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Dipartimento di scienze della formazione, psicologia, comunicazione

Corso di laurea in scienze dell’educazione e della formazione L-19

Tesi di laurea in psicologia generale

Il canto corale come ambiente di apprendimento: benefici terapeutici ed educativi

Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Elvira Brattico

Laureanda: Giuditta Cassano

Matricola: 679631 – Anno accademico 2019 - 2020

“You may be poor, you may only have a ramshackle house, you may have lost your job, but that song gives you hope; Potresti essere povero, potresti avere solo una casa pericolante, potresti aver perso il lavoro, ma quella canzone ti dà speranza." - Nelson Mandela

Indice

  • Capitolo 1: Dal canto individuale al canto corale: i benefici terapeutici e psicofisici
    • Introduzione
    • 1. La filosofia della musica
      • 1.1 Platone: La musica come filosofia suprema
      • 1.2 Aristotele: La funzione catartica ed educativa della musica
      • 1.3 A. Schopenhauer: La musica per la liberazione dal dolore
      • 1.4 F. Nietzsche: La forza dionisiaca della musica
    • 2. L’ascolto musicale: una musicofilia sui generis
      • 2.1 La memoria musicale
      • 2.2 Una dote atipica: l’orecchio assoluto
      • 2.3 L’intelligenza musicale di H. Gardner
      • 2.4 Musica e psicologia dello sport
    • 3. La voce: una legatura di valore fra corpi
      • 3.1 Voce e canto nella vita prenatale
      • 3.2 Il canto materno e il suo significato biologico
    • 4. Musica e linguaggio
      • 4.1 Dalla parola al canto: l’afasia espressiva
      • 4.2 Terapia dell’intonazione melodica
      • 4.3 Autismo: un canto speciale per bambini speciali
      • 4.4 Cantare in presenza di balbuzie
    • 5. L’influenza del canto individuale sui disturbi comportamentali in età evolutiva
      • 5.1 A.D.H.D.: Deficit da attenzione e iperattività
      • 5.2 Sindrome di Tourette
      • 5.3 Sindrome di Asperger
      • 5.4 Sindrome di Williams
    • 6. La musica, il canto e le malattie neurodegenerative
      • 6.1 Il morbo di Alzheimer
      • 6.2 Il morbo di Parkinson
    • 7. Il canto corale: benefici terapeutici e psicofisici
      • 7.1 Il bisogno di stare insieme: la solidarietà umana
      • 7.2 I benefici antidepressivi del canto corale
      • 7.3 I benefici del canto corale per i pazienti oncologici
      • 7.4 Sindrome di Down: capacità fonetica e intonazione
  • Conclusioni
  • Capitolo 2: La storia e i benefici educativi del canto corale – Il Canto Silvestro Sasso
    • 1. Un illustre barese: Silvestro Sasso
    • 2. Iter storico del canto corale
      • 2.1 I complessi corali e la loro organizzazione burocratica
      • 2.2 Un’opera corale di rilievo: il Nabucco di G. Verdi
      • 2.3 Inno alla Gioia: simbolo di unità e fratellanza
      • 2.4 Il canto degli Italiani: Fratelli d’Italia
      • 2.5 Polifonia del secondo Novecento: Queen e Beatles
        • 2.5.1 I Queen
        • 2.5.2 I Beatles
        • 2.5.3 L’impegno nonviolento di John Lennon e Martin L. King
      • 2.6 La nascita dello Zecchino d’Oro in Italia
        • 2.6.1 La figura dell’educatrice musicale Mariele Ventre
      • 2.7 Musicians Without Borders: Musicisti senza confini
    • 3. Le peculiarità e i benefici educativi del canto corale
      • 3.1 L’educazione musicale nei contesti scolastici
        • 3.1.1 La didattica musicale di Ezio Bosso
      • 3.2 La crisi odierna dell’educazione musicale: l’analfabetismo musicale
    • 4. La coralità di Aldo Capitini
  • Conclusioni
  • Capitolo 3: La geografia del canto corale nel mondo – Girotondo intorno al mondo Sergio Endrigo
    • 1. Musica e canto corale: i nostri linguaggi universali
    • 2. I diversi generi di canzone corale diffusi nel mondo
      • 2.1 La rivoluzione del Gospel nel mondo
      • 2.2 Il Metodo Kodály per il canto corale
    • 3. La Danimarca, il canto corale e l’Hygge
    • 4. Il canto corale in Italia
      • 4.1 La Cappella musicale pontificia sistina
      • 4.2 Il Coro Giovanile Italiano
      • 4.3 Cantare ai tempi del Covid 19 in Italia: Marzo e Aprile 2020
      • 4.4 Ricognizione nel nostro territorio pugliese
        • 4.4.1 Andrea Gargiulo in MusicaInGioco
      • 4.5 Cantare in coro: stereotipi di genere
    • 5. I festival internazionali e nazionali che celebrano il canto corale
    • 6. Esposizione dati questionario rivolto all’Associazione Corale Polifonica RUBIS CANTO
  • Conclusioni
  • Ringraziamenti
  • Bibliografia
  • Sitografia

Capitolo 1: Dal canto individuale al canto corale: i benefici terapeutici e psicofisici

Introduzione

La musica e il canto corale occupano uno spazio vitale nella mia vita da circa dieci anni. Dedicare oggi l’intera tesi di laurea all’arte sublime del canto è un motivo che mi inorgoglisce moltissimo. Chi vive appieno tale arte può esprimere la propria persona e riflettere ciò che caratterizza il suo animo semplicemente cantando. Credo che cantare sia lo specchio che riflette la propria bellezza interiore, un unicum individuale. Per me questo è qualcosa di straordinario.

Cantare insieme, invece, moltiplica tanti generi di bellezza interiori e li coniuga, producendo la massima espressione umana: la catarsi. Una trasumanazione direbbe Dante. Una catarsi corale che diventa nutrimento benefico quotidiano per l’essere umano, e questo rende la sua vita a colori. Per me questo rappresenta il canto corale: un ricco nutrimento quotidiano indispensabile. Cantare diventa il mio arcobaleno nei miei giorni più scuri. Mi carica, mi sprona, mi motiva e mi incoraggia. Mi rende più resiliente.

Fin dall’antichità l’arte musicale possiede un potere magico, ed insieme alla danza, la musica rappresenta uno strumento capace di facilitare il fluire dell’energia vitale e il rilassamento, e dunque il recupero di uno stato di benessere e di salute. Ha influenzato la vita di numerosi studiosi, filosofi, poeti, psicologi e pedagogisti. Per esempio, nel Mito di Orfeo, egli usava il canto per ammansire le bestie infernali e così potersi riavvicinare alla sua amata Euridice. Attualmente, le numerose ricerche in Neuroscienze e Psicologia della Musica, giorno dopo giorno, riflettono sugli effetti psicologici, fisiologici, culturali e comportamentali della musica, che possono avere implicazioni anche per la salute e il benessere individuale (Schön et al., 2016).

Cantare possiamo considerarlo la più alta espressione e forma di comunicazione di cui l’uomo possa servirsi, per rendere fertile il suo terreno esistenziale e donargli un senso, quasi come un elisir di lunga vita. Il canto corale può divenire, dal punto di vista pedagogico, un ambiente di apprendimento che produce i suoi benefici educativi e terapeutici per tutti gli individui coinvolti, rendendoli protagonisti di una comunanza di corpi che si esprimono ognuno sui generis.

Cantare insieme è sinonimo di solidarietà umana, un varco di speranza orientato a demolire muri di individualismo sfrenato che governano la nostra epoca, e che generano irrimediabilmente forme di violenza, condensate nell’espressione latina Homo homini lupus. Penso fermamente che se tutti cantassimo in un coro, ridurremmo il nostro stress emotivo, le nostre spinte aggressive, insomma, impareremmo cosa vuol dire stare insieme nella sua originale quintessenza.

Ad esempio, Sergio Endrigo non fa altro che insegnarcelo con il brano Girotondo intorno al mondo (1966), oggi divenuto inno dell’UNICEF contro la guerra. Anche la scienza, nelle sue diverse branche, grazie ai suoi innumerevoli studi ed esperimenti sull’uomo, ci dimostra che il suono, sia quello ascoltato che quello prodotto, influisce sulla nostra attività cardiaca, sulla pressione arteriosa, sulle emozioni (De Colle, 2014).

Si pensi a quanto sia facile entrare in contatto con gli altri se il mediatore, il canale di comunicazione è la musica d’insieme, perché è la voce che ci lega. Il canto corale è ambiente di apprendimento anche quando parliamo di polifonia, ossia l’unione di più voci, ed è importante affermare quanto questa può produrre benefici a livello cognitivo ed educativo, oltre che un’armonia musicale perfetta.

Se potessimo personificare la musica e il suo ruolo catartico nell’essere umano, potremmo fare riferimento al pianista Danny Boodmann T. D. Lemon Novecento, tratto dal monologo teatrale di Alessandro Baricco Novecento, edito per la prima volta da Feltrinelli nell’ottobre del 1994 (Baricco, 2007). Novecento sul suo piroscafo Virginian diviene l’accordo vivente di una melodia infinita. Egli reincarna la passione, la voglia di vivere, la poesia. La musica per lui diventa catarsi.

Riesce infatti ad accordare quello strumento che tutti noi abbiamo dentro, ma che spesso, per circostanze e/o disarmonia, non riesce a produrre alcun suono, alcuna melodia. Il corpo è il nostro primo strumento musicale ed è il nostro canale privilegiato per esprimerci. Nel momento in cui viene “accordato”, sprigiona una melodia profonda, pregna di tutti quei valori preziosi che rendono l’uomo vero e autentico. Il canto corale è qualcosa di forte, che ci unisce e ci affratella; è sinonimo di inclusione: è alla portata di tutti, nessuno escluso! Il mondo dell’educazione e dell’istruzione oggi hanno tanta sete di musica, di canto, di espressione del corpo.

Gli obiettivi che voglio perseguire con questo mio lavoro di tesi in Psicologia Generale sono:

  • Approfondire la letteratura e la ricerca, descrivendo i vari benefici psicofisici che le attività musicali, ed in particolare il canto corale, apportano a chi le pratica;
  • Analizzare quali sono le ragioni degli effetti benefici della musica e del canto corale;
  • Promuovere il valore arricchente ed inclusivo dell’educazione musicale e del canto corale, per prevenire forme di individualismo, avidità umana e discriminazione.

L’educazione musicale costituisce la nostra speranza, la nostra cura, per rendere migliore la nostra vita e quella altrui. È la via maestra. Incamminiamoci con coraggio per trarne i suoi più preziosi benefici psicopedagogici.

1. La filosofia della musica

Il legame tra le discipline Musica e Filosofia è stato complesso e vitale durante i secoli. Ancora oggi è un inesauribile stimolo a feconde e nuove riflessioni. Discipline apparentemente distanti, sin dalle origini si sono cercate, incontrate e sovrapposte: i filosofi hanno riflettuto sulla musica e attraverso la musica. La Filosofia della Musica, come del resto la filosofia applicata ad ogni campo del sapere, tende a mettere in discussione quello che molti hanno ormai dato per acquisito. Le stesse domande che molti filosofi hanno posto nei confronti della vita e dell’essere umano, molti altri se le sono poste nei confronti della musica.

A partire dalla semplice constatazione “La musica mi piace perché la trovo bella”, si sono spinti oltre, in maniera trascendentale: “Perché la musica mi piace? Perché quelle note, mescolate a quel testo, incidono in maniera così significativa sulla mia psiche?”. La musica non è solo pura empatia, pura emozione; è anche ragionamento, dialogo, pensiero. È anche amore per il sapere. Nei seguenti sotto-paragrafi saranno analizzati i maggiori contributi filosofici circa l’arte musicale, classificati seguendo un ordine temporale.

1.1 Platone: La musica come filosofia suprema

La musica è stata a lungo oggetto della riflessione filosofica, da quell’antica a quella contemporanea. In particolare, la prima ad esprimersi in merito fu proprio la filosofia platonica. Nel mondo greco alla musica viene attribuito un enorme potere nel muovere e plasmare l’animo umano: di qui la centralità del suo valore educativo e curativo, evidente sin dalle testimonianze più antiche. Platone visse ad Atene nel quinto secolo a.C. Egli considerava la musica anzitutto come mezzo educativo, perché essa comprende l’insieme delle arti alle quali presiedono le Muse; racchiude tutto quello che è necessario all’educazione dello spirito.

Nella Repubblica, infatti, scriveva che l’educazione è lo strumento che consente, al tempo stesso, di accertare le doti naturali di ciascuno e di provvedere al loro perfezionamento. In un famoso passo di tale opera egli discute la capacità dell’arte musicale di rappresentare, grazie a un principio mimetico, qualità morali o condizioni dell’anima attraverso parole, ritmi e melodie. La Musica, per Platone, doveva mantenere il suo valore di Legge (nomos), doveva educare. Nel Fedro, ad esempio, il musicista e il filosofo sono accostati in virtù della somiglianza delle loro anime. A tale riguardo, il musicista diveniva un educatore col compito di donare armonia alla vita dell’allievo.

Musica e filosofia sono strettamente connesse e concorrono su piani diversi alla medesima funzione conoscitiva. Per Platone in particolare essa è Filosofia suprema, perché esprime ciò che le sole parole non possono descrivere. Nella musica è una cura per l’anima, come il filosofo sostiene nel Timeo. Platone afferma che l’armonia della musica possiede la stessa natura della nostra anima, per tentare di ridare ordine e misura al movimento che è stato sregolato.

Inoltre, dal punto di vista politico, la musica possiede una funzione sociale, legata ad un fine storico miglioristico: nelle Leggi, il consenso della comunità cittadina nell’uniformarsi spontaneamente alle leggi dello Stato si basa sulla possibilità di persuaderne i singoli membri attraverso un sistema educativo sostanzialmente coreutico-musicale, perché “chi è educato bene sarà in grado di cantare e danzare bene”, che utilizzi innanzitutto il piacere (hedone) come incentivo per l’acquisizione della virtù. Concludendo, Platone tende a fornire alle supreme guide dello Stato gli strumenti per selezionare le musiche più funzionali a rafforzare le tradizioni e i valori della comunità in cui vive.

“La musica è una legge morale. Essa dà un'anima all'universo, le ali al pensiero, un slancio all'immaginazione, un fascino alla tristezza, un impulso alla gaiezza, e la vita a tutte le cose.” (Platone, IV secolo a.C.)

1.2 Aristotele: la funzione catartica ed educativa della musica

Già nel quarto secolo a.C., Aristotele rifletteva sulle qualità benefiche ed educative della musica, riconoscendo alla musica funzioni diversificate: non solo educazione (paideia), ma anche divertimento (paidia) e ricreazione intellettuale (diagoge). La musica, difatti, viene considerata fra le attività più piacevoli. Nella realtà fenomenica, la musica si sviluppa in una successione temporale e, in virtù del suo movimento percepito, “muove” emotivamente e psicologicamente chi ne fruisce. Sulla base di questo presupposto va intesa anche la quarta funzione che Aristotele attribuisce alla musica: la sua capacità di produrre quel tipo di purificazione che libera l’anima dalle emozioni pericolose ed eccessive, nota con il nome di “catarsi” (katharsis).

Egli notò come l'ascolto musicale modificasse l'attitudine cognitiva e l'umore degli ascoltatori e come l'esecuzione di uno strumento, durante i simposi, favorisse il dialogo e coinvolgesse i partecipanti, grazie alla melodia di sottofondo. L'uomo, attraverso l'otium della musica, contempla sé stesso fino a raggiungere una condizione di piacere, dimensione auspicabile tanto per l’uomo comune quanto per il filosofo. Mediante questo atto contemplativo, l’uomo si avvicina a Dio.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giudi1998 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Brattico Elvira.
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