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, I FINI DELL’EDUCAZIONE: EDUCARE ALL’AUTONOMIA

modulo 5.3.

Autonomia capacità di darsi delle leggi in modo autonomo, divento legge per me stesso (nomos legge autos a me

stesso), il soggetto autonomo quando non ha bisogno di qualcuno che dica cosa, come, perché cioè quando diventa in

grado di autoregolarsi. L’autonomia umana è relativa e non significa essere autosufficienti perché abbiamo bisogno

dell’altro per autoriconoscersi e autoregolarsi e sono autonomo quando mi relaziono con l'altro senza dipendere da

esso. Non significa essere autoreferenziale cioè basarsi solo su sé e sui propri desideri, perché ciò che è giusto per me

non è giusto per tutti (etica =morale applicata) ma esiste anche un piano normativo che impone leggi uguali per tutti,

perciò qualcosa che è giusto per me, non è giusto in sé.

Si diventa autonomi (autonomia educativa) attraverso l’educazione grazie a qualcuno che si prende cura di noi→ non

si nasce ma continuiamo ad essere mancanti =abbiamo bisogno dell’altro e della relazione. Per stare insieme servono

regole condivise, sennò è impossibile la comunità (la società) quindi si devono trovare dei punti di convergenza.

Bisogna muoversi con l’altro, non contro l’altro per raggiungere un fine comune e così può esserci il rispetto della

legge→se non ci si accorda su un piano normativo non può esserci la società.

La pedagogia parla di crisi della società perché ognuno ha propri valori, non vi sono più valori condivisi nei quali

→il

riconoscersi, c’è l’esaltazione dell’individuo e non della persona. Ci deve essere un piano di valori condivisi minimo

non rispetto di leggi comuni porta alla fine del patto sociale e guerra di tutti contro tutti perciò il fine dell’educazione

è che tutti si rispettino. L’essere autonomo = sapersi relazionare agli altri.

(compagno= con lo stesso pane, cum panis anticamente coloro che consumano insieme lo stesso pane cioè nella

compagnia c’è una forma di convivialità=stare insieme infatti compagnia significa includere l’altro ed è contrario di

solitudine.)

Tutte le relazioni sono difficili e potenzialmente conflittuali ma la natura dell’uomo è stare in relazione per poterci

autodefinire e essere.

Autonomia= ricordarsi che c’è una regola rispettata da tutti e che devo rispettare senza che qualcuno me lo ricordi.

(prima libertà negativa cioè libero da e poi libertà positiva cioè libero di, successivamente si raggiunge l’autonomia.)

NB→ non si smette mai di imparare, di educare noi stessi, l’altro e auto educarci perché il comportamento educa.

Autonomia=è un fine che si avvera socialmente, ci si scopre autonomi nella relazione con l’altro e tra i tre fini è quello

che ha più valenza sociale.

LIBERTA’ E ARBITRIO, AUTOSUFFICIENZA E AUTONOMIA

1. Autonomia è qualcosa che l’uomo mette alla prova nel rapporto con l’altro, che a volte sono un dato di fatto (si impara

ad essere autonomi dai propri genitori, che non sono stati scelti, nella relazione educativa) ma ci sono contesti dove

si è costretti e c’è un margine di restrizione, anche con tutti gli individui. Nelle prime libertà si è in relazione con un tu

ma anche con un noi, la presa di coscienza dell’io si ha dal rapporto con un tu e dal rispetto del noi.

L’insegnante ha potere nella relazione educativa, perché è asimmetrica perciò può preservare la qualità della relazione

educativa, è lo strumento per l’educazione.

SE NON SI E’DIRITTI NON SI E’AUTONOMI

DIRITTI = lui allude ad una metafora presente nell’analisi transazionale di Eric Berne (scuola di pensiero psicoanalitica)

della spina dorsale, diritti cioè retti = giusti, equi.

2. tutte le relazioni educative sono asimmetriche ovvero che i 2 poli della relazione hanno livelli diversi, hanno ruoli

diversi e chi è posto sul livello superiore ha più responsabilità e in questa relazione la responsabilità

→anche

dell’apprendimento appartiene a entrambi. del docente quindi se il discente ha problemi.

Il docente si deve premurare che nessun studente abbia delle lacune, si deve porre al suo fianco, accompagnandolo

→accompagnamento educativo

Accompagnamento (= viene da compagnia) educativo è quello del docente che accompagna il discente

nell’apprendimento ed è responsabile di questo.

Si parla di classi scolastiche facendo riferimento alla comunità di apprendimento e l’obiettivo comune è di apprendere,

tutti hanno uno scopo comune che va a formare un gruppo e ciò rende parte di un tessuto unitario il cui fine agevola

ognuno di noi, quindi è a vantaggio di tutti e di ciascuno =sigillo della democrazia cioè demos+ cratos cioè potere del

popolo→ educazione democratica che si ispira a tuti e a ciascuno, è per tutti e per ciascuno. L’educazione è quindi

inclusiva cioè tutti hanno la possibilità di apprendere, nessuno è escluso.

Quando è possibile si sceglie l’interlocutore, quando è possibile si evitano le relazioni insane ma talvolta bisogna

sopportare delle relazioni.

C’è un gioco di parole tra diritti e diritto noi siamo soggetti diritti perché siamo esseri di diritto, non abbiamo solo

doveri ma siamo detentori di diritti a prescindere dall’esercitazione di doveri in funzione dei diritti si è autonomi,

sono consapevole di essere portatore di diritti e li esercito sempre con l’altro.

VIVERE E’DECIDIERE: IL RUOLO DELLA SCELTA

MODULO 6

L’intera esistenza umana è un sistema di scelte (personali) e decisioni = (Berne) decido dal latino significa taglio. La

scelta è importante perché l’uomo è un prodotto di un sistema di scelte, anche compiute da altri e non da noi. La scelta

educativa è un’opzione tra le opzioni, in base al modo in cui educo (in relazione all’intenzionalità che mi muove) ci

sono tre stili educativi:

1. Permissivo cioè del lasciar fare, lasciar libero e quindi c’è anomia, assenza di leggi= decide tutto il bambino, figlio,

discente (questo perché è difficile mantenere la responsabilità educativa).

2. Autoritario= decide tutto l’educatore o insegnante o genitore e ciò che dicono diventa legge, non si mette in

discussione→ non ci si ritiene all’interno di una relazione. Insegnante si considera unico depositario delle conoscenze

e che le deve trasmettere ad un soggetto passivo.

3. Autorevole =autorevolezza ha dentro di sé in nuce la parola autorità, infatti indica l’esercizio di una forma di autorità

che deriva dal latino e significa essere autori della propria esistenza, aiutare a crescere. Nell’autorevolezza c’è

→docente

un’autorità democratica cioè negoziata e genitore socializzano

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gaia1112 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Stramaglia Massimiliano.
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