UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TORINO
DIPARTIMENTO DI SCIENZE ECONOMICO-SOCIALI E
MATEMATICO-STATISTICHE
Corso di Laurea Triennale in Economia e Commercio
RELAZIONE DI LAUREA
Il Mercato Televisivo Italiano: Analisi della Struttura e Rivoluzione
Digitale
RELATORE: Davide Vannoni CANDIDATO: Alessio Locantro
MATRICOLA: 863498
ANNO ACCADEMICO: 2019/2020
Indice
Introduzione 3
1. Domanda del settore 4
1.1 Le preferenze dei consumatori 4
1.2 Segmentazione demografica del mercato 6
2. Principali attori 9
2.1 La catena del valore 9
2.2 I modelli di business 12
2.3 Le quote di mercato 14
3. Struttura e caratteristiche del mercato 17
3.1 Economie di scala ed economie di scopo 17
3.2 Integrazione orizzontale ed integrazione verticale 18
3.3 Differenziazione di prodotto 20
4. Il processo di digitalizzazione e Netflix 22
4.1 L’entrata di nuovi player 23
4.2 Netflix: i fattori di successo e l’inversione di tendenza 26
Conclusioni 29
Bibliografia 30
Sitografia 30 2
Introduzione
Il presente elaborato ha come oggetto di studio il settore televisivo italiano e, in particolare, ci si
propone di esaminarne la situazione economica complessiva, passando in rassegna i molteplici
aspetti che caratterizzano la struttura di mercato dell’audiovisivo, anche alla luce delle mutazioni
radicali che ha subito il piccolo schermo all’interno del contesto tecnologico odierno. L’obiettivo
di questo lavoro, dunque, è principalmente quello di offrire, mediante l’utilizzo di svariate fonti
autorevoli attinenti questa tematica, un’analisi esaustiva dell’industria televisiva, dimostrando
come e in quale misura la rete e la rivoluzione digitale del Terzo Millennio possano influenzare e
modificare le dinamiche del settore, tra presente e futuro.
La tesi di laurea si articola in quattro capitoli: il primo capitolo si sofferma, dal lato della
domanda, sullo studio delle preferenze dei consumatori in ambito di contenuti e sulla loro
classificazione in segmenti distinti, due elementi che consentono agli operatori di posizionarsi
nel mercato e di delineare con precisione le strategie di business da attuare.
Nel secondo capitolo, ci si sposta sul versante dell’offerta e si restituisce una prima
rappresentazione della struttura del mercato: la descrizione della catena del valore dell’intero
processo mediale e l’approfondimento dei diversi modelli di business adottati dalle imprese
televisive costituiscono degli step fondamentali al fine di ricavare una categorizzazione rigorosa
dei player operanti nel settore.
Il terzo capitolo, invece, presenta una panoramica di tutti i fattori (definibili come forti barriere
all’entrata) che nel corso del tempo hanno contribuito a rendere il mercato della Tv tradizionale
altamente concentrato.
Nel quarto capitolo, infine, si descrive il processo di innovazione tecnologica digitale che ha
investito il medium televisivo e ne ha stravolto lo status quo, non soltanto dal punto di vista dei
consumi, ma anche per ciò che riguarda i modelli di business e le strategie operative delle società
del settore, generando opportunità e vantaggi competitivi prima inimmaginabili. La rete internet,
infatti, ha favorito l’introduzione e la diffusione di nuovi servizi non lineari (Video on Demand),
aprendo, di fatto, il mercato a nuove società di respiro internazionale, le quali crescono ad una
velocità impressionante e che si preparano ad insediare il dominio dei tradizionali player. 3
1. Domanda del settore
Nel momento in cui ci si appresta a compiere l’analisi economica di un qualsiasi mercato, il
punto imprescindibile da cui partire è costituito dall’osservazione e dallo studio delle
componenti di domanda e offerta. In questo primo capitolo la nostra attenzione sarà rivolta al
lato della domanda: il consumatore (o spettatore, nel nostro caso), deciderà di acquistare o meno
un prodotto in base ai propri gusti personali e alla propria disponibilità a pagare.
Perciò, lo studio del comportamento del consumatore e l’indagine sulle sue preferenze di
consumo assumono una veste fondamentale per definire le strategie dei player del settore: la
linea editoriale, nel processo di costruzione dei palinsesti televisivi, dovrà tenerne conto affinché
si possano soddisfare pienamente le esigenze ed i bisogni del pubblico.
Sulla base di specifiche variabili, ogni impresa televisiva ha l’opportunità di “suddividere” il
mercato in segmenti e, conseguentemente, di strutturare il proprio prodotto al fine di
massimizzare gli ascolti dell’emittente.
1.1 Le preferenze dei consumatori
Partendo dal presupposto che ogni individuo possiede gusti divergenti dai gusti altrui, tuttavia, le
società operanti nel mercato hanno la possibilità di etichettare, confrontare e raggruppare i
consumatori sulla base di differenti parametri: l'eterogeneità delle preferenze, perciò, influenza in
modo marcato i produttori di programmi nella scelta del mix di contenuti da proporre all’interno
del proprio palinsesto. Se il pubblico possiede al suo interno preferenze molto varie, le emittenti
televisive saranno obbligate a sviluppare diverse strategie di posizionamento e segmentazione,
conquistando così l'attenzione e la diversa disponibilità a pagare di uno o più segmenti di
audience alla ricerca di contenuti diversi. L’obiettivo di questo processo risiede nell’indagare il
potenziale comportamento dei consumatori per ricavare maggiori informazioni e, di
conseguenza, selezionare le parti del mercato che si candidano ad essere il target obiettivo
dell’impresa televisiva, determinando così l’elaborazione di una strategia economica precisa
affinché il prodotto mediale possa raggiungere una platea il più vasta possibile. I criteri di
valutazione utilizzabili per segmentare un mercato sono molteplici e comprendono variabili
geografiche, socio-economiche, demografiche, comportamentali. 4
I provider televisivi, nella scelta delle trasmissioni da aggiungere al palinsesto, monitorano
innanzitutto due aspetti: la tipologia di contenuti preferita dal pubblico e il loro prezzo di riserva,
ovvero quanto sono disposti a spendere per accedere ad un certo servizio.
La distinzione più generale, in quest’ottica, è quella tra canali a pagamento (pay Tv) e canali in
chiaro (Free-to-air), e deriva dalle differenze intrinseche delle due categorie di prodotti offerti, i
quali, ciò nonostante, sono considerabili come complementari. La pay Tv garantisce l’accesso ad
una vasta gamma di canali, a fronte del pagamento di un canone, solitamente mensile. Si tratta di
contenuti di tipo premium, come ad esempio i grandi eventi sportivi, il cinema in prima visione o
altri programmi in esclusiva. Come sottolineato da Grillo (2011), la pay Tv :
si rivolge infatti a uno specifico segmento dell’audience, rappresentato dagli spettatori che hanno
un prezzo di riserva più elevato, o perché hanno un costo-opportunità del “tempo” più alto, o
perché apprezzano comunque la più alta qualità di un programma non interrotto da passaggi
pubblicitari. Specularmente, le televisioni in chiaro si concentrano sul segmento di audience
rappresentato dagli spettatori con prezzo di riserva più basso .
1
Infatti, a differenza dell’offerta a pagamento, la Free-to-air Tv compensa la gratuità del prodotto
con la tacita accettazione del consumatore all’esposizione pubblicitaria. Questo modello di Tv è
anche chiamato televisione generalista (o mainstream), dal momento che possiede la peculiarità
di offrire prevalentemente una programmazione indifferenziata in grado di raggiungere tutte le
fasce della popolazione, indipendentemente dalla connotazione sociale, economica e culturale.
C’è da dire, però, che a seguito dell’affermazione del digitale terrestre (il cosiddetto processo di
switch-off), anche la Tv in chiaro ha beneficiato dell’introduzione di molti nuovi canali tematici
che forniscono allo spettatore un ventaglio di scelta più ampio, pur nettamente minore rispetto
alla pay Tv.
È importante aggiungere che questi due schemi di visione sono inevitabilmente legati al concetto
di televisione lineare, in cui la rete di trasmissione organizza intorno ad un palinsesto fisso la
sequenza di programmi, che vengono trasmessi allo stesso orario e in un preciso giorno della
settimana per fidelizzare il telespettatore. Si tratta di un sistema di consumo improntato
sull’ambiente domestico, distribuito nel tempo in maniera rigida e indirizzato sostanzialmente
dal prodotto. In tempi recenti, però, abbiamo assistito alla dissoluzione graduale del concetto di
palinsesto, un fenomeno che lascia sempre più spazio all’utente, che si è via via trasformato in
telespettatore attivo, svolgendo il ruolo di vero e proprio aggregatore di contenuti: egli ha la
GRILLO M., I mercati della televisione: un’analisi economica in “AIDA. Annali italiani del diritto d’autore, della
1
cultura e dello spettacolo”, Giuffrè, Milano, 2011, p. 17 5
possibilità di costruire il proprio catalogo personalizzato di titoli, costantemente accessibili da
tantissimi dispositivi diversi attraverso la rete internet, in modalità timeshifting e placeshifting .
2 3
Come riporta l’Osservatorio Social Tv:
Il primo e più rilevante risultato di questa moltiplicazione di schermi per accedere ai contenuti
televisivi è la presenza di una quota affatto marginale di consumo televisivo aggiuntivo rispetto a
quello concentrato sul Tv set. Di fatto il possesso di più device e l’abitudine crescente ad
utilizzarli come mezzo alternativo (indoor e outdoor) per la visione di contenuti Tv agisce da
moltiplicatore del consumo, i cui volumi potenzialmente crescono in relazione all’aumentare del
numero di dispositivi tecnologici posseduti. 4
Perciò, la tecnologia ha determinato una netta diversificazione delle abitudini dei consumatori
rispetto al passato, nonché l’incremento della domanda di prodotti mediali. La maggiore
domanda ha stimolato le imprese televisive ad offrire una quantità maggiore di contenuti per
soddisfare i nuovi spettatori, i quali, avendo a disposizione un’infinita mole di canali tra cui
scegliere, hanno sviluppato maggiori abilità critiche, conoscenza e consapevolezza riguardo ciò
che desiderano.
1.2 Segmentazione demografica del mercato
Come visto nel paragrafo precedente, la digitalizzazione ha segnato un punto di svolta nel
panorama audiovisivo, innovando e sconvolgendo le abitudini dell’intera società italiana e
internazionale: non tutti gli individui della popolazione, però, si sono adattati allo scenario
odierno alla stessa maniera. Servendoci di una dovuta semplificazione e utilizzando come
criterio aggiuntivo di valutazione il rapporto che gli spettatori hanno con la tecnologia e i
moderni dispositivi di fruizione televisiva, si può suddividere il mercato in 4 grandi segmenti,
facenti riferimento a precisi range demografici.
1. La Generazione Z, identificabile con i ragazzi nati nel nuovo Millennio. Si tratta della prima
generazione in assoluto venuta al mondo in seguito all’espansione del web e alla diffusione
di massa di dispositivi tecnologici mobili, quali computer portatili, tablet, smartphone, smart
Tv: proprio per questo motivo, sono stati ribattezzati nativi digitali. I nativi digitali sono
Con il termine timeshifting si fa riferimento ad una tecnologia che consente la visione dei contenuti televisivi
2
tramite diversi device, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento.
Il placeshifting è un modello di consumo proprio dei nuovi media, definibile come la possibilità da parte
3
dell’utente di spostarsi, attraverso la connessione internet, da un dispositivo ad un altro per la fruizione di un
contenuto.
OSSERVATORIO SOCIAL TV, La nuova centralità televisiva. Schermi, contenuti, pratiche delle audience
4
connesse, DigiLab Sapienza Università di Roma, 2016, p. 17 in http://www.osservatoriosocialtv.it/wpcontent/
uploads/2016/03/OSSERVATORIO-SOCIAL-TV_report.pdf 6
abituati a stare a contatto con questi terminali fin dalla primissima infanzia e ad averne di
conseguenza ampia dimestichezza e padronanza: il loro legame con la rete è, in un certo
senso, di assoluta dipendenza, in quanto è sempre più frequente che i ragazzi si trovino ad
essere completamente assorti nella virtualità. Secondo l’indagine condotta dall’Osservatorio
Social Tv, il loro rapporto con la televisione è caratterizzato dall’utilizzo «dei nuovi setting
di consumo televisivo e le modalità di visione introdotte dal placeshifting.» e dal
5
timeshifting. A tal proposito, il 73,6% di loro utilizza lo smartphone per la visione di
contenuti televisivi, il 52,4% il tablet, il 63,5% e, complessivamente, il 45% trascorre oltre le
4 ore giornaliere sui device alternativi citati. Inoltre, un altro fenomeno da tenere
sicuramente d’occhio è il multiscreening, ovvero, come dice il nome stesso, l’utilizzo di
molteplici schermi durante la visione di una trasmissione televisiva, al fine di rimanere in
contatto con i propri amici e condividere la passione per un programma televisivo,
interagendo e commentando sui social network, o semplicemente come fonte di distrazione:
oltre il 78% degli appartenenti alla Generazione Z utilizza lo smartphone mentre guarda la
Tv.
2. La Generazione Y (o anche Millennials) è composta da persone la cui nascita si colloca tra i
primi anni Ottanta e il Duemila. A differenza dei ragazzi della Generazione Z, venuti al
mondo quando il processo di digitalizzazione era già perfettamente integrato nella società,
gli appartenenti a questa fascia anagrafica sono cresciuti nella fase in cui la diffusione del
web e dei dispositivi smart era ad uno stadio intermedio. Nonostante ciò, i Millennials hanno
grande abilità nell’utilizzo dei moderni mezzi di comunicazione e sono sempre connessi,
soprattutto tramite dispositivo mobile (93% delle volte), ma anche con tablet (47%) e Pc
(30%) . A testimonianza del loro forte attaccamento al nuovo mondo digitale, è importante
6
aggiungere che il 38% dei Millennials trascorre più di 4 ore guardando la televisione tramite
device alternativi al piccolo schermo.
3. La Generazione X raggruppa coloro che sono nati tra la metà degli anni Sessanta e gli anni
Ottanta e può essere considerata il punto di raccordo tra le vecchie e le nuove generazioni: si
tratta dei primi digital adopters in assoluto, i quali possiedono una discreta predisposizione
per la tecnologia, anche se più labile rispetto ai nativi digitali. Gli individui di questo gruppo
Ivi, p. 14.
5 POP ECONOMY TV, Differenza tra Millennials e Generazione Z in https://www.popeconomy.tv/video/
6
millennials-e-generazione-z 7
utilizzano quasi esclusivamente il computer per navigare in rete, la posta elettronica per
comunicare e si confrontano con la televisione moderna con curiosità e apertura mentale,
sperimentando l’utilizzo di dispositivi alternativi attraverso cui rafforzano la loro fedeltà nei
confronti di specifici programmi: in particolare, il 34,6% di loro si serve dello smartphone
per guardare contenuti televisivi, mentre il 27% guarda da 1 a 2 ore di programmi televisivi
attraverso i mezzi non tradizionali, un segnale di buona predisposizione alle novità
tecnologiche.
4. L’ultimo segmento preso in esame è costituito dai Baby Boomers (detti anche immigrati
digitali), la cui nascita si colloca a cavallo degli anni Quaranta e gli anni Sessanta, periodo in
cui la televisione arriva nelle case degli italiani e si diffonde a macchia d’olio, in un contesto
dominato dal monopolio di stato della Rai: si può dire che i Baby Boomers abbiano vissuto
interamente la storia della televisione, dal tubo catodico, passando per il digitale terrestre,
fino alla banda ultra larga di oggi. Per evidenti ragioni anagrafiche, i Baby Boomers si sono
serviti per gran parte della loro vita di strumenti analogici e, di conseguenza, si pongono nei
confronti della rete e dei moderni mezzi tecnologici con diffidenza. Tuttavia, i dati
dell’Osservatorio Social Tv ci forniscono un quadro incoraggiante su ciò che riguarda il loro
legame con le modalità non tradizionali di fruizione dei contenuti televisivi. A tal proposito il
39,3% di loro utilizza lo smartphone per la visione dei programmi e il 25,7% il Pc, anche se
rispettivamente solo il 3,2% e il 3,9% ne fa un uso abituale.
Complessivamente, dopo aver analizzato segmento per segmento, si osserva che:
tra le audience televisive connesse ad internet (pari a circa il 60% della popolazione italiana)
questa nuova centralità televisiva si traduce nella percezione di un background comune di
opportunità di consumo, assolutamente trasversale rispetto all’età, in cui le audience si muovono
a diversa velocità e intensità, valorizzando e sfruttando le potenzialità della cosiddetta next Tv. 7
OSSERVATORIO SOCIAL TV, La nuova centralità televisiva. Schermi, contenuti, pratiche delle audience
7
connesse, DigiLab Sapienza Università di Roma, 2016, p. 11 in http://www.osservatoriosocialtv.it/wpcontent/
uploads/2016/03/OSSERVATORIO-SOCIAL-TV_report.pdf 8
2. Principali attori
In questo secondo capitolo, l’attenzione si sposta al lato dell’offerta e, più precisamente, al
prodotto mediale in senso proprio: il nostro programma preferito, che guardiamo al televisore
stando comodamente seduti sul divano è solo la manifestazione finale di un procedimento più
complesso e articolato, che talvolta coinvolge una pluralità di unità produttive nelle diverse fasi.
Ogni impresa televisiva, affinchè possa operare in condizioni di stabilità, ha chiaramente bisogno
di denaro da investire: in base alle diverse fonti di finanziamento utilizzabili, si possono
distinguere altrettanti modelli di business, i quali
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Step 1 - Analisi della situazione attuale del mercato italiano ed internazionale dei canali del digitale terrestre …
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STEP 1 - Analisi della situazione attuale del mercato italiano ed internazionale dei canali del digitale terrestre …
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Analisi della situazione attuale del mercato italiano ed internazionale dei canali del digitale terrestre e possibi…
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Comunicazione televisiva - Il varietà