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La villa romana di Piazza Armerina 2010, Archeologia e storia dell'arte Appunti scolastici Premium

Tesi dal titolo La villa romana di Piazza Armerina 2010 per la cattedra di Archeologia e storia dell'arte greca e romana del professor Gasparri. L'opera muove da una importante introduzione volta a delineare il quadro storico-politico-economico che fa da sfondo e presupposto culturale al nascere e diffondersi del fenomeno tardo-antico del vivere in villa. Si procede poi a trattare il monumento nel... Vedi di più

Materia di Archeologia e storia dell'arte greca e romana relatore Prof. C. Gasparri

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ESTRATTO DOCUMENTO

Anticamera del cubicolo (42)...................................................................................................49

Cubicolo (43)........................................................................................................................... 50

Triclinio triabsidato (57a)......................................................................................................... 51

Abside sud del triclinio (57e)...................................................................................................53

La palestra (3)......................................................................................................................... 53

II. 1.3 Datazione e proprietario.......................................................................................................58

Cronologia............................................................................................................................... 58

Proprietario.............................................................................................................................. 60

IV. Abbreviazioni bibliografiche......................................................................................................67

............................................................................................................................................... 72

3

1

I. INTRODUZIONE

La villa romana del Casale, ubicata non lontano dal comune di Piazza Armerina (Sicilia),

rappresenta oggi una grande attrattiva del turismo internazionale, collocandosi per importanza al

terzo posto dopo la villa di Tivoli e quella di Spalato; ma la gran parte degli innumerevoli visitatori

che ogni anno, da ogni dove, raggiungono questo ormai celebre centro della Sicilia interna, ignora

che, a monte di questa grande scoperta, è una vicenda che rappresenta un capitolo per niente

edificante dell’ archeologia italiana.

Portato alla luce nella sua interezza negli anni ’50 del secolo scorso, alla fine di una lunga serie di

indagini iniziate il secolo precedente, il complesso è privo infatti della pubblicazione dello scavo,

perché, in realta’, non di scavo si e’ trattato ma di una colossale opera di sterro. Di conseguenza per

sempre perse sono le informazioni relative all’ insediamento arabo­normanno e uno successivo che

nel Medioevo sorsero a ridosso delle strutture tardo­antiche della villa. In pratica, e’ mancata ogni

attenzione per la stratigrafia, quella successione, cioè, di processi naturali e antropici insieme,

necessaria per ricostruire la millenaria attivita’ umana nell’ area.

Negli anni ’60 arriva la valorizzazione: una struttura mirabolante in plastica , cemento e metallo

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viene innalzata per la conservazione della villa, consegnandola in tal modo al turismo di massa,

senza pero’ riuscire completamente nell’ intento di tutelare in modo permanente i pavimenti musivi.

La copertura è frequentemente soggetta a delle crepe e va rifatta ogni decennio, il che comporta un

ingente sperpero di denaro; molti mosaici inoltre soffrono l’umidita’ , specie nei punti di

insufficiente drennaggio. In modo del tutto ingiustificato, l’ interesse per i pavimenti musivi

predomina su quello delle pitture parietali e dei pavimenti marmorei.

Perchè si proceda correttamente, è indispensabile che la mentalita’ dell’archeologo si apra ai

contributi che sempre di piu’ possono offrire le scienze esatte. Spesso infatti l’archeologo italiano

denota un eccessivo attaccamento alla propria peculiarita’ culturale e un netto rifiuto per le novita’

che provengono dal nord. Ma è innegabile che la diciplina trae enorme beneficio dall’applicazione

dei metodi quantitativi delle scienze, ponendosi per cosi’ dire alla cerniera tra sapere umanistico e

sapere scientifico.

Agli inizi degli anni ’70, si è cercato di ovviare alla mancanza di uno scavo ben condotto

,ricorrendo a una serie di saggi stratigrafici e a un’ analisi di materiali del precedente scavo: si è

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1 Si ricorda che questo capitolo, come i successivi, specie per le notizie afferenti al quadro storico, fa costante

riferimento all’opera di A. Carandini-A. Ricci-M. De Vos, Filosofiana. La villa di Piazza Armerina,Palermo, 1982.

Franco Minissi (1957) e’ l’ ideatore della struttura metallica appoggiata alla muratura esistente, che costituisce

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l’ossatura portante di un manto di materiale plastico che forma pareti e copertura della villa.

Ampolo­Carandini­Pucci 1971.

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trattato di un lavoro breve ma fruttuoso, che è bastato a confutare molte ipotesi.

Si è aggiunta poi l’analisi degli storici dell’arte e degli antiquari, i quali, appuntandosi su questo o

quel dettaglio musivo poco hanno apportato al giudizio complessivo del monumento. Unico

contributo degno di menzione è venuto da Salvatore Settis , che ha studiato il programma

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iconografico come fonte di interpretazione, sebbene la parte concernente l’identificazione del

proprietario sia poco convincente.

Apriamo adesso una breve digressione introduttiva al fine di inquadrare il monumento oggetto della

nostra indagine nella piu’ ampia categoria delle residenze tardo­antiche; di queste disponiamo oggi

di un quadro in via di progressiva definizione, che i dati della ricerca archeologica rendono ogni

giorno piu’ nitido.

Tra il III e il IV sec. d.C, in molte regioni del mondo romano è in atto un netto cambiamento nei

modi di occupazione del territorio, che ha un’immediata ripercussione sul modo di concepire la

villa. Si tratta di un processo storico i cui prodromi si colgono nei secoli precedenti, che adesso

giunge a piena maturazione. Si perviene alla formulazione di un nuovo modello di villa che pur

inserito nel solco della tradizione , presenta al contempo indubbie peculiarita’. In questo contesto si

assiste a una rarefazione dei centri rurali che si accompagna a una contestuale crescita dimensionale

dei centri stessi. Molte antiche ville vengono abbandonate, mentre altre vengono scelte come

residenza. Queste mostrano una varieta’ di tipologie e sono spesso realizzate sul riutilizzo o

ampliamento di strutture preesistenti, che subiscono dunque un adattamento per assolvere a una

nuova e diversa funzione , in linea con le esigenze del tempo.

Andrea Carandini, sulla base della documentazione archeologica, supportata da testimonianze della

trattatistica latina, introduce la distinzione tra villa centrale e villa periferica : la prima sorge in

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prossimita’ di citta’, porti, vie di comunicazione, in zone fertili e salubri ed è amministrata dal

dominus direttamente, avvalendosi di manodopera servile; la seconda si trova lontana dalla citta’, in

aree coltivate in modo estensivo ed è gestita da liberi coloni. E’ quest’ ultimo modello che sembra

prevalere in eta’ tardo­antica.

La realta’ è in effetti piu’ complessa: la villa tardo­antica non sarebbe la riproposizione di un tipo

preesistente, cioè la villa periferica, ma il risultato della metamorfosi di ambedue i tipi, fenomeno

indotto da una mutazione generale del tradizionale sistema agricolo con la conseguente

riformulazione del concetto di villa. Qui infatti si riscuotono i canoni pagati dai coloni, principale

risorsa economica del proprietario, qui si coordina tutta l’attivita’ del fondo e si raccolgono le

derrate per poi indirizzarle al mercato: in pratica, fin dal III sec., la funzione residenziale della

villa ,per la prima volta, si combina con le esigenze di amministrazione del fondo.

Vari fattori avrebbero contribuito a questa trasformazione: anzitutto, un aumento della pressione

fiscale avrebbe portato a una piu’ attenta e diretta gestione della proprieta’ agricola; una perdita di

prestigio nell’esercizio dell’attivita’ politica e il conseguente desiderio di recuperare auctoritas

Salvatore Settis (1975) propone l’ipotesi di Massenzio committente.

4 E’ stato pero’ osservato che questa nomenclatura e’ impropria, perche’ in realta’ nella distinzione sarebbe sotteso un

5

dato economico piuttosto che topografico (Capogrossi­Colognesi 1994) 5

nell’ambito del latifondo; l’otium in villa adesso acquista peso a scapito del negotium in urbe , la

vita contemplativa che si nutre di arte e letteratura, viene preferita alla frenetica attivita’ politica che

ha come centro privilegiato il foro. Molte ville tardo­antiche hanno, infatti, origine dall’abbandono 6

della citta’ da parte dell’aristocrazia senatoria,non piu’ gratificata dall’attivita’ urbana, cui da

sempre è stata dedita e su cui da secoli si fonda il suo prestigio e la sua fortuna. In tale contesto, le

residenze di campagna, che quanto a comfort nulla hanno da invidiare alle piu’ ricche abitazioni

urbane, diventano un ottimo rifugio. Col particolare non certo trascurabile che in questo ritrovato

silenzio lontano dal chiasso e dalla rissosa vita cittadina, il privilegiato ceto puo’ ora dedicare piu’

ampio spazio all’ attivita’ culturale. Non piu’ dunque onerose largizioni, giochi nel circo, contribute

vari, ma la vita serena e distaccata del philosophus: da qui probabilmente il nome di Philosophiana,

col quale in origine è chiamata la pars dominica della villa, poi il latifondo tutto. Questo fenomeno

di allontanamento dei senatori da Roma e quindi dall’ attivita’ politica, sembra essere in crescita, a

tal punto che una legge del 356 stabilisce un quorum per la presenza di senatori in citta’; sara’ piu’

tardi Teodorico che li richiamera’ dalle lussuose dimore di campagna, imponendo loro la

permanenza nell’ Urbe.

Volgiamo ora la nostra attenzione su un altro problema che e’ necessario affrontare per meglio

inquadrare storicamente la villa e il territorio del quale essa rappresenta il punto focale: le sorti del

latifondo in Sicilia tra prima eta’ imperiale ed eta’ tardo­antica. E’ in questo arco di tempo che il

latifondo schiavistico, che Roma aveva creato dopo la conquista dell’isola , va verso un graduale

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dissolvimento. E’ questa l’epoca, in cui le fortune delle aristocrazie romane non conoscono certo un

accrescimento, ma al contrario entrano in una fase di inarrestabile declino. Sono assenti le ville

(quella vicino Tindari è un’eccezione), segno che gli aristocratici non risiedono nel latifondo, che

sfruttano in modo miserabile senza apportare le necessarie migliorie tramite investimenti, ma

traggono piuttosto profitto dalle grandi estensioni. A seguito di questa crisi, le campagne si

abbandonano, le citta’ decrescono. Una graduale decadenza si registra anche a livello della cultura

materiale e figurativa.

La crisi del latifondo in Sicilia, fondato sulla produzione di grano non è un fenomeno isolato, ma

segue le sorti delle ville italiche della costa medio­tirrenica, ormai lontane dal florido periodo

tardo­repubblicano, che abbiamo la fortuna di conoscere attraverso autorevoli fonti letterarie, i

trattati di Catone, Varrone, Columella. Altrettanto lontana è l’epoca delle rivolte servili , la prima

delle quali, quella di Euno , aveva avuto come teatro proprio la Sicilia.

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Esiste una storiografia contemporanea che nega la presenza in questo periodo di cesure e di crisi e

che vede il mondo antico sempre uguale a se stesso: le discontinuita’, in realta’, ci sono e

Cagiano De Azevedo 1966.

6 La conquista dell’isola risale al III secolo a.C, quando Roma intervenne in aiuto ai Mamertini di Messana,

7

schierandosi dalla parte di Siracusa contro la potenza cartaginese che aspirava all’egemonia sull’isola; la guerra si

concluse favorevolmente per i Romani (241 a.C), dopo un periodo piu’ che ventennale di scontri.

Questo personaggio ambiguo tra il ciarlatano e il profeta, che si diceva ispirato da una dea , capeggio’ questa prima

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sanguinosa guerra servile che scoppio’ in Sicilia nel 136 a.C; molti furono i successi conseguiti dalla iperbolica massa

di schiavi che la rivolta riusci’ a mobilitare(200.000), ma i Romani nel memorabile assedio di Taormina ebbero infine

il sopravvento, uccidendo Euno e ripulendo l’isola dal gran numero di briganti. 6

l’archeologo che fonda la sua analisi sul manufatto, oltre che sulle fonti letterarie, non puo’ non

prenderne atto.

Per la Sicilia è dunque un lungo periodo di stagnazione economica, sociale, politica, culturale , che

contrasta con la contemporanea ricchezza di altre province dell’Impero (la Spagna , la Gallia, il

nord­Africa). La Sicilia non piu’ alla pari con le altre province, diventa terra di sfruttamento, di

esilio, di schiavi e briganti.

Dietro questa decadenza produttiva c’è chi scorge la debolezza di certe aristocrazie nel gestire il

potere: in questa fase si registra infatti una marginale presenza di latifondisti siciliani nelle

istituzioni politiche di Roma.

Certo è che ,all’alba del IV sec. il latifondo schiavistico, quello che aveva dato luogo alle guerre

servili, è una realta’ ormai tramontata.

Col IV sec. assistiamo a una inversione di tendenza: è allora, infatti, che si entra in una fase di

rinascita. Il fenomeno è da connettere a un rinnovato interesse di Roma per la parte occidentale

dell’impero, in particolare per quelle aree che avevano ereditato il primato produttivo prima

detenuto dalla penisola italica. In questo nuovo contesto storico, l’Africa diviene la principale

provincia fornitrice di grano di Roma, mentre la parte orientale dell’impero, soprattutto l’Egitto,

soddisferà le esigenze granarie di Costantinopoli.

Non è importante stabilire chi in questo nuovo rapporto Africa­Roma abbia la meglio: Roma resta

la sede del potere, mentre l’Africa offre alla capitale le sue derrate e i suoi uomini, ormai fortemente

radicati nelle istituzioni. Questo particolare interesse per l’Africa culmina nel II sec., quando sul

trono imperiale sale per la prima volta un Africano. Il nuovo ruolo aquisito dalla provincia è

simboleggiato su alcune monete di IV sec., dove la personificazione dell’Africa dona una spiga a

Roma.

La Sicilia, per caratteristiche geo­morfologiche, produttive, geografiche, è vista come una piccola

Africa o meglio come il vestibolo dell’Africa ed è per questa ragione che entra negli interessi

fondamentali dell’impero. Nel nuovo sistema di traffici che lega Roma all’Africa, la Sicilia assume

la funzione di ponte tra le due realta’. La classe senatoria comincia a interessarsi all’isola e ad

amministrare in modo piu’ congruo i latifondi. L’alta aristocrazia romana, superata la fase della

grande proprieta’assenteista comincia a risiedere piu’ o meno stabilmente nell’isola. E’ cosi’ che

sorgono le ville di Piazza Armerina, di Tellaro, di Patti . Adesso pero’ a gestire i fondi non sono

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miseri stuoli di schiavi, ma famiglie di coloni: si tratta di un sistema di produzione che l’isola mutua

dall’altra sponda del Mediterraneo, che non era mai stata schiavistica in agricoltura. L’isola

gravitera’ intorno a Roma, come secondo cuore pulsante dell’Impero, ancora fino al VI sec., quando

Giustiniano estromettera’ l’aristocrazia dai latifondi e la Sicilia ritornera’ alla sua antica condizione

di isolamento.

La villa di Patti, a 6 Km da Tindari, e’ stata casualmente rinvenuta nel 1973, durante i lavori per la realizzazione di un

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tratto autostradale, quando due piloni ne devastarono il lato nord; la zona sinora esplorata si limita alla parte centrale,

laddove e’ venuto alla luce il peristilio e gli ambienti residenziali che lo cicondano. Si veda G. Voza 1982. 7

Continuiamo a riflettere su questo processo di trasformazione in atto dal II sec.. I mosaici di

Palermo, di Lilibeo, di Siracusa sono prodotti da maestranze africane e nulla hanno in comune coi

poveri mosaici di tradizione locale dei primi due secoli dell’ Impero. Essi sono, altresi’, la spia che

l’ uscita dalla depressione e’ gia’ iniziata e che piu’ forti interessi legano ormai l’aristocrazia

romana alla sponda meridionale del Mediterraneo. Questo fenomeno che registriamo a livello dell’

artigianato urbano, si coglie pure in un altro processo: il ripopolamento dei piccoli centri rurali che

attraggono i liberi poveri delle campagne. Sono piccolo flussi migratori che nel IV sec. daranno vita

a una vera e propria crescita urbana.

Nell’analisi dei latifondi siciliani, se c’è un dato che si impone alla nostra attenzione, è certamente

la loro immensa estensione. Le loro rendite, infatti, sono ben maggiori di quelle dei fondi africani e

soprattutto di quelle dell’ Italia centro­settentrionale. La massa calvisiana , da quel che si evince

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dalla distribuzione dei bolli laterizi CALV e CALVI, raggiunge probabilmente i 5000 ettari. Il

fondo della famiglia dei Valerii, sulla costa messinese, si articola in 60 poderi, ciascuno dei quali

coltivato da una familia di sei o sette schiavi . All’epoca di Gregorio Magno, la Chiesa di Roma

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possedeva in Sicilia 8000 ettari, distribuiti fra 400 affittuari, con circa 250 famiglie per affittuario. Il

contratto di enfiteusi, attestato dal Codice Teodosiano alla meta’ del IV sec., risale probabilmente al

secolo precedente. I beni imperiali e quelli senatori sono amministrati da un rationalis. Ogni

latifondo (massa) comprende una parte gestita direttamente dal proprietario per mezzo di intendenti

(pars dominica), e una gestita da affittuari, i quali la affidano a famiglie di coloni. Questi sono

liberi, seppur legati al latifondo che coltivano. I coloni forniscono prestazioni d’opera, doni in

natura, affitti e vivono o sparsi nelle campagne o concentrati in borghi rurali (vici), per i quali e’

attestata una pur modesta economia di mercato . Questi centri assolvono a diverse funzioni:

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fungono infatti da piccoli empori, stazioni di posta, centri di raccolta e smistamento delle derrate.

Queste partono dai borghi per raggiungere gli scali, dove vengono imbarcate su navi onerarie. Il

fondo è destinato al pascolo e alla produzione di grano, oltre a produzioni marginali necessarie

all’autoconsumo delle famiglie coloniche.

Spesso in Sicilia, in eta’ tardo­antica, le stazioni della posta imperiale sorgono in corrispondenza di

ville e vici, che vengono pertanto attraversati dalle principali vie di comunicazione. Per gli

aristocratici del tempo attraversare i latifondi, sostando nelle varie mansiones , è un’impresa grande

e faticosa.

Conosciamo due latifondi contigui: quello di Calvisiana comprendente la parte del territorio di Gela

prossima al mare, il cui insediamento e’ stato identificato in contrada Casa Mastro (a 7 Km a nord

della citta’); e il latifondo di Filosofiana, il cui villaggio è stato invece localizzato in contrada

Sofiana. Ambedue i vici sorgono sulla sponda orientale del fiume Gela. A menzionare la proprieta’

di Filosofiana e’ un’autorevole fonte, l’ Itinerarium Antonini nella sua redazione costantiniana.

Queste proprieta’ devono probabilmente il loro nome al governatore di Sicilia (corrector)che le fonti menzionano per

10

il 303.

Si tratta di schiavi che si comportano economicamente come liberi coloni e che, pertanto, nulla hanno a che fare con

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le familiae del tradizionale sistema schiavistico romano.

Cio’ e’ testimoniato da tesoretti monetali rinvenuti nell’area dei borghi.

12 8

Il nome Philosophiana, che designa la mansio e, probabilmente, tutto il latifondo, sembrerebbe

essere mutuato dall’originario nome della pars dominica della villa padronale, luogo destinato piu’

che allo studio, al riposo, anticipando una concezione di filosofia che si affermera’ nel Medioevo.

Gli scavi in contrada Sofiana hanno rinvenuto materiale dell’eta’ del bronzo e di VI­IV sec. a.C.

Non mancano testimonianze di epoca piu’ tarda, soprattutto dei primi secoli dell’era cristiana.

L’insediamento, tuttavia, sembra raggiungere la massima estensione con l’arrivo del IV sec., come

testimoniano le abitazioni, la basilica cristiana, le terme, la necropoli; subisce gravi danni a seguito

del terremoto del 365, ma la sua esistenza continua ancora sino al XIII sec., quando viene

abbandonato definitivamente. Il materiale portato alla luce testimonia che la mansio era abitata da

persone di condizione modesta, convertite al Cristianesimo in eta’ costantiniana. Il nome di

Filosofiana, attestato da bolli laterizi scoperti nell’area, è stato assunto probabilmente dal villaggio

all’epoca del suo massimo sviluppo.

Nella parabola evolutiva del villaggio di Filosofiana si possiamo individuare diverse fasi di

sviluppo: nel VI­IV sec. a.C la documentazione archeologica testimonia una serie di piccolo

villaggi di contadini greci; dal III sec. a.C al III d.C, è in atto la crisi della piccola e media proprieta’

e la formazione del grande latifondo schiavistico; una certa attivita’ è inoltre attestata per la prima

eta’ imperiale, quando sorge la villa rustica in contrada Casale; tra il IV e il VI sec., la mansio

conosce una notevole fioritura; dal VI al XIII sec. si ha la sopravvivenza, sia pure in tono minore,

della mansio, fino al suo definitivo abbandono .

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Il fiume Gela segna uno dei confini dei due latifondi: si puo’ pertanto supporre che gli altri limiti

siano costituiti da altrettanti corsi d’acqua, che si possono ancora oggi esattamente identificare . I

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due latifondi sono dunque compresi tra i comuni di Piazza Armerina e Gela, mentre si puo’

ipotizzare che il confine tra le due proprieta’ passi a meta’ strada, poco piu’ a nord del lago

Disueri . Filosofiana si trova senz’altro in una posizione strategica, ubicata com’e’ a meta’ strada

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tra Catina e Agrigentum.

La posizione della villa rispetto alla mansio lascia supporre che a nord, appunto nella zona in cui

essa sorge, si estende la pars dominica del latifondo; del resto il tipo di coltura cui l’area è destinata

in antico (alberi da frutto) denuncia questa sua funzione. L’area intorno all’insediamento di Sofiana

e’ destinata, invece, al seminativo asciutto, alla cui coltivazione sono dediti i coloni. Entro un

raggio di 8 Km da monte Bubbonia (595 mlm), si estende un’area adibita a pascolo ed è questa zona

incolta che separa i due latifondi.

La villa del Casale è, dunque, la residenza padronale della pars dominica, ma al contempo centro

amministrativo di tutto il latifondo. Il confronto con altre importanti ville dell’epoca dimostra

chiaramente che la villa di Piazza Armerina non è una residenza di eccezione e che pertanto non è

La fase e’ parallela alla formazione e poi distruzione del villaggio arabo­normanno, che nel Medioevo sorgera’

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nell’area della villa.

I confini del latifondo di Filosofiana sarebbero segnati dal fiume Gela e dal torrente Piazza Armerina a sud­ovest e

14

nord­ovest, dai torrenti Passo Lasagna e della Gatta a sud­est, dal torrente Molino Grande a nord­est.

Calvisiana si trova sotto i 300 m, Filosofiana tra i 300 e i 500 m; Sofiana sorge su un altipiano sopra i 500 m.

15

La zona e’ oggi destinata in parte alla coltivazione del grano, in parte alla coltivazione del mandorlo. 9

necessario postulare una committenza imperiale. Il signore piuttosto deve essere stato un

aristocratico terriero che avra’ ricoperto certamente un ruolo non secondario nel governo della

pronvicia. In conseguenza dell’ affermato carattere pubblico della figura del proprietario,

nell’ambito della villa vanno nettamente distinti gli ambienti privati dagli ambienti pubblici. Questa

duplicita’ di funzioni è un aspetto che concorda pienamente con la sua disorganicita’ planimetrica ,

da un lato frutto delle concenzioni architettoniche del tempo, dall’altro dovuto piuttosto alla piu’

pratica esigenza di seguire il pendio del terreno. La villa, infatti, non segue un’asse principale, ma

presenta una dislocazione a ventaglio dei vari locali , assecondando la naturale conformazione

topografica del luogo.

Gli ambienti sia pubblici sia privati, presentano una ricca decorazione musiva, ma in quelli pubblici

prevale la decorazione marmorea. Molte pareti sono decorate con grandiose pitture, le cui figure

spesso sono a grandezza naturale. Lastre marmoree decorano, oltre ai fastosi ambienti pubblici, due

cubicoli dell’appartamento padronale, ma anche le terme, dove pero’ il marmo svolge,

probabilmente, un compito funzionale. Negli ambienti pubblici si assiste a un vero crescendo di

lusso decorativo, che culmina nella grande sala per ricevimenti che domina l’ambulacro. Degno di

nota è questo largo impiego del marmo per gli ambienti rappresentativi, consuetudine che si pone in

linea con la tradizione romana piu’ aulica. 16

Fin qui i caratteri generali della villa. Passiamo ora a trattare un altro importante aspetto, quello

relativo al programma iconografico. Una definizione del problema è indispensabile, se si vuole

addivenire a una identificazione del proprietario che sia accettabile. Anzitutto, stando alla frequente

ricorrenza di ludi urbani nella rappresentazione musiva, possiamo ipotizzare con sufficiente

certezza che il committente sia un romano. Non cosi’, invece, per le maestranze che sono di sicura

provenienza africana. All’epoca, infatti, il linguaggio figurativo romano di tradizione ellenistica è

ormai desueto fin dal secolo precedente, per cui la decorazione musiva e pittorica adotta

convenzioni figurative che hanno la loro indubbia matrice nell’arte della romanita’ d’Africa. Si

tratta di maestranze il cui valore i signori hanno avuto modo di sperimentare nelle dimore di

campagna africane e che qui esprimono appieno la loro grande abilita’ artistica.

Dalla letteratura latina , fin dalle epistole di Cicerone, abbiamo di frequente testimonianza di come

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il committente intervenga di persona nella inventio del programma figurativo. Sulla base di questi

illustri esempi letterari, si puo’ pertanto presumere un simile diretto coinvolgimento del

committente della villa in esame nella scelta delle varie tematiche. Il programma iconografico nelle

line generali è stato cosi’ interpretato: centrale è il tema della vittoria dell’uomo sulla passione e la

forza bruta, dominate da virtu’ quali la musica, l’astuzia, la forza. Sono temi assai cari all’arte

classica che qui pero’ vengono coniugati con i moduli espressivi propri del linguaggio africano. E’

vero che le tematiche sono comuni alle altre ville tardo­antiche, ma qui il consueto “ciclo dei

latifondi” presenta piu’ forti accenti di ufficialita’, caratteristica che cogliamo piu’ chiaramente

nelle scene urbane: è evidente che in questo caso si vuol dar rilievo ad eventi memorabili realmente

L’imperatore Augusto, quando erige la sua casa sul Palatino, fa decorare gli interni con incrostazioni marmoree.

16 Simmaco (IV sec. d.C) chiede al corrispondente ragguagli circa le caratteristiche di un mosaico da lui scoperto, onde

17

lo possa imitare nelle stanze della sua dimora. 10

accaduti a Roma. Si parla pertanto di peculiarita’ artisica della villa del Casale, di una sua

magniloquente ufficialita’ che non si riscontra nelle ville dell’epoca, come per esempio, la villa del

Tellaro e quella di Patti, le quali d’altra parte sono piu’ tarde (post­costantiniane) e presentano una

articolazione planimetrica assai piu’ semplice (c’è un solo peristilio) e minori dimensioni. 11

Figura 1 Planimetria della villa 12

II. 1 La villa di Piazza Armerina

II. 1.1 L’ARCHITETTURA

La villa di Piazza Armerina risulta composta da quattro nuclei architettonici, che a prima vista le

conferiscono un aspetto decisamente disorganico:

I. ingresso monumentale a tre fornici e antistante cortile poligonale;

II. grande sala absidata preceduta da un peristilio quadrangolare;

III. grande sala a tre absidi preceduta da un peristilio ovoidale;

IV. complesso delle terme.

In realta’, questa apparente disorganicita’ organizzativa, che a una prima lettura puo’ facilmente

ingannare, e’ frutto di una sapiente concezione unitaria, fatto che e’ ben dimostrato dalla non certo

casuale convergenza dei quattro assi al centro del peristilio quadrangolare.

La villa nel suo complesso è, infatti, il risultato di una studiata giustapposizione dei diversi

nuclei, i quali si situano a diversa altezza del pendio collinare, raccordandosi mediante passaggi di

grande funzionalita’. A comprovare l’ipotesi di una unitarieta’ di concezione è la razionale

distribuzione di ambienti pubblici e privati, come anche la funzionalita’ dei percorsi interni. Tutto

il complesso, pur ispirandosi a modelli correnti dell’edilizia privata, risulta di grande originalita’,

in un sistema dove lo spazio destinato al pubblico convive armonicamente con lo spazio privato,

senza che questo generi confusione e indiscrezione. D’altra parte, se di modelli si vuol parlare, la

villa adrianea di Tivoli è il primo e piu’ illustre esempio, non dimenticando pero’ che altrettante

similitudini sono riconoscibili nella piu’ tarda villa romana, ubicata presso Noto ( Sicilia), e nelle

coeve ville africane. Decisamente importante è la disposizione su uno stesso asse di vestibolo­

corte­nartece­aula absidata, soluzione architettonica che, gia’ presente nell’architettura aulica del

basso Impero, sara’ costantemente assunta come impianto delle prime basiliche cristiane.

Ai fini di una ricostruzione architettonica, ben poco ausilio ci puo’ derivare dalla storia di quegli

studi, che dal 1881 agli anni ’50 del secolo scorso, si sono susseguiti in modo per niente

edificante, perchè unicamente finalizzati alla ricerca di materiali preziosi, trascurando, invece, dati

di grande valore scientifico, indispensabili per la comprensione globale del monumento . Ci

18

rifacciamo, pertanto, alla ricostruzione formulata da Andrea Carandini a seguito degli studi da lui

condotti e pubblicati nella ponderosa opera del 1982 .

19

18 Per gli studi precedenti a quelli di Carandini, si veda G. V. Gentili 1950.

Si tratta di Carandini­Ricci­De Vos 1982.

19 13

Alla mancanza di adeguati rilievi, supplisce la pubblicazione di sezioni e prospetti di alcune parti

dell’edificio, sufficienti per aprire il dibattito degli studiosi sul problema degli elevati: esattamente

cio’ che e’ stato trascurato da uno studio troppo limitato ai soli aspetti planimetrici.

La villa è stata, dunque, costruita in un’unica fase, ma sarebbe interessante conoscere le relazioni

tra le murature, cosa che purtroppo non sempre è possibile, perche’ un restauro spesso pesante e

scorretto ne impedisce una adeguata lettura. Qualcosa, tuttavia, si puo’ dedurre laddove il restauro

è meno prevaricante. La tecnica edilizia prevalente sembra, comunque, essere un’opera incerta che

include grosse schegge e ciottoli, mentre nei cantonali compare l’opera quadrata. Le volte, invece,

si caratterizzano per il largo impiego di pomice e tubuli. Questi ultimi sono di probabile

provenienza africana: il rinvenimento nel Canale di Sicilia di una nave oneraria romana avente per

carico questo materiale insieme ad altri oggetti, dimostra come questi anforacei, utilizzati appunto

per la loro proprieta’ di leggerezza nella costruzione delle volte, venissero importati dall’altra

sponda del Mediterraneo.

Le stanze della villa presentano splendidi dipinti alle pareti, ma questi spesso sono fortemente

danneggiati, con grandi e piccole lacune. A peggiorare ulteriormente lo stato di conservazione è

una spessa incrostazione calcarea, che copre la superficie dipinta: si tratta del medesimo deposito

di calce che copriva i mosaici al momento della scoperta. Gli intonaci esterni sono, inoltre, alterati

da muschi, mentre quelli interni sono danneggiati da efflorescenze bianche. In alcuni punti ci sono

evidenti scoli di ruggine dovuti alle travi di ferro della copertura moderna. Il restauro ha colmato

le lacune con l’impiego di cemento, ma appare evidente che il contatto con questo materiale

estraneo non ha fatto che accelerare lo sgretolamento dell’intonaco. In generale, si puo’ osservare

che dopo decenni di esposizione all’ambiente, l’azione degli agenti atmosferici ha prodotto un

evidente scolorimento dei dipinti rispetto allo stato originario.

Lo strato di preparazione dell’intonaco è uniforme in tutto l’edificio, eccetto pochi casi. Si tratta

di un impasto duro e bianco con molti inclusi in cocciopesto e paglia triturata. L’evidente striatura

della pennellata dimostra che il colore è stato applicato a fresco. Alcuni ciottoli in calcare giallo

presentano lievi spicconate orizzontali e questo per far meglio aderire l’intonaco alla superficie

lapidea di supporto .

20

La decorazione marmorea delle pareti si alterna a quella pittorica: negli ambienti rappresentativi

di passaggio le figure dipinte sono a grandezza naturale; negli ambienti absidati, parimenti

rappresentativi, le pareti erano rivestite di preziosi marmi, cosi’ pure in quelli esposti all’umidita’;

la palestra, la latrina, i muri esterni della villa presentano un finto rivestimento marmoreo. Le

lastre di marmo sono state trafugate in antico. Gli intonaci dipinti sono tutti cronologicamente

riconducibili alla prima fase: essi permangono come un ricco patrimonio inesplorato, anche a

causa della mancanza di altra documentazione e del mancato recupero di materiale dagli scavi.

Difficile è, pertanto, tentarne un inquadramento nell’ambito dell’arte tardo­imperiale del

Mediterraneo. Tuttavia, si puo’ citare un parallelo, con cui stabilire qualche confronto: gli

affreschi della sala imperiale nel tempio di Ammon a Luxor. Si tratta di una megalografia di

Per la tecnica di realizzazione degli intonaci si veda C. F. Giuliani, “L’edilizia nell’antichita’”,1990, p. 141.

20 14

soldati in processione con scudi e insegne, che rendono omaggio a un imperatore tetrarchico. I

colori, il repertorio, lo stile, sono molto simili agli affreschi di Piazza Armerina. Nessuna

meraviglia, infatti, che qui un aristocratico assuma un atteggiamento imperiale. A questo possiamo

aggiungere un’altra osservazione, ossia la notevole somiglianza nel tratto impressionistico della

pennellata con le pitture catacombali.

Dedichiamo, ora, un breve cenno alle varie sculture rinvenute negli ambienti della residenza: del

loro pregevole ornamento si fregiavano molti locali della villa, ma soprattutto quelli a piu’ forte

carattere ufficiale. Certamente di grande interesse è la inattesa circostanza che non si tratta di

statue coeve alla villa, perchè per le piu’ importanti di esse dobbiamo ammettere una datazione di

molto anteriore, tra il I e il II sec. d.C. Siamo, pertanto, di fronte a una chiara manifestazione di un

interesse antiquario di cui sono depositari gli spiriti aristocratici piu’ eletti del tempo, dediti alla

contemplazione e all’attivita’ culturale. Tra tutti degno di particolare menzione, se non altro per le

migliori condizioni di conservazione, è senz’altro la statua di Apollo Licio, esposta nell’area

absidale della sala di Orfeo ma tale posizione non va certo considerata come originaria:

nell’abside, infatti, trovava posto il letto tricliniare del dominus. La statua è una copia romana in

marmo di un originale greco di Prassitele e si fa risalire, appunto, al I sec. d. C. Piu’

autenticamente romani sono, invece, i due ritratti, l’uno di uomo, l’altro di donna, di cui

sopravvivono solo le teste e che sono esposti nel magazzino della villa. Inoltre,numerose sono,

purtroppo, le statue seriamente danneggiate e di cui si conservano solo pochi frammenti che

lasciano poco margine al nostro giudizio di studiosi moderni.

Ingresso e portico poligonale

Cortile d’ingresso

Si tratta di un ampio spazio in origine sistemato a semplice battuto e delimitato a est dal muro della

villa, che, come il muro ad ovest, era dipinto. In questo spiazzo terminava la strada che percorrendo

il limite est della piana di Gela, si dipartiva dalla Catina­Agrigentum, importante arteria della Sicilia

centrale. Sono ancora visibili le creste murarie del villaggio arabo­normanno, che lo scavo e il

successivo restauro ha in parte distrutto.

Recinto ( 12 )

E’ un’area su cui il restauro ha agito pesantemente. Non è certo se esistessero passaggi che

mettevano in comunicazione questo spazio con la vicina latrina e col cortile poligonale. Chiaro è

invece l’accesso da 10. Si tratta di un cortile scoperto che per la sua forma allungata è stato

identificato come giardino­ippodromo, ma sembra che la definizione piu’ indicata sia quella di

gestatio, termine che designa un’area destinata alla passeggiata all’aperto. Nella zona si estendeva

il villaggio medievale, il cui piano di calpestio era piu’ alto di circa un metro e di cui emergono qua

e la’ creste murarie. 15

Anticamera della latrina porticata ( 13 )

Ha l’accesso rivolto verso le terme. Veniva forse utilizzata dai frequentatori delle terme non

ammessi nella villa, i quali vi giungevano da 15.

Spazio scoperto della latrina (14a)

Pare che vi si accedesse anche da 12. Il cortile risulta pavimentato con mattoni rustici ed è

attraversato da est ad ovest da un canale fognario, che collegava la fogna proveniente da 18 con

quella di uscita della latrina. Nel canale confluiva l’acqua piovana.

Latrina porticata (14b)

In questo piccolo ambiente semicircolare, esterno al perimetro della domus, situato a sud del

complesso termale, confluiscono da est tre canali fognari. Uno solo è, invece, il canale di uscita ad

ovest. Alla base dei sedili è una risega che ne costituisce la base di appoggio. Sotto di essa passa un

piccolo canale rivestito di marmo bianco venato di grigio, con una lieve pendenza verso ovest. La

latrina era usata dai frequentatori delle terme non ammessi nella domus: lo rivela il pavimento a

motivi geometrici, che sottolinea la funzione di servizio dell’ambiente. La latrina 2 presenta, invece,

una ricca figurazione musiva ispirata a motivi animalistici, evidenziando l’utilizzo padronale del

vano. Le colonnine del portico sono costituite da mattoni circolari con foro centrale, i quali

appartengono certamente alla tradizione locale .

21

Porta ad arco (11a)

E’ una struttura a tre fornici, dotata di quattro fontane ai lati del fornice centrale. Le due fontane a

nord hanno nicchie semicircolari, le due a sud rettangolari. Nelle nicchie si nota il foro di passaggio

della fistula metallica per la fuoriuscita dell’acqua. Ciascun fornice presenta una soglia, che denota

la originaria presenza di porte. La struttura si appoggia al muro dei vicini ambienti 56 e 17, ma si

suppone sia stata eretta insieme al resto della villa: senza questo monumentale ingresso a tre porte,

infatti, l’antistante portico poligonale non avrebbe senso. La parte superiore dei due piloni centrali è

crollata su 10, dove giace perfettamente conservata, tanto che ci è agevole ricostruire idealmente la

struttura. Degno di nota è un particolare non trascurabile: il pavimento della porta occidentale

risulta piu’ elevato degli altri due, dato che possiamo correlare alla presenza del gia’ menzionato

villaggio medievale, di cui la porta potrebbe aver costituito un accesso. Dei canalicoli passanti alla

base delle quattro fontane raccoglievano l’acqua in eccesso e la convogliavano in 14b. I Quattro

bacini presentano la superficie interna mosaicata, con motivi che ritroviamo in altre parti della villa.

Cortile lastricato (11b)

Lo spazio presenta un acciottolato in pietra calcarea locale. Al centro è una fontana rettangolare con

rivestimento marmoreo. L’acqua defluiva nel canale fognario che proveniva da 18 e terminava in

Mattoni tondi forati si ritrovano nella casa di Ganimede della vicina Morgantina e si fanno risalire al III sec. a.C. Si

21

veda Wilson 1979. 16

14b. Interessante è il ritrovamento sopra il lastricato di tracce di incendio, che possiamo ricondurre

alla distruzione del XII sec.

Portico poligonale (11c)

Le colonne del portico hanno capitelli ionici chiaramente databili tra il III e il IV sec. d.C . Nella

22

parte orientale del portico sorge una banchina, di cui non siamo in grado di spiegare il rapporto con

11d e questo perchè un restauro troppo pesante ce ne impedisce la lettura. Il lato occidentale del

portico è ugualmente di restauro, ma si ipotizza che qui ci fosse una scaletta e una porta per il

passaggio a 12.

Peristilio quadrangolare e ambienti adiacenti

Vestibolo (18)

L’ambiente è in asse col sacello 19a, ma non con la porta 11a e col peristilio 19. Sulla parete

orientale è visibile un arco di scarico che indica il passaggio del canale fognario che dal cortile 19

attraversa tutto 11.

Sacello dei Lari (19a)

Non era previsto nel progetto originario. Al suo posto doveva sorgere una fontana semicircolare

tipica delle ville africane, la quale in un primo momento era stata realizzata in fondazione e primo

elevato e in seguito abbandonata per far posto al sacello. Il carattere pubblico dell’ambiente è

evidenziato dai rivestimenti marmorei alle pareti e dalle quattro colonnine. D’altra parte il larario è

inserito nel percorso pubblico, che culmina nella grande sala absidata. Incerto il significato da

attribuire alle foglie di edera incluse nel tappeto musivo a figure geometriche posto dinanzi alla

base: è probabile che esse alludano a sodalitates africane, poichè il dominus potrebbe senz’altro

discendere da una famiglia di quella provincia; meno probabile è, invece, il significato dionisiaco

del motivo. L’originario progetto della fontana in asse col vestibolo dimostra come questo sia stato

concepito sin dall’inizio come ingresso alla villa.

Fontana del giardino (19b)

La fontana che adorna il giardino consta di tre vasche principali, e altre due piu’ piccole collocate

alle estremita’ est e ovest. La vasca centrale rotonda e le due semicircolari ai lati sono rivestite

all’interno da mosaici, all’esterno da marmo bianco; le due vasche minori hanno, invece, un

rivestimento solo marmoreo. Al centro della vasca centrale sorge una base ottagonale. Su di essa,

una volta restaurata, è stata posta una statuina rinvenuta in situ. Al centro delle due vasche

semicircolari ci sono altrettante

basi ottagonali dotate di fistulae. La fontana era forse alimentata con l’acqua proveniente dal vicino

ambiente alfa, riservato alle condutture.

Giardino (19c)

La datazione e’ del Pensabene, che la espone in Ampolo­Carandini­Pucci 1971, p. 141, in un capitolo specificamente

22

dedicato a un’ampia analisi degli elementi decorativo­architettonici. 17

Non sappiamo come si presentasse in antico il giardino. Saggi effettuati nell’area hanno messo in

luce un piu’ antico edificio rustico diversamente orientato e lo scarico di una fornace con materiale

ceramico di eta’ arabo­normanna . Il limite meridionale e settentrionale era costeggiato da due

23

canali fognari: in essi defluiva l’acqua della fontana 19b e quella proveniente da altri ambienti

adiacenti il peristilio.

Peristilio quadrangolare (19d) 24

Il lato orientale del portico misura esattamente 100 piedi e si presenta a una quota piu’ alta rispetto

al resto del peristilio: il raccordo tra i due livelli avviene tramite una scaletta di due gradini. Il tratto

indicato come 19d5 segna il passaggio all’ambulacro e presenta un tappeto musivo con la scritta

Bonifatius. In corrispondenza di tale tratto, l’intercolumnio ha la stessa ampiezza dei gradini di

accesso al soprastante ambulacro. Le protomi musive del portico meridionale mostrano una piu’

evidente varieta’ rispetto a quelle del portico opposto. Tra gli intercolumni erano posizionati dei

plutei in muratura, ma rivestiti di marmo. I plutei hanno un foro in basso per facilitare il lavaggio

dei mosaici. Le colonne sono di granito, eccetto quelle angolari che sono, invece, di breccia di Sciro

o di Settebassi. Le basi attiche e i capitelli corinzi sono forse di marmo pario e si datano tra il III e

il IV sec.

Sala absidata (35)

Si tratterebbe di una diaeta o cenantiuncula ,ossia di un vano non molto ampio destinato a sala da

25

pranzo, che forse veniva utilizzato allorchè non si volesse aprire il grande triclinio 57, o non si

volesse cenare negli ambiente privati e padronali. E’ probabile si trattasse di un deversorium

aestivum e questo si evince dal suo orientamento a settentrione. La porta di accesso si apre sul

26

peristilio 19, il quale in questo punto presenta l’ampiezza dell’intercolumnio eguale a quella di 35.

La sala è absidata e colonnata. Le pareti erano rivestite di creste marmoree, cosi’ pure la fontana, ivi

presente. Si suppone che l’abside fosse coperta da un catino. Ne risulta un’atmosfera di grande

eleganza e ufficialita’, seppure ci troviamo ancora in un’ambiente dimesso se paragonato alla

granda sala 57. Nell’area è stata rinvenuta una statua marmorea di Apollo, che fa da contraltare alla

figura di Diana dell’opposta sala 30. Non sappiamo, in verita’, ove la statua fosse originariamente

collocata: probabilmente non nella zona absidale, dove attualmente si trova, poichè la’ era spesso

collocato il letto tricliniare del dominus. Nell’ambiente lo scavo ha messo in luce le gia’ menzionate

tracce di incendio, da ricondurre alla distruzione del XII sec.

Prima stanza di servizio dell’appartamento del dominus (33)

E’ la prima di due stanze destinate all’alloggio dei cubicularii (camerieri) e da mettere in relazione

27

con l’appartamento padronale del dominus. Si situa a un livello piu’ alto del peristilio 19.

Per il materiale ceramico rinvenuto nell’angolo sud­orientale del portico si veda Ampolo­Carandini­Pucci 1971.

23 Per lo strato di incendio e i materiali rinvenuti nel portico si veda G. V. Gentili 1950.

24 Questa nomenclatura in latino riferibile all’edificio nelle sue diverse funzioni, e’ tratta dalle Epistole di Sidonio

25

Apollinare, scrittore latino del V sec., vescovo di Clermont Ferrant nel 471; l’opera ci restituisce preziose definizioni

architettoniche.

Sidonio Apollinare, Epistole.

26 L’identificazione della funzione si deve a Salvatore Settis 1975.

27 18

L’ampiezza originaria dell’ingresso è stata successivamente ridotta. Il pavimento a mosaico è a

motivi geometrici. Degna di speciale menzione è la stratigrafia che lo scavo ha potuto qui

evidenziare :

28

1. uno spesso strato di terra sabbiosa, riconducibile all’alluvione che l’edificio ebbe a subire;

2. uno strato di sabbia misto a una quantita’ rilevante di cotto e moneta di Renato D’Angio’;

29

3. uno strato ricco di cenere, riferibile all’incendio del XII sec.;

4. detriti calcinosi con abbondanti resti ceramici tardo­antichi.

Seconda stanza di servizio dell’appartamento del dominus (34)

Svolge la medesima funzione di 33, dalla quale si accede. All’originario pavimento a motivi

geometrici, che in una prima fase adornava questo vano si sovrappose, in una fase successiva non

molto tarda, un secondo pavimento musivo con la scena delle famose ginnaste. Si tratta di un

intervento dovuto al possibile cambiamento di funzione della stanza .

30

Anticamera della latrina (20)

Doveva essere forse uno spazio scoperto: in tal caso si tratterebbe di un cortiletto dotato di un

funzionale pozzo di luce, utile anche per la dispersione degli odori provenienti da 2. Il pavimento in

mattoni rustici ricorda 14a. Il vano e’ attraversato dal canale fognario proveniente da 19.

Latrina (2)

A giudicare dalla raffinatezza dei mosaici che la adornano, si tratterebbe della latrina privata della

villa. Il dislivello con 20 è colmato da una scaletta. La soglia non presenta buchi per porta, segno

che ne era priva, caratteristica questa degli ambienti di servizio in comunicazione con l’esterno. La

risega e i fori sulle pareti servivano per i sedili, probabilmente in legno. Una fistula sulla parete di

ingresso alimentava una fontana, donde l’acqua successivamente defluiva lungo la canaletta ai piedi

dei sedili. Il fognolo entrava da 20 e usciva da 16.

Prima stanza di servizio (22)

Il pavimento a mosaico con motivi geometrici, consueto per gli ambienti di servizio, risulta qui

tagliato da una fornace per ceramica arabo­normanna, della quale è stato rinvenuto lo scarico

nell’area del giardino 19c.

Seconda stanza di servizio (23)

Vi si accede da 22. La stanza insolitamente allungata, non era dotata di porta, caratteristica – come è

noto – degli ambienti di servizio. Il mosaico del pavimento è artisticamente tra i peggiori della villa:

ad esso va attribuita una datazione piu’ tarda.

Per la descrizione della sequenza stratigrafica si veda G. V. Gentili 1950.

28 Si tratta forse del crollo del tetto.

29 Per il materiale qui rinvenuto si veda G. V. Gentili 1950.

30 19

Cucina (24)

E’ una stanza allungata, che si protende fuori dal perimetro esterno della villa, quasi fosse un corpo

estraneo e questo ben si comprende trattandosi di una cucina. Non ci è pervenuto il pavimento che

doveva essere rustico. L’ingresso non aveva porta, come si evince dalla mancanza dei quattro fori

sulla soglia. Esternamente alla stanza si trova una cisterna difficilmente databile. Nell’ambiente

sono evidenti una vasca e un bancone, ma non il focolare. Nell’ampio spazio compreso tra 24 e 36

si notano molti resti murari, da attribuire al piccolo villaggio arabo­normanno. La cucina veniva

utilizzata frequentemente, fuorchè quando si apriva la grande sala 57: in questo caso ci si spostava

nella cucina supplementare 17.

Terza stanza di servizio (25)

Presenta una decorazione musiva geometrica. La soglia è di restauro. In verita’ non sappiamo se

mettere il locale in relazione con le stanze di servizio che lo precedono, ovvero con l’appartamento

privato che segue.

Prima stanza dell’appartamento privato (26)

Costituisce la prima stanza dell’appartamento destinato all’amministratore o agli ospiti. Il

pavimento a mosaico che la decorava e’ andato perduto, ma dai pochi frammenti si evince che

doveva trattarsi di un mosaico figurato. Dalla stanza parte un fognolo che sbocca nel giardino.

Seconda stanza dell’appartamento privato (27)

Vi si accede dalla prima stanza. Il mosaico a sfondo erotico che la decora testimonia che doveva

trattarsi di un ambiente per riposare.

Terza stanza dell’appartamento privato (28)

Il mosaico del pavimento è geometrico ma comprende scene figurate (pesci, uccelli, stagioni); il che

fa pensare a una stanza avente funzioni di triclinio.

Sala dell’appartamento privato (30)

E’ una sala colonnata ma non absidata. E’ esposta a mezzogiorno, il che fa pensare a una diaeta

invernale, ma potrebbe anche trattarsi di un hiemale triclinium , ossia di un triclinio privato

31

invernale che non trova confronti con altri ambienti della villa. L’assenza dell’abside e della

decorazione marmorea alle pareti ne accentua il carattere privato. I capitelli delle colonne

presentano caratteristiche databili tra il III e il IV sec. d.C .

32

Prima stanza di servizio dell’appartamento della domina (31)

E’ la prima di due stanze di servizio relative all’appartamento della domina. Il mosaico è

geometrico. I corrispondenti ambienti dell’appartamento del dominus, sono non a caso piu’ ampi e

La definizione risale all’epistolario di Sidonio Apollinare.

31 Ampolo­Carandini­Pucci 1971.

32 20

presentano colonne in marmo e non in muratura, come invece, accade in questa sorta di gineceo alla

romana che è l’appartamento in esame. Gli ambienti propongono una traduzione parodistica dei

temi ludici dispiegati nell’ambito di quell’autentico microcosmo, che è l’appatamento del dominus.

Degna di nota è questa netta separazione tra parte settentrionale del peristlio e parte meridionale:

ristretta, privata e di servizio la prima, piu’ ampia e ufficiale la seconda. In questo contesto ben si

capisce la collocazione a sud del peristilio ovoidale. Questo infatti risulta in stretta relazione col

cuore ufficiale della villa. Estraneo a questa originale bipartizione è il complesso delle terme, che si

dispongono con un diverso orientamento e all’esterno del perimetro dell’edificio. Alla radice di

questa precisa distribuzione degli ambienti in due aree distinte, deve essere l’alto rango del

proprietario e il suo grande ruolo nell’ambito dell’Impero (si tratta, infatti, di un governatore).

Seconda stanza (32)

E’ la seconda di due stanze di servizio destinate alle cubiculariae della domina. Vi si accede da 31.

Il mosaico e’ a motivi geometrici. I due ambienti 31 e 32 si trovano a una quota piu’ alta rispetto al

peristilio 19.

Ambulacro, basilica, appartamenti padronali

Sono ambienti certamente ufficiali: è evidente dalle dimensioni dell’ambulacro (200 piedi

romani) , dalla sua ricca decorazione marmorea alle pareti, dal mosaico del pavimento, dai mosaici

33

e i marmi della basilica, dalle dimensioni di questa. A nord della basilica si estende l’appartamento

privato della domina. Questo, non a caso, è a diretto contatto con la zona privata della villa, ma

risulta simmetrico all’appartamento del dominus, piu’ grande, articolato e fastoso. Il tono minore

dell’appartamento della padrona si eprime nell’assenza di colonne se non in muratura, nell’assenza

di abside, nelle minori dimensioni delle stanze di servizio. E’ pero’ presente un’anticamera di

accesso alla sala 38 e un piccolo alcova. Tuttavia, per quanto meno lussuoso, innegabili sono le

somiglianze tra i due appartamenti.

Situato tra la basilica, il triclinio triabsidato e gli ambienti meridionali del peristilio,

l’appartamento del padrone, occupa il cuore ufficiale della villa. Esso comprende gli ambienti

privati del proprietario, ma riveste senz’altro anche una funzione pubblica. Il che è evidente dal

fastoso portico semicircolare, dal quale si accede alla sala absidata e colonnata, per molti versi

analoga alla sala gemella 35, eccetto per la fontana, che qui è disposta fuori della sala e inglobata

nell’ingresso semicircolare. Qui il dominus viveva, cenava, accoglieva gli ospiti. E’ in questa

cornice di lusso che si assumono importanti decisioni per la vita del latifondo e per la vasta

comunita’ che vi si raccoglie.

Ambulacro (36)

E’ un lungo corridoio dotato di portico al centro e absidi colonnate alle estremita’. Il distacco ai fini

del restauro dei mosaici che decorano il pavimento ha evidenziato strutture diversamente orientate

inerenti la preesistente villa rustica. Le due absidi sono a un livello superiore al corridoio e risultano

ornate da colonne. Il corridoio e’ attraversato da tre fognoli: due provengono da 62 e 63, e uno da

Il piede romano e’ un’unita’ di misura di lunghezza corrispondente a circa 30 cm. Si veda C. F. Giuliani 1990.

33 21

40. I gradini che conducono ai corridoi esterni 62 e 63 sono di seconda fase. Le colonne del portico

sono ornate da capitelli corinzi . La trabeazione , oggi ricomposta nella basilica, doveva forse

34

appartenere al portico .

35

Nella parte meridionale della villa , la stratigrafia superava i 5 metri di altezza ed era cosi’

36

composta:

1. un primo strato costituito da sabbia si deve all’alluvione che seppelli’ la villa;

2. lo strato successivo, meno alto, con pietre e frammenti di coppi si attribuisce, invece, al

crollo del tetto ;

37

3. il terzo strato ha restituito qualche frammento di ceramica invetriata;

4. il quarto, contenete cenere e residui carboniosi, è relativo all’incendio del XII sec.;

5. per finire, il quinto con pietre, detriti, ceramica invetriata e sigillate africane, si trovava a

diretto contatto col pavimento musivo.

Basilica (58)

E’ la grande sala destinata alle udienze. E’ absidata e ornata da quattro grandi colonne. Si trova a

una quota piu’ alta dell’ambulacro: una scaletta di quattro gradini colma il dislivello. La scaletta era

molto danneggiata, sicche’ i gradini e le basi delle colonne sono di restauro. Il pavimento è a tarsie

marmoree (opus sectile). Manca la parte centrale del pavimento. Al centro dell’abside dinanzi

all’edicola era il seggio del dominus, ai piedi del quale sorge un tappeto marmoreo quadrangolare

figurato. Ai quattro angoli del tappeto si dispongono dei tondi che fanno pensare a imposte per

colonne reggenti un ciborio. Si tratta di uno spazio architettonico importante, al quale dobbiamo far

corrispondere altrettanto importanti momenti del cerimoniale di udienza. Alle pareti è un

rivestimento marmoreo con riquadri rettangolari che si alternano a lesene . Al di sopra della ricca

38

fascia marmorea correva una seconda decorazione a mosaico, qui insolitamente impiegato per il

rivestimento delle pareti. L’accesso all’aula si apre in corrispondenza di quel mosaico

dell’ambulacro raffigurante la terra tra i due mari, paesaggio identificato col porto di Roma. Al

centro dell’abside, l’edicola e la nicchia doveva contenere la statua di Ercole, ma si tratta solo di

una congettura, peraltro scarsamente confortata dal ritrovamento della testa della divinita’, avvenuto

a qualche distanza dalla basilica , esattamente nell’area delle terme. Dando per scontata la duplice

39

Il Pensabene in Ampolo­Carandini­Pucci 1971, p. 141, data i capitelli al II, al III e al IV sec.

34 L’unico dato certo relativo alla trabeazione e’ una fotografia che ne situa la scoperta nel giardino 19. Si veda

35

Carandini­Ricci­De Vos 1982.

Per la descrizione della sequenza stratigrafica si veda G. V. Gentili 1950.

36 L’unita’ stratigrafica conteneva ceramica arabo­normanna e un fregio marmoreo con girali e uccelli. Si veda Gentili

37

1950.

Nell’area della basilica e’ stato portato alla luce un capitello di lesena facente parte della decorazione parietale. Si

38

veda Carandini­Ricci­De Vos 1982.

Il luogo della scoperta non e’ documentato, ma si ricava dalla testimonianza di tecnici di scavo. Si veda Carandini­

39

Ricci­De Vos 1982. 22

presenza di Ercole nella statua dell’edicola e nelle tarsie dell’aula, si presume che il governatore,

nell’esercizio delle sue funzioni di rappresentante del potere imperiale, venisse assimilato alla

figura mitica di Ercole Vincitore. D’altra parte un simile tema si ritrova nel triclinio triabsidato.

Esternamente l’abside presenta robusti contrafforti, che supponiamo di seconda fase. Le pareti

dell’aula sono piu’ spesse del solito, come pure quelle del grande triclinio. Un saggio praticato

nell’area ha messo in luce strutture diversamente orientate relative alla piu’ antica villa rustica.

Sono state scoperte anche delle tombe di epoca tarda, da attribuire, invece, al villaggio medievale

che sorse a ridosso della villa.

Passaggio di servizio (62)

E’ un passaggio lungo e stretto che in origine doveva essere sistemato a battuto. Separa

l’appartamento della domina dall’aula basilicale. Vi passava un collettore destinato a raccogliere

l’acqua grondante dai tetti.

Anticamera dell’appartamento della domina (37)

E’ l’ambiente che introduce alla sala absidata 38 e al cubicolo 39. Il mosaico a soggetto dionisiaco

ben si intona col programma iconografico dell’appartamento.

Sala absidata (38)

Si tratta dell’unica sala absidata della villa con pitture anzichè marmi alle pareti. Inoltre, le due

colonne dell’abside sono in muratura. Ne risulta un ambiente decisamente in tono minore se

paragonato alla corrispettiva sala 41 dell’appartamento del dominus. Il mosaico è geometrico, ma

include figurazioni con frutta, caratteristica questa che fa pensare a un triclinium matronale .

40

Nell’abside si presume fosse collocato il letto tricliniare della domina.

Cubicolo (39)

Comprende un alcova rettangolare, ove era posizionato il letto della padrona. Il mosaico è

geometrico, ma include figurazioni con maschere teatrali, stagioni e, al centro dell’alcova, una

scena di amanti. Questa decorazione allude alla perennita’ dell’amore che trova forza espressiva nel

teatro. Le pareti sono dipinte come nella sala 38 e non furono coperti da marmi neppure in una

seconda fase. La prevalenza del motivo geometrico­figurato su quello figurato o geometrico, fa

dell’ambiente un luogo dimesso rispetto al lusso dei corrispettivi ambienti del padrone, ma al

contempo un luogo che ben si distingue dai piu’ semplici ambienti di servizio. D’altra parte questo

aspetto di fasto contenuto ben si adatta a una presenza femminile, tenuta a una vita senz’altro piu’

modesta di quella del marito.

Anche questa definizione si ricava dalle piu’ volte citate Epistole di Sidonio Apollinare. Si veda Carandini­Ricci­De

40

Vos 1982. 23

Passaggio di servizio (63)

Separa l’appartamento del dominus dal muro meridionale della basilica. Era sistemato a battuto.

Serviva pure per raggiungere la latrina 59. In corrispondenza dell’ingresso è un arco, forse di

seconda fase e successivo al terremoto del 365: è probabile che questo sia stato inserito per

sostenere il muro della basilica. Un saggio praticato nell’area ha dimostrato la contemporaneita’

delle strutture fondamentali . La soglia è invece di seconda fase ed ha comportato la creazione di

41

una scaletta che è venuta ad obliterare parte del mosaico dell’ambulacro.

Cortile scoperto del portico (40a)

E’ uno spazio semicircolare delimitato dal portico. Introduce alla sala absidata 41. Presenta un

elegante lastricato in calcare locale, disposto a una quota inferiore rispetto al mosaico del portico.

Un chiusino evidenzia il passaggio di un fognolo che , attraversato 36, sbocca nel giardino 19.

L’altare interamente foderato in marmo, presenta caratteristiche simili ad altri altari della villa.

Portico semicircolare (40b)

Anche in questo caso la sala ufficiale dell’appartamento è preceduta da un portico. Il portico

semicircolare è un motivo ricorrente dell’architettura romana: lo si ritrova nelle ville africane, ma

anche nelle domus romane dell’aristocrazia senatoria . I capitelli sono ionici e si contrappongono ai

42

capitelli corinzi della sala 41. In base alla loro particolare conformazione, essi sono databili alla

fine del III sec., epoca che corrisponde esattamente alla costruzione della villa. Il mosaico raffigura

Amorini pescatori e prepara alla piu’ estesa raffigurazione della sala, incentrata su un soggetto

egualmente marino, quello di Arione.

Sala absidata (41)

Nell’architettura e nel mosaico che la decora, la sala mostra evidenti analogie con 35: le due sale

venivano, infatti, utilizzate l’una in alternativa all’altra, svolgendo la medesima funzione di

elegante ambiente dove vivere e cenare in famiglia. Anche in questo caso possiamo, dunque,

adottare la stessa espressione latina tratta dalle fonti che ne rende bene la funzione: diaeta sive

cenantiuncula . Quattro colonne arricchiscono l’ambiente: si tratta in questo caso di colonne vere,

43

non in muratura. Le due dell’ingresso si impostano su basi in muratura , ma foderate di marmo. Le

pareti, come si conviene a un ambiente ufficiale, presentano rivestimenti di marmo, ma si tratta di

pannelli reimpiegati. Forse dopo il terremoto del 365, l’abside venne munita di contrafforti esterni,

che lasciano pensare a una copertura a catino. E’ nella zona absidale che dobbiamo immaginare

fosse posizionato il letto tricliniare del dominus. Qui è uno splendido tappeto musivo con Arione

circondato da un numeroso corteggio marino.

Anticamera del cubicolo (42)

L’ipotesi di una contemporaneita’ di costruzione delle varie parti della villa era stata inizialmente messa in

41

discussione da Lugli 1963.

Un simile portico semicircolare si puo’ osservare nella casa celimontana dei Valeri. Si veda Colini 1944.

42 Sidonio Apollinare, Epistole.

43 24

Questa formula architettonica che prevede l’accoppiamento di due stanze è riproposta, come

abbiamo ben visto, altrove nella villa. Il mosaico è di argomento mitologico (la lotta fra Eros e Pan),

ma ai personaggi principali si affiancano tre bambini che nulla hanno a che fare col mondo del

mito: si tratta, verosimilmente, di membri della famiglia del dominus. Il soggetto ben si intona col

tema ludico del programma iconografico dell’appartamento padronale.

Cubicolo (43)

E’ simile al cubicolo 39, ma qui, ad accrescere la raffinatezza del locale, le colonne sono vere. Nella

composizione musiva sono riconoscibili indubbie analogie con 45. Anche qui il mosaico si

compone di due scene: fanciulli a caccia di animali domestici in 43a e fanciulle che raccolgono fiori

nel mosaico dell’alcova. A differenza di 39, il cubicolo presenta pareti rivestite di marmo, anche se

di seconda fase. Non sappiamo come venisse esattamente posizionato il letto all’interno dell’alcova.

Stanza absidata (45)

Indubbie sono le analogie con 43. Anche questo ambiente, infatti, è introdotto da un’anticamera,

presenta due colonne di marmo, ha pareti con rivestimenti marmorei di seconda fase e, particolare

non trascurabile, risulta simmetrico al cubicolo 43. Tutte similitudini che lasciano supporre che

anche questo vano fosse destinato a cubicolo, forse dei figli del dominus. Tuttavia possiamo anche

pensare a una diversa destinazione d’uso, quella di studiolo e di biblioteca. Caso unico nella villa,

l’abside ha la stessa ampiezza dell’aula che la precede. Il mosaico, nella composizione e nei

soggetti, dispiega gli stessi temi ludici trattati negli altri locali dell’appartamento. Se si considera,

infatti, questo ciclo musivo, l’appartamento costituisce una villa nella villa, una realta’ a se’ stante,

un vero microcosmo.

Latrina poligonale (59)

Dal mosaico ivi rappresentato si desume che la struttura possa essere stata realizzata in seconda

fase. Il soggetto sembra essere simile a quello dei frammenti musivi ritrovati in 55, anch’essi di

epoca piuttosto tarda. La pendenza del canale fognario segue un andamento antiorario. La vaschetta

a destra dell’ingresso è ricavata scavando in un capitello di pilastro, simile a quelli che ornano il

portico ovoidale.

Serbatoio ( beta) e acquedotto ( gamma )

Un acquedotto di prima fase captava l’acqua da una cisterna a monte e la conduceva nel serbatoio

beta. L’interno della condotta risulta rivestito di malta idraulica.

Peristilio ovoidale e triclinio

Passaggio dal peristilio quadrangolare (53)

E’ un ambiente di passaggio , forse coperto. Gli ospiti, una volta giunti a 18, percorrevano il primo

44

tratto del portico meridionale e imboccavano, quindi, questo corridoio. Si tratta pertanto di un

ambiente ufficiale, come d’altra parte suggeriscono i mosaici, che nel soggetto trattato non sono che

Per i materiali scoperti in 53 si veda G. V. Gentili 1950.

44 25

un prolungamento della decorazione musiva del portico ovoidale. Il muro che lo separa dal contiguo

ambiente 56 doveva verosimilmente fungere da terrazzamento, dal momento che 53 si trovava

rialzato rispetto a 56.

Stanza di risulta (54)

E’ una stanza di servizio in origine sistemata a battuto . L’andamento curvilineo del retrostante

45

portico ovoidale, determinando la irregolarita’ del locale, impedi’ di farne una normale stanza

aperta sul peristilio 19. E’ probabile che servisse a illuminare il passaggio 53.

Passaggio dall’ambulacro (55)

Si tratta di un passaggio avente funzioni analoghe a 53. Mette in comunicazione l’ambulacro col

complesso del peristilio ovoidale. E’ l’ingresso privato del dominus e in conseguenza di questa sua

centralita’ si presenta riccamente adornato con un pavimento musivo, un’edicoletta con colonne

tortili, un’absidiola. Il pavimento intorno all’abside nord del triclinio è, invece, in calcare locale

come 11. Il mosaico a girali, pervenutoci in stato frammentario, simile a 59 e, come questo,

riconducibile a una fase tarda, si presenta alquanto caotico e disorganico.

Cucina (17)

Il locale doveva servire da cucina, almeno a giudicare dai muretti addossati alla parete ovest del

peristilio quadrangolare e identificati con il focolare. La cucina 24 serviva, verosimilmente, la parte

privata e padronale della villa, la 17 la parte pubblica gravitante sul peristilio ovoidale.

Area di servizio (56)

E’ un ampio cortile scoperto, originariamente sistemato a semplice battuto. Metteva in

comunicazione 17 con 60, quindi col peristilio 46. Il muro di terrazzamento di 53 da questa parte

presenta un fognolo e dei fori di drenaggio. Dopo il terremoto del 365, in questa area vennero eretti

dei contrafforti a protezione dell’abside del ninfeo, che possiamo immaginare coperta da un catino.

Per il cortile si suppone un’originaria destinazione ad orto padronale.

Ingresso di sud­ovest al peristilio (60)

Da qui entravano le vivande provenienti dalla cucina 17. E’ probabile, pero’, che l’ingresso venisse

utilizzato anche dagli ospiti ammessi al triclinio, ma non alla domus.

Ingresso di sud­est (61)

Da qui era possible raggiungere la latrina 59. L’ingresso svolgeva funzioni analoghe a quello ad

esso simmetrico (60).

Ninfeo (46a)

Nel 1970 si penso’ di praticare un saggio stratigrafico all’interno della stanza 54, ma il lastricato di cemento e una

45

notevole quantita’ di materiale di scavo scoraggiarono dall’effettuare l’impresa. Si veda Ampolo­Carandini­Pucci 1971.

26

E’ una struttura di grande interesse, che chiude a ovest il cortile 46. L’abside presenta tre nicchie

con funzione di fontane, al cui interno è il foro per il passaggio della fistula di alimentazione. Era

coperta a catino. Interessante osservare che la parte dell’elevato prossima alle fondazioni è in opera

incerta, mentre piu’ in alto sono visibili conci abbastanza squadrati. Possiamo leggere il ninfeo in

esame come l’abside di una basilica scoperta, ma è possible pensare anche a un grande triclinio

estivo . Di indubbia originalita’ è la disposizione sullo stesso asse di ninfeo­peristilio­triclinio, che

46

rappresenta una soluzione architettonica perfettamente in linea con l’austera ufficialita’ che il

complesso rivestiva.

Cortile pavimentato (46b)

La presenza del pavimento dimostra che il cortile svolgeva una importante funzione in relazione ai

festini pubblici, quando vi venivano esposte le vivande e si tenevano momenti di intrattenimento

musicale e teatrale. La corte risulta attraversata da una fogna, che proviene da 55 e si dirige verso

60. In questo canale defluivano le acque in sovrapiu’ defluenti dalle fontane. La fontana al centro è

di restauro; piu’ conservate sono, invece, le fontane sul lato est: queste sono esternamente rivestite

di marmo, mentre all’interno sono mosaicate; inoltre, sono dotate di fistula di entrata e di uscita

dell’acqua. Il mosaico al centro della corte deve essere di seconda fase, a meno che non si tratti di

un ripensamento nel corso della fase originaria. Al di sotto del pavimento, è stato rinvenuto uno

spesso strato di cocciopesto, interpretabile come appartenente alla piu’ antica villa rustica che,

evidentemente, si estendeva fin qui. Tutto intorno alla corte è un marciapiede rusticamente

lastricato in calcare locale. Prima dello scavo la parte occidentale giaceva sotto le modeste strutture

di un villaggio agricolo del XIV sec. Lo scavo praticato nell’area ha, infatti, messo in luce la

seguente stratigrafia :

47

1. uno spesso strato alluvionale;

2. le strutture di un villaggio contadino, non anteriori al XIV;

3. tre strati di pietrame, ceramica invetriata, residui carboniosi, cenere: tutti elementi

attribuibili all’incendio del XII sec. che distrusse il villaggio arabo­normanno.

Portico ovoidale (46c)

Si tratta, in realta’, di un triportico con i due lati lunghi ad ellissi. Ha un accesso principale ad est e

due secondari a nord e a sud. E’ pilastrato e ornato di capitelli corinzieggianti. Gli spazi tra i pilastri

sono dotati di plutei: questi presentano un foro in basso, cosi’ da collegare il pavimento del portico

con quello del marciapiede esterno e facilitare in tal modo il lavaggio del mosaico. Questo mostra

evidenti analogie con 53b e 19d. Le pareti sono dipinte con figure a grandezza naturale, come si

conviene, peraltro, a un ambiente ufficiale. L’intercolumnio relativo all’ingresso pricipale ha la

stessa ampiezza di 57.

Un simile triclinio scoperto, destinato a ricevimenti estivi, si puo’ osservare nella villa adrianea di Tivoli. Si veda

46

Carandini­Ricci­De Vos 1982.

Per questa stratigrafia si veda G. V. Gentili 1950.

47 27

Lato settentrionale: anticamera (47)

La stanza introduce ad altri due ambienti (48 e 49). La soglia è di restauro. Un simile gruppo di tre

locali è riproposto sul lato opposto del peristilio. E’ probabile che le tre camere venissero utilizzate

dagli ospiti come dormitorio, oppure dal loro seguito come triclinio. Ma possible frequentatore puo’

essere stato anche il personale di servizio dipendente dalla villa. Infatti, non tutti gli ospiti erano

ammessi nella domus vera e propria, ma tutti avevano, invece, accesso al peristilio ovoidale e alle

terme. I mosaici illustrano scene legate alla produzione del vino, soggetto nel quale si ravvisa un

chiaro significato tricliniare.

Lato meridionale: anticamera (50)

E’ un gruppo di tre stanze aventi funzioni analoghe a quelle poste sul lato opposto del peristilio. Il

mosaico rappresenta scene di pesca, dall’evidente significato tricliniare.

Spazi per condutture ( epsilon, delta)

Avevano la stessa funzione di alfa. Dei muri ivi presenti dimostrano come la villa sia ulteriormente

estesa da questa parte. Si spera che lo scavo venga un giorno ultimato.

Grande triclinio (57)

E’ un ampio vano quadrato avente l’ingresso sul lato ovest e tre absidi sugli altri lati. L’ingresso,

preceduto da una scala, presenta due colonne in granito. Colonnate sono pure le absidi. Il pavimento

è splendidamente mosaicato, mentre le pareti sono rivestite di marmo. Al di sopra delle lastre

marmoree, correva probabilmente una seconda fascia decorata a mosaico . Gli spazi absidali erano

48

destinati ad accogliere i letti tricliniari. Le tre basi per statue obliterano parte del sottostante

mosaico. Il torso marmoreo qui esposto è stato trovato nelle vicinanze . Degno di nota è come

49

questa aula triabsidata non si colleghi al peristilio della domus , ma a un triportico a sè stante,

50

secondo uno schema architettonico che troviamo piu’ tardi riproposto a Costantinopoli. Le tre absidi

erano, verosimilmente, coperte a catino, mentre la parte centrale quadrata da un tetto a quattro

spioventi.

Terme

Il complesso delle terme segue lo stesso orientamento di un precedente edificio termale connesso

alla villa rustica. Esso assolve a un tempo a una funzione pubblica e a una privata. Pubblica per

l’ingresso dal portico poligonale, che permette il passaggio di ospiti senza che questi siano ammessi

nella domus; per la rigorosa disposizione assiale e simmetrica della pianta; per il lussuoso

allestimento interno, con marmi alle pareti. D’ altra parte assolve a una funzione privata per

l’accesso dal peristilio quadrangolare (21); per il mosaico veristicamente raffigurante la padrona

con due bambini che si recano al bagno.

L’unita’ stratigrafica relativa al crollo del tetto conteneva anche tessere combuste di pasta vitrea derivate dal

48

disfacimento del mosaico parietale.

Si tratta di una notizia fornita dai tecnici. Si veda Carandini­Ricci­De Vos 1982.

49 Il palazzo di Teodorico a Ravenna ha l’aula direttamente collegata con gli ambienti riservati alla vita privata. Si veda

50

Carandini­Ricci­De Vos 1982. 28

Entrata dal portico poligonale (15)

E’ un ambiente absidato, ma non colonnato. Non e’ chiara la funzione: serviva forse da passaggio

agli ospiti e ai servi non ammessi nella domus. La soglia che mette in comunicazione 15 con 11 è

di restauro. Il dislivello è colmato da alcuni gradini. La porta a sinistra conduce alla latrina 14 e ai

preforni, quella a destra immette nell’anticamera 1, che, a sua volta introduce al piu’ ampio vano

della palestra. La soglia verso la latrina era sprovvista di porta, il che è tipico degli ambienti di

servizio. Il carattere di ambiente modesto è accentuato dall’assenza di colonne e dal motivo

geometrico del mosaico. L’abside era forse coperta a catino.

Anticamera (1)

Serve a raccordare 15 a 3. Il mosaico geometrico ne fa una stanza di servizio. Le due stanze erano

frequentate dal personale addetto al funzionamento delle terme.

Entrata dal peristilio quadrangolare (21)

Serve a raccordare il peristilio quadrangolare alla palestra. La presenza di banchine dimostra che si

tratta pure di una stanza di attesa, oltre che di passaggio. L’ambiente è splendidamente ornato da un

mosaico a figure: è rappresentata la domina coi suoi due figli. Discussa è, pero’, la identificazione

dei personaggi. Se si accetta l’ipotesi di Proculo Populonio come dominus, la donna qui raffigurata

sarebbe Adelphia con i figli Proculo e Aradio. Questa scena figurata che ha per tema un momento di

vita familiare, fa della stanza un luogo strettamente privato; tuttavia, è possible che vi fossero

ammessi anche ospiti di riguardo. L’ambiente risulta dotato anche di una porta verso l’esterno: essa

conduce ai preforni e alla cucina. E’ possible, infatti, che per questa via venissero serviti cibi anche

ai frequentatori delle terme. Un saggio praticato nell’area esterna al locale è stato decisivo per

accertare la contemporaneita’ dei due complessi peristilio­terme , e a confutare cosi’ l’ipotesi,

51

prima sostenuta, di una loro costruzione in due fasi distinte .

52

Atrio (3)

Si tratta di un ambiente ampio e allungato, simile per certi vesi all’ambulacro. E’ colonnato e

biabsidato e un grande mosaico con tema ludico (gara nel circo), contribuisce ad accrescerne il

lusso. Le pareti sono dipinte. La porta ha un doppio battente, sia per esigenze legate alla

climatizzazione dell’ambiente termale, sia per motivi di sicurezza, visto che alle terme erano

ammessi pure gli estranei. Il modo migliore per leggere il mosaico è osservarlo da 21. E’ evidente,

percio’, che questo era considerato l’ingresso principale, mentre l’entrata da 1 era sussidiaria e di

servizio. Le due absidi erano coperte a catino, mentre il resto della struttura a botte. L’abside

settentrionale, dopo il terremoto del 365, fu dotata di un contrafforte esterno. Un chiusino rivela il

passaggio di una condotta diretta verso l’ambiente 4. Ritroviamo aule di questo genere nelle domus

africane. Oltre che da atrio, l’ambiente fungeva forse anche da palestra o da sphaeristerium.Lo

L’ipotesi e’ esposta in Ampolo­Carandini­Pucci 1971.

51 Si veda Lugli 1963.

52 29

scavo ha portato in luce molto materiale, tra cui degna di particolare menzione è una fossa con

ceramica arabo­normanna .

53

Frigidario (4)

E’ un ambiente complesso che riveste molte funzioni. E’ composto da una sala centrale ottagona;

sei absidiole radiali, di cui due destinate a semplice passaggio, quattro ad apoditeri; due piscine,

l’una absidata, l’altra triabsidata. Un frigidario con le stesse caratteristiche si ritrova in Africa, a

Bulla Regia , non lontano dal teatro. Le due piscine rispondono a funzioni diverse: la piu’ piccola

54

era impiegata per la semplice immersione in acqua fredda, l’altra per il nuoto. I due bacini in

origine mosaicati, in seguito al terremoto del 365, vennero rivestiti di marmo. I mosaici delle

absidiole rappresentano scene di mutatio vestis; quelli della sala ottagona, invece, un tiaso marino e

Amorini pescatori , soggetti che le conferiscono un tono di indubbia ufficialita’, malgrado il

55

carattere realisticamente privato dei mosaici degli apoditeri . Le absidiole erano coperte a catino,

56

mentre l’ambiente centrale a cupola. La piscine h, in seguito al terremoto venne contraffortata con

robusti speroni esterni. Un chiusino evidenzia il passaggio di una conduttura sotto la sala ottagona.

Questa proviene da 3 ed esce dall’ambiente 4e, per poi proseguire oltre, costeggiando tepidario e

calidario. Il foro per svuotare la piscina absidata e’ sotto la prima finestra a sinistra; da qui si diparte

un fognolo che sbocca nella conduttura sopra descritta. Il foro per svuotare la piscina a tre absidi si

trova presso il suo ingresso. Tre fistulae poste sotto le rispettive finestre alimentavano questa vasca.

La fistula centrale si presenta meglio conservata. Sulle pareti sono ancora visibili i fori per le grappe

metalliche che fissavano le lastre marmoree, applicate in seconda fase al sottostante mosaico.

Stanza delle frizioni (5)

Si tratta della cella unguentaria attigua al calidario. E’ un locale quadrato, illuminato da due

57

finestre e coperto a cupola o a crociera. Il mosaico che lo adorna presenta figurazioni disposte su

due registri. Sul primo sono degli schiavi con un recipiente e un piumino: la scena rappresenterebbe

gli addetti alla pulizia delle terme, ma il secchio potrebbe contenere il lomentum per detergere i

corpi. Sul secondo registro e’,invece, rappresentato il momento della frizione, quando sui corpi

veniva applicato dell’olio e lo si predisponeva cosi’ ai bagni caldi. Il continuo accostamento di temi

ludici e marini a carattere ufficiale da una parte e di figurazioni che invece rimandano a momenti di

vita quotidiana dall’altra, non deve essere motivo di stupore: nella villa i due mondi

inevitabilmente si intersecano, proprio perchè l’intero complesso è concepito fin dalle origini per

assolvere a questa duplice funzione.

Tepidario (6) e suoi preforni (A, B)

Per il materiale rinvenuto nell’ambiente 3 si veda G. V. Gentili 1950.

53 Citta’ romana del nord della Tunisia, celebre per il suo complesso abitativo sotterraneo di eta’ adrianea.

54 I due soggetti si ritrovano trattati separatamente negli ambienti 40 e 41 dell’appartamento del dominus.

55 Le realistiche figurazioni degli apoditeri non rappresentano necessariamente familiari del dominus. Si veda Carandini­

56

Ricci­De Vos 1982.

Sidonio Apollinare nel suo epistolario descrive un simile ambiente termale destinato alle frizioni, definendolo con tale

57

espressione. 30

E’ una grande sala allungata con pilastri alle pareti e due absidi alle estremita’. E’ molto simile

all’aula 3 e, per certi versi, all’ambulacro 36. Dai preforni e dalla mancanza di bacini per il bagno si

evince che si tratta di un tepidario. Il pavimento è sorretto da suspensurae, piccole colonne formate

dalla sovrapposizione di mattoni di 20 cm di lato. In alcuni punti sono anche dei pilastrini in

pomice, ma di seconda fase. Le suspensurae continuano anche nel laconico 8. L’aula risulta

illuminata da quattro finestre, due danno sui calidari, mentre due sono aperte sulla parete est. Le

absidi erano coperte a catino, la parte centrale dell’aula a botte. Anche qui un mosaico a tema ludico

conferisce all’ambiente un carattere ufficiale: e’ una corsa di fiaccole, al cui svolgimento ben si

adatta la pianta oblunga dell’aula. Dei due preforni, quello meridionale (A) risulta meglio

conservato. Il calore del locale era mantenuto anche grazie a una pesante porta che lo separava da

5. Le pareti sono rivestite da tubuli lateralmente forati, che garantiscono una perfetta diffusione del

calore nell’ambiente.

Calidario con vasca semicircolare (7)

Si tratta di uno di due calidari, che si contraddistingue per la forma semicircolare della vasca. I

58

calidari sono due, perchè l’uno era verosimilmente riservato agli uomini, l’altro alle donne. Della

decorazione musiva restano pochi frammenti. Non si ha certezza se le pareti fossero rivestite di

marmo. Le suspensurae della stanza sono a un livello piu’ alto rispetto a quelle della vasca, sicchè

un passaggio ricavato dinanzi al bacino serve a raccordare i due livelli. La vasca e’ illuminata da

una finestra a sud e una ad ovest. Ai lati di quest’ultima sono disposte le fistulae per

l’alimentazione. Era il prefornio C quello deputato a riscaldare l’ambiente.

Laconico (8)

E’ un ambiente simile a 7, ma è privo di vasca. Era destinato a stanza per sudare. Due fori praticati

nell’abside servivano ad aerare l’ambiente. Il mosaico è andato del tutto perduto, mentre conservate

sono le suspensurae. Queste sono in comune con l’ambiente 6. A riscaldare il locale è un apposito

prefornio. Qui in una seconda fase è stato sovrapposto un serbatoio per il riscaldamento dell’acqua.

Un catino e una volta a botte coprivano il locale. I tubuli qui rinvenuti fanno parte di questa

copertura.

Calidario con vasca rettangolare (9)

Questo calidario si diversifica da 7 per la forma rettangolare della vasca. Questa si presente ben

conservata con la struttura in piombo rivestita da mosaico. La decorazione musiva restituisce pochi

frammenti, per cui non siamo in grado di riconoscere il soggetto . Il prefornio E, destinato a

59

riscaldare l’ambiente, è coperto a volta per sostenere un serbatoio d’acqua di seconda fase.

L’originaria decorazione a mosaico della vasca, venne in un secondo momento rivestita da lastre

marmoree .

60

Acquedotto ( zeta ) e serbatoio (eta )

Sidonio Apollinare nelle Epistole descrive un simile calidario avente il bacino ad emiciclo.

58 Sono appena riconoscibili dei fanciulli con edere.

59 Tra le lastre si ravvisa una con iscrizione, chiaramente di reimpiego.

60 31

L’acquedotto viene eretto in seconda fase per sostituire il precedente sistema di fistulae, preposte ad

approvigionare vari punti della villa. Parte da un serbatoio (eta), a sua volta alimentato da una

conduttura che captava l’acqua dal fiume Gela. Si innesta col frigidario in corrispondenza della

quinta finestra della piscine absidata. Il serbatoio eta alimentava forse anche l’acquedotto gamma.

32

II. 1.2 I mosaici

Vestibolo (18)

Si tratta di un mosaico geometrico, che include, pero’, una parte figurata disposta al centro, entro un

riquadro che chiamiamo emblema. La balza marginale, con ordito perpendicolare alle pareti, non è

di ampiezza omogenea nei quattro lati per meglio adattare il mosaico alla forma irregolare

dell’ambiente. Il campo risulta racchiuso da una doppia filettatura ed è dominato dal ripetersi di

esagoni allungati tangenti e formanti dei triangoli. Dentro gli esagoni sono dei fiori, ma questi

appaiono difformi, rivelando evidenti errori di composizione. Da notare,infatti, che gli esagoni

dell’angolo sud­est sono campiti da fiori aventi dimensioni visibilmente maggiori dei restanti.

L’emblema centrale appare incorniciato da una filettatura dentellata. Le figure che indossano

eleganti abiti da cerimonia, si dispongono su due registri. Del registro superiore sono visibili le

prime tre figure: quella in primo piano raffigura un uomo barbato in eta’ matura, col capo cinto di

alloro, una elegante tunica talare e un cero acceso in mano. In posizione arretrata sono, invece, due

61

giovani uomini, che tengono in mano ramoscelli di ulivo o di alloro.

Piu’ danneggiata appare la scena del sottostante registro, dove, tuttavia, è possibile riconoscere tre

personaggi, anch’essi coronati di alloro. Il primo a sinistra regge un dittico, dove sarebbe scritto il

testo da cantare o recitare. L’insieme dei personaggi costituisce probabilmente un coro, che si

esibisce davanti al padrone .

62

Da escludere è l’interpretazione che vuole vedere nella scena un adventus imperiale , dal

63

momento che questo richiederebbe la rappresentazione dell’arrivo, cosa che qui non è proponibile,

almeno a giudicare da quel che resta della composizione. Piu’ valide sono le ipotesi che nella scena

figurata dell’emblema ravvisano un rituale religioso a favore dei Lari, divinita’ che, non a caso,

sono venerate proprio nel sacello attiguo all’ambiente. Non priva di fondamento è anche l’altra

ipotesi che identifica la scena con una noncupatio votorum . Con questa cerimonia siamo

64

nell’ambito del Capodanno antico, festivita’ tanto pubblica quanto privata, tanto romana quanto

provinciale. Essa si svolge nei primi tre giorni di gennaio e culmina il terzo giorno appunto con la

noncupatio, la cui celebrazione conosce il momento piu’ alto presso il palazzo imperiale sul

Palatino. Il nostro mosaico, tuttavia, rappresenterebbe la festa nella sua dimensione non imperiale

ma privata, coglierebbe, cioè, un momento di vita aristocratica ufficiale: in questo caso l’alloro che

adorna il capo dei personaggi costituisce una chiara allusione all’alloro con cui a Capodanno si e’

Giacomo Manganaro (1959) identifica l’abito con una toga praetexta, quella, cioe’, che a Roma sono soliti indossare

61

sacerdoti e magistrati.

Salvatore Settis nell’importante opera del 1975, alla p. 873, in parte dedicata all’interpretazione del complesso

62

musivo di Piazza Armerina, accenna alla possibilita’ che le figure in questione rappresentino degli Augustiani, ossia

persone appositamente reclutate dall’imperatore per applaudirlo nei pubblici incontri.

L’Orange (1955), che propende per l’ipotesi di una committenza imperiale, ammette che nella parte lacunosa ci

63

sarebbe stato Massimiano Erculeo, appunto presunto primo proprietario della villa.

Con la noncupatio si invoca la protezione di Giove su Roma e sul suo Impero, ma la cerimonia si connette pure alla

64

figura di Giano, divinita’ protettrice dei varchi e dei passaggi, delle porte cittadine, ma anche dei vestiboli delle case. Si

veda Carandini­Ricci De Vos 1982. 33

soliti adornare la porta di casa, cosi’ come la gestualita’ affabile che notiamo rimanda ai saluti e lo

scambio di doni, che caratterizzano questa antica festivita’ romana.

Sala absidata (35)

La cornice che racchiude questo grande mosaico figurato consiste in una ghirlanda di alloro a

cinque foglie che si staglia su un fondo scuro che non ritroviamo altrove.

La scena si incentra sul personaggio di Orfeo, che occupa la parte centrale e che è ritratto mentre

seduto su una roccia, all’ombra di un albero, è intento a suonare la lira . Sono rappresentati piu’ di

65

cinquanta diverse specie di animali disposti su piu’ registri: gli animali piu’ grandi in basso, quelli

piu’ piccoli in alto, fino agli uccelli graziosamente appollaiati sui rami dell’albero, le cui fronde

invadono la parte absidale del mosaico. Al dolce richiamo della sua musica, gli animali si

raccolgono come d’incanto attorno ad Orfeo. Non mancano animali mitologici come il grifone e la

fenice, raffigurati nell’angolo superiore sinistro. Queste ed altre figure sono trattate in modo diverso

dalle corrispettive che troviamo nel mosaico della “grande caccia”.

Mosaico con le ginnaste (34a2)

L’ambiente che ospita questo mosaico era prima destinato ai servi dell’appartamento padronale, ma

in seconda fase i nuovi proprietari ne hanno mutato questa originaria funzione. Come conseguenza

dell’avvenuto cambiamento, al primitivo mosaico geometrico che adornava la stanza, si sovrappose

un secondo figurato, appunto il famoso mosaico delle ginnaste.

Vi sono ritratte dieci figure femminili disposte su due registri e che indossano subligar e stropkion.

Del registro superiore la prima figura a sinistra non è totalmente visibile; quella che segue ha in

mano gli halteres, ossia i pesi e sembra intenta a saltare; la terza lancia il disco, mentre le ultime

due sono impegnate a correre.

Del registro inferiore le due figure a destra giocano a palla; la figura centrale, ritratta frontalmente,

con la sinistra regge la palma della vittoria, con la destra porta la corona al capo; segue un’altra

figura che, parimenti ritratta di fronte, regge una ruota radiata con la sinistra, con la destra riceve la

palma e la corona della vittoria da parte di un’altra donna diversamente abbigliata, indossante un

elegante drappo. Diverse le interpretazioni della ruota qui raffigurata: si tratta forse della ruota che

veniva adoperata in alcune gare, condotta con la mano mediante il lungo manico .

66

Sala 30 dell’appartamento privato

La sala, leggermente rettangolare, sembra destinata a stanza da pranzo. Vi sono rappresentate delle

scene di caccia, alle quali si aggiungono un sacrificio campestre a Diana e un banchetto sull’erba. In

Lo strumento, purtroppo frammentario, e’ appena visibile.

65 Una ruota analoga e’ raffigurata nel mosaico del palazzo imperiale di Costantinopoli. Si veda Talbot Rice 1958.

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vin73

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DESCRIZIONE TESI

Tesi dal titolo La villa romana di Piazza Armerina 2010 per la cattedra di Archeologia e storia dell'arte greca e romana del professor Gasparri. L'opera muove da una importante introduzione volta a delineare il quadro storico-politico-economico che fa da sfondo e presupposto culturale al nascere e diffondersi del fenomeno tardo-antico del vivere in villa. Si procede poi a trattare il monumento nel suo aspetto architettonico, con la descrizione degli ambienti più importanti del complesso, e nel suo aspetto decorativo-musivo, che in sostanza ne fa la importanza e la celebrità, sia presso il ristretto ambito degli studiosi, sia presso il grande pubblico che tutti i giorni giunge numeroso a questo importante sito col desiderio di visionare di persona il ciclo di mosaici posto a decorazione di questa residenza romana del tardo Impero. Infine, si passa alla disamina di un altro importante aspetto dibattuto dalla storiografia artistica sulla villa, l'argomento relativo agli studi sulla identificazione del proprietario-committente, che una parte degli studiosi, con Carandini in prima linea, propende a individuare in un ricco governatore locale di estrazione aristocratico-senatoria, di contro alla iniziale proposta di riconoscere questo personaggio nella persona dello stesso imperatore o comunque in qualcuno vicino alla sua cerchia parentale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere classiche
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vin73 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte greca e romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Gasparri Carlo.

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