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La politica economica tedesca secondo la stampa quotidiana italiana. Ordoliberalismo Economia Sociale di Mercato. Storia della CDU (Kohl Adenauer Merkel) - Tesi

Tesi di laurea in Storia del pensiero economico.
La prima parte della tesi si basa su uno studio dell'Economia sociale di mercato e sulla storia della Cdu da Adenauer fino ad Angela Merkel. La seconda parte si occupa del giudizio del Corriere della Sera e de Il Sole 24 Ore sulla politica economica di Angela Merkel.

Materia di Storia del pensiero economico relatore Prof. P. Roggi

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confronti della crisi che ha colpito le banche tedesche. Tale tema verrà trattato più

precisamente in un paragrafo a parte successivamente.

Ritornando al Secondo Governo Merkel, il giudizio viene ribadito anche da Claudio Magris.

Ancora una volta viene prima sottolineato l'umiltà e la serietà con cui è portata avanti la

politica in Germania. Possiamo quindi dire che il Corriere nutre una certa insofferenze nei

confronti di come è diventato il far politica in Italia; troviamo in particolare un attacco in

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modo esplicito a Berlusconi per la sua politica ridotta all'immagine e all'audience .

Ciò che però preoccupa maggiormente è la forte virata a destra del Governo Merkel con la

sconfitta dei socialdemocratici e la coalizione col partito liberale. Magris considera

eccessivamente di destra il FDP rispetto agli altri partiti generalmente liberali. Ciò potrebbe

generare una serie di interventi che indebolirebbero le politiche sociali e di Welfare.

3. MARIO MONTI

Come abbiamo già detto nell'introduzione, Mario Monti prima di diventare Presidente del

Consiglio del governo tecnico, è stato editorialista del Corriere della Sera. Abbiamo già visto

alcuni suoi commenti riguardanti la politica europea della Germania precedente alla crisi.

Andiamo adesso ad esplorare più a fondo l'opinione del futuro Capo del governo italiano.

Mario Monti dedica un suo articolo alla Grande coalizione tedesca. La sua finalità è quella di

analizzare tale soluzione politica adottata in Germania e capire se sarebbe attuabile in Italia.

E' rigoroso sottolineare che, nel periodo in cui esce questo articolo, l'Italia è guidata da un

precario governo Prodi, caratterizzato da una maggioranza risicata. Dal punto di vista della

politica economica Monti non si sbilancia poiché ritiene che è ancora presto per dare giudizi,

ma il metodo Merkel è efficace. Con questo termine si intende la scelta di creare una Grande

Coalizione, risultato dell'unione dei due principali partiti tedeschi solitamente avversari fra

loro. Questa soluzione insolita può portare, secondo Monti, a notevoli vantaggi; ritiene infatti

che sia ottima per limitare il potere delle lobby che altrimenti il governo dovrebbe

assecondare. Rimane però il dubbio che questo metodo, sperimentato per la seconda volta in

Germania, possa funzionare in Italia. Mario Monti sarebbe disposto a rischiare.

Chissà se dopo l'esperienza come capo del governo tecnico, che può essere considerato, con

estrema semplificazione, come un governo sorretto da una sorta di Grande Coalizione, Mario

Monti non abbia cambiato idea?!

Da segnalare è la pubblicazione di un articolo dello stesso Monti nel dicembre del 2008. La

26 «La piccola lezione della signora Merkel», Magris Claudio, 12 ottobre 2009, pp.1-12

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Crisi economica è da pochi mesi sbarcata in Europa. Per far fronte alla depressione, l'Europa

chiede ad ogni paese di fare la sua parte. La Germania però si rifiuta di creare un Fondo

Germania, necessario per rilanciare l'economia tedesca e sostenere gli investimenti.

Mario Monti scrive così in prima persona, come se si rivolgesse ad Angela Merkel, con un

tono colloquiale. Si tratta di quello che Monti direbbe ad Angela per esortarla a fare la sua

parte contro la Crisi. Questa “lettera” è curiosa per il fatto che pochi anni dopo sarà proprio

Monti, nel ruolo di capo del governo, a dover parlare direttamente al cancelliere per

affrontare la Crisi.

In questo testo egli esprime ammirazione e stima per il rigore che ha portato al risanamento

del bilancio tedesco. C'è un apprezzamento anche per quanto riguarda l'economia sociale di

mercato come modello per guidare l'Europa. Egli comprende gli sforzi che la Germania ha

dovuto fare negli ultimi anni per raggiungere il livello in cui si trova e che non è piacevole

dover pagare per colpe che hanno altri paesi meno virtuosi. Però il mancato sostegno della

Germania potrebbe portare a conseguenze ben peggiori. A seguire è riportato il testo scritto

da Mario Monti:

«Caro Cancelliere, condividiamo pienamente la tua visione di un'Europa fondata

sull'economia sociale di mercato e sulla disciplina di bilancio. Ma proprio per questo siamo

molto preoccupati dalla risposta alla crisi, finora insufficiente, data dal tuo governo. Un

impulso espansivo del bilancio pubblico tedesco, certo temporaneo ma sensibilmente

maggiore di quanto hai finora annunciato, è una delle condizioni necessarie affinché l'

Europa eviti una depressione profonda e prolungata. «E non chiudiamo gli occhi: se l'

Europa dovesse cadere in una tale depressione, vi è un rischio concreto che il Patto di

stabilità, l' indipendenza della Banca centrale, forse la stessa integrazione basata sul

mercato, finiscano prima o poi per essere spazzati via da reazioni politiche incontrollabili».

«Se tu vuoi - come ormai noi stessi vogliamo, anche se non sempre lo ammettiamo - che la

cultura della stabilità, nata nel tuo Paese dopo la guerra, continui ad essere un pilastro

fondamentale della costruzione europea, devi accettare che la Germania si impegni di più

nel piano europeo contro la depressione, che con noi hai sottoscritto venerdì a Bruxelles.

Questo impegno consideralo come un premio di assicurazione, tutto sommato modesto,

contro il rischio che vengano dissipati i frutti concreti di quella salutare leadership culturale

27

che la Germania ha esercitato in Europa per cinquant'anni» .

4. LA CRISI

Fra settembre e ottobre del 2008 la Crisi Statunitense colpisce alcune delle banche tedesche

27 «Un cancelliere contro la crisi», Mario Monti, 14 dicembre 2008, pp.1-34

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che si trovano ad un passo dal baratro. Per limitare le conseguenze il governo Merkel

propone di garantire tutti i depositi bancari dei tedeschi e di togliere i limiti legali di garanzia

stabiliti al 90%. La proposta non lascia indifferente la stampa italiana: il Corriere mette in

dubbio che il Governo tedesco abbia le carte in regola per gestire la Crisi. Con questa mossa

Angela Merkel voleva diminuire la sfiducia da parte dei cittadini nei confronti delle banche,

28

ma ha generato il panico tra le altre nazioni .

La Germania ha preso una strada insolita per quella che è la sua natura, ricorrendo a politiche

keynesiane, suscitando la sorpresa del Corriere. Secondo il quotidiano tale decisione non è

sbagliata di per sé: ogni nazione difronte ad una situazione del genere avrebbe fatto lo stesso,

ma essendo la Germania un paese dell'Unione Europea, questa mossa ha destabilizzato il

mercato finanziario, poiché ha creato una calamita per capitali provenienti dall'estero

sottraendoli agli altri paesi dell'Unione. E' questo che aggrava l'azione del cancelliere: per

proteggere le sue banche ha provocato un danno alle altre nazioni. Al Corriere questo non va

giù: la Merkel non ha avuto un comportamento europeista cercando di risolvere la crisi con

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un'azione isolata . Inoltre tale azione avrà delle ripercussioni su tutta l'Europa, per evitare la

fuga di capitali anche le altre nazioni europee correranno a garantire i depositi. Questa

decisione è arrivata dopo il rifiuto della Merkel di creare un Fondo comune europeo: il «no»

della Germania era dovuto al fatto che avrebbe dovuto pagare per errori non suoi.

Sergio Romano scrive «La risposta europea alla crisi è stata meno unitaria di quanto avessi

sperato, e la responsabilità, malauguratamente, è in buona parte di Angela Merkel,

preoccupata dal timore che la Germania fosse chiamata a pagare anche per i peccati degli

30

altri» .

Il Corriere si schiera nel dicembre 2008 ancora contro Angela Merkel: «Il mondo sta

scoprendo che Angela Merkel è tedesca». Il giornale critica il fatto che la Merkel non stia

contribuendo alla ripresa economica. Per affrontare la Crisi servono degli investimenti rapidi

e consistenti; non sono invece assolutamente sufficienti quelli messi in campo dalla

cancelliera. Il Corriere accusa il Governo tedesco di pensare troppo a far quadrare i conti, 31

snobbando la crescita e aspettare che siano gli altri a rilanciarla per poi tornare ad esportare .

Quello che principalmente il Corriere pensa sia sbagliato è il voler risolvere la crisi attraverso

il rigore dei conti: senza un investimento sufficiente la crescita non potrà esserci.

Anche Francesco Giavazzi torna a criticare le scelte economiche della Germania, ribadendo

28 «Svolta a Berlino Merkel garantisce i depositi in banca», Taino Danilo, 6 ottobre 2008, pp.2-3

29 «Germania, primi stop alle fabbriche. E la Merkel trema», Taino Danilo, 8 ottobre 2008, p.6

30 «L'Europa nella crisi un passo verso l'unione», Romano Sergio, 30 novembre 2008, p.29

31 «Piano Ue, la Merkel frena i tassi, maxi-taglio della BCE», Taino Danilo, 1 dicembre 2008

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l'importanza di un fattore già sopra citato: la domanda interna. L'economia tedesca punta

molto, per non dire solamente, sull'esportazione. E' su questa che si basa la crescita tedesca,

mentre la domanda interna è molto bassa. Soltanto nel periodo dopo la riunificazione in

Germania è stata registrata una crescita dovuta alla domanda interna. Tale strategia basata

sull'export però è vulnerabile e destinata nel futuro a fallire. Le esportazioni hanno un limite

e la Germania non potrà crescere per sempre attraverso queste. Si prevede infatti che in

futuro gli Stati Uniti ridurranno gradualmente le importazioni, mettendo fine così alla

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crescita tedesca . A sorreggere la tesi di Giavazzi c'è la critica di Hume al mercantilismo:

l'aumento dell'esportazioni genera un accumulo di moneta che provocherà effetti

inflazionistici. Tali effetti genereranno un aumento dell'inflazione che provocherà un

aumento dei prezzi e un abbassamento della domanda interna. Non potrà quindi la Germania

puntare esclusivamente sull'esportazione.

Dopo la lunga insistenza – più di un mese – portata avanti dai leader europei, il Governo

tedesco decide di mettere sul tavolo il Fondo Germania, equivalente a 50 miliardi di Euro,

per sostenere l'economia tedesca. Nonostante ciò, il Corriere trova ancora da ridire: il

pacchetto fiscale non è sufficiente e non convince. Non bisogna negare che il quotidiano

sostiene che sia positivo che finalmente Angela Merkel si stia dando da fare, ma dal punto di

vista economico il pacchetto è troppo esiguo per avere un impatto determinante

sull'economia. Se Angela non interviene in modo più deciso, a parere del Corriere, la

situazione potrebbe rivoltarsi contro: se l'economia si ferma e la disoccupazione torna ad

aumentare, potrebbero esserci brutte sorprese nei sondaggi per la CDU.

Sul finire del 2009 scoppia la crisi in Grecia. La Germania è restia utilizzare il denaro dei

contribuenti per salvare la Grecia. Nel frattempo il governo tedesco ha deciso di varare una

tassa sulle banche che dovrà servire a creare un fondo da utilizzare nel caso in cui qualche

istituto di credito finisse sull'orlo della bancarotta e avesse bisogno di un'iniezione di capitali.

In questo modo le banche copriranno le eventuali crisi con i loro soldi. Il Corriere attacca

ancora Angela Merkel; sta infatti scegliendo le vie più facili, ma che non per forza sono le

migliori. Prima si schiera contro l'utilizzo del denaro tedesco per salvare la Grecia, poi

punisce le banche con regole più severe. Sono tutte azioni che piacciono ai suoi elettori, ma

che potrebbero rivelarsi sbagliate. Ciò che il Corriere fa notare è che a breve ci saranno le 33

elezioni in alcuni Land, così Frau Merkel preferisce affidarsi completamente al populismo .

32 «Trovare il coraggio», Giavazzi Francesco, 8 dicembre 2008, pp.1-26

33 «Merkel: ora una tassa sulle banche», Taino Danilo, 1 aprile 2010, p.40

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Nel 2010 escono allo scoperto i primi difensori della Merkel. Antonio Puri Purini vuole porre

l'attenzione su come il governo Merkel si sia impegnato a difendere i trattati europei. I «no»

della Merkel non sono segno di egoismo, incapacità o populismo, bensì sarebbero dovuti al

fatto che tali interventi a favore della Grecia aggirerebbero i Trattati europei. Non è giusto

quindi accusare i tedeschi di aver messo in primo piano i propri interessi rispetto a quelli

dell'Europa. Non è giusto nemmeno accusarli di essere spietati con la Grecia. La Germania è

l'unica nazione che sta difendendo i Trattati. Bisogna anche dire che in Germania è presente

una delle Corti Costituzionali più severe d'Europa: interventi come il salvataggio della

Grecia, se non fosse stato fermato da Angela sarebbe stato bloccato dalla stessa Corte

Costituzionale tedesca. Le accuse di nazionalismo sono dunque infondate. D'altra parte Puri

Purini ritiene necessario che la Germania ritrovi il gusto per l' unità europea, che l'Europa è il

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fine non il mezzo, serve quindi una Germania più europeista .

Anche l'ex ministro Padoa Schioppa, in veste di editorialista, spiega le buone ragioni che

hanno portato la Germania a rifiutare l'aiuto alla Grecia. Egli spiega che la nazione tedesca,

decidendo di entrare nell'Euro, ha dovuto fare sacrifici pari a nessun altro Stato. Il potere

d'acquisto del marco era superiore al valore iniziale dell'euro, e con il cambio di conio la

Germania si è trovata a dover utilizzare una moneta più debole. Padoa Schioppa ritiene che

sia una rinuncia dolorosissima, se si pensa al drammatico ricordo della grande inflazione del

dopoguerra e che proprio il marco forte aveva ridato fiducia alla Germania. Inoltre la

Germania è la nazione che ha preso alla lettera l'eccellenza e la competitività richiesta dall'Ue

e non può quindi essere incolpata per raccoglierne i frutti. Egli sostiene che la Germania ha

dovuto fare sacrifici enorme per raggiungere la posizione in cui si trova e, adesso che

35

potrebbe godersi i risultati, si trova davanti ad una crisi causata da altri .

Tornano invece le critiche quando la Crisi si fa pesante sull'Irlanda, questa volta a portarle

avanti è Francesco Giavazzi. Nel maggio 2010 viene creato Fondo europeo di stabilità

finanziaria (FESF). Questo fondo ha il compito di offrire ai Paesi in difficoltà prestiti

garantiti. La situazione della crisi però non è migliorata e questa volta a farne le spese è

l'Irlanda i cui titoli hanno raggiunto livelli di rendimento altissimi. Il Corriere individua nei

comportamenti del cancelliere la vera causa. La colpa dell'impennata dei titoli irlandesi è di

34 «Giusta l'intransigenza della Merkel ma ora, scatto d' orgoglio per l' Europa», Puri Purini Antonio, 27

aprile 2010, p.42

35 «La linea d'ombra tedesca», Padoa-Schioppa Tommaso, 1 maggio 2010, p.1

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Angela Merkel che è riuscita ad ottenere, in cambio del FESF, entro il 2013 l'allestimento di

un meccanismo per «gestione ordinata di un fallimento sovrano»:

«Un modo educato per dire che dopo il 2013, diversamente da ciò che era stato annunciato

a maggio, il default di un Paese dell'euro non sarà più un' eventualità da escludere.

Dobbiamo sorprenderci se sui mercati sono tornate le preoccupazioni dei momenti peggiori

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della crisi greca?»

A peggiorare la Crisi sarebbero quindi i segnali negativi che manda la Merkel facendo

sospettare che, prima o poi, un paese d'Europa potrebbe fallire. Questo estremo rigore non

aiuta l'Europa. Giavazzi ritiene che salvare un paese dell'euro sempre e comunque è un

pessimo segnale per gli Stati stessi, che si sentono così protetti da tale rischio; però in questo

momento questo rigore non è d'aiuto all'Europa. Il risultato potrebbe essere la fine della

moneta unica. Inoltre Giavazzi sostiene che la Germania è la nazione che ha avuto più

vantaggi dall'euro: senza di esso il rialzo del marco avrebbe penalizzato le esportazioni. Ma

Angela Merkel questo non riesce proprio a spiegarlo ai suoi elettori, facendosi così tenere

sotto scacco, continuando sulla linea dell'intransigenza e mettendo a rischio la moneta.

Angela Merkel sta, secondo il Corriere, innalzando con i suoi atteggiamenti ostili i costi

della Crisi. Attraverso politiche demagoghe, con minacce ai paesi meno virtuosi, e attraverso

la mancanza di una comunicazione col proprio elettorato, il cancelliere sta costringendo

l'Europa ad effettuare manovre tardive. Più che si aspetta ad intervenire e più che l'uscita

dalla Crisi diventa più onerosa per l'Europa. Per non parlare di quelli che potrebbero essere le

conseguenze della fine della moneta unica: l'Europa si troverebbe divisa a dover competere

economicamente con le grandi aree asiatiche e americane, con risultati tutt'altro che

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promettenti .

4.1. ALBERTO ALESINA

Il neoliberista Alberto Alesina fa parte di coloro che difendono a spada tratta il governo

tedesco. Le accuse che in questo periodo sono state fatte alla Germania sono principalmente

due. La prima è che con il suo surplus di bilancio commerciale contribuisce allo squilibrio

negativo di altri Paesi dell'euro. La Germania trarrebbe quindi vantaggio da un euro più

debole per stimolare le proprie esportazioni; la Germania dovrebbe perciò aumentare il

proprio deficit pubblico, i tedeschi dovrebbero spendere di più e sostenere la Grecia. La

36 «Febbre irlandese miopia tedesca», Giavazzi Francesco, 13 novembre 2010, p.1

37 «Mossa giusta anche se tardiva», Messori Marcello, 22 novembre 2010, pp.1-11

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seconda accusa è che il rigore nei confronti della Grecia ha contribuito ad alimentare la crisi.

Egli ritiene che queste siano accuse infondate. Sostiene infatti che tutti i paesi hanno avuto

vantaggi e svantaggi dall'unione monetaria, compresa l'Italia che ha potuto godere di tassi sul

debito più bassi. Certamente la Germania ha creato le condizioni affinché i tassi d'interesse

siano ridotti per tutti ma «se poi Paesi come Grecia e Portogallo ne hanno approfittato per

indebitarsi troppo sull'estero, beh non è certo colpa dei tedeschi». Egli ritiene che il successo

economico della Germania non dipende da un euro debole bensì solamente dall'aumento

delle capacità produttive dell'industria tedesca. Inoltre non è giusto che la Germania da sola

si faccia carico dei problemi degli altri stati senza trarne alcun vantaggio. Inoltre l'idea che la

Germania ha peggiorato la Crisi greca non è altro che una favola.

Aggiunge che la Grecia non aveva i requisiti per entrare in Europa e che fosse stata fatta

entrare solo perché si riteneva che più grande fosse stata l'Europa e meglio era. Quando poi è

scoppiata la crisi nessuno era in grado di capire cosa stesse succedendo compresa la BCE,

non solo la Germania. Sottolinea infine che la Merkel ha dei doveri nei confronti del suo

elettorato. Conclude così:

«Parafrasando il Vangelo, scagli la prima pietra chi non ha mai peccato di voler fare prima

i propri interessi e poi, se possibile, aiutare gli altri. Non si può organizzare un' alleanza

politica, un' unione monetaria o perfino un gruppo di amici se sempre a uno e a un solo

membro sono chiesti i sacrifici. Le unioni che sopravvivono sono quelle nell'interesse di

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tutti.»

Alesina, a distanza di un anno, torna a difendere la Germania. Analizza una ad una quelle che

sono le colpe che vengono attribuite alla Merkel e prova a confutarle.

«Cosa direbbero gli italiani se il loro governo proponesse loro un raddoppio dell'Imu per

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aiutare Grecia, Portogallo e le banche spagnole e irlandesi?»

E' così che Alesina risponde a chi accusa la Germania di non essere generosa con la Grecia.

Non è giusto, a suo parere, che siano la nazione più virtuosa e i suoi cittadini a dover fare

sacrifici per colpe non proprie. A chi accusa la Germania di arricchirsi a scapito dell'Europa

attraverso le elevate esportazioni nei paesi mediterranei, egli risponde che l'export tedesco è

elevato grazie alla competitività delle imprese; cosa dovrebbe fare? «lavorare meno e peggio

per aiutarci? È una colpa produrre Audi e Bmw che tutti vogliono?»

Egli ritiene inoltre che non solo la Germania ha avuto vantaggi dall'entrata nell'euro: chi più,

38 «I virtuosi tedeschi non hanno colpe», Alesina Alberto, 6 luglio 2011, pp.1-36

39 «Gli Alibi (facili) che non aiutano. Il livore antitedesco è pericoloso. Non trasformiamo le virtù in colpe»,

Alesina Alberto, 27 giugno 2012, pp.1-46 26

chi meno, è riuscito ad avere benefici economici dall'unione monetaria, è assurdo additare la

Germania.

Finita la parentesi Alesina, il Corriere della Sera torna nuovamente ad attaccare il cancelliere

Merkel attraverso una metafora mitologica molto forte di Federico Fubini. Angela Merkel

viene paragonata a Medea, personaggio mitologico che uccise i propri figli allo scopo di

punire l'infedeltà del marito. Il cancelliere è disposto secondo il quotidiano a danneggiare

l'intero mercato europeo, l'euro e l'economia tedesca pur di punire gli Stati «spendaccioni».

Il Corriere fa riferimento ad alcuni momenti che hanno portato a questo «omicidio», che

sono: (1) la dichiarazione di Deauville (ottobre 2010) in cui chiedeva ai privati di subire

perdite sui titoli di Stato detenuti, lacerando la fiducia nei bond sovrani non più considerabili

privi di rischio,si aggravò la situazione in Irlanda; (2) il vertice di Bruxelles del 21 luglio

2011 applicando la dichiarazione di Deauville, attraverso una perdita volontaria del 21%

delle banche sul valore dei bond greci; (3) l'accordo del 26 ottobre perdite volontarie salite al

50%, l' ultimo vertice europeo ha imposto alle banche di rafforzare i depositi entro giugno,

riducendo la liquidità del sistema. Ha quindi ridotto la fiducia sui titoli di stato, ha fatto

scappare molti investitori e ha diminuito la liquidità necessaria alle imprese e alle famiglie.

«È vero: Merkel ha «ucciso i figli» a scopo educativo, non punitivo. Non vuole che i Paesi

privi di disciplina si sentano premiati e incoraggiati nei loro comportamenti. Ma questa

durezza non fa che allargare a ondate il raggio della crisi, poi il desiderio tedesco di

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sanzioni e infine anche il collasso del mercato del credito in Europa».

40 «Il piano Grecia e i vincoli alle banche, le 5 mosse che hanno distrutto la fiducia», Fubini Federico, 16

novembre 2011, p.16 27

CAPITOLO TERZO

LA POLITICA ECONOMICA TEDESCA SECONDO IL SOLE

24 ORE

Unione Europea

1.

2. Politica Interna

3. La Crisi

Alberto Alesina e Roberto Perotti

3.3. La Politica dell'incertezza

3.4. 28

LA POLITICA ECONOMICA TEDESCA SECONDO IL SOLE 24 ORE

1. UNIONE EUROPEA

I primi commenti per quanto riguarda l'attività di Angela Merkel a livello europeo arrivano

solo nel gennaio del 2007, quando il cancelliere propone la creazione di un grande mercato

unico fra Europa e Stati Uniti, attraverso l'eliminazione delle barriere economiche, favorendo

quindi gli scambi commerciali. Su tale tema Il Sole 24 Ore fa un'attenta analisi dei pro e dei

contro. Evidenzia che questo patto non è una priorità, poiché porterebbe modesti benefici

economici in quanto il mercato è già in gran parte liberalizzato. Inoltre, così facendo, Angela

rischia di mandare cattivi segnali agli altri mercati che potrebbero sentirsi discriminati da

questo rapporto privilegiato fra Ue e Usa.

Il Sole però sottolinea soprattutto quelli che potrebbero essere i vantaggi portati da tale

trattato. Angela vuole integrare le diverse regolamentazioni a livello finanziario che

andrebbero a portare vantaggi ai risparmiatori e alle imprese, questo per Il Sole è molto

positivo. Inoltre questo processo di liberalizzazione del mercato potrebbe beneficiare anche

ai Paesi in via di sviluppo che hanno già raggiunto accordi di liberalizzazione o con gli Stati

Uniti o con l'Europa. Se Angela e gli Usa avranno il coraggio di percorrere questa strada

allora si andrebbe a creare una vasta area di libero scambio a vantaggio di molti, ma

41

soprattutto della concorrenza .

D'altra parte però sottolinea l'importanza che questo processo vada a favore delle economie

emergenti e non delle lobby. Se questo patto porterà al rafforzamento dell'apertura dei

mercati e quindi a vantaggio delle nuove economie, sarà una riforma importantissima. Se

42

invece questo patto andrà a favore delle lobby si rivelerebbe assai controproducente .

Sul piano europeo arrivano però anche qualche critica; c'è infatti il sospetto da parte Adriana

Cerretelli che per Angela l'Europa è tutt'altro che una priorità. Accusa la Germania della

Merkel di essere eccessivamente nazionalista dal punto di vista economico, poiché pone

molta più attenzione al benessere del proprio Paese a discapito dello spirito europeo.

Questo giudizio deriva dopo le dichiarazioni che il cancelliere ha rivolto alla Commissione

Ue incaricata di stabilire i parametri sui gas di scarico nocivi all'ambiente. La Merkel teme

che a pagarne sia l'industria automobilistica tedesca basata principalmente su grosse

41 «La mossa americana di Angela», Faini Riccardo, 11 gennaio 2007, p.12

42 «Mercati globali, l'impegno del Presidente UE», Carrubba Salvatore, 12 gennaio 2007, p. 12

29

cilindrate. Minaccia di bloccare qualsiasi decisione che non terrà conto della diversità della

Germania. Le preoccupazioni del governo tedesco non derivano da un sentimento

opportunista, ma evidenziano le difficoltà della Germania di venire incontro alle richieste

dell'Unione Europea. Arriva così una prima metafora pungente da parte de Il Sole, che

paragona la grazia usata dalla cancelliera in Europa a quella di un elefante in cristalleria. Gli

obiettivi importanti che Angela ha in mente, come l'apertura dei mercati, le liberalizzazioni e

la crescente concorrenza, non possono essere raggiunti se a livello Europeo la signora Merkel

43

manca di questa necessaria delicatezza .

Tornano però i giudizi positivi nei confronti di Angela nel marzo del 2007 e che reggeranno

fino all'avvento della Crisi.

Angela Merkel, divenuta presidente del Consiglio Europeo, presenta l'agenda degli impegni

che l'Unione Europea andrà a intraprendere. L'opinione è estremamente positivo; piacciono

infatti gli obiettivi posti dalla Cancelliera, ovvero crescita, occupazione, snellimento dei

regolamenti e sostenibilità ambientale. Viene posta l'attenzione sull'importanza del

rafforzamento del mercato interno e della competitività, attraverso il miglioramento delle

condizioni per l'innovazione e per gli investimenti in ricerca e sviluppo. Col processo di

snellimento della regolamentazione Angela spera di creare un ambiente più favorevole allo

sviluppo delle imprese. Sono obiettivi raggiungibili dall'Europa, non sono eccessivamente

44

pretenziosi e sono perciò pienamente condivisi da Il Sole 24 Ore .

Il Sole si schiera ancora a favore di Angela Merkel quando propone insieme a Sarkozy di

introdurre una regolamentare che permetta di proteggere il mercato europeo dalle minacce

dei mercati emergenti. Le principali minacce dalle quali l'Europa dovrebbe difendersi sono i

fondi sovrani d'investimento, la contraffazione di prodotti e i sistemi di produzione delle

economie emergenti. Il Sole 24 Ore esprime, forse inconsapevolmente, un pensiero che sta

alla base dell'Economia sociale di mercato: «senza regole non è concorrenza». Ritiene infatti

che anche se da una parte la concorrenza è il principale strumento per migliorare l'efficienza

del mercato, dall'altra è importante che si intervenga con regola laddove questa sia

caratterizzata da distorsioni e comportamenti sleali, a garanzia del consumatore e del

45

produttore .

43 «Berlino, Bruxelles e la legge del più forte», Cerretelli Adriana, 7 febbraio 2007, pp.1-6

44 «I sogni possibili della vecchia Europa», Curzio Alberto Quadrio, 20 marzo 2007, pp.1-13

45 «Senza regole non è concorrenza», Pasca di Magliano Roberto, 20 luglio 2007, p.12

30

Ciò che invece rimprovera a Berlino è che alla fine abbia deciso di agire autonomamente e

non a livello Europeo. Questo tipo di intervento se non fatto a livello Europeo, attraverso una

condivisione dei modi e dei mezzi, rischia di sfociare in un protezionismo tedesco che può

46

far male all'Europa .

2. POLITICA INTERNA

Il Sole 24 Ore spesso riporta articoli e editoriali interamente tratti dal Financial Times.

Nell'aprile 2006 troviamo un articolo di Martin Wolf, il quale mette in dubbio le capacità del

governo Merkel. Il motivo della poca fiducia nella leadership tedesca deriva dal fatto che, da

quando c'è stata la riunificazione, il Paese è meno governabile; Martin Wolf sostiene che, se

ci fossero state ancora le due Germanie, la Grande Coalizione non sarebbe stata necessaria.

Secondo l'opinionista, il governo tedesco (e non solo, anche quello italiano e francese) non

sarebbe adatto a fare le riforme giuste per il proprio paese e per l'Europa e ciò potrebbe

generare danni a livello mondiale: «Questi Governi, quindi, non promettono nulla di buono

non solo per le riforme interne, ma per il destino di Eurolandia, dell'Unione europea e del

suo ruolo nel mondo. I fallimenti di politica interna e di educazione dell'opinione pubblica a

questi livelli causano molto più di qualche difficoltà locale. Possono avere conseguenze

47

dannose per il mondo intero».

L'articolo sopra citato, come già detto, non è stato scritto da un opinionista del Il Sole 24

Ore, bensì dal Financial Times. Poiché Il Sole decide di riportarlo possiamo ipotizzare che

condivida tale pensiero. A pochi mesi dall'inizio del mandato del Primo governo Merkel, non

c'è quindi una grande fiducia sulla Grande Coalizione e sulle sue capacità riformiste.

Nel 2007 arrivano giudizi positivi per quanto riguarda la politica interna.

Viene elogiato l'operato del cancelliere che riesce a conciliare pragmatismo e ideali,

influenzando positivamente l'economia tedesca. In particolare pone l'accento sull'intervento

di riduzione delle imposte sui redditi d'impresa, portata al 30%. Tale soluzione che genera un

minor carico fiscale sull'impresa potrebbe essere un'ottima soluzione da intraprendere anche

in Italia. La Germania è quindi un ottimo esempio da seguire dal punto di vista economico;

48

non è un caso che sia lo Stato con i livelli di esportazione più alti .

Il Sole osserva con ammirazione i sorprendenti risultati economici che sta ottenendo la

46 «Le paure di Berlino riguardano anche noi», Locatelli Franco, 17 agosto 2008, p.21

47 «Le tre zavorre dell'Europa», Wolf Martin, 15 aprile 2006, pp.1-3

48 «I sogni possibili della vecchia Europa», Curzio Alberto Quadrio, 20 marzo 2007, pp.1-13

31

Germania; l'Italia ha molto da imparare da questo Stato. Le regole seguite da Angela per

raggiungere questo successo in realtà sono semplici e poche:

1) Non disfare quello che il Governo precedente ha costruito, altrimenti alla fine del mandato

invece di andare avanti di 4 anni si torna indietro di 8 anni.

2) Per conseguire obiettivi ambiziosi le priorità devono essere poche, una o due al massimo.

Quando le priorità sono molte, i risultati che si ottengono saranno casuali.

Quindi viene posto in evidenzia la capacità di Angela Merkel di riuscire a dare continuità a

ciò che aveva svolto il Governo precedente e di non disperdere le proprie risorse ed energie

in un numero eccessivo di interventi, concentrandosi esclusivamente su quelli ritenuti di

maggiore importanza. L'obiettivo primario che la Germania ha scelto da perseguire è il

49

risanamento dei conti .

Il Sole esprime una valutazione positiva nei confronti del modello di Economia sociale di

mercato tedesco, che come abbiamo visto è fortemente legato alla tradizione della CDU.

Ritiene che, nonostante questo modello venga proposto dal Dopoguerra con la finalità di

ridurre le disuguaglianze sociali attraverso la protezione della concorrenza e della libera

iniziativa, l'obiettivo di giustizia sociale è ancora lontano.

La Merkel propone quindi una Nuova Economia Sociale di Mercato basata sulla scuola:

attraverso l'intervento pubblico vuole garantire l'istruzione che va dall'infanzia fino

all'università per tutti, sviluppando così un'integrazione sociale. Cambia quindi l'oggetto

degli interventi sociali: mentre un tempo l'obiettivo dello Stato sociale era l'elettore medio,

ora è invece quello ai margini, spesso non è nato in Germania e non vota perché troppo

50

giovane . Il Sole 24 Ore apprezza queste politiche di welfare così anticonformiste, ritenute

fondamentali per ridurre le disuguaglianze all'interno della società. Bisogna però sottolineare

che viene messa in luce un'idea di Economia sociale di mercato che è forse troppo distante da

quella tradizionale del Dopoguerra: il modello preso in considerazione equivale, più o meno,

secondo la descrizione de Il Sole a quello di uno Stato Sociale.

La prima impressione che Il Sole 24 Ore ha nei confronti del governo Merkel II, formato da

democristiani e liberali, è molto positiva. Definisce un «atto di coraggio» il programma

presentato. Sono previsti tagli fiscali per stimolare la crescita dell'economia in questo

51

momento di crisi .

49 «Uniti si vince (Non in Italia)», Vagiaco Giacomo,25 agosto 2007, pp.1-8

50 «Il modello tedesco di mercato sociale», Bastasin Carlo, 28 agosto 2008, pp.1-5

51 «Merkel: meno tasse in Germania», Beda Romano, 25 ottobre 2009, p.9

32

E' una Merkel molto diversa rispetto a quella del primo governo. Infatti sembra che la sua

politica sia incentrata sul rilancio dell'economia e non più sul l'eccessivo rigore dei conti.

Ritiene inoltre che, insieme alla Francia di Sarkozy, sarà una guida importante per portare

52

l'Europa fuori dalla crisi . Il Sole apprezza questo cambio di rotta che la Germania ha

intrapreso a favore della spesa pubblica e dell'interventismo statale, senza però venir meno al

rigore, infatti non può essere definita una vittoria del keynesianesimo rispetto al rigorismo.

3. LA CRISI

Concentriamo adesso l'attenzione su quelle che sono le valutazioni espresse da Il Sole 24 Ore

nei confronti dell'approccio di Angela Merkel alla Crisi.

Difronte all'iniziale «no» del cancelliere ad aiutare le banche tedesche in crisi, Il Sole

ipotizza che questa scelta è dettata da logiche populiste. L'avvicinarsi delle elezioni

spingerebbe Angela Merkel a non prendere decisioni impopolari. Avrebbe infatti paura di

apparire troppo vicina ai banchieri, che da sempre, e in questo momento storico più che mai,

53

non godono di una buona reputazione nei confronti dell'opinione pubblica . Ciò porta il

cancelliere a scegliere una via che probabilmente non è quella giusta, ma che assicura un

successo nei sondaggi.

Sempre ad ottobre Il Sole attacca l'incoerenza e l'unilateralismo selvaggio di Angela Merkel.

Con l'avvento della Crisi, l'Irlanda per evitare la bancarotta di alcune delle sue più importanti

banche, ha deciso di garantire i depositi. Quest'azione,come abbiamo visto nel capitolo

precedente, ha generato una calamita che ha attratto liquidità da altri stati dell'Unione,

essendo questi depositi più sicuri. La cancelliera che inizialmente ha condannato tali

provvedimenti, difronte alla crisi delle proprie banche ha fatto altrettanto:

«Le è bastato rientrare a Berlino e ritrovarsi alle prese con il rischio crack del colosso Hypo

Real Estate per dimenticare tutti i buoni propositi europeistici e compiere esattamente gli

stessi "errori" del suo collega irlandese Brian Cowen in situazione analoga ma

54

proporzionalmente peggiore .»

Tale azione ha provocato una reazione a catena degli altri paesi dell'Unione che sono corsi ai

ripari intraprendendo misure analoghe, per evitare la fuga di depositi.

Il Sole attacca la scelta della Merkel di rifiutare un fondo comune per il salvataggio delle

52 «Angela si converte alla via di Parigi: spendere, spendere», Cerretelli Adriana 27 ottobre 2009, p.3

53 «Quella partita pre-elettorale tra banche e Governo tedesco», Beda Romano, 3 ottobre 2008, p.7

54 «E' durata poche ore l'intransigenza di Angela Merkel», Adriana Cerretelli, 7 ottobre 2008

33

banche, per poi creare un fondo nazionale con la finalità di «puntellare i propri istituti in

acque tempestose».

Secondo il quotidiano la Merkel manca assolutamente di coerenza e inoltre con questa azione

isolata ha messo in difficoltà gli altri paesi dell'Unione.

Per combattere la crisi è necessario, se non un'integrazione, almeno un coordinamento fra gli

Stati membri, Germania compresa.

Francesco Daveri ha un giudizio completamente opposto alla collega Adriana Cerretelli -

autrice del precedente articolo - circa l'operato della signora Merkel. Egli ritiene che non è

giusto far pagare i costi della crisi alla Germania attraverso quella che egli chiama «Regola

55

del paga Pantalone» . Questa regola prevede la creazione di una cassa comune da cui tutti

possono attingere senza regole ben definite. Il risultato è che la Germania, maggior

contribuente d'Europa, sarebbe l'unica, se non quasi, a pagare per tutti. Secondo questa logica

il Paese più virtuoso si troverebbe a dover chiedere ai propri cittadini sacrifici per rimediare a

errori non commessi da loro. Fa bene quindi, a parer del giornalista, la Merkel a rifiutare di

creare un Fondo comune europeo, perché alla fine sarebbe Pantalone, ovvero la Germania ad

offrire per tutti. Quindi non dobbiamo pensare, a tal giudizio, che il Governo tedesco stia

navigando contro l'Europa, tutt'altro: con i suoi «no» aiuta l'Europa nel processo di

maturazione.

Sul finire del 2008 Adriana Cerretelli, spesso critica nei confronti di Angela Merkel, fa

un'analisi razionale e meno passionale. La giornalista porta avanti una riflessione sulla strada

che l'Europa deve prendere per uscire dalla crisi. L'Unione Europea si trova infatti ad un

bivio: attuare la politica keynesiana, voluta da Sarkozy, o andare verso una politica del rigore

spinta dalla Merkel. Il quotidiano analizza i pro e i contro di entrambe le posizioni. Da un

lato si favorirebbe la crescita attraverso gli investimenti, ma il rischio è quello di avere un

sollievo nel breve ma uno svantaggio nel lungo termine. Sarebbe sbagliato salvare l'oggi a

scapito delle generazioni future e questo sbilanciamento verrebbe fatto per aiutare quegli

Stati non virtuosi e che hanno ignorato il Patto di stabilità.

Dall'altra parte c'è il rigore tedesco, spinto da un forte nazionalismo, che impone regole

56

«nude e crude senza il vecchio companatico della solidarietà finanziaria» - commenta

Cerretelli.

55 «I no della Merkel aiutano l'Europa», Daveri Francesco, 18 ottobre 2008, p.17

56 «Merkel o Sarkozy, l'Europa a un bivio», Cerretelli Adriana, 11 dicembre 2008, pp.1-25

34

Si evidenzia una disapprovazione delle mosse estreme, Il Sole probabilmente predilige una

via intermedia basata da una parte sul risanamento dei conti, ma dall'altra solidarietà

finanziaria e incentivi alla crescita. Quel che comunque conta più di tutto è l'azione

coordinata che fino a questo momento è mancata: se ognuno farà per sé difficilmente

l'Europa potrà uscire dalla Crisi in minor tempo possibile e limitando i danni.

Un'altra critica arriva attraverso la pubblicazione di un articolo dell'opinionista del Financial

Times, Wolfgag Munchau. Angela Merkel ha appena dato istruzioni alla BCE di mettere fine

alle politiche di espansione per contrastare l'inflazione. Viene accusata di aver atteso il

momento più opportuno per fare questo intervento, ovvero le elezioni, con una buona dose di

populismo. A tal parere, sottovaluta la Crisi e da ordini alla BCE; eppure era stata lei per

prima ad attaccare verbalmente i leader che avevano provato di influenzare la Banca

Centrale. Naturalmente la BCE non può tirarsi indietro alle richieste tedesche: essendo la

Germania il maggior azionista dell'Ue, un rifiuto al cancelliere provocherebbe la fine

dell'Unione monetaria. La Germania ricorre all'Europa solo per i suoi scopi nazionali: finché

c'e stato da intervenire a favore degli altri Stati in difficoltà lei ha sempre sostenuto

57

l'approccio dell' «ognuno per sé» , quando invece l'intervento è funzionale ai suoi interessi

allora è in prima fila per il coordinamento europeo. Per l'opinionista purtroppo la Merkel ha

perso tutta la sua credibilità.

3.1. ALBERTO ALESINA E ROBERTO PEROTTI

Anche su Il Sole 24 Ore Alesina guida la fazione dei sostenitori di Angela Merkel. Questa

volta è accompagnato dal suo allievo Roberto Perotti. I due opinionisti difendono il modo in

cui l'Europa, guidata dalla Germania, sta agendo contro la crisi, ovvero piace l'idea di un

finanziamento alla Grecia da 110 miliardi di euro, provenienti dall’Unione Europea e dal

Fondo Monetario Internazionale in cambio di forti interventi di austerità per il Governo

greco. Utilizzare un nuovo fondo europeo inventato ad hoc avrebbe fatto pagare soltanto la

Germania. Tale pensiero è in linea con la regola del paga Pantalone sopra citato: «Solo così

si può minimizzare il rischio di azzardo morale, cioè il rischio che tutti si diano alla finanza

allegra perché tanto al momento buono qualcuno ti salverà».

Parole pesanti sono solo contro la Grecia e contro la decisione di salvarla sempre e

comunque, infatti entrambi sono tutt'altro che convinti che l'intervento per salvare la Grecia

57 «La Germania pensa solo all'inflazione», Wolfgang Munchau, 4 giugno 2009, p.3

35

andasse fatto; forse sarebbe stato meglio farla fallire. Ritengono che si sia dimenticato chi ha

effettivamente fatto gli errori più gravi, ovvero la Grecia. La Germania è stata utilizzata

come capro espiatorio della crisi europea, senza avere responsabilità eccessive:

«...c'è un paese che dall'oggi al domani ha rivelato ai suoi creditori di avere un disavanzo di

"soli" 8 punti di Pil maggiore di quanto aveva dichiarato, che manda in pensione a 50 anni e

che si lamenta se qualcuno vende il suo debito pubblico, chiamandolo speculatore.

Incredibilmente, però, in queste settimane gran parte del dibattito europeo su questo

problema si è trasformato in un processo alla Germania, colpevole di non volersi fare carico

del problema, e ai mercati finanziari, colpevoli di chiedere un premio per il rischio a un

58

paese così inaffidabile e sull'orlo del baratro .»

Germania e Grecia vengono paragonati attraverso una metafora alla formica e alla cicala

della favola di Esopo: mentre la formica passava l'estate a raccogliere provviste per l'inverno,

la cicala cantava tutto il giorno, e con l'arrivo dell'inverno la cicala sprecona, soffrendo la

fame, andava a chiedere il cibo alla prudente formica. La favola di Esopo finisce con un

rifiuto della formica alle richieste della cicala. Nella realtà sembra invece che le formiche

debbano pagare anche per le cicale e in più vengono messe sotto processo.

Una delle maggiori critiche che generalmente è stata fatta al Governo Merkel è la seguente:

la Germania dovrebbe ridurre il proprio vantaggio competitivo per far sì che gli altri paesi

dell'Unione possano riprendere la crescita con maggiori esportazioni. Per far ciò alla

Germania viene richiesto di aumentare la spesa pubblica in modo tale che vada ad

incrementare la domanda interna tedesca, riducendo il vantaggio competitivo e

aumentandone i costi e le tasse. La spesa pubblica tedesca andrebbe ad incidere sulla

domanda aggregata mondiale. I soliti Alesina e Perotti provano a confutare questa opinione

difendendo la politica applicata dalla Merkel. Innanzitutto ritengo irrealistico chiedere ad un

Paese di andare contro i propri interessi per salvare altri stati, soprattutto dopo anni in cui la

Germania veniva additata come il «malato d'Europa» e accusata di essere un peso per il resto

dell'Europa. Inoltre questa crisi non è generata dall'eccessivo rigore, ma è dovuta

all'eccessivo indebitamento pubblico dei paesi. Aggiungono inoltre che il problema non è la

59

competitività della Germania, ma le politiche sbagliate portate avanti negli ultimi anni .

A parte l'opinione di Alesina/Perotti e di qualche altro neoliberista, Il Sole continua ad

58 «Processiamo le cicale non le formiche tedesche», Alesina Alberto e Perotti Roberto, 27 marzo 2010, p.3

59 «Non sparate sulla Germania», Alesina Alberto e Perotti Roberto, 26 giugno 2010, p.3

36

attaccare in modo piuttosto esplicito il comportamento della Merkel in Europa. Definisce

«autismo» questa incapacità di Angela di guardare oltre agli appuntamenti elettorali, che

condizionano la sua politica. La Merkel sta facendo lievitare i costi della crisi non solo per i

diretti interessato, ma per tutti. Il rischio che sta prendendo il cancelliere favorisce il contagio

60

di Irlanda, Spagna e Portogallo e mette a repentaglio il futuro dell'euro

Per Il Sole, grazie all'Unione Europea, la Germania trae vantaggi economici che altrimenti

avrebbe in misura ridotta. Quindi il governo tedesco aveva il dovere di fare qualche sforzo in

più per garantire la stabilità dell'unione monetaria. Alla Merkel è mancata la capacità di

convincere l'opinione pubblica tedesca, contraria alla solidarietà finanziaria:

«Nessuno chiedeva alla Merkel di suicidarsi politicamente o di votarsi a un cieco

europeismo. Ma di prendere atto e spiegare ai propri elettori che la Germania, con il suo

ampio surplus commerciale per il 63% dovuto all'export nell'eurozona, qualche importante

beneficio lo trae dal mercato unico. E qualche prezzo lo può pagare senza traumi per

61

preservare la stabilità dell'euro.»

Il Sole continua a schierarsi contro il governo tedesco. Questa volta il giudizio deriva dalla

proposta di Angela Merkel di far pagare la Crisi agli investitori privati. Evidenzia come la

soluzione di far pagare i privati sia già fallita in passato: dieci anni prima l'amministrazione

Bush decise, di fronte al default dell'argentina, che era il momento di dire basta ai salvataggi

dei paesi in difficoltà con denaro pubblico. Tale comportamento provocò la fuga degli

investimenti, come è nuovamente successo oggi con la proposta tedesca. Il Sole 24 Ore

62

commenta: «A Berlino qualcuno ha la memoria corta ».

I commenti negativi non si placano col tempo. Troviamo in particolare due articoli

significativi soprattutto perché portano nuove fantasiose metafore che vanno ad aggiungersi a

63

quelle già citate. «L'elefante in cristalleria» è il titolo di uno dei due articoli che, come ci si

può immaginare, parla ancora dei danni fatti da Angela in Europa. Si riferisce in particolare

ad alcune dichiarazioni del Governo tedesco in cui proponeva di espropriare la Grecia della

gestione delle politiche di bilancio e di affidarle ad una commissione Ue. Con tali

dichiarazioni la Merkel ha provocato nuovamente l'agitazione dei mercati e l'alimentazione

dei nazionalismi. L'altra immagine viene dall'articolo «Grazie Merkel, la casa brucia» nata

60 «La lotta solitaria della Germania fa infuriare la Ue», Cerretelli Adriana, 27 aprile 2010, p.3

61 «La Grecia è senza Angela custode», Brivio Enrico, 29 aprile 2010, pp.1-21

62 «La Merkel senza memoria mette in fuga gli investitori», Merli Alessandro, 17 novembre 2010, p.2

63 «L'elefante in cristalleria», Cerretelli Adriana, 31 gennaio 2012, pp.1-17

37

dopo l'ennesimo rifiuto della Merkel, questa volta alla creazione di un'unione bancaria

europea.

3.2. LA POLITICA DELL'INCERTEZZA

Dopo numerosi articoli che attaccano la Merkel, con toni duri e impulsivi, caratterizzati

dall'emozione, Carlo Bastasin, attraverso un processo razionale, arriva a identificare quelli

che sono i principi che guidano le azioni di Angela.

Bastasin sostiene che questa linea di condotta portata avanti dalla Merkel nei confronti della

Grecia non sia dettata dall'incompetenza o dagli interessi personali, come molti suoi colleghi

hanno creduto per molto tempo, bensì sarebbe una vera e propria strategia, detta «politica

dell'incertezza». Si basa sul tenere un paese sul filo del rasoio, non salvandolo del tutto,

lasciandogli un alto rischio di default. Di fronte a tale pericolo lo Stato in crisi sarebbe

portato a un risanamento dei conti per uscire dalla crisi. E' questa la giustificazione agli eterni

rinvii del Governo Merkel, che hanno caratterizzato tutti gli appuntamenti importanti degli

ultimi anni.

«Quello che molti liquidano come miopia o egoismo è invece una vera strategia. Disporre di

strumenti insufficienti significa lasciare molto spazio alla pressione dei mercati perché

disciplinino i Paesi su cui in sede politica non è possibile esercitare coercizione, né è

possibile mettere in minoranza, né governare da Bruxelles o addirittura da Berlino. Perché

sia possibile dirigerli con la briglia corta è necessario da un lato ribadire che l'euro verrà

difeso fino in fondo («se l'euro fallisce, fallisce l'Europa» ha detto la Merkel) ma dall'altro

far sì che il salvataggio del Paese colpito resti costantemente in dubbio. Ecco dunque la

64

"politica dell'incertezza" .»

Tale teoria però secondo l'opinionista è in questo caso fallimentare: funziona solo se dura per

un tempo limitato, se le condizioni macroeconomiche sono normali e se i mercati funzionano

molto bene. Quello di Bastasin è forse il contributo di maggior importanza per la

comprensione del «Merkel pensiero».

64 «L'errore politico dell'eterno rinvio», Bastasin Carlo, 23 settembre 2011, pp.1-8

38

CONCLUSIONI

39

Dopo l'analisi dei capitoli precedenti cerchiamo di fare un po' di ordine. Lasciamo un attimo

da parte i quotidiani e facciamo prima una riflessione sul rapporto fra l'Economia sociale di

mercato e la gestione della Crisi da parte del cancelliere.

Come abbiamo visto nel primo capitolo, l'Economia sociale di mercato può essere

sintetizzato come un “liberismo con regole”; tali regole hanno la finalità di dare l'opportunità

ad ogni individuo di autodeterminarsi ma anche di responsabilizzarsi. Possiamo quindi dire

che Angela Merkel stia attuando in modo fermo i principi dell'Economia sociale di mercato:

attraverso la rinuncia all'interventismo in aiuto dei Paesi in crisi e attraverso l'imposizione di

regole ferree, vuole riportare gli Stati inadempienti ad una maggior responsabilizzazione nei

confronti dell'economia e dei cittadini. Si può quindi dire che Angela Merkel si trova in linea

con i principi che stanno alla base della tradizione del suo partito. Bisogna però evidenziare

che, nel caso in cui si verificasse una crisi economica, buona parte degli Ordoliberalisti del

dopoguerra era favorevole ad interventi dello Stato. In questo caso eccezionale lo Stato

poteva quindi far fronte al calo degli investimenti generati dalla crisi con politiche di

investimento. Angela Merkel è invece sempre stata riluttante a fare tale tipo di operazione per

portare l'Europa fuori dalla Crisi, andando contro alla tradizione dell'Economia sociale di

mercato.

Torniamo all'analisi dei giudizi dei quotidiani. Come già avevamo previsto, i due quotidiani

hanno opinioni pressoché simili nei confronti di Angela Merkel e dei suoi governi. Per

entrambi possiamo dire che l'andamento del giudizio è, tutto sommato, positivo negli anni

che precedono la Crisi, per poi subire una vera e propria rottura interna con l'avvento della

Crisi. Dagl'ultimi mesi del '08 ambedue i quotidiani evidenziano al loro interno due linee di

pensiero in contrasto fra loro: se da una parte alcuni giornalisti si schierano contro i modi

adottati da Angela Merkel, dall'altra esponenti come Alesina e Perotti si schierano in sua

difesa. Andiamo più nel dettaglio.

Per quanto riguarda i primi anni di mandato, viene espressa una valutazione nel complesso

positiva. Ci viene raccontato di un'Angela Merkel, che nonostante sia leader di una

coalizione instabile, è capace di gestire al meglio i rapporti con Europa e Usa, recuperando le

relazioni con Chirac e Bush e risolvendo i conflitti interni dell'Unione Europea.

Per quanto riguarda la politica estera, entrambi i quotidiani sono favorevoli alla linea

liberista portata avanti in Europa dalla Germania, alla lotta all'inflazione e alla riduzione del

deficit pubblico dei singoli Paesi europei. Alcune critiche, non eccessive, arrivano da Il Sole

24 Ore sull'azione isolata svolta dalla Germania per proteggersi dai Fondi Sovrani esteri: la

40

giornalista Adriana Cerretelli ha come l'impressione che la Germania duri fatica a stare

dentro ad un progetto targato Europa, mostrando insofferenza e reagendo con azioni isolate

tuttaltro che europee. Questa sensazione di Cerretelli inizialmente senza importanza prenderà

vigore con l'avvento della Crisi.

Per quanto riguarda la politica interna dei primi anni, Il Sole 24 Ore, inizialmente dubbioso

sulle capacità riformiste della Grande Coalizione, si dovrà ricredere di fronte ai risultati

economici ottenuti della Germania e sosterrà che i provvedimenti presi dal governo tedesco

sono un ottimo esempio per l'Italia, primo fra tutti la riduzione del carico fiscale sulle

imprese.

La principale critica che viene fatta riguarda l'immobilità politica e la lentezza nel fare

riforme, che vengono comunque giustificate dalla difficile alleanza con l'SPD. In alcune

situazioni poi questa mancanza di dinamicità diventa importante, poiché è sinonimo di

pazienza e riflessione.

C'è apprezzamento da entrambi i quotidiani per l'Economia Sociale di Mercato sotto il cui

nome agisce Angela Merkel; di tale modello sottolineano l'importanza della giustizia sociale

e degli interventi di welfare, raffigurandolo quasi come un sistema economico socialista. Il

fatto che i due quotidiani tralascino completamente l'aspetto liberale di questo modello può

significare forse non un piena comprensione di esso.

Con l'avvento della Crisi la situazione cambia drasticamente e così nascono due correnti

diverse all'interno di ogni quotidiano analizzato. Da una parte si schiera la fazione degli

interventisti e sostenitori della solidarietà finanziaria fra nazioni europee, guidati da Adriana

Cerretelli; dall'altra si schierano i neoliberisti, sotto la guida di Alberto Alesina, contrari agli

aiuti alla Grecia e favorevoli al rimedio Merkel.

Iniziamo dai contestatori del cancelliere tedesco. Questi possono a sua volta essere suddivisi

in due parti: da una parte troviamo coloro che centrano l'attenzione su quelle che sono le

incapacità di governare di Angela in una situazione di crisi, ovvero evidenziano i suoi limiti;

dall'altra abbiamo invece i “complottisti”, ovvero quelli che ritengono che le mosse della

Merkel siano studiate per finalità nazionaliste della Germania.

Partiamo dai primi. Secondo questi Angela Merkel è inadeguata, non sarebbe infatti in grado

di gestire la crisi, non per cattiveria ma per insufficienti capacità politiche e individuali. Ha

sottovalutato la crisi e così facendo ne ha aggravato gli effetti, ma soprattutto i costi,

diventati insostenibili per i paesi in crisi, Grecia fra tutti. Angela non “ne ha fatta una giusta”.

Ha voluto risolvere la crisi con il rigore, non acconsentendo al salvataggio delle Banche o dei

41

Paesi in crisi, però la situazione le è sfuggita di mano e lei, costretta ad intervenire, lo ha fatto

con misure tardive e insufficienti. Viene incolpata di avere più a cuore i sondaggi che il

futuro dell'Europa; ogni sua decisione sarebbe infatti influenzata dall'opinione pubblica.

Questo sospetto viene sollevato ogni qualvolta una decisione importante anticipa un elezione

in qualche Land in Germania: la Merkel prende tempo, attacca banche e nazioni viziose, e

infine prende la decisione più popolare, ma non per forza risolutiva. Non fa quel che è giusto,

ma quel che accontenta i suoi cittadini, assicurandosi così la poltrona per i mandati

successivi. L'incompetenza che le viene associata riguarda anche la manca di delicatezza:

sembra un “elefante in cristalleria”. Secondo il quotidiano infatti le sue dichiarazioni,

insensibili alla fragilità del momento, hanno turbato i mercati destabilizzando l'economia e

rendendo i salvataggi più onerosi.

L'altro ramo degli accusatori, quello dei “complottisti”, incolpa Angela Merkel di egoismo

nazionalistico, come se il suo obiettivo sia quello di riconquistare l'Europa, come già la

Germania ha tentato di fare più volte nello scorso secolo, stavolta non più attraverso la

guerra, ma con l'economia. La Merkel avrebbe l'ambizione di far tornare la propria nazione

leader assoluta del continente, tuttociò però a scapito dei paesi del Sud portati sull'orlo della

bancarotta.

Questa scalata verso il successo sarebbe il risultato di politiche neomercantilistiche:

attraverso la lotta all'inflazione e l'aumento massimo delle esportazioni la Germania vuole

accumulare e sta accumulando enormi ricchezze. Secondo Hume, che criticava il

mercantilismo nel 1700 d.C., questo processo ha un termine poiché, l'aumento di ricchezza

attraverso l'export, provoca una crescita dell'inflazione e una conseguente riduzione delle

esportazioni, generando un ribilanciamento. In questo caso però questo meccanismo non si

arresta per merito (o colpa) dei paesi meno virtuosi che importano molto – anche dalla

Germania - ed esportano poco. L'Europa può essere quindi rappresentata, in modo

semplificativo, come una grande nazione in cui il Nord – Germania in particolare – esporta,

mentre il Sud – come la Grecia e l'Italia – importa; questo rapporto fra export e import tenuto

costante fa sì che il costo dell'euro rimanga pressochè stabile, scongiurando il processo di

inflazione temuto dalla Germania. All'interno di questa grande nazione viene a generarsi però

un trasferimento di ricchezza dal Sud al Nord senza che ciò vada ad intaccare export e costo

del denaro. Ed è qui che arriva la critica: la Germania si starebbe arricchendo sulle spalle

della Grecia e degli Stati in crisi. Quanto però la Germania potrà andare avanti?

Probabilmente quando il Sud avrà terminato le risorse pecuniarie da destinare all'acquisto di

beni d'importazione come quelli tedeschi si avrà un brusco arresto di questo processo. Ciò

42

provocherà un crollo dell'export tedesco generando un danno alla Nazione tedesca ed è

ipotizzabile un processo di ribilanciamento delle ricchezze più equo.

Un discorso a parte va fatto su l'articolo di Carlo Bastasin, il quale mette da parte i giudizi

per arrivare, attraverso un'analisi razionale, a definire la strategia adottata da Angela Merkel.

Non ritiene infatti, come alcuni suoi colleghi, che il cancelliere sia incompetente, oppure,

come pensano altri, che sia opportunista, tuttaltro. Egli ritiene invece che la Merkel sia ben

cosciente di quello che sta facendo e che lo fa non per egoismo o per consolidare la

supremazia della propria nazione, ma perchè ritiene che sia la soluzione necessaria per far

uscire la Grecia dalla Crisi. Angela vuole che siano i mercati, e non la Germania o l'Europa,

che con la loro pressione spingano la Grecia a tornare disciplinata, per questo da aiuti non

sufficienti ma non toglie la speranza di risollevarsi. Proprio come accade dopo un tuffo in

piscina in cui toccando il fondo ci si da la spinta per risalire, così Angela Merkel, attraverso

questa “politica dell'incertezza”, vuole dare alla Grecia la possibilità di rialzarsi con le

proprie gambe senza coinvolgere altri paesi.

Andiamo invece adesso ad analizzare la posizione dei favorevoli ai metodi adottati dal

cancelliere. Questo pensiero, come abbiamo già detto, viene portato avanti da voci

neoliberiste come quelle di Alberto Alesina, Roberto Perotti, Francesco Daveri e Antonio

Puri Purini. Il loro pensiero può essere sintetizzato in due metafore utilizzate dagli stessi

editorialisti: quella del “tanto paga Pantalone” e quella della formica e della cicala. Entrambe

vogliono portare l'attenzione su come alla fine siano sempre i più retti ed onesti a dover

pagare i danni provocati da Stati irresponsabili. Non si può far pagare la Crisi a chi, come la

Germania, ha fatto sacrifici, da buona formichina, per molti anni passando dal “malato

d'Europa” a Nazione più sana. Inoltre le accuse di neomercantilismo, secondo Alesina, sono

infondate: la Germania sta soltanto facendo bene il suo lavoro. L'alto livello di esportazione è

dovuto alla competitività delle imprese tedesche, che sono ben gestite ed offrono prodotti di

qualità richiesti in tutto il mondo e non dai vantaggi generati dall'euro. Non si può chiedere

ad un paese di andare contro i propri interessi riducendo le esportazioni o aumentando la

spesa per diminuire il distacco che ha con i paesi del Sud.

Per quanto riguarda la Grecia ritengono che il rigore proposto dalla Merkel non è la causa

della Crisi ma bensì la soluzione. La situazione in cui si trova la Grecia è il risultato di

eccessivo indebitamento rispetto al Pil, è quindi una crisi del debito sovrano; tale Crisi non

può che essere combattuta col rigore. 43

Per concludere proviamo ad inquadrare il pensiero economico di entrambi i quotidiani,

attraverso quattro termini: neoliberismo, Welfare, europeismo e interventismo in caso di crisi.

Neoliberismo: adottato dalla Merkel in campo Europeo, viene visto di buon occhio ed è

considerato necessario per lo sviluppo dei mercati emergenti. I quotidiani ritengono però che

si debba intervenire nel caso in cui sia messa a repentaglio la concorrenza, con una visione

tipica dell'Ordoliberalismo: il liberismo non deve favorire le lobby, ed è giusto che lo Stato

intervenga a protezione dei mercati dai Fondi Sovrani. Questi interventi non devono però

sfociare nel protezionismo tipico della Francia. Angela Merkel, paragonata più volte a

Margaret Thatcher per grinta e idee neoliberiste, delude i quotidiani quando non porta a

termine le liberalizzazioni promesse nella prima campagna elettorale. Col secondo Governo

Merkel ritorna la speranza che queste liberalizzazioni possano essere portate in atto, purché

non vadano a scapito delle politiche di Welfare. Quindi i due quotidiani sono favorevoli al

liberismo purchè abbia delle regole e non vada a provocare una riduzione degli investimenti

nel sociale.

Welfare: le politiche sociali sono al centro dell'attenzione dei due quotidiani. Dopo un'attenta

analisi è possibile dire che vengono prima del liberismo, o per meglio dire, il liberismo non

deve essere un limite a tali politiche. E' ciò che porta ad allontanare i due giornali da una

visione di Economia sociale di Mercato, in cui l'economia di mercato viene prima del sociale

e dove per giustizia sociale si intende più la rimozione di eccessive concentrazioni di potere

che politiche di Welfare.

Europeismo: i due quotidiani hanno un forte senso di europeismo; hanno fiducia nei vertici

Europei e si aspettano azioni coordinate da parte dei paesi per far uscire l'Europa dalla crisi e

farla tornare a crescere. Attaccano gli interventi isolati fatti dalla Merkel, come quelli di

garantire i depositi bancari, e accusano la Germania di eccessivo nazionalismo in conflitto

con fini europeisti. Per una parte degli editorialisti la solidarietà finanziaria fra i paesi è alla

base dell'Unione Europea.

Interventismo di fronte alla Crisi: il liberismo, condiviso in una situazione di stabilità, non è

più funzionale di fronte ad una crisi così grande. L'Europa deve intervenire in modo deciso e

rapido per il salvataggio prima delle Banche in crisi, poi degli Stati, scongiurando così il

rischio di insolvenza e di contagio. Quella della Merkel è una “medicina troppo amara” che,

invece di risollevare le sorti dell'Europa, provoca l'innalzamento dei costi della Crisi. Questa

voce, naturalmente, vale solo per una parte degli autori dei quotidiani, per l'altra parte

continuano a valere i principi del neoliberismo.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Docente: Roggi Piero
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Francescovannu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero economico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Roggi Piero.

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