Università degli studi di Torino
Dipartimento di filosofia e scienze dell’educazione
Corso di laurea triennale in Scienze dell’Educazione
Indirizzo Educatore Professionale Socio-culturale
Dissertazione finale in Pedagogia sociale e della devianza
Educare in musica: l'elemento sonoro per un’educazione globale della persona
Relatrice: Prof.ssa Lorena Milani
Candidata: Denise Calabrese
818995
Anno Accademico 2019/2020
Ringraziamenti
Desidero ringraziare in modo particolare la relatrice di questa tesi, la professoressa Lorena Milani, per la fiducia posta nel mio operato e per la pazienza nell’avermi guidata ed accompagnata verso questa importante meta.
Un ringraziamento speciale va alla mia Famiglia, ai miei genitori, a mio fratello, ai miei nonni e a mio zio, per avermi sostenuta e supportata in ogni momento del mio percorso universitario.
Grazie di cuore ai miei Amici, con i quali ho condiviso pensieri e riflessioni che si sono rivelati fonte di stimolo a nuove idee per la mia formazione e crescita personale.
Ringrazio Giuseppe e Cherie, che mi sono stati vicini, sempre. La mia riconoscenza va inoltre ai gruppi musicali di cui faccio parte, dove ho trovato il mio più grande principio di ispirazione per la stesura di questa tesi:
- Banda musicale di Verolengo
- Banda musicale Luigi Arditi di Crescentino
- Insolito Ottetto da camera Giovan Battista Viotti
Grazie infine a tutti coloro che con una parola o un sorriso hanno incoraggiato il mio cammino.
Indice
Introduzione ................................................................................. 3
Le considerazioni sull’arte e il contesto musicale ...................................... 8
Dalla controversia sull’arte ai suoi risvolti pedagogici ................................ 8
1.1 L’importanza dell’aspetto creativo dell’arte ........................................... 11
1.2 La definizione della musica tra scienza ed arte ....................................... 15
La funzione della musica dall’antichità ad oggi ........................................... 16
2 Le funzioni della musica in ambito pedagogico ...................................... 28
2.1 La pedagogia musicale tra educazione ed istruzione ............................... 28
2.2 I paradigmi della pedagogia musicale .................................................... 33
2.3 La funzione educativa della musica in risposta ai bisogni ....................... 36
Le funzioni formative dell’educazione musicale ......................................... 39
3 L’esperienza musicale per un’educazione sensoriale .............................. 49
3.1 La pedagogia del corpo ......................................................................... 49
L’educazione sensoriale ......................................................................... 53
L’educazione sensoriale attraverso gli strumenti musicali ........................... 54
L’educazione sensoriale attraverso l’ascolto ............................................... 58
L’educazione sensoriale attraverso la danza ............................................... 63
4 L’esperienza musicale come ricerca del “saper essere” ................... 71
4.1 L’importanza della musica nei processi giovanili .................................. 71
Il canto e la voce .................................................................................. 75
Educare alle emozioni, educare con le emozioni ...................................... 76
L’integrazione sociale attraverso l’elemento sonoro ................................. 82
Conclusioni ................................................................................... 87
Bibliografia ................................................................................... 96
Sitografia .................................................................................... 106
Introduzione
Il presente elaborato nasce dalla volontà di indagare quanto il vasto e complesso fenomeno della musica possa avere un’importante valenza per un’educazione globale della persona.
Nel primo capitolo, per poter introdurre meglio l’argomento, si è deciso di partire tracciando un’analisi che avesse per oggetto le considerazioni sull’arte e il contesto musicale. Nel primo paragrafo, in particolare, l’attenzione è stata focalizzata dall’analisi della controversia sull’arte, visto che già nell’antica Grecia esistevano opposte correnti di pensiero sul fatto che l’arte in sé potesse avere o meno una qualche valenza in generale (e non solamente in campo pedagogico, anche se la musica veniva considerata più che un’arte, una scienza affine alla matematica). Il paragrafo prosegue poi analizzando il dibattito che nel XVIII secolo interessò il pensiero di grandi filosofi come Hegel, Schelling, Schopenhauer e Kant, e nel quale si cominciò a intravedere sempre più forte l’importanza dell’arte in campo educativo.
Nel secondo paragrafo l’attenzione è stata concentrata sull’importanza dell’aspetto creativo dell’arte. La creatività in campo artistico è uno dei motori che fanno sì che l’arte stessa possa prodursi e vivere all’interno dei vari contesti sociali all’interno dei quali si muovono e soprattutto interagiscono gli individui. Ne consegue quindi che l’educazione all’esperienza estetica, e ovviamente all’arte, deve curare la dimensione emotiva della persona nonché gli impulsi emozionali della stessa, ma anche, in un certo senso, “alfabetizzarla” se si vuole che l’individuo comprenda in pieno l’intento simbolico (e non solamente quello estetico) che si crea dietro una forma d’arte. Questa considerazione ha una particolare valenza soprattutto per la musica.
Nel terzo paragrafo è stata presa in esame una definizione della musica in base al rapporto che la musica stessa ha sia con la scienza che con l’arte. Il quarto paragrafo ha indagato la funzione che la musica ha rivestito nella storia dell’uomo partendo dai tempi antichi per arrivare ai tempi moderni, visto che fin dall’antichità gli uomini hanno riconosciuto alla musica un’influenza globale sulla persona, tanto da spingere Aristotele a ritenerla catartica sia per il corpo che per lo spirito ed estremamente consigliata per fornire ai giovani una buona educazione. Il paragrafo ha preso in considerazione, sempre in un’ottica di utilizzo della musica in ambito educativo, anche la musica sacra medievale, la successiva nascita della canzone profana quattrocentesca, l’epoca rinascimentale, il melodramma tipico del Seicento fino a giungere alla ricerca del virtuosismo musicale tratto distintivo del Settecento.
Il cuore del paragrafo, però, è stato dedicato ai padri fondatori della moderna pedagogia che, a cavallo tra il settecento e l’ottocento e tra l’ottocento e il novecento, hanno considerato la musica foriera di valenze positive in campo educativo. Sono state analizzate le figure di Johann Heinrich Pestalozzi, di Jean-Jacques Rousseau che privilegiava la sensibilizzazione e la coltivazione della creatività musicale del bambino, di Friedrich Fröbel, dell’americano John Dewey, dell’italiano Ferrante Aporti (che teorizzò l’ampio valore educativo del canto), di Maria Montessori. Particolare rilievo è stato riservato alle figure di pedagoghi moderni quali Dalcroze, Willems, Orff (famoso per il suo strumentario dedicato ai bambini) e Kodaly.
Il secondo capitolo, invece, si è concentrato sulle funzioni della musica in ambito pedagogico. Nel paragrafo iniziale è stato dato spazio alla pedagogia musicale e allo sforzo compiuto, soprattutto negli ultimi decenni, da parte di numerosi pedagogisti e musicisti per individuare metodi e prospettive tesi ad accrescere la qualità di progetti didattico-musicali, partendo da un preciso quesito di fondo. Ovvero se la didattica della musica si dovesse intendere in termini di “insegnamento” o di “educazione”. L’analisi è partita cercando una definizione accurata dell’atto educativo. Si è proseguito, poi, studiando i processi che risiedono alla base dell’educazione (il processo personale, quello relazionale, il processo culturale e infine il processo situazionale). L’elaborato ha preso in considerazione anche il complesso processo di insegnamento/apprendimento, vera e propria pietra angolare della trasmissione dei saperi, delle conoscenze e delle competenze e, naturalmente, il funzionamento di questo processo grazie ai due momenti salienti e inscindibili che lo contraddistinguono: il momento dell’apprendimento da parte del discente e il momento dell’insegnamento da parte dell’educatore. Sempre in questo paragrafo è stata analizzata la relazione educativa e i suoi aspetti di intenzionalità e asimmetria.
Il secondo paragrafo ha indagato i paradigmi della pedagogia musicale, ovvero quei processi attraverso i quali la musica può influenzare l’intero sviluppo dell’individuo e, segnatamente, quello del bambino. Si ritiene che l’educazione musicale, ad esempio, sia una vera e propria disciplina di insegnamento in grado di influenzare la struttura della personalità dell’alunno sia dal punto di vista cognitivo sia da quello sociale, senza dimenticare il piano affettivo, i processi di alfabetizzazione culturale e lo sviluppo delle potenzialità sensoriali (ad esempio l’udito), delle potenzialità percettive e ricettive della realtà acustica, delle potenzialità e capacità estetiche del discente che si ottengono dall’incontro/ascolto di brani e di performance musicali.
Il terzo paragrafo ha studiato la funzione educativa della musica in risposta ai bisogni dei discenti. In particolare è stato messo in luce che la valenza educativa della musica diventa “significativa” per la persona quando è in grado di dare un “senso” alla sua vita fungendo da “impalcatura” rispetto ai suoi bisogni. Considerazione maturata confrontando anche la famosa “piramide dei bisogni” approntata dallo psicologo Abraham Maslow (che classifica i bisogni umani in ordine gerarchico, secondo il livello di necessità).
L’ultimo paragrafo del secondo capitolo si è occupato delle funzioni formative dell’educazione musicale intesa come vera e propria disciplina di insegnamento. In particolare, è stato dato ampio spazio alle “Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione” emanate dal Ministero della Pubblica Istruzione nelle quali vengono riconosciute all’educazione musicale alcune determinate “funzioni formative”.
Il terzo capitolo si è focalizzato sull’esperienza musicale in chiave di educazione sensoriale. Il primo paragrafo ha analizzato la pedagogia del corpo, ovvero quel bisogno di restituire al corpo il valore e la dignità che gli sono stati a lungo negati. Ampio spazio è stato dato alla lettura e all’analisi del lavoro di Lorena Milani, autrice del libro “A corpo libero” (che ha costituito una sorta di spartiacque nel campo dell’educazione motoria) secondo la quale il riconoscimento del corpo come parte integrante di se stessi presuppone che l’educazione alla corporeità preveda un’azione promozionale che si articola nell’interazione di tre dimensioni. Ovvero: l’educazione del corpo, con il corpo, per il corpo.
Il secondo paragrafo ha studiato l’educazione sensoriale, passando attraverso il concetto di sinestesia, ovvero quel fenomeno sensoriale attraverso cui l’artista, quando realizza composizioni musicali, quadri, sculture, scritti, poesie, visualizza, immagina e percepisce delle connessioni fra i suoni, i concetti, i ritmi e le forme. Un’educazione sensoriale che passa attraverso gli strumenti musicali che migliorano la percezione multisensoriale, come riconosciuto da Montessori (che aveva ideato una serie di strumenti appositi) e soprattutto da Orff che, come accennato sopra, aveva realizzato una serie di strumenti (mediatori sonori elementari) atti non solo a gratificare il bambino ma a spingerlo anche a ideare semplici melodie. Si è passato poi a studiare l’educazione sensoriale messa in atto attraverso l’ascolto diretto dei brani o delle composizioni in modo da provocare, nel bambino, un ricorso alla fantasia attraverso le percezioni uditive così da spingerlo a creare, sinesteticamente, colori, immagini, disegni, poesie e ogni cosa suggerita dalla fantasia.
È stato dato risalto all’importanza dell’ascolto per la percezione della musica e per l’educazione musicale in quanto i suoni, manifestazioni fisiche, giungono alla mente attraverso l’udito che è un organo di senso ma anche attraverso il corpo che viene attraversato dalle vibrazioni. Nel paragrafo sono state analizzate anche le teorie del pedagogista e musicologo francese François Delalande che ha proposto e teorizzato vari tipi di ascolto. Il paragrafo è stato concluso con l’esposizione dell’educazione sensoriale attraverso la danza e la sua valenza ampiamente educativa, sia per il corpo, sia per la mente, sia per tutti gli altri tipi di percezione. Ampio spazio è stato dato alle teorie del compositore e pedagogo svizzero Émile Jacques-Dalcroze che ha il merito di aver teorizzato e messo in pratica un metodo di insegnamento musicale denominato “euritmia”, in cui il corpo umano viene visto come un’orchestra che combina gesti, musica, poesia, colori, alla ricerca dell’armonia dell’individuo e alle teorie di Rudolf Laban, danzatore ungherese, teorizzatore di un sistema di notazione del movimento conosciuto come Laban Movement Analysis. Questo metodo vede il corpo come soggetto di conoscenza e il movimento come lo strumento principale con cui l’individuo fa esperienza della realtà che lo circonda.
Il quarto capitolo, infine, ha riguardato l’esperienza musicale come ricerca del “saper essere”. Nel corso del primo paragrafo, è stato affrontato l’impatto che la musica ha sul mondo giovanile e su quanto i giovani si identifichino proprio nei modelli musicali preferiti che diventano un segno distintivo della loro appartenenza al gruppo. È stato dato risalto anche al fatto di quanto sia importante che gli educatori mettano a punto percorsi educativi mirati a far conoscere ai giovani modelli e generi musicali diversi da quelli consuetudinari.
Nel secondo paragrafo, l’elaborato ha analizzato il complesso campo delle emozioni sia dal punto di vista di un’educazione alle emozioni sia considerando l’educazione attraverso le emozioni stesse. Considerato il fatto che le emozioni, per verificarsi e manifestarsi, necessitano di un input esterno (interno o esterno) alla coscienza dell’individuo che ne alteri lo stato emotivo e porti l’organismo a elaborare un adeguato meccanismo di risposta anche corporea, ne consegue che la musica, in qualsiasi sua espressione, susciti nella persona un novero di emozioni. Emozioni che il soggetto analizza, valuta e riconosce sia in termini positivi o, viceversa, negativi. Ne consegue che la musica possa educare l’individuo a riconoscere le emozioni che la musica stessa suscita ma, allo stesso tempo, l’individuo possa essere aiutato dalla musica a riconoscere altre emozioni considerando anche il fatto che le emozioni aiutano i soggetti a costruire la propria personalità e le proprie relazioni.
Nel corso del terzo paragrafo è stato portato in luce il concetto di integrazione sociale attraverso l’arte in generale e attraverso la musica in particolare. È condivisa da più parti l’idea che l’uso dell’arte e della musica in campo pedagogico e didattico possa incrementare nei giovani la scoperta e l’apprezzamento di aspetti culturali diversi da quelli tipici della propria cultura, facendo crescere nel soggetto il senso di cittadinanza e l’apertura sia verso culture di altri paesi sia, soprattutto, verso l’accettazione dell’altro. La musica, quindi, diventa un forte elemento di identità sia a livello personale sia a livello collettivo, nonché un ottimo strumento per favorire l’integrazione sociale.
Le considerazioni sull’arte e il contesto musicale
Dalla controversia sull’arte ai suoi risvolti pedagogici
Già dagli albori del pensiero filosofico emerse un dibattito sulla valenza dell’arte: c’era, infatti, chi la considerava pericolosa e addirittura dannosa per la sfera spirituale, e chi la reputava utile per lo sviluppo globale della persona.
Per Platone, la produzione artistica, specialmente nelle forme teatrali e poetiche, veniva considerata una pulsione incontrollata e insana della fantasia. Nel X libro della Repubblica si legge come il filosofo muovesse due principali critiche all’arte. Egli la riduceva ad un’«imitazione di un’imitazione» (μίμησις μιμήσεως), secondo una critica di carattere “metafisico-gnoseologico”, e l’accusava di essere uno strumento di corruzione per l’anima, secondo una critica di tipo “pedagogico-politico”.
Tuttavia si deve al Sofista e soprattutto al Timeo, una rivalutazione parziale dell’arte quale rappresentazione fedele della perfezione del mondo delle idee, contrapposto all’imperfezione e alla mutevolezza della realtà sensibile.
È interessante notare come dalla prima condanna all’arte mossa da Platone fosse nell’educazione dei governanti.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Financial literacy: l’importanza di educare i giovani
-
Master II livello - Educare in istituti penitenziari - Orientamento e reinserimento sociale
-
Riassunto esame Geografia per la formazione, Prof. Orietta Selva, libro consigliato Educare al territorio, educare …
-
Riassunto esame Sociologia delle organizzazioni, Prof. Moretti Giovanni, libro consigliato Educare l'infanzia, A. B…