Roma, la fine dell'arte antica
Il dolore di vivere
Il III secolo d.C. è quello della crisi del mondo antico, paragonato da alcuni all'agosto 1914 per il modo di vivere del XIX secolo. Bandinelli individua due filoni: il dolore di vivere e la volontà di potenza, che portano alla crisi della politica e dei valori, innescando lo sviluppo dei culti misterici e del cristianesimo. Il periodo inizia con lo strangolamento di Commodo il 31 dicembre 192, evento dopo il quale Dione commenta: "dopo la morte di Marco Aurelio la storia passò da un impero d'oro ad uno di ferro arrugginito".
Pertinace, suo prefetto, muore dopo tre mesi e Lucio Settimio Severo, originario di Leptis Magna in Tripolitania, grazie alle legioni del Danubio sconfigge Giuliano con le truppe pretoriane e Nigro con le legioni d'oriente, associandosi ad Albino delle legioni britanniche. Entra a Roma il 9 giugno 193 come vendicatore di Pertinace: il primo atto è eliminare la guardia pretoriana, ricostruendola quadruplicata con elementi dell'Illiria e Siria, mettendo fine al potere delle grandi famiglie e di Roma come centro di potere. Inizia così la rigida organizzazione dello stato riformata da Diocleziano, staccandosi dall'immagine dell'impero continuatore di Alessandro e dalla componente ellenistica, per la prima volta si ha il dominio dell'irrazionale, dando un nuovo inizio in civiltà-arte, segnando l'inizio della decadenza.
In ambito artistico, ci si distacca dagli spunti e dalle iconografie ellenistiche, avviando uno stile che va dal IV all'XI secolo. La scultura del III secolo presenta tratti di dolore nei volti, non fisico come nel caso del Laocoonte, ma morale, palesato nei gesti più che nell'espressione. Un esempio è il ritratto imperiale di Claudio II il Gotico esposto nel Museo Nazionale di Roma: è una idealizzazione eroica e virile che afferma la consapevolezza del potere e la maestà divina. I mezzi formali della nuova espressione includono occhi ingranditi oltre il naturale, e dalla fine dell'età di Adriano, l'iride e la pupilla non sono più espresse coloristicamente ma in modo plastico, con l'inclinazione della testa che accompagna l'espressione patetica.
Il ritratto di fanciullo della prima età Antonina, datato 160 d.C. e conservato nella collezione Howells a Firenze, mostra come dal II secolo si enfatizzi la saggezza dei fanciulli, rendendoli "fanciulli vecchi", in particolare i principi, mantenendo le forme plastiche e solide del ritratto patetico. Oltre allo sviluppo coloristico sulla forma plastica, si assiste al disfacimento della forma anatomica del volto, in cui lo scultore non rispetta la correttezza plastica.
Espressionismo romano
Gli storici dell'arte romana definiscono il periodo come espressionismo. La forma plastica ellenistica, composta da piani definiti, delicato chiaroscuro e struttura solida e cubica, viene sostituita da una mutevole superficie in cui lo sguardo non ha un punto fermo e segue il chiaroscuro a piccoli tratti d'ombra, circoscritto da masse che creano capelli e barba. Il ritratto di Decio (249-51), esposto nei Musei Capitolini di Roma, con tagli dalla piega delicata nei capelli e barba accennata, è un esempio della nuova plastica che integra correttezza naturalistica ed espressione di ansiosa incertezza per l'angoscia del tempo.
Meno corretta è la forma delle teste dei maestri di gare nel capitello delle Terme di Alessandro Severo (222-35), visibili dal 227 su quelle Neroniane. La ricerca dell'espressione di angoscia implica il disfacimento della forma anatomica, anche in un'opera ornamentale come il capitello, anticipando il ritratto imperiale e costituendo un filone artistico vitale problematico formale perseguito da più generazioni nelle maestranze, con una nuova problematica che appare prima nelle opere secondarie e poi ufficiali.
I primi accenni del diminuito rigore formale sono visibili nelle monete di Antonino Pio (150-60), ancora di più in quelle di Settimio Severo (193-6): l'allentarsi della coesione organica e strutturale della forma plastica risponde a un'espressione non tradizionale e anti-naturalistica, con un'illusione ottica oggettiva. Questo si manifesta maggiormente nella pittura, che passa dall'impressionismo ellenistico a una pittura a macchia che ne distrugge l'intento naturalistico. Nella scultura ufficiale, tali motivi si inseriscono nei rilievi di Marco Aurelio nell'Arco di Costantino. Le radici di tale arte sono in quelle di Pergamo, nelle rappresentazioni dei Galati, come il Gallo Morente del Museo Capitolino e il Galata Suicida del Museo Nazionale di Roma.
Altri esempi si trovano sui sarcofaghi, dove il modello del Galata si adatta a quello delle altre popolazioni contro cui combatté Roma, derivando dall'arte etrusca e dal mondo pre-romano e dando espressione di dolorosa fierezza. Gli artisti del III secolo traggono spunti formali da tali opere. Il contenuto di questa arte trova massima intensità nell'arte cristiana. Le prime espressioni di sofferenza nell'arte romana si vedono nei barbari portati come trofei in catene, con esempi già nell'arte della provincia Narbonese nel I secolo d.C., connessa con il mondo ellenistico o con il santuario gallico di Entremont conquistato dai romani nel 123 a.C.
Settimio Severo ha ritratti che richiamano la tipologia della dinastia Antonina, continuandone la tradizione e trovando ispirazione in Serapide. Più avanti, i ritratti del successivo secolo mostrano molti imperatori soldati, iniziando un nuovo periodo per il ritratto con quello di Caracalla (Capitolini), che appare brutale, con sguardo truce e fronte corrugata, accostato da Bandinelli ai gladiatori.
Altre due statue della dinastia Severa rappresentano gli adolescenti nipoti di Giulia Domna, Elagabalo e Alessandro Severo. Giulia Domna era la moglie di Settimio Severo, una principessa siriana, prima vera imperatrice di Roma e donna di grande cultura e preparazione politica. Di lei si conserva un ritratto anche nelle province, con una pettinatura con parrucca con onde a melone e chignon a tartaruga, ripresa da molti.
L'arte delle province occidentali sviluppa la corrente del dolore, inserita nell'arte plebea dove la caratterizzazione individuale ed espressiva era sempre in legame con la realtà della vita, come nei ritratti di Aquileia o Este del I secolo. I sarcofaghi di Aquileia documentano la diffusione di una cassa funebre pesante con coperchio a tetto, adattata in Occidente con acroteri angolari che raffigurano i defunti, per la tradizione romana del ritratto-uso diffuso delle antefisse sui sacelli in terracotta. Tali sollecitazioni iconografiche-stilistiche sono mezzi per la diffusione del ritratto del III secolo, ma dolore e angoscia sono fenomeni di stile ed espressione di un atteggiamento spirituale e umano.
Lo dimostra nel 251 Cipriano, vescovo di Cartagine, nella sua Lettera a Demetriano, in cui traccia un quadro pessimistico mostrando le miniere senza argento, oro e marmo, i contadini che si diradano nelle campagne come i marinai e soldati, e scompare l'integrità del Foro, la concordia tra gli amici e la disciplina dei costumi generando una decadenza generale. Mostra quindi come la corruzione dei costumi non sia dovuta ai cristiani, come farà l'apologetica cristiana, di cui esempio è Tertulliano con il suo Apologeticum del 197; in Cipriano è fondamentale che il mondo sia decrepito, insistendo sulla degradazione per il rinnovamento.
La crisi deriva dalle grandi spese militari, diminuita possibilità di acquisto che mette in crisi il commercio, portando a una grande diminuzione del valore della moneta. Le monete d'argento avevano un tasso del 97% di purezza, ma nel 260 saranno solo al 50-30% in argento e poi solo il 5% per ebullizione, portando al conio in argento solo in occasioni celebrative con un peso ridotto da 8.175g a 1.513g. Sotto Aureliano si ha una rivolta della zecca di Roma che dal 271-3 non è più attiva fino alla riapertura da maestranze illiriche (funzionano quella di Milano, 259, Colonia 257, Efeso).
La tassazione sulle famiglie divenne sempre più onerosa, con il Tributo capitis (famiglia) e tributum soli (fondiaria), quella sugli affari passa dallo 0,5% di Tiberio al 2,50%. Se ne aggiunge una sugli schiavi del 4% e per l'affrancazione del 5% (vicesima libertatis), e quella di successione sotto Caracalla passa da 5% a 10% portando a una situazione sfavorevole in Italia e favorevole in Oriente.
Nel II secolo si moltiplicano le tassazioni straordinarie, come l'Aurum Coniarium per i grandi vincitori, anticipata dai cittadini ricchi con il diritto di riscossione, Annona Militaris, Lustralis Collatio (ogni 5 anni per i commercianti), Aurum Tircinium (latifondisti: liberarsi degli uomini per il servizio militare), Vehiculatio (strade). Per le espropriazioni di terre e il problema del mantenimento dell'esercito e delle terre ai veterani nascono Humiliores-Hostiores (piccola-media borghesia), portando in tali classi all'odio per l'impero.
A compensazione si hanno i culti, come il cristianesimo, che si afferma nella crisi spirituale dell'impero, avendo riconoscimento da Costantino nel 313, o i culti misterici che lottano contro il pensiero razionale. Entrambi partono dalla non accettazione del mondo con la speranza di una dimensione ultraterrena. Il primo insegnamento di distacco dal mondo è in Stoicismo-Epicureismo, ma l'atarassia-imperturbabilità sono solo per le élite e la Martyria (testimonianza) stoica ha tendenze mistiche, rendendo il saggio (Seneca: forma morale dalla ragione) testimone del divino.
Nel 205 a Lycopoli in Egitto nasce Plotino, fondatore del Neoplatonismo, con ampia influenza su Roma e corte di Gallieno, invitando a compiacersi della malattia e del dolore per dimostrare l'indifferenza dalla dimensione sensibile. Gli artisti cercano il bello dentro di loro poiché per Plotino più ci si allontana dalla forma più ci si avvicina all'idea; la mimesi è dal corpo all'anima, essendone mimnema-eidolon e creando l'uomo spirituale fino al V secolo, legandosi al messaggio di Paolo "il visibile non è che un velo dinnanzi all'invisibile", concetto che guida l'espressione artistica nel medioevo XI/II secolo.
Il contributo orientale
Il figlio di Caracalla, Marco Aurelio Antonino, si dice Elagabalo e diventa sacerdote del culto del Sole di Emesa. Le principesse asiatiche come Giulia Domna danno impulso ai culti orientali avendo con la catarsi un contenuto emotivo più attraente dell'antropomorfismo greco, senza contenuto per la critica filosofica e il ritualismo esteriore del culto romano. Nei culti orientali, l'individuo giunge alla purificazione con un clero, come testimoniato nella Necropoli di Ostia con il ritratto del Sacerdote di Cibele.
Tra i maggiori culti vi sono quello di Cibele la Grande Madre, Giove Dolicheno, Iside, e Mithra, che rappresentano una nuova forma dell'arte figurativa. La labile disfatta espressiva di stati d'animo depressivi si spiega nella condizione umana di crisi politica, economica e spirituale, sorgendo dalla società romana del II/III secolo come fenomeno storico inevitabile. Si crea un rapporto stretto tra società e linguaggio formale, raro nella storia, avendo solo qui una freschezza raggiunta nell'arte romana in episodi come il Maestro delle Imprese di Traiano, con le maestranze che producono in serie statue e sarcofaghi.
Volontà di potenza
Tratto fondante dell'arte del III secolo è l'abbandono dei canoni classici e l'accentuazione del modellato in senso coloristico per raggiungere un'espressione marcata.
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