Che materia stai cercando?

La fotografia in Lewis Carroll

La fotografia in Lewis Carroll deve essere contestualizzata nel complesso quadro della sua epoca, la Victorian Age, e delle fotografia in genere, elemento visivo per eccellenza. La fotografia in quanto tale ferma momenti, ere, immagini, situazioni e per questo è un oggetto da cui trarre spunti interessanti.
La tesi tocca poi i punti più importanti della sua attività di fotografo... Vedi di più

Materia di Semiotica della pubblicità e dell'audiovisivo relatore Prof. M. Bruno

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

CAPITOLO II

“LE FOTOGRAFIE DI CARROLL NEL CONTESTO DELLA SUA

OPERA”

3.1 Introduzione a Lewis Carroll

Vittoriano per abitudini e stili di vita eppure ai margini della società culturale

della sua epoca,convinto sostenitore della fede anglicana ma attratto dalle

bambine,matematico e inventore,scrittore e fotografo, fu l’inglese Lewis Carroll

.

Leggere e rileggere i capolavori Carrolliani,come l’incantevole “Alice nel paese

delle meraviglie”sono esperienze assai significative tanto quanto scrivere su

questo autore-simbolo quale egli divenne,la cui opera è da sempre considerata

un punto di riferimento per la cultura della modernità,un prezioso omaggio

all’infanzia e alla fotografia.

Lewis Carroll fu lo pseudonimo con cui Charles Lutwidge

Dodgson(Daresubry,27 gennaio 1832-Guildford,14 gennaio 1898)si firmò in

ogni sua opera,un nome dolce,facile da ricordare che prendeva origine da una

deformazione giocosa del suo vero nome:Lewis è infatti la versione inglese di

Ludovicus,da cui deriva Lutwidge,Carroll è l'anglicizzazione di Carolus,il latino

per Charles.

Egli è celebre soprattutto per i suoi libri Alice nel paese delle meraviglie e

Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, opere che sono state apprezzate

da una straordinaria varietà di lettori,dai bambini ai grandi scienziati e pensatori

,e per essere uno dei più grandi fotografi nella storia della fotografia.

La severa famiglia di Dodgson proveniva dal nord dell’Inghilterra ed era

esponente del ceto medio-alto borghese. Essa contava di 11 figli,dei quali sette

femmine e quattro maschi, che ,cosa rara all’epoca, sopravvissero tutti .

Come molti altri membri della sua famiglia,anche Charles prese(quasi per

costrizione del padre) gli ordini religiosi e andò alla scuola di Westminster e poi

alla Christ Church di Oxford,grazie anche alla sua spiccata dote di matematico e

logico. 12

La sua infanzia fu segnata infatti dalla scoperta di questa sua geniale precocità e

da alcuni traumi che si portò sin da adulto: la balbuzie,problema che a più riprese

ebbe effetti negativi sulla sua vita sociale,i frequenti disturbi notturni che si

ipotizzò avessero origine da qualche atto di molestia sessuale e una forma

cronica di emicrania che era preceduta da una sintomatologia simile

all’epilessia(allucinazioni,visioni di luce a zig zag).

Sono in molti a ritenere che questa patologia sia servita d’ispirazione per il

racconto di Alice.

Ma Charles fu un bambino eccezionalmente dotato. La sua intelligenza fuori dal

comune è dimostrata anche da alcune sue invenzioni. Nel 1891 creò infatti un

sistema di scrittura detto avetografia ,e uno strumento chiamato il

nyctografo,che consentiva di scrivere al buio,usando un codice di segni su una

griglia rettangolare dotata di buchi quadrati.

Inventò anche un gioco di carta e matita,il word ladder("la scala delle parole)e

sebbene non siano in tanti a conoscere l'inventore e l'origine di questo gioco,esso

è abbastanza diffuso in tutto il mondo.

La passione per la matematica lo portò ben presto a insegnare nella prestigiosa

scuola di Oxford,una carriera, quella accademica ,assai brillante e allo stesso

tempo troppo noiosa e priva di stimoli.

È noto infatti che nelle sue lezioni regnasse l’apatia più assoluta in cui il docente

Dodgson mostrava il lato più puritano,ossessivo e tedioso di se stesso.

Charles coltivava in realtà un animo ludico, era di indole fanciullesca e

scherzosa,assai più incline a un immaginario giocoso,allegro,fantastico e

infantile,raccontava favole meravigliose,inventava giochi affascinanti

,intratteneva i suoi interlocutori con scherzi,giochi e mottetti e questa sua

naturale inclinazione al divertimento linguistico,alla comicità intellettuale,al

colto nonsense,alla illogicità razionale, sarà un tratto peculiare di tutta la sua vita

sia pubblica che privata.

In generale però condusse sempre la sua esistenza sul filo di queste due

divergenti inclinazioni caratteriali e modus vivendi.

La modernità e l’importanza di Carroll sono da ricercare in diversi suoi

contributi: egli innanzitutto può essere considerato un precursore del

13

Surrealismo per quanto riguarda la sua intuizione della “logica del sogno”( Alice

è un puro esempio di sogno infantile oltre che di mondo capovolto),un

anticipatore dei punti di vista con cui il Novecento,da Freud in poi,ha considerato

il valore dell’età infantile, e un appassionato d’arte d’avanguardia, che lo rese

tra i più illustri fotografi nella storia della fotografia e tra i più criticati nella

grande e discussa attenzione che rivolse all’infanzia,a quella dorata ingenuità di

cui volle tanto raccontare e riprodurre.

Notevolmente moderne furono anche i diversi livelli di significato che diede alle

sue opere letterarie,sempre attuali e assai più profonde di una semplice fiaba per

bambini, e il sabotaggio di entità fondamentali per la stabilità del sistema umano

,come il linguaggio e le scienze esatte. Anticipando De Saussurre,egli aveva

compreso che la lingua non combacia con la realtà ma è arbitraria. Pose rilievo

dunque nel fitto intreccio tra una visione logico-matematico del reale e una più

astratta e creativa(nonsense)che espresse principalmente nella scrittura,

attraverso una fusione di parole e immagini,l’uso di giochi linguistici e

paradossi, e di una scrittura leggera che descrisse questo “paese delle

meraviglie” come un mondo alla rovescia, il vittoriano mondo capovolto di cui

ne tracciò tutti i controsensi .

Probabilmente attutì il peso di quella realtà incombente attraverso l’ironia e

l’umorismo nonsensical, che ne erano allo stesso tempo anche critica e denuncia

sociale,e diede vita ad un’opera di grandissimo valore quale fu appunto “alice

nel paese delle meraviglie” mettendo in discussione quasi ogni certezza che si

portava dietro la tradizione.

L'origine dell'opera è assai curiosa. Alla Christ Chuch giunse un nuovo

rettore,Henry Liddell di cui Charles divenne ottimo amico , in particolare delle

sue figlie piccole,le bambine Ethel,Lorina ed Alice. Fu proprio per la piccola

Alice che scrisse il racconto.

Molto è stato scritto,specialmente nella critica moderna,sul rapporto di Carroll

con i bambini.

Gli studiosi ancora discutono se il suo attaccamento morboso a loro fosse di

natura quasi paterna o sconfinasse in quel che oggi definiamo ''pedofilia''.

Certamente nutrì per i bambini un amore spropositato e del tutto platonico,che

14

compensò attraverso la loro innocente compagnia o l’obiettivo

fotografico,dando sfoggio di quel suo lato tenero,giocoso e infantile che nel

mondo adulto trovava difficoltà a esprimere.

Per le bambine infatti provava una smisurata passione che gli era fortemente

impossibile esternare in forma adulta nei confronti di una donna.

Con i piccoli Carroll si sentiva particolarmente a suo agio,la stessa balbuzie che

lo affliggeva da sempre,sembrava scomparire in loro presenza,quasi che quell’

ambiente gli era confortevole al punto da essere una terapia ai suoi mali.

Con le piccole Liddell strinse un rapporto particolare tanto che le continue visite

e quell’ attaccamento così forte a loro,creò non pochi dubbi alla signora

Liddle,moglie del decano, la quale dopo qualche anno ne proibì gli incontri.

Ma Edith,Lorina ed Alice furono entusiaste di lui. Erano soliti fare giri in barca

e pic-nic arrivando fino a Godstow e Nuneham. Fu durante una di queste gite,nel

1862,che Dodgson inventò per loro, in linee generali,un racconto fantastico che

la piccola Alice insistette perchè mettesse per iscritto. “Solo per amore,per far

piacere a una bambina che amavo”scrisse Carroll nei suoi diari, nacque un

manoscritto intitolato Alice's Adventures Under Ground("Le avventura di Alice

sotto terra)che si trova oggi nella British Library.

In seguito sottopose il libro all'editore MacMillan che lo apprezzò molto. Furono

necessarie diverse revisioni ma alla fine,nel 1856,vide finalmente la luce "Le

avventure di Alice nel paese delle meraviglie"("Alice in Wonderland)firmato da

Lewis Carroll,con le illustrazioni di John Tenniel.

Il libro piacque moltissimo e un'ondata di successo travolse il personaggio di

Lewis Carroll che divenne ben presto amatissima e famosissima presenza

pubblica,un alter ego della vita del matematico logista Charles Dodgson,che

condusse parallelemente a questa.

Attorno alla sua figura iniziarono a gravare una serie di miti,leggende,curiosità

destate soprattutto da un carattere bizzarro, un'eccentrica personalità e un

controverso rapporto con i bambini. In questa sua diversità,che lo allontanava

dall'immaginario comune,risiedeva tutta la bellezza del suo operato.

La storia di Alice,che nei disegni di Carroll assume i tratti di un dipinto

preraffaelita, è diventata la più nota e amata della letteratura infantile

15

inglese,attraendo anche lettori adulti grazie al gusto del gioco logico e verbale.

La sua figura di bambina non-bambina sarà non solo l’emblema dell’infanzia

vittoriana ma anche simbolo precorritrice delle future filosofie del linguaggio

e nodo di tutti i paradossi.

Alice,simpatica bimba dai capelli biondi(così più tardi volle disegnarla

Tenniel),durante un picnic al lago inciampa e cade nella trappola di un coniglio

bianco,una caduta emblematica in un luogo sotterraneo,mutabile e in continuo

divenire. Al suo risveglio capirà che era stato tutto un sogno.

Come nelle lettere e nelle foto,la protagonista è una presenza fisica,la cui figura

si allunga,si rimpicciolisce,è idealizzata o deformata. Naturalmente l’insistenza

sul corpo della bambina non fa che sottolinearne la forza di seduzione che più in

là troverà ampio sfogo nelle fotografie.

Il mondo sotterraneo a cui accede Alice,è agli antipodi di quello reale. In un

racconto strutturalmente diverso dai canoni classici della fiaba,la giovane

protagonista vi trova re e regine,carte da gioco,bruchi che fumano la

pipa,cappellai matti e mille altre fantastiche avventure che i disegni di Tenniel

hanno fissato per sempre nell’ immaginario di intere generazioni.

L’attrazione del mondo adulto per Carroll, è facilmente spiegabile. L’aspetto

infantile e fantastico,i giochi logici della storia, gli servirono per deliziare gli

animi dei più intelligenti ma soprattutto per mettere a nudo le assurdità e le

incoerenze della vita adulta e in generala della realtà dell’epoca. Una realtà vista

dagli occhi di un bambino dunque.

Così facendo si appellava dunque a interlocutori bambini,anche essi

intelligenti,arguti e curiosi come lui, cercando di allearsi con loro nella lotta alla

dispotica società.

Divenne un libro quasi anarchico,il più anarchico della letteratura inglese,che

paradossalmente fu uno dei più citati dai sapienti,uomini politici e persone

comuni,alla pari di Shakespeare e della Bibbia.

Il paese delle meraviglie è un luogo immaginario in cui senso e nonsense

convivono abitualmente tra loro, in cui ogni regola è differente, domina il caos

e il libero arbitrio, si oppone al rigore logico della società ed è una realtà costruita

sull’opposizione di quella in cui si vive. Lo stesso pseudonimo Lewis Carroll

16

con cui si presentò al pubblico dei piccoli,costruito quasi su un assurdo gioco di

parole del nome di battesimo, non era altro che una sua invenzione,un modo

per sovvertire, in maniera beffarda, la logica e l’ordine del suo tempo,una doppia

identità con cui raccontarsi e raccontare un mondo nuovo,in cui le regole sono

capovolgibili.

Quel luogo delle meraviglie è circolare, rappresenta un’ evasione da una realtà

sofferente attraverso il sogno di Alice e un inevitabile ritorno ad esso mostrato

dal suo risveglio a fine racconto. La dimensione onirica della fiaba non è fine a

se stessa.

Tutti i personaggi in cui si imbatte Alice infatti,sembrano essere semplici

sostituti degli adulti di cui Carroll sembrava prenderne le distanze,forse anche

per la sua indole fanciullesca e proprio perché solo con il mondo dei bambini

seppe mantenere un vivido rapporto che considerò alla pari di quello adulto.

L ’opera si presta così anche ad una riflessione vittoriana sui dolori e i pericoli

della crescita, una visione fantastica del mondo attraverso gli occhi di una

bambina che incontra figure adulte crudeli,infantili,irresponsabili,impulsivi e

auto -indulgenti,esattamente i cinque aggettivi che i vittoriani ,secondo Wohl,

affibbiavano ai neri e alle classi inferiori. Carroll mostrerà come queste etichette

si applicheranno anche gli adulti,ai potenti e all’intera società stessa.

La realtà Vittoriana dell’epoca gli era stretta e congeniale allo stesso tempo.

Nella lotta alla libertà su cui orientò tutta la sua creatività ,fu sempre come

sospeso tra due io,il rigoroso Dodgson che impone le proibizioni del super-io e

conduce una vita piatta e metodica e il “caotico” Carroll con le sue pulsioni più

trasgressive,e la passione per la fotografia e il teatro. Questa sorta di doppia

identità Dodgson/Carroll lo accompagnerà per tutta la vita e sarà emblema della

sua originalità ed eccentricità oltre che di presunte manifestazioni nevrotiche.

Con il vero nome pubblicò molti saggi,ma sarebbe passato del tutto inosservato

se non fosse stato per la sua seconda anima.

Anche la prestigiosa collezione di fotografie reca infatti il nome di Lewis Carroll

. Fu proprio nell’arte fotografica che entrò in gioco e a pieno titolo il suo alter

ego,l’impudico Lewis Carroll dei ritratti e dei discussi soggetti.

17

3.2 Un pioniere inglese della fotografia

Comprò tutta l’apparecchiatura adatta e nel momento in cui volle inquadrare la

facciata del tempio dal giardino dei Liddell,per caso vi erano le tre sorelline a

giocare e così il particolare delle piccole figure venne in primo piano.

Qualcosa del genere dovette accadere anche nella sua vita.

Quel che doveva restare sullo sfondo,l’infanzia,fu portato avanti e vi rimase per

sempre fino a quando non decise di smettere…

L’attività di Carroll fotografo iniziò nel 1855.

La sua fisionomia ,originale per l’epoca in cui data la lunghezza delle pose molti

si cimentavano nel riprodurre paesaggi o nature morte,era appunto di specialista

del ritratto,di solito figura intera,e in particolare del ritratto di bambine,talvolta

piccolissime,che riusciva a far rimanere immobili per il tempo necessario

incantandole con i suoi racconti. Soltanto nel 1947 a Helmut Gernsheim venne

offerto da un librario antiquato di Londra,un album contenente centocinquanta

fotografie scattate da Lewis Carroll,secondo quanto questi affermava.

Le perplessità di Gernsheim furono del tutto legittime,mai nelle biografie del più

celebre e amato autore anglosassone per l’infanzia, si era fatto riferimento ad

una sua attività fotografica.

Eppure su Carroll e il suo racconto era stata detta qualsiasi e i biografi avevano

frugato in ogni sottilissima piega della sua vita,favoriti dall’abitudine di Carroll

di tenere diari molto particolareggiati e un cospicuo epistolario specialmente con

le sue amiche-bambine.

In realtà da 1856 al 1880,anno in cui Carroll abbandonò la fotografia, i diari e le

lettere sono ricchissimi di notazioni circa la sua grande passione.

Forse questo aspetto peculiare della sua produzione venne sottovalutato,anche

se il legame tra letteratura infantile e fotografia fu per lui quasi un indissolubile

e anzi è dalla fotografia che nacque il suo capolavoro narrativo.

Infatti Carroll è considerato uno dei migliori artisti poliedrici della sua epoca,un

raffinatissimo fotografo di personaggi ma in particolare un eccellente ritrattista

dell’infanzia vittoriana. I suoi modelli furono Dante Gabriele Rossetti,e Alfred

Lord Tennyson ma soprattutto ''amò la grazia e l'innocenza delle fanciulle

18

impubèri"(Masolino D'amico).

Soggetti prediletti dei suoi scatti erano dunque i bambini,anzi le bambine, poiché

i maschietti li riteneva una razza non attraente di creature e usò tutto il suo talento

per fissare la bellezza dei giovani volti e la fragilità dei corpi acerbi.

Non è difficile immaginare che dalla scelta di questo discutibile soggetto

artistico e da altri fatti,delle ombre lunghe ed ambigue investirono il reverendo.

Molte furono infatti le ambiguità che si trovarono nel passato dell'autore,come

abbiamo già detto,la fotografia è una di queste.

Alla sua morte il poeta lasciò trentatrè album contenenti circa settecento

immagini di cui solo una parte sono state pubblicate. In realtà la stima parla di

circa 3000 scatti,la metà ritraggono bambine,il cui nome è riportato sulla

foto,scritto a mano dalle stesse giovani modelle. Tra queste sono da annoverare

le foto di nudo,delle quali però non si ha alcuna traccia, poiché andate tutte

distrutte,tranne una.

La sua passione per le foto nacque nel 1855 quando lo zio mostrò al giovane

nipote ciò che costituiva l’ultima invenzione del progresso e l’oggetto della

curiosità della società bene inglese:la fotografia ,e grazie all'amico Reginald

Southey sperimentò questa nuova arte. Ma fu l’anno successivo a segnare tutto

il percorso della sua vita.

È infatti nel 1856 che acquistò la prima macchina fotografica. Egli aveva

ventiquattro anni,la fotografia diciassette e il procedimento al collodio cinque. Il

'56 segnò anche l'anno in cui , attraverso il reverendo Liddell, conobbe la piccola

e incantevole Alice Liddell di quattro anni,che fin da allora diventerà la sua

modella preferita e la protagonista dei suoi libri o meglio il soggetto ideale e

prescelto per il suo grande omaggio d’amore all’infanzia.

A Carroll venne concesso infatti di realizzare questa sua passione fotografica con

le tre bambine figlie del decano,con le quali strinse un profondo rapporto

d'amicizia,e grazie alla scusa delle foto,iniziò a visitarle in continuazione.

I primi risultati fotografici furono deludenti. I soggetti erano esponenti del

mondo politico ed ecclesiastico,la tecnica fotografica complessa. Lastre al

collodio che devono essere preparate al momento,sviluppo,stampa su carta

all’albumina,viraggio in seppia d’oro. Era il processo dell’epoca.

19

I ritratti denotavano semplicità e naturalezza,si asteneva da convenzioni e

stereotipi e mai li ritoccava. Le ambientazioni erano modeste,un muro di

mattoni,un giardino,delle scale.

Carroll non aveva l’ambizione di cogliere l’anima di chi stava davanti al suo

obiettivo,ma solo di creare immagini belle e armoniose,fotografando le persone

nella loro interezza,ritenendole così più espressive.

Solo in seguito annotò nel suo diario i primi successi,fotografando appunto i

bambini. E fu subito poesia. Le disillusioni del passato si trasformarono in

delizia quando potè puntare l’obiettivo su un’Alice in carne e ossa.

La passione di Carroll di fotografare bambine non fu limitata ad Alice

Liddell,ritratta in pose tra l’innocente e il malizioso. Fra le piccole lolite c’era

anche la nipote di Tennyson,Agnes Weld o Alexandra Kitchin(Xie)che fu ritratta

circa cinquanta volte fra i 5 e i 16 anni. Nel 1880 cercò anche di ritrarla in

costume da bagno ma non ottenne il permesso.

Tutta la sua visione artistica e filosofica è rintracciabile nell’intero suo corpus

fotografico.

Una grande affinità legò infatti Carroll e il suo fantastico universo alla fotografia.

La morte del soggetto,la sua resurrezione al di là del reale,l'arresto del tempo,la

presenza di ciò che è assente e l'assenza di ciò che è presente. Tutti questi

paradossi,li visse un'infinità di volte dietro il suo obiettivo.

La fotografia orfica e dell'indicibile di Lewis Carroll è simbolo di grande

ingegnosità e intensità emotiva. Proprio la sua scrittura fotografica aprirà la porte

a quella fotografia dei corpi che più tardi troverà in Brassai,Kertesz,o Diane

Arbus le espressioni più alte.

La fotografia fu per Carroll uno strumento per esprimere la sua filosofia

personale,un ideale di bellezza intesa come divinità,uno stato di grazia,di

perfezione estetica e morale. Questa stessa bellezza la ritrovava nelle forme più

disparate,dal teatro,alla poesia,alle formule matematiche e soprattutto nella

figura umana. In seguito identificò tale bellezza con il recupero dell’innocenza

perduta dell’Eden affermandone quindi il carattere sacrale. Ma uno degli aspetti

che caratterizzarono le sue foto era quello di elevare le bimbe a piccole

dee,fate,ninfee,creature dei boschi e dei laghi,allontanarle insomma dal prototipo

20

di beneducate e rispettabili fanciulle della tetra e bigotta società vittoriana e per

fare ciò ricreava ambientazioni fiabesche e incantate, installando una sorta di

parco giochi nel giardino della propria casa.

All'interno di queste elaborate scenografie immergeva le piccole modelle da cui

traspariva una poeticità dei gesti,degli sguardi e dell'immagine ,la grazia dell'età

innocente che nulla aveva da invidiare alle riproduzioni di donne più mature o

nobili,la grazia dell’innocenza fotografica e imaginistica.

Carroll infatti,con la sua fotografia dell'animo candido,ci ha insegnato a non

distogliere lo sguardo da quella dorata ingenuità e a ricrearne l'incanto. Egli

mantenne un legame idealizzato con il momento magico dell'infanzia,che non

doveva scomparire nel grigiore dell'esistenza adulta.

In una delle sue lettere si descrisse come “un fotografo che nutre una profonda

ammirazione per la forma,particolarmente per la forma umana” un fotografo,

cioè .che scatta le sue foto in nome di un puro amore per l’arte ed elegge a

simbolo di tal purezza il corpo delle sue bambine,sebbene lascino trasparire le

donne dietro di loro.

L’ideale di purezza di Carroll racchiude altri valori vittoriani che egli attribuisce

a Alice,come bambina fiduciosa e gentile,curiosa e piena di gioia di vivere. Ella

non è solo un idealizzazione dell’autore è anche incarnazione dell’oggetto del

desiderio,come è visibile nei scatti che le fa, in cui la piccola assume tratti

innocenti e velatamene erotici allo stesso tempo. Nutriva per lei un candido

amore,la fotografava vestita da mendicante,con gli stracci che le lasciavano

scoperte le spalle e parte del petto;all'epoca non osava andare oltre. Ciò che

colpiva era la fissità estetica del volto e la profondità dello sguardo che

trasmetteva il senso di abissi inesplorabili e oscuri. Alice non era donna e

neanche più bambina,semmai lo era insieme,umana e divina.

I biografi la descrissero come una bambina di singolare bellezza e fascino,coi

capelli scuri e corti e due grandi occhi profondi. Con quegli occhi sembrava

guardarlo con malizia,con civetteria,con la sicurezza di chi in quel rapporto

sapeva di dominare. Più tardi persino il principe Leopoldo,figlio della regina

Vittoria se ne innamorò perdutamente quando la conobbe e non vi è da

meravigliarsi se Nabokov ammise di aver tenuto in mente la storia di alice per

21

la stesura di “ lolita” o se fu assunta a musa dai surrealisti.

Continuò a fotografarla a lungo nella sua infanzia,fino a quando per un oscuro

motivo ruppe i rapporti con la famiglia Liddell.

Quando si sposò e divenne Mrs Hargreaves ancora giovanissima,Carroll tentò di

ritrarla di nuovo. Ella era incantevole come sempre ma i segni dell’età

adolescenziale non erano più compatibili con le sue foto. Non fu più la stessa

cosa…

La celeberrima immagine di Alice a sei anni,vestita da mendicante che chiedeva

l'elemosina è considerata da alcuni la più bella fotografia di bambina mai

eseguita e da altri una profanazione dell'innocenza.

L'incanto di quella immagine per alcuni sembra celare infatti una sorta di

profanazione del sacro,del proibito,ma la foto si pone al di sopra di ogni

morale,laddove solo l'arte può giungere,che non vuole insegnare nulla,se non un

ribaltamento del senso comune,e la prepotenza dell'immaginazione,proprio

come la favola di Alice.

Le fotografie di Carroll così come tutte le sue opere,sono dunque simbolo di

libertà,di rovesciamento dell'ordinario moderno,di opposizione ai valori

dominanti ,che sorvolano ogni qualsiasi forma di imposizione o costrizione

morale e sociale, proprio perchè intolleranti e oppressivi. A questo proposito si

serve regolarmente di fotografie-specchio,in cui si ottiene uno stravolgimento

completo ,una riflessione capovolta della realtà dove forse anche l’indicibile e il

nascosto è reso dicibile ed evidente.

Questa poetica della bellezza e dell’immagine-specchio ha pochi eguali nella

storia della fotografia. I ritratti che esaltano la figura/soggetto ponendola in

prima primo piano, non riflettono il dove sei,ma il chi sei e ogni immagine

impressa sulla lastra di vetro è specchio e un' ombra che prende il posto di ciò

che si è nella vita reale.

La rilevanza del soggetto mostra che la sua macchina fotografica non riprende

semplici scene quotidiane o eventi di vita mondana ma sono uno sguardo

all’anima e all’essenza dei soggetti riprodotti. Essi sono estrapolati dal

contorno,dallo sfondo,dalla storia, in una sorta di “spaesamento” del

personaggio,che è ciò che più interessava al nostro fotografo delle grandi visioni.

22

La pratica della fotografia rimarcava il limite insuperabile tra una visione

ottica,concreta ed evidente e quella di una dimensione immaginativa,

introspettiva,sublime ed indefinibile,non percepibile a occhio. Una sorta di gioco

tra visibile e invisibile che rendeva diversa la visione naturale delle cose e il

fenomeno del guardare. A una concezione fotografica come riproduzione della

realtà oggettiva egli affiancherà quella di “pura forma dello sguardo” , un gioco

prospettico di cui si servirà nelle sue foto.

Ogni foto visibile rimanda via via infatti a più foto,fino ad arrivare a quella

assoluta e misteriosa che nessuno vedrà mai. La fotografia ha mostrato così a

Carroll la distanza bizzarra e sorprendente tra percezione comune e realtà,ovvero

la relatività della visione classica convenzionale che richiama e tiene conto anche

della dimensione soggettiva.

Se divenne abile in questa tecnica tanto elaborata e laboriosa,lo si deve alla sua

straordinaria manualità. Al di là di ogni intento o velata allusione,egli riuscì ad

equilibrare con tanta delicatezza l’ingenuità infantile con la nascente malizia

provocatoria femminile,a rendere sensuale quello stato di grazia che posseggono

le donne prima di essere contaminate dalla corruzione del mondo.

E ancora una volta ci si sofferma a pensare come i biografi ufficiali abbiano

sorvolato con assoluta indifferenza su Carroll fotografo.

La risposta può essere tuttavia sempre la stessa: la sua fotografia può forse essere

vista come deprecabile per un genio della scrittura come lui,una vergogna da

nascondere o una debolezza da non sottolineare.

Alle sue spalle gravava troppo il peso di questa società duplice e confusa,di

questa sacralità , purezza e candida malizia dell’infanzia.

Tuttavia erano proprio quest’ultimi elementi,la base ideale per il suo studio. A

lui interessava l’immaginazione e la fantasia che trovava vividi nell’animo

infantile,il teatro,i travestimenti,i giochi,la narrazione fantastica,

contemporaneamente realtà e finzione dell’Universo.

Noi non abbiamo dubbi,è finzione,ma il bambino crede a quell’ altra realtà e la

vive come l’unica autentica.

Carroll si sentiva in sintonia ideale con i bambini,gli unici in grado di

comprendere che la parte migliore dell’essere umano è quella che non chiede

23

risposte certe e razionali. In ciò consisteva la magia dell’infanzia che tanto lo

affascinava, allorché le sue scelte di vita erano strettamente connesse con le sue

idee e libertà creativa.

La stessa matematica di cui ne fu docente era simbolo di astrazione e fantasia.

L’incontro con la piccola Liddell fu perciò particolarmente significativo,il suo

entusiasmo da fotografo dilettante si concretizzò. Egli aveva trovato il soggetto

ideale e l’espressione dei suoi pensieri più intimi.

La stanza alla Christ Church dove viveva e lavorava era un vero paese delle

meraviglie, pieno di giocattoli meravigliosi e costumi esotici( da buon amante

dei teatri londinesi):il luogo ideale e la persona giusta capace di rendere felici i

bambini,in piena libertà,senza alcun richiamo alla disciplina. Agnes Weld fu

fotografata come Cappuccetto rosso,Xie Kitchin in una graziosissima cinese. In

un’altra posa è ritta e a piedi nudi,coi capelli sparsi sulla schiena. Oppure uno

dei costumi prediletti era la camicia da notte. Egli fotograferà così Alice,Irene

McDonald,e molte altre.

Le sue bambine,come ricordò la stessa Alice più tardi,erano molto eccitate sia

nel travestirsi che nell’entrare nella camera oscura e stare a guardarlo mentre

sviluppava le larghe lastre di vetro,nell’osservare l’intero processo fotografico

che dal negativo piano piano prendeva forma,nel riconoscersi poi nelle foto e

commentarsi. Era un magico spettacolo per le piccole modelle.

L’intera preparazione ed elaborazione dello scatto era quasi un gioco ed anche

la fotografia stessa entrava a farne parte.

Non era facile tenere fermo un bambino durante una foto,ma Carroll riuscì a

ritrarre i suoi soggetti in assoluta naturalezza e compostezza. Ecco dunque uno

dei segreti delle bellissime immagini di Carroll il quale seppe restituire una sorta

di pace naturale e intima a questa innocenza ritratta mettendo in risalto un altro

importante aspetto,dei volti pervasi da una velata malinconia.

Una flebile tristezza,un animo lievemente nostalgico sembrava trasparire dai

visini delle bimbe vittoriane. Un riflesso dell’infanzia anche essa frustrata

dall’ottusa società dell’epoca?Difficile a dirsi…Però Carroll ,che intratteneva le

sue graziose complici con giochi e aneddoti scherzosi,seppe cogliere proprio

questa metà oscura e malinconia della personalità infantile e fu proprio questo

24

aspetto che volle fermare sulle lastre.

Lascia travestire le piccole con costumi sempre nuovi e divertenti,ed è facile

immaginare la confusione e il piacere di un simile gioco;li fotografava con

costumi fantastici ma ne fermava il lato più ignoto e triste.

Più tardi,affascinato dal corpo delle fanciulline,ne fotografò spesso nude…

Ovviamente nei ritratti dei bambini nudi l’energia erotica dei corpi infantile è

inequivocabile,anche se, scrivendo alla madre delle modelle in

questione,paradossalmente dichiara di condividere l’ideale vittoriana di una

infanzia asessuata.

Un giorno Carroll annotò nel suo diario “ho scattato una serie di fotografie della

piccola Ella. Portava solo un tessuto stretto attorno al corpo alla maniera dei

selvaggi. “ ,da quel dì iniziò la sua svolta fotografica. Tutti i

travestimenti,denudamenti,le camicie da notte,i perizomi,i riferimenti ai costumi

“selvaggi”,condussero Carroll al nudo integrale.

Scrisse a una sua amica che avrebbe fatto a meno dei vestiti,perché le bimbe

nude erano semplicemente affascinanti. Alla fine osò,ma prima del grande passo

incaricò Miss Getrude Thompson,una delle illustratrici dei suoi libri,di far posare

nude e di disegnare per lui delle ragazzine scelte tra giovanissime attrici.

Il primo accenno a bambine fotografate interamente nude risale al 21 maggio

1867. Ma è nel luglio di tre anni dopo che fotografò il maggior numero di

fanciulle,sdraiate su un divano o su una coperta,in costume”ridotto a nulla”.

Egli concentrava la sua attenzione esclusivamente sulla immagine delle

modella,nel tentativo di capire il segreto della sua mutevole natura,quello

straordinario miscuglio di innocenza e di bellezza che tanto lo affascinava. Per

lui,come più tardi per Nabokov e Balthos,la bambina rappresentava una

femminilità ideale,in continua trasformazione,dunque tanto più attraente in

quanto difficile da definire.

A lungo lottò con il processo naturale della crescita,che gli strappava a una a una

le sue predilette. Ognuna di loro poteva essere fotografata solo per un breve

periodo,quando il suo corpo nudo non recasse i segni della futura donna. Non

appena i loro seni si inturgidivano,l’incantesimo si spezzava ed egli era costretto

a riprendere la ricerca di fanciulline. 25

Carroll precursore e innovatore in tanti settori,lo fu anche nel culto della nudità

integrale e di una morale libera e senza costrizioni e fu con questo fuoco di

artificio di nudi che concluse,alcuni mesi più tardi,la sua avventura fotografica.

Da allora affiderà tutti i suoi amori,le ninfette, agli obiettivi di fotografi

professionisti.

Da qui nasce il disagio contemporaneo di fronte alle sue fotografie che da molti

vengono considerate evidente erotismo.

Sono tutti segreti che si portò nella tomba,però qualsiasi fossero i sentimenti che

si celavano dietro ai suoi intenti,probabilmente Carroll non amava solo la singola

bambina,anche se ne era persuaso:amava,attraverso di lei,un istante

fugace,effimero,quello riprodotto dallo scatto. Tutte le sue piccole amiche non

erano che un mezzo per catturare un tale istante,e fu grazie al loro che il poeta

potè serbare un animo infantile.

Questa passione per le piccole filtrava attraverso il suo obiettivo fotografico.

Emblematico è il ritratto di Ellen e Florence Terry,due sorelle con un forte

divario di età,grande abbastanza da poter essere madre e figlia.

La postura,il gesto suggeriscono una Maternità che tuttavia ha una particolarità

rara. Sembra che stia avvenendo un dialogo extrasensoriale tra le due e la

maggiore sia l’unica in grado di possedere ancora la chiave per la comprensione

dei misteri.

Ma di queste riflessioni Carroll non ne fece parola. Le notizie che annotava su

suoi diari o lettere erano minuziose ma senza commenti o riflessioni personali.

Lui così fervido di immaginazione,e così intenso nel riportare gli avvenimenti

della sua vita,si direbbe quasi che abbia voluto di proposito mantenere il più

ristretto riserbo,quasi prevedesse l’immane curiosità che avrebbero destato

quelle carte e la sua vita.

Ma se i diari sono poco eloquenti,le lettere rappresentano una testimonianza

assai rara e preziosa,in cui quasi inconsciamente venne fuori l’animo represso di

Carroll e la vera natura dei suoi pensieri, il tutto ovviamente offuscato dall’alibi

del nonsense.

Esse ci raccontano storie non dette,in cui ciò che si nega conta più di ciò che si

afferma. Tale epistolario rappresenta quasi un genere letterario in sé

26

dell’autore,in cui intraprende un rapporto di assoluta complicità con le sue

corrispondenti.

Fu con le sue piccole amiche e con le loro madri che intrattenne una

corrispondenza fittissima ed assai preziosa.

Riserbava anche per le mamme delle modelle una degna attenzione. Era persino

ossessivo nel rispetto delle buone regole del convivere civile,e sempre regalava

copie delle sue foto(anche dei nudi)alla famiglia della modella ritratta.

Ed è solo grazie a questi suoi regali che oggi noi abbiamo la possibilità di

conoscere il suo lavoro,almeno in parte.

Nel 1880 quasi improvvisamente prese la decisione di abbandonare la fotografia

,per circostanze poco chiare si direbbe.

L’epoca delle lastre a collodio umido è finita,sostituita da un nuovo processo più

pratico,il collodio secco.

Le lastre si possono già acquistare preparate e conservare a lungo. Carroll

riteneva questo processo volgare,che non possedesse più la qualità di risultato

che gli era abituale. Comincia a interessarsi sempre di più al disegno ed

all’acquarello che rappresenta una logica conseguenza alla colorazione manuale

delle sue fotografie. Non colorava personalmente le sue immagini ma si avvaleva

della perizia di altri.

L’anno seguente presenta anche le dimissioni dall’insegnamento della

matematica per avere il tempo necessario alla compilazione dei suoi libri,sia

scientifici che narrativi.

Queste le ragioni pratiche,però Carroll fu uno spirito libero e anticonformista,per

cui le ragioni del suo abbandono furono incerte. Prima di morire nel 1898 per un

banale raffreddore trasformatosi in bronchite,forse investito da certe pesanti

accuse,distrusse lastre e positivi dei nudi,dopo 24 anni di attività e oltre 3000

foto. Altre ordinò che venissero bruciate alla sua morte .Solo un terzo delle sue

foto sono sopraggiunte a noi e tra queste compare uno scatto di nudo. Si tratta

dell'immagine di Evelyn Hatch,una bambina di circa 9 anni e il ritratto è

effettivamente inquietante. Evelyn è sdraiata su un fianco,rivolta verso

l'obiettivo,un ginocchio flesso e le braccia dietro la testa che richiama certe pose

pornografiche note. La foto è senza dubbio perversa ed è possibile osservarla

27

nella biografia Carrolliana di Michael Bakewell.

La distruzione dei nudi fu un altro fatto che diede manforte agli amanti del

torbido, ma Carroll fu bravo a non oltrepassare mai la linea dello scandalo e

destare solo il tipico chiacchiericcio.

Forse qualche pettegolezzo era iniziato a circolare nella ristretta comunità

accademica di Oxford,ma Carroll,con ogni probabilità aveva intravisto il

pericolo della distorsione degli intenti e della malizia negli adulti. Avrebbe

continuato a scattare fotografie di nudi,come scrisse alla madre di una sua

modella,la signora Grundy ma non era “così egoista da desiderare

immagini,anche se di valore artistico,se il riprenderle può divenire un rischio

per altri” e la regina Vittoria continuò a stringere la sua Inghilterra nella

moralità più assoluta allungando le tovaglie dei tavoli ,vietando di nominare

alcune parti del corpo e cingendo le donne in bustini sempre più stretti.

Negli anni ’70 del nostro secolo,la signora Diana Bannister,figlia della piccola

Annie Henderson,l’ultima modella nuda di Carroll,ricordò in una lettera : “mia

madre era la maggiore delle figlie e tutte adoravano Lewis Carroll. Annie e

Frances gli avevano fatto visita accompagnate dal padre ed avevano passato il

pomeriggio in travestimenti Lo sentirono dire che gli sarebbe piaciuto

fotografarle nude. Rapidamente si nascosero sotto il tavolo,che era coperto da

una tovaglia fino al pavimento.

Riemersero senza alcun indumento addosso con grande divertimento del loro

padre e del padrone di casa."

Quell'anno abbandonò una passione che l'aveva accompagnato per metà della

sua vita,ma tuttavia cercò ancora di riprodurre quelle carni dolcissime e

segreti,non poteva fotografarle,ma iniziò a dipingerle,con molta discrezione,nell'

atelier di Gertrude Thompson,una pittrice sua amica che disegnava fatine e si

serviva di modelle in carne e ossa.

Spesso era stata la stessa Getrude a mandare al suo amico qualche piccola

modella da essere fotografata.

Quando morì espresse la volontà che il suo danaro fosse diviso tra i fratelli,che i

suoi libri di medicina andassero al nipote Bertram Collingwood e di un funerale

improntato sulla massima semplicità. Solo i fiori adornarono quella bara

28

spoglia,nessun carro funebre che la trasportasse,nessun corteo di gente o folla di

curiosi.

La stessa unicità e solitudine esistenziale lo accompagnarono anche nella morte.

Nel cimitero dove riposò,venne costruita una croce di marmo,sotto l'ombra di un

pino,che segna il punto in cui è sepolto e in cui oltre al suo nome è inciso a chiare

lettere il nome ''Lewis Carroll'' affinchè ogni bimbo che passi possa ricordare il

dono d’amore di un poeta bambino e fotografo dell’anima bella.

Questo fu,il meraviglioso mondo di Lewis Carroll…

29

CAPITOLO III

“LE FOTOGRAFIE DI CARROLL TRA GIUDIZIO ESTETICO E

GIUDIZIO ETICO. “

Di aspetto lezioso e malinconico,di animo buono e gentile e con la stessa

espressione sempre un po’ assente e seria, Lewis Carroll percorse la vita su due

strade divergenti. Il reverendo Dodgson,vestito di nero da capo e piedi,uomo

austero e moralista,conservatore e bacchettone al punto di abbandonare un

teatro,furibondo,se un attore entrava vestito da donna o non tollerare alcun

scherzo seppur vagamente blasfemo e Carroll, il geniale

trasgressore,anticonformista,amante dell’arte, capace di scrivere una Bibbia per

bambini con racconti a lieto fine o uno Shakespeare edulcorato da far leggere

alle giovinette,di capovolgere tutte le convenzioni del tempo e dedito a tastare le

bambinette vittoriane.

Era insomma il rappresentante perfetto della dualità vittoriana e la florida attività

fotografica rientrava nella parte più peccaminosa della sua persona.

La collezione delle sue foto di bambine,gli osceni nonsense che riproducevano

uomini e bambine in chiave sessuale,la passione sviscerale per queste ultime, i

nudi fotografici e altri elementi biografici,contribuirono alla tesi circa la sua

presunta pedofilia,sebbene siano in molti ad affermare che si limitò ad essere un

amore platonico dei quali non oltrepassò mai i confini.

Di che natura fosse lo strano fascino che le bambine esercitavano su di lui,è

difficile spiegarlo. Fiumi di inchiostro da parte di biografi e psicoanalisti,

americani e inglesi per lo più,sono stati spesi per far luce su questo ambiguo

personaggio e ancora oggi gli studi non hanno portato ad alcuna certezza.

Il mito di Carroll pedofilo iniziò secondo le ricerche condotte da Karoline

Leach,con alcune affermazioni che si trovavano nel saggio” The life of Lewis

Carroll “di Langford Reed(1932). Egli,senza insinuare nulla di

definitivo,sosteneva che le amicizie dello scrittore con le bambine terminavano

quando le piccole raggiungevano la pubertà.

Questa nota fu raccolta da altri biografi che ne trassero le ragionevoli

30

conseguenze alimentate anche dal fatto che il reverendo pare non avesse alcuna

effettiva e reale vita sessuale o propriamente una vita “adulta”,trovandosi a suo

agio solo in un mondo mentale infantile.

Il dibattito si concentrò quindi sul fatto se l’ossessione di Carroll per le bambine

fosse innocente o morbosa.

Martin Cohen,nel suo “Lewis Carroll,a Biography”(1995),scrisse:

“Non possiamo sapere fino a che punto la preferenza di Charles per i bambini

nei disegni e nelle fotografie nasconda un desiderio sessuale.

Lui stesso sostenne che tale preferenza aveva motivi strettamente estetici. Ma

dato il suo attaccamento emotivo ai bambini e il suo apprezzamento estetico per

le loro forme,l’affermazione che il suo interesse fosse strettamente estetico è

ingenua. Probabilmente sentiva più di quanto volesse ammettere,anche a sé

stesso.

Certamente,cercò sempre di avere un altro adulto presente quando soggetti

prepubescenti posavano per lui”.

Difatti ,come notò Cohen, Carroll chiedeva sempre che le madri delle modelle

ritratte fossero presenti. Ciò poteva ritenersi come una sorta di coscienziosa

auto-imposizione all’ agire, ma apparentemente serviva per ispirare fiducia alle

famiglie,con cui fu sempre in ottimi rapporti, tranne un diverbio con la signora

Liddell ,che probabilmente non ritenne più opportuno affidare Alice all’ambiguo

Dodgson , e con la famiglia Mayhew che si rifiutò di far fotografare nude le

proprie bambine di sei,undici e tredici anni.

In generale però molti altri genitori acconsentirono che le loro figlie fossero

oggetto di “studio e desiderio” da parte dell’eclettico reverendo.

Certamente queste circostanze fanno riflettere se le rapportassimo ai giorni

nostri. Il perché non suscitasse fastidio quando vestiva e svestiva le bimbe e le

sistemava in pose ammiccanti,o quando si rivolgeva ai rispettivi genitori per

chiedere il permesso di sottoporre le bimbe a lunghe sedute nel suo studio,è

difficile da spiegare. Lascia un po’ sconcertati un brano tratto da una lettera al

cappellano e docente di ebraico A.L Mayhew “La mia grande speranza,lo

confesso,riguarda Ethel,che (artisticamente)vale dieci Janet. Consideri il suo

caso dal punto dal punto di vista del fatto che di per sé la bambina è totalmente

31

indifferente al vestito. Se si verifica il peggio,e non mi concederete alcuna

nudità,credo che dovreste consentire a tutte e tre di essere fotografate in

calzoncini da bagno,per compensarmi della delusione “

Il motivo per cui ,quando ricevette la seguente lettera,tal professore non agì in

alcun modo, è difficile da dire e da spiegare. Se sapessimo rispondere avremmo

compreso quasi tutto della società inglese nella seconda metà dell’ottocento.

Pur essendo un importante spaccato sociale e straordinario sguardo alla sua

sfaccettata personalità, la documentazione autobiografica di Carroll, come le

lettere o i diari,non fornisce alcuna esplicita e chiara spiegazione,del resto non è

stato neanche possibile sapere quali segreti contenessero le pagine del suo

monumentale diario relative ai giorni della rottura con la famiglia Liddell nel

giugno 1863 e in generale quegli argomenti che potevano chiarirci qualche

dubbio ,poichè andati tutti perduti ad opera del nipote, che stracciò e distrusse

ogni testimonianza di vita del maestro, qualcuna forse troppo scomoda…

Per tracciare un quadro psicoanalitico del personaggio basterebbe prendere in

esame alcuni suoi elementi biografici caratterizzanti: padre severo,balbuzie

accentuata,sindrome da eterno fanciullo,pulsioni sessuali assenti o represse.

Virginia Wolf diagnosticò che non era mai veramente cresciuto perciò capiva la

psicologia dei bambini all’interno essendo era rimasto uno di loro.

La sua infanzia fu infatti abbastanza felice,egli stesso la descrisse come il più

meraviglioso dei paradisi e paradossalmente sembra essere stata questa la causa

dei suoi mali, poichè visse sempre come sospeso tra l’esteriorità rigorosa del suo

status sociale e l’interiorità giocosa e fanciullesca. Un eterno

bambino,delicato,sensibile,di aspetto quasi femminile,un rappresentante perfetto

della dualità ottocentesca,la repressione e l’ipocrisia dell’epoca vittoriana.

Ma tutto ciò non è sufficiente.

Il rapporto di Carroll con le sue piccole amiche va al di là di ogni spiegazione

psicoanalitica.

Vorrei attribuire a pieno titolo l’etichetta di “pedofilo” al nostro scrittore,se con

tale accezione ci riferiamo ad un sofferto amore per i bambini senza nessuna

forma di sporcizia(perlomeno nelle fotografie) e a un cultore dell’animo

infantile(qualcuno lo ha definito il miglior esempio del fatto che i bambini sono

32


PAGINE

48

PESO

644.51 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE TESI

La fotografia in Lewis Carroll deve essere contestualizzata nel complesso quadro della sua epoca, la Victorian Age, e delle fotografia in genere, elemento visivo per eccellenza. La fotografia in quanto tale ferma momenti, ere, immagini, situazioni e per questo è un oggetto da cui trarre spunti interessanti.
La tesi tocca poi i punti più importanti della sua attività di fotografo e genio letterario, umano, e artistico.
Le conclusioni lasciano spazio ad alcune riflessioni portate avanti da bibliografi antichi e moderni, discutibili o meno.
La tesi non è mai stata pubblicata per interruzione degli studi e non ha subito revisione finale, consiglio per appunti o letture in genere.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia e scienze della comunicazione e della conoscenza
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ilaria84c di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica della pubblicità e dell'audiovisivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Bruno Marcello Walter.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in filosofia e scienze della comunicazione e della conoscenza

Pedagogia generale - Appunti
Appunto
Herbart, vita e pensiero
Appunto
Riassunto esame Pedagogia Generale, prof. Spadafora, libro consigliato Educare le Menti, Besant
Appunto
6. L'Italia nell'età giolittiana
Appunto