Università degli Studi di Messina
Facoltà di Economia
Corso di Laurea Specialistica in Economia del Turismo
Integrazione dei sistemi di gestione aziendale:
opportunità di miglioramento per le aziende turistiche
Tesi di Laurea di:
Salvatore CONIGLIO
Relatore
Chiar.ma Prof.ssa Grazia CALABRÒ
Anno Accademico 2009-2010
Grazie di cuore a mio padre
che mi ha permesso di raggiungere questo traguardo,
un bellissimo sogno a cui ho sempre aspirato
e che gli dedico completamente
Grazie!!!
Ai miei genitori
INTRODUZIONE
L’evoluzione ed il rapido cambiamento dei mercati, l’inasprimento della
concorrenza dovuto al fenomeno della globalizzazione ed il continuo progresso
tecnologico sono fattori che determinano uno scenario mutevole ed instabile cui le
imprese devono adeguarsi con scelte strategiche appropriate in grado di dominare
queste complessità e tramutarle in opportunità di sviluppo. In questo scenario il
successo di un’azienda dipende fortemente dalla sua capacità di sapere anticipare
le aspettative del contesto in cui essa opera ed interagisce. Le organizzazioni
cominciano a riconoscere al rischio di business un’accezione più ampia. Nasce
una nuova definizione di corporate risk che impone alle organizzazioni la
necessità di prendere in considerazione problematiche quali quelle relative
all’ambiente, alla salute, alla sicurezza e al rispetto dell’etica degli affari . I
sistemi di gestione per la qualità sono stati tra i primi strumenti di governo ad
essere scelti dalle organizzazioni per fronteggiare l’intensificazione della
concorrenza, cui sono seguiti i sistemi di gestione ambientale e, in tempi più
recenti, i sistemi di gestione della sicurezza sui luoghi di lavoro e sul patrimonio
informativo e degli aspetti etici e di responsabilità sociale. Oggi, è ormai indubbia
l’interdipendenza e la complementarietà tra la gestione degli aspetti della qualità,
dell’ambiente, della sicurezza e della responsabilità sociale nelle imprese. Tale
complementarietà non è solo formale, ma anche sostanziale e può, pertanto,
portare all’integrazione dei relativi sistemi di gestione in modo da definire un
sistema di gestione integrato (SGI). Il sistema di gestione integrato permetterà alle
organizzazioni di assicurare e gestire la “qualità integrata” intesa come qualità
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economica, qualità ambientale, qualità sociale e qualità del lavoro, orientata alla
soddisfazione delle richieste di tutte le parti interessate (stakeholders). Questa
nuova e recente tendenza all’integrazione ha già cominciato a muovere i suoi
primi passi nelle esperienze pratiche di quelle organizzazioni che, sentendo la
necessità di andare oltre la qualità totale assicurata dalla norma ISO 9001, hanno
adottato anche altri sistemi di gestione, sfruttando, dove possibile le analogie e le
sinergie esistenti con le altre norme di riferimento. In genere si tratta di grandi
aziende, ma non mancano esperienze di sistemi di gestione integrati anche nelle
piccole e medie imprese. Le esperienze pratiche ed i contributi degli studiosi, dei
consulenti e degli operatori del mondo della qualità dimostrano che è in atto un
cambiamento culturale che, per quanto agli albori, è certamente irreversibile, e
segnerà il passaggio dalla qualità totale alla qualità integrata. Alcuni autori e
numerosi consulenti ritengono che per un’organizzazione già dotata di un sistema
di gestione certificato potrebbero esserci evidenti riscontri negativi
nell’applicazione di un SGI – si tende semplicemente ad estendere il proprio
sistema agli altri schemi – mentre altri sostengono che l’approccio per processi, il
ciclo di Deming, il miglioramento continuo sono carte vincenti che consentono
alle organizzazioni di apprendere un metodo e di fare propria la cultura della
qualità creando un nuovo sistema, quello integrato, a partire dall’esperienza
acquisita e non dalla carta prodotta. Resta il fatto che le norme della serie ISO
9000, con la revisione del 2000 e del 2008, hanno assunto una struttura tale da
favorire l’integrazione del SGQ con altri sistemi di gestione (ambiente, sicurezza,
responsabilità sociale ed etica). 2
CAPITOLO 1
STORIA ED EVOLUZIONE DEI SISTEMI
DI GESTIONE AZIENDALE
1.1 Evoluzione del concetto di qualità: dal “controllo qualità” alla
“qualità totale integrata”
Il concetto di qualità si è progressivamente evoluto nel tempo e, a partire dalla
qualità attuata nella fase artigianale (ovvero pre-industriale) sino ai nostri giorni,
esso si è via via arricchito di elementi migliorativi che ne hanno esteso
notevolmente il significato e la portata. Tale evoluzione è segnata da tappe
definibili con l’espressione “salti culturali”, grazie ai quali è stato gradualmente
ampliato il concetto di qualità, sino a raggiungere quella che può essere
considerata la sua massima espressione, ovvero la Qualità Totale Integrata. Il
concetto di qualità nasce contemporaneamente alle prime forme di mercato e,
pertanto, già in quella che si può definire fase artigianale si rintracciano gli
elementi fondamentali della qualità, ovvero le attività di formazione ed
informazione (addestramento degli apprendisti), la rilevazione delle esigenze della
clientela (l’artigiano entra personalmente in contatto con la clientela che spiega
quali dovranno essere le caratteristiche del prodotto), la traduzione delle esigenze
della clientela in specifiche di prodotto (l’artigiano verifica che il prodotto soddisfi
quanto richiesto dalla clientela e non presenti difetti). Inoltre l’artigiano esegue
personalmente tutte le operazioni nelle diverse fasi di lavorazione per cui ha una
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visione completa del processo produttivo e può interromperlo e/o effettuare
correzioni e modifiche in qualunque momento (in ogni singola fase di produzione
l’artigiano è cliente di se stesso). In questo primo stadio il concetto di qualità del
prodotto è inteso come prodotto eseguito a “regola d’arte”. A partire dalla
rivoluzione industriale (fenomeno che in Inghilterra cominciò tra il ’700 e l’800) e
con la costituzione e l’ampliamento delle prime forme imprenditoriali, vengono
letteralmente stravolte le attività produttive: nasce la produzione di massa che
deve soddisfare la domanda di beni di largo consumo e si punta quindi ad
aumentare il più possibile le quantità prodotte da offrire ad un mercato in cui la
richiesta è ancora molto superiore all’offerta. Con la produzione di massa, già agli
inizi del ‘900 sembrano completamente abbandonati gli elementi fondamentali
della qualità. Infatti per aumentare il più possibile le quantità prodotte si punta alla
standardizzazione del processo e ciò non lascia spazio alle diverse esigenze della
clientela ed alle istanze degli operai che svolgono in maniera ripetitiva sempre la
stessa semplice lavorazione, senza riuscire ad avere una visione globale del
processo e senza quindi poter fornire il proprio contributo al miglioramento del
prodotto. L’unico aspetto riconducibile alla qualità del prodotto è, in questa fase,
il collaudo finale effettuato dai capi officina, ovvero una verifica del prodotto che
mira a scartare i pezzi difettosi. E’ per questo motivo che tale periodo viene
identificato come fase dell’ispezione e collaudo. In questo periodo l’obiettivo
finale è quello di massimizzare la produzione tramite la standardizzazione dei
processi e dei controlli.
Intorno al 1920, con la seconda rivoluzione industriale, due fattori diversi hanno
influito sull’evoluzione del concetto di qualità:
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• si comprende che la fase dell’ispezione è poco efficace e troppo costosa in
quanto molti pezzi difettosi raggiungono comunque il mercato ed eliminare il
pezzo difettoso solo alla fine del ciclo produttivo comporta perdite di materie
prime, energia e tempo;
• sui mercati aumenta notevolmente la concorrenza tra le imprese, quindi è
necessario puntare alla riduzione dei prezzi ed al miglioramento qualitativo dei
prodotti.
Nasce, allora, proprio in questo periodo, identificato come quello del “controllo di
qualità” (Quality Control- QC), un metodo di controllo basato su criteri statistici
e cioè su campione che viene effettuato in ogni fase del ciclo di lavorazione, per
separare i pezzi difettosi. Inoltre questo metodo tramite un’analisi dei difetti che si
verificano più frequentemente, cerca di individuare le cause che li generano (nasce
il controllo statistico della qualità). Anche il controllo qualità, però, non tarda a
manifestare i propri limiti:
• il controllo statistico della qualità viene effettuato da operatori specializzati
(uomini della qualità) che operano in una divisione che sostanzialmente è separata
dal resto della gestione aziendale e che restano quindi estranei all’intero processo
produttivo e che, spesso, con i loro interventi, entrano in contrapposizione con il
restante personale dell’azienda che si sente colpevolizzato ed inquisito per gli
errori commessi (disaffezione del personale);
• nonostante il controllo venga effettuato in ogni fase di lavorazione spesso,
prima che il difetto si manifesti, viene completato l’intero ciclo di lavorazione e
quindi, prima di individuare la causa, si verificano diversi scarti per difettosità,
con conseguenti significativi danni economici.
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Pertanto nella fase di controllo qualità le finalità sono suddivise in due obiettivi
nettamente separati, ovvero quantità e qualità: la prima è di pertinenza della
produzione, mentre la seconda è di responsabilità della funzione (nettamente
separata dalla produzione) del controllo statistico della qualità che, sulla base
delle verifiche effettuate su campioni, mira ad un livello di qualità accettabile
(Acceptable Quality Level AQL).
Successivamente, tra la fine della II Guerra Mondiale e l’inizio degli anni ’50, si
verifica un avanzamento notevole nella cultura della qualità, che porta alla fase
denotata come Sistema della Qualità. Questo cambiamento è determinato da una
serie di fattori:
• la presa di coscienza dei limiti del controllo della qualità;
• lo sviluppo dell’industria bellica, che comporta l’esigenza di garantire
l’affidabilità e la manutenzione dei prodotti, permette di comprendere che la
qualità in azienda non deve essere limitata al controllo ed alla produzione, ma
deve necessariamente coinvolgere anche la progettazione e le altre funzioni
aziendali;
• l’aumento della competitività sui mercati, in seguito al raggiungimento
dell’equilibrio tra domanda ed offerta, impone alle imprese di conoscere ed
assecondare le esigenze dei consumatori;
• le aziende giapponesi, da sempre attente alla soddisfazione delle esigenze dei
consumatori, guadagnano in competitività sui mercati internazionali.
Tutti questi fattori determinano un cambiamento di notevole importanza nel
concetto di qualità. Alla luce di ciò, infatti, deve essere letto lo sviluppo delle
ricerche di mercato finalizzate a conoscere a fondo le esigenze dei consumatori (la
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soddisfazione del cliente diviene una vera e propria condizione per la stessa
sopravvivenza aziendale) e si comprende anche il motivo per cui la qualità deve
essere estesa a tutte le funzioni aziendali.
Ma anche il sistema qualità ha manifestato i suoi limiti ovvero:
• anche se nell’attuazione del concetto di qualità vengono coinvolte tutte le
funzioni aziendali, non esiste un’interrelazione tra le varie attività, per cui per ogni
attività si prevede un monitoraggio dei punti critici e si prevedono dei filtri “passa
non passa” (determinati in base all’intervallo entro il quale i difetti sono ritenuti
accettabili) per evitare di inviare all’attività successiva un prodotto non conforme
ed inoltre non si indaga sulle cause che generano i difetti;
• la mancata correzione dei difetti provoca un intasamento dei filtri. Per risolvere
più velocemente il problema si ricorre all’allargamento dei limiti di accettazione
anziché ricercare la soluzione definitiva per l’eliminazione degli errori e ciò
provoca anche una deresponsabilizzazione di chi effettua il controllo;
• le attività di controllo non vengono pianificate e coordinate ed il tempo a loro
dedicato aumenta sia per l’elevato numero di persone coinvolte che per la
crescente quantità di prescrizioni da osservare con un conseguente appesantimento
dei costi;
• la metodologia è stata studiata per il mondo industriale e mal si adatta ai servizi
(a causa della mancanza di un output materiale su cui poter effettuare il controllo),
settore per il quale invece si sente in maniera crescente la necessità di adottare i
principi della qualità. 7
I limiti del sistema qualità segnano l’avvio della fase successiva detta di garanzia
o assicurazione della qualità (Quality Assurance- QA). Già negli anni ’60 si
afferma il concetto di garanzia della qualità, definita, nella normativa UNI 8450
,emessa in campo nucleare, come un “insieme di azioni sistematiche e pianificate,
atte a fornire un adeguato grado di sicurezza che un impianto e le sue parti diano
le prestazioni richieste nelle varie condizioni operative per essi previste” ed è il
risultato di un’integrazione di tutte le funzioni aziendali (al contrario di quanto
avveniva nel controllo qualità in cui tutte le funzioni operavano separatamente). A
partire dai comparti nucleare, aerospaziale e militare la QA comincia a
diffondersi in tutti i settori produttivi (in particolare quelli della produzione di
largo consumo) e, a metà degli anni ’80, le ISO 9000 (si fa riferimento alla serie
1987 i cui concetti verranno ripresi anche nella versione del 1994) forniscono
un’armonizzazione a livello internazionale di tutte le norme preesistenti; la UNI
8402 definisce la garanzia della qualità come l’“insieme delle azioni pianificate e
sistematiche necessarie a dare adeguata sicurezza che un prodotto o un servizio
soddisfi determinati requisiti di qualità”. Si potrebbe dire, in maniera più
semplicistica, che si tratta della capacità di dare fiducia ad un acquirente che il
prodotto/servizio corrisponde a quanto richiesto o prescritto, mettendo in atto un
insieme di procedure gestionali e tecniche programmate, progettate ed eseguite
con modalità e frequenze prestabilite e di provata affidabilità. Ancora una volta il
passaggio ad un’altra fase evolutiva del concetto di qualità è frutto di un vero e
proprio salto culturale, che porta ad una serie di innovazioni significative
nell’ambito della gestione della qualità, i cui punti caratterizzanti possono essere
così schematicamente espressi: 8
• al consumatore viene data “garanzia” che l’organizzazione mette in atto tutte
le misure (azioni pianificate e sistematiche) necessarie per soddisfare i requisiti di
qualità del prodotto;
• per garantire l’ottenimento dei requisiti concordati con il cliente si
definiscono gli attributi che influiscono sui requisiti e si tengono costantemente
sotto controllo i parametri che potrebbero influire sul raggiungimento degli
obiettivi prefissati;
• la documentazione delle azioni di controllo effettuate in maniera sistematica,
viene confrontata con quella della pianificazione; ciò permette di avere sempre
un’evidenza documentata della qualità raggiunta;
• viene definita e formalizzata la struttura dell’azienda in funzione della qualità:
autorità, responsabilità, compiti, linee di comunicazione, individuazione del
responsabile della garanzia della qualità (GQ);
• viene sottolineata la necessità che la garanzia della qualità sia pianificata,
verificata e documentata (“dichiarazione di autorità”, manuale della qualità,
singole procedure gestionali e tecniche ed istruzioni);
• viene sottolineata la necessità della formazione e cioè dell’istruzione,
addestramento e qualifica del personale;
• viene sottolineata la necessità della qualifica dei fornitori;
I limiti della garanzia della qualità sono essenzialmente riconducibili al fatto che
essa assicura che vengano tenute sotto controllo solo le attività che influiscono
direttamente sulla qualità del prodotto o servizio e non dell’intero sistema
aziendale (ovvero è centrata sull’efficacia tecnica del prodotto e non anche
sull’efficienza dell’organizzazione). A partire dagli anni ’70, si è invece approdati
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ad un nuovo stadio del concetto di qualità noto come qualità totale (QT). Tale
fase, nata in momenti e con caratteristiche diverse in America e in Giappone, si è
diffusa nelle realtà organizzative di tutto il mondo soprattutto negli anni ’90, e può
certamente essere considerata un’estensione e rielaborazione della garanzia della
qualità. Essa è stata determinata da un altro salto culturale frutto degli
insegnamenti dei grandi teorici della qualità P.Crosby, A.V. Feigenbaum, J. Juran,
E.W. Deming, S. Shingo e K. Ishikawa,che sono stati fautori dei due grandi
approcci della qualità totale: il Total Quality Control (nel mondo occidentale) con
la sua filosofia dell’orientamento ai risultati, della leadership e della gestione in
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