (le figure
più importanti nei territori). Le diocesi esercitavano quindi una funzione di ordine politico in quegli anni di
caos. I franchi via via, introdussero il latifondo e le città. Il primo era considerato da sempre la base del
potere nelle famiglie gallo romane. Insieme a questa manovra se ne attuò un’altra in cui furono inseriti
esponenti gallo romani all’interno della carriera militare, cosa che prima non potevano intraprendere. Lo
status di persona giuridicamente libera fu esteso a tutti i sudditi del regno e si definivano liberi, tutti quelli
che potevano combattere. Riuscì perfettamente l’incontro fra cultura barbarica e latina che formò un ceto
dirigente misto, orientato verso la scoloritura delle differenze etniche. Decisiva fu anche la personalità della
legge (tribunali burgundi, franchi, gallo romani).
La simbiosi è quindi l’ultimo stadio dell’integrazione. La cultura militare barbarica a favorivo molto
l’evoluzione della figura di vescovo, allontanandosi dagli schemi tardo antichi che portavano la
santificazione dei vescovi tramite il martirio, verso l’intraprendenza. Per il latifondo, invece i franchi lo
assorbirono come base legittimante dell’egemonia sociale, proprio come quello romano. I due popoli (gallo
romani e franchi) avevano tradizioni familiari differenti. I primi usavano cognomi e chiare strutture di
successione di padre in figlio; nei secondi il senso di appartenenza era dato dalla sippe, gruppo parentale a
metà tra famiglia e tribù. Questi modelli vennero assorbiti creando elementi di connessione tra i vari regni.
Inoltre la figura del re venne valorizzata e si arricchì di elementi astratti, quali militari, patrimoniali ed elettivi.
I re merovingi usavano propri emissari di fiducia, i leudes, e per la forza di appoggiavano a gruppi militari
che costituivano un aggregato stabile di guardie di corte, detto trustis, provenienti da famiglie aristocratiche.
La trustis era una prerogativa del potere regio ed era vietato a chiunque altro di munirsi di una scorta
personale. I re mutuarono dalla tradizione gallo romana il concetto di funzionario. Dove era possibile
mantennero la circoscrizione territoriale gallo romana, con a capo le diocesi e i vescovi, mentre nelle zone
più settentrionali, meno influenzate dai gallo romani si istituirono i pagi. La carica di conte (comes) era la
più diffusa. Il termine dux (duca) era utilizzato di meno e utilizzato solo per funzioni militari temporanee. I
regni erano così controllati sia dalla tradizionale fedeltà personale di ascendenza franca, sia dalla
tradizione funzionariale e territoriale tipicamente romana. L’exercitus, inteso come assemblea di uomini
liberi, perse ogni velleità politica e dovette limitarsi all’acclamazione di un nuovo re, scelto ormai in base a
criteri dinastici. Importante fu ancora la riunione annuale dell’esercito che aveva lo scopo di pianificare gli
eventi bellici. Si sviluppò poi il mallus (nelle città e nei pagi), un’assemblea presieduta da un conte in cui
venivano illustrati gli ordini del re agli uomini liberi e si eleggevano boni nomine che aiutassero il conte nel
settore giudiziario. La corte regia si sviluppò in palatia, anche se il palatium era solo teorico, in quanto si
spostava a seconda delle esigenze militari o amministrative del sovrano. Il palatium conteneva la trustis, il
tesoro, la scuderia, una cappella, uffici amministrativi, la cancelleria guidata dal maior domus, il maestro di
palazzo. Il potere tradizionale dei re franchi si definiva bannum. Il ban era il potere legittimo e supremo. Ma
si sviluppò dalle sue accensioni germaniche e finì per includere anche dare ordini, imporre divieti. C’era poi
la heribannum che riguardava la mobilitazione militare. La componente militare franca continuava a
prevalere su quella romana, in ambito militare. Essere pronti a combattere era un obbligo per tutti i franchi
liberi che dovevano provvedere da soli alle spese di equipaggiamento. Per quanto riguarda la fiscalità nel
secoli 6 e 7 le imposte dirette non erano più in grado di essere riscosse. Si passò quindi a imposte indirette
(telonea, una sorta di pedaggi). C’era anche il guidrigildo che era un’importante fonte di introiti oltre a
mantenere l’ordine. Altri proventi arrivavano dall’ambito militare: quando un esercito transitava per una
terra, la popolazione doveva loro albergaria (alloggio) e fodro (foraggio per i cavalli). Prima erano imposte
in natura, poi in denaro. I re invece di mantenevano grazie all’enorme base patrimoniale della corona, frutto
dei bottini. Le terre del re erano delle “del fisco” dalle quali provenivano la maggior parte degli introiti dello
stato. Nel 7 secolo nasce anche un profondo intreccio tra amministrazione civile ed ecclesiastica. I re
garantivano protezione militare ed esenzione fiscale alla chiesa, dall’altra i vescovi fecero entrare
nell’elezione episcopale i re. Questi vescovi erano molto vicini al re così il loro potere finiva per essere una
sorta di integratore dell’ordinamento pubblico. Erano personaggi di fiducia, non ufficiali. Quando l’esenzione
radicale era ufficializzata, si chiamava immunità. I franchi divennero così i protagonisti indiscussi dell’altro
medioevo.
Alcuni re merovingi vanno ricordarti, come chilperico 1 per i tentativi di restaurazione amministrativa;
teudeberto 1 per la costante volontà di conferire significati pubblici alla sua potenza militare e l’emissione di
monete con simbologia imperiale; clotario 2 che nel 1614 sancì il reclutamento di comites fra gli aristocratici
e il diritto regio di approvazione delle elezioni episcopali. Nel 7 secolo la concessione di immunità a chiese
e monasteri divennero così abbondanti da indebolire le strutture dei regni merovingi e da impoverirli. Le
famiglie aristocratiche non si contentavano più delle possibilità di affermazione tramite i rapporti con il re.
Desideravano prevalere le une sulle altre. L’ultimo re merovingio fu dagoberto. Nel 7 secolo divennero
indipendenti i
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