UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI VERONA
Corso di Laurea Magistrale in
Lingue e culture per la comunicazione turistica e
commerciale
Tesi di laurea
IL FAIR TRADE CONVIENE?
UN’ANALISI COMPARATA DEL SUO
IMPATTO SU TRE IMPRESE DEL
CAFFÈ
Relatrice Candidata
Francesca Simeoni Cristina Raciti
Matr.VR486128
Anno accademico 2024-2025
INDICE
INTRODUZIONE ……………………………………………………………………...4
1. FAIR TRADE: DAI PRINCIPI ALLA COMMERCIALIZZAZIONE…………….7
1.1 Definizione e principi del fair trade…………………………………………7
1.2 Evoluzione storica del fair trade…...............................................................15
1.3 Dalla certificazione alla commercializzazione: marchi e prodotti nel
commercio equo……………………………………………………………20
1.4 Le tendenze dei consumatori nel mercato fair trade: motivazioni e
comportamenti d’acquisto………………………………………………….28
2. IL MERCATO DEL CAFFÈ: STRUTTURA, TENDENZE E
SOSTENIBILITÀ…………………………………………………………………35
2.1 Panoramica generale del mercato globale del caffè………………………..36
2.1.1 Dimensioni e valore del mercato……………………….………40
2.2 Analisi della supply chain …………………………………………………45
2.2.1 Le grandi aziende del caffè: panorama internazionale e focus
sull’Italia………………………………………………………..49
2.3 Tendenze recenti nel consumo di caffè: le preferenze dei
consumatori………………………………………………………………...54
2.4 Sostenibilità ed etica nel caffè: confronto tra filiere fair trade e non-fair
trade………………………………………………………………………...58
3. MODELLI DI BUSINESS NEL SETTORE DEL CAFFÈ: IL RUOLO DEL
FAIR TRADE……………………………………………………………………...67
3.1 Altromercato: un caffè 100%
equosolidale………………………………………………………………..68
3.1.1 Struttura della filiera……………………………………………72
3.1.2 Impatti del fair trade sulle vendite e sulle performance
aziendali………………………………………………………...73
1
3.1.3 Percezione e visibilità del marchio……………………………..76
3.2 Caffè Haiti Roma: tradizione artigianale e qualità
sostenibile…………………………………………………………………..78
3.2.1 Struttura della filiera…………………………………………....81
3.2.2 Impatti del fair trade sulle vendite e sulle performance
economiche……………………………………………………..83
3.2.3 Percezione e visibilità del marchio……………………………..86
3.3 Caffè Roen e l’approccio non fair trade……………………………………87
3.3.1 Strategia aziendale e approccio al mercato……………………..89
3.3.2 Impatto della non adesione sulle vendite e sulle performance
aziendali………………………………………………………...92
3.3.3 Posizionamento del brand………………………………………93
4. RISULTATI DELL’INDAGINE E CONCLUSIONI FINALI…………………….96
4.1 Analisi comparativa dei tre modelli aziendali……………………………...96
4.1.1 L’organizzazione della filiera produttiva……………………….97
4.1.2 Risultati economici e dinamiche di crescita…………………….99
4.1.3 Immagine percepita e presenza nel mercato…………………..103
4.2 Riflessioni critiche: implicazioni teoriche e manageriali…………………108
4.2.1 Riflessioni teoriche sui risultati della ricerca………………….109
4.2.2 Considerazioni gestionali: spunti per le imprese del
settore………………………………………………………….112
CONCLUSIONE…………………………………………………………………….117
BIBLIOGRAFIA…………………………………………………………………….119
SITOGRAFIA………………………………………………………………………..122
2
3
INTRODUZIONE
“Non parlatemi prima che abbia bevuto il mio caffè”: quante volte abbiamo sentito o
pronunciato questa frase?
Il caffè non è solo una bevanda, ma anche un rito quotidiano, un gesto di socialità, un
momento di pausa, una scusa per iniziare una conversazione. Si tratta, in effetti, di una
delle abitudini più universali e radicate del nostro tempo. Tuttavia, dietro ogni tazzina si
nasconde un mondo complesso fatto di filiere lunghe, relazioni internazionali,
disuguaglianze economiche e, sempre più spesso, tentativi di rendere la produzione e la
distribuzione più giuste e sostenibili.
Da sempre affascinata dai temi della sostenibilità, ho iniziato a interrogarmi su come
questa potesse essere applicata non solo alla sfera personale di noi consumatori, ma
anche al mondo dell’impresa. La scintilla che ha fatto nascere l’idea per questa tesi è
scattata durante la mia partecipazione alla fiera LetExpo 2024, un evento dedicato alla
logistica e alla transizione ecologica. Sebbene le aziende presenti non fossero
direttamente legate al settore del caffè (e la tematica della logistica non sia direttamente
collegata al mio elaborato), l’esperienza mi ha lasciato una domanda ben chiara in
mente: come si traduce, in termini concreti, la sostenibilità nell’organizzazione e nel
lavoro quotidiano di un’azienda?
Tra i tanti settori coinvolti in questa sfida, il caffè mi è sembrato particolarmente
emblematico non solo per la sua diffusione globale e la sua importanza a livello
economico, ma anche per l’impatto sociale che la sua produzione ha nei Paesi in via di
sviluppo. Nel 1988, nei Paesi Bassi, una piccola confezione di caffè fece il suo ingresso
sugli scaffali di alcuni supermercati, portando con sé una storia molto diversa dalle
altre: era il caffè “Max Havelaar”, il primo prodotto al mondo a riportare un’etichetta
Fairtrade. Quel nome, ispirato a un personaggio letterario che denunciava le ingiustizie
del colonialismo, non era stato scelto a caso: rappresentava una sfida al sistema
commerciale tradizionale e un segnale di speranza per migliaia di piccoli coltivatori in
America Latina. Fu un gesto simbolico, ma potente: per la prima volta, il consumatore
comune aveva la possibilità concreta di scegliere un prodotto che garantisse condizioni
più eque ai produttori. Quel semplice pacchetto di caffè segnò l’inizio di un movimento
globale, capace di mettere in discussione le dinamiche del commercio internazionale.
4
In questo contesto, il fair trade (o commercio equo e solidale) si propone come
un’alternativa etica, volta a garantire condizioni di lavoro dignitose, prezzi equi e
rispetto dell’ambiente. Nello specifico, il quesito che mi sono posta è: il fair trade
conviene davvero? E, soprattutto, che impatto ha sulle imprese che decidono di
adottarlo?
Questa tesi si propone di rispondere a tali interrogativi attraverso un’analisi
comparata dell’impatto del commercio equo e solidale su tre imprese italiane del settore
del caffè, ciascuna caratterizzata da un differente livello di adesione a questo modello:
Altromercato, realtà interamente fair trade; Caffè Haiti Roma, che integra principi
equosolidali nella propria strategia aziendale; e Caffè Roen, che ha scelto di non aderire
al circuito. Lo scopo non è quello di giudicare, ma di comprendere: osservare da vicino
come il fair trade incida su aspetti concreti come la struttura della filiera, le
performance economiche, il posizionamento di mercato e la percezione del marchio da
parte dei consumatori.
La tesi è articolata in quattro capitoli. Il primo capitolo introduce il concetto di fair
trade, analizzandone i principi, l’evoluzione storica, i marchi di certificazione, i prodotti
e le dinamiche di consumo. Il secondo capitolo si concentra sul mercato globale del
caffè, fornendo una panoramica della struttura produttiva, delle principali tendenze e dei
modelli di sostenibilità, con un confronto tra filiere fair trade e non-fair trade. Il terzo
capitolo presenta i tre casi studio oggetto dell’analisi, esplorando le caratteristiche delle
imprese, l’organizzazione della filiera, le performance economiche e la percezione del
marchio. Infine, il quarto capitolo propone un’analisi comparativa dei dati raccolti,
accompagnata da riflessioni teoriche e considerazioni gestionali utili per le imprese del
settore.
Per quanto riguarda la metodologia, l’indagine si è basata su un approccio
qualitativo, con il supporto di dati quantitativi laddove disponibili. Sono state realizzate
interviste semi-strutturate con referenti delle tre aziende coinvolte, utilizzando un
questionario suddiviso per aree tematiche (filiera, performance economiche, immagine
del marchio). Le informazioni ottenute sono state analizzate in chiave comparativa,
integrandole con dati secondari e riferimenti teorici emersi nei primi due capitoli.
Ciò che emerge è un quadro articolato, in cui il fair trade può rappresentare
un’opportunità concreta per creare valore, ma anche una sfida complessa da integrare in
5
un contesto competitivo. Sebbene le conclusioni definitive siano affidate all’ultima
parte del lavoro, posso anticipare che i principi del commercio equo, se integrati con
coerenza e strategia, possono costituire un biglietto da visita vincente per le aziende che
scelgono di adottarli. Ma non tutte le aziende che non vi aderiscono sono destinate a
rimanere indietro: alcune sorprendono con risultati che mettono in discussione le
certezze più consolidate sul valore del fair trade.
6
CAPITOLO 1
FAIR TRADE: DAI PRINCIPI ALLA COMMERCIALIZZAZIONE
1.1 Definizione e principi del fair trade
“Trade justice is a truly meaningful way for developed countries to show commitment
to bringing about an end to poverty... Sometimes it falls on a generation to be great. You
can be that great generation. Let your generation blossom.” (Nelson Mandela).
Il commercio è una presenza molto antica che ha avuto un ruolo cruciale nella storia
delle nostre società e delle nostre economie, e la sua importanza è cresciuta in modo
esponenziale a partire dal XIX secolo. Tuttavia, tale crescita ha generato anche impatti
negativi, poiché i benefici ad essa connessi non sono stati distribuiti equamente. Al
contrario, le politiche finalizzate all’imperialismo, il colonialismo, il razzismo e, più di
recente, il neoliberismo hanno sfruttato il commercio a vantaggio dei ceti più abbienti,
aumentando quindi le disuguaglianze e trasformando le persone vulnerabili in risorse
per coloro che già godono di notevoli privilegi.
Al giorno d’oggi, il commercio rappresenta una delle sfide globali più significative.
Da un lato, infatti, può contribuire alla prosperità, ma, dall’altro, risulta essere
strumentalizzato per rinforzare il controllo esercitato da un numero sempre più ristretto
di persone sui meccanismi delle economie e sulle decisioni adottate a livello politico,
avvicinando di conseguenza le popolazioni alle catastrofi climatiche ed emarginando le
persone più vulnerabili del pianeta.
Nonostante i diffusi elogi per i benefici economici del commercio, si è discusso
molto poco delle disuguaglianze e della struttura di potere dominante. Pertanto, la
questione non riguarda più semplicemente il commercio, bensì la definizione di un
commercio equo e la messa in atto di una società basata su una giustizia commerciale
che coinvolga tutto il mondo ed i singoli stati nazionali.
Il movimento fair trade, a tal proposito, veicola una visione del mondo nel quale la
giustizia, l’equità e lo sviluppo sostenibile sono al centro delle strutture e delle pratiche
commerciali affinché tutti, attraverso il proprio lavoro, possano mantenere un tenore di
vita dignitoso e sviluppare appieno il proprio potenziale umano.
7
Secondo la carta italiana dei criteri del commercio equo e solidale, stipulata nel 2005
dalle principali organizzazioni di fair trade italiane, il commercio equo e solidale
“promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone
e per l’ambiente, attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei
1
consumatori, l’educazione, l’informazione e l’azione politica.” L’obiettivo primario è
quello di offrire l’opportunità ai produttori più svantaggiati dei paesi in via di sviluppo
di uscire da una condizione di povertà creando un accesso al mercato globale a
condizioni economiche vantaggiose, piuttosto che sfruttatrici. In breve, il fair trade
opera diversamente dal modello commerciale convenzionale differenziandosi dal
normale rapporto fornitore-acquirente ‘transazionale’ che fa parte del libero scambio,
dove l’obiettivo è quello di massimizzare i profitti per l'acquirente stabilendo uno
squilibrio di potere a favore di quest’ultimo. Il commercio equo, invece, mira a fissare i
prezzi del produttore ad un livello che gli permette non solo di ottenere un tenore di vita
di base, ma anche di incentivare e raggiungere lo sviluppo economico. L'accento viene
posto sui produttori e sulla garanzia che siano trattati in modo equo, in modo che
possano sfuggire alla povertà e sviluppare le loro comunità, piuttosto che cercare di
ottenere il miglior affare per gli acquirenti. Poiché alcune economie sono notevolmente
più forti di altre, la concorrenza è sleale, di conseguenza ‘libero scambio’ è sinonimo di
‘commercio sleale’ per i paesi poveri con economie più deboli.
Le principali reti globali del movimento fair trade hanno concordato la seguente
definizione di Commercio Equo e Solidale nel 2001:
“Il Fair Trade è una partnership commerciale basata sul dialogo, la trasparenza e il
rispetto, che mira a una maggiore equità nel commercio internazionale. Contribuisce
allo sviluppo sostenibile offrendo condizioni commerciali migliori e garantendo i diritti
dei produttori e dei lavoratori emarginati, soprattutto nel Sud del mondo. Le
organizzazioni del Fair Trade, sostenute dai consumatori, sono attivamente impegnate
nel supporto ai produttori, nella sensibilizzazione e nella promozione di cambiamenti
2
nelle regole e nelle pratiche del commercio internazionale convenzionale.”
1 EQUO GARANTITO, “Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale”, Art.1, cit., 2018
2 WTFO, Fairtrade International, “The international faitrade charter”, pag. 11, 2018 (traduzione
dell’autore) 8
Andando più nello specifico, si cercherà ora di approfondire il concetto di
commercio equo e solidale descrivendone i valori, gli obiettivi e presentando i principali
attori di tale movimento.
Il WTFO (Word Fair T
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Sociologia dei Processi Economici, prof. Mostaccio, libro consigliato Fair Trade: La Sfida Etica al…
-
Contabilità e bilancio - fair value
-
Economia e gestione delle imprese - analisi dell’azienda “Gugliemo caffè”
-
Appunti esame Politica comparata, prof. Venturino, Politica comparata, comparazione, democratizzazione e le tre ond…