UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PISA
DIPARTIMENTO DI SCIENZE POLITICHE
Comunicazione d’Impresa e Politica
Corso di Laurea Magistrale in
delle Risorse Umane
Tesi di Laurea Magistrale
Le grandi dimissioni:
un’analisi critica del fenomeno.
Candidato Relatrice
Leonardo Boni Prof.ssa Chiara Franco
Anno accademico 2022/2023
LE GRANDI DIMISSIONI:
UN’ANALISI CRITICA DEL FENOMENO
INDICE
Introduzione…………………………………………………………….1
Capitolo I - Il fenomeno internazionale delle grandi dimissioni……..4
1.1 La Great Resignation: analisi e studio del caso statunitense………...4
1.2 La Great Resignation nel mondo……………………………………12
1.2.1 La ribellione alla cultura del lavoro in Cina e India……………13
1.2.2 La Great Resignation in Europa ..……………………………...15
Capitolo II - Il contesto italiano delle grandi dimissioni……………..21
italiano: un’analisi descrittiva
2.1 I mutamenti nel mercato del lavoro
dei dati…………………………………………………………………...21
Un’analisi settoriale delle dimissioni in Italia……………………….28
2.2
2.3 Un identikit del lavoratore italiano dimissionario: chi ha contribuito
ad alimentare il fenomeno?.......................................................................31
2.4 Grandi dimissioni o grande rimescolamento?.....................................34
2.5 Un breve quadro della distribuzione regionale delle dimissioni: il caso
della Toscana………………………………………………………….….36
Cap. III - Le principali cause delle grandi dimissioni………………...39
3.1 La pandemia di Covid-19…………………………………………….39
L’implementazione dello
3.1.1 smart working……………………….42
L’attuale mercato del lavoro “guidato dai dipendenti”………………47
3.2
3.3 La mancanza di supporto organizzativo richiesto……………………48
3.4 La cultura organizzativa tossica……………………………………...51
–
Capitolo IV In che modo l’impresa può arginare le grandi dimissioni?55
4.1 Le conseguenze di un turnover patologico per le imprese…………...56
4.2 Contromisure a breve termine per limitare le dimissioni…………….59
4.2.1 La rilevanza della employer retention…………………………..59
4.2.2 Inserire elementi di flessibilità…………………………………64
4.2.3 Concentrarsi sulle motivazioni estrinseche: benefit, salari e
opportunità di carriera………………………………………………..68
4.2.4 Potenziare le motivazioni intrinseche: soddisfare i bisogni dei
dipendenti…………………………………………………………….71
Conclusioni……………………………………………………………...76
Bibliografia……………………………………………………………...78
2
INTRODUZIONE
Il seguente elaborato si propone di fornire una panoramica relativa al fenomeno delle
“grandi dimissioni”, analizzando dapprima il contesto statunitense e internazionale, per
analisi descrittiva
poi concentrarsi sul caso del nostro Paese, anche tramite un’ di dati
nell’elaborato,
italiani. Il fenomeno analizzato noto come "Great Resignation" reso in
con l’espressione
italiano grandi dimissioni, si riferisce ad un incremento significativo
del numero di dimissioni volontarie durante le fasi finali della crisi pandemica. Questo
evento, originatosi negli Stati Uniti dalla primavera del 2021, ha suscitato grande
interesse nella comunità accademica e nella società in generale, in quanto non solo ha
avuto un impatto importante per il mercato del lavoro e per l'economia nel suo
complesso, ma ha posto le basi per alcune riflessioni, sociologiche e psicologiche, sui
cambiamenti relativi al nostro rapporto con il lavoro. La domanda di ricerca procede
successivamente nel definire le principali cause di questo fenomeno, descrive le
conseguenze a livello organizzativo e cerca di proporre alcune contromisure per arginare
l’aumento del tasso di abbandono.
Sulla base di una ricognizione della letteratura scientifica di riferimento, nei capitoli ci
sull’analisi
si focalizzerà dapprima del caso statunitense, sviscerando il fenomeno
tramite lo studio dei dati, per poi concentrarsi sui settori più coinvolti e sui motivi
principali che hanno spinto i lavoratori a rassegnare le proprie dimissioni. Nello
l’obiettivo sarà quello di
specifico, comprendere se e in che misura questo fenomeno sia
del tutto nuovo e imprevedibile, o se invece si dimostri come la prosecuzione di alcuni
trend già presenti, non soltanto nel mercato del lavoro, ma anche nella relazione tra
lavoratore e realtà organizzativa.
del panorama europeo relativo all’ ondata di dimissioni
In seconda istanza si tratterà dell’
volontarie, cercando di comprendere quali siano stati, e in quale misura, i Paesi
Unione Europea più colpiti dal fenomeno. Successivamente si esamineranno alcuni dei
principali report relativi ai sondaggi globali di opinione riguardo la soddisfazione dei
dipendenti europei, al fine di comprendere quali siano le ragioni principali che causano
distaccamento dal lavoro, disimpegno e perdita delle motivazioni.
sull’analisi del caso
Nel secondo capitolo, ci si concentrerà e del contesto italiano,
mettendo a confronto la situazione della Great Resignation negli Stati Uniti con quella
1
verificatosi in Italia, dove, quasi con sorpresa e con le dovute proporzioni, si è registrato
un fenomeno simile. Si darà dunque uno sguardo al mercato del lavoro italiano e ai suoi
mutamenti negli ultimi anni, inoltre tramite la revisione di vari articoli scientifici e grazie
ad una analisi descrittiva di dati resi disponibili dal Ministero del lavoro, si cercherà di
comprendere quale sia la portata effettiva del fenomeno e la situazione delle dimissioni
pre e post Covid-19. Da ultimo, si terminerà il capitolo con la descrizione di un possibile
identikit del lavoratore dimissionario, ponendo in rassegna alcuni dei motivi di coloro
che si dimettono, sottoponendoci ad alcune riflessioni relative alla perdita di
motivazione dei lavoratori italiani.
Nel terzo capitolo si rifletterà su quelle che si sono rivelate essere le principali cause alla
questa ondata di dimissioni, sia interne all’azienda sia esogene.
base di Tra queste, una
delle più significative è rappresentata dalla pandemia di Covid-19 (Cortes & Forsythe,
2022 la quale ha provocato un forte impatto sul mercato del lavoro, ma soprattutto sulla
),
percezione del lavoro da parte dei dipendenti. Questi ultimi hanno acquisito una
maggiore consapevolezza del proprio equilibrio tra vita privata e professionale. In
seguito si proverà a delineare il profilo dell'azienda che potrebbe essere maggiormente
esposta al rischio di dimissioni, individuando i principali fattori predittivi dell'intenzione
di dimettersi, con un focus sulla cultura organizzativa tossica.
Nel quarto capitolo, infine, si analizzeranno quelle che sono le conseguenze a livello
organizzativo del Big Quit e si delineeranno alcune delle principali contromisure a breve
termine che la letteratura di riferimento suggerisce per arginare questa ondata di
dimissioni. Gli effetti negativi che studieremo si riferiscono alla diminuzione della
dell’impresa,
reputation con conseguente abbassamento di attrattività (Schneider, 1987 .
)
Infine si dedicherà spazio ad alcuni effetti negativi che si ripercuotono sulle motivazioni
e sul benessere dei lavoratori che hanno deciso di non dimettersi. Si cercherà, dunque,
di comprendere i cambiamenti che le aziende dovranno affrontare nella loro struttura e
nelle dinamiche organizzative interne per limitare in modo resiliente il fenomeno. Dopo
aver dedicato spazio ad alcune teorie delle motivazioni proprie della letteratura,
esamineremo alcune strategie che le imprese e i gestori delle risorse umane possono
attuare per cercare di minimizzare al meglio un così ampio numero di dimissioni. Tra
queste denoteremo l’importanza del rapporto di fiducia col dipendente, con lo scopo di
gli obiettivi dell’ organizzazione
creare sinergie e di allineare con quelli del lavoratore.
dunque l’ elaborato con alcune riflessioni finali
Si terminerà relative ai tratti salienti e
2
alle sfide e gli spunti che sono emersi durante la trattazione e alla luce della letteratura
si focalizzerà sull’importanza
esaminata. In particolare ci etica della figura del lavoratore
in un mercato del lavoro sempre più improntato sull’
e della sua componente umana,
automazione. 3
CAPITOLO I: IL FENOMENO INTERNAZIONALE
DELLE GRANDI DIMISSIONI
1.1 La Great Resignation: analisi e studio del caso statunitense
La diffusione globale del Covid-19, a partire dal 2020, ha rappresentato uno degli eventi
più significativi e sconvolgenti per la popolazione mondiale. Questo shock ha portato
molte persone a rivalutare le proprie priorità di vita, spingendole a concentrarsi
maggiormente su aspetti come la salute, il tempo libero e il work-life balance, argomenti
che, nella frenetica e impegnativa quotidianità, hanno assunto talvolta, e per svariato
tempo, una posizione quasi marginale. Poiché il proprio impiego rappresenta una parte
fondamentale della giornata di ogni lavoratore, era inevitabile che la difficile situazione
sanitaria avrebbe avuto ripercussioni significative anche in questo ambito (Kuzior et al.,
2022). Uno degli effetti più evidenti e sintomatici si è rivelato essere il fenomeno della
Great Resignation: una massiccia ondata di dimissioni che ha avuto inizio a partire dalla
primavera del 2021 negli Stati Uniti, a seguito della riduzione delle misure restrittive
imposte dal governo per contrastare la diffusione del virus.
Con l’espressione Great Resignation, coniata per la prima volta nel maggio del 2021 da
Anthony Klotz, professore di Management presso l' University College of London,
definita invece Big Quit da Lisa Curtis, in un suo articolo pubblicato sulla rinomata
che dall’inizio del 2021 ha generato un
rivista Forbes, si intende il fenomeno aumento
significativo di dimissioni volontarie da parte dei lavoratori statunitensi. Questa
tendenza ha raggiunto il suo apice nel settembre del medesimo anno, mese in cui il
l’ufficio incaricato statistica relativa al mondo
Bureau of Labor Statistics, dell’analisi
del lavoro statunitense, ha registrato che 4,4 milioni di cittadini, negli Stati Uniti,
avevano deciso di lasciare la propria occupazione (Tessema et al., 2022). Le grandi
dimissioni, come si analizzerà approfonditamente nel corso della trattazione, hanno
scosso significativamente il mercato del lavoro statunitense, allargandosi rapidamente
negli altri stati del mondo, fino a diventare un vero e proprio caso mediatico
internazionale, espandendosi anche sui social network come trend topic, intercettando
l’insoddisfazione di molti lavoratori, tra i quali parecchi giovani utenti (Kuzior et al.,
2022). 4
Per comprendere le caratteristiche e l'entità del fenomeno della Great Resignation è
opportuno iniziare dall'analisi del Paese in cui è emerso per primo: gli Stati Uniti.
Con la ripresa delle attività produttive nel 2021, a seguito dell’allentamento delle
restrizioni attuate dal Governo Federale statunitense, atte al contenimento della curva
epidemiologica, era lecito attendersi previsioni non ottimistiche riguardo alla possibile
quantità di dimissionari nei posti di lavoro; tuttavia, al rientro sui luoghi di lavoro nella
primavera del 2021, quella che sembrava una prospettiva remota si è trasformata in una
realtà senza precedenti negli ultimi vent'anni. Sebbene sia sempre previsto un
determinato livello di turnover, ovvero che un certo numero di dipendenti lasci
volontariamente l'organizzazione, con l'improvviso aumento delle cosiddette grandi
dimissioni, ci si trova di fronte alla partenza simultanea di un elevato numero di
lavoratori in un breve arco di tempo.
d’isolamento,
Dopo un anno di lockdown e molte persone hanno maturato un senso di
allontanamento emotivo dal proprio impiego, decidendo di non accontentarsi più di un
posto di lavoro caratterizzato da un disallineamento tra le priorità, le ambizioni e gli
obiettivi della persona e quelli dell’organizzazione. Il fenomeno della Great Resignation
rappresenta un cambiamento significativo nella mentalità dei molti lavoratori, tra i quali
molti giovani, che stanno riscoprendo una maggiore consapevolezza del loro ruolo e del
peso che ricoprono nella società. Questo cambiamento ha sottolineato l'importanza della
propria vita nel presente e la fugacità di essa: se prima il perseguimento di passioni
personali o la vita privata venivano spesso visti come un lusso da rimandare a un periodo
successivo rispetto a quello lavorativo, ora si riscontra un cambio di paradigma nella
relazione tra occupazione e vita privata, con una ricerca di una maggiore work-life
balance. Questo fenomeno, ci spiega Coin (2023), è andato ad innescarsi e a sovrapporsi,
contemporaneamente, a partire dal 2021, ad un periodo di forti scioperi, e di rilevanti
processi di sindacalizzazione, in un mercato del lavoro fortemente precario come quello
statunitense, che ha visto molti lavoratori rinunciare al proprio impiego, talvolta anche
come atto di ribellione sistemica.
Inoltre l’introduzione di nuove tipologie di occupazione, slegate dalla presenza fisica sul
luogo di lavoro, e l'aumento dello smart working, con il 60% dei lavoratori statunitensi
che potevano svolgere la propria occupazione in remoto, e da casa, a maggio 2020,
rispetto al 5% precedente alla pandemia (Bayraktar, 2022), riducendo drasticamente i
costi in termini monetari e di tempo relativi agli spostamenti, hanno contribuito a
5
impoverire strutturalmente il legame che questi individui avevano con i tempi e gli spazi
lavorativi. Un numero crescente di lavoratori ha espresso il desiderio di lasciare il
proprio impiego (Serenko, 2023), caratterizzato spesso da orari fissi e da datori di lavoro
rigidi e inflessibili, prendendo la decisione di concentrarsi su un futuro dove i bisogni
personali e familiari fossero prioritari (Hopkins e Figaro, 2021).
Come riportato da De Smet et al. (2021), il 36% di coloro che hanno rassegnato le proprie
dimissioni non aveva un'alternativa lavorativa concreta disponibile al momento della
decisione, ma ha scelto di abbandonare la propria professione come reazione diretta e
potente all'insoddisfazione percepita. All'inizio del 2021, un numero significativo di
lavoratori, oltre il 40%, ha manifestato l'intenzione di cambiare lavoro e nel corso dei
mesi, questa inclinazione è stata confermata dai dati. Questo fenomeno, negli Stati Uniti,
ha visto circa 19 milioni di lavoratori licenziarsi nel solo 2021, con un picco di 4,5
milioni di abbandoni volontari registrati solo nel mese di novembre. In particolare,
durante l'intervallo di tempo che va da aprile a settembre dello stesso anno, si è registrato
un aumento del numero di cittadini statunitensi che hanno abbandonato il proprio
impiego senza precedenti nel passato, con un climax di 24 milioni di persone che hanno
lasciato il lavoro in soli sei mesi.
Il dibattito relativo a questo importante incremento delle dimissioni volontarie è stato
1
intensificato dalla pubblicazione dei dati del Bureau of Labor Statistics (2022) : le
rilevazioni del maggio 2022 hanno mostrato che alla fine di marzo dello stesso anno, vi
erano 11,5 milioni di posizioni vacanti e che le dimissioni avessero raggiunto il picco di
4,5 milioni di persone, con un tasso di disoccupazione attestato al 3.6%. Questo è uno
sviluppo straordinario, considerando che prima della pandemia, le dimissioni negli Stati
Uniti non avevano mai superato il 2,4% (Figura 1). Tale cambiamento di rotta è evidente
anche dai dati sul tasso di turnover volontario, registrato negli anni 2020 e 2021 (Figura
2), dove possiamo riscontrare il rapido aumento delle percentuali di dimissionari al mese
dal marzo 2021.
1 Cfr: The Employment Situation - May 2022 (bls.gov) https://www.bls.gov/news.release/archives/empsit_06032022.pdf
6
Figura 1: Dati sulle dimissioni medie mensili negli Stati Uniti.
Quota di lavoratori che hanno lasciato volontariamente il proprio posto di lavoro.
Fonte: Elaborazione statistica di Brunetta e Tiraboschi (2022) relativa ai dati
del US Bureau of Labor Statistics (2021)
Figura 2: Tasso medio di turnover
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