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Prefazione

Nel secolo breve crollano tutte le vie nazionali al socialismo, falliscono i modi di produzione ideali. Questi fallimenti rilanciano l'ideologia neoliberale e l'idea che l'economia capitalistica sia l'approdo della storia. Quindi la speranza di liberazione da ingiustizie, miseria diventa utopia. Ma ogni giorno le società, sia per sottosviluppo che per non piegarsi ai meccanismi dell'economia mondiale, si inventano altre forme di economia.

Globalizzazione e società

Alla fine del XX secolo si diffonde in tutto il mondo uno scenario di angoscia, accompagnato da segnali di autodistruzione (guerre, catastrofi nucleari, residui tossici, virus, effetto serra, criminalità). Il villaggio globale in cui viviamo grazie alle tecnologie telematiche è un mondo al tempo stesso sempre più affascinante e angosciante, carico di paradossi.

Il primo paradosso riguarda la comunicazione. Nell'era dell'interconnessione planetaria, i luoghi della socializzazione diminuiscono e cresce l'isolamento, la solitudine di un individuo sempre più spaesato, privo di identità e tendenzialmente schizofrenico. Il secondo paradosso riguarda la correlazione tra crescita della produttività e aumento della povertà dei lavoratori e della maggioranza della popolazione mondiale.

Il terzo paradosso rappresenta la principale contraddizione dei nostri tempi: in un mondo in cui tutto è calcolabile, è sfuggito all'uomo il controllo del processo di accumulazione del capitale: il mercato autoregolato (Polanyi) può portare al suicidio della collettività, produce crisi sociale e morale, mette in discussione le basi della civiltà moderna e crea un clima di insicurezza.

Il rimedio però non è la diffusione di nuovi sistemi di controllo, ma la costruzione di una società fondata su altre regole e valori. L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha definito la globalizzazione come un processo attraverso cui mercati e produzione nei diversi paesi diventano sempre più dipendenti tra loro, a causa della dinamica di scambio di beni e servizi e attraverso i movimenti di capitale e tecnologia.

All'idea di una realtà economica dinamica, si sostituisce un forte rallentamento della crescita del PIL e del commercio internazionale. Adesso l'economia mondiale, il prodotto mondiale lordo, cresce a un tasso inferiore del commercio internazionale, ma entrambi rallentano. L'esportazione adesso concorre alla formazione del PIL soprattutto in Asia. Anche i paesi ex comunisti si sono aperti all'export e si sono ridotti scambi interni. La dottrina del libero scambio si diffuse dalla seconda età dell'800, attraverso il free trade imperialism imposto dall'Inghilterra.

La globalizzazione appartiene fin dal principio al capitalismo, già alla morte di Marx il mondo era un villaggio globale. Ma anche se il commercio mondiale ha ampie dimensioni, il tenore di vita nazionale è determinato prevalentemente da mercati interni.

Negli anni '90 siamo entrati in una nuova ondata del processo di globalizzazione dovuta a una pluralità di fatti, soprattutto cambiamenti istituzionali, culturali, economici:

  • La sconfitta del socialismo reale, il crollo dei paesi dell'est, che ha avuto un forte impatto sull'opinione pubblica, ha dimostrato che l'intervento dello Stato nell'economia è un male in sé e provoca danni.
  • La crisi del welfare state, in quanto le riforme sono spesso conseguenza della rivoluzione, e venuto meno questo pericolo, le riforme sociali non hanno più motivo di esistere. Morta rivoluzione e comunismo, l'ideologia neoliberalista non trova resistenza sociale.
  • Il bisogno del nemico, che dopo la caduta del muro di Berlino deve essere identificato dai paesi occidentali. C'è la necessità di costruire un nuovo nemico identificato nel dittatore arabo autore di tutti gli attentati.

Dal punto di vista economico:

  • La globalizzazione genera un clima di ansia e incertezza, l'idea che bisogna buttarsi nel lavoro, perché ogni impresa è minacciata dalla competizione. Politica ed economia si sostengono: il nemico di turno mantiene l'arsenale di turno e rende evidente l'egemonia nordamericana e la globalizzazione controlla i movimenti sociali.
  • Dominio dell'economia finanziaria su quella reale. Un salto quantitativo comporta un mutamento qualitativo del rapporto tra economia monetaria e reale. Il capitale finanziario è, rispetto alla produzione mondiale, elevato e libero di muoversi.

Si è rovesciato il rapporto tra moneta e produzione di beni e servizi. Con la libera circolazione dei capitali le autonomie nazionali si riducono, perché a causa dell'interdipendenza, uno stato che non può controllare la moneta, espressione di sovranità, perde potere.

Dagli elementi trattati si può capire come la globalizzazione sia un processo di lungo periodo che caratterizza la storia del capitalismo. La globalizzazione porta alla nascita di grandi mercati comuni (UE), zone di libero scambio, costituite da Stati in contrasto per secoli, adesso costretti a difendersi dai mercati finanziari. Per difendersi e trovare alternative, c'è ormai la consapevolezza che occorrono nuove organizzazioni popolari e istituzioni internazionali per opporsi alla polarizzazione. Infatti è proprio la polarizzazione sociale uno degli effetti disastrosi del neoliberalismo.

Fino agli anni 80 essa ha riguardato soprattutto nord e sud del mondo, infatti nell'immediato, dopo il 2o dopoguerra, il modello keynesiano aveva prodotto un allargamento della protezione sociale. A partire dagli anni '80, però, in seguito allo smantellamento dello Stato sociale e di grandi unità produttive, causato da nuove tecnologie e delocalizzazione, si modifica il panorama sociale. La crescita non crea più occupazione, i salari si sganciano dal sistema dei prezzi, il capitale finanziario si concentra e si fondano imprese. Di conseguenza la distanza tra ceti alti e bassi aumenta e diminuisce la classe media. La polarizzazione riguarda anche i paesi occidentali. Sia negli USA che in Inghilterra il reddito delle fasce inferiori è diminuito ed è aumentato quello dei ceti superiori.

Alla fine degli anni '80 scompaiono quindi i tre mondi dell'economia, non c'è più il blocco socialista e nemmeno le grandi diversità che caratterizzano i Paesi sottosviluppati, dove il neoliberalismo ha creato due società, una che vive ai livelli dei ceti alti occidentali, l'altra nel degrado e miseria.

In seguito a questi grandi cambiamenti economici i saldi, un fatto in passato eccezionale, sono ormai la normalità, a causa della stagnazione economica, della grande distribuzione che penalizza la piccola, ma anche per la svalutazione delle merci in seguito al processo di degrado di lavoro e natura. Infatti i governi del Sud per uscire dal sottosviluppo offrono materie prime, risorse naturali, e manodopera a basso costo in cerca di capitali e investimenti, che riguardano comunque il sudest asiatico e solo in piccola parte zone con forti bisogni materiali (Africa subsahariana). Si riducono così i salari reali e si assiste a campagne di svendita di lavoro, risorse naturali, che Polanyi definisce merci fittizie giustamente. Con questo processo di svalorizzazione si assiste ad un mondo in saldo.

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elerudi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi economici e del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Mostaccio Fabio.
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