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ECONOMIA DEL BENESSERE

Introduzione

La Politica economica

L’Economia politica e la Politica economica sono discipline ritagliate, a fini di approfondimen-

to analitico, nell’ambito della più generale Scienza economica; mentre la prima analizza il

comportamento degli operatori privati, la seconda studia invece l’azione economica pubblica

a tre diversi livelli:

1. lo stadio delle scelte sociali, nel quale si individuano gli obiettivi sociali ovvero

l’ordinamento delle possibili situazioni che una certa collettività ha o dovrebbe avere,

sulla base di un principio esterno o delle preferenze dei suoi membri;

2. lo stadio delle scelte istituzionali, nel quale si ricercano le istituzioni (ossia, le norme

che presiedono ai rapporti fra individui) coerenti con le scelte sociali della collettività

considerata, sia di rango costituzionale (in particolare ruolo del mercato e dello stato)

sia concernenti l’impostazione dell’azione dello stato (in particolare impostazione della

programmazione e legge finanziaria);

3. lo stadio delle scelte correnti, strutturali e correttive, per gli interventi di tipo sia micro

che macroeconomico in economia chiusa e aperta.

Preferenze individuali e preferenze sociali

L’Economia del benessere

Nello stadio delle scelte sociali la Politica economica può seguire:

un approccio positivo, che tende a conoscere le preferenze e/o gli obiettivi che una de-

• terminata collettività effettivamente manifesta in un certo periodo di tempo;

la teoria normativa delle scelte sociali, che mira a individuare le preferenze che una so-

• cietà dovrebbe avere, secondo postulati di natura etica o politica, sul significato di inte-

resse collettivo.

L’approccio normativo coincide con l’Economia del benessere, la quale rappresenta la logica

della Politica economica in quanto si occupa anzitutto di definire (a livello più astratto) i crite-

ri di scelta sociale per poi valutare (a livello più realistico) i risultati conseguibili in un sistema

economico con diverse istituzioni (in particolare il mercato e lo Stato), al fine di individuare

quelle più auspicabili.

La costruzione di un ordinamento sociale

Più precisamente, la teoria normativa si propone di definire un ordinamento sociale degli stati

del mondo (o stati sociali), ossia una graduatoria delle situazioni nelle quali può trovarsi una

collettività.

L’ordinamento sociale può essere ottenuto in modo diretto, sulla base cioè di un qualche prin-

cipio etico o politico esterno (come ad esempio il principio di uguaglianza), oppure in modo

indiretto, ossia applicando il postulato di individualismo etico (o “welfarismo”) il quale, rispec-

chiando il principio liberal-democratico, si basa esclusivamente sulle preferenze individuali.

In entrambi i tipi di ordinamento vengono quindi introdotti dei giudizi di valore (ossia convin-

cimenti, preconcetti, valutazioni etiche, religiose e politiche) che esprimono posizioni sogget-

1

tive su ciò che dovrebbe essere. Entrambi peraltro possono essere criticati: il primo in quanto

potenzialmente autoritario; il secondo in quanto anzitutto esclusivo perché trascura aspetti

degli stati del mondo (quali i diritti e le libertà) se non quando e nella misura in cui gli stessi

siano riflessi dalle preferenze individuali, e inoltre in quanto potenzialmente illiberale in pre-

senza di preferenze endogene perché, accettando per semplificazione il postulato di individua-

lismo metodologico, considera come date le preferenze individuali, ignorando così la possibili-

tà che esse vengano distorte da qualcuno. La scelta fra un ordinamento sociale diretto o indi-

retto può corrispondere pertanto alla scelta fra un principio esterno esplicito oppure intro-

dotto surrettiziamente attraverso la manipolazione di alcuni delle preferenze di altri.

Oltretutto, la scelta di costruire un ordinamento sociale indiretto implica anche il problema

dell’aggregazione delle preferenze individuali, con particolare riguardo alle diverse informa-

zioni fornite dai tre aspetti coinvolti, quali la modalità di rappresentazione delle soddisfazioni,

la possibilità di effettuare confronti interpersonali e la regola di aggregazione delle preferenze

individuali.

Riguardo, infatti, il primo aspetto si possono avere informazioni diverse a seconda che si adot-

ti: 1. una misurazione in senso ordinale, che è invariante rispetto a una trasformazione mo-

notòna crescente e consente di determinare soltanto il segno della variazione delle uti-

lità; !"

! ! ! !

dato > ⟹ > se > 0

!

!!

2. una misurazione in senso cardinale, che è definita a meno di una trasformazione “affi-

ne” positiva e permette di confrontare le variazioni assolute delle utilità;

! ! ! ! ! ! !

≡ se = + con > 0

3. una misurazione attraverso una scala di rapporto, che è definita a meno di un fattore di

proporzionalità positivo e consente di comparare anche i tassi di variazione delle utili-

tà; ! ! ! ! ! !

≡ se = con > 0

4. una misurazione attraverso una scala assoluta, che implica l’attribuzione di un numero

reale unico a ogni soddisfazione e offre il massimo di informazioni possibili sulle utili-

tà.

Quanto invece al secondo aspetto i tipi di informazioni possibili sono tre: inconfrontabilità,

confrontabilità piena oppure confrontabilità parziale (ossia limitata a una parte delle informa-

zioni sulle soddisfazioni degli individui, ad esempio alle variazioni e non ai livelli di utilità).

Larga parte delle differenze fra la “vecchia” Economia del benessere sostenuta dai filosofi uti-

litaristi (ad esempio Pigou) e la Nuova economia del benessere sostenuta, ad esempio, da Pa-

reto sta proprio nella diversità di opinioni sulla misurabilità e confrontabilità: per i primi, in-

fatti, gli individui hanno uguale capacità di sentire e la loro utilità può essere accertata in ter-

mini cardinali; i secondi, al contrario, sostengono che le posizioni dei vari individui sono fon-

damentalmente inconfrontabili e che la loro utilità non è misurabile cardinalmente.

Per finire, la regola di aggregazione è costituita sul piano istituzionale-procedurale dalle vota-

zioni, invece sul piano logico-matematico può essere rappresentata ad esempio dall’operatore

somma se le soddisfazioni sono confrontabili e misurabili cardinalmente, mentre è del tutto

peculiare e consente di ottenere graduatorie sociali soltanto parziali nel caso di preferenze

ordinali inconfrontabili. 2

Il criterio paretiano e la “Nuova economia del benessere”

L’aggregazione di preferenze ordinali inconfrontabili e il criterio di Pareto

L’aggregazione di preferenze ordinali inconfrontabili è del tutto peculiare e corrisponde al cri-

terio di Pareto, il quale asserisce infatti che un insieme di persone migliora la propria soddi-

sfazione passando dalla situazione a alla b se tutti gli individui sono più soddisfatti in b, o se

almeno un individuo sta meglio e nessuno sta peggio. La prima proposizione rappresenta

l’essenza del criterio paretiano nella sua versione “debole”, mentre la seconda ne è la versione

“forte”; entrambe peraltro hanno la natura di veri e propri giudizi di valore in quanto, essendo

appunto dei criteri di valutazione, potrebbero non essere condivisi da tutti. Ciononostante, il

criterio paretiano assume una rilevanza notevole nella scienza economica, poiché da esso de-

riva il concetto di ottimo paretiano (o efficienza paretiana), che indica la posizione partendo

dalla quale non è possibile migliorare la soddisfazione di qualcuno senza peggiorare quella di

qualcun altro.

In un’economia di puro consumo l’efficienza paretiana si raggiunge quando le curve di indiffe-

renza di ogni coppia di individui hanno la stessa pendenza, ossia quando i s.m.s. (saggi margi-

nali di sostituzione) di ogni coppia di beni sono uguali per ogni coppia di consumatori, dove

per s.m.s. si intende la quantità di un bene a cui si è disposti a rinunciare per ottenere un’unità

aggiuntiva di un altro bene mantenendo invariata la propria soddisfazione. L’efficienza alloca-

tiva del consumo può essere rappresentata graficamente con due diversi strumenti analitici,

ossia con la curva delle utilità possibili, la quale però si limita a considerare le posizioni di ogni

coppia di individui solo in termini di utilità godute, oppure con la curva dei contratti della sca-

tola di Edgeworth che, essendo formata invece dall’insieme dei punti di tangenza delle rispet-

tive curve di indifferenza, evidenzia anche le combinazioni di ogni coppia di beni alle quali si

associano i diversi livelli di utilità.

Peraltro, l’allocazione efficiente delle risorse non si esaurisce soltanto in quella dei beni finali

destinati al consumo, ma concerne anche la sfera della produzione, in particolare la scelta del-

le tecniche produttive e quella dei beni da produrre. Nel primo caso la condizione di efficienza

paretiana si realizza quando gli isoquanti di ogni coppia di prodotti hanno la stessa pendenza,

ossia quando i s.m.s.t. (saggi marginali di sostituzione tecnica) di ogni coppia di input sono

uguali per ogni coppia di beni prodotti, dove per s.m.s.t. si intende la quantità di un fattore

produttivo a cui si è disposti a rinunciare per ottenere un’unità aggiuntiva di un altro input

mantenendo invariato il livello produttivo. Anche l’efficienza allocativa della produzione può

essere rappresentata graficamente con due diversi strumenti analitici, ossia con la curva di

trasformazione (o curva delle possibilità produttive), la quale però si limita a considerare le

tecniche di produzione solo in termini di quantità prodotte, oppure con la curva dei contratti

relativa agli input che, essendo invece formata dall’insieme dei punti di tangenza dei rispettivi

isoquanti, evidenzia anche le combinazioni di ogni coppia di input alle quali si associano i di-

versi livelli di produzione. Infine, la condizione paretiana di efficienza nella scelta dei beni da

produrre, detta talvolta efficienza “generale”, si ha quando le curve di indifferenza di ogni

coppia di individui hanno la stessa pendenza della curva di trasformazione, ossia quando

s.m.s. e s.m.t. (saggio marginale di trasformazione) sono uguali per ogni coppia di beni, dove

per s.m.t. si intende la quantità di un bene a cui si è disposti a rinunciare per produrre

un’unità aggiuntiva di un altro bene mantenendo invariati la combinazione di output e il livel-

lo di benessere.

L’efficienza “generale” può essere rappresentata graficamente attraverso la frontiera delle uti-

lità possibili, ossia attraverso l’inviluppo delle varie curve di utilità possibili. 3

Le limitazioni del criterio paretiano e i tentativi di superarle: la Nuova economia del

benessere

Il criterio di ottimo paretiano soffre però delle limitazioni connesse con:

il carattere di ordinamento unanime delle preferenze, che porta a ignorare aspetti rile-

• vanti dei vari stati sociali (ad esempio, la distribuzione inziale del reddito oppure il

principio delle “libertà minime”); cosicché alcuni economisti (ad esempio, Sen e Rawls)

hanno proposto il puro e semplice abbandono del criterio paretiano, suggerendo nel

contempo differenti criteri di scelta sociale;

il carattere di ordinamento parziale degli stati del mondo, che non consente di definire

• nemmeno

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Paola Mero di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Peragine Vito.
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