LEUCOSI BOVINA ENZOOTICA (LEB)
La leucosi bovina enzootica è una malattia infettiva e contagiosa non zoonosica ad
eziologia virale, che colpisce i bovini e i bufalini. Essa è sottoposta ad un piano di
eradicazione nazionale, insieme a tubercolosi e brucellosi a causa della sua importanza
dal punto di vista economico. È infatti previsto il blocco della commercializzazione
nazionale ed internazionale degli animali provenienti da allevamenti non indenni con
effetto di deprezzamento particolarmente grave in caso di animali di elevata genealogia.
Pur non provocando direttamente malattia nell'uomo, il patogeno si ritrova in prodotti
alimentari destinati al consumo umano, in particolar modo nel latte. Questo è stato il
fattore decisivo che ha portato all’istituzione di un piano di eradicazione nazionale, allo
dell’agente.
scopo di evitare un possibile salto di specie
EZIOLOGIA
È sostenuta dal BLV (bovine leukosis virus), appartenente al genere BLV-HTLV o
Deltaretrovirus e alla famiglia Retroviridae. Il genere BLV-HTLV è simile sia
morfologicamente sia per quanto riguarda la replicazione al genere Type C dei
retrovirus, ha una lunga latenza e causa leucemia delle cellule B e T, linfomi e malattie
1 e 2 dell’uomo.
neurologiche. Questo genere include anche il virus T-linfotropico
Come gli altri retrovirus, possiede un genoma a RNA monocatenario in duplice copia, la
trascrittasi inversa e l’integrasi, che gli permettono di convertire il genoma a RNA in
DNA provirale ed integrarlo nel genoma della cellula ospite. Ha forma sferica, è
provvisto di envelope e possiede scarsa resistenza in ambiente esterno, tanto da essere
facilmente inattivato dal trattamento di pastorizzazione e dai più comuni disinfettanti.
Le proteine strutturali possedute dal BLV si distinguono in:
appartengono a questa categoria le proteine dell’envelope,
- Glicosilate: che sono
tipo-specifiche (identificano la specie). Queste sono la gp30 e la gp51. La gp51 è
presente nelle proiezioni esterne dell’envelope, mentre la gp30 la àncora alla
matrice virale.
- Non glicosilate: appartengono a questa categoria le proteine strutturali, che sono
invece gruppo-specifiche (identificano il genere), in quanto più stabili, e sono la
p24, la p15, la p12 e la p10.
Gli animali infetti producono anticorpi verso le proteine gp30, gp51 e p24 e queste
vengono utilizzate a scopo diagnostico.
EPIDEMIOLOGIA
Gli animali recettivi all’infezione sono bovini e bufalini e la trasmissione avviene
attraverso:
- scambio di sangue, essudati o tessuti mediante contatto diretto tra animale
infetto e sano.
- via iatrogena, tramite aghi contaminati e strumenti chirurgici o zootecnici.
- trasmissione verticale da madre a figlio o attraverso il seme
- possibile ma non confermata trasmissione attraverso insetti ematofagi, che
comunque fungerebbero da vettori passivi.
Poiché per la trasmissione diretta il tempo di contatto deve essere prolungato, si ritiene
che la modalità di trasmissione più frequente sia la via iatrogena. Si ritiene inoltre che la
trasmissione sia cellulo-associata perché il bestiame infetto non produce grandi quantità
di virus libero nei tessuti, nei secreti o negli escreti.
PATOGENESI
La LEB è una malattia caratterizzata da un lungo periodo di incubazione, che può
durare anche fino a 3 anni, e per questo motivo è chiamata anche malattia degli adulti,
riscontrandosi solitamente in animali di 4-5 anni di età. Viene definita bifasica in quanto
può manifestarsi in due forme interdipendenti e correlate dal punto di vista temporale:
- Linfocitosi persistente. Essa viene considerata una risposta benigna all'infezione,
in quanto gli animali non mostrano segni clinici. Tuttavia essi rappresentano i
principali eliminatori dell’agente e possono facilmente contagiare i bovini sani,
non venendo indentificati dai test eseguiti durante i piani di controllo nazionale.
- Linfosarcoma. I bovini con LSA invece manifestano sintomatologia che riflette
la localizzazione del tumore.
Il virus della LEB (BLV) determina una risposta anticorpale umorale che non blocca la
sua replicazione nell'ospite. Gli anticorpi che si riscontrano sono quelli prodotti verso
gli antigeni gp51, gp30 e p24. Tuttavia il virus non viene riscontrato libero nel sangue,
ma solo strettamente associato con cellule linfocitarie che lo proteggono e ne
consentono la diffusione e l’eliminazione in ambiente. La letalità degli animali in
allevamento non è molto elevata (2-5%).
SINTOMATOLOGIA
La sintomatologia è visibile solamente negli animali che sviluppano le forme tumorali
linfosarcomatose, tuttavia solo lo 0,4-10% degli animali infetti presenta tale tipo di
lesione. In questi casi tutti i linfonodi si possono presentare aumentati di volume
(linfoadenomegalia), in varia misura e fino a 6-8 volte i valori normali, anche se è più
frequente il solo coinvolgimento dei linfonodi presenti all’interno della cavità pelvica ed
Oltre all’ingrossamento dei linfonodi si può verificare un’infiltrazione dei
addominale.
linfociti in vari organi, come ad esempio la parete abomasale ed il miocardio dell'atrio
destro. Nel caso di localizzazioni nella milza, l'organo può raggiungere dimensioni tali
da portare a lacerazione della capsula e morte per emorragia interna. Fenomeni
emorragici possono determinarsi anche per ulcerazioni della mucosa abomasale. Si
possono avere lesioni infiltrative anche a carico dei reni. I sintomi clinici presenti sono
anche di natura compressiva d variano in funzione della localizzazione tumorale. Essi
sono rappresentati da disfagia, rumore russante respiratorio, meteorismo, coliche, ittero
da stasi, esoftalmo, turbe locomotorie. L'alterata funzione degli organi condiziona il
decorso della malattia, con morti rapide e improvvise o decorso di qualche settimana o
L’esito è comunque letale.
mese. DIAGNOSI
I test ufficiali per il controllo epidemiologico sono: precipitazione in gel di agar (AGID)
e tecnica immunoenzimatica ELISA. Sono test diagnostici indiretti che rilevalo
l’infezione mediante sierologia, evidenziando la presenza di anticorpi specifici entro 4-6
settimane dall'avvenuta infezione, tempo impiegato per la loro produzione e
maturazione in un soggetto dopo l’infezione. Questi due test sono regolamentati
dall’allegato tecnico del Decreto Ministeriale n°358/1996. La diagnosi di laboratorio
diretta invece non viene effettuata perché complessa e lunga. La dimostrazione della
presenza del virus può essere effettuata mediante isolamento virale, microscopia
elettronica o immunofluorescenza, mediante l’impiego di anticorpi marcati. Anche la
diagnosi clinica di linfosarcoma non viene effettuata, in quanto tali sintomi
costituiscono l’aspetto terminale della malattia, ed inoltre non stabilisce la causa
primaria della sua formazione.
- AGID. È un test caratterizzato da un'alta specificità mentre difetta di sensibilità,
vale a dire che la probabilità di risultati falsi positivi è molto bassa, mentre è più
L’antigene impiegato nella prova è la
elevata la probabilità di falsi negativi.
glicoproteina dell’envelope del virus della leucosi bovina enzootica, gp51, in
quantità standard. Tale antigene è ottenuto dalla purificazione delle particelle
virali mediante ultracentrifugazione e poi standardizzato con il siero di referenza
E4, procedimento effettuato solamente dal centro di referenza nazionale della
di Umbria
malattia, rappresentato dall’IZS e Marche con sede a Perugia. Questa
all’interno di
prova viene eseguita su piastre Petri contenenti agar gel 7 pozzetti,
di cui uno centrale e 6 che lo circondano. Nel pozzetto centrale è posto
l’antigene, nei pozzetti 1 e 4 è posto il siero di controllo, mentre nei restanti
pozzetti, 2-3-5-6, sono posti i sieri in esame. Ciascun pozzetto è riempito di un
quantitativo previsto per legge, che corrisponde a: 32 microlitri nel pozzetto
centrale, 73 microlitri di siero di controllo nei pozzetti 1 e 4 e 73 microlitri di
siero in esame nei pozzetti 2,3,5,6. Il preparato va messo in incubazione per 72h
a temperatura ambientale a 20-27°C, in una camera umida per non far seccare il
siero; la lettura va effettuata a 24, 48 e 78 ore. La reazione avviene per
immunodiffusione nel gel di agar degli antigeni e degli anticorpi specifici
eventualmente presenti con una formazione di una banda nel punto in cui si
formano gli immunocomplessi. I risultati vengono interpretati nel modo
seguente: il siero in esame è positivo se forma una linea completa specifica di
precipitazione con l’antigene della leucosi bovina enzootica e allo stesso tempo
si è formata anche una linea di precipitazione con il siero di controllo mentre è
specifica di precipitazione con l’antigene della
negativo se non forma una linea
leucosi bovina enzootica e se non provoca l’incurvamento della linea del siero di
riferimento ai suoi margini. La reazione è invece considerata non conclusiva
quando non può essere considerata né positiva né negativa, ad esempio quando
ai margini verso l’antigene in assenza
la linea del siero di controllo si incurva di
una linea di precipitazione visibile del siero in esame. Quando la reazione non è
conclusiva la prova deve essere ripetuta impiegando siero concentrato.
- ELISA. Questo test può essere effettuato sia su campioni di siero sia su
campioni di latte ed ha sensibilità elevata, infatti è in grado di rilevare anche
basse concentrazioni di anticorpi. Per questo motivo si presta ad essere usato
anche per pool di campioni e su latte di massa. In caso di positività su latte di
massa vengono eseguiti test individuali sui capi presenti in azienda. Il test viene
eseguito su piastre a 96 pozzetti o comunque su supporto idoneo per il fissaggio
dell’antigene in fase solida. La tipologia di ELISA utilizzata è quella indiretta
mediante l’uso di anti-anticorpi
classica, in quanto si ricercano gli anticorpi
marcati. La ricerca avviene dopo fissazione degli antigeni gp51 sul fondo dei
pozzetti, al substrato si aggiunge prima il siero in esame e poi anti-anticorpi
coniugati con perossidasi, che a loro volta reagiscono con un substrato
cromogeno aggiunto alla fine. La reazione si ottiene in 10-20 minuti. Il siero in
esame permette la formazione di immunocomplessi se sono presenti gli anticorpi
specifici; a questa preparazione viene poi aggiunta la miscela di anti-anticorpi
marcati enzimaticamente che si andranno a legare agli immunocomplessi, se
questi si sono formati. La rilevazione del legame antigene - anticorpo - anti-
anticorpo viene effettuata mediante reazione enzimatica colorimetrica che si ha
dopo l’aggiunta di un substrato cromogeno adatto, quantificata con lo
spettrofotometro.
Questi due test, AGID ed ELISA, possono essere eseguiti sia in serie sia in parallelo.
Nel primo caso si esegue il primo test su tutti gli animali ed il secondo solamente sui
positivi, mentre nel secondo caso si eseguono entrambi i test su tutti gli animali. Ciò che
cambia tra le due procedure è il numero di animali considerati positivi e quindi
abbattuti. La scelta di lettura viene fatta in base alla situazione epidemiologica del
territorio di interesse. È opportuno scegliere bene perché in base alla modalità scelta
varierà il numero di soggetti sospetti infetti abbattuti, e di conseguenza il numero di capi
falsi positivi abbattuti e falsi negativi lasciati in vita.
- Lettura in serie. La procedura del test in serie aumenta notevolmente la
specificità della ricerca, infatti un animale è considerato positivo solo se risulterà
tale ad entrambi i test. In questo modo il numero dei falsi positivi sarà
ridottissimo, tuttavia la sensibilità sarà ridotta per cui il numero dei capi falsi
è l’AGID e
negativi tenderà ad essere elevato. Il primo test viene eseguito su
è l’ELISA
tutti gli animali, il secondo test e viene eseguito solamente sui
positivi. Un animale verrà considerato realmente positivo e quindi abbattuto solo
se lo sarà ad entrambi i test. La lettura in serie dunque aumenta il rischio di falsi
negativi, per cui viene applicata nei territori in cui la prevalenza della malattia è
elevata: in questo modo si riduce il numero di capi abbattuti, che comunque sarà
piuttosto elevato, limitando i danni economici.
- Lettura in parallelo. La procedura del test in parallelo invece aumenta
notevolmente la sensibilità della ricerca, infatti un animale viene considerato
positivo se reagisce positivamente ad almeno una prova. In questo modo la
ricerca sarà più approfondita e sarà ridotto il numero di falsi negativi, ma tenderà
ad essere elevato in numero di falsi positivi abbattuti. Questo tipo di lettura
viene effettuati su territori con bassa prevalenza, in modo da raggiungere
velocemente la qualifica di territorio indenne.
Ad oggi, la metodica di lettura più utilizzata è quella in serie, in quanto la prevalenza è
ancora elevata nelle regioni e provincie non indenni. Anche l’Abruzzo rientra tra queste.
PROFILASSI
La leucosi bovina enzootica è una malattia per cui è previsto un piano di eradicazione
nazionale obbligatorio su tutto il territorio dal 1996. Nei paesi UE, la maggior parte dei
quali risultano essere ufficialmente indenni, è obbligatorio controllare periodicamente
tutti gli allevamenti bovini e bufalini con un prelievo di sangue. Un bovino o un
bufalino è considerato infetto da leucosi bovina enzootica quando risulti positivo agli
esami sierologici previsti. Un allevamento bovino o bufalino è considerato infetto da
leucosi bovina enzootica qualora uno o più capi abbiano reagito positivamente alle
prove sierologiche ufficiali. I provvedimenti da prendere in questi casi sono:
1. isolamento o idonea separazione dei capi infetti, successivamente questi devono
essere marcati;
2. pulizia, disinfezione e disinfestazione periodica delle stalle e particolarmente dei
reparti occupati dai bovini o bufalini infetti;
3. esclusione dalla monta dei bovini o bufalini infetti;
4. obbligo di eliminare il colostro delle vacche e delle bufale infette oppure di
risanarlo con idoneo trattamento prima di somministrarlo ai vitelli o agli
annutoli (bufali dell’età di un anno);
5. obbligo di bollire il latte delle vacche e bufale infette destinato all'alimentazione
dei vitelli e degli annutoli; il latte non può essere destinato all’alimentazione
umana.
6. È vietato qualsiasi movimento di bovini o bufalini da o verso tale allevamento.
L’unica eccezione si ha per l’uscita dei capi destinati alla macellazione.
Queste misure restano in vigore sino a quando, abbattuti tutti i capi sieropositivi, i
restanti risultino negativi a due prove consecutive, la prima delle quali da effettuarsi non
prima di quattro mesi dall'abbattimento dell'ultimo capo infetto. I bovini e bufalini
riconosciuti infetti da leucosi bovina enzootica devono essere abbattuti sotto il controllo
ufficiale entro trenta giorni dalla notifica ufficiale. È riconosciuto indenne da leucosi
bovina enzootica un allevamento in cui:
- Nel corso degli ultimi due anni non ci sono stati casi clinici o anatomopatologici
di leucosi bovina enzootica.
Nell’ultimo anno tutti i bovini di età superiore ai 12 mesi devono essere stati
- sottoposti con esito negativo ai due test sierologici ad un intervallo di almeno 4-
6 mesi (i test non devono essere eseguiti sui soggetti di età inferiore ai 6 mesi
per evitare possibili risultati falsi positivi a causa dell’immunità colostrale).
- I capi di nuova introduzione devono provenire da un allevamento certificato
ufficialmente indenne e devono essere sottoposti con esito negativo ad un test
sierologico nei 30 giorni precedenti l’entrata in allevamento.
La qualifica di allevamento ufficialmente indenne viene mantenuta se non si riscontrano
segni clinici né anatomopatologici di leucosi bovina enzootica e se tutti i capi di età
superiore a 12 mesi reagiscono negativamente ad un controllo sierologico effettuato con
cadenza annuale. La qualifica di conseguenza ha validità annuale ed ogni anno deve
essere rinnovata. Una provincia viene dichiarata indenne dal Ministro della sanità
quando tutti gli allevamenti presenti su quel territorio sono stati sottoposti ai controlli
ufficiali con esito negativo nel 99.8% dei casi, se nel corso degli ultimi 3 anni non è
stato denunciato e confermato alcun focolaio di leucosi bovina enzootica ed i controlli a
campione su tutti i soggetti di età superiore ai 24 mesi sono risultati negativi. Tali
parametri devono essere rispettati ogni anno, mediante controllo a campione, per
mantenere la qualifica di provincia indenne.
TUBERCOLOSI BOVINA
La Tubercolosi Bovina (TB) è una malattia zoonotica infettiva contagiosa ad eziologia
batterica caratterizzata da andamento cronico debilitante e formazione di lesioni
variamente distribuite all’interno
nodulari granulomatose, chiamate "tubercoli",
dell’organismo. EZIOLOGIA
La tubercolosi bovina è sostenuta dal batterio Mycobacterium bovis (M. bovis),
appartenente al genere Mycobacterium e alla famiglia Mycobacteriaceae. I micobatteri
vengono generalmente distinti in due gruppi: tubercolari (Mycobacterium tuberculosis
complex) e non tubercolari (MNT). Il primo comprende batteri intracellulari obbligati,
non replicanti in ambiente, che causano la tubercolosi: M. tuberculosis, M. bovis, M.
microti, M. africanum, M. pinnipedii, M. caprae, M. canettii. Il secondo è costituito da
micobatteri saprofiti e opportunisti quali ad esempio il microrganismo responsabile
l’agente causale della
della paratubercolosi (M. paratubercolosis) e lebbra (M. leprae). I
micobatteri si presentano come bacilli Gram variab
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