DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA
CORSO DI LAUREA IN INGEGNERIA GESTIONALE
TESI DI LAUREA IN
“Analisi Strategica e Progettazione Organizzativa”
“Knowledge Management e l’AI Generativa: L.L.M. Base Solutions”
“human centric for sustainability”
Relatore: Laureando:
Chiar.mo Prof. Giovanni SCHIUMA Demetrio Alessandro TRUNFIO / 10238
Correlatore:
Chiar.mo Prof. Alessandro MASSARO
ANNO ACCADEMICO 2023-2024
SOMMARIO
1. Le Ere del Knowledge Management 3
1.2 Gli Approcci 4
1.3 L’approccio manageriale 6
1.4 Le tre Ere del KM 9
1.5 La Creazione di Conoscenza Organizzativa 12
1.6 Comunità di Pratica (CoP) 18
2. La Terza Era Tecno-Generativa 24
2.1 Large Language Models 24
2.2 La Retrieval-Augmented Generation 27
2.3 Caso di Studio: ChatGPT Enterprise per la KM 32
2.4 Quali sono i limiti etici della Gen.AI nelle organizzazioni aziendali? 35
2.5 IPS : Human Centric (HRM) 42
2.6 Gli IT.S.M. 51
2.7 ERP Leaders 59
3. Il Ruolo del KME 63
3.1 L'ingegnere della conoscenza (KM Engineer) 63
3.2 La 4^Era 68
3.3 Nuove opportunità di lavoro per l’industria 4.5 e 5.0 69
3.4 Case study Applicativo LUM - L'automazione dei processi 72
Conclusioni Finali 89
Bibliografia 95
Appendix 1 Codice Python ChatBot con tecnologia R.A.G. 98
Appendix 2: Output CoP di Dipartimento di Ingegneria e Analytics ChatBot AI-RAG 99
1
Abstract
Prendendo in esame l'attuale era dell'informazione, l’efficacia con la quale le organizzazioni
gestiscono la conoscenza KM è di estrema attualità. Necessità di una profonda analisi affinché si
possa aspirare al mantenimento della loro competitività, favorire l'innovazione e promuovere la
crescita sostenibile. Parallelamente, l'avvento e l'evoluzione dell'Intelligenza Artificiale Generativa
(AI), i paradigmi dell’industria 4.5 e 5.0 stanno aprendo nuovi domini, offrendo opportunità inedite
per rivoluzionare le strategie e i processi di KM. E’ essenziale per un Ingegnere Gestionale,
innanzitutto esplorare l'intersezione tra KM, intesa come disciplina, e “AI Generativa”, puntando a
comprendere come quest'ultima possa potenziare, trasformare e, in alcuni casi, sfidare le pratiche
tradizionali di KM. La domanda che mi sono posto è: tutto questo avrà un effetto disruptive?
La KM, definita come il processo attraverso il quale le organizzazioni generano, condividono e
utilizzano la conoscenza per raggiungere i loro obiettivi, è diventato sempre più critico nell'era
digitale. Tuttavia, la crescente quantità di dati disponibili e la necessità di elaborare informazioni
complesse sollevano nuove sfide che richiedono soluzioni innovative. L'IA Generativa, con la sua
capacità di creare contenuti nuovi e significativi a partire da grandi dataset, presenta un potenziale
rivoluzionario per affrontare queste sfide, rendendo l'interazione uomo-macchina più naturale e
intuitiva e potenziando la capacità decisionale all'interno delle organizzazioni, ma anche far
emergere quelle che sono criticità proprie di queste tecniche, scalandole e fornendo soluzioni
concrete.
Obiettivi della Tesi
a. Analizzare il ruolo e l'importanza del KM nelle moderne organizzazioni, partendo dalla
letteratura, con particolare attenzione alle sue evoluzioni nel contesto attuale.
b. Esplorare le potenzialità dell'IA generativa nel contesto del KM, identificando l’impatto
sulla creazione, gestione e condivisione della conoscenza.
c. Attraverso la lente dell’Ingegnere Gestionale, valutare lo stato dell’arte, le sfide e le
opportunità poste dall'integrazione dell'IA generativa nei sistemi di KM, attraverso l'analisi
di casi di studio e applicazioni.
d. La creazione di valore attraverso lo sviluppo di un schema di valutazione a disposizione
delle organizzazioni sul loro stato di integrazione dell'IA generativa nelle loro pratiche di
KM al fine di definirli in quanto asset strategici.
La ricerca adotta un approccio qualitativo, basato sull'analisi profonda dello stato dell’arte e sulla
revisione sistematica della letteratura esistente nel campo del KM e dell'IA Generativa. Attraverso
l’analisi di casi di studio, dai più semplici ai più complessi e l'analisi di implementazioni reali di
sistemi di KM potenziati dall'IA, concludendo con la valutazione delle più moderne tecniche
2
informative accennando alla A.G.I. La tesi mira a costruire un quadro comprensivo delle dinamiche
attuali e future in questo campo.
1. Le Ere del Knowledge Management
Definizioni e Tassonomia
1.1 Knowledge Management
● Per KM intendiamo il metodo sistematico di creare, catturare, organizzare, memorizzare e
condividere informazioni essenziali, tipicamente in una base di conoscenza, per diventare
più efficienti. È un processo che utilizza la conoscenza esistente all’interno di
un’organizzazione al fine di creare valore. L'obiettivo principale della gestione della
conoscenza è collegare i collaboratori alla ricerca di conoscenze e soluzioni alle
informazioni corrette il più rapidamente possibile.
(whatfix.com/blog/knowledge-management/)
● Secondo la definizione di KM di Gartner, si tratta di un “processo aziendale che formalizza
la gestione e l’uso delle risorse intellettuali di un’azienda. Il knowledge management
promuove un approccio collaborativo e integrativo per la creazione, la raccolta,
l’organizzazione, l’accesso e l’utilizzo di risorse informative, compresa la conoscenza tacita
e non divulgata delle persone.”
● "Il knowledge management è la sistematica, esplicita e deliberata organizzazione,
applicazione e rinnovamento della conoscenza interna di un'azienda al fine di massimizzarne
l'efficacia della base conoscitiva e i relativi benefici." (Karl Wiig in LIEBOWITZ (1999))
Epistemologia ?
(dal greco antico ἐπιστήμη , epistème, "conoscenza certa ossia scienza" e λόγος, logos, "discorso") è
quella branca della filosofia la quale si occupa delle condizioni attraverso le quali si può assurgere
alla conoscenza scientifica e dei custodisce i metodi per raggiungerla. Possiamo considerarla una
parte della filosofia della scienza, la quale si occupa nello specifico delle implicazioni filosofiche
delle scoperte scientifiche.
Informazione
“In generale può essere descritta come informazione qualsiasi notizia, dato o elemento che
consente di avere conoscenza più o meno esatta di fatti, situazioni, modi di essere. Nella pratica il
concetto di informazione non è ben definito e tende ad assumere sfumature diverse in base al
[1]
contesto di applicazione. (in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana)” 3
Fenomenologia
“La fenomenologia (dal gr. φαινόμενον, fainòmenon, «che appare», e λόγος, lògos, discorso) è una
disciplina filosofica fondata da Edmund Husserl (1859-1938), che designa lo studio dei fenomeni in
ambito filosofico per come questi si manifestano, nella loro apparenza, alla coscienza intenzionale
del soggetto, indipendentemente dalla realtà fisica esterna, il cui valore di esistenza viene messo per
così dire «tra parentesi».(Carlo Sini, La Fenomenologia, pag. 193, Garzanti, 1965.)”
Ontologia
s. f. [comp. di onto- e -logia]. - “Nel linguaggio filosofico, la scienza dell’essere in quanto essere: il
termine è stato introdotto nel sec. 17° e deve in partic. la sua fortuna al filosofo ted. Christian Wolf
(1679-1754) che nella sua Philosophia prima sive Ontologia (1729) lo definiva come equivalente di
«filosofia prima» (espressione usata da Aristotele per la scienza dell’essere, poi chiamata
metafisica) «in cui sono contenuti tutti i principî della conoscenza umana»”
1.2 Gli Approcci
Dopo aver fornito alcune importanti
definizioni, il capitolo 1 prosegue
principalmente analizzando tre fonti in
particolari: gli studi dei miei corsi
universitari sulla materia, il capitolo 2 di
Tesi del Dott. Andrea Bergamo A. 2017 [1]
e il blog riferito al corso Gestione della
conoscenza.(A.A. 2009/2010, Docente. C.
Simone) [16].
Il KM è uno dei più importanti fattori di
successo di un'organizzazione. L’accesso e il
trasferimento delle conoscenze
rappresentano infatti prerequisiti
fondamentali per la capacità di innovazione
di un’azienda. Vi sono due prospettive
interpretative, con la quale storicamente si
può comprendere cosa vi sia il capitale
intellettuale e il suo KM: l’approccio
epistemologico e l’approccio manageriale. 4
5
L’approccio epistemologico
Nell’approccio epistemologico, facciamo riferimento ai concetti citati nel precedente paragrafo in
quanto nozioni di base fondamentali, dunque ci si concentra sulla differenza intrinseca tra
un'informazione e la conoscenza. Mentre per l’approccio manageriale ci si concentra sull’aspetto
critico di un'organizzazione come componente di conoscenza e intangibilità. Prendiamo in
considerazione il capitale intellettuale come un driver concettuale. (Nonaka, 1994).
Elementi chiave ontologiche
Come avviene la creazione delle nostre esperienze?
“La comprensione Umana è più che razionale e conoscenza oggettiva” (Edmund Husserl), prende le
due dimensioni dell’essere umano: l’aspetto esteriore e interiore; la prima rappresenta ciò che
vediamo, insomma i tratti fisici, l’aspetto interiore si concentra su ciò che pensiamo, i nostri pensieri
tradotti in parole, le nostre sensazioni, insomma i nostri tratti personali. (Edmund Husserl)
La fenomenologia ci aiuta a definire la Conoscenza attraverso la quale dare il senso al mondo, quale
risultato di un processo personale basato su un'interpretazione della realtà esterna ed interna.
(Husserl, 1931)
La Conoscenza, secondo Sini, emerge da un processo cognitivo basato sulle abilità cognitive
umane. Questo fenomeno si può immaginare attraverso l’input, i neuroni interpretano immagini
interne, suoni e sensazioni, creando una “mappa linguistica” che descrive la coscienza cerebrale; a
cui segue la programmazione, attraverso la risposta comportamentale, un processo neurologico
filtrato che segue l’output. (Carlo Sini, 2004)
Come avviene la trasformazione delle informazioni in esperienza?
Attraverso il sistema cognitivo e la capacità di ragione, cioè la capacità di dare consapevolmente un
senso alle cose, applicare la logica e adattare o giustificare pratiche, istruzioni e credenze basate su
nuove informazioni o esistenti. (Dretske, 1981)
La distinzione tra informazione e conoscenza
è al centro della comprensione delle differenze
tra le tecnologie dell’informazione e i sistemi
di gestione della conoscenza, entrambi
supportano i lavoratori della conoscenza nei
loro compiti. (Davenport & Prusak, 1998). 6
7
Come passiamo da dato alla formazione della conoscenza?
l’informazione è per noi lo step intermedio, in quanto partendo da un numero di dati possiamo avere
chiaro delle informazioni, una serie di informazioni, le quali generano conoscenza. Le Applicazioni
di conoscenza, nel caso di una visione verso il passato, restituirà un feedback di nuove informazioni
che avranno riscontro nei dati, ma nel caso del futuro, la conoscenza è strumento di generazione di
nuova saggezza, che trova la sua manifestazione nella novità. (Nonaka & Takeuchi, 1995).
Di nota, possiamo riscontrare molte dimensioni dicotomiche della conoscenza riconoscendo la
conoscenza tacita contrapposta alla codificata o esplicita. [1]
La conoscenza tacita contro esplicita
Per conoscenza tacita intendiamo la rappresentazione di noi internamente, caratterizzata dalle abilità
personali (Polanyi, 1966), che la rende di difficile esplicitazione, in contrapposizione, abbiamo una
conoscenza codificata o esplicita, che al contrario, è nella sua natura di essere espressa, la chiave di
diffusione. Questo è il modo in cui la tecnologia ha modo di manifestarsi. (Nonaka, 1994)
Strutturata e non strutturata
Come le aziende riconoscono la natura delle proprie risorse
di conoscenza? prendendo la caratterizzazione
epistemologica, possiamo riconoscere le risorse che
influenzano il successo di un’organizzazione definendo la
conoscenza come non strutturata, cioè tacita, come la
profonda competenza del personale chiave e strutturato, cioè definita attraverso le conoscenze
esplicite/codificate, quali ad esempio brevetti, diritti di proprietà intellettuale e tecnologiche.
(Davenport & Prusak, 1998)
1.3 L’approccio manageriale 8
L’approccio manageriale prende forma con l’introduzione nella letteratura del capitale intellettuale,
identificando la natura intangibile dei componenti di un'organizzazione. L’approccio secondo cui il
capitale intellettuale non viene inserito nella definizione di capitale nella contabilità tradizionale, di
bene o di asset. Tradizionalmente, viene considerato “asset”, bene tangibile, frutto di un
acquisizione, per la quale vi è attribuibile un valore di mercato riconoscibile secondo gli standard
contabili vigenti. Di nota un asset tangibile è pienamente sotto il controllo dell'organizzazione in
quanto essa lo possiede (Stewart, 1998).[1]
L’esigenza di misurare e valutare gli asset intangibili, al fine di poterli tradurre in un sistema di
valutazione economica e di rendicontazione, è di recente introduzione. I teorici del capitale
intellettuale sostengono che essendo troppo limitante la sua possibilità di essere definita asset nel
contesto, pone il rischio di compromettere le capacità di un'azienda di riconoscere la conoscenza
come valore imprescindibile per la sua competitività. Secondo Stewart “il capitale intellettuale può
quindi essere definito come la conoscenza che serve per trasformare delle materie grezze in prodotti
a valore aggiunto” (Stewart, 1998). [1]
Nonostante ancora ad oggi, la contabilità tradizionale non abbia inserito nelle proprie voci il
capitale intellettuale, questo viene però ampiamente considerato nel modo azionario e nelle
operazioni societarie. Ad esempio, le azioni delle società Deep Tech, hanno valori di scambio
azionario molto superiori al loro valore aziendale, e l’indicatore del ROA risulta decisamente
maggiore in relazione ai beni tangibili. Difatti ad oggi registriamo come le industrie knowledge
intensive hanno all’interno la conoscenza come asset strategico. La sua comparsa nel 1958, quando
due analisti finanziari, Kronfeld e Rock, analizzando le performance di alcune piccole azienda di
tipo knowledge-based, affermarono che "Il capitale intellettuale di queste aziende è forse il loro
elemento più importante" e l’alto valore azionario il loro "premio intellettuale".[1]
Lo studioso Karl-Erik Sveiby, notò con interesse quanto le società di tipo knowledge-intensive,
avevano un andamento anomalo e ne fece uno studio approfondito. Sveiby riassumendo il suo
studio venne alla conclusione che il vero valore non si evince dalle scritture e nel 1989, fu il primo
ad fornire una classificazione del capitale intellettuale. Il suo lavoro si riassume in tre elementi
principali: le competenze delle soggetti, la struttura interna (brevetti, modelli, sistemi informativi e
amministrativi) e la struttura esterna dell'organizzazione (il marchio, la reputazione e le relazioni
con clienti e fornitori). [1]
Ad oggi, le tre componenti, vengono catalogate attraverso: capitale umano, capitale strutturale e
capitale relazionale. La classificazione di Sveiby è ancora uno standard, dato che un'organizzazione
possiede all’interno dimensioni di capitale intellettuale. [1]
9
Capitale Umano
Per capitale umano intendiamo la composizione delle capacità, delle competenze e delle abilità
degli individui, comprensive di competenze di natura sia specificamente tecnica che generale. In
quanto insito nell’uomo, non possiamo definire il capitale umano di proprietà dell’azienda in senso
stretto. Il termine si riferisce non solo agli individui, ma anche alle competenze collettive e alle
attitudini della forza lavoro. La gestione delle risorse è cruciale, e la sfida consiste nel valorizzare al
meglio le competenze, mantenendo il loro valore anche quando queste risorse lasciano
l'organizzazione. Questo si realizza creando un framework di conoscenze e abilità che facilita il
trasferimento tra i vari membri dell'organizzazione. [1]
Capitale Strutturale
Per capitale strutturale si intende l'insieme degli asset intangibili di un'organizzazione che si
concretizzano attraverso opere tangibili o elementi formali come proprietà intellettuali (brevetti,
copyright, marchi), processi, metodologie, modelli, documentazione e altre forme di conoscenza
incorporata. Questo include anche reti informatiche e software, e sistemi amministrativi. Essi
permettono l'uso e la gestione della conoscenza all'interno dell'organizzazione. Un L.L.M. o
un'architettura cloud fanno parte del capitale intellettuale poiché facilitano l'utilizzo e lo scambio di
informazioni. Il KM mira a codificare e tradurre il capitale umano in capitale strutturale, rendendolo
patrimonio della società e fruibile da altri membri.[1]
Capitale Relazionale
Per capitale relazionale, o capitale dei clienti, intendiamo il valore derivante dalle relazioni con
clienti, fornitori e partner. Questo avviene solitamente tramite: il valore del marchio e la fedeltà dei
clienti. Il valore lo traduciamo come una "promessa di qualità" con cui viene riconosciuto il valore
aggiunto dell’organizzazione per la quale il cliente è disposto a corrispondere un valore superiore
rispetto ai competitor. Il valore del marchio ha un riscontro attraverso l’analisi finanziaria, la loyalty
è anch'essa misurabile attraverso l'analisi dei flussi di cassa e vengono valutati per esempio in fase
di acquisizione. Riassumendo il capitale relazionale è fortemente legato o in un prezzo addizionale
attribuito al prodotto/servizio offerto e/o in una stretta e duratura relazione tra acquirente e
compratore il quale riconosce il valore aggiunto. [1]
Conclusione
Con la frase: “Intellectual Capital can be considered as the group of knowledge assets that are
attributed to an organization and most significantly drive organization value creation mechanisms
for targeted company key stakeholders”( SCHIUMA G., LERRO A., SANITATE D. (2008),
“Intellectual Capital Dimensions of Ducati’s Turnaround – Exploring Knowledge Assets Grounding
10
a Change Management Program”, International Journal of Innovation Management, Vol. 12, N. 2,
(June): pp. 161-193.) si evidenza come qualsiasi organizzazione possiede il capitale intellettuale in
tutte e tre le sue manifestazioni, ma con importanza diversa a seconda della storia
dell'organizzazione e della sua strategia. Un'azienda che vuole adottare una strategia basata sul
capitale intellettuale deve esaminare il suo modello di business e la situazione economica del settore
in cui opera al fine di individuare la combinazione migliore delle tre forme di capitale in modo tale
da creare un valore difficilmente raggiungibile dai concorrenti. (Stewart, 1998) [1]
11
Capitale Intellettuale
Con il termine capitale intellettuale possiamo indicare l'insieme delle risorse rilevanti a
disposizione di un'organizzazione per la sua capacità di rendersi competitiva in relazione al suo
valore. Tale insieme comprende come sottoinsieme tutti gli attributi tradizionalmente concorrenti
alla formazione del bilancio d'esercizio e del relativo stato patrimoniale di un'impresa.
1.4 Le tre Ere del KM
Alla luce degli elementi emersi possiamo progettare l’organizzazione della KM, attraverso la
definizione di Ere: Tecno-Analogica, la Tecno-Digitale e la Tecno-Generativa. La quarta, le
Tecno-Generale, è alle porte, ma non ancora concreta. Cercheremo di identificare, codificare al fine
di renderle identificabili univocamente.
Figura 5: Diagramma rappresentante la definizione delle ERE della KM. In relazione agli anni e al crescere della
Tecnologia e di come le definizioni di “CoP” rappresentino il costrutto ideale per questa transizione.
12
Prima Era: “La Tecno-Analogica”
Tecnologia
Secondo la Treccani, attraverso la riflessione economico finanziaria, possiamo identificare come la
tecnologia sia la combinazione o ricombinazione di pezzi di conoscenza nuovi o preesistenti. La
tecnologia presenta caratteristiche proprie, più legate al concetto di conoscenza, intesa come
comprensione, elaborazione e assimilazione dell’informazione. Le diverse caratteristiche e nozioni
di tecnologia hanno cruciali implicazioni per lo studio dei processi di generazione e diffusione
dell’innovazione nei secoli, e utili per la comprensione dell’impatto del progresso tecnico e
tecnologico nelle economie moderne.
Tecno-analogica
Questa prima Era è rappresentata dal lungo cammino della civiltà umana, sin dagli albori delle
primordiali organizzazioni sociali ai primi degli anni ‘80. La gestione della conoscenza esiste da
sempre, essa legata al concetto di tecnologia; da quando, cioè, gli individui hanno iniziato a
costituirsi in gruppi e gerarchie.
La creazione di conoscenza è un’attività umana, e come tale risulta “imperfetta”, ma in quanto tale
dotata di univocità, con cui attraverso la tecnologia si fa fatica ad emulare e superare. (Nonaka &
Takeuchi, 1995) L’avanzamento della stessa contribuisce alla gestione della conoscenza e alla sua
condivisione attraverso sistemi di supporto che permettono una maggiore interazione tra gli
individui. (Davenport & Prusak, 1998) La tecnologia utilizzata per la creazione dei disegni rupestri
risalenti al paleolitico ne sono un esempio folgorante.
Concordo con il Dott. Bergamo, inoltre, sottolineando la presenza di poca letteratura relativa alla
gestione della conoscenza: questo è attribuibile sia ai pochi
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