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la possibilità di utilizzare con immediatezza le informazioni offerte dal

-

bilancio per assumere decisioni di investimento o di disinvestimento;

la trasparenza sull’andamento delle imprese e dei risultati della

-

gestione;

la comparabilità delle informazioni disponibili dalla lettura del bilancio.

-

Il criterio del fair value risponde in modo particolarmente efficiente a quasi tutte le

aspettative di mercato. In particolare, tale valutazione consente di ottenere la misura del

flusso di reddito coerente con un patrimonio valutato secondo il sistema di prezzi relativi in

cui l’impresa si trova ad operare alla data del bilancio.

La valutazione al fair value consente inoltre di apprezzare la qualità della gestione

degli amministratori, valutando, tra l’altro, se e in che misura, gli stessi amministratori

sappiano cogliere le opportunità finanziarie espresse dal mercato in termini di capacità di

sfruttare l’andamento dei prezzi, dei tassi di cambio e dei tassi d’interesse .

4

La necessità di impiegare anche nei bilanci comunitari un principio valutativo sorto

in ambiente anglosassone deriva soprattutto dal crescente sviluppo ed impiego di

strumenti finanziari innovativi e dall’inadeguatezza delle tradizionali modalità di valutazione

a rappresentare le grandezze di capitale e il reddito di periodo.

Il ruolo specifico che il criterio del fair value viene ad assumere nel sistema

dell’ordinamento contabile europeo è dunque lo stesso che, nel contesto tradizionale, era

proprio del criterio del costo storico, con il quale esso compete e sul quale esso tende oggi

a prevalere: si tratta cioè di un criterio di valutazione, subordinato alla clausola generale

della chiarezza, verità e correttezza della rappresentazione della situazione patrimoniale e

finanziaria della società, nonché del risultato economico dell’esercizio (true and fair view) e

agli stessi principi di redazione del bilancio.

. Significato.

1.2 Il

ricorso al fair value, nonostante la recente diffusione, è stato proposto agli inizi degli anni

settanta.

4 ROSATI A., Il recepimento dei principi contabili internazionali: impatti sulla normativa per la regolamentazione dei

mercati, intervento al convegno:” L’adozione dei principi contabili internazionali e il bilancio delle banche: il progetto IAS-

ABI”, Roma, 28 ottobre 2002.

Un primo riferimento è ravvisabile nello statement n. 4 dell’Accounting Principles

Board dell’A.I.C.P.A. , che lo definisce come “l’importo di denaro da scambiare se le attività

5

fossero ricevute in transazioni monetarie, oppure la misura approssimativa dei prezzi di

scambio in trasferimenti nei quali il denaro o suoi equivalenti risultino assenti.”

In base a tale definizione, l’impiego del criterio del fair value è limitato alle seguenti

ipotesi: scambio di risorse non monetarie tra entità diverse, a condizioni di

-

reciprocità o meno (per es. donazioni, eredità, contributi in natura);

acquisto di un insieme di attività con valutazione di sintesi. In questo

-

caso, il prezzo pagato esprime il valore totale dell’oggetto complesso

della transazione e il fair value è utilizzato per trasformare il prezzo

unitario nei valori delle singole attività;

acquisizione di azienda mediante emissione di titoli azionari;

- aumento di capitale effettuato mediante apporti in natura.

-

Emerge, pertanto, il ruolo sussidiario ed eventuale del criterio del fair value,

associato soltanto a situazioni prive di misurazione monetaria diretta.

In pratica, esso è considerato applicabile solo dove lo scambio di beni o servizi

avvenga, ma questi ultimi non siano misurabili monetariamente.

La definizione data di fair value presuppone la sua coincidenza con il valore di

mercato. Inoltre, emerge come il criterio risulti prerogativa delle sole attività e non sia

prevista alcuna estensione alle passività.

Le caratteristiche evidenziate si riscontrano anche in successive posizioni dell’

A.I.C.P.A., nelle quali cominciano ad emergere alcune novità:

il possibile ricorso per la sua determinazione a criteri alternativi

-

rispetto al valore di mercato;

il riconoscimento, in alcuni casi, di utili o perdite derivanti da uno

-

scambio non monetario;

5 L’ acronimo A.I.C.P.A. sta per “American Institute of Certified Public Accountants”. Si tratta dell’organizzazione

professionale nazionale dei Dottori Commercialisti (CPA) negli Stati Uniti, fondata nel 1887.

il ricorso al fair value non risulta più circoscritto alle sole attività, ma

-

viene esteso anche alle passività.

Il fair value assume un ruolo assai rilevante nell’ambito dei principi contabili

internazionali. Esso è un concetto sostanzialmente nuovo per il nostro Paese.

La tendenza in atto di abbandonare progressivamente il modello contabile basato

sul costo storico per adottare quello del fair value ne impone un’attenta analisi.

Un primo passo da compiere è quello di inquadrare tale termine dal punto di vista

concettuale.

L’espressione fair value è caratterizzata da un significato tutt’altro che univoco; essa

è infatti suscettibile di interpretazioni e traduzioni discordanti. A ciò si aggiunge il fatto che

il criterio del fair value è ancora in evoluzione e, pertanto, il suo concetto è dinamico e

suscettibile di ulteriori sviluppi.

Si considerano di seguito alcune delle numerose definizioni di cui il termine fair

value è stato oggetto.

La definizione fornita dallo IASB qualifica il fair value: “ the amount for which an

asset could be exchanged or a liability settled, between knowledgeable, willing parties in

an arm’s length transaction”, traducibile con : “il corrispettivo al quale un’attività potrebbe

essere scambiata , o una passività estinta, in una libera transazione tra parti consapevoli e

disponibili”.

All’interno di tale definizione possono essere individuati alcuni elementi significativi:

L’espressione “could be exchanged” associa il fair value ad un’ipotesi

-

di scambio secondo ben definite condizioni. Non è un prezzo formatosi in

seguito a effettive contrattazioni di mercato, quanto piuttosto un valore di

riferimento su cui possono convergere tanto i potenziali acquirenti quanto

i possibili venditori. E’ un potenziale valore di un elemento

patrimoniale considerando sia le condizioni favorevoli sia quelle

sfavorevoli.

Il fair value è utilizzabile per valutare non solo le attività ma anche le

-

passività.

La valutazione deve tener presente che l’operazione avvenga tra

-

soggetti intenzionati (willing), ovvero motivati ma non costretti a

concludere la transazione. L’impiego del fair value presuppone, inoltre, la

continuità aziendale e l’assenza di situazioni di squilibrio economico-

finanziario che possono costringere l’impresa a vendite forzate.

Le parti sono consapevoli (knowledgeable), cioè dispongono di

-

informazioni sufficienti in relazione alle condizioni e alle caratteristiche

dell’oggetto della transazione, ai suoi impieghi effettivi e potenziali e alla

situazione del mercato alla data della valutazione.

Ultimo elemento distintivo del fair value è dato dal fatto che esso deve

-

essere individuato con riferimento ad una “arm’s length transaction”, cioè

ad un prezzo che scaturisca da un’operazione fra terzi in regime di libera

concorrenza e quindi tra parti indipendenti.

Il fair value, pertanto, risponde alle seguenti caratteristiche:

l’autonomia delle parti contrattuali;

- l’assenza di asimmetrie informative;

- la razionalità degli operatori economici;

- la “normalità” della transazione.

-

In definitiva, il fair value è un parametro di riferimento che tende ad essere neutrale,

nella valutazione di un’attività o di una passività, in quanto finisce per rappresentare il

potenziale valore di un componente patrimoniale di un’impresa, determinato tenendo

conto, sia delle condizioni di mercato, sia delle caratteristiche specifiche del singolo bene

al momento della valutazione.

Nella definizione di fair value , fornita dallo IASB, si individuano gli elementi

fondamentali del consenso e della consapevolezza delle parti, nonché quello della piena

libertà della contrattazione, cioè la mancanza di vincoli che obblighino o forzino i soggetti a

concludere l’operazione.

Dietro a tale definizione si intravede una vera e propria “rivoluzione” dei criteri di

valutazione alla base della redazione del bilancio di esercizio e del bilancio consolidato.

Per la prima volta, si mette in discussione la supremazia del principio del costo

storico quale riferimento assoluto per la valorizzazione delle poste di bilancio.

In Italia, il termine fair value, contenuto nelle direttive comunitarie 65/2001/CEE e

51/2003/CEE, viene spesso tradotto con l’espressione, piuttosto generica, di “valore

equo”, sebbene quest’ultima non sia in grado di esprimere in modo esaustivo il significato

del termine.

Alcuni studiosi italiani hanno dato il loro contributo nel tradurre al meglio tale

espressione. Fra questi, ricordiamo:

Pizzo, che interpreta il fair value nel senso di “valore adeguato,

-

capace cioè di esprimere, senza privilegiare particolari classi di

stakeholders ed in maniera tendenzialmente oggettiva e verificabile, il

potenziale valore di un componente del patrimonio, tenendo conto, sia

delle condizioni di mercato, sia delle caratteristiche specifiche del singolo

bene nel momento e nelle condizioni assunti a riferimento per la sua

valutazione” .

6

Diversa è l’interpretazione offerta da Guatri e Bini, secondo i quali la

-

traduzione più corretta di fair value è “valore corrente e convenzionale”,

mentre l’espressione “valore equo” non avrebbe nulla a che fare con una

quantità convenzionale quale è appunto il fair value degli IAS. Secondo

gli autori, il grande cambiamento apportato dagli IAS consiste

nell’esprimere il bilancio a valori correnti, anziché a costi storici .

7

Un’altra interessante interpretazione del concetto è quella fornita da

-

Rossi, che definisce il fair value “il valore assegnabile a un elemento del

capitale di funzionamento sulla base di uno scambio potenziale,

caratterizzato da condizioni di neutralità, trasparenza e normalità” . La

8

definizione fornita dall’autore riassume tutte le condizioni richieste dallo

IASB. Infatti, il requisito della neutralità implica che le parti contraenti

agiscano in modo indipendente e siano intenzionate e motivate a porre in

essere la transazione, ma non vi siano costrette; inoltre, devono godere

6 PIZZO M., Il “Fair Value” nel bilancio d’esercizio, Padova, Cedam, 2000, pp.10-11.

7 GUATRI L. e BINI M., Una “convenzione” chiamata fair value, Il Sole 24 Ore, Milano, 3 dicembre 2004.

8 ROSSI C., Il concetto di fair value e la valutazione degli strumenti finanziari, Milano, Giuffré, 2003, pp. 4-5.

della stessa forza contrattuale, in modo che la transazione non risulti

influenzata né dalla posizione soggettiva dell’acquirente, né da quella del

venditore. Per quanto riguarda la trasparenza, è necessario che le parti

siano adeguatamente informate sullo stato del mercato e sulle

caratteristiche specifiche del bene oggetto di transazione, cosicché il

valore di quest’ultima rifletta le condizioni economiche in essere al

momento dello scambio. Le condizioni di normalità, infine, vanno riferite

sia alle caratteristiche del mercato, che non deve essere inficiato da

elementi distorsivi, sia alle condizioni soggettive dell’azienda i cui beni

sono oggetto di valutazione.

Considerata la pluralità di significati attribuibili al concetto di fair value, non è facile

giungere ad una traduzione univoca dell’espressione, capace di esplicitarne tecnicamente

i caratteri fondamentali. Per questo motivo, spesso si tende a impiegare il termine

lasciandolo nella sua lingua originale. Ad es. il D.Lgs. n. 394 del 30/12/2003 (che

recepisce in Italia la Direttiva 65/2001/CEE), utilizza direttamente l’espressione inglese,

senza proporre alcuna traduzione.

Tra le varie interpretazioni e traduzioni che sono state attribuite al termine fair value

possiamo ricordare: “valore corretto”. Tale traduzione è da scartare , in quanto

-

implicherebbe che tutti gli altri criteri valutativi siano scorretti e quindi,

contrasta con la determinazione stessa del fair value, che non esclude il

ricorso ad una pluralità di criteri alternativi. Ciò conferma il carattere

relativo del concetto di fair value e la scarsa significatività di definizioni

che facciano riferimento a condizioni di certezza, correttezza, ecc.;

“valore coerente o congruo” (con i principi contabili e giuridici). In

-

assenza di principi contabili cui uniformarsi, nel fair value è presente una

discrezionalità del valutatore che non si adatta alla natura convenzionale

dei principi contabili;

“valore non fuorviante” ovvero capace di soddisfare le ragionevoli

-

attese conoscitive del lettore di bilancio;

“valore neutrale o privo di distorsioni”. In pratica, l’adozione del criterio

-

dipende dall’assenza di fattori distorsivi, circostanza di difficile riscontro

pratico. In particolare, il termine “neutrale” implica la mancanza di

condizioni preferenziali nei confronti di alcuni soggetti o classi di

stakeholders, nonché l’estraneità da politiche di bilancio volte alla

manipolazione del risultato di esercizio;

“valore corrente o di mercato”. Si tratta del valore di realizzazione

-

desumibile da prezzi e quotazioni espressi su mercati attivi, stabili ed

efficienti. In tale ipotesi, possono sorgere difficoltà nel caso in cui non sia

disponibile un mercato con le caratteristiche suddette e comunque ne

consegue un’eccessiva volatilità e instabilità del valore.

Volendo giungere ad una sintesi di tutte queste definizioni, al fine di considerarne le

diverse caratteristiche, potremmo definire il fair value come: un valore corrente,

determinato in relazione alle condizioni del mercato, non influenzato dalla capacità di

negoziazione di alcuna delle parti e capace di esprimere il potenziale valore di un

elemento patrimoniale .

9

La definizione generale di fair value, data dallo IAS 32, si riferisce principalmente

alle “attività” del bilancio, suscettibili di essere “scambiate” e pertanto, il fair value è

rappresentato da un “corrispettivo”.

Allo stesso tempo, però, la definizione fa riferimento anche alle “passività”, il cui fair

value non è più identificabile in un corrispettivo dello scambio, ma nel corrispettivo al quale

la passività può essere “estinta”.

La definizione di fair value richiede che si ipotizzi uno scambio fra parti

“consapevoli”, ovvero che si identifichino un acquirente e un venditore informati. Pertanto,

nella determinazione del fair value, è necessario fare riferimento a parti che dispongono di

un’informazione accurata, cioè corrispondente ai requisiti di professionalità e diligenza.

Oltre che “consapevoli” le parti dell’ipotetico scambio che dovrebbe avvenire al fair

value, devono essere anche “disponibili”, cioè presenti all’operazione e ugualmente

propense allo scambio. Inoltre, nessuna delle parti deve essere in posizione di dipendenza

economica dall’altra.

9 CONFALONIERI M., Alcune riflessioni sul fair value, “Rivista Italiana di Ragioneria e di Economia Aziendale”, 2009,

pp. 412-413.

In ogni caso, i due termini “consapevoli” e “disponibili”, messi insieme, fanno capire

chiaramente che l’ipotetico scambio dal quale scaturisce il fair value è uno scambio tra

uguali e dunque uno scambio connotato dal carattere della libertà .

10

In sintesi, possiamo dire che il fair value è un valore basato sull’incontro volontario e

non forzato delle controparti, che dispongono di sufficienti informazioni in merito alle

caratteristiche della transazione.

Il fair value presuppone dunque l’esistenza e l’incontro tra operatori informati e

autonomi che volontariamente decidono di giungere ad una transazione sulla base delle

note condizioni di mercato. Si tratta, pertanto, di un valore esprimente il risultato di

operazioni negoziate sul mercato in condizioni di normalità e postulando l’assenza di

asimmetrie informative tra le parti negoziatrici. Per quanto riguarda l’applicazione del

criterio del fair value, in alcuni casi è consentita “in alternativa” al criterio del costo (IAS

16); in altri casi, viene riconosciuta alle imprese la possibilità di scegliere “se fare uso della

contabilizzazione al fair value oppure utilizzare la contabilizzazione al costo” (IAS 40); in

altri casi ancora, l’utilizzo del fair value è obbligatorio (IAS 39).

Nel mese di maggio 2011 lo IASB ha emesso l’IFRS 13 “Fair Value measurement”

11

nel quale si presenta una nuova definizione di fair value. Il principio, che entrerà in vigore

obbligatoriamente dal 1° gennaio 2013, è frutto di un lungo processo di convergenza tra lo

IASB e gli standard statunitensi. Esso propone una misurazione omogenea del fair value

per tutte le poste contabili oggetto di valutazione e definisce il contenuto dell’informativa

minima necessaria .

12

L’IFRS 13 definisce il fair value come “il prezzo che dovrebbe essere ricevuto per

vendere un’attività o che dovrebbe essere corrisposto per estinguere una passività in una

transazione normale tra partecipanti al mercato alla data della valutazione”.

In base a tale definizione ne consegue che:

il fair value è determinato sulla base dei valori di mercato, ma se, in

-

taluni casi, le informazioni sul valore di mercato non sono disponibili

10 Ne è una conferma il riferimento esplicito ad una libera transazione, richiamato dalla definizione proposta dallo IASB.

11 L’acronimo IFRS significa INTERNATIONAL FINANCIAL REPORTING STANDARDS.

12 Cfr. ROMOLINI A., Definizione del Fair Value ed elementi costitutivi, “Guida alla Contabilità & Bilancio”, Milano, 2012,

n. 6, p. 53. (come, ad esempio, nella circostanza di mercato inattivo), è necessario

ricorrere a tecniche di valutazione;

le attività e le passività, cui fa riferimento la definizione di fair value,

-

devono essere osservate in base alle caratteristiche rilevanti ai fini della

fissazione del prezzo per i soggetti che partecipano al mercato. Si

dovranno, quindi, considerare le condizioni, la localizzazione, le eventuali

limitazioni o restrizioni all’uso o alla vendita;

la definizione di fair value presuppone che la transazione avvenga nel

-

mercato principale, cioè quello in cui l’impresa effettua normalmente le

proprie transazioni;

i partecipanti al mercato rappresentano coloro che, nelle condizioni di

-

indipendenza reciproca e d’informazione, sono in grado di utilizzare il

mercato principale per realizzare una transazione senza essere a ciò

costretti. Nella valutazione al fair value, quindi, è necessario identificare i

possibili acquirenti o venditori, considerando le caratteristiche dell’attività

o della passività da scambiare e quelle del mercato principale;

la “normalità” di una transazione è definita da condizioni di mercato

-

praticate in circostanze non anomale.

Infine, l’IFRS 13 stabilisce che, se alla data di effettuazione della transazione non vi

sono prezzi osservabili, si deve comunque ipotizzare che la transazione avvenga a quella

data.

. L’ingresso del Fair Value nel quadro normativo comunitario e nazionale.

1.3 L’avvento del fair value, negli ultimi anni, è stato testimoniato da emanazioni

normative su scala comunitaria e nazionale.

In primo luogo, la Direttiva comunitaria sugli strumenti finanziari, Direttiva

65/2001/CEE, meglio nota come Direttiva “Fair Value” del 27/09/2001, ha disposto la

modifica delle Direttive 660/78/CEE, (IV direttiva CEE sui conti annuali delle società non

finanziarie), 349/83/CEE (VII direttiva CEE sui conti consolidati delle società non

finanziarie) e 635/86/CEE (in materia di conti annuali e consolidati delle banche e degli

altri istituti finanziari).Tale direttiva ha previsto esplicitamente l’iscrizione in bilancio, non

più al costo storico, ma al fair value, tradotto in “valore equo”, degli strumenti finanziari

detenuti a scopo di negoziazione e disponibili per la vendita, compresi gli strumenti

finanziari derivati. Ciò in ottemperanza al principio contabile internazionale IAS 39, che

disciplina la rilevazione e valutazione degli strumenti finanziari .

13

La principale modifica introdotta dalla Direttiva 65/2001/CEE, in tema di bilancio di

esercizio, è rappresentata dall’inserimento nella Direttiva 660/78/CEE della nuova sezione

7-bis, denominata “valutazione al valore equo”. Tale nuova sezione disciplina i seguenti

aspetti: ambito di applicazione del fair value;

- determinazione del valore equo;

- iscrizione in bilancio delle variazioni di valore originate dalla

-

valutazione al valore equo;

informazioni da fornire nella nota integrativa e nella relazione sulla

-

gestione.

Per quanto riguarda l’ambito di applicazione del valore equo, il nuovo art. 42-bis

della Direttiva 660/78/CEE stabilisce che: “gli Stati membri autorizzano, o impongono, per

tutte le società o per talune categorie di società, la valutazione al valore equo degli

strumenti finanziari, compresi gli strumenti finanziari derivati”.

Sono considerati strumenti finanziari derivati anche quelli collegati a merci che

conferiscono all’una o all’altra parte contraente il diritto di procedere alla liquidazione del

contratto per contanti o mediante altri strumenti finanziari.

13 Ricordiamo che lo IAS 39 precisa che le attività finanziarie possedute per essere negoziate sono acquisite con lo

scopo di generare un profitto dalle fluttuazioni a breve termine. Le attività finanziarie disponibili per la vendita, invece,

sono investimenti che, seppure non posseduti fino alla scadenza, si differenziano dalle attività possedute per essere

negoziate.Il fair value, nell’ambito degli strumenti finanziari, si applica soltanto nella valutazione delle attività finanziarie

detenute a scopo di negoziazione e di quelle disponibili per la vendita, cioè le attività finanziarie che fanno parte del

capitale circolante, mentre non si applica alle attività finanziarie immobilizzate. Lo IASB ha più volte ribadito che la

valutazione al fair value è la sola che consente sufficiente trasparenza nella valutazione in bilancio degli strumenti

finanziari, mentre la valutazione al costo non soddisfa tale esigenza, in quanto non consente di evidenziare la

performance dell’impresa.

La Direttiva 65/2001/CEE non definisce gli strumenti finanziari, né gli strumenti

finanziari derivati, pertanto, si ricorre alle definizioni fornite dai principi contabili

internazionali.

Le attività e le passività finanziarie escluse dall’applicazione del valore equo sono:

gli strumenti finanziari non derivati detenuti fino a scadenza (held to

-

maturity instruments);

i prestiti e i crediti originati dalla società e non detenuti a scopo di

-

negoziazione;

le partecipazioni in imprese controllate, collegate e joint venture;

- le azioni proprie e i titoli di capitale (quote, azioni) emessi dalle

-

società;

altri strumenti finanziari.

-

Per ciò che concerne le passività finanziarie, il fair value si applica solo:

alle passività che sono detenute come elementi del portafoglio di

-

negoziazione;

alle passività che sono strumenti finanziari derivati.

-

Gli strumenti finanziari ai quali non può essere applicata la valutazione al fair value

vengono valutati secondo i criteri attualmente previsti, a seconda che si tratti di attività o di

passività finanziarie .

14

Quanto alla determinazione del valore equo, il nuovo art. 42-ter della Direttiva

660/78/CEE afferma che “il valore equo di cui all’art. 42-bis è determinato con riferimento:

al valore di mercato, per gli strumenti finanziari per i quali è possibile

-

individuare facilmente un mercato affidabile; qualora il valore di mercato

14 Secondo lo IAS 39, che disciplina la rilevazione e valutazione degli strumenti finanziari, uno strumento finanziario è:

“un qualsiasi contratto che dia origine a un’attività finanziaria per un’impresa e a una passività finanziaria o a uno

strumento rappresentativo di capitale per un’altra impresa”. Per strumento finanziario derivato, s’intende “uno strumento

finanziario:

- Il cui valore cambia in relazione ai cambiamenti che si verificano ad un prestabilito tasso di interesse ,

prezzo di un titolo, prezzo di una merce, tasso di cambio in valuta estera, indice di prezzi o di tassi;

- che richiede che non vi sia alcun investimento netto iniziale o un minimo investimento netto iniziale

relativo ad altre tipologie di contratti che hanno una simile reazione a cambiamenti delle condizioni di

mercato;

- che sarà regolato in data futura”.

non sia facilmente individuabile per uno strumento, ma possa essere

individuato per i suoi componenti o per uno strumento analogo, il valore di

mercato può essere derivato da quello dei suoi componenti o dello

strumento analogo;

al valore che risulta da modelli e tecniche di valutazione generalmente

-

accettati, per gli strumenti per i quali non sia possibile individuare

facilmente un mercato affidabile; questi modelli e tecniche di valutazione

devono assicurare una ragionevole approssimazione al valore di

mercato”.

Gli strumenti finanziari, per i quali non è possibile la valutazione in modo affidabile

al fair value, sono valutati al costo.

Di notevole interesse si rivela il trattamento contabile delle variazioni di valore

derivanti dal raffronto tra il fair value dello strumento alla fine del periodo e il valore al

quale tale strumento risultava in sede di iscrizione in contabilità.

Il nuovo art. 42-quater stabilisce che: “se uno strumento finanziario è

valutato a norma dell’art. 42-ter (valore equo), le variazioni di valore sono incluse

nel conto economico. Tuttavia, tali variazioni sono imputate direttamente al

patrimonio netto, in una riserva intestata al valore equo, qualora:

lo strumento oggetto di valutazione sia uno strumento di copertura

-

nell’ambito di un sistema contabile di copertura che consente di non

iscrivere nel conto economico la totalità o parte della variazione di valore;

la modifica del valore si riferisca a una differenza di cambio su un

-

elemento monetario che è parte di un investimento netto della società in

un’entità estera”.

La Direttiva 65/2001/CEE, recependo lo IAS 39, obbliga a fornire una dettagliata

informazione nella nota integrativa e nella relazione sulla gestione, qualora sia stato

impiegato il fair value nella valutazione degli strumenti finanziari.

In particolare, la nota integrativa, in base a tale direttiva, deve riportare i principi su

cui si basano i modelli e le tecniche di valutazione applicati. Inoltre, per ogni categoria di

strumenti finanziari, devono essere fornite informazioni relative al valore equo e alle

relative variazioni iscritte nel conto economico o imputate nell’apposita riserva intestata al

valore equo.

La Direttiva 65/2001/CEE è stata parzialmente recepita, in Italia, nel D.Lgs. n. 394

del 30/12/2003.

Se la Direttiva suddetta ha introdotto per la prima volta il criterio del fair value nel

quadro della disciplina in materia di redazione dei bilanci ordinari e consolidati europei, è

con il Regolamento comunitario 1606/2002 che l’approccio alla Fair Value Accounting è

15

ufficialmente entrato a far parte dei criteri di valutazione che contraddistinguono il sistema

normativo comunitario.

Tale regolamento ha previsto l’applicazione dei principi contabili internazionali e ha

obbligato tutte le società dell’UE, quotate in un mercato regolamentato, di redigere, al più

tardi a partire dal 2005, il bilancio consolidato conformemente agli IAS.

E’ stata prevista una proroga al 2007 per:

le imprese che redigono i bilanci in base a principi contabili riconosciuti

-

in ambito internazionale (il riferimento è, in particolare, ai principi

statunitensi, gli Us Gaap);

le imprese i cui titoli di debito sono quotati unicamente in un mercato

-

regolamentato di un qualsiasi Stato membro.

Il Regolamento 1606/2002/CEE ha come obiettivo l’adozione dei principi contabili

internazionali nell’UE, allo scopo di armonizzare l’informazione finanziaria presentata dalle

società europee, con l’intento di garantire un elevato livello di trasparenza e comparabilità

dei bilanci .

16

15 Ricordiamo che il Regolamento in questione ha stabilito che: “Gli Stati membri devono obbligare le società i cui titoli

sono negoziati in un mercato pubblico e quelle che si preparano a chiedere l’ammissione alla negoziazione dei loro titoli

a redigere i conti consolidati conformemente ai principi contabili internazionali. Gli Stati membri possono consentire o

prescrivere:

- alle società con titoli negoziati, di cui al punto precedente, di redigere i conti annuali (bilanci di esercizio

non consolidati) in conformità ai principi contabili internazionali;

- alle società i cui titoli non sono quotati di redigere i conti consolidati e/o i conti annuali nel rispetto dei

principi contabili internazionali; lo stesso discorso vale per le banche e le assicurazioni quotate e non

quotate”.

16 Tale Regolamento consente l’adozione dei principi contabili internazionali solo se:

- non sono contrari al principio comunitario in base al quale il bilancio deve fornire il quadro fedele della

situazione patrimoniale e finanziaria, nonché del risultato economico;

- rispondono ai criteri di comprensibilità, pertinenza, affidabilità e comparabilità.

Sebbene tale Regolamento non contenga specifici riferimenti alla valutazione

secondo il fair value, esso riconosce l’esistenza e il ruolo non secondario di questo criterio

valutativo, ammettendone l’utilizzo per la valutazione non soltanto degli strumenti

finanziari, ma anche delle altre poste per le quali i principi contabili internazionali lo

prevedono.

Successivamente, la Direttiva 51/2003/CEE ha conferito agli Stati membri la facoltà

di prescrivere o autorizzare l’utilizzo, anziché di un conto dei profitti e delle perdite, di un

rendiconto delle loro prestazioni nel quale siano appositamente evidenziati gli utili e le

perdite non realizzati, derivanti dall’applicazione del fair value.

Inoltre, tale Direttiva ha disposto l’impiego di questo criterio valutativo non solo per

gli strumenti finanziari, ma anche per altre categorie di attività (per es. gli investimenti

immobiliari, IAS 40, le attività agricole, IAS 41).

Con il D.Lgs. n.6 del 17/1/2003, di “Riforma organica della disciplina delle società di

capitali e società cooperative”, il legislatore ha espressamente riconosciuto che il criterio

del fair value possa essere adottato anche in sede di bilancio di esercizio per la

valutazione dell’avviamento di durata indefinita .

17

Particolare attenzione merita il D.Lgs. n. 394 del 30/12/2003, il quale, come già

detto, ha parzialmente recepito la Direttiva 65/2001/CEE, introducendo nel codice civile la

valutazione al fair value degli strumenti finanziari, con il nuovo art. 2427-bis, intitolato

“Informazioni relative al valore equo “fair value” degli strumenti finanziari” e ha aggiunto il

punto 6-bis al comma 2 dell’art. 2428, relativo alla relazione sulla gestione.

Il recepimento, operato dal Decreto Legislativo, è stato parziale, in quanto ha

interessato soltanto il bilancio di esercizio e consolidato delle imprese industriali e

commerciali, nonché delle banche e degli altri istituti finanziari, escludendo le imprese che

redigono il bilancio in forma abbreviata, per le quali non è previsto l’obbligo dell’informativa

riguardo al fair value degli strumenti finanziari.

17 Secondo l’impostazione dell’analisi anglosassone, l’avviamento si configura come un bene di durata indefinita, il

quale non va assoggettato al processo di ammortamento, ma semplicemente sottoposto a verifica annuale circa la

presenza di eventuali perdite di valore da iscrivere nel conto economico. Per quanto riguarda l’accertamento di perdite di

valore dell’avviamento, i principi contabili internazionali e, in particolare, lo IAS 36, predispongono il cosiddetto

“Impairment Test”, un procedimento che consiste nel calcolo del valore recuperabile dell’avviamento, attraverso

l’attualizzazione dei flussi di cassa futuri, con la conseguente effettuazione di svalutazioni delle immobilizzazioni qualora

il valore attuale netto dell’avviamento risulti inferiore al valore attualmente iscritto in bilancio. Tale verifica risponde

essenzialmente al principio della prudenza.

Nel 2005 il fair value è entrato definitivamente a far parte della disciplina del

bilancio, come nuovo criterio valutativo che sostituisce e/o si aggiunge al tradizionale

criterio del costo storico.

Il D.Lgs. n. 38 del 28 febbraio 2005 ha previsto restrizioni alla distribuzione degli

18

utili derivanti dalle valutazioni al fair value; infatti, tali utili devono essere accantonati in una

riserva indisponibile fino al momento del realizzo dello strumento finanziario che,

generalmente, avverrà con la cessione, oppure con l’ammortamento dell’attività oggetto

della rivalutazione. Lo stesso discorso vale per le riserve di patrimonio netto costituite e

movimentate direttamente in contropartita alla valutazione al fair value di strumenti

finanziari e altre attività .

19

Nel caso in cui gli utili di esercizio siano di importo inferiore a quello delle

plusvalenze, la riserva deve essere integrata, per la differenza, utilizzando le riserve di utili

disponibili, oppure, in mancanza, accantonando gli utili degli esercizi successivi.

Le riserve di patrimonio netto costituite con utili di esercizio accantonati in seguito

all’applicazione del fair value e quelle costituite direttamente con tale metodologia di

valutazione non sono disponibili per l’imputazione a capitale.

Infine, l’incremento patrimoniale dovuto all’iscrizione delle attività materiali al fair

value, quale alternativa al costo, è imputato a capitale o a una specifica riserva. Se tale

riserva è utilizzata a copertura di perdite, non possono essere distribuiti gli utili se la stessa

non è successivamente reintegrata o ridotta in misura corrispondente con apposita

delibera dell’assemblea straordinaria.

Il Fair Value nella prassi contabile internazionale e nazionale

1.4. .

Nei principi contabili internazionali il concetto di fair value si è gradualmente

affermato nel tempo, assumendo un ruolo sempre più rilevante nella valutazione delle

poste di bilancio; infatti, da semplice strumento informativo, in sede di redazione della nota

18 Tale decreto ha esteso l’ambito di applicazione del Regolamento comunitario 1606/2002 ai bilanci di esercizio e

consolidati delle società quotate, delle società emittenti gli strumenti finanziari diffusi fra il pubblico, delle banche, ai

bilanci consolidati delle assicurazioni quotate e non, nonché ai loro bilanci di esercizio, ma solo se non redigono il

bilancio consolidato e ad altre società diverse da quelle sopra elencate.

19 Si tratta della valutazione degli strumenti finanziari disponibili per la vendita, ma anche di altre attività (per es.

immobilizzazioni materiali valutate, in base allo IAS 16, utilizzando il “modello della rideterminazione”, ovvero rivalutate).

integrativa e della relazione sulla gestione, il criterio è stato introdotto nel processo di

valutazione, comportando significative variazioni della rappresentazione del capitale e del

reddito.

I campi maggiormente interessati all’applicazione del fair value sono quelli

finanziario e immobiliare, senza trascurare i prodotti agricoli, i beni intangibili e i beni

ricompresi in operazioni di fusione e acquisizione.

Nell’ambito della prassi contabile internazionale il fair value è utilizzato nella

valutazione: degli immobili, impianti e macchinari (IAS 16 – Property, plant and

- equipment) ;

20

delle immobilizzazioni immateriali (IAS 38 – Intangible assets) ;

21

- degli strumenti finanziari (IAS 32 – Financial Instruments: disclosure

-

and presentation; IAS 39 – Financial Instruments: recognition and

measurement; IFRS 7 e 9 – Financial Instruments) ;

22

degli immobili detenuti a scopo di investimento(IAS 40 – Investment

-

Property) ;

23

dei prodotti, delle attività agricole e dell’allevamento del bestiame (IAS

-

41 – Agricolture) ;

24

delle aggregazioni di imprese (IFRS 3 – Business combinations) ;

25

-

20 Successivamente alla rilevazione iniziale, gli immobili, gli impianti e i macchinari devono essere iscritti al fair value

(dedotti ammortamenti e perdite durevoli di valore). La rivalutazione deve essere effettuata per tutti gli elementi

appartenenti alla medesima classe di immobilizzazioni.

21 Dopo la rilevazione iniziale le immobilizzazioni immateriali devono essere iscritte al fair value (dedotti ammortamenti

e svalutazioni cumulate), ma solo se il Fair Value è determinato con riferimento ad un mercato attivo. La rivalutazione

deve essere effettuata per tutti gli elementi appartenenti alla medesima classe di immobilizzazioni, salvo che non esista

un mercato attivo.

22 Successivamente alla rilevazione iniziale devono essere valutati al fair value: i derivati non di copertura; le attività e

passività detenute con finalità di negoziazione; le attività disponibili per la vendita; le azioni in controllate e collegate

destinate alla vendita entro 12 mesi (salvo il caso in cui il Fair Value delle azioni non possa essere attendibilmente

determinato).

23 Gli immobili detenuti a scopo di investimento possono essere valutati al fair value.

24 Tutti i prodotti delle attività agricole e dell’allevamento del bestiame devono essere valutati al fair value (dedotti i costi

da sostenere fino alla vendita) e sempre che il fair value possa essere determinato in modo attendibile.

delle attività non correnti possedute per la vendita e la dismissione (IFRS

-

5) .

26

E’ importante sottolineare la discordanza tra la prassi contabile internazionale e

quella nazionale per quanto riguarda la valutazione delle immobilizzazioni materiali e

immateriali. Per quanto concerne le immobilizzazioni materiali, il codice civile e i principi

contabili nazionali stabiliscono come criterio generale di valutazione quello del costo .

27

A quest’unico criterio previsto dal codice civile, gli IAS contrappongono due diversi

metodi di valutazione:

il metodo del costo, in base al quale le immobilizzazioni materiali

-

vengono valutate al costo, ammortizzato durante la vita utile del bene, nel

caso in cui essa sia limitata nel tempo, ed eventualmente ridotto per tener

conto di perdite durevoli di valore;

il metodo della rideterminazione al fair value, in base al quale il valore delle

- immobilizzazioni materiali può essere rideterminato ogni anno tenendo conto

del loro valore di mercato.

La differenza sostanziale tra il codice civile e gli IAS sta nel fatto che il primo

prevede come unico criterio di valutazione ammissibile quello del costo, mentre i principi

25 L’IFRS 3 ha sostituito lo IAS 22, concernente le aggregazioni di imprese, che comprendono operazioni quali

acquisizioni, fusioni e conferimenti di rami d’azienda. Nella prima pubblicazione del 2004, l’IFRS 3 disponeva che tutte le

aggregazioni di imprese erano da contabilizzare con il metodo dell’acquisto (purchase method) e successivamente la

rideterminazione di tutti gli elementi al fair value. L’acquirente, pertanto, doveva rilevare le attività, le passività e le

passività potenziali identificabili del soggetto acquisito, ai relativi fair value alla data di acquisizione e rilevare, inoltre,

l’avviamento che, invece di essere ammortizzato, veniva successivamente sottoposto ad una verifica (Impairment Test)

per valutare la riduzione di valore.

Nel 2005, lo IASB ha stabilito una nuova versione dell’IFRS 3, introducendo il criterio del “full goodwill” nella

contabilizzazione delle acquisizioni di imprese. Tale criterio comporta l’iscrizione nel bilancio consolidato del soggetto

che acquisisce il controllo sia del goodwill di pertinenza di gruppo, sia di quello di terzi. Viene introdotto un nuovo

principio (l’acquisition method – metodo dell’acquisizione), per cui l’avviamento rappresenta la differenza fra il fair value

della società acquisita nella sua interezza e quello dei suoi assets (mentre secondo il purchase method l’avviamento è la

differenza tra il costo di acquisizione e il fair value delle attività nette acquisite).

26 Tali attività devono essere valutate al minore tra il valore contabile e il fair value, al netto dei costi di vendita.

27 L’art. 2426 c.c. e il principio contabile nazionale n. 16 stabiliscono che:

- “a) le immobilizzazioni sono iscritte al costo di acquisto o di produzione. Nel costo di acquisto si

computano anche i costi accessori. Il costo di produzione comprende tutti i costi direttamente imputabili al

prodotto. Può comprendere anche altri costi, per la quota ragionevolmente imputabile al prodotto, relativi

al periodo di fabbricazione e fino al momento dal quale il bene può essere utilizzato; con gli stessi criteri

possono essere aggiunti gli oneri relativi al finanziamento della fabbricazione, interna o presso terzi;

- b) il costo delle immobilizzazioni, materiali e immateriali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo deve

essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la loro residua possibilità di

utilizzazione;

- c) l’immobilizzazione che, alla data della chiusura dell’esercizio risulti durevolmente di valore inferiore a

quello determinato secondo i due punti precedenti, deve essere iscritta a tale minor valore; questo non

può essere mantenuto nei successivi bilanci se sono venuti meno i motivi della rettifica effettuata”.

internazionali (IAS 16), accanto al criterio del costo ammettono, ma non impongono,

anche la valutazione al fair value, che si configura, pertanto, come criterio aggiuntivo.

Riguardo alle immobilizzazioni immateriali, il discorso è analogo; infatti, il codice

civile e il principio contabile nazionale n. 24 prevedono come unico criterio di valutazione

quello del costo, mentre lo IAS 38 , come già detto in tema di immobilizzazioni materiali,

28

consente di impiegare, in aggiunta al costo, il criterio del fair value.

Anche per quanto attiene agli strumenti finanziari, possiamo notare la discordanza

tra i criteri di valutazione fissati dalla prassi contabile internazionale e quelli stabiliti dal

nostro codice civile. Più precisamente, lo IAS 39 dispone che gli strumenti finanziari

vengano iscritti in bilancio inizialmente al costo di acquisto o al fair value del corrispettivo

dato o ricevuto. Successivamente, i criteri di valutazione variano in base alla destinazione

degli strumenti finanziari. Relativamente agli strumenti finanziari finalizzati alla

negoziazione e quindi non di copertura, lo IAS 39 prevede che essi siano valorizzati al fair

value. Le variazioni del fair value vanno imputate al conto economico.

L’art. 2426 c.c., punto 9) e il principio contabile n. 24, al contrario, stabiliscono che:

“le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni sono iscritte al costo di

acquisto o di produzione, ovvero al valore di realizzazione desumibile dall’andamento del

mercato, se minore”.

Infine, mi sembra importante ricordare che il criterio del fair value ha risentito delle

conseguenze della grave crisi finanziaria mondiale della seconda metà del 2008, che ha

coinvolto e continua a coinvolgere, in particolare, sia gli strumenti finanziari, sia le imprese

bancarie e finanziarie.

Tale crisi ha messo in discussione l’utilizzo del fair value nelle valutazioni degli

strumenti finanziari effettuate dalle imprese che redigono il bilancio in base ai principi

contabili internazionali (IAS/IFRS). Al fine di attenuare l’effetto negativo che si sarebbe

prodotto sui bilanci in seguito alla crisi finanziaria, lo IASB ha apportato alcune modifiche 29

allo IAS 39, volte a rimuovere il divieto di riclassificazione degli strumenti finanziari .

30

28 E’ importante ricordare che lo IAS 38, nel definire le attività immateriali, non considera gli oneri pluriennali che,

invece, sono considerati dalla normativa nazionale.

29 Tali modifiche non hanno carattere temporaneo, ma sono definitive.

30 Si veda, a tale proposito, ROSCINI VITALI F., Crisi finanziaria e fair value , “Contabilità, finanza e controllo”, 2009,

pp.8-13.


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisa25 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Contabilità e bilancio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Liberatore Giovanni.

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